Musiche dal mondo
Marcello Lorrai
25 giugno 2018
Fanfarai Big Band: Rai is not dead

Fanfarai è un gioco di parole tra fanfara, che in francese è fanfare, e rai, il genere musicale che è esploso tra i giovani algerini negli anni settanta e ottanta e che è arrivato alla ribalta internazionale in particolare con il successo di Khaled. Composta da musicisti di diverse parti della Francia, la formazione è nata oltralpe nel 2005, e in occasione di questo suo terzo album si è ribattezzata Fanfarai Big Band, accentuando con una evoluzione più orchestrale e jazzistica l’idea base riassunta nel nome: una devozione al rai algerino rivissuto in una dimensione che richiama quella della fanfara, riferimento questo non bizzarro, dato che le fanfare militari della colonizzazione sono state una delle numerose influenze da cui è nato il rai moderno. Il titolo dell’album, Rai is not dead, allude al declino del rai dopo i fasti degli anni ottanta e novanta, un declino che lo ha visto passare di moda anche a livello internazionale: con la sua brillante musica che si abbevera ai classici del genere, Fanfarai ha il merito di farcelo sentire vivissimo.

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GLI ULTIMI PODCAST
13 maggio 2019
 
Ekiti Sound: Abeg No Vex

Leke AKA Chif è il nome d’arte di un giovane musicista che ha lavorato per un certo tempo come sound designer nella fiorente industria cinematografica di Nollywood, e che, facendo la spola tra Lagos e Londra, fa parte della nuova generazione nigeriana che lavora sulla musica elettronica e sulle nuove forme della musica da ballo. Non con il suo nome d’arte abituale, ma con Ekiti Sound (Ekiti è uno dei trentasei stati della Nigeria) come intestazione, esce adesso a livello internazionale con un album pubblicato dalla Crammed: un sound che si presenta come una fusione di hip hop, drum’n’bass, pulsazioni elettroniche, percussioni africane, canti della tradizione yoruba. La Crammed è un’etichetta belga che ha una gloriosa storia di attenzione alla musica africana: alla metà degli anni ottanta fece da battistrada alla scoperta della musica etiopica pubblicando Ere Mela Mela, disco di culto di Mahmoud Ahmed.

06 maggio 2019
 
Blick Bassy: 1958

L’Africa di oggi offre uno uno spettacolo assai diverso da quello della stagione delle indipendenze, con le sue grandi speranze sul futuro del continente: e non è un caso che i più consapevoli tra i giovani africani sentano in questi ultimi anni il bisogno di cercare ispirazione in alcune delle grandi figure che hanno guidato l’Africa verso un orizzonte di libertà, verso la fine del dominio coloniale. Una ricerca di punti di riferimento che si è spesso manifestata da diversi anni a questa parte anche nella musica. Blick Bassy, cantante camerunese che vive da vent’anni in Francia e che è immerso in pieno nel nostro tempo (un brano del suo album precedente è stato utilizzato dalla Apple per la campagna pubblicitaria dell’Iphone 6), intitola la sua nuova uscita 1958, in omaggio a Ruben Um Nyobé, la figura di punta della lotta per l’indipendenza del Camerun, che nel 1958 fu ucciso dall’esercito francese mentre alla macchia combatteva per la libertà del proprio paese. Nelle canzoni dell’album Bassy non è tenero nei confornti di chi in questi sessant’anni non è stato all’altezza del sacrificio di Nyobé, né è indulgente nei confronti dei giovani che sacrificano i valori che arrivano loro dalla tradizione per inseguire l’apparenza e gli illusori sogni di ricchezza veicolati dalla pubblicità. Fuori dagli schemi, quella di questo album è musica di un artista africano che impiega il violoncello e fa a meno di batteria e percussioni: di grande sensibilità e raffinatezza, cantato da Bassy con un pathos delicato, un album toccante e pieno di poesia.

