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Tre anni di scandali a Palazzo Lombardia

Tre anni di inchieste giudiziarie, ancora sulla sanità, oltre che sulle opere pubbliche. L’attesa e annunciata discontinuità della giunta regionale di Roberto Maroni, con gli scandali che hanno portato alle fine anticipata delle amministrazioni di Roberto Formigoni, non si vede.

Proprio nel terzo anniversario dall’elezione, il numero uno di Palazzo Lombardia si è visto arrestare il presidente della commissione sanità Fabio Rizzi, colui che avrebbe voluto assessore e che di fatto era il consigliere più ascoltato da Maroni, per competenza e affinità politica, arrivando dal Varesotto, la terra di elezione del Carroccio. L’accusa è di aver ottenuto tangenti per i servizi odontoiatrici pubblici esternalizzati ad aziende riconoscenti.

Altro cardine della maggioranza di Maroni finito agli arresti a ottobre dell’anno è l’ex assessore regionale alla sanità Mario Mantovani, per lui l’accusa è di aver fatto ottenere incarichi pubblici, come per la ristrutturazione dell’ospedale di Magenta, all’architetto che si è occupato della vendita e ristrutturazione di alcune sue proprietà. Nella stessa inchiesta è anche indagato per abuso d’ufficio, ma in posizione marginale, l’assessore al bilancio Massimo Garavaglia, altro uomo di fiducia del presidente Maroni. Avrebbe sollecitato l’affidamento a un’associazione del territorio il trasporto in ospedale di persone dializzate. Per questo è indagato anche l’ex direttore della Asl 1 di Milano Giorgio Scivoletto, vicino a Mantovani.

Problemi giudiziari tra i dirigenti della sanità pubblica lombarda li troviamo anche nello scandalo sugli appalti pubblici e opere Expo del maggio 2014, per cui erano finiti in carcere il direttore della pianificazione dell’Esposizione Angelo Paris, e i faccendieri Gianstefano Frigerio e Primo Greganti. In questo scandalo sono indagati Patrizia Pedrotti e Paolo Moroni, rispettivamente ex direttori amministrativo e generale dell’ospedale di Melegnano, e Daniela Troiano ex direttore generale dell’azienda ospedaliera di Pavia.

Come non dimenticare nel marzo del 2014 l’arresto di Antonio Rognoni direttore di Infrastrutture Lombarde, l’azienda della Regione che si occupa degli appalti di tutte le grandi opere. Il dirigente avrebbe truccato una serie di appalti e senza l’opera della magistratura magari sarebbe diventato sub-commissario di Maroni all’Expo.

Infine lo scandalo che ha portato alle dimissioni del presidente delle Ferrovie Nord Milano Norberto Achille per i maxi rimborsi a spese del contribuente.

Il presidente Roberto Formigoni tre anni e mezzo fa, approfittando delle vicine elezioni politiche, si dimise. Il presidente Roberto Maroni per ora esprime stupore, delusione e “rude incavatura”. Forse i lombardi meritano altro.

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    Fabio Fimiani
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Fabio Rizzi, un simpatico potente

Potente, stimato e simpatico. Fabio Rizzi è uno dei personaggi che contano nella Lega Nord. Vive nella parte alta del Varesotto, da dove arrivano gli uomini più potenti del Carroccio, presidente della Lombardia Roberto Maroni compreso.

Fin da quando è diventato sindaco di Besozzo, in riva al Lago Maggiore, questo medico rianimatore ha sempre pesato nella Lega più delle cariche istituzionali o di partito ricoperte. In questa legislatura regionale ha avuto il ruolo chiave di relatore della riforma sanitaria della Lombardia, quella che avrebbe dovuto sancire il riscatto e le mani pulite leghiste, rispetto agli scandali che hanno portato alle dimissioni la precedente giunta di centrodestra targata Roberto Formigoni.

Fabio Rizzi si è iscritto al Carroccio dal 1992, pochi mesi dopo la laurea in medicina con specializzazione in anestesia. Nella sua carriera professionale ha lavorato in numerosi ospedali pubblici e privati, dal Sant’Anna di Como agli Istituti Clinici Iseni di Lonate Pozzolo, vicino all’aeroporto di Malpensa.

Dal 2006 al 2008 è stato segretario provinciale varesino della Lega Nord, dal 2007 diventa sindaco di Besozzo, di cui era già stato vicesindaco, e nel 2008 diventa senatore, motivo per cui si deve dimettere da consigliere regionale per incompatibilità. Nel 2009 è tra coloro che lavorano alla nascita della sezione sarda del Carroccio.

L’ascesa politica di Rizzi fa però un balzo con la candidatura a presidente della Lombardia nel 2013. È tra gli uomini più fidati del candidato presidente Roberto Maroni, che lo avrebbe voluto assessore alla Sanità, carica poi andata a Mario Mantovani arrestato a sua volta in un’altra inchiesta giudiziaria. Rizzi da presidente della commissione Sanità è tra i registi del varo della legge di riforma, che avrebbe dovuto fare piazza pulite sulle storture della riforma del 1997, e degli scandali che hanno portato alle elezioni regionali lombarde anticipate nel 2013.

Oggi l’arresto per corruzione e turbativa d’appalti pubblici. “Chi sbaglia non merita la Lega”, è il primo commento del segretario della Lega Nord Matteo Salvini. “Provo stupore, delusione e sono incazzato”, ha detto il presidente della Lombardia Roberto Maroni.

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    Fabio Fimiani
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Balzani verso la lista arancione

Francesca Balzani potrebbe guidare la lista civica della sinistra che appoggerà il candidato sindaco del centrosinistra per Milano Giuseppe Sala.

La vicesindaca si è incontrata prima con il vincitore delle primarie, con il quale ha avuto un colloquio di una mezz’ora, poi con il segretario del partito democratico metropolitano Pietro Bussolati. L’esponente Pd le ha chiesto di guidare la lista arancione. Balzani ha preso tempo, considerato anche che in questi giorni ha fissato incontri con i suoi sostenitori, mercoledì con i simpatizzanti dem al circolo Aniasi di corso Garibaldi, giovedì in un’assemblea del comitato delle primarie allo spazio Avanzi in via Ampere, in zona Città Studi.

Da parte sua, al termine del colloquio, Giuseppe Sala ha ribadito l’impegno a tenere insieme tutto il centrosinistra che ha partecipato alle primarie, per recuperare il “civismo attivo di Milano”. Per questo motivo il candidato sindaco si è impegnato a definire l’assetto della sua coalizione entro venerdì, al termine quindi degli incontri pubblici di Francesca Balzani.

Sala è preoccupato di rinsaldare la coalizione dopo le polemiche della campagna delle primarie. Nei giorni scorsi si è incontrato con Pierfrancesco Majorino, mentre il sindaco Giuliano Pisapia ha espresso l’auspicio che Balzani guidi la lista arancione. Il fronte di sinistra dell’alleanza appare quello più vulnerabile, ancor di più dopo che al centro si prospetta la concorrenza di Stefano Parisi, che sta ricompattando il centrodestra, dove è anche presente il centrista Corrado Passera.

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    Fabio Fimiani
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La battaglia del voto nelle periferie

Giuseppe Sala ha vinto le primarie in tutta Milano, tranne che nella Zona 3 Loreto-Lambrate, dove ha prevalso Francesca Balzani.

Il candidato sindaco del centrosinistra ha avuto le sue roccaforti elettorali in centro, con seggi come quello alla Casa della Cultura, zona San Babila, dove ha sfiorato il settanta per cento, o quello del centro comunale di corso Garibaldi, dove ha superato il 56 per cento. Il commissario a Expo ha avuto un grande consenso anche in alcune periferie come a Santa Giulia, dove ha preso il sessanta per cento, al quartiere degli Olmi il cinquantotto per cento. Proprio nei quartieri occidentali Sala ha fatto il pieno di consensi con il cinquanta per cento al Gallaratese e San Leonardo, il cinquantatré in zona Certosa e il quarantotto a Quarto Oggiaro e Musocco.

Francesca Balzani ha avuto il suo massimo consenso in numerosi seggi della Zona 3, ma anche della Zona 2. Il massimo l’ha ottenuto al seggio in via Ampere, Città Studi, dove è arrivata al 46 per cento, seguito da quello in zona Rovereto al 45, ottimo risultato anche in zona Espinasse con il 44, e al quartiere Fontana-Isola con il 42.

Pierfrancesco Majorino ha visto la sua migliore affermazione nella Zona 6, dove ha preso il 26 per cento. Tra i migliori seggi Ronchetto sul Naviglio con il 42 per cento, il 33 di Quinto Romano, il 31 di Niguarda centro, il 30 in zona Cagnola e il 29 dell’Isola e in via Lomellina.

Per chiudere Antonio Iannetta ha preso il 3 per cento a Figino e quasi il 2 per cento in zona Moncucco.

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    Fabio Fimiani
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Possibili scossoni a sinistra

Tutti pronti a collaborare con Giuseppe Sala, o in attesa delle sue mosse per decidere cosa fare, come Sinistra Ecologia e Libertà.

Dopo la vittoria del commissario unico a Expo alle primarie del centrosinistra milanese, la parola collaborazione e l’idea di tenere aperta e larga la coalizione sono al centro dei pensieri e dei messaggi che si mandano i diversi schieramenti che hanno animato la competizione.

Fin dai primi momenti al Teatro Elfo Puccini la parola d’ordine è stata stemperare le rivalità, proprio a sinistra, dove la competizione tra Francesca Balzani e Pierfrancesco Majorino ha lasciato le maggiori asperità tra i rispettivi sostenitori.

