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David Bidussa ricorda Carlo Ginzburg: "Un intellettuale che ha coniato parole con cui oggi parliamo"
David Bidussa ricorda Carlo Ginzburg: "Un intellettuale che ha coniato parole con cui oggi parliamo"
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David Bidussa ricorda Carlo Ginzburg: "Un intellettuale che ha coniato parole con cui oggi parliamo"
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Redazione

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Nato a Torino nel 1939, figlio dell’intellettuale antifascista Leone Ginzburg e della scrittrice Natalia Ginzburg, Carlo Ginzburg, storico e saggista italiano fra i più conosciuti anche all'estero, è morto a Bologna a 87 anni. Celebri i suoi studi sulla storia delle persecuzioni, dell’eresia e della cultura popolare del Medioevo e dell’Età moderna e il suo importante apporto alla creazione di una metodologia storiografica moderna. Il suo primo libro, "I benandanti", era ispirato alla sua scoperta di un culto sciamanico diffuso in Friuli nel Cinquecento e Seicento e dichiarato eretico dall'Inquisizione. Anche nelle opere successive, Ginzburg mostrò interesse per lo studio dei rapporti fra le culture dominanti e quelle popolari. In questo senso si inserisce anche la collana di Einaudi "Microstorie", che prendeva il nome dalla corrente di studi storici che lo stesso Ginzburg aveva contribuito a creare. La sua capacità di analizzare la contemporaneità fu espressa anche in altri testi, come "Il giudice e lo storico", in cui Ginzburg analizzava i documenti e l'indagine per il processo sull'omicidio Calabresi. Nell'ultima parte della carriera, si era concentrato sul ruolo dello storico, sulla difficoltà che incontra nel mantenere la distanza dal proprio oggetto di studio e sulla differenza fra vero e falso, anche alla luce della comunicazione contemporanea. David Bidussa, scrittore, giornalista e storico, ha condiviso con Ira Rubini le sue riflessioni sul alcuni degli aspetti del pensiero e dell'opera di Carlo Ginzburg, soffermandosi sul suo rifiuto di assumere un ruolo da "maestro", la sua capacità di mettersi in ascolto e in discussione di fronte a chi è diverso o altro da noi, le sue considerazioni su verità e menzogna e sulla difficile conciliazione della propria storia individuale con la contemporaneità più ampia.
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