Psicoradio
radazione2010
28 marzo 2018
Come ho sconfitto le voci

L’intervista interiore Lorenzo fa un regalo a Psicoradio, in cui lavora come redattore. Racconta la sua esperienza di uditore di voci. Sin da bambino sentiva le voci, ma allora non gli davano ancora fastidio, perché si limitavano a chiamarlo. A ventisette anni, però, mentre lavorava in banca, sono diventate molto aggressive: “Hanno cominciato a dirmi: ti uccidiamo, ti bruciamo. Le voci mi distruggevano. Avevo sempre paura.” Allora Lorenzo decide di rivolgersi ad una psichiatra; e si rende conto che l’unico momento in cui le voci spariscono è quando è nel suo studio, e parla con lei. Col tempo, e grazie a molti anni di psicoterapia, scopre che le voci che minacciano di ucciderlo sono il modo in cui la sua rabbia repressa si manifesta. Da quattro anni Lorenzo non sente più le voci…..Nell’arte c’è tutta la mia gioia di vivere….“Io soffro di allucinazioni. Le voci spesse volte mi comunicano delle immagini, mi vengono delle ispirazioni”….Graziella Mattana si esprime attraverso la scultura, nella quale si è specializzata. E’ passata nei nostri studi assieme ad altri artisti irregolari: Paolo Colognesi e Matteo Giorgini ci hanno raccontato la loro esperienza all’interno del Collettivo artisti Irregolari, che a Bologna nasce nel 2014. Sono persone in cura presso i CSM, accumunate dalla passione per la produzione artistica; le loro opere vengono messe in mostra e vendute sul sito www.arteirregolare.comitatonobeldisabili.it. Gli artisti irregolari ci raccontano che questo è un modo per uscire dal mondo reale ed entrare nella dimensione dell’arte, allontanandosi per un po’ dai pensieri della vita. Stefano Ferrari, che insegna di Psicologia dell’arte all’Università di Bologna, spiega come l’arte irregolare nasca storicamente in situazioni di marginalità, che spesso (ma non sempre o solo) coincidono con la sfera del disagio psichico.

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GLI ULTIMI PODCAST
17 aprile 2019
 
Quanta insicurezza dal Decreto Sicurezza!

Maisto: il decreto ostacola il diritto alla cura..Anche alla luce del delitto di Torino – l’assassinio di Stefano Leo da parte di Said Machaouat, reo confesso – in questa puntata ci occupiamo delle ripercussioni che il Decreto Sicurezza rischia di avere sulla salute, anche mentale, dei migranti…La Sezione Regionale Emilia-Romagna della Società Italiana di Psicoterapia Medica (SIPM) ha emesso un comunicato “sulla salute dei migranti: denuncia della difficoltà di accesso al diritto di cura.”..Un elemento molto frequente che si riscontra nella cura dei migranti sono condizioni post-traumatiche. “Con questo provvedimento di legge – scrive la SIPM – prevediamo che l’esposizione a situazioni di esclusione e marginalizzazione rappresenteranno possibili concause di una nuova traumatizzazione, che favorirà condizioni di malessere psicologico più gravi e invalidanti”. Ne parliamo con Roberto Maisto, psichiatra che da molto tempo si occupa di questi temi e che ha contribuito alla denuncia della SIPM…Perché è pericoloso il decreto sicurezza? Perché rende molto più difficile alle persone migranti l’accesso alle cure di salute mentale, con il rischio di non monitorare le persone in crisi. Maisto spiega che “il Decreto Sicurezza agisce su due punti rilevanti. Da una parte, l’impossibilità per molti di accedere all’anagrafe sanitaria, per cui queste persone non avranno più diritto ai trattamenti che comunemente vengono erogati dal Servizio Sanitario Nazionale; inoltre, i minori non accompagnati, diventando maggiorenni, perdono nel giro di poco tempo l’assistenza di cui godevano precedentemente”…Anche Roberto Beneduce, antropologo all’università di Torino che si occupa da molto tempo di persone migranti e di etnopsichiatria, in un intervento pubblicato su La Stampa parla della “traiettoria cupa” della vicenda umana di Said Machaouat – che aveva perso famiglia, casa, lavoro. “Un percorso di dis-integrazione” che “sembra il ritratto di un crollo che abbiamo riconosciuto in tante tragedie di questi anni.”

