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“Due Spicci”, la nuova serie animata di Zero Calcare. Ultimo episodio di una trilogia generazionale

29 maggio 2026|Alice Cucchetti
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“Due Spicci”, la nuova serie animata di Zero Calcare. Ultimo episodio di una trilogia generazionale

Il primo esperimento con l’animazione s’intitolava ‘Rebibbia Quarantine’, era fatto tutto in solitaria, in modo più che mai artigianale, ed è stato trasmesso nel corso di varie settimane da Propaganda Live nei primi duri mesi del lockdown durante la pandemia. Poi, già l’anno successivo, nel 2021, è arrivata su Netflix ‘Strappare lungo i bordi’: la prima vera serie animata di Zerocalcare, realizzata in collaborazione con la sua casa editrice storica Bao Publishing e lo studio Movimenti Production, che era anche una sorta di “remix” di ‘La profezia dell’Armadillo’, il fumetto che ha dato la notorietà all’autore romano, e da cui già si era provato a trarre un omonimo film, che però era stato un flop. ‘Strappare lungo i bordi’, definito da più parti un “ritratto generazionale” del precariato anche esistenziale dei millennial, è stato un successo senza precedenti, soprattutto per l’Italia e per una serie d’animazione, dimostrando che per la poetica di Zerocalcare l’adattamento in cartoon, in pochi veloci episodi da 15 minuti l’uno, era ben più ideale rispetto a un lungometraggio in live action. Nel 2023 è arrivata dunque la seconda serie, ‘Questo mondo non mi renderà cattivo’, in cui Zerocalcare prendeva tutto il credito e la riconoscibilità accumulati con l’exploit della precedente e li usava per prendere posizione e parlare esplicitamente di questioni politiche urgentissime, raccontando le tensioni provocate nel quartiere di Rebibbia dall’istituzione di un centro d’accoglienza per migranti, e il dilagare angosciante della propaganda di destra e di nuovi gruppi neonazisti. Ora, dal 27 maggio, è arrivata sempre su Netflix una terza serie, ‘Due spicci’, che Zerocalcare stesso definisce come l’ideale conclusione di una trilogia, e che anche solo nel formato si rivela più “grande”: gli episodi sono otto e durano tutti tra i 35 e i 40 minuti; sono ormai il corrispettivo di una classica serie da piattaforma, insomma, e anche nell’animazione e nella regia si nota il tentativo di osare una maggior complessità, pur senza perdere le marche stilistiche del fumettista. Soprattutto, la nuova serie ritrova Zero (il protagonista, di chiaro stampo autobiografico) e i suoi soliti amici di Rebibbia (Sarah, il Secco, Cinghiale) in una nuova crisi, per certi versi più trasversale a tutte le generazioni, e per altri ancor più terrificante: quella della mezza età. Zero continua a vestirsi con la sua “divisa” standard in pantaloncini e maglietta scura con teschio, ma quando si guarda allo specchio fatica a riconoscersi, e non solo perché – come ammette – ha perso un bel po’ di capelli. Ha 42 anni, e anche chi lo circonda è accerchiato da difficoltà adulte che paiono insormontabili: chi ha fatto un figlio, chi è incastrato in una relazione sentimentale in disfacimento, chi si ritrova pieno di debiti e coinvolto in giri loschi per mantenere la famiglia. Come sempre, con le serie e le storie di Zerocalcare, è bene non anticipare troppo, perché la narrazione si abbandona a divagazioni e a depistaggi, prima di svelare davvero il proprio cuore. Si può dire, però, che questo cuore, questa volta, è molto più cupo rispetto alle precedenti, molto più rassegnato e disilluso: perfino l’Armadillo, cioè la coscienza di Zero doppiata come sempre in modo esilarante da Valerio Mastandrea, qualche volta sembra arrendersi davanti a un “mondo vero” le cui difficoltà paiono insormontabili e pericolose. Zerocalcare ha spiegato che, quando ha iniziato a lavorare a ‘Due spicci’, la sua idea era quella di provare a fare un noir. Poi, inevitabilmente, tutto ha preso una direzione un po’ diversa, restando sempre nei territori che caratterizzano lo stile dell’autore: tantissimi riferimenti pop, articolate metafore e digressioni esistenziali, flashback a matrioska, momenti musicali (torna Giancane alla colonna sonora, ma questa volta c’è anche un brano originale di Coez, oltre a una playlist di pezzi storici, più o meno celebri) e la capacità di aprire a riflessioni inaspettate e acute sul presente, le relazioni e i sentimenti. Sembra, soprattutto, una serie su una disillusione, una perdita d’innocenza: «La fine della retorica», ha spiegato proprio Zero, «secondo cui se si resta insieme, in una banda di amici, si può risolvere qualsiasi cosa». In mezzo alle risate, che comunque non latitano, c’è una buona dose di amarezza. E la politica? Non manca mai, a saperla vedere, soprattutto nei suoi fallimenti, ma forse il gesto più politico che Zerocalcare ci offre, questa volta, è la sincerità totale: mettersi a nudo, senza maschere, e soprattutto senza offrirci facili vie di fuga o consolazioni.

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