Il risultato di Giuseppe Sala, di gran lunga inferiore alla somma dei voti di Balzani e Majorino, suggerisce alla coalizione la direzione politica da intraprendere: un centrosinistra largo di governo, che non replichi il quadro politico nazionale che vede il PD alleato di Alfano.

Proprio per questo sono tutti attenti alle mosse di Balzani, Majorino e Sel, che già per partecipare alle primarie ha più volte ottenuto autonomia rispetto alle decisioni nazionali.

In queste ore i dirigenti di Sinistra Ecologia e Libertà prendono tempo: mercoledì è prevista la prima riunione del partito post primarie, ma non sarà decisiva. Il Pd locale sostiene il mantenimento della coalizione delle primarie. Le mosse politiche e programmatiche a questo punto spettano a Giuseppe Sala, dopo che avrà preso una vacanza, come annunciato. C’è quindi tempo. Intanto la sinistra che non ha partecipato alle primarie, Rifondazione Comunista e Possibile, attende l’evoluzione del voto e si prepara a scegliere il proprio candidato sindaco.

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    Fabio Fimiani
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Le divisioni premiano Sala

Una vittoria netta, grazie alle divisioni della sinistra. Giuseppe Sala ha vinto le primarie del centrosinistra con il quarantadue per cento, pari a venticinquemila voti, e sarà il candidato sindaco alle elezioni comunali di Milano della prossima primavera. Affluenza in calo con sessantunomila votanti, erano stati seimila in più nel 2010, ma si erano svolte in un solo giorno, stavolta due.

Al secondo posto è arrivata Francesca Balzani con il trentaquattro per cento, in quaranta giorni di candidatura ha preso ventimilacinquecento voti, terzo Pierfrancesco Majorino, il primo candidato nel luglio scorso, con il ventitré per cento pari tredicimilanovecento voti. Insieme fanno il cinquantasette. Quarto e ultimo Antonio Iannetta con lo zero virgola sette e meno di cinquecento voti, le firme necessarie alla presentazione erano duemila.

Le primarie di Milano si sono concluse concluse come numerosi osservatori indicavano, Sala ha preso poco più del quaranta per cento, rispetto al sessanta che i sondaggi gli attribuivano all’inizio, e ha vinto grazie alla divisioni dei due candidati di sinistra Balzani e Majorino. Già in serata Sinistra Ecologia Libertà ha annunciato che per loro si apre una nuova stagione politica. Intanto oltre a un po’ di recriminazioni, sia sui social media che al teatro Elfo Puccini, non mancavano le critiche al sindaco Giuliano Pisapia per come ha gestito la sua uscita da Palazzo Marino, annunciata nel nel marzo scorso.

Le divisioni di questa campagna elettorale sono iniziate, e sanciscono la fine della stagione arancione, si apre ora una fase vicina al centrosinistra in chiave nazionale.

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    Fabio Fimiani
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Milano, cercasi futuro per l’Ortomercato

Sono allo studio nuovi piani per l’Ortomercato di Milano, che prevedono anche capitale privato, magari di Eataly, intanto l’amministratore unico Nicolò Dubini è dimissionario.

È tutto ancora da scrivere il futuro della struttura di via Lombroso, fondamentale non solo per la città metropolitana, ma per tutto il Paese, dato che è la principale porta verso l’estero dell’ortofrutta, delle carni bianche (avicunicole) e del pesce nazionale.

Sono anni che si discute invano della ristrutturazione dei padiglioni, per questo Dubini ha predisposto due progetti, uno da 500 milioni di euro, e uno da 130. Il primo prevede la trasformazione dell’area adiacente la tangenziale est e la cerchia ferroviaria in un grande snodo per l’agroalimentare nazionale. La parte principale riguarda il rifacimento dei padiglioni dell’ortofrutta, la zona più estesa tra quelle dei Mercati generali.

Il progetto di Dubini è molto innovativo e ambizioso, e prevede anche di aprire i Mercati generali alla ricerca e alla cultura del cibo, con anche spazi per la vendita diretta al pubblico. In Comune non ha trovato sostegno, per questo Dubini ha rassegnato le dimissioni al sindaco di Milano Giuliano Pisapia, e le ha mandate anche al presidente del Consiglio Matteo Renzi, al ministro all’agricoltura Maurizio Martina e quello allo sviluppo economico Federica Guidi, vista l’importanza della struttura. Secondo il manager il progetto si potrebbe sostenere con un partenariato pubblico-privato.

Sul piano Dubini il Corriere della Sera ha sentito il patron di Eataly Oscar Farinetti, che sarebbe interessato a visionare il progetto. A Bologna, proprio dalla dismissione di 80mila metri quadrati dei mercati generali, l’imprenditore piemontese sta realizzando Fico Eataly World, un parco agroalimentare che in piccolo sembra assomigliare al progetto di Dubini per via Lombroso.

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    Fabio Fimiani
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Torna il trasferimento di San Vittore

Giuseppe Sala ha presentato la novità dello spostamento del carcere di San Vittore dal centro della città nel confronto a quattro all’auditorium Demetrio Stratos di Radio Popolare, una vecchia proposta dei sindaci Gabriele Albertini e Letizia Moratti.

Il commissario ad Expo, più incisivo che nel dibattito al Teatro Dal Verme, ha indicato il trasloco del penitenziario come priorità, insieme alla ridefinizione dell’accordo di programma con le Fs per gli ex scali ferroviari, e al riuso delle caserme dismesse. La giunta Pisapia, nel suo Piano di Governo del Territorio, l’ha tolto dalle aree in trasformazione della città, escludendone quindi il trasferimento.

Durante il dibattito si sono accentuate le polemiche tra i candidati che parlano all’elettorato più di sinistra sull’inattuabilità delle rispettive proposte, come quella del reddito minimo di cittadinanza dell’assessore ai servizi sociali Pierfrancesco Majorino da parte del vicesindaco Francesca Balzani, e, a parti inverse, il biglietto gratuito dei mezzi pubblici di superficie. Però è arrivata ancora una volta la stima tra i due per il lavoro fatto in questi anni, che li vedrebbe l’uno scegliere l’altro come assessore o come vicesindaco, proposta di Balzani, in caso diventasse primo cittadino. Anche se hanno escluso ancora una volta un accordo, anche difronte agli appelli dei concorrenti di cinque anni e mezzo fa, il sindaco Giuliano Pisapia, il costituzionalista Valerio Onida e l’architetto Stefano Boeri.

Polemica c’è anche stata da parte di Balzani verso Sala per la dichiarazione di appoggio nei suoi confronti di Denis Verdini, leader dei fuoriusciti da Forza Italia Alleanza Liberalpopolare-Autonomie, che di fatto appoggia il governo. Sala ha replicato che neanche lo conosce e che esclude a Milano di replicare il modello politico nazionale, perché è  interessato alla città e non segue le dinamiche romane.

Una stoccata è arrivata anche da parte di Antonio Iannetta nei confronti della proposta di Majorino di vendere lo stadio: l’esponente dell’Uisp ha escluso che qualcuno lo compri.

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    Fabio Fimiani
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“Spero che Milano abbia una sindaca”

Era attesa, anticipata dalle indiscrezioni ed è arrivata. Alle primarie del centrosinistra di Milano il sindaco Giuliano Pisapia voterà per la sua vice Francesca Balzani.

La campagna per la scelta del successore del primo cittadino avvocato è entrata negli ultimi dieci giorni con la dichiarazione forse più attesa. Tutti i candidati, Giuseppe Sala, Pierfrancesco Majorino e Antonio Iannetta, oltre a Balzani, dichiarano infatti di voler continuare l’esperienza di governo iniziata cinque anni fa, ‎anche se con sensibilità diverse.

L’attesa dichiarazione è avvenuta durante un aperitivo di sostenitori della vicesindaco in zona Brera, con un Pisapia un po’ commosso: “Vedo, sento e leggo quello che sta avvenendo alle primarie. Sono le primarie che volevamo, aperte, competitive e forse anche troppo, sicuramente utili – ha proseguito – perché hanno restituito entusiasmo, partecipazione, e soprattutto una grande presenza di popolo del centrosinistra. È chiaro che ci sono tre candidati e io oggi sono venuto a brindare con la candidata che preferisco. Voglio aggiungere: mi piacerebbe molto che il prossimo sindaco di Milano fosse una donna e quindi una sindaca. Credo che siate abbastanza intuitivi per capire che voterò la mia vicesindaco, che come ho detto più volte è un ottimo vicesindaco e quindi sarebbe un ottimo sindaco. Anzi un’ottima sindaca”.‎

Ovviamente molto contenta Francesca Balzani: “Sono molto orgogliosa di avere il voto del sindaco Pisapia: il miglior sindaco che Milano abbia avuto”.

La vicesindaco Balzani ieri ha pure avuto la dichiarazione di voto di 56 tra dirigenti, quadri e militanti di Sinistra Ecologia Libertà, tra cui il capogruppo a Palazzo Marino Mirko Mazzali, il consigliere comunale Luca Gibellini e quello metropolitano Pietro Mezzi. A questo punto della campagna l’eredità della Milano arancione e civica della sinistra diffusa, che cinque anni fa contribuì alla riconquista ‎della guida di Palazzo Marino, si è ricomposta.

Sabato pomeriggio al Teatro dell’Elfo per Balzani ci saranno infatti i tre candidati delle primarie scorse: Giuliano Pisapia, Stefano Boeri e Valerio Onida.

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    Fabio Fimiani
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Chi voterà il 6 e il 7 febbraio?

Mancano meno di due settimane alle primarie del centrosinistra di Milano, e i sondaggi registrano ancora un consistente vantaggio di Giuseppe Sala su Francesca Balzani e Pierfrancesco Majorino. Cinque anni fa gli istituti di sondaggio segnalavano un sostanziale testa a testa tra Giuliano Pisapia e Stefano Boeri, e più staccato Valerio Onida.