10 aprile 2019
 
Tempo di paure

Poiché avevamo paura, (…)..stavamo insieme ogni giorno…Stavamo seduti al tavolo,..ma la paura rimaneva isolata in ogni testa,..così come ce la portavamo dietro..quando ci incontravamo…Ridevamo molto,..per nasconderla gli uni dagli altri… ..Dal libro “Il paese delle prugne verdi” di Herta Müller..“Gestire il fenomeno migratorio come una pura questione di ordine pubblico è segno di pericolosa miopia. (…) Non siamo disposti a vedere una parte dell’Italia abbracciare xenofobia e razzismo.” A dirlo sono più di 600 psicoanalisti della SPI (Società Psicoanalitica Italiana)…In una lettera aperta al Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, gli esperti esprimono il loro dissenso di fronte alla recente approvazione del Decreto sicurezza, che, dicono: “rende impossibile l’integrazione dei migranti in Italia, esponendoli ancora una volta al rischio di umiliazioni e sofferenze psichiche profonde e disumane. Non riconoscere più il permesso di soggiorno per motivi umanitari è disumano!”A seguire noi redattori di Psicoradio abbiamo parlato e riflettuto sulle nostre paure. Per esempio una redattrice racconta: “ho paura di restare sola, di perdere gli affetti che ho e di non essere autosufficiente. Però con l’aiuto dei miei familiari e della psicoterapia un po’ mi sono calmata e ci sto lavorando, anche se non sono ancora arrivata”…Un altro redattore ci dice: “la mia infermiera del CSM, con la quale ho un ottimo rapporto, mi ha fatto notare che spesso dimentico quanto una cosa per me sia stata difficile da ottenere. Vorrei ricordarmi di più di quanto ho avuto paura nell’iniziare a fare cose nuove”…Sempre la paura è al centro di un articolo pubblicato qualche giorno fa da “La Repubblica”, del noto costituzionalista Gustavo Zagrebelsky. In esso il giurista riflette sul rapporto tra potere e paura: “I regimi forti non si basano, in ultima istanza, sulla forza, ma sulla paura perché la paura invoca la forza e la rende non solo tollerabile ma anche desiderabile. Tempo di paure, tempo di autoritarismi.” E la paura si riversa sulla società e:“ci rende tutti più cattivi. Si salvi chi può. Prima noi, gli altri a mare.”

