Musiche dal mondo
Marcello Lorrai
10 febbraio 2017
Musiche dal mondo di ven 10/02

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Marcello Lorrai

In onda

lunedì dalle 15.00 alle 15.30

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GLI ULTIMI PODCAST
24 giugno 2019
 
Music by asylum-seekers in Sicily: Today is Good!

Musiche dal mondo è una trasmissione che parlando di musica parla di apertura verso altre culture, verso altri mondi e altre realtà, verso gli altri in generale, parla di conoscenza e disponibilità rispetto a quello che abbiamo intorno nel mondo, e di quanto altre culture e altre realtà possono arricchirci: visti anche i chiari di luna di questi giorni della Sea Watch, ci piace chiudere questa stagione di Musiche dal mondo con un album di “musica di richiedenti asilo in Sicilia”. Nel 2016 due giovani che sono anche musicisti, Rachel Beckles Wilson e Francesco Iannuzzelli, si sono trasferiti da Londra in Sicilia orientale per contribuire come volontari a progetti educativi e di accoglienza per minori stranieri non accompagnati, e in generale per migranti: nell’estate del 2017 hanno visitato regolarmente Casa Freedom, centro per minori stranieri non accompagnati a Priolo Gargallo, tra Catania e Siracusa, dove hanno animato dei laboratori di musica. Dai ragazzi che hanno partecipato sono venute proposte di canzoni originali, scritte da loro, cantate in francese, inglese, bambara e wolof: una selezione di queste canzoni è stata registrata con i limitati mezzi a disposizione, e ne è nato questo album.

17 giugno 2019
 
Altin Gun: Gece

Un fenomeno che si è sviluppato con la world music è quello della nascita di gruppi che riprendono la musica di altre culture musicali. Naturalmente è da un secolo che in giro per il mondo si suona una musica arrivata dagli Stati Uniti come il jazz, e gruppi di blues o di reggae si trovano dappertutto: ci riferiamo invece a gruppi che si dedicano a culture musicali più specifiche. Per esempio il pop-rock turco: negli anni sessanta-settanta la Turchia ha sviluppato un grosso filone di musica giovanile che ha fatto tesoro della lezione del rock e della psichedelia in Europa e negli Stati Uniti, nutrendosi però anche intelligentemente di cultura musicale locale, ma mostrando anche una sensibilità tutta particolare nell’appropriazione degli elementi che prendeva dall’occidente, con esiti estremamente originali. Il bassista olandese Jasper Verhulst era già al corrente del pop-rock turco, ma poi un viaggio ad Istambul ha fatto il resto, e due anni fa ha dato vita in Olanda ad Altin Gun: solo due membri della formazione – i due vocalist – hanno delle origini in Turchia. Ma il pop-rock che ascoltiamo in Gece, pubblicato dalla Glitterbeat, suona inconfondibilmente turco.

10 giugno 2019
 
Bantu Continua Uhuru Consciousness: The Healing

Abbreviato in Bcuc, il nome del gruppo è lungo e in diverse lingue: Bantu Continua Uhuru Consciousness. Bantu nell’area linguistica appunto bantu significa “uomini”; continua (pronuncia: continùa) sta per “a luta continua”, slogan del Frelimo durante la lotta per l’indipendenza del Mozambico; uhuru in swahili significa libertà; consciousness è un termine chiave nel pensiero afroamericano: ma ricordiamo anche il Black Consciousness Movement, l’organizzazione anti-apartheid nata in Sudafrica fra anni sessanta e settanta e guidata da Stephen Biko. Bcuc è nato da session di improvvisazione di testi e musica nel Thokoza Park di Soweto, la township nera di Johannesburg. Singolare, la musica è basata, oltre che su un basso elettrico, su percussioni e voci. Il nuovo album della formazione, pubblicato dalla francese Buda Musique, si intitola The Healing: i lunghi brani sono come sospesi tra la dimensione di un rituale, di una cerimonia, che ci riporta alla funzione della musica come forza che risana nell’Africa tradizionale (the healing: la guarigione), e l’essenzialità e l’ipnotica pulsazione che è delle musiche elettroniche da ballo che da anni vanno per la maggiore fra i giovani neri sudafricani.

