Memos
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09 maggio 2017
Europa, partiti, destre: le incognite dell’era Macron

Memos anche oggi ha ospitato due commenti sulle presidenziali francesi e l’elezione di Emmanuel Macron. Romano Prodi, questa mattina su Repubblica, ha sostenuto che “quando i cittadini sono messi di fronte alla scelta secca tra Europa e non Europa prevale l’istinto di sopravvivenza e la scelta dell’Europa diventa maggioritaria. Questa logica – dice Prodi – si consolida anche in Francia”. Ma è proprio così? Lo abbiamo chiesto al sociologo inglese Colin Crouch (l’inventore del concetto di post-democrazia). «Il bivio – risponde Crouch – a cui si sono trovati di fronte i francesi è più ampio di quello prospettato da Prodi. Certo, c’era una scelta sull’Europa, ma anche contro la xenofobia. Il Front National non ha vinto, mentre dopo la vittoria della Brexit in Gran Bretagna e di Trump negli Stati Uniti sembrava fossimo di fronte ad un trionfo della destra estrema. Abbiamo visto, invece, nelle presidenziali in Austria e in quelle parlamentari in Olanda, uno stop ai movimenti xenofobi di destra. Restano forti, ma sembra che la gran parte delle popolazioni li respinga». Per Crouch, se la minaccia dell’estrema destra è superata, allora si può aprire la discussione su quale Europa si vuole. Un negoziato in cui Macron ha di fronte una strada in salita. A meno che non giochi la carta “pesante” dell’arma nucleare, dice l’altra ospite di oggi a Memos, la politologa Nadia Urbinati. «La trattativa tra la Francia e l’Europa ora dovrà essere aperta», racconta Urbinati. «Non credo che i rapporti tra la Francia e Bruxelles siano migliori di quelli dell’Italia. Anche la Francia ha dei seri problemi con le politiche di austerità. Macron parla di rispetto delle regole, ma se sarà così dovrà pagarne un prezzo alto. E’ chiaro che ci saranno trattative con l’Europa. Dobbiamo ricordare, in questo contesto, che la Francia oggi – con l’uscita del Regno Unito dall’Unione europea – è l’unico paese dell’Unione che ha le armi nucleari, quindi ha una forza negoziale straordinaria rispetto agli altri paesi alleati». Crouch e Urbinati hanno descritto a Memos le ragioni della crisi dei partiti tradizionali. Una crisi evidenziata dal voto francese del primo turno, con l’esclusione di socialisti e gaullisti dal ballottaggio. «I vecchi partiti – dice Crouch – sono arrivati stanchi, si sono formati sulla base dei conflitti del Novecento, conflitti che oggi sono estranei alla popolazione. Forse il modello organizzativo, burocratico, non piace nemmeno alle nuove generazioni». Urbinati spiega che i partiti tradizionali si sono convertiti ad un doppio copione, a seconda dei momenti: «Oggi c’è bisogno dei partiti sicuramente nel momento elettorale, ma non necessariamente nella loro identificazione permanente», dice la politologa. «C’è una trasformazione in corso che va più nella direzione dell’audience che dei partiti organizzati. Il distacco che si crea tra il partito e le popolazioni viene poi colmato dal leader fa da “trait d’union” di tipo populista. Avremo, in pratica, partiti doppi: da un lato un partito organizzato nella forma tradizionale, ma solo per le elezioni, dall’altro il leader sostenuto da un’audience esterna». In attesa che si apra la discussione sull’Europa, abbiamo chiesto al sociologo inglese Colin Crouch, perché la sinistra non è riuscita a vincere né in Francia, né in Spagna, né sembra che ci riuscirà in Gran Bretagna? «Perché molti partiti socialdemocratici – risponde Crouch – come in Gran Bretagna e in Germania, hanno accettato il modello neoliberale del capitalismo finanziario deregolamentato. Quindi non potevano presentarsi come antagonisti di questo sistema. Per i partiti più radicali di sinistra, invece, c’è una sfida molto grande. La gente normale non è molto politicizzata. Accetta di sostenere una grande sfida, come quella che si può lanciare contro i poteri economici del mondo, solo se si sente parte di qualcosa di più generale, ad esempio di una classe. Ma le classi – prosegue il sociologo inglese – nel mondo industrializzato sono molto deboli. Non hanno un’identità chiara. C’è, invece, un’identità sociale che le persone possiedono e che può essere trasformata in un’identità politica: è la nazione, la razza. Ecco allora – conclude Crouch – che i partiti dell’estrema destra hanno avuto gioco facile nel dire “noi siamo un popolo, una nazione” che combatte contro le sfide globali. Ciò spiega perché la destra xenofoba ha guadagnato di più rispetto alla sinistra». Il sociologo inglese Crouch sembra attribuire alla destra xenofoba una capacità di mascherare, o semplicemente di confondere, la sua identità nazionalista e xenofoba dietro un’apparente critica al globalismo. E per questa ragione, secondo Colin Crouch, la destra estrema in Francia è riuscita ad avere maggiori consensi rispetto alla sinistra.