03 aprile 2019
 
La paura è come l’acqua

“Penso che sia un po’ in questo momento la paura di tutti i giovani: quella di vedere il frutto del proprio lavoro mai realizzato. Perché si passano tanti anni a studiare, si fanno tanti sacrifici, per raggiungere un obiettivo e, nel momento in cui non si vede realizzato, si iniziano anche a perdere le speranze.”..Questa è una delle tante testimonianze che abbiamo raccolto nel cuore di Bologna, tra Piazza Maggiore e il Nettuno, davanti a Palazzo Re Enzo, durante la tre giorni dedicata al welfare, “Bologna si prende cura”, di cui Psicoradio era media partner. I redattori hanno chiesto ai passanti di raccontare la loro paura più grande. E proprio al tema della paura Psicoradio dedica un ciclo di puntate che sviscereranno l’argomento da diversi punti di vista…..Umberto Galimberti, nel suo ”Dizionario di psicologia”, definisce così il termine paura: “Emozione primaria di difesa, provocata da una situazione di pericolo che può essere reale, anticipata dalla previsione, evocata dal ricordo o prodotta dalla fantasia.”….La redazione di Psicoradio si è seduta intorno a un tavolo e si è posta la stessa domanda che è stata rivolta ai passanti. Quali sono dunque le paure più grandi? Vanes, uno dei redattori, dice ad esempio: “Spesso l’ho negata, l’ho odiata. Aver paura mi faceva provare vergogna di me stesso, poi a conti fatti la realtà mi spiega che senza di essa non avrei raggiunto certe cose che oggi mi arricchiscono la vita. La paura è un po’ come l’acqua: è vitale, devi berla, però se esageri e ti ci butti dentro, se non sai nuotare, ci puoi morire.”…. Mentre un altro racconta: “Nella vita mi è capitato di avere molta paura a buttarmi e non mi sono buttato. Anzi, quando facevo le gare di nuoto avevo proprio una paura terribile a tuffarmi. E invece ci sono stati momenti in cui mi sono completamente buttato, sono andato in acqua proprio senza paracadute, e questa è stata una mancanza di paura “cattiva” perché è il contrario dell’autoconservazione.”….È venuto inoltre a trovarci nei nostri studi Pierfrancesco Majorino, assessore alle Politiche sociali, Salute e Diritti del Comune di Milano. L’abbiamo intervistato a proposito del libro che ha scritto insieme ad Aldo Bonomi, intitolato “Nel labirinto delle paure. Politica, precarietà e immigrazione” (Bollati Boringhieri). Gli abbiamo chiesto di parlarci delle paure più diffuse, comprese le sue, e come si devono affrontare. “Dal labirinto delle paure se ne può uscire o coltivando la ferocia e il rancore nei confronti dell’altro […] oppure invece con poderose politiche sociali, di inclusione, di promozione dei diritti, cercando di non alimentare il conflitto tra chi è in difficoltà, come spesso accade” afferma l’assessore ai microfoni di Psicoradio.

27 marzo 2019
 
Ovunque proteggimi

Il film di Bonifacio Angius, Ovunque proteggimi, vincitore del premio come miglior film al festival Visioni Italiane di Bologna, racconta la storia di Alessandro e Francesca, che si incontrano durante un avvenimento spiacevole come il TSO (trattamento sanitario obbligatorio) e intraprendono un viaggio fisico e mentale rivelando le loro fragilità ma anche un senso di vicinanza e la possibilità di riscattarsi…“il film racconta la storia di due solitudini non volute”, racconta il regista. Lui è un cantante di musica folk sassarese che ha perso la gioia del suo lavoro e, in un momento di crisi, subisce un TSO, lei una madre a cui è stato tolto il figlio e conduce una vita di macerie. Da questo incontro nasce un forte legame, e Alessandro diventa quasi l’angelo custode di Francesca. Inizia così il film e il viaggio dei due verso una ribellione alle regole della società…..Abbiamo chiesto al regista per quali motivi ha deciso di raccontare la storia di due personaggi ai margini: “molto spesso non decidi tu le storie da raccontare, sono loro che scelgono te”, aggiungendo che, a suo parere, “in tutti i capolavori del cinema e della letteratura vengono raccontati personaggi cosiddetti marginali”. Angius precisa che non ha voluto fare un film sulla salute mentale:“i personaggi non sono affetti da patologie ma reagiscono a delle cose che gli capitano durante la loro strada. Io penso che molte persone, se messe nella loro posizione, potrebbero reagire nell’identica maniera”. E insiste su questo punto interrogandosi: “Dove sta la patologia? La patologia è qualcosa di veramente sottile, io non ci vedo niente di patologico. Questi personaggi vivono qualcosa di familiare, che molto spesso è tenuto nascosto, per pudore soprattutto. Ci sono tantissime famiglie (a cui viene tolta la capacità genitoriale) che vivono situazioni del genere e che le tengono nascoste, quindi ho sempre pensato che fosse un argomento che potesse essere compreso da tanti, perché molti l’hanno vissuto direttamente.”