03 giugno 2019
 
Luedji Luna: Um corpo no mundo

Monica Paes – ospite della trasmissione – ci aiuta a cogliere i significati dei testi ma anche il background delle scelte musicali di Um corpo no mundo, primo album, pubblicato a livello internazionale dalla Sterns, di Luedji Luna, giovane cantante brasiliana, che in questi ultimi anni si è affermata con alcuni brani che in Brasile sono diventati hit (come quello che dà il titolo all’album), e vincendo prestigiosi premi come il Caymmi per la musica nel 2017. Figlia di genitori afrobrasiliani, il padre di professione storico e la madre economista, entrambi attivisti nel movimento nero di Bahia, Luedji si è laureata in legge con l’obiettivo di usare i suoi studi per portare avanti il lavoro politico dei genitori. Ma all’università Luedji ha studiato anche musica, e alla fine il desiderio di continuare come cantante e artista ha prevalso. Ma il suo impegno si è solo trasferito su un altro piano, come mostrano testi che fanno riferimento al suo essere nel mondo come donna nera, alla diaspora africana, alla cultura anche religiosa afrobrasiliana.

20 maggio 2019
 
La Yegros: Suelta

Qualche settimana dopo aver presentato Caminos di Nacion Ekeko, torniamo sulla combinazione del folclore latinooamericano con l’elettronica nei nuovi trend della musica da ballo, che ha avuto nella nueva cumbia uno dei fenomeni di maggiore successo a livello internazionale. Della nueva cumbia La Yegros è uno dei personaggi più rappresentativi. All’anagrafe Mariana Yegros, La Yegros è nata a Buenos Aires da una famiglia originaria di Misiones, una regione del nord dell’Argentina incastonata fra il Paraguay e il Brasile, dove si incontrano musiche di tutti e tre questi paesi, come quelle con cui La Yegros è cresciuta: il chamamé, il carnavalito e appunto la cumbia. Dopo esperienze musicali e teatrali, nel 2003 La Yegros ha dato vita ad un gruppo, De Martinas, che, tenendo conto anche della dancehall giamaicana, mescolava elettronica e folclore, idea all’epoca pionieristica e che poi ha preso piede in Argentina e più in generale in America latina. Nel 2013 La Yegros ha pubblicato il suo primo album a suo nome, Viene de mi, con cui, anche grazie alla sua grande tenuta della scena, si è affermata come la principale figura femminile di questo filone: il brano che dava il titolo all’album è stato un successo che continua ancora oggi a riempire le piste da ballo. Con Suelta La Yegros è adesso al suo terzo album, di buona parte del quale ha scritto sia i testi che la musica. In Tenemos Voz, “abbiamo voce”, a cui partecipa anche il rapper britannico Soom T, La Yegros invita le donne ad unirsi e a pretendere rispetto.

13 maggio 2019
 
Ekiti Sound: Abeg No Vex

Leke AKA Chif è il nome d’arte di un giovane musicista che ha lavorato per un certo tempo come sound designer nella fiorente industria cinematografica di Nollywood, e che, facendo la spola tra Lagos e Londra, fa parte della nuova generazione nigeriana che lavora sulla musica elettronica e sulle nuove forme della musica da ballo. Non con il suo nome d’arte abituale, ma con Ekiti Sound (Ekiti è uno dei trentasei stati della Nigeria) come intestazione, esce adesso a livello internazionale con un album pubblicato dalla Crammed: un sound che si presenta come una fusione di hip hop, drum’n’bass, pulsazioni elettroniche, percussioni africane, canti della tradizione yoruba. La Crammed è un’etichetta belga che ha una gloriosa storia di attenzione alla musica africana: alla metà degli anni ottanta fece da battistrada alla scoperta della musica etiopica pubblicando Ere Mela Mela, disco di culto di Mahmoud Ahmed.