29 aprile 2019
 
Tartit: Amankor

Quello della musica touareg è uno dei fenomeni di maggiore successo nell’ambito della world music, e, emerso da un paio di decenni, uno dei più duraturi. Il nome più noto è quello dei Tinariwen, i decani della musica moderna touareg, ma sono parecchi i gruppi che si sono ritagliati una loro risonanza internazionale. Uno di questi è Tartit: Amankor, il titolo del loro nuovo album, in lingua tamashek, la lingua dei touareg, vuol dire “esilio”, ed è proprio in esilio, nei campi per rifugiati in Mauritania, che nei primi anni novanta, all’epoca della rivolta touareg in Mali, è cominciata la storia di tartit, formato da touareg della regione di Tombouctou. Nel filone della musica touareg arrivata alla ribalta internazionale Tartit si distingue, rispetto all’indirizzo che per comodità possiamo definire blues-rock di cui i Tinariwen sono gli alfieri, per una fisionomia musicale più tradizionale. E per il suo protagonismo femminile: con diverse vocalist, guidate da Fadimata Walet Oumar. Un protagonismo che non deve stupire. Come ricorda una delle canzoni “la donna è la colonna centrale della tenda”: in effetti nella società touareg le donne non sono affatto in una condizione subordinata rispetto agli uomini, e nella cultura tradizionale sono proprio loro le proprietarie della tenda, elemento fondamentale della vita touareg.

15 aprile 2019
 
Manou Gallo: Afro Groove Queen

Da bambina Manou Gallo aveva lasciato sconcertati gli abitanti del suo villaggio in Costa d’Avorio perché era attratta dai tamburi, strumenti tradizionalmente riservati agli uomini, e aveva imparato a suonarli alla perfezione. Più tardi vide un basso elettrico e si innamorò dello strumento. Dal ’97 per sei anni bassista delle Zap Mama, nel 2013 Manou Gallo è stata indicata, unica donna, dalla rivista Forbes Afrika tra i dieci migliori bassisti africani (il continente nero negli ultimi decenni ha sfornato molti eccellenti bassisti). Nel 2016 un video in cui Manou suonava il basso raggiunse nel giro di pochi giorni quasi un milione e mezzo di visualizzazioni: lo aveva condiviso Bootsy Collins, il leggendario bassista della band di james Brown, dei Funkadelic e dei Parliament, che era rimasto colpito dal talento di Manou. Collins manifestò poi il desiderio di collaborare con lei: ed ecco Afro Groove Queen (Contre-Jour), prodotto da Collins, che interviene anche in alcuni brani come bassista e vocalist. Un album esuberante fra musica africana, rock e funk, con diversi ospiti di prestigio: le vocalist Marie Daulne e Sabine Kabongo (Zap Mama), Manu Dibango, il rapper Chuck D.

08 aprile 2019
 
Nacion Ekeko: Caminos

Nacion Ekeko è il nome che Diego Perez ha dato al suo progetto in cui canti, melodie, strumenti tradizionali dell’America Latina si incontrano con l’elettronica e le nuove tecnologie. Alla base c’è il percorso intrapreso da Perez nel 2000 alla ricerca della propria identità come artista argentino e latinoamericano, ricerca che Perez ha portato avanti anche con viaggi presso le comunità indigene e entrando in contatto con musicisti e poeti popolari. Questo percorso di Perez è tutt’altro che isolato, ma Perez è stato forse uno dei primi ad imboccare questa strada: in effetti è stato soprattutto con la crisi finanziaria argentina culminata nel 2001 – che ha rappresentato anche uno spartiacque psicologico e di visione delle cose per molti artisti e operatori culturali – che in Argentina si è assistito ad un diffuso ripensamento della propria identità, ad un ampio ri-centramento sull’essere argentini e latinoamericani. Questo ha portato ad una reazione all’egemonia sulla vita notturna di Buenos Aires della musica da ballo di moda in Europa e negli Stati Uniti, e a una riconnessione non solo con l’Argentina ma anche con i paesi vicini e con i popoli indigeni. E’ questo il contesto in cui è emerso il fenomeno della “nueva cumbia”, nato a Buenos Aires. Ma poi il fenomeno è diventato più generale: l’avvenirismo elettronico ha cominciato a sposarsi con la musica indigena, colombiana, peruviana, boliviana… Fenomeno non senza valenze politiche, perché i giovani che sono protagonisti dei trend musicali dei club provengono generalmente dalle classi medie e medio alte, che storicamente in America Latina sono state affette da esterofilia e hanno guardato con sufficienza, per non dire razzismo, alla cultura delle classi subalterne.