13 marzo 2019
 
Paure, Relazioni, Solitudine, Lavoro

Voci in piazza Maggiore durante i tre giorni del welfare..Sabato scorso si sono concluse le tre giornate del Welfare dal titolo “Bologna si prende cura”. Psicoradio, che era media partner, ha seguito alcune delle iniziative, dibattiti e progetti. Però i redattori sono anche scesi in piazza chiedendo ai passanti quali sono i loro bisogni, le fragilità, le paure, che esperienze hanno avuto nel mondo del lavoro… In questa puntata vi diamo un piccolo assaggio delle interviste raccolte. Il resto lo sentirete nelle prossime trasmissioni…Anche il sindaco di Bologna, Virginio Merola, ha risposto alle nostre domande. “Penso che il Welfare debba essere relazione tra le persone…l’importante è combattere la solitudine”. Il sindaco ci ha parlato anche del problema di trovare case in affitto in città e alla fine, ci rivela una delle sue paure (private) più grandi…Della solitudine parla anche un’artista di strada: dice di non aver paura di restare solo: “Ci sono vari livelli di solitudine, la più scontata è l’emarginazione sociale. Poi c’è la solitudine più bella, l’accettazione di essere veramente soli che non ci fa ancorare agli altri. E io nella mia solitudine sto bene”…A palazzo Re Enzo i responsabili del progetto “Insieme per il Lavoro”, nato nel 2017 dalla collaborazione dell’Arcidiocesi, Comune e Città Metropolitana, ci raccontano i risultati di questa iniziativa. Siamo poi tornati a intervistare le persone in Piazza Maggiore; un pensionato ci lascia con questo pensiero: “Credo che tutti dovrebbero essere portati a fare ciò che gli piace. Poi è chiaro che quando si è in difficoltà si accetta tutto; ma non credo che sia giusto”…Chiude la puntata lo Psicodizionario trattando i temi delle voci e degli atti mancati.

06 marzo 2019
 
Rappando il mio TSO

“Ho cominciato a scrivere i miei brani perchè avevo ed ho un disagio psichico, il disturbo bipolare. Avevo perso il lavoro e nel 2008 ho subito un trattamento sanitario obbligatorio; con il rap ho iniziato a parlare di come mi sentivo”… ..Alberto “Il Belga” vive a Brescia ed è un ascoltatore di Psicoradio. Qualche tempo fa ci ha scritto: voleva raccontare come la musica è stata importante nella sua vita e nell’affrontare la sua malattia…“Nei mie Rap racconto come vivo l’insonnia, il disagio fisico e psicologico che ti da la malattia- ci racconta il Belga – Prima consideravo la mia malattia come una condanna che riguardava solo me stesso; invece mi ha aiutato moltissimo viverla in comunità, con persone che avevano problemi anche più gravi dei miei, e li vivevano meglio”..Anche il TSO che Alberto ha subito è diventato un rap. Il titolo “Dal 10 al 23” ricorda le date in cui è stato rinchiuso. “Non è possibile stare senza fare niente 24 ore al giorno come se fossimo nei manicomi, o peggio in centri di concentramento – ci dice – Sono entrato il dieci di dicembre e sono uscito il 23 che nevicava, ho dovuto pregare il medico di farmi rientrare almeno per Natale. Me lo ricordo come se fosse ieri. Mi ha aiutato scrivere la musica; e poi il rap mi ha aiutato a comunicare agli altri quello che mi stava succedendo, e che è ancora uno stigma (…) E’ stato un modo per farmi conoscere alle persone che non sapevano che cosa avessi”..“La musica mi ha aiutato profondamente anche in momenti in cui pensavo non dico di farla finita, ma ero giù di tono. anche quando mi chiudevo in casa e non uscivo per settimane, mi attaccavo al microfono, alla scheda audio, a un computer, a una tastiera. La musica è la mia anima, la mia ragione di vita. Io sono figlio d’arte, mio padre è un jazzista autodidatta. Non è un mistero che sia malato di Alzheimer, però suona ancora come se avesse 16 anni. E’ impressionante. Quando mi alleno al piano per una o due ore ci sono cose che non riesco a fare, e che lui fa ancora adesso a 76 anni, e questo rappresenta la potenza della musica. Ogni volta che lo sento suonare mi commuovo.”