06 maggio 2019
 
Blick Bassy: 1958

L’Africa di oggi offre uno uno spettacolo assai diverso da quello della stagione delle indipendenze, con le sue grandi speranze sul futuro del continente: e non è un caso che i più consapevoli tra i giovani africani sentano in questi ultimi anni il bisogno di cercare ispirazione in alcune delle grandi figure che hanno guidato l’Africa verso un orizzonte di libertà, verso la fine del dominio coloniale. Una ricerca di punti di riferimento che si è spesso manifestata da diversi anni a questa parte anche nella musica. Blick Bassy, cantante camerunese che vive da vent’anni in Francia e che è immerso in pieno nel nostro tempo (un brano del suo album precedente è stato utilizzato dalla Apple per la campagna pubblicitaria dell’Iphone 6), intitola la sua nuova uscita 1958, in omaggio a Ruben Um Nyobé, la figura di punta della lotta per l’indipendenza del Camerun, che nel 1958 fu ucciso dall’esercito francese mentre alla macchia combatteva per la libertà del proprio paese. Nelle canzoni dell’album Bassy non è tenero nei confornti di chi in questi sessant’anni non è stato all’altezza del sacrificio di Nyobé, né è indulgente nei confronti dei giovani che sacrificano i valori che arrivano loro dalla tradizione per inseguire l’apparenza e gli illusori sogni di ricchezza veicolati dalla pubblicità. Fuori dagli schemi, quella di questo album è musica di un artista africano che impiega il violoncello e fa a meno di batteria e percussioni: di grande sensibilità e raffinatezza, cantato da Bassy con un pathos delicato, un album toccante e pieno di poesia.

29 aprile 2019
 
Tartit: Amankor

Quello della musica touareg è uno dei fenomeni di maggiore successo nell’ambito della world music, e, emerso da un paio di decenni, uno dei più duraturi. Il nome più noto è quello dei Tinariwen, i decani della musica moderna touareg, ma sono parecchi i gruppi che si sono ritagliati una loro risonanza internazionale. Uno di questi è Tartit: Amankor, il titolo del loro nuovo album, in lingua tamashek, la lingua dei touareg, vuol dire “esilio”, ed è proprio in esilio, nei campi per rifugiati in Mauritania, che nei primi anni novanta, all’epoca della rivolta touareg in Mali, è cominciata la storia di tartit, formato da touareg della regione di Tombouctou. Nel filone della musica touareg arrivata alla ribalta internazionale Tartit si distingue, rispetto all’indirizzo che per comodità possiamo definire blues-rock di cui i Tinariwen sono gli alfieri, per una fisionomia musicale più tradizionale. E per il suo protagonismo femminile: con diverse vocalist, guidate da Fadimata Walet Oumar. Un protagonismo che non deve stupire. Come ricorda una delle canzoni “la donna è la colonna centrale della tenda”: in effetti nella società touareg le donne non sono affatto in una condizione subordinata rispetto agli uomini, e nella cultura tradizionale sono proprio loro le proprietarie della tenda, elemento fondamentale della vita touareg.

15 aprile 2019
 
Manou Gallo: Afro Groove Queen

Da bambina Manou Gallo aveva lasciato sconcertati gli abitanti del suo villaggio in Costa d’Avorio perché era attratta dai tamburi, strumenti tradizionalmente riservati agli uomini, e aveva imparato a suonarli alla perfezione. Più tardi vide un basso elettrico e si innamorò dello strumento. Dal ’97 per sei anni bassista delle Zap Mama, nel 2013 Manou Gallo è stata indicata, unica donna, dalla rivista Forbes Afrika tra i dieci migliori bassisti africani (il continente nero negli ultimi decenni ha sfornato molti eccellenti bassisti). Nel 2016 un video in cui Manou suonava il basso raggiunse nel giro di pochi giorni quasi un milione e mezzo di visualizzazioni: lo aveva condiviso Bootsy Collins, il leggendario bassista della band di james Brown, dei Funkadelic e dei Parliament, che era rimasto colpito dal talento di Manou. Collins manifestò poi il desiderio di collaborare con lei: ed ecco Afro Groove Queen (Contre-Jour), prodotto da Collins, che interviene anche in alcuni brani come bassista e vocalist. Un album esuberante fra musica africana, rock e funk, con diversi ospiti di prestigio: le vocalist Marie Daulne e Sabine Kabongo (Zap Mama), Manu Dibango, il rapper Chuck D.

