Jazz Anthology
28 gennaio 2019
Franco D’Andrea presenta Intervals II

Franco D’Andrea è stato proclamato “musicista italiano dell’anno” dall’edizione 2018 del Top Jazz, il referendum tra addetti ai lavori del mensile Musica Jazz: D’Andrea è un habitué di questo riconoscimento, che ottiene per la dodicesima volta (nella puntata di Jazz Anthology del 30 gennaio 2017, che potete trovare qui in podcast, avevamo festeggiato con lui la sua vittoria, l’undicesima, nel Top Jazz 2016). Ma l’affermazione per D’Andrea quest’anno è stata doppia: il pianista infatti è risultato vincitore anche per il disco italiano dell’anno con Intervals I (che ci aveva presentato nella puntata di Jazz Anthology del 4 dicembre 2017: potete trovare anche questa in podcast). Ospite in studio, oltre a commentare questi risultati, D’Andrea ci ha presentato il suo nuovo album in ottetto Intervals II (Parco della Musica Records).

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GLI ULTIMI PODCAST
14 ottobre 2019
 
Due inediti: John Coltrane e Miles Davis

Due inediti usciti in settembre. Blue World di John Coltrane (Impulse!) raccoglie il materiale registrato nel ’64 da Coltrane con il suo classico, mitico quartetto del ’61-65 come musica da film per una pellicola del regista canadese Gilles Groulx, e di cui furono utilizzati solo una decina di minuti: il film ebbe una circolazione limitatissima e la circostanza di questa seduta (l’unico caso di musica da film registrata da Coltrane) era sfuggito fino a qualche anno fa anche agli studiosi del jazz. Rubberband di Miles Davis (Rhino), di cui all’inizio di questo decennio erano affiorate un paio di tracce, presenta i brani registrati dal trombettista alla metà degli anni ottanta con giovani musicisti del giro del nipote Vince Wilburn per un album che poi la sua nuova casa discografica, la Warner, scartò, preferendo far realizzare un nuovo album di Davis a Marcus Miller. Ne uscì un album magnifico e originalissimo come Tutu: però Rubberband, indirizzato al funk e all’attualità della black music di allora, è una bella testimonianza del Miles Davis che alle soglie dei sessant’anni è goloso della black music più aggiornata e si affida alle idee di giovani talenti con sulle spalle decine di primavere meno di lui.

07 ottobre 2019
 
Tiziano Tononi ospite di Jazz Anthology

Nel 2017 il batterista e percussionista milanese ci aveva presentato il suo album in omaggio agli Allman Brothers: questa sera ci aggiorna sulle sue ultime uscite (un album in solo e il terzo e conclusivo capitolo discografico dedicato al mondo musicale di Ornette Coleman), ci propone assaggi da due album in corso di pubblicazione, e ci parla dei suoi progetti più prossimi, come quello di un album dedicato ai nativi americani.

30 settembre 2019
 
Mark Dresser: Ain’t Nothing But A Cyber Coup and You

Classe 1952, nato a Los Angeles, Mark Dresser è certamente uno dei più valenti contrabbassisti della sua generazione e del jazz di ricerca posteriore al free (per quasi dieci anni, fra gli ottanta e i novanta, è stato il bassista del quartetto di Anthony Braxton), ma è anche un compositore e leader di tutto rispetto, come, se ancora ce ne fosse bisogno, questo album intelligente e vivace testimonia. E’ il secondo lavoro che Dresser incide in settetto per l’etichetta portoghese Clean Feed: il primo era stato nel 2016 il molto apprezzato Sedimental You. Con lui musicisti di generazioni diverse e di diversa notorietà, ma tutti di valore: Nicole Mitchell ai flauti, Marty Ehrlich alle ance, Michael Dessen al trombone, il giovane Keir GoGwilt al violino, Joshua White al piano e Jim Black alla batteria.

