Musiche dal mondo
Marcello Lorrai
25 febbraio 2019
Bixiga 70: Quebra Cabeça

Bixiga 70, formazione di una decina di elementi con un impianto da piccola big band, rappresenta una delle più brillanti novità arrivate in questo decennio dalla musica brasiliana, e nello specifico dalla scena di Sao Paulo, che si può considerare senza tema di smentita una delle realtà musicali attualmente più vivaci del pianeta. Bixiga 70 prende il nome dal numero 70 della Rua Treze de Maio, sede dell’Estudio Traquitana, culla della band, nel bairro di Bixiga, caratterizzatosi nella prima metà del novecento come quartiere dell’immigrazione italiana. I componenti di Bixiga 70 hanno diverse provenienze musicali: candomblé, jazz, reggae… ma il denominatore comune è stato la musica afrobrasiliana: l’idea del gruppo è stata quella di creare un ibrido, con appunto l’Africa come riferimento principale. Africa che nella produzione di Bixiga 70 entra non solo attraverso quello che di africano c’è nella musica afrobrasiliana, perché Bixiga 70 si rapporta creativamente per esempio anche a forme di musica africana moderna come l’afrobeat o l’ethio-jazz, generi molto congeniali alla dimensione e all’enfasi orchestrale che è una cifra stlistica di Bixiga 70.

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GLI ULTIMI PODCAST
15 aprile 2019
 
Manou Gallo: Afro Groove Queen

Da bambina Manou Gallo aveva lasciato sconcertati gli abitanti del suo villaggio in Costa d’Avorio perché era attratta dai tamburi, strumenti tradizionalmente riservati agli uomini, e aveva imparato a suonarli alla perfezione. Più tardi vide un basso elettrico e si innamorò dello strumento. Dal ’97 per sei anni bassista delle Zap Mama, nel 2013 Manou Gallo è stata indicata, unica donna, dalla rivista Forbes Afrika tra i dieci migliori bassisti africani (il continente nero negli ultimi decenni ha sfornato molti eccellenti bassisti). Nel 2016 un video in cui Manou suonava il basso raggiunse nel giro di pochi giorni quasi un milione e mezzo di visualizzazioni: lo aveva condiviso Bootsy Collins, il leggendario bassista della band di james Brown, dei Funkadelic e dei Parliament, che era rimasto colpito dal talento di Manou. Collins manifestò poi il desiderio di collaborare con lei: ed ecco Afro Groove Queen (Contre-Jour), prodotto da Collins, che interviene anche in alcuni brani come bassista e vocalist. Un album esuberante fra musica africana, rock e funk, con diversi ospiti di prestigio: le vocalist Marie Daulne e Sabine Kabongo (Zap Mama), Manu Dibango, il rapper Chuck D.

08 aprile 2019
 
Nacion Ekeko: Caminos

Nacion Ekeko è il nome che Diego Perez ha dato al suo progetto in cui canti, melodie, strumenti tradizionali dell’America Latina si incontrano con l’elettronica e le nuove tecnologie. Alla base c’è il percorso intrapreso da Perez nel 2000 alla ricerca della propria identità come artista argentino e latinoamericano, ricerca che Perez ha portato avanti anche con viaggi presso le comunità indigene e entrando in contatto con musicisti e poeti popolari. Questo percorso di Perez è tutt’altro che isolato, ma Perez è stato forse uno dei primi ad imboccare questa strada: in effetti è stato soprattutto con la crisi finanziaria argentina culminata nel 2001 – che ha rappresentato anche uno spartiacque psicologico e di visione delle cose per molti artisti e operatori culturali – che in Argentina si è assistito ad un diffuso ripensamento della propria identità, ad un ampio ri-centramento sull’essere argentini e latinoamericani. Questo ha portato ad una reazione all’egemonia sulla vita notturna di Buenos Aires della musica da ballo di moda in Europa e negli Stati Uniti, e a una riconnessione non solo con l’Argentina ma anche con i paesi vicini e con i popoli indigeni. E’ questo il contesto in cui è emerso il fenomeno della “nueva cumbia”, nato a Buenos Aires. Ma poi il fenomeno è diventato più generale: l’avvenirismo elettronico ha cominciato a sposarsi con la musica indigena, colombiana, peruviana, boliviana… Fenomeno non senza valenze politiche, perché i giovani che sono protagonisti dei trend musicali dei club provengono generalmente dalle classi medie e medio alte, che storicamente in America Latina sono state affette da esterofilia e hanno guardato con sufficienza, per non dire razzismo, alla cultura delle classi subalterne.