27 febbraio 2019
 
Non legare si può

“Le persone, quando sono aggressive, di solito muovono da una grande paura” Giovanna del Giudice..Prima di entrare a Psicoradio, non immaginavo che una persona che sta male corre il rischio di essere legata”..“ Anche io. Pensavo che non si facesse più, come pensavo che non ci fosse più l’elettroshock ” “A me fa molto paura pensarci” Redattori di Psicoradio.. .. Quando il 22 giugno del 2006 Giuseppe Casu muore nel Servizio psichiatrico di diagnosi e cura di Cagliari, legato braccia e gambe al letto per sette giorni di seguito, Giovanna Del Giudice aveva appena preso servizio come direttrice del Dipartimento di salute mentale di Cagliari. ..La psichiatra decise immediatamente che quella morte non andava nascosta, silenziata o giustificata. Bisognava parlarne, invece. Era la prima volta che una morte di questo tipo veniva ammessa pubblicamente, e da lì, dalla Sardegna, è partito un movimento di denuncia che oggi diventa sempre più vasto. .. “E tu slegalo subito” è il titolo del libro che Del Giudice ha scritto nel 2015, ricordando le parole del suo primo direttore, Franco Basaglia, che dirigeva l’ospedale psichiatrico di Trieste dove nel 1971 la psichiatra aveva iniziato a lavorare. Oggi “E tu slegalo subito” si chiama la Campagna nazionale per l’abolizione della contenzione promossa dal Forum Salute Mentale…“ Oggi sono circa 30 su 300 i servizi psichiatrici ospedalieri che non ricorrono alla contenzione” ci dice Del Giudice – ma se anche sono pochi, sono molto importanti: ci dicono che è possibile affrontare situazioni difficili senza legare le persone…“Non c’è mai nessuna legge che “permette” la contenzione: E’ una pratica da sempre legata alle persone con disturbo merntale, e da lì si è diffuso agli anziani, ai disabili… “ . Nel 1909 però una legge aveva previsto che venisse usata solo in casi estremi , con sanzioni molto dure per chi contravveniva. “Anche la Costituzione oggi ci dice che noi non possiamo limitare la libertà dell’altro se non su indicazione del magistrato ci ricorda Del Giudice – Anche la sentenza di cassazione del caso Mastrogiovanni scrive che l’atto della contenzione meccanica è illecito, anticostituzionale, antiterapeutico.”..Ma cosa si puo fare, di fronte ad una persona molto agitata, forse potenzialmente pericolosa? “Il problema è quale competenze hanno gli operatori sanitari per sciogliere le situazioni piu difficili – risponde la psichiatra Del Giudice – Dobbiamo innanzitutto ricordare che queste persone quando sono profondamente aggressive muovono paura, hanno vissuto esperienze estremamente dolorose. Sapendo che l’altro ha bisogno di aiuto, è aggressivo perché ha paura, perché non sa dove si trova”