Il commissario unico a Expo è in discesa rispetto all’inizio, ma con ancora un ampio margine: all’inizio era attorno al 60 per cento dei consensi, ora è al 50.

Ci sono alcuni elementi di riflessione in questo ampio uso dei sondaggi. Il primo è la proliferazione di indagini: come sappiamo, i committenti possono influenzare l’esito, non a caso nelle norme della famigerata par condicio è stato codificato il loro uso.

Il campione di persone intervistate è sull’elettorato del centrosinistra – e non su chi si reca alle primarie – una differenza sostanziale, che diminuisce l’attendibilità. Andare volontariamente alle urne per scegliere un candidato è cosa diversa da recarsi a un seggio per votare il sindaco.

In questo momento ci sono due candidati che fanno incontri più partecipati – Balzani e Majorino – con la prima in crescita e capace di intaccare l’elettorato di Sala, mentre il secondo ha dalla sua sostenitori molto motivati e galvanizzati dalla vittoria del primo dibattito a quattro. In questo elettorato c’è anche una parte attiva che si asterrà, perché pensa che la divisione tra i due candidati più di sinistra agevoli la vittoria dell’amministratore di Expo.

Sala non sembra riuscire a motivare alla partecipazione, ma può contare su una fama personale consistente che lo rende votabile da un elettorato di opinione ed è sostenuto da un bel pezzo del Partito democratico.

Proprio per questo in tutti i comitati c’è tensione, anche per la singola apparizione mediatica, perché la sfida è innanzitutto portare al voto i milanesi il 6 e 7 febbraio. E nessuno sa da chi è composto il popolo delle primarie milanesi, probabilmente molto diverso da quello del novembre 2000.

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    Fabio Fimiani
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Le pagelle della serata

Pierfrancesco Majorino. È stato indubbiamente il vincitore della serata, l’esperienza su come si tiene un palco di un’iniziativa politica, insieme all’esperienza amministrativa gli hanno fatto prendere applausi a scena aperta e non solo dai suoi sostenitori appassionati. I contenuti sono stati marcati molto socialmente e non ci sono state sorprese. Voto 8

Francesca Balzani. È arrivata al secondo posto, ha portato due proposte che valgono il lavoro di cinque anni: gestire le 70mila case popolari di Aler (della Regione), la giunta Pisapia con MM da un anno ha ricominciato a farlo con le ventottomila di sua proprietà, e la borsa degli spazi privati, con fondo per garantire in caso di morosità incolpevole. Ha fatto un po’ fatica, forse perché è stata sorteggiata per iniziare la serata. Voto 7,5

Giuseppe Sala. È partito un po’ lento, con il suo stile di approccio diretto e pacato, la proposta di finanziare la ristrutturazione delle case popolari vendendo quote di Sea (la società di Malpensa e Linate) è stata accolta in sala timidamente. Punzecchiato sul bilancio di Expo ha reagito tirando fuori la grinta, che sicuramente ha messo nell’organizzare l’Esposizione. Quando parla sembra sempre che affronti i problemi come i padiglioni. Il sogno è la riapertura dei Navigli. Voto 7

Antonio Iannetta. È stato simpatico, ha fatto un po’ di fatica a stare solo nel ruolo del candidato, ha infatti cercato di fare domande anche ai suoi concorrenti. È chiaro che la formazione di manager dello sport di base (è direttore dell’Uisp) lo ha abituato a capire il ruolo di presidio educativo e sociale, soprattutto nelle periferie. Anche per lui le case a canone moderato sono una priorità da sostenere. Voto 6

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    Fabio Fimiani
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Le scelte dei cattolici nel centrosinistra

È in movimento il voto dei cattolici milanesi per le primarie e amministrative. Più che mai l’elettorato è alla ricerca di uno o più candidati sindaci che si richiamino alla dottrina sociale della Chiesa. L’Arcidiocesi di Milano ha diffuso il documento “Per la Città” con le indicazioni per i fedeli.

Tra queste l’incoraggiamento alla partecipazione, l’attenzione alla dottrina sociale, a partire dagli ultimi e dai temi etici, un richiamo alla legalità e alla resistenza alla corruzione, e che la Chiesa non si schiera ma i cattolici sì. Uno dei passaggi più significativi invita a presentarsi “tutti insieme impegnati per non permettere che la città muoia di tristezza, banalità e rassegnazione”.

Mentre il Consiglio episcopale milanese elaborava il documento sono iniziati gli incontri, i contatti, i posizionamenti di chi si riconosce nel centrosinistra, e di chi vuole sentire le proposte dei candidati. Inizialmente Giuseppe Sala sembrava più vicino alle sensibilità cattoliche.

Il commissario di Expo, pochi giorni dopo la chiusura dell’Esposizione, si era presentato alla Fondazione Ambrosianeum a un dibattito sulla Città Metropolitana, partito da un documento delle Acli su Milano aperta e sostenibile, e proprio dalle riflessioni di quella sera si era capito che si sarebbe candidato. L’accoglienza che aveva avuto ai primi di novembre sembrava ampia, considerando oltretutto che mancava la componente vicina a Comunione e Liberazione-Compagnia delle Opere, già convinta dall’operato del manager, che ha sempre detto di non aver avuto rapporti con il movimento.

In questi oltre due mesi sono aumentati i candidati e le iniziative si sono moltiplicate, così come i posizionamenti, e la ricerca di risposte nei programmi. Non a caso tre associazioni come Acli, Casa della Carità e i gesuiti del Centro San Fedele hanno proposto ai candidati un confronto pubblico.

Da queste diverse sensibilità si è fatta portare una parte del mondo cattolico del sociale, che ha lavorato in questi anni con l’assessorato ai Servizi sociali guidato da Pierfrancesco Majorino, un altro dei candidati alle primarie.

Giuseppe Sala, con le sue aperture alla collaborazione con i privati, e anche la possibilità di vendere ulteriori quote delle aziende partecipate, sta un po’ sorprendendo una parte dell’elettorato cattolico. L’altra sera il manager non ha particolarmente convinto la platea dell’assemblea dei gruppi e associazioni presso Zona K all’Isola, convocata dai democratici Fabio Pizzul, Paolo Cova, Marco Granelli, Andrea Fanzago vicini all’Azione Cattolica e alla Caritas.

Chi sta conquistando posizioni sulla difesa del pubblico è la vicesindaca Francesca Balzani, l’ultima arrivata, forte della sua esperienza al Bilancio nella giunta del sindaco Giuliano Pisapia, improntata proprio alla valorizzazione dei servizi e delle proprietà pubbliche. Alle sue iniziative si vede sempre l’ex vicepresidente della Provincia Alberto Mattioli, e anche l’ex consigliere comunale Giovanni Colombo la sostiene, pure loro arrivano dal mondo vicino all’Azione Cattolica. La vicesindaca, oltre ad aver scelto per l’educazione dei figli una scuola privata cattolica, è anche appassionata di filosofia cristiana.

Rimangono con Sala gli scout dell’Agesci, che a Milano possono contare sui democratici Roberto Cociancich e Anna Scavuzzo, molto legati al presidente del consiglio Matteo Renzi, proprio per la comune partecipazione al movimento.

Nella Chiesa di papa Francesco, che ha rimesso l’uomo al centro del dibattito rispetto all’economia, sono quindi da vedere le scelte dei cattolici, che, seguendo il messaggio del pontefice, spesso stanno modificando l’azione stessa delle associazioni e istituzioni ecclesiali.

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    Fabio Fimiani
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In difesa del Centro assistenza minori

Sacchi a pelo e aula consiliare della Zona 2 di Milano occupata per difendere il Cam, il Centro assistenza minori di via Pusiano. Hanno passato così la notte le puericultrici della struttura in zona Crescenzago; insieme a loro alcuni consiglieri di zona, tra cui il presidente della commissione sanità e servizi sociali Luigi Tranquillino.

La vertenza va avanti da tempo, e riguarda la trasformazione della Provincia di Milano in Città Metropolitana, con relative modifiche di attribuzioni, in compartecipazione con la Regione, e tagli nei trasferimenti dallo Stato. Per questo motivo dalla fine di maggio il Cam non accetta bambini e di fatto è in via di chiusura. Fino all’entrata in vigore della decisione gli ospiti erano trentasei, nel frattempo ne sono stati dimessi diciannove, e per una ventina è stata rifiutata l’accoglienza.

Contro questa scelta il Consiglio di Zona 2 ha votato una mozione a larga maggioranza, solo due astenuti e un contrario. Il documento è molto articolato e cita i pareri positivi sulla struttura da parte dell’Osservatorio metropolitano, del garante per l’Infanzia, del vicario episcopale per la Carità, la Missione e l’Azione sociale dell’Arcidiocesi, e del presidente del Tribunale dei minori.

“Anche nella relazione tecnica della Città Metropolitana che sta portando alla chiusura del Cam – spiega Tranquillino – si definisce di eccellenza la struttura, spero quindi che il sindaco Giuliano Pisapia se ne possa occupare personalmente. Il centro di via Pusiano ospita i bambini più fragili, figli di persone con indigenze profonde, con problemi di delinquenza, di disagio psichiatrico, perché chiudere l’unico centro pubblico con questi risultati?”

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    Fabio Fimiani
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Niente accordo Balzani Majorino

Un sondaggio il 24 o il 25 gennaio per proporre agli elettori di Francesca Balzani e Pierfrancesco Majorino di convergere sul più avanti e formare una squadra sindaco – vicesindaco. Non si è andati più avanti di questo nella serata “Milano non si ferma”, organizzata da Sinistra Ecologia Libertà al Teatro Filodrammatici, per cercare di mettere insieme i due candidati, in cui si riconoscono i suoi militanti e simpatizzanti.