01 aprile 2019
 
Kora Beat: Yakar

Kora Beat è un gruppo nato nel 2011 a Torino per iniziativa di Cheikh Fall, musicista senegalese, cantante e suonatore di kora, l’arpa a ventun corde diffusa nella musica tradizionale dell’Africa occidentale. Arrivato in Italia nel 2005, Cheikh Fall è stato tra i primi musicisti che hanno costituito una delle più note compagini multietniche in Italia, la genovese Orchestra di piazza Caricamento, e ha collaborato con la cantante italiana di origine etiopica Saba Anglana. Kora Beat si è formato in seguito all’incontro di Cheikh Fall con un altro musicista senegalese in Italia, il batterista Samba Mbaye, e al loro contatto con la scena jazzistica e alternativa torinese, nella quale hanno incontrato il sax alto Gianni Denitto e il bassista Andrea Di Marco: a loro quattro si è aggiunto poi un altro musicista senegalese, il percussionista Badara Dieng. Yakar è il loro secondo album: musica fresca, vivace, con un piglio originale, e temi che vanno dai cambiamenti prodotti in Africa occidentale dal colonialismo, al rapporto col passato e la tradizione, alla drammatica attualità dei viaggi della speranza attraverso il Mediterraneo.

25 marzo 2019
 
Las Hermanas Caronni: Santa Plastica

Nate a Rosario da una famiglia di origini italiane, spagnole, svizzere e russe, con le loro ascendenze le gemelle Laura e Gianna Caronni, in arte Las Hermanas Caronni, rappresentano bene la mescolanza da cui è venuta fuori l’identità argentina, una identità a cui le due sorelle, clarinettista una e violoncellista l’altra, entrambe cantanti ed entrambe con una formazione e una esperienza classica, sono profondamente legate anche sul piano musicale. Arrivate in Francia alla fine degli anni novanta, nel 2006 hanno cominciato a lavorare come duo e ad elaborare un proprio repertorio. La loro è una musica garbata, intima, piena di poesia ma anche di intensità, che si muove fra musica popolare e canzone, musica classica e una elegante world music contemporanea, traendo ispirazione vuoi da Debussy vuoi da Piazzolla, vuoi dalla musica popolare basca vuoi da Nino Rota. A dare il titolo a Santa Plastica, il loro nuovo album – il quarto della loro discografica – un ironico brano ecologista.

18 marzo 2019
 
Dobet Gnahoré a Bergamo Jazz

Chissà chi ricorda l’edizione 2001 della nostra Extrafesta: ebbe come protagonista il gruppo del percussionista della Costa d’Avorio Boni Gnahoré, che arrivò apposta da Abidjan. Ma a quella Extrafesta partecipò anche sua figlia Dobet Gnahoré: invitata da Radio Popolare a venire a Milano a salutare il papà, Dobet, che neanche ventenne da qualche tempo viveva a Grenoble, si esibì anche in un paio di brani fuori programma nel corso della serata. Nel frattempo Dobet Gnahoré ha fatto una bella carriera, e si è affermata come una delle protagoniste della musica dell’Africa nera più note e apprezzate a livello internazionale. Artista estremamente professionale, cantante con una forte personalità, Dobet è anche una bravissima ballerina e ha una grande capacità di tenere la scena, in show di notevole classe e molto trascinanti: come si vedrà sabato 23 marzo a Bergamo nell’ambito di Bergamo Jazz. Per l’occasione Musiche dal Mondo torna sul suo ultimo album, Miziki, uscito lo scorso anno.