20 febbraio 2019
 
Musica Stonata dal Brasile

Comunita’ psichiatriche che curano con il lavoro forzato e ritorno alle strutture private. Il Brasile di Bolsonaro visto da Suricato, una cooperativa che lotta contro i manicomi…“Le nostre schiene raccontano storie che nessun dorso di libro regge”..Rupi Kaur ..Psicoradio è da tempo in contatto con l’ONG brasiliana Suricato, attiva nella lotta contro il manicomio e nel supporto dei pazienti psichiatrici…Qualche tempo fa abbiamo ricevuto una loro delegazione, formata da operatori e persone in cura, e a loro abbiamo fatto molte domande sulla salute mentale in Brasile e sulla delicata situazione politica.Con il colpo di stato, ci dicono, c’è stato un blocco dei fondi per educazione, salute e politiche sociali, dal 2016 al 2036. Anche se la popolazione, come è prevedibile, aumenterà, non ci saranno nuovi finanziamenti…Ma a Suricato preoccupa anche la questione umanitaria: il presidente Bolsonaro ha dichiarato che “i difensori dei diritti umani e coloro che lavorano nelle politiche sociali sono per lui un bersaglio. È contro le minoranze, le donne, i bambini e la popolazione LGBT” denuncia uno dei partecipanti…Un aspetto del programma di governo di Bolsonaro rischioso per la popolazione brasiliana è la svolta verso la privatizzazione della sanità, poiché “va a minare il diritto alla salute per tutti”…Le cliniche private e le comunità psichiatriche – afferma Suricato – sono gestite in gran parte dalla Chiesa Pentecostale, che le ha trasformate in luoghi di internamento. Esiste un documento – dicono- che denuncia la violazione dei diritti umani. I pazienti ricoverati sono costretti a lavori forzati, definiti strumento di cura, e non hanno invece l’aiuto di psichiatri, che non sono presenti nelle comunità. ..In controtendenza alle politiche di privatizzazione della sanità è invece la realtà di Belo Horizonte, la città dove opera la Suricato. Qui “ci sono duecento letti destinati a pazienti psichiatrici in un ospedale e duecento in un altro, destinati agli abitanti di quei piccoli villaggi e paesi che non hanno le strutture psichiatriche adatte”. Anche li però è stato però riaperto un manicomio, quello di Barbacena, che era stato visitato da Basaglia, e che nel tempo era stato svuotato…”Vorrei fare lavori utili per la società, non solo socialmente utili”..La seconda parte della puntata è dedicata al reportage di un “inviato speciale”, un nostro ascoltatore. Simone Bargiotti, si offerto di fare qualche intervista presso la cooperativa sociale “Il Martin Pescatore” di Casalecchio di Reno (Bologna). Simone ha raccolto in forma anonima la voce dei lavoratori chiedendo “cosa hanno apprezzato e cosa ci sarebbe da cambiare secondo loro” nei servizi di salute mentale e nel lavoro che svolgono per la cooperativa…Uno dei ragazzi vorrebbe “trovare dei lavori che siano utili per la società, non solo socialmente utili”, mentre un altro riflette sul concetto di malattia mentale poiché “quando si sente in giro sembra chissà che cosa, mentre invece è una malattia come le altre”.

13 febbraio 2019
 
Borderline: Con uno strato di pelle in meno

..Conoscete qualcuno che ha dei comportamenti che vi irritano o vi causano preoccupazioni perché li trovate incomprensibili? Qualcuno che si arrabbia, si mette in pericolo o si fa del male e voi non riuscite a comprenderne i motivi? Forse avete a che fare con una persona con disturbo borderline. ..Di questo disturbo si sente sempre più spesso parlare. “E’ caratterizzato da relazioni instabili, da tentativi di evitare l’abbandono reale o immaginario, da sentimenti di vuoto, da un’instabilità affettiva, da crisi di rabbia o perdita di controllo, da una grande impulsività, da gesti autolesivi, da alto rischio di suicidio e da ideazioni paranoiche”. ..La psichiatra Maria Grazia Beltrami coordina per la Dipartimento di salute mentale un progetto sui disturbi di personalità, in collaborazione con la regione Emilia Romagna. Proprio perché si tratta di un disturbo di non facile definizione, perché molti di questi comportamenti possono essere presenti, saltuariamente anche in persone senza diagnosi, la dottoressa precisa che nonostante la definizione sia così ampia “si devono presentare in modo stabile almeno 5 criteri, tra quelli che ho elencato” per poter parlare di disturbo borderline in un adulto…Come ci si deve comportare con una persona che ha un disturbo borderline, e manifesta uno comportamenti? Secondo Beltrami “sono persone che vanno ascoltate, poiché la manifestazione di uno dei criteri è un segnale di disagio, che ha il significato di una richiesta d’aiuto”…La puntata prosegue con l’intervista a Luca Sasdelli, genitore di una ragazza borderline, che è venuto in redazione a raccontare la sua esperienza personale, spiegando come, una volta saputa la diagnosi “eliminato completamente il giudizio dalle nostre vite” lui e la moglie abbiano riscoperto il rapporto con la figlia…E non è un caso che entrambe, la psichiatra e il padre, per spiegare quanto le persone “border” siano molto più sensibili alle emozioni e suscettibili anche ai più piccoli cambiamenti, utilizzino una metafora: è come se queste persone avessero “uno strato di pelle in meno”.

