Musiche dal mondo
Marcello Lorrai
09 giugno 2017
Musiche dal mondo di ven 09/06

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lunedì dalle 15.00 alle 15.30

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GLI ULTIMI PODCAST
18 febbraio 2019
 
Dudu Tassa and the Kuwaitis: El Hajar

Nato nel 1977 a Tel Aviv, Dudu Tassa è un protagonista di rilievo del rock israeliano. Tassa è un ebreo che ha le sue origini familiari in due paesi arabi, l’Irak e lo Yemen. Nel suo terzo album, che nel 2003 gli ha fatto fare un salto di popolarità nel suo paese, Tassa aveva già proposto una canzone irakena che era stata interpretata anche da suo nonno, Daoud Al Kuwaiti. Ma poi Tassa ha scavato in maniera più sistematica nelle sue radici familiari e musicali, ascoltando centinaia di canzoni di Daoud Al Kuwaiti e di suo fratello Saleh, che lavoravano col nome d’arte di Fratelli Al Kuwaiti, fra i maggiori innovatori della scena musicale di Baghdad fra gli anni trenta e cinquanta del secolo scorso, e poi emigrati in Israele. Tassa ha poi pensato di attualizzare alcuni dei brani con la sua sensibilità di giovane musicista rock: lo ha fatto con una nuova band a cui ha dato il nome di Dudu Tassa and The Kuwaitis, con cui ha pubblicato un album nel 2011 e un secondo nel 2015, coinvolgendo in questo lavoro musicisti e cantanti ebrei e irakeni. El Hajar è il terzo album della formazione, e il primo ad essere pubblicato in Europa: con molta finezza Tassa, che ha imparato a cantare in arabo irakeno, fa reagire il vecchio materiale con il suo gusto da rock alternativo, creando una bella comunicazione tra passato e presente.

11 febbraio 2019
 
Dudu Kouaté: Africation

Ospite in studio, Dudu Kouaté ci presenta il suo album Africation. Nato a Dakar, a venticinque anni Kouaté è arrivato in Europa: è da trent’anni in Italia, e abita a Bergamo. Ha iniziato la sua carriera suonando con i Kunsertu. In questi ultimi anni è stato chiamato a lavorare con l’Art Ensemble of Chicago, la formazione che da mezzo secolo è un emblema del jazz d’avanguardia. Quello che si ascolta in Africation è pressoché tutto suo: Kouaté è innanzitutto un percussionista, ma suona anche strumenti a corda tradizionali, e, come si può sentire in questo album, canta in maniera molto elegante. L’idea di Africation è quella di un risveglio dell’Africa, che Kouaté paragona ad un mendicante seduto sopra una miniera d’oro: e nel brano che dà il titolo al disco si sente la voce di Thomas Sankara, ucciso per stroncare l’esperienza rivoluzionaria che il capitano-presidente aveva avviato nel Burkina Faso.

04 febbraio 2019
 
Daughters of Jerusalem

Giusto qualche settimana fa siamo tornati ad occuparci dell’etichetta norvegese KKV (vedi podcast del 14 gennaio), e torniamo di nuovo a farlo per un altro album appena uscito. Una delle maggiori direzioni di interesse della KKV è la Palestina: l’etichetta ha per esempio sostenuto la presenza discografica della compianta Rim Banna. Qualche anno fa inoltre la KKV ha pubblicato un album del Gaza Youth Choir, sormontando fra l’altro non poche difficoltà, perché le apparecchiature dovettero passare attraverso il tunnel dall’Egitto, e il produttore norvegese Erik Hillestad e il tecnico del suono dovettero fare richiesta tre volte e aspettare per un anno prima che gli israeliani finalmente concedessero l’autorizzazione per il loro ingresso nella striscia. Adesso l’etichetta ha pubblicato un altro coro palestinese, quaesta volta tutto femminile: il titolo è Daughters of Jerusalem, traduzione del nome che il coro ha in arabo, Banat al Quds, cioè appunto “figlie di Gerusalemme”. Le ragazze hanno antiche radici familiari nella città, vivono tutte a Gerusalemme Est, e studiano al Conservatorio Nazionale palestinese intitolato ad Edward Said. La maggior parte dei brani dell’album parlano proprio di Gerusalemme, e raccontano il contrasto tra l’ideale di Gerusalemme – nella Bibbia definita “madre della pace” – e la sua realtà attuale, dove dominano muri, checkpoint e ingiustizia. In un incontro molto significativo, in due brani le giovani palestinesi sono affiancate dalle ragazze americane del Princeton Girlchoir.