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Raffaele Liguori

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GLI ULTIMI PODCAST
13 novembre 2018
 
Memos di mar 13/11

La questione settentrionale torna a condizionare il governo di Roma. Nello scontro Salvini-Di Maio pesano le pressioni sull’esecutivo delle imprese del nord. Il presidente di Assolombarda Carlo Bonomi usa toni allusivi per avvertire Salvini: «si sta diffondendo e rafforzando l’idea che questo governo voglia affossare il nord», ha detto ieri il capo degli industriali lombardi. Memos ha ospitato oggi due politologi studiosi della Lega e del M5S come Roberto Biorcio (“Il M5S: dalla protesta al governo”, Mimesis 2018, con Paolo Natale) e Gianluca Passarelli (“La Lega di Salvini”, Mulino 2018, con Dario Tuorto). Chiude la puntata di oggi Davide Mattiello, presidente della Fondazione “Benvenuti in Italia”: il suo “messaggio nella bottiglia” è dedicato alla nuova Commissione parlamentare antimafia che si insedia domani.

07 novembre 2018
 
Memos di mer 07/11

Trump perde la Camera, ma l’opposizione democratica non vince. Le elezioni di ieri negli Stati Uniti confermano il vigore del trumpismo: i repubblicani perdono il controllo della Camera dei Rappresentanti, ma rafforzano la loro maggioranza al Senato. La risposta all’estremismo di destra è caratterizzata dalle biografie resilienti delle candidate della sinistra e delle minoranze. Memos oggi ha ospitato Andrea Mammone, ricercatore alla University of Pennsylvania e storico alla Royal Holloway, Università di Londra; Francesco Saraceno, economista, vicedirettore del Centro di ricerca sulle Congiunture Economiche dell’università Science-Po di Parigi, insegna anche alla Luiss di Roma. Ospite con il “messaggio nella bottiglia” Dino Amenduni, docente di comunicazione politica ed elettorale all’Università di Bari.

06 novembre 2018
 
Memos di mar 06/11

Enigate è il titolo di un libro inchiesta del giornalista Claudio Gatti. E’ una storia di corruzione internazionale che ha come soggetto principale l’Eni, la società petrolifera pubblica, accusata di aver pagato tangenti. Il libro (edito da Paper First) – ha scritto Milena Gabanelli nella prefazione – «sembra un film: c’è la corruzione internazionale, i faccendieri, una multinazionale, il dittatore di un Paese stremato che intasca la tangente, il depistaggio». Enigate parla anche di una grande ipocrisia, quella di chi si dice impegnato nello sviluppo economico di alcuni paesi africani e allo stesso tempo però sottrae loro risorse per “finanziare” la corruzione. Memos oggi ha ospitato l’autore del libro, Claudio Gatti. La puntata di oggi si chiude con il “messaggio nella bottiglia” di Linda Laura Sabbadini sulle pensioni, e su come “quota 100” finisca per favorire soprattutto gli uomini.