08 aprile 2019
 
Nacion Ekeko: Caminos

Nacion Ekeko è il nome che Diego Perez ha dato al suo progetto in cui canti, melodie, strumenti tradizionali dell’America Latina si incontrano con l’elettronica e le nuove tecnologie. Alla base c’è il percorso intrapreso da Perez nel 2000 alla ricerca della propria identità come artista argentino e latinoamericano, ricerca che Perez ha portato avanti anche con viaggi presso le comunità indigene e entrando in contatto con musicisti e poeti popolari. Questo percorso di Perez è tutt’altro che isolato, ma Perez è stato forse uno dei primi ad imboccare questa strada: in effetti è stato soprattutto con la crisi finanziaria argentina culminata nel 2001 – che ha rappresentato anche uno spartiacque psicologico e di visione delle cose per molti artisti e operatori culturali – che in Argentina si è assistito ad un diffuso ripensamento della propria identità, ad un ampio ri-centramento sull’essere argentini e latinoamericani. Questo ha portato ad una reazione all’egemonia sulla vita notturna di Buenos Aires della musica da ballo di moda in Europa e negli Stati Uniti, e a una riconnessione non solo con l’Argentina ma anche con i paesi vicini e con i popoli indigeni. E’ questo il contesto in cui è emerso il fenomeno della “nueva cumbia”, nato a Buenos Aires. Ma poi il fenomeno è diventato più generale: l’avvenirismo elettronico ha cominciato a sposarsi con la musica indigena, colombiana, peruviana, boliviana… Fenomeno non senza valenze politiche, perché i giovani che sono protagonisti dei trend musicali dei club provengono generalmente dalle classi medie e medio alte, che storicamente in America Latina sono state affette da esterofilia e hanno guardato con sufficienza, per non dire razzismo, alla cultura delle classi subalterne.

01 aprile 2019
 
Kora Beat: Yakar

Kora Beat è un gruppo nato nel 2011 a Torino per iniziativa di Cheikh Fall, musicista senegalese, cantante e suonatore di kora, l’arpa a ventun corde diffusa nella musica tradizionale dell’Africa occidentale. Arrivato in Italia nel 2005, Cheikh Fall è stato tra i primi musicisti che hanno costituito una delle più note compagini multietniche in Italia, la genovese Orchestra di piazza Caricamento, e ha collaborato con la cantante italiana di origine etiopica Saba Anglana. Kora Beat si è formato in seguito all’incontro di Cheikh Fall con un altro musicista senegalese in Italia, il batterista Samba Mbaye, e al loro contatto con la scena jazzistica e alternativa torinese, nella quale hanno incontrato il sax alto Gianni Denitto e il bassista Andrea Di Marco: a loro quattro si è aggiunto poi un altro musicista senegalese, il percussionista Badara Dieng. Yakar è il loro secondo album: musica fresca, vivace, con un piglio originale, e temi che vanno dai cambiamenti prodotti in Africa occidentale dal colonialismo, al rapporto col passato e la tradizione, alla drammatica attualità dei viaggi della speranza attraverso il Mediterraneo.

25 marzo 2019
 
Las Hermanas Caronni: Santa Plastica

Nate a Rosario da una famiglia di origini italiane, spagnole, svizzere e russe, con le loro ascendenze le gemelle Laura e Gianna Caronni, in arte Las Hermanas Caronni, rappresentano bene la mescolanza da cui è venuta fuori l’identità argentina, una identità a cui le due sorelle, clarinettista una e violoncellista l’altra, entrambe cantanti ed entrambe con una formazione e una esperienza classica, sono profondamente legate anche sul piano musicale. Arrivate in Francia alla fine degli anni novanta, nel 2006 hanno cominciato a lavorare come duo e ad elaborare un proprio repertorio. La loro è una musica garbata, intima, piena di poesia ma anche di intensità, che si muove fra musica popolare e canzone, musica classica e una elegante world music contemporanea, traendo ispirazione vuoi da Debussy vuoi da Piazzolla, vuoi dalla musica popolare basca vuoi da Nino Rota. A dare il titolo a Santa Plastica, il loro nuovo album – il quarto della loro discografica – un ironico brano ecologista.

 
 
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