01 aprile 2019
 
Kora Beat: Yakar

Kora Beat è un gruppo nato nel 2011 a Torino per iniziativa di Cheikh Fall, musicista senegalese, cantante e suonatore di kora, l’arpa a ventun corde diffusa nella musica tradizionale dell’Africa occidentale. Arrivato in Italia nel 2005, Cheikh Fall è stato tra i primi musicisti che hanno costituito una delle più note compagini multietniche in Italia, la genovese Orchestra di piazza Caricamento, e ha collaborato con la cantante italiana di origine etiopica Saba Anglana. Kora Beat si è formato in seguito all’incontro di Cheikh Fall con un altro musicista senegalese in Italia, il batterista Samba Mbaye, e al loro contatto con la scena jazzistica e alternativa torinese, nella quale hanno incontrato il sax alto Gianni Denitto e il bassista Andrea Di Marco: a loro quattro si è aggiunto poi un altro musicista senegalese, il percussionista Badara Dieng. Yakar è il loro secondo album: musica fresca, vivace, con un piglio originale, e temi che vanno dai cambiamenti prodotti in Africa occidentale dal colonialismo, al rapporto col passato e la tradizione, alla drammatica attualità dei viaggi della speranza attraverso il Mediterraneo.

25 marzo 2019
 
Las Hermanas Caronni: Santa Plastica

Nate a Rosario da una famiglia di origini italiane, spagnole, svizzere e russe, con le loro ascendenze le gemelle Laura e Gianna Caronni, in arte Las Hermanas Caronni, rappresentano bene la mescolanza da cui è venuta fuori l’identità argentina, una identità a cui le due sorelle, clarinettista una e violoncellista l’altra, entrambe cantanti ed entrambe con una formazione e una esperienza classica, sono profondamente legate anche sul piano musicale. Arrivate in Francia alla fine degli anni novanta, nel 2006 hanno cominciato a lavorare come duo e ad elaborare un proprio repertorio. La loro è una musica garbata, intima, piena di poesia ma anche di intensità, che si muove fra musica popolare e canzone, musica classica e una elegante world music contemporanea, traendo ispirazione vuoi da Debussy vuoi da Piazzolla, vuoi dalla musica popolare basca vuoi da Nino Rota. A dare il titolo a Santa Plastica, il loro nuovo album – il quarto della loro discografica – un ironico brano ecologista.

18 marzo 2019
 
Dobet Gnahoré a Bergamo Jazz

Chissà chi ricorda l’edizione 2001 della nostra Extrafesta: ebbe come protagonista il gruppo del percussionista della Costa d’Avorio Boni Gnahoré, che arrivò apposta da Abidjan. Ma a quella Extrafesta partecipò anche sua figlia Dobet Gnahoré: invitata da Radio Popolare a venire a Milano a salutare il papà, Dobet, che neanche ventenne da qualche tempo viveva a Grenoble, si esibì anche in un paio di brani fuori programma nel corso della serata. Nel frattempo Dobet Gnahoré ha fatto una bella carriera, e si è affermata come una delle protagoniste della musica dell’Africa nera più note e apprezzate a livello internazionale. Artista estremamente professionale, cantante con una forte personalità, Dobet è anche una bravissima ballerina e ha una grande capacità di tenere la scena, in show di notevole classe e molto trascinanti: come si vedrà sabato 23 marzo a Bergamo nell’ambito di Bergamo Jazz. Per l’occasione Musiche dal Mondo torna sul suo ultimo album, Miziki, uscito lo scorso anno.

11 marzo 2019
 
Manu Dibango: sessant’anni di carriera

Il 12 dicembre scorso, giorno del suo compleanno, Manu Dibango ha festeggiato a Parigi, con tre ore di spettacolo a Le Palace, i suoi ottantacinque anni e sessant’anni di carriera: la festa continua e arriva anche in Italia, domenica 24 marzo, nella serata di chiusura di Bergamo Jazz. Musiche dal mondo rende omaggio a Manu con qualche brano che ci ricorda alcuni momenti importanti della sua vita e della sua carriera: la nascita e l’infanzia a Douala, in Camerun, la passione per il jazz nella Francia del secondo dopoguerra, l’incontro nel ’60 con il grande musicista congolese Joseph Kabasele, la collaborazione con Nino Ferrer, e nel ’72 l’exploit planetario di Soul Makossa, con cui Dibango diventa una star internazionale, uno dei primi musicisti africani (assieme a Miriam Makeba e a Fela Kuti) a farsi conoscere a livello mondiale e uno dei battistrada della world music.