05 novembre 2018
 
Barack Obama, dieci anni fa

Dall’archivio sonoro di Radio Popolare Memos ha estratto un brano di una lunga e storica diretta, quella per le elezioni presidenziali negli Stati Uniti del 2008. Sono le elezioni che portarono Barack Hussein Obama alla Casa Bianca, il primo presidente nero. Sono passati esattamente dieci anni, il 5 novembre del 2008, erano le cinque del mattino in Italia e dalla Cnn arrivano i primissimi dati che confermano la vittoria di Barack Obama. In studio Niccolò Vecchia e Raffaele Liguori.

02 novembre 2018
 
Memos di ven 02/11

Processo Aemilia, una sentenza storica. Il Tribunale di Reggio Emilia – con gli oltre 1200 anni di carcere decisi con la sentenza di due giorni fa – ha certificato ciò che studiosi e cronisti attenti hanno raccontato per anni: la presenza colonizzatrice della ‘ndrangheta al nord si è estesa all’Emilia Romagna. «Fra i condannati – ha scritto Attilio Bolzoni, cronista di mafia – troviamo figure di favoreggiatori e complici. Commercialisti, costruttori, rappresentanti degli apparati dello stato, anche giornalisti. Appalti, slot machine, droga, trasporti. I “servizi”, la ‘ndrangheta in Emilia ha fornito in questi anni i beni che richiedeva il mercato». Memos ne ha parlato con Enzo Ciconte, scrittore, docente universitario, insegna all’università di Pavia “Storia delle mafie italiane”; e con ..Rossella Canadè, giornalista alla Gazzetta di Mantova, autrice di “Fuoco Criminale”, un libro inchiesta sulla presenza ‘ndranghetista a Mantova. Chiude la trasmissione di oggi con il suo “messaggio nella bottiglia” Paola Natalicchio, giornalista e scrittrice.

31 ottobre 2018
 
Memos di mer 31/10

Piogge e venti violenti, distruzione e morti: da fenomeni rari ad eventi sempre più frequenti. E’ il cambiamento climatico, bellezza! Ma quando deve cambiare il nostro modo di pensare per evitare il collasso del nostro pianeta? Memos ne ha parlato con Gianni Silvestrini, direttore scientifico del Kyoto Club (https://www.kyotoclub.org/) e con il filosofo Orlando Franceschelli (autore di “In nome del bene e del male”, Donzelli 2018). Il “messaggio nella bottiglia” di oggi è a cura di Roberta Carlini, giornalista e saggista, che ci racconta dell’assenza finora di donne candidate alla segreteria del Pd.

30 ottobre 2018
 
Memos di mar 30/10

Angela Merkel dopo 13 anni di governo lascia la guida del suo partito, la Cdu, ma non la cancelleria di Berlino. E’ la fine di una lunga stagione politica, che segue alcune pesanti sconfitte elettorali (Baviera, Assia). Con lei finisce anche un ciclo politico, l’alternanza tra socialdemocratici e democristiani in Germania? Memos ne ha parlato con il politologo Piero Ignazi dell’università di Bologna. Merkel lascia nel pieno del ciclone delle destre sovraniste europee. Quanto ha contribuito la cancelliera a determinarlo? Ospite della trasmissione anche la copresidente dei verdi europei Monica Frassoni. Il successo dei verdi in Germania può essere un argine al sovranismo nazional-populista? Nella puntata di oggi abbiamo parlato anche di riarmo nucleare con il professor Alessandro Pascolini e di beni confiscati alle mafie con Davide Mattiello, presidente della Fondazione Benvenuti in Italia.