Nella sala tanto piena che, come da “consuetudine delle primarie 2016”, una parte delle persone è rimasta fuori, non c’è stata l’attesa convergenza. Anzi. Non sono rimaste solo le distanze, ma anche la polemica. Davanti a un’interessata offerta di collaborazione di Francesca Balzani, Pierfrancesco Majorino ha declinato, e con dure osservazioni nei confronti della sua concorrente: “Io non sarei mai andato a Roma a chiedere una benedizione a Matteo Renzi”.

Visto che la vicesindaco gli aveva proposto di lavorare a un ticket anche l’assessore ai servizi sociali si è detto favorevole, anche se con un tono non proprio convinto, per poi chiudere l’intervento dicendo che “il popolo delle primarie ci aiuterà nel modo migliore”, lasciando intendere che non si ritirerà.

La proposta del giornalista Paolo Hutter e del consigliere comunale del Pd Carlo Monguzzi di far convergere i voti delle primarie sul più avvantaggiato tra i due è rimasta per ora un’ipotesi, come anche l’eventuale appoggio del sindaco Giuliano Pisapia. Nella lettera mandata all’assemblea il primo cittadino ha, però, ribadito che è un suo diritto scegliere un candidato, e anche questo annuncio ha fatto aumentare le possibilità che si esprima per la sua vicesindaco.

Nella serata c’è stata anche una missiva del segretario del Pd Pietro Bussolati preoccupato della possibilità che Sel in caso di vittoria di Giuseppe Sala esca dal centrosinistra. La risposta della segretaria Anita Pirovano è stata “qui siamo e qui restiamo, e pretendiamo lealtà, mentre ci sono candidati che modificano il perimetro della coalizione”.

In chiusura di dibattito il deputato Daniele Farina ha proposto che si riuniscano gli organismi dirigenti delle forze politiche e civiche presenti in sala “e traggano le loro conseguenze dopo il dibattito della serata”. Un altro modo per cercare di premere sui due candidati affinché si mettano d’accordo prima del voto del 6/7 febbraio.

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    Fabio Fimiani
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Centrosinistra, è iniziata la competizione

La campagna elettorale delle primarie di Milano è entrata nel vivo, anche se i termini per la presentazione delle candidature scadono domani, 12 gennaio. Non farà parte della competizione del 7 febbraio l’ex consigliere provinciale del Pd Roberto Caputo, che ieri ha annunciato di non essere riuscito a raccogliere le firme, come ci aveva anticipato nei giorni scorsi.

Oggi l’appuntamento più atteso sarà alle 21 al Teatro Filodrammatici, dove Sel ha convocato una serie di esponenti della sinistra cittadina e i candidati Piefrancesco Majorino e Francesca Balzani. Alla serata è prevista anche la partecipazione del sindaco Giuliano Pisapia, anche se è possibile che questi rinunci visto che la raccolta firme per le presentazioni è ancora aperta.

Prima, alle 19, Majorino vedrà i ciclisti urbani milanesi al coworking Avanzi in via Ampere a Lambrate; si tratta di un gruppo di cittadini scontenti, nonostante i passi in avanti di questi anni. Balzani sarà alle 18.30 alla Libroteca di Marco d’Oggiono a Porta Genova.

Ieri, nel tardo pomeriggio, Giuseppe Sala ha incontrato un centinaio di responsabili dell’associazionismo cattolico cittadino presso Zona K, in via Spalato al quartiere Isola.

Per adesso non ci sono ancora in programma confronti con tutti i candidati, e anche le stesse agende sono in piena formazione, compresi i comitati di appoggio. Il fermento nel mondo del centrosinistra è stato però palpabile la scorsa settimana, con i primi incontri pubblici, dove la partecipazione è stata superiore alle attese. In tutti gli incontri c’è sempre stato il tutto esaurito, a conferma probabilmente di quanto detto dal sindaco Giuliano Pisapia, secondo cui queste primarie sarebbero state anche stavolta “bellissime”.

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    Fabio Fimiani
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Balzani fa il pieno di entusiasmo

Con la folla per Francesca Balzani al teatro Elfo Puccini di Milano si può dire che la campagna per le primarie del centrosinistra sia entrata nel vivo. Una partecipazione numerosa e appassionata anche per la vicesindaco, dopo quelle per Giuseppe Sala e Pierfrancesco Majorino.

La voglia di esserci per sentire e discutere di Milano, che cinque anni e mezzo fa portò il centrosinistra a riconquistare dopo venticinque anni Palazzo Marino con il sindaco Giuliano Pisapia, sembra sia tornata. La presentazione di Francesca Balzani ha visto il medesimo copione di quelle dei due maggiori rivale: sala piena ben prima dell’inizio, schermi accesi nel foyer, gente in coda fuori, anche solo per salutare la candidata.

Rispetto a Sala e Majorino, la vicesindaco ha portato nella platea numerose persone che formano i comitati nei quartieri: una parte di quella “forza gentile” che fu una delle architravi delle primarie del 2010 prima, e della campagna per le comunali del 2011 poi. Ovviamente all’Elfo Puccini non sono mancati militanti e dirigenti delle forze politiche del centrosinistra.

Il risultato fin qui ottenuto non era scontato per molto osservatori, viste le tante polemiche e discussioni nate ancora prima che a marzo dell’anno scorso Pisapia decidesse di non candidarsi a un secondo mandato. Proprio il sindaco uscente, e una parte del suo staff, hanno sempre ripetuto “che saranno delle bellissime primarie” e per questo si sono adoperati.

Che possano essere appassionate e sorprendenti lo dicono i primi dibattiti e le “scomposizioni” che stanno avvenendo anche tra le forze politiche, come ci si attende in primarie di coalizione. Dopo la gran parte degli assessori della giunta Pisapia che si sono schierati con Sala, potrebbe arrivare l’indicazione di voto del sindaco per Balzani, per cui si sono già schierati l’architetto Stefano Boeri e il costituzionalista Valerio Onida, i protagonisti delle primarie 2010 e di questi anni di rinascita milanese.

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    Fabio Fimiani
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La città che pensano Sala e Majorino

Il sociale come riscatto secondo l’assessore ai Servizi sociali Pierfrancesco Majorino, la città come opportunità per il commissario a Expo Giuseppe Sala. È probabilmente questa la differenza emersa nel primo dibattito per le primarie del centrosinistra di Milano, al quale hanno partecipato solo due dei cinque aspiranti candidati, il 12 gennaio scadono i termini per la raccolte firme.

È stato molto partecipato e caloroso il confronto, durato poco meno di un’ora e quaranta minuti, con Sala e Majorino – quest’ultimo un po’ di più – che hanno fatto fatica a rispettare i tre minuti decisi dall’organizzazione per rispondere alle domande del sociologo Aldo Bonomi, del direttore del sito Gli Stati Generali, Jacopo Tondelli, e di Lorenza Ghidini di Radio Popolare.

Nella sala più grande del cinema Anteo, che non è riuscita a contenere tutti i simpatizzanti e militanti, non si poteva non parlare dell’industria audiovisiva come opportunità di sviluppo, un impegno chiesto e ottenuto dai due candidati dal patron del multisala e produttore cinematografico Lionello Cerri.

Sia Sala che Majorino hanno concordato sul lasciare fuori dalla prossima amministrazione di Palazzo Majorino chi attualmente è all’opposizione, mentre le posizioni sono state più sfumate sul ruolo in città di Comunione e Liberazione, sottolineato ancora prima delle risposte dal disappunto rumoroso del pubblico nel cinema.

La differenza maggiore tra i due esponenti del centrosinistra milanese è emersa nell’idea di Majorino che il riscatto delle periferie inizi dal riuso dei quasi diecimila alloggi pubblici ancora sfitti, di cui un terzo comunali e i rimanenti della Regione. Secondo l’assessore ai Servizi sociali quella è un’opportunità di sviluppo e riscatto. Per Sala anche, ma con una sfumatura maggiore sulla necessità di rispondere a chi vive o arriva a Milano in cerca di opportunità. In questo i due candidati si sono ritrovati sulla necessità di riformare la burocrazia comunale.

Majorino ha anticipato i nomi di due possibili assessori, una riconferma alla Cultura per Filippo Del Corno e la ginecologa Alessandra Kustermann, entrambi suoi sostenitori, mentre Sala ha fatto il nome dell’ex direttore del Corriere della Sera Ferruccio De Bortoli.

Altra differenza tra i due, il rapporto con il presidente del Consiglio e segretario del partito democratico Matteo Renzi, più conflittuale per l’iscritto al Pd Pierfrancesco Majorino, più dialogante per Giuseppe Sala. Entrambi hanno però concordato sulla necessità che ci sia una maggiore attenzione del governo per Milano.

La campagna delle primarie è entrata nel vivo e nei prossimi giorni ci saranno ulteriori dibattiti tra i candidati.

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    Fabio Fimiani
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Per gli assessori, Sala è la continuità

Un racconto di quanto è stato fatto con Giuliano Pisapia come sindaco, per ribadire che la continuità è Giuseppe Sala, commissario unico a Expo, appoggiato da gran parte della giunta Pisapia.

E’ quanto successo in una affollata serata al Teatro Elfo Puccini, segnata da una folla di supporter e simpatizzanti, molti dei quali rimasti fuori dal teatro. Era la prima uscita di Giuseppe Sala come candidato alle primarie del centrosinistra di Milano. Lo stesso manager, a un certo punto, è uscito a scusarsi con le persone in fila per il poco spazio.