28 gennaio 2019
 
Nostalgique Kongo

C’erano una volta dei marinai cubani che lavoravano sui bastimenti che facevano la spola tra i Caraibi e l’Africa occidentale. Negli anni tra le due guerre mondiali dei 78 giri di son cubano passarono da loro ai portuali africani, e cominciarono a circolare nel continente nero. I 78 giri trovarono orecchie particolarmente attente a Brazzaville (Congo francese) e a Leopoldville (Congo belga), la futura Kinshasa, dove le musiche locali stavano cominciando a modernizzarsi… Con un florilegio di brani 1950-1960, Nostalgique Kongo, pubblicato dall’etichetta francese Buda Musique (una garanzia: è l’etichetta della aurea collana éthiopiques…), ripercorre i primi momenti della straordinaria epopea della rumba congolese, il più potente genere musicale africano del Novecento e per molti decenni il più influente (e ballato) nel continente nero.

21 gennaio 2019
 
Par les damné.e.es de la terre. Des voix de luttes 1969-1989

Rocé è un rapper francese nato in Algeria nel 1977. Un giorno un venditore di vinili usati gli mette tra le mani due vecchi dischi, di Colette Magny, cantante francese di vibrante impegno politico, e di Alfred Panou, cantante beninese, antesignano africano del rap/slam: per Rocé è una folgorazione e l’inizio di una collezione di brani in francese legati alle lotte operaie, ai movimenti anticoloniali, alle lotte degli immigrati. Una ricerca che è sfociata in questa raccolta, il cui titolo significativamente richiama l’epocale libro di Frantz Fanon I dannati della terra. Il cd è corredato da un bel fascicolo in cui i brani sono contestualizzati da testi scritti da due storici. Nell’introduzione Rocé ricorda che c’è stato un breve momento che ha visto la convergenza di lotte anticoloniali, lotte di immigrati, lotte operaie, in cui il campo del possibile era aperto, prima che questo momento finisse e si piombasse nell’individualismo, nel breve termine, nell’assenza di progetti alternativi di società. Ma oggi ci sono nuove lotte e nuove generazioni, che possono riprendere in mano i sogni di una volta, e che per farlo hanno innanzitutto bisogno, quei sogni, di conoscerli: magari – questa è la speranza di Rocé – anche attraverso queste canzoni.

14 gennaio 2019
 
Ooldouz Pouri: Waiting For The Dawn

L’etichetta norvegese KKV svolge da tanti anni una importante attività di valorizzazione di artisti – soprattutto donne – del mondo arabo e del Medioriente che rappresentano con la loro musica l’aspirazione alla democrazia, i diritti di minoranze o popoli oppressi, la lotta per la libertà di espressione, i diritti delle donne. Dedicando una attenzione non occasionale a cantanti iraniane, la KKV ha pubblcato anni fa un album di Mahsa Vahdat, che – date le severe restrizioni a cui la pratica pubblica della musica da parte delle donne è sottoposta in Iran – impartisce lezioni di canto persiano nella propria casa ad allieve che come lei non hanno per il momento la prospettiva di esibirsi in pubblico in patria, ma che sono motivate ad apprendere una grande arte e un grande patrimonio. Già presente in Songs in the Mist, altro album pubblicato dalla KKV, una di queste allieve, Ooldouz Pouri, arriva adesso ad un album personale: il grosso del repertorio è costituito da brani in lingua azera (quella azera è la più importante minoranza etnica dell’Iran), canzoni d’amore che sono state popolari negli anni cinquante e sessanta, cantate all’epoca dalle grandi dive della canzone in Persia.

07 gennaio 2019
 
Newpoli: Mediterraneo

Newpoli è un gruppo composto in parte da italiani, nati in Basilicata e in Calabria, ma italiani che risiedono negli Stati Uniti, a Boston, e che però continuano a sentire l’importanza della musica tradizionale del Sud, di cui hanno interiorizzato la bellezza e la forza espressiva nella loro vita in Italia. E pur abitando negli Stati Uniti non sono rimasti indifferenti di fronte ai drammi di cui il Mediterraneo in questi anni è teatro, e a cui hanno intitolato l’album, uscito in autunno oltre Atlantico su etichetta Beartones. Un lavoro che si fa apprezzare per le belle le voci di Carmen Marsico e Angela Rossi, la limpidezza della musica neotradizionale, l’utilizzo fine di apporti di altre culture (come un ritmo nordafricano che si integra con un canto del foggiano), la valorizzazione dei dialetti, e il riferirsi ad un tema che è di ieri e di oggi come quello dell’emigrazione.