26 ottobre 2018
 
Memos di ven 26/10

L’indifferenza, la neutralità, il non schierarsi, la marea d’odio. Sono parole che segnalano un’urgenza, un’emergenza nei confronti del ritorno dei fascismi. Sono parole che due persone sagge e illuminate hanno pronunciato in questi ultimi giorni: la senatrice a vita Liliana Segre, sopravvissuta ai campi di sterminio nazisti, e il presidente di Libera don Luigi Ciotti. “Bisogna lavorare contro la fascistizzazione del senso comune”, ha detto ieri la senatrice a vita Liliana Segre presentando la sua proposta di Commissione parlamentare sui fenomeni di intolleranza, razzismo e antisemitismo. “Fascismi e razzismi sono un pericolo reale. La neutralità, il non schierarsi, sono il grande pericolo di oggi”, la denuncia di don Ciotti dal palco di un convegno dell’Anpi il 22 ottobre scorso a Roma. Per commentare le parole di Segre e Ciotti Memos ha ospitato la storica Anna Foa. Nella puntata di oggi si è parlato anche di una sentenza del giudice del lavoro di Milano che ha dato ragione ad un lavoratore ingiustamente demansionato. A concludere la trasmissione di oggi il messaggio nella bottiglia di Bruno Simili, vicedirettore della rivista Il Mulino.

25 ottobre 2018
 
Memos di gio 25/10

Un progetto di educazione civile alla Costituzione per giovani e studenti. Potremmo definirlo così il progetto presentato oggi dalla Fondazione “Roberto Franceschi” all’Umanitaria di Milano davanti a circa duecento studenti delle scuole medie superiori. A Memos ne abbiamo parlato con la presidente della Fondazione, Cristina Franceschi. Ospite anche il costituzionalista dell’Università di Firenze Stefano Merlini. Tutti i riferimenti al progetto sono rintracciabili qui https://www.fondfranceschi.it/

24 ottobre 2018
 
Memos di mer 24/10

Lo scontro Roma-Bruxelles sulla manovra. Quello dei conti sembra sempre di più un pretesto per scatenare un vero e proprio scontro politico: da un lato i campioni di un sovranismo antieuropeo (Salvini-Di Maio), dall’altro i superstiti della storica alleanza social-popolare europea (Moscovici-Juncker). Ospiti a Memos due economisti: Laura Pennacchi, ex sottosegretaria al Tesoro nel primo governo Prodi, e Emanuele Felice, storico dell’economia all’università di Pescara. Sulla manovra anche il “messaggio nella bottiglia” di Dino Amenduni, esperto di comunicazione politica dell’università di Bari.

23 ottobre 2018
 
Memos di mar 23/10

Torniamo a parlare di corruzione a Memos perché uno studio di Transparency International Italia (insieme a Civico97 e Riparte il Futuro) fa notare alcuni buchi nella legislazione contro la corruzione. Nella puntata di oggi sono intervenuti Giorgio Fraschini, esperto legale di T.I.I., e Pierpaolo Romani, coordinatore nazionale di Avviso Pubblico. E a chiudere, come ogni giorno, il “messaggio nella bottiglia”: oggi a cura di Linda Laura Sabbadini, statistica sociale ed editorialista della Stampa, che si è dedicata al tema dei centri per l’impiego.

19 ottobre 2018
 
Memos di ven 19/10

La percezione in Italia di mafia e corruzione. E’ l’oggetto di un’importante ricerca sociale fatta da Libera attraverso la raccolta di oltre diecimila questionari. Risultato: “la mafia – secondo il campione ascoltato da Libera – non è un fenomeno preoccupante e la sua presenza non è più socialmente pericolosa”. Memos ha ospitato Francesca Rispoli, dell’ufficio di presidenza di Libera e curatrice dell’intero rapporto. “Il dato allarmante che emerge – racconta Rispoli – è che c’è ancora un’importante sottovalutazione del fenomeno mafioso e corruttivo”. Ospite della puntata anche lo storico Marcello Ravveduto che ha curato il capitolo sulla rappresentazione delle mafie del Rapporto di Libera. Infine Paola Natalicchio, giornalista e scrittrice, chiude la puntata di oggi con il suo “messaggio nella bottiglia”.

 
 
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