L’effetto “pieno” è stato ottenuto grazie anche a uno spazio non troppo grande, sia in sala che nel foyer, e questo ha dato molto calore alla serata, durata alla fine poco meno di due ore, con molte persone nei corridoi ad ascoltare dai televisori predisposti per l’atteso tutto esaurito.

La serata ha avuto come protagonisti gli assessori Daniela Benelli, Chiara Bisconti, Franco D’Alfonso, Marco Granelli, Pierfrancesco Maran, Cristina Tajani e l’ex vicesindaco Lucia De Cesaris, la più applaudita, commossa e polemica, sia con la sinistra radicale per le vicende del cambio di affitti in Galleria, sia per la proposta della vicesindaco, e candidata alle primarie, Francesca Balzani di istituire il sindaco di notte: “eravamo io e Granelli per le esondazioni del Seveso”.

Il ruolo del traghettatore è spettato a D’Alfonso, tra gli animatori della candidatura di Giuliano Pisapia, e ideatore del documento che ha portato gran parte dell’attuale giunta a sostenere Sala.

All’Elfo Puccini c’erano anche gli ex assessori Bruno Tabacci e Maria Grazia Guida, e al manager di Expo non manca il sostegno dell’assessore Carmela Rozza.

Nel suo discorso Sala ha ribadito che “va bene indossare le sacre vesti della politica, ma non dimenticherò il mio mestiere”. Non a caso ha pure sottolineato la necessità di attirare investimenti privati grazie a progetti credibili. Il manager di Expo si è pure soffermato sulla necessità del “rinnovamento della macchina comunale, che è un argomento su cui cittadini e imprese hanno attese elevate e dove il digitale ci dà tante possibilità”.

Quasi a sorpresa tra i suoi pilastri ha citato “la cultura come occasione per Milano, che non ha la capacità di vendere e promuovere per due o tre giorni la città della Basilica di Sant’Ambrogio e del Cenacolo”.

Oggi la campagna elettorale farà tappa al cinema Anteo, per il dibattito tra Sala e l’assessore ai servizi sociali Pierfrancesco Majorino, che ha caratterizzato a sinistra la sua campagna, mentre sabato all’Elfo Puccini ci sarà la vicesindaco Francesca Balzani, la più vicina a Giuliano Pisapia, che sta ancora raccogliendo le firme per la presentazione.

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    Fabio Fimiani
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Intellettuali per Balzani

Sono arrivati a 140 i firmatari dell’appello per Francesca Balzani, la vicesindaco di Milano che si è candidata alle primarie del centrosinistra per il post Giuliano Pisapia a Palazzo Marino. Alla lista si sono aggiunti tra gli altri lo scrittore Marco Belpoliti, la giornalista Giuliana Zoppis, e il filosofo Franco Bolelli.

Balzani è di fatto l’ultima tra i candidati ad aver sciolto la riserva, ai nostri microfoni il 19 dicembre, anche se ufficialmente lo è stato il tanto atteso commissario unico a Expo Giuseppe Sala, il 22. Dal quartier generale della campagna di piazza Oberdan, tuttora in allestimento, fanno sapere che la raccolta firme è arrivata alle fasi conclusive.

A questo punto, oltre alla vicesindaco, deve ancora centrare l’obiettivo l’ex consigliere provinciale Roberto Caputo, che rischia di non farcela. L’assessore ai servizi sociali Pierfrancesco Majorino ha raggiunto il numero di sostenitori da tempo, Antonio Iannetta, direttore dell’Unione Italiana Sport Popolare di Milano, ha dichiarato nei giorni scorsi di aver raggiunto l’obiettivo, mentre Sala lo ha fatto contestualmente alla sua presentazione al Teatro Franco Parenti.

In un’intervista a SkyTg24 il commissario a Expo si è detto per ora contrario all’allargamento dell’Area C di Milano, l’entrata con pedaggio nei giorni feriali all’interno della Cerchia dei Bastioni, ha di fatto ribadito la linea attendista per l’estensione dopo la costruzione della linea 4 della metropolitana, prevista per il 2022.

Nel 2011 i milanesi, però, votarono a larghissima maggioranza per portare il pagamento del pedaggio alla cerchia ferroviaria. Proprio il comitato referendario Milano si muove, che allora propose i referendum consultivi, ha appena depositato nuovi quesiti analoghi, che stavolta saranno propositivi, se saranno raccolte le firme. Lo Statuto del Comune di Milano ha infatti recepito la modifica in tal senso, chiesta dal Movimento 5 Stelle, con una delibera di iniziativa popolare al consiglio comunale.

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    Fabio Fimiani
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Francesca Balzani inizia raccolta firme

Le primarie del centrosinistra di Milano si stanno delineando, in parte. A tre giorni dall’annuncio ufficiale di candidatura dell’amministratore unico ad Expo Giuseppe Sala, è arrivato il ritiro di quella del deputato del Pd Emanuele Fiano, ed è iniziata la raccolta firme per la vicesindaco Francesca Balzani.

E’ decisamente iniziato il confronto elettorale, anche se fino al 12 gennaio si potrà parlare solo di aspiranti candidati, visto che quello sarà l’ultimo giorno per poter siglare una delle proposte.

L’annuncio di ritiro di candidatura di Emanuele Fiano è arrivato proprio nel momento in cui alla Cascina Cuccagna di Milano c’erano alcune centinaia di persone a firmare per Francesca Balzani. Il deputato del Pd, con una lettera aperta agli elettori del centrosinistra e a chi lo ha sostenuto, ha ufficializzato quanto era atteso da alcune settimane, non a caso Fiano passa infatti “il testimone a Beppe Sala”. Per l’esponente della segreteria del partito democratico è “il miglior candidato del centrosinistra per battere le destre ​’​nero/verdi​’​ e i populismi incapaci”. Dall’amministratore di Expo è arrivato subito dopo un ringraziamento: “apprezzo molto le parole di Emanuele Fiano. Sono la prova inconfutabile di grande passione politica vissuta come servizio alle istituzioni, nella nostra Milano e nella nostra Italia abbiamo bisogno di persone così”.

Intanto alla Cascina Cuccagna il flusso di persone per Francesca Balzani è continuato per quasi tutto il pomeriggio, dalle quindici alle diciannove e trenta. Come da attesa erano presenti come sostenitori l’architetto Stefano Boeri, una delle anime del Pd renziano milanese, e la consigliera regionale civica Lucia Castellano. Tra le persone che si sono susseguite, oltre a militanti del partito democratico e del movimento civico, consiglieri di zona, compresa una rappresentanza dei Verdi, ed esponenti dei comitati di quartiere.

Anche i dirigenti di Sel sono stati presenti anche se non hanno firmato, Sinistra Ecologia Libertà, che inizialmente aveva sostenuto l’assessore Pierfrancesco Majorino, ha deciso di attendere la fine di questa fase, cercherà di trovare una sintesi tra i due esponenti della giunta Pisapia.

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L’affanno del Modello Milano

C’è ancora il Modello Milano? Il centrosinistra allargato di Giuliano Pisapia ha ancora una possibilità di avere una nuova esperienza di governo cittadino? L’apertura della raccolta firme per le candidature alle primarie del 7 febbraio sta facendo intravvedere uno scenario inaspettato. La gran parte dei protagonisti della giunta di Palazzo Marino, infatti, appoggiano l’amministratore delegato di Expo spa Giuseppe Sala, seguito dall’assessore Pierfrancesco Majorino, infine la vicesindaca Francesca Balzani, indicata di fatto da Pisapia.

C’è gran discussione nel centrosinistra milanese, dove la situazione è alquanto fluida, come gli spostamenti di appoggi tra i candidati, per altro spesso non ancora ufficializzati, come Sala e Balzani. Lo scenario è molto diverso rispetto a cinque anni fa, dopo vent’anni di opposizione, anche questa prima volta, forse, sta facendo commettere una serie di ingenuità e cadute di stile.

Ieri una serie di esponenti, soprattutto del partito democratico, tra cui alcuni consiglieri di zona, hanno avuto, dopo averlo chiesto, un incontro con Sala presso la sede delle Acli. L’amministratore di Expo rischia, per altro, di fare la campagna per le primarie restando ancora in carica per gestire l’avvio del post esposizione. I soci della società (tra cui Regione, Comune e Fiera) preferirebbero che il manager restasse in carica, soprattutto Palazzo Lombardia, in attesa della presentazione dei conti, il 21 dicembre. Inoltre è probabile che l’assemblea dei soci del 23, con all’ordine del giorno la fusione in Areaexpo vada deserta, e la seconda convocazione è prevista il 29 gennaio.

A favore di Sala finora si sono schierati sette assessori: Pierfrancesco Maran, Carmela Rozza, Marco Granelli, Franco D’Alfonso, Chiara Bisconti, Cristina Tajani, e Daniela Benelli. A sostegno di Majorino c’è Filippo Del Corno, mentre per Balzani ci sono due ex assessori di Pisapia, l’architetto Stefano Boeri e la consigliera regionale civica Lucia Castellano. Si può ancora parlare del modello Milano? Ci stanno provando i pontieri di Retedem, visti di buon occhio da Sinistradem, Comitati per Milano e Sel, che lunedì sera deciderà definitivamente se aderire alle primarie.

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    Fabio Fimiani
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Una settimana per avere tutti i candidati

Si vedranno ma non avranno una discussione dedicata. L’assessore alle politiche sociali Pierfrancesco Majorino e la vicesindaco Francesca Balzani si incontreranno nella riunione di giunta, ma non hanno un appuntamento ufficiale per discutere delle primarie di Milano.