23 settembre 2019
 
Stan Getz: Stan Getz ’57

L’album originario, ristampato dalla MatchBall con lo stesso titolo, uscì nel ’57 ma conteneva brani incisi da Getz nell’estate del ’53 (a cui la ristampa aggiunge diversi bonus dalle stesse sedute). Nel ’53 il sassofonista, allora ventiseienne e già una figura di primo piano, forma un nuovo gruppo, con Bob Brookmeyer al trombone a valvole, John Williams al pianoforte, Teddy Kotick al contrabbasso e Frank Isola alla batteria. Il quintetto ha un ingaggio al Tiffany di Los Angeles, mentre in un altro club della città, The Haig, tiene banco il “quartetto senza pianoforte” di Gerry Mulligan con Chet Baker: siamo nella fase in cui si afferma il west coast jazz e i due gruppi si scambiano visite e si ascoltano a vicenda con interesse (non a caso l’anno successivo Brookmeyer e Isola saranno nel meraviglioso quartetto di Mulligan che trionfa alla Salle Pleyel a Parigi). A metà del ’53 il quintetto di Getz ha poi un lungo ingaggio in un altro locale di Los Angeles, Zardi’s, durante il quale ha modo di ampliare il proprio repertorio e di mettere a punto il materiale che viene inciso nel corso dell’estate.

24 giugno 2019
 
Linda Sharrock (8 – fine)

Dalla metà degli anni novanta ad oggi la discografia di Linda Sharrock si allunga con diversi altri album, e con in mezzo un drammatico spartiacque nella sua vita e nella sua carriera. Uno degli album più pregevoli fra quelli in cui è apparsa assieme a Wolfgang Puschnig è Dream Weavers, inciso nel ’97 in trio con il francese Michel Godard, specialista della tuba e di un antico strumento come il serpentone. E con due musicisti francesi scelti da lei la Sharrock nel 2003 incide Confessions, a lei intestato: il pianista Stephan Oliva e il contrabbassista Claude Tchamitchian le assicurano un accompagnamento molto asciutto, che mette in risalto le sue qualità e la sua originalità interpretativa. Nel 2005 e nel 2007 escono i due volumi di Late Night Show, intestati alla Sharrock e a Puschnig, che li incidono con l’idea di riprendere dei brani molto popolari, da Love Me Tender a Besame Mucho, proponendoli in versioni decisamente insolite. Poi nel 2009, a 62 anni, Linda Sharrock rimane vittima di un pesante ictus, che la lascia parzialmente paralizzata e incapace di parlare. La sua vita di artista sembra finita. Ma un giorno il grande contrabbassista Henry Grimes, uno dei protagonisti del free jazz degli anni sessanta, le fa visita nella sua casa di Vienna e si mette a suonare per lei il violino: e improvvisamente Linda Sharrock si mette a cantare: sono solo dei suoni, come dei lamenti. Poi il sassofonista austriaco Mario Rechtern la aiuta a tornare alla musica: i mezzi vocali della Sharrock sono a questo punto limitati, ma è come se nelle sue nuove condizioni Linda Sharrock ripartisse dalla sua vocalità nel free jazz ribollente che aveva vissuto tanti decenni prima. Forte della sua esperienza, la Sharrock sviluppa una propria nuova poetica, una sua espressione potente, estrema, dentro una musica anch’essa estrema: in coerenza con il suo passato. Il suo triplo Lp The Abissity of The Ground va esaurito e diventa di culto. E chi in questi ultimi anni ha assistito alle esibizioni di Linda Sharrock con le sue nuove compagini, con Mario Rechtern e con il chitarrista Max Bogner, in arte Margaret Unknown, parla di performance estremamente emozionanti.