04 gennaio 2019
 
Omaggio a Cuba

Nel gennaio del ’59 la guerriglia di Fidel Castro entrava vittoriosa all’Avana. Sessant’anni che ricordiamo con una carrellata di brani che toccano diversi aspetti della musica cubana (non tutti: il tempo è tiranno e sono rimasti fuori due fenomeni importantissimi negli ultimi decenni come l’hip hop e il regueton) e diversi momenti della vicenda di Cuba dopo la Rivoluzione. Brani di Elena Burke, Pablo Milanés, Carlos Puebla (Hasta Siempre), Los Van Van, Irakere, Lazaro Ros, Sintesis, NG La Banda, Adalberto y su Son, Gerardo Alfonso, Yusa, Buena Vista Social Club.

03 gennaio 2019
 
Raĩ Is Not Dead

Uno degli album di world music più belli tra quelli usciti nel 2018 è Raĩ Is Not Dead di Fanfaraĩ, che ci ha messo molta nostalgia per il raĩ, una musica oggi a torto un po’ dimenticata. Abbiamo preso spunto da questa uscita per ritornare su questa straordinaria musica algerina intercalando brani dell’album e altri di protagonisti del raĩ dalle origini fino al grande successo internazionale degli anni novanta: Cheikha Remitti, Ahmed Wahbi, Bellemou Messaoud, Khaled, Cheb Hasni.

02 gennaio 2019
 
Ristampe di classici della world music

Nel 2018 la World Circuit, l’etichetta che pubblicò Buena Vista Social Club, ha proseguito nella sua politica di ristampe di grandi album del suo catalogo: in questa conduzione ascoltiamo brani da Introducing… Rubén Gonzalez, A toda Cuba Le Gusta, Cachaito di Orlando Cachaito Lopez, Moussolou di Oumou Sangare, The Source di Ali Farka Toure, Né La Thiass di Cheikh Lo; ma anche da From Nubia To Cairo di Ali Hassan Kuban, altro classico ristampato dall’etichetta tedesca Piranha.

10 dicembre 2018
 
Blinky Bill: Everyone’s Just Winging It And Other Fly Tales

Blinky Bill: come il protagonista – un koala con una mentalità da ecologista – di un cartone animato australiano. Già il nome d’arte del giovane musicista del Kenya – al secolo Ochieng Sellanga – ci indirizza verso un’Africa fuori dai cliché: come la musica di Blinky Bill, che non assomiglia a quello che abitualmente si ha in mente quando si pensa alla musica africana. Prima uscita della nuova branca dell’etichetta Lusafrica destinata a documentare le nuove forme delle musiche urbane, giovanili, elettroniche nel continente nero: se il buon giorno si vede dal mattino…

26 novembre 2018
 
Ali Hassan Kuban: From Nubia To Cairo

La Piranha ripropone From Nubia To Cairo, la prima uscita internazionale dell’egiziano Ali Hassan Kuban, che l’etichetta tedesca aveva pubblicato nel 1989. La musica di Kuban era completamente distinta dalla musica con cui l’Egitto aveva fatto epoca nel novecento nel mondo arabo, la musica moderna egiziana di interpreti sublimi come Mohamed Abdelwahab e Oum Kalsoum. Kuban era portatore di una cultura musicale diversa: era arrivato al Cairo negli anni quaranta dalla Nubia, cioè l’Alto Egitto (guardando la cartina geografica l’Egitto meridionale), la regione che rappresenta il fondo nero-africano dell’Egitto. Il destino della maggioranza dei nubiani è stato l’inurbamento, in buona parte nella capitale: un esodo per centinaia di migliaia forzato, perché i loro villaggi furono sommersi per creare la faraonica diga di Assuan voluta nei primi anni sessanta da Nasser. Nato nel ’29 e mancato nel 2001, Kuban modernizzò progressivamente la musica nubiana rendendola vivacissima, con enorme successo presso la nutrita comunità nubiana del Cairo: quando alla fine degli anni ottanta fu scoperto dalla world music, al Cairo per soddisfare le richieste disponeva di cinque orchestre a suo nome, che suonavano in contemporanea in altrettante situazioni, mentre Kuban si spostava dall’una all’altra nella notte della capitale.

 
 
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