La campagna di raccolta firme per la presentazione delle candidature va quindi avanti per Majorino, e anche per Roberto Caputo e Antonio Iannetta, mentre la Balzani dovrebbe decidere entro la fine della settimana se candidarsi, a ridosso della scelta del commissario unico a Expo Giuseppe Sala, prevista il 21 dicembre.

Da parte di alcune delle numerose anime della sinistra cittadina, dai Comitati per Milano alla SinistraDem, da Sinistra Ecologia Libertà a ReteDem, continuano i contatti affinché ci sia una convergenza tra i due esponenti della giunta del sindaco Giuliano Pisapia.

C’è, intanto, da registrare le ricadute dell’apertura di dialogo fatta da Sala nei confronti di Majorino, l’appuntamento pubblico dell’8 gennaio per un confronto tra i due, oltre a essere un reciproco riconoscimento, apre anche all’ipotesi di una collaborazione futura. Si tratta di uno scenario dell’inizio della scorsa estate che sembra riprendere validità, per la possibile convergenza di obiettivi.

C’è, infine, da registrare il gradimento che la Balzani avrebbe nel mondo dell’associazionismo cattolico sociale qualora decidesse di candidarsi, mentre quello politico sembrerebbe più vicino a Sala, ma non sono da escludere ulteriori evoluzioni.

E’ anche possibile che durante i trenta giorni di raccolta delle firme, che scadono il 13 gennaio, ci siano altri cambiamenti di posizionamento tra i candidati, magari frutto anche dei confronti pubblici.

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    Fabio Fimiani
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Primarie, al via la raccolta delle firme

C’è ancora tanta incertezza per le primarie di Milano. Oggi è il giorno d’avvio della raccolta firme per la presentazione dei candidati, ma i due più attesi, Giuseppe Sala e Francesca Balzani, non inizieranno a farlo.

Sono quindi partiti i trenta giorni che dovranno definire chi si confronterà per la guida della città il 7 febbraio, ma la situazione è ancora in evoluzione. Il commissario unico a Expo Sala ieri sera non ha sciolto gli ultimi dubbi neanche davanti alla Leopolda, l’annuale convention dei sostenitori del presidente del consiglio e segretario del partito democratico Matteo Renzi. Vedremo se nel corso della tre giorni sarà lo stesso numero uno di Palazzo Chigi a dire qualcosa. Finora il patto politico tra Renzi e il sindaco di Milano Giuliano Pisapia, che sta portando allo svolgimento della competizione, ha retto, ma l’attivismo del primo cittadino delle ultime settimane potrebbe aver incrinato l’intesa: Pisapia sta di fatto indicando la vicesindaco e assessore al bilancio Francesca Balzani come erede della sua amministrazione, anche se l’esponente della giunta non ha ancora sciolto a sua volta le riserve.

Chi partirà sono tre dei quattro altri aspiranti candidati. L’assessore alle politiche sociali Pierfrancesco Majorino, simbolicamente farà siglare come primo firmatario del primo modulo il collega di giunta alla cultura Filippo Del Corno.

L’ex consigliere provinciale Roberto Caputo inizierà la raccolta nella sua libreria negozio d’arte Cocote di via Dell’Assunta, anche se fino a ieri pomeriggio non era riuscito ad avere i moduli ufficiali.

Anche i sostenitori del direttore dell’Unione Italiana Sport Popolare Antonio Iannetta inizieranno in giornata la raccolta delle firme.

Resterà in attesa delle mosse di Sala, come aveva di fatto preannunciato una decina di giorni fa, il deputato e membro della segreteria nazionale del Pd Emanuele Fiano, assai vicino al presidente del consiglio Matteo Renzi: “Le firme non sono un problema. Stiamo facendo gioco di squadra per un progetto politico, quando insieme decideremo di partire con la raccolta firme del candidato scelto, lo faremo”.

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    Fabio Fimiani
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Bonini neo-segretario della Camera del Lavoro

Milano ha un nuovo segretario della Camera del Lavoro. E’ Massimo Bonini, 41 anni, di provenienza Filcams Cgil. Che promette una direzione sotto il segno del rinnovamento e dell’apertura. Bonini prende il posto di Graziano Gorla, che dovrà lasciare Milano per un incarico nazionale a Roma. Dal 2009 diventa parte della segreteria milanese e regionale della Filcams, di cui è segretario generale dal 2014. Si è occupato sempre della grande distribuzione organizzata, dell’abbigliamento moda e del turismo.

“Dobbiamo intercettare e rappresentare meglio i giovani della città”, spiega ai microfoni di Radio Popolare. Le forme atipiche del lavoro, da sempre uno dei campi di Bonini, sono proprio quelle in cui il sindacato ha mostrato più lacune. Soprattutto nella capacità di attrazione. Il nuovo segretario prende l’incarico nel momento in cui Milano si avvicina alle elezioni amministrative. Prima di esprimere posizioni, dichiara Bonini, “aspettiamo di vedere i programmi. Certo, vogliamo un nuovo e diverso rapporto con la politica. Ci sono tematiche urgenti in cui è importante che si lavori insieme”.

Ascolta l’intervista integrale a Massimo Bonini

bonini master pulito

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    Fabio Fimiani
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Penati assolto: “Il fatto non sussiste”

“Il fatto non sussiste”. Sono stati assolti tutti gli undici protagonisti dell’inchiesta Sistema Sesto, a partire dall’ex Presidente della Provincia di Milano, ed ex sindaco di Sesto San Giovanni, Filippo Penati. Lo ha deciso in primo grado il Tribunale di Monza presieduto dal giudice Giuseppe Airò.

Le accuse arrivate a giudizio per Penati erano due casi di corruzione e uno di finanziamento illecito. La prima era per aver favorito l’imprenditore dei trasporti Pietro Di Caterina per i rimborsi del sistema dei biglietti dei mezzi pubblici nel milanese. La seconda per la compravendita di un immobile a Sesto tra Di Caterina e Bruno Binasco, dirigente del gruppo Gavio, azionista di minoranza della concessionaria autostradale Milano Serravalle. L’ultimo addebito, quello per finanziamento illecito, era per i fondi ricevuti dalla sua fondazione Milano Metropoli da parte della concessionaria delle tangenziali cittadine.

Insieme a Penati sono stati assolti l’ex capo di gabinetto della Provincia Giordano Vimercati, l’ex segretario di Palazzo Isimbardi Antonino Princiotta, l’ex manager Bruno Binasco, gli imprenditori accusatori Di Caterina e Giuseppe Pasini, e altri dirigenti del gruppo Gavio, Norberto Moser, e della Milano-Serravalle Massimo De Marco e Gianlorenzo De Vincenzi. Il pubblico ministero Franca Macchia aveva chiesto quattro anni di pena per Penati, e due per Di Caterina.

Durante le fasi iniziali del dibattimento l’esponente del partito democratico si era avvalso della prescrizione per l’accusa di concussione per le concessioni edilizie per le aree ex Falck ed ex Marelli di Sesto, inizialmente aveva dichiarato che non se ne sarebbe avvalso.

Nei mesi scorsi Penati era stato anche assolto dalla Corte dei Conti per la valutazione eccessiva nell’acquisto da parte della Provincia di azioni della Milano-Serravalle dal gruppo Gavio. Il pubblico ministero si è riservato di valutare se fare appello. Ovviamente soddisfatto Penati: “Si è messa fine a un’ingiustizia durata quattro anni”.

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    Fabio Fimiani
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Contrordine, primarie il 7 febbraio

Saranno il 7 di febbraio le primarie del centrosinistra di Milano, lo ha deciso la riunione di ieri pomeriggio delle forze politiche e civiche che appoggiano la giunta del sindaco Giuliano Pisapia. Le raccolte firme per le candidature inizieranno il 12 dicembre e dureranno un mese. C’è stato quindi un ripensamento da parte del Pd cittadino, che aveva chiesto di spostarle alla fine di marzo, o almeno all’inizio, per farle coincidere con il Primarie Day nazionale.

Nei giorni scorsi le polemiche e le discussioni nel centrosinistra milanese erano aumentate, dopo che il partito democratico aveva disertato l’ultima riunione prima dell’inizio della raccolta firme, prevista inizialmente per il 7 dicembre. Il Pd aveva chiesto a Sel lealtà al risultato della consultazione, oltre che lo spostamento della consultazione. I nodi politici che stanno aprendo i due candidati non ancora ufficializzati, il commissario unico a Expo Giuseppe Sala e la vicesindaca di Milano Francesca Balzani, avevano creato discussioni e il bisogno di un ulteriore passaggio politico. Probabilmente anche per la necessità del segretario nazionale Matteo Renzi di vedersi con Sala.

Il commissario unico, dopo essersi detto inizialmente contrario alle primarie, poi di volerle ma chiedendo che non fossero un rodeo, si sarebbe spinto nell’incontro in Prefettura del 7 dicembre addirittura a chiederle nella data indicata inizialmente, il 7 febbraio. Probabilmente la forza politica che sta assumendo la candidatura della Balzani, che sta coalizzando gran parte del centrosinistra grazie all’appoggio di fatto del sindaco Giuliano Pisapia, ha indotto al cambio di strategia.

Intanto, però, gli unici aspiranti candidati ufficiali alle primarie di Milano rimangono Pierfrancesco Majorino, Lele Fiano, Roberto Caputo, e Maurizio Iannetta.

Nella vicenda della candidatura di Giuseppe Sala sta anche entrando la sostituzione del manager alla guida di Expo spa. L’attuale commissario unico all’Esposizione è infatti consigliere di amministrazione nominato dal socio Comune di Milano, e amministratore delegato votato dal cda. E’ quindi da capire se ci sarà una proposta di nomina da parte del partito democratico, in che tempi, se gli altri soci attenderanno i necessari tempi, oppure se daranno le deleghe operativa alla presidente Diana Bracco. Dopo la condanna in primo grado a quattro mesi per induzione indebita dell’ex direttore generale Christian Malangone, non sembrerebbe che nella società dell’Esposizione vi siano altri manager che possano prendere l’eredità di Sala.