06 febbraio 2019
 
“Niente su di me senza di me”

Il “Dialogo Aperto” approda in Italia..“Creare un dialogo coinvolgendo tutti coloro che soffrono, dal giovane che è sospettato di abusare di crack, al padre e alla madre, che muoiono per la preoccupazione che provano per il figlio”… ..Pazienti, familiari e operatori tutti insieme in un dialogo terapeutico con un solo obiettivo: il benessere degli utenti psichiatrici. Questa la rivoluzione dell’Open Dialogue, il metodo messo a punto nei primi anni 80 da Jakko Seikkula, psichiatra finlandese. Si tratta di una terapia psicologica all’insegna della trasparenza e del motto: “Niente su di me senza di me”; agli operatori non è permesso di parlare di un paziente, se non alla sua presenza; ogni decisione infatti viene condivisa durante le sedute collettive in presenza del paziente e dei suoi cari… ..Jakko Seikkula spiega che..“Il metodo è nato dall’unione di due idee: enfatizzare il ruolo del dialogo durante l’incontro terapeutico, e permettere alle famiglie e alle altre persone importanti coinvolte con il paziente di organizzare rapidamente il sistema di cura durante le crisi”.. ..Da poco il nuovo approccio terapeutico è giunto anche in Italia. Una sperimentazione, partita oltre un anno fa, che ha coinvolto sette Asl dal Nord al Sud della penisola: Torino capofila, Savona, Trieste, Roma 1 e 6, Modena e Catania… ..“Non si tratta di imparare qualcosa, ma di disimparare moltissimo”..Raffaella Pocobello è la ricercatrice del Cnr di Roma che si è occupata di seguire da vicino la prima ricerca che studia l’applicazione e i risultati del metodo del Dialogo Aperto in Italia. Psicoradio l’ha intervistata…Ma quali sono state le difficoltà principali nell’importare questo metodo, profondamente rivoluzionario, nel nostro Paese? Innanzitutto la poca disponibilità di personale, soprattutto se paragonato a quello finlandese; poi, la rigidità nell’organizzazione dei turni degli operatori. La ricerca sottolinea anche il problema degli spostamenti per assicurare interventi rapidi, che in grandi città come Roma sono molto diffcili…Il cuore dello studio – afferma la ricercatrice – si può riassumere nel fatto che gli operatori possano parlare del paziente solamente in sua presenza. Rispetto all’approccio attuale, in cui si parlava tra medici ed operatori dei “casi”, escludendo il paziente, la prospettiva è completamente ribaltata. Una novità che coinvolge e cambia profondamente anche gli operatori: “per esempio, non è più possibile utilizzare il gergo tecnico – prosegue la ricercatrice – bisogna invece mettersi in gioco in prima persona. Non si tratta di imparare qualcosa, ma di disimparare moltissimo. E di tornare umani”….. *Si ringrazia la redazione di radio Liberamente di Modena per l’intervista a Jakko Seikkula

30 gennaio 2019
 
Virgilio: ma che razza di uomini è questa?