17 giugno 2019
 
Linda Sharrock (7)

Nel maggio del ’94 Linda Sharrock incide a Parigi in duo con il pianista americano Eric Watson, dal ’78 nella capitale francese: un duo voce/pianoforte è una dimensione piuttosto impegnativa per una cantante, e l’album Listen To The Night testimonia della sensibilità della Sharrock, in un mix di brani originali e di standard. L’etichetta è la francese Owl che nell’89 aveva inciso e pubblicato l’ultimo duo registrato dal pianista Ran Blake e dalla vocalist afroamericana Jeanne Lee; e significativamente, proprio nei giorni immediatamente precedenti l’incisione del duo della Sharrock e di Watson, e nello stesso studio parigino, la Owl aveva realizzato l’incisione di un altro duo di Jeanne Lee, con un altro grande pianista, Mal Waldron. Nel luglio del ’95 Linda Sharrock e Wolfgang Puschnig si esibiscono in un festival in Spagna in un trio improvvisato sul momento con il percussionista e vocalist turco di origini armene Arto Tuncboyaciyan: il set, in cui la Sharrock interpreta fra l’altro Ramblin’ di Ornette Coleman, diventa un notevole album live.

10 giugno 2019
 
Linda Sharrock (6)

Nei primi anni novanta Linda Sharrock partecipa anche ad un altro dei numerosi progetti creati da Wolfgang Puschnig, una combinazione fra alcuni jazzmen (Puschnig, Sharrock, Tacuma, Jon Sass, Bumi Fian…) e una brass band di musica tradizionale austriaca, con cui Puschnig, sul filo della fantasia e delle rimembranze della tradizione, torna alla musica della sua infanzia, la musica da cui è partito nel suo percorso musicale. Del ’93 è l’incisione di un altro degli album intestati a Red Sun/Samul Nori, Then Comes The White Tiger, che viene pubblicato dalla Ecm. A cavallo fra ’93 e ’94 la SHarrock a Londra incide Like a River, un album di carattere pop-soul, prodotto e arrangiato dal trombonista Ashley Slater.

03 giugno 2019
 
Libri: Mister Jelly Roll

Mister Jelly Roll di Alan Lomax è uno dei libri di argomento jazzistico più famosi, ed è anche un libro da diversi punti di vista appassionante: eppure ha dovuto aspettare settant’anni per avere una traduzione italiana. Di come è nato questo libro e della sua edizione italiana, di Jelly Roll Morton, di Alan Lomax, di New Orleans, della nascita del jazz, dell’America fra la fine dell’Ottocento e la fine degli anni trenta, parliamo con Claudio Sessa, curatore del volume, pubblicato nella collana Chorus dell’editore Quodlibet.

27 maggio 2019
 
Linda Sharrock (5)

Oltre a cominciare ad elaborare e a cantare testi propri, negli anni ottanta Linda Sharrock impara anche a interpretare degli standard. In And she answered… , album inciso in trio con Wolfgang Puschnig e Uli Scherer nell’89 e pubblicato nello stesso anno dalla Ecm, la Sharrock canta brani con propri testi, ma offre con il trio anche una interpretazione decisamente originale di Over The Rainbow. Con On Holiday, prodotto da Jamaladeen Tacuma e uscito nel ’90, la Sharrock rende poi omaggio in chiave soul-funk al repertorio di Billie Holiday. Tacuma è poi nuovamente accanto alla Sharrock in Linda Sharrock and The Three Man Band (con Puschnig e il batterista Frank Samba), gruppo dei primi anni novanta documentato da un album pubblicato dall’etichetta del festival tedesco di Moers, la stessa che aveva pubblicato l’album di Pat Brothers, a cui questo nuovo gruppo è esteticamente vicino.

20 maggio 2019
 
Linda Sharrock (4)

Purtroppo Pat Brothers è un gruppo effimero, e il loro album Pat Brothers N. 1 rimane il primo e l’ultimo. Dopo Pat Brothers, con Wolfgang Puschnig e gli altri due musicisti austriaci del quartetto Linda Sharrock fa parte di un altro gruppo, The Defiant Ones, che di Pat Brothers rappresenta una sorta di estensione, con la partecipazione anche di due musicisti afroamericani, il bassista Jamaladeen Tacuma, proveniente dai gruppi elettrici di Ornette Coleman, e il batterista Pheroan Ak Laff: altra formazione estremamente convincente – che nell’87 appare dal vivo al festival austriaco di Saalfelden – ma che purtroppo è un altro episodio effimero e nemmeno documentato su disco. Nell’88 Linda Sharrock appare nell’album Pieces of Dream di Puschnig, a cui partecipano anche musicisti d’oltre Atlantico di rilievo come Carla Bley, Steve Swallow e Tacuma. Dopo Pat Brothers e The Defiant Ones il capitolo più interessante del sodalizio fra la Sharrock e Puschnig è Red Sun/Samul Nori, intestazione, ripresa poi anche per altri album, utilizzata nell’89 per un album pubblicato dalla etichetta austriaca Amadeo, con la quale si presenta la collaborazione fra la Sharrock, Puschnig, Tacuma e il tastierista Uli Sherer e un gruppo di musicisti coreani: Red Sun/Samul Nori è uno dei rari episodi dell’epoca veramente riusciti di connubio fra musicisti di estrazione jazzistica e altri che invece sono ascrivibili alla cosiddetta world music che proprio verso la metà degli anni ottanta comincia prepotentemente ad imporsi all’attenzione del pubblico internazionale.