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    Fabio Fimiani
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Cop21, i nodi da sciogliere

Una conferenza internazionale dalle grandi attese, con ancora tanti nodi  da sciogliere. Dalle quote di riduzione delle emissioni di anidride carbonica e degli altri gas che provocano l’effetto serra, al metodo dei controlli.

La solennità delle due settimane di Cop 21 a Parigi è testimoniata dalla doppia sessione dei politici, in apertura e in chiusura.

E’ dalla Conferenza di Copenaghen (del 2008) che la stesura di un nuovo accordo per cercare di attenuare la crescita delle temperature sulla Terra non era alla portata. In questi anni le trattative non si sono mai fermate, ma, rispetto al primo protocollo, quello di Kyoto, i cambiamenti sono numerosi. E positivi.

La modifica sostanziale è però l’introduzione degli Indc, Intended Nationally Determined Contribution, l’impegno volontario di ciascun Paese nella lotta al cambiamento climatico in vari settori: mitigazione, adattamento, scambi tecnologici, e finanza.

Probabilmente a Parigi gli impegni dei singoli Stati non permetteranno di raggiungere gli obiettivi del panel degli esperti dell’Ipcc, l’International Panel Climate Change, l’organismo scientifico dell’Unfccc, la conferenza internazionale sui cambiamenti climatici delle Nazioni Unite.

E’ quindi possibile che le prossime Cop, Conferenza tra le parti, migliorino l’auspicabile intesa, anche perché l’eventuale trattato entrerà in vigore nel 2020, quando cesserà la validità quello precedente, siglato come Protocollo nel 1997 nella città giapponese di Kyoto,  entrato in realtà in vigore come Trattato solo nel 2005.

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    Fabio Fimiani
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Incertezza sulle candidature

Probabilmente non ci sarà in giornata l’atteso incontro tra il presidente del consiglio Matteo Renzi e il commissario unico a Expo Giuseppe Sala, quasi candidato per le primarie del centrosinistra di Milano.

Il contatto tra i due potrebbe avvenire telefonicamente.

A sette giorni dall’inizio della raccolta firme per la presentazione delle candidature, non è ancora chiaro se scenderanno in campo Sala e la vicesindaca Francesca Balzani. I loro sono due dei nomi più ricorrenti negli ultimi tempi. Per il commissario a Expo si sono espressi numerosi dirigenti e quadri del partito democratico; anche l’esponente della giunta Pisapia sta incassando appoggi come quelli del patto civico, o di autorevoli appartenenti del PD milanese come l’architetto Stefano Boeri.

Anche l’appuntamento a Palazzo Chigi del sindaco di Milano previsto per domani potrebbe trasformarsi in una telefonata con il presidente del consiglio.

Matteo Renzi non vorrebbe entrare nella vicende milanesi. Da tempo con Pisapia vi è un accordo per le primarie di coalizione, e anche nei momenti più complicati di questi mesi non sembra vi sia mai stata la volontà di cancellare l’autonomia di Milano. Ci sono state discussioni, scenari ma al sindaco, una volta decisa la non ricandidatura, è sempre stato chiesto di aiutare la scelta del successore.

Sala non ha mai nascosto di non amare lo strumento primarie, probabilmente il via libera di esponenti come il ministro all’agricoltura Maurizio Martina o parlamentari come Matteo Mauri o Franco Mirabelli serve a costruire il percorso verso questo scenario, che rispetta l’intesa tra il primo cittadino e il presidente del consiglio.

La presenza di Sala, in cui si riconoscono vari esponenti renziani del PD, potrebbe far riflettere il deputato Lele Fiano, anche lui vicino al segretario nazionale, se proseguire nell’impegno per le primarie.

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    Fabio Fimiani
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Pisapia: No all’ipotesi di una ricandidatura

No all’ipotesi di ricandidatura. Penso che un sindaco verso il secondo mandato debba fare le primarie. Non voglio fare nel futuro il ministro della giustizia”.

Sono stati alcuni dei concetti espressi dal sindaco di Milano Giuliano Pisapia alla chiusura della due giorni dei Comitati per Milano, una delle architravi della campagna elettorale per le primarie e per la conquista di Palazzo Marino cinque anni fa.

Non ha lasciato spazio per ripensamenti il primo cittadino, lasciando un po’ perplessi i suoi sostenitori, che l’hanno accolto con il solito affetto. La delusione non riguarda la mancata ricandidatura, una speranza esile, ma la situazione politica che rimane aperta verso le primarie. I Comitati hanno ribadito che il candidato per il post-Pisapia deve essere scelto all’interno dell’attuale gruppo dirigente di Palazzo Marino, o tra chi vi abbia direttamente collaborato.

Il sindaco non si è sbilanciato su questo scenario, ha però sostenuto che ormai si tratta di giorni, visto che dal 7 dicembre inizia la raccolta firme e si vedranno i candidati entro un mese, anche se le primarie potrebbero slittare più avanti del 7 febbraio, per la coincidenza con il Carnevale.

Pisapia non si è soffermato sull’ipotesi di candidatura della vicesindaco Francesca Balzani. Uscendo dalla sala ha solo aggiunto che a lui il presidente del consiglio Matteo Renzi non ha mai detto di considerare come suo candidato il commissario unico a Expo Giuseppe Sala. Proprio su questo verterà la discussione tra il sindaco e Renzi; e non è detto che ci sarà un incontro a Roma mercoledì, potrebbe bastare una telefonata.

Martedì il presidente del consiglio dovrebbe incontrate Sala.

Intanto nel partito democratico, per tutta la giornata di ieri, si sono succedute le prese di posizione a favore di Sala, dopo quelle del ministro all’agricoltura Maurizio Martina. Francesca Balzani ha continuato a sondare gli umori di possibili sostenitori verso la candidatura. Per ora disponibili alla corsa per le primarie rimangono in quattro: l’assessore ai servizi sociali Pierfrancesco Majorino, il deputato Lele Fiano, l’ex-consigliere provinciale Roberto Caputo, tutti e tre del Pd, e il direttore dell’Uisp Milano, Unione italiana Sport Popolare, Antonio Iannetta.

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    Fabio Fimiani
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L’attivismo di Pisapia mette fuori gioco Sala

“E’ chiaro che noi avremmo una persona che è la meno divisiva possibile, che secondo me è il sindaco uscente Giuliano Pisapia”.

Sono parole del commissario unico ad Expo Giuseppe Sala che ritraggono il prossimo primo cittadino di Milano, e che appaiono come uno stop all’ipotesi di sua candidatura per le primarie del centrosinistra e un appello a Pisapia.

Il manager, al termine di una decina di giorni di silenzio, seguiti al suo attivismo post-chiusura dell’Esposizione, è tornato a parlare.

Dopo le dichiarazioni in cui ha più volte ribadito la propria disponibilità a un impegno per Milano, tanto da far sapere di aver incontrato politici come l’ex ministro alle infrastrutture Maurizio Lupi dell’Ncd, Sala ora frena, probabilmente in modo definitivo.

A farlo tornare indietro sembra siano state proprio le discussioni nel centrosinistra, che si sono accentuate sulla sua figura dopo l’incontro con l’esponente del Nuovo Centrodestra.

Contemporaneamente è tornato attivo sulla scena politica il sindaco Giuliano Pisapia, preoccupato dalle divisioni nella maggioranza che lo sostiene, e dall’ipotesi che possa esserci uno scivolamento “che porterebbe a una vittoria del centrodestra”.

Il primo cittadino è anche intervenuto sull’ipotesi di candidatura alle primarie della vicesindaca Francesca Balzani, ha ribadito che non vuole influenzare le opinioni, e che non sa se intende candidarsi.

Pisapia ha lasciato infine aperto il dialogo con il partito democratico sulla possibilità di spostarle dal 7 febbraio, che è nella settimana di carnevale, quindi con numerose famiglie fuori città per la settimana bianca. Ancora una volta il sindaco ha dimostrato la capacità di tenere insieme il centrosinistra largo di governo, che non dispiace al segretario nazionale del Pd Matteo Renzi perché vincente.

A questo punto la data di inizio raccolta firme si avvicina – il 7 dicembre, salvo spostamenti – e gli aspiranti candidati rimangono Pierfrancesco Majorino, Lele Fiano e Roberto Caputo.

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    Fabio Fimiani
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Milano verso le primarie il 7 febbraio

Le primarie di Milano dovrebbero tenersi il 7 febbraio come deciso dai partiti del centrosinistra. Il Pd nazionale si sta avviando a dare il via libera a quanto deciso lunedì sera dalla direzione metropolitana: proseguire con quanto stabilito con le altre forze politiche, ma senza rompere con Roma.

L’autonomia milanese, politica e organizzativa, sta riprendendo spazio in contemporanea all’attivismo del sindaco Giuliano Pisapia. Nelle ultime settimane, e giorni, il primo cittadino ha richiamato tutto il centrosinistra alle proprie responsabilità, “perché l’alternativa non è il Partito della nazione, ma che vinca la destra che ha governato vent’anni”.

Dietro al sostanziale via libera del Pd nazionale ci sarebbe anche il ruolo più attivo del sindaco, più volte chiesto dallo stesso stesso segretario e Presidente del consiglio Matteo Renzi. Il leader è alle prese con i problemi di candidature per le comunali di Roma e Napoli, città a rischio sconfitta per il centrosinistra, e non può permettersi di perdere quelle di Milano, che avrebbero ripercussioni anche sul governo. Per questo più volte in questi mesi ha chiesto a Pisapia, anche dopo l’annuncio di non ricandidatura di marzo, di ripensarci o di indicare un proprio successore.