11 marzo 2019
 
Manu Dibango: sessant’anni di carriera

Il 12 dicembre scorso, giorno del suo compleanno, Manu Dibango ha festeggiato a Parigi, con tre ore di spettacolo a Le Palace, i suoi ottantacinque anni e sessant’anni di carriera: la festa continua e arriva anche in Italia, domenica 24 marzo, nella serata di chiusura di Bergamo Jazz. Musiche dal mondo rende omaggio a Manu con qualche brano che ci ricorda alcuni momenti importanti della sua vita e della sua carriera: la nascita e l’infanzia a Douala, in Camerun, la passione per il jazz nella Francia del secondo dopoguerra, l’incontro nel ’60 con il grande musicista congolese Joseph Kabasele, la collaborazione con Nino Ferrer, e nel ’72 l’exploit planetario di Soul Makossa, con cui Dibango diventa una star internazionale, uno dei primi musicisti africani (assieme a Miriam Makeba e a Fela Kuti) a farsi conoscere a livello mondiale e uno dei battistrada della world music.

04 marzo 2019
 
Italian Saharawi Band: Desert Session

Con la compianta Mariem Hassan e con Aziza Brahim, negli ultimi due decenni la musica sahrawi è salita alla ribalta internazionale della world music: ma questo non deve farci dimenticare che nei campi profughi sahrawi la musica vive grandissime difficoltà. Desert Session è un album che raccoglie brani registrati assieme da musicisti sahrawi e italiani, tra un campo sahrawi in Algeria e il nostro Sud. Il Cd è nato da un progetto di una associazione italiana che tra il Salento e i campi nel deserto si occupa di bambini sahrawi con problemi di disabilità: negli ultimi anni circa venticinque bambini sahrawi sono stati ospiti di famiglie pugliesi e sono stati sottoposti ad interventi chirurgici e hanno ricevuto trattamenti sanitari in Italia. La musica potrebbe sembrare un fatto del tutto secondario rispetto a questo impegno indirizzato ai drammi individuali all’interno del dramma generale dei sahrawi: ma non lo è, innanzitutto per i bambini e per i più giovani, per mantenere un rapporto con la loro cultura, per il loro senso di sé, per il loro senso del futuro.

25 febbraio 2019
 
Bixiga 70: Quebra Cabeça

Bixiga 70, formazione di una decina di elementi con un impianto da piccola big band, rappresenta una delle più brillanti novità arrivate in questo decennio dalla musica brasiliana, e nello specifico dalla scena di Sao Paulo, che si può considerare senza tema di smentita una delle realtà musicali attualmente più vivaci del pianeta. Bixiga 70 prende il nome dal numero 70 della Rua Treze de Maio, sede dell’Estudio Traquitana, culla della band, nel bairro di Bixiga, caratterizzatosi nella prima metà del novecento come quartiere dell’immigrazione italiana. I componenti di Bixiga 70 hanno diverse provenienze musicali: candomblé, jazz, reggae… ma il denominatore comune è stato la musica afrobrasiliana: l’idea del gruppo è stata quella di creare un ibrido, con appunto l’Africa come riferimento principale. Africa che nella produzione di Bixiga 70 entra non solo attraverso quello che di africano c’è nella musica afrobrasiliana, perché Bixiga 70 si rapporta creativamente per esempio anche a forme di musica africana moderna come l’afrobeat o l’ethio-jazz, generi molto congeniali alla dimensione e all’enfasi orchestrale che è una cifra stlistica di Bixiga 70.

18 febbraio 2019
 
Dudu Tassa and the Kuwaitis: El Hajar

Nato nel 1977 a Tel Aviv, Dudu Tassa è un protagonista di rilievo del rock israeliano. Tassa è un ebreo che ha le sue origini familiari in due paesi arabi, l’Irak e lo Yemen. Nel suo terzo album, che nel 2003 gli ha fatto fare un salto di popolarità nel suo paese, Tassa aveva già proposto una canzone irakena che era stata interpretata anche da suo nonno, Daoud Al Kuwaiti. Ma poi Tassa ha scavato in maniera più sistematica nelle sue radici familiari e musicali, ascoltando centinaia di canzoni di Daoud Al Kuwaiti e di suo fratello Saleh, che lavoravano col nome d’arte di Fratelli Al Kuwaiti, fra i maggiori innovatori della scena musicale di Baghdad fra gli anni trenta e cinquanta del secolo scorso, e poi emigrati in Israele. Tassa ha poi pensato di attualizzare alcuni dei brani con la sua sensibilità di giovane musicista rock: lo ha fatto con una nuova band a cui ha dato il nome di Dudu Tassa and The Kuwaitis, con cui ha pubblicato un album nel 2011 e un secondo nel 2015, coinvolgendo in questo lavoro musicisti e cantanti ebrei e irakeni. El Hajar è il terzo album della formazione, e il primo ad essere pubblicato in Europa: con molta finezza Tassa, che ha imparato a cantare in arabo irakeno, fa reagire il vecchio materiale con il suo gusto da rock alternativo, creando una bella comunicazione tra passato e presente.