13 maggio 2019
 
Roberto Masotti: Jazz Area

Qualche anno dopo essere stato ospite di Jazz Anthology in occasione dell’uscita del lbro in cui ha raccolto le sue foto di Keith Jarrett scattate nell’arco di diversi decenni, Roberto Masotti torna nella nostra trasmissione a presentarci Jazz Area, un libro da poco pubblicato da Seipersei. Masotti ha cominciato a fare foto di jazz alla fine degli anni sessanta; quindi nei primi anni settanta il contatto a Milano (dove poi si è trasferito) con la nuova scena del jazz italiano (Mazzon, Liguori, Gaslini) e la folgorazione per l’improvvisazione europea. Cinquant’anni dopo, e dopo tante altre esperienze (fra cui il rapporto con la Ecm e molti anni di lavoro, assieme a Silvia Lelli, come fotografi ufficiali della Scala) la passione è intatta: Masotti ci racconta il suo atteggiamento nel fotografare il jazz e l’improvvisazione e ci spiega come è nato questo libro (nella cui fisionomia non convenzionale e non asettica sembra di vedere una consonanza con le musiche non conformiste che Masotti ha seguito); ma ricorda anche quella volta che a Perugia Sun Ra, in procinto di salire sul palco di Umbria Jazz, in un fuoriprogramma che mise nel panico gli organizzatori entrò in corteo con l’Arkestra a visitare la sua mostra.

06 maggio 2019
 
Linda Sharrock (3)

Con Paradise (1975) siamo verso la fine della storia comune di Sonny e Linda Sharrock, e le loro strade stanno per dividersi. A parte Paradise e le registrazioni e i filmati che documentano il suo lavoro con il chitarrista, l’unico altro documento della vocalità di Linda Sharrock risalente agli anni settanta è la sua splendida partecipazione ad un brano compreso in Angel Eyes, album del pianista Joe Bonner registrato alla metà del decennio: per la prima volta nel suo canto ci sono anche delle parole. Nella discografia di Linda Sharrock c’è poi un vuoto di dieci anni. Negli anni settanta Sonny e Linda divorziano, ma la Sharrock mantiene il cognome dell’ex marito. Negli anni ottanta approda a Vienna, dove lavora per musiche da film e negli studi di incisione. Nell’85 appare in Jazz for Thinkers, un album inciso da un gruppo di improvvisatori austriaci. Poi la Sharrock avvia un intenso sodalizio artistico con il sassofonista Wolfgang Puschnig, uno dei più affermati jazzisti austriaci, che diventerà suo marito. Dei numerosi album in cui si traduce la loro collaborazione il più stimolante è proprio il primo, intestato al quartetto Pat Brothers, che con una cifra stilistica spiccatamente originale è però in sintonia con il rumorismo e il gusto per l’elettronica e per sonorità aspre delle ultime tendenze newyorkesi dell’epoca: ma in Pat Brothers, in un amalgama molto avanzato, c’è anche una forte vena melodica, e un interessante tentativo di presentare dei song, delle canzoni, in una forma contemporanea e non convenzionale. Pat Brothers testimonia anche di un importante sviluppo del lavoro della Sharrock, che comincia a scrivere dei propri testi.

 
 
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