“In pochi a nuoto arrivammo qui sulle vostre spiagge…Ma che razza di uomini è questa?..Quale patria permette un costume così barbaro, che ci nega perfino l’ospitalità della sabbia; che ci dichiara guerra e ci vieta di posarci sulla vicina terra? ..Se non nel genere umano e nella fraternità tra le braccia mortali, credete almeno negli Dei, memori del giusto e dell’ingiusto”…(Virgilio, Eneide, Libro I, 538-543)..Non c’è bisogno di dire quanto sia attuale il tema dell’immigrazione. Nella puntata che vi riproponiamo parliamo di chi raggiunge le nostre coste affrontando sofferenze e pericoli e, una volta arrivato, si trova a fare i conti con umiliazioni, anonimato, perdita dell’identità che aveva in patria. Quali sofferenze psichiche può produrre questo enorme cambiamento culturale? ..Psicoradio intervista Roberto Maisto e Maria Nolet, psichiatri dell’Ausl di Bologna che da tempo si occupano delle cure psichiche dei migranti, lavorando in equipe con antropologi, psichiatri, psichiatri e mediatori linguistico/culturali…“Curare persone che vengono da altre culture ci insegna a relativizzare le nostre conoscenze, ad uscire dall’onnipotenza del pensiero occidentale. Non siamo soli al mondo, l’etnocentrismo è un atto di superbia” spiega lo psichiatra Roberto Maisto…Ma qual’è la differenza tra psichiatria transculturale ed etnopsichiatria? “Per psichiatria transculturale, dice la dottoressa Nolet, s’intende una psichiatria che deve approcciarsi alla cultura della persona che viene in cura; la cultura dell’altro può essere molto distante dalla nostra, quindi si deve fare attenzione per comprendere le motivazioni e il pensiero dell’altra persona. Invece l’etnopsichiatria e l’etnopsicologia prevedono che si utilizzino dispositivi specifici per curare le persone che provengono da un’altra cultura.” ..Per Roberto Maisto “Occorre innanzitutto fare insieme al migrante una sorta di analisi della situazione di qual è il disagio, cercare di capire qual è il problema: se è un ostacolo linguistico, sociale, culturale, psicopatologico”. Secondo Nolet, con le ultime ondate migratorie: “La sofferenza è spesso frutto dei traumi subiti durante il percorso; si tratta di qualcosa di molto diverso rispetto al semplice sradicamento che deriva da una immigrazione “tradizionale” più strutturata”.

23 gennaio 2019
 
Slegalo e ascoltalo

“Sono 26 su 220 i servizi psichiatrici ospedalieri italiani a contenzione zero. Questo significa che solo il 10% non lega”….Psicoradio torna a parlare di contenzione e lo fa con la psichiatra Giovanna del Giudice, autrice del libro “… E tu slegalo subito. Sulla contenzione in psichiatria” e tra i e i primi firmatari della lettera aperta sulla morte di Agostino Pipia, avvenuta, probabilmente per contenzione, lo scorso dicembre nel Servizio di Diagnosi e Cura (Spdc) di Cagliari, durante un trattamento sanitario obbligatorio…La lettera, indirizzata all’Assessore alla Salute della Regione Sardegna Luigi Arru e alla Ministra alla Salute Giulia Grillo, chiede di attuare immediati provvedimenti per l’abolizione della contenzione meccanica nei Servizi psichiatrici ospedalieri sardi e di ogni pratica “inumana e degradante” nei confronti delle persone con disturbo mentale. Sul sito www.slegalosubito.com è possibile aderire alla campagna nazionale “E tu slegalo subito” promossa dal Forum Salute Mentale…..La contenzione sarà il focus della diretta che andrà in onda mercoledì 30 gennaio alle 13 sulle frequenze di Radio Città del Capo, in cui continueremo a parlarne con la psichiatra Giovanna del Giudice. ..La puntata prosegue poi con le testimonianze di alcuni uditori di voce che la redazione ha raccolto qualche tempo fa alla conferenza “Lavorare creativamente con le voci ” svoltasi a Corropoli… “Non è sempre semplice convivere con il problema, potrebbe essere di aiuto tanta solidarietà e sensibilità”, spiega ai microfoni di Psicoradio Martino. In molti casi le prime voci che una persona sente sono molto negative e questo di solito spaventa ed impaurisce facendola sentire impotente, come ci racconta Daniele: “All’inizio pensavo fosse uno scherzo e ho avuto molta paura… poi la psicologa mi ha parlato del sentire le voci e da lì ho imparato pian piano a dialogarci”. Grazie al lavoro di gruppi di supporto in cui è possibile apprendere tecniche e modalità di dialogo con le voci (come ad esempio il metodo creato da Ron Coleman), gli uditori possono imparare a gestirle e renderle più familiari…Per approfondire Psicoradio ha intervistato il dott. Marcello Macario, presidente della “Rete Italiana Noi e le Voci” e psichiatra al Dipartimento di Salute Mentale di Savona.

 
 
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