04 marzo 2019
 
Italian Saharawi Band: Desert Session

Con la compianta Mariem Hassan e con Aziza Brahim, negli ultimi due decenni la musica sahrawi è salita alla ribalta internazionale della world music: ma questo non deve farci dimenticare che nei campi profughi sahrawi la musica vive grandissime difficoltà. Desert Session è un album che raccoglie brani registrati assieme da musicisti sahrawi e italiani, tra un campo sahrawi in Algeria e il nostro Sud. Il Cd è nato da un progetto di una associazione italiana che tra il Salento e i campi nel deserto si occupa di bambini sahrawi con problemi di disabilità: negli ultimi anni circa venticinque bambini sahrawi sono stati ospiti di famiglie pugliesi e sono stati sottoposti ad interventi chirurgici e hanno ricevuto trattamenti sanitari in Italia. La musica potrebbe sembrare un fatto del tutto secondario rispetto a questo impegno indirizzato ai drammi individuali all’interno del dramma generale dei sahrawi: ma non lo è, innanzitutto per i bambini e per i più giovani, per mantenere un rapporto con la loro cultura, per il loro senso di sé, per il loro senso del futuro.

25 febbraio 2019
 
Bixiga 70: Quebra Cabeça

Bixiga 70, formazione di una decina di elementi con un impianto da piccola big band, rappresenta una delle più brillanti novità arrivate in questo decennio dalla musica brasiliana, e nello specifico dalla scena di Sao Paulo, che si può considerare senza tema di smentita una delle realtà musicali attualmente più vivaci del pianeta. Bixiga 70 prende il nome dal numero 70 della Rua Treze de Maio, sede dell’Estudio Traquitana, culla della band, nel bairro di Bixiga, caratterizzatosi nella prima metà del novecento come quartiere dell’immigrazione italiana. I componenti di Bixiga 70 hanno diverse provenienze musicali: candomblé, jazz, reggae… ma il denominatore comune è stato la musica afrobrasiliana: l’idea del gruppo è stata quella di creare un ibrido, con appunto l’Africa come riferimento principale. Africa che nella produzione di Bixiga 70 entra non solo attraverso quello che di africano c’è nella musica afrobrasiliana, perché Bixiga 70 si rapporta creativamente per esempio anche a forme di musica africana moderna come l’afrobeat o l’ethio-jazz, generi molto congeniali alla dimensione e all’enfasi orchestrale che è una cifra stlistica di Bixiga 70.

18 febbraio 2019
 
Dudu Tassa and the Kuwaitis: El Hajar

Nato nel 1977 a Tel Aviv, Dudu Tassa è un protagonista di rilievo del rock israeliano. Tassa è un ebreo che ha le sue origini familiari in due paesi arabi, l’Irak e lo Yemen. Nel suo terzo album, che nel 2003 gli ha fatto fare un salto di popolarità nel suo paese, Tassa aveva già proposto una canzone irakena che era stata interpretata anche da suo nonno, Daoud Al Kuwaiti. Ma poi Tassa ha scavato in maniera più sistematica nelle sue radici familiari e musicali, ascoltando centinaia di canzoni di Daoud Al Kuwaiti e di suo fratello Saleh, che lavoravano col nome d’arte di Fratelli Al Kuwaiti, fra i maggiori innovatori della scena musicale di Baghdad fra gli anni trenta e cinquanta del secolo scorso, e poi emigrati in Israele. Tassa ha poi pensato di attualizzare alcuni dei brani con la sua sensibilità di giovane musicista rock: lo ha fatto con una nuova band a cui ha dato il nome di Dudu Tassa and The Kuwaitis, con cui ha pubblicato un album nel 2011 e un secondo nel 2015, coinvolgendo in questo lavoro musicisti e cantanti ebrei e irakeni. El Hajar è il terzo album della formazione, e il primo ad essere pubblicato in Europa: con molta finezza Tassa, che ha imparato a cantare in arabo irakeno, fa reagire il vecchio materiale con il suo gusto da rock alternativo, creando una bella comunicazione tra passato e presente.

 
 
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