11 febbraio 2019
 
Dudu Kouaté: Africation

Ospite in studio, Dudu Kouaté ci presenta il suo album Africation. Nato a Dakar, a venticinque anni Kouaté è arrivato in Europa: è da trent’anni in Italia, e abita a Bergamo. Ha iniziato la sua carriera suonando con i Kunsertu. In questi ultimi anni è stato chiamato a lavorare con l’Art Ensemble of Chicago, la formazione che da mezzo secolo è un emblema del jazz d’avanguardia. Quello che si ascolta in Africation è pressoché tutto suo: Kouaté è innanzitutto un percussionista, ma suona anche strumenti a corda tradizionali, e, come si può sentire in questo album, canta in maniera molto elegante. L’idea di Africation è quella di un risveglio dell’Africa, che Kouaté paragona ad un mendicante seduto sopra una miniera d’oro: e nel brano che dà il titolo al disco si sente la voce di Thomas Sankara, ucciso per stroncare l’esperienza rivoluzionaria che il capitano-presidente aveva avviato nel Burkina Faso.

04 febbraio 2019
 
Daughters of Jerusalem

Giusto qualche settimana fa siamo tornati ad occuparci dell’etichetta norvegese KKV (vedi podcast del 14 gennaio), e torniamo di nuovo a farlo per un altro album appena uscito. Una delle maggiori direzioni di interesse della KKV è la Palestina: l’etichetta ha per esempio sostenuto la presenza discografica della compianta Rim Banna. Qualche anno fa inoltre la KKV ha pubblicato un album del Gaza Youth Choir, sormontando fra l’altro non poche difficoltà, perché le apparecchiature dovettero passare attraverso il tunnel dall’Egitto, e il produttore norvegese Erik Hillestad e il tecnico del suono dovettero fare richiesta tre volte e aspettare per un anno prima che gli israeliani finalmente concedessero l’autorizzazione per il loro ingresso nella striscia. Adesso l’etichetta ha pubblicato un altro coro palestinese, quaesta volta tutto femminile: il titolo è Daughters of Jerusalem, traduzione del nome che il coro ha in arabo, Banat al Quds, cioè appunto “figlie di Gerusalemme”. Le ragazze hanno antiche radici familiari nella città, vivono tutte a Gerusalemme Est, e studiano al Conservatorio Nazionale palestinese intitolato ad Edward Said. La maggior parte dei brani dell’album parlano proprio di Gerusalemme, e raccontano il contrasto tra l’ideale di Gerusalemme – nella Bibbia definita “madre della pace” – e la sua realtà attuale, dove dominano muri, checkpoint e ingiustizia. In un incontro molto significativo, in due brani le giovani palestinesi sono affiancate dalle ragazze americane del Princeton Girlchoir.

28 gennaio 2019
 
Nostalgique Kongo

C’erano una volta dei marinai cubani che lavoravano sui bastimenti che facevano la spola tra i Caraibi e l’Africa occidentale. Negli anni tra le due guerre mondiali dei 78 giri di son cubano passarono da loro ai portuali africani, e cominciarono a circolare nel continente nero. I 78 giri trovarono orecchie particolarmente attente a Brazzaville (Congo francese) e a Leopoldville (Congo belga), la futura Kinshasa, dove le musiche locali stavano cominciando a modernizzarsi… Con un florilegio di brani 1950-1960, Nostalgique Kongo, pubblicato dall’etichetta francese Buda Musique (una garanzia: è l’etichetta della aurea collana éthiopiques…), ripercorre i primi momenti della straordinaria epopea della rumba congolese, il più potente genere musicale africano del Novecento e per molti decenni il più influente (e ballato) nel continente nero.

 
 
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