Il Presidente del consiglio e il sindaco di Milano si sono visti più volte nei mesi scorsi e hanno un accordo politico, oltre agli ovvi rapporti istituzionali. Anche lunedì in pubblico Pisapia, ribadendo il perimetro politico del centrosinistra largo di governo, “no a chi non si prende responsabilità, no al Partito della nazione”, ha avuto parole di stima per Renzi, “non lasciamolo ostaggio del Nuovo Centrodestra” e “quante delle cose che sta facendo questo governo avremmo fatto, se ci fossimo stati noi in quei posti”.

Sullo sfondo rimane il tentativo del primo cittadino di proporre come candidato per le primarie la vicesindaco e assessore al bilancio Francesca Balzani, che finora ha declinato per lasciare serenità nella giunta e per attendere le condizioni. Cresce lievemente anche l’ipotesi che lo stesso Pisapia ci ripensi, togliendo a Renzi e al Partito Democratico non solo il pensiero e la responsabilità di Milano, ma lasciando aperta anche la prospettiva di un centrosinistra largo di governo, in crisi dopo gli abbandoni degli ultimi mesi.

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    Fabio Fimiani
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Pisapia: “No al rinvio delle primarie”

Niente rinvio delle primarie a Milano perché sono del centrosinistra, non solo del partito democratico”.

E’ il sindaco di Milano Giuliano Pisapia a intervenire sulla proposta del Pd di svolgimento unico in tutta Italia il 20 marzo.

In serata, però, il segretario Matteo Renzi ha proposto una moratoria della discussione fino a gennaio, quando termineranno le riforme, proprio per sostenere questa ipotesi.

E’ una situazione in evoluzione quella delle primarie di Milano, e il primo cittadino ci è entrato con molta decisione, alla presentazione del libro A fattor comune di Massimiliano Smeriglio, vice presidente della Regione Lazio.

Alla Libreria Feltrinelli di Via Manzoni, Pisapia è apparso molto determinato, non solo nel respingere il nuovo tentativo di spostamentodelle primarie, ma nel difendere l’esperienza del centrosinistra largo di governo, “cui si sono ispirate anche le neo sindache di Madrid e Barcellona, e che vede in Italia altre esperienze come Cagliari”.

Il primo cittadino di Milano ha lanciato il monito “sulla possibilità di perdere” e ha ribadito il “no alla sinistra che non vuole governare e fare scelte difficili, come abbiamo fatto noi all’inizio del mandato con l’aumento del biglietto dei mezzi pubblici; dopo, però, abbiamo potenziato la rete di trasporto. Si tratta di non tradire i propri valori ma di fare i conti conla situazione”.

Pisapia ha anche criticato il leader del partito della sinistra greca Syriza, Alexander Tsipras: “Al suo posto, mi sarei vergognato per il cambio di opinione dopo l’esito del referendum sulle richieste europee”.

Per il sindaco di Milano “è indispensabile perdere l’abitudine di dividerci, lasciare l’ideologia, unirci sui valori e ripartire dai territori per la sfida nazionale”.

Pisapia ha pure difeso l’operato del presidente del consiglio Matteo Renzi, “al suo posto in quante occasioni ci saremmo comportati allo stesso modo; non dobbiamo, però, lasciarlo ostaggio del Nuovo Centrodestra”, e qui il riferimento alle aspirazione dell’Ncd su Milano e alla sinistra di governo è sembrato molto chiaro.

Il sindaco ha pure ribadito la propria avversità al cosiddetto partito della nazione,“se andate alle Feste dell’Unità troverete ben pochi sostenitori”.

Sulla possibilità di intervenire nelle comunali, Pisapia ha spiegato che lo farebbe “ma solo se ci fosse disperazione, ma qui c’è una città vincente da raccontare”.

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    Fabio Fimiani
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Pisapia potrebbe ripensarci

Giuliano Pisapia potrebbe ripensare all’ipotesi di una sua ricandidatura alle elezioni della prossima primavera.

Le preoccupazioni per quanto è avvenuto in questi mesi nel centrosinistra, e anche nel centrodestra, fanno riflettere il sindaco di Milano.

Nelle ultime settimane lo scenario è cambiato: c’è stata la fine di Expo, l’avvicinarsi della data per la raccolta firme per le candidature, la ripresa della discussione. E la fine dell’esperienza di centrosinistra largo di governo è sembrata sempre più vicina e scontata, più per le alchimie della politica, anche di settori del centrosinistra, che per lo scontento dei cittadini per l’operato dell’amministrazione, ovviamente perfettibile.

La situazione a Palazzo Marino si è complicata da marzo, dalla domenica in cui Pisapia ha annunciato definitivamente il suo no a un possibile secondo mandato, peraltro dopo una fase di incertezza.

Per mesi è stato chiesto al sindaco di ripensarci, sia dalle forze politiche del centrosinistra che da ampi settori sociali, economici e culturali della città.

Ma il successo di Expo, un’impresa impensabile quattro anni fa all’insediamento di Pisapia a Palazzo Marino, ha fatto crescere le quotazioni di Giuseppe Sala. Il commissario unico ha immediatamente cercato di capitalizzare politicamente questo successo. Si è mosso con misura; ha fatto sapere a mezzo stampa “di non essere Pisapia” e contemporaneamente ha detto di aver incontrato l’ex ministro alle infrastrutture Maurizio Lupi, esponente di punta dell’Ncd marcato Comunione e Liberazione e Compagnia delle Opere.

Proprio esponenti che fanno riferimento a questo intreccio politico, economico e religioso, come Antonio Acerbo, non sono stati confermati da Pisapia a Palazzo Marino, ma sono stati ripescati da Sala a Expo spa, per poi essere coinvolti in inchieste giudiziarie per tangenti, mettendo a rischio lo svolgimento della manifestazione.

Questo cambio di scenario politico sta avvenendo con il via libera di fatto del presidente del consiglio e segretario del partito democratico Matteo Renzi. Renzi ha chiesto più volte al sindaco di ripensarci, ma, vista la fermezza della scelta di Pisapia, non si è certo prodigato nel cercare di far proseguire l’originalità politica di Milano. Si è preoccupato di vincere, meglio se con un quadro politico più simile a quello nazionale; del resto è molto chiaro che le elezioni di Palazzo Marino decideranno equilibri ben più estesi della città metropolitana.

Per questo Pisapia ha iniziato a riflettere sulla sua scelta di non ricandidarsi. Pisapia non ha ancora cambiato idea, ma gli ultimi eventi non lo hanno lasciato saldo nella sua decisione di non ricandidarsi alla guida di Milano.

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    Fabio Fimiani
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Il centrosinistra moderato di Giuseppe Sala

E’ sempre più un centrosinistra moderato. Come quello di governo, diverso da quello che si allarga a sinistra. Ogni giorno il progetto da aspirante candidato sindaco di Milano di Giuseppe Sala si precisa, a iniziare dalla frase del commissario unico a Expo 2015: “io non sono Pisapia”.

E’ ormai chiara la strategia di avvicinamento del manager all’annuncio ufficiale: delineare un quadro politico e anche iniziare a far conoscere le priorità di Milano città metropolitana. Alla fondazione Ambrosianeum, una settimana fa, Sala ha spiegato che trasporti e housing sociale sono tra le sue priorità. Il post-Expo e i suoi lasciti materiali e immateriali sono, ovviamente, parte del futuro della città, che l’arrivo di ieri del presidente del consiglio ha rafforzato, anche se Renzi al Piccolo Teatro ha scherzato e ha solo citato affettuosamente “Beppe” in un paio di passaggi, uno per Expo e uno sul governo delle città.

In giornata ci sarebbe stato pure un incontro tra i due alla presenza del ministro Maurizio Martina. Il patto Renzi-Pisapia sulle primarie per ora dunque tiene.

Sala ha fatto anche sapere che si è incontrato con il capogruppo alla Camera di Area Popolare Maurizio Lupi, Ncd di stretta osservanza ciellina, ex ministro ai lavori pubblici del governo Renzi, nonché ex-assessore all’urbanistica di Milano con sindaco Gabriele Albertini. Al Piccolo, ieri, erano presenti alcuni esponenti locali dell’Ncd aderenti a Comunione e Liberazione, e non solo per doveri istituzionali. L’ipotesi, quindi, di liste civiche alleate con il centrosinistra che peschino nell’area del centrodestra al governo con Renzi è sempre più vicina.

Un ulteriore problema per la sinistra che ha governato Palazzo Marino con il sindaco Giuliano Pisapia. Rifondazione Comunista si è già tirata fuori, Sinistra Italiana, nata da Sel e da una parte dei fuoriusciti dal Pd, è messa a dura prova dalla candidatura Sala e da queste alleanze.

Le primarie rimangono quindi in calendario per il 7 febbraio, dopo l’intervento pubblico di Giuliano Pisapia, ma stanno assumendo un altro significato. Non è detto, quindi, che lo scenario non cambi ancora.

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    Fabio Fimiani
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Verso due sinistre per le comunali di Milano

Si stanno preparando due sinistre per le elezioni comunali di Milano, una interna al centrosinistra, e una fuori; sempre che la candidatura di Giuseppe Sala non crei altri cambiamenti, da non escludere, vista la situazione in evoluzione.

La prima sinistra sarà l’erede di Sel, e si sta preparando con gli eventi Peer Milano, proprio a partire da Sinistra Ecologia e Libertà, che ne è la promotrice. Per ora ci sono stati due appuntamenti pubblici, una 24 ore alla ex Ansaldo, e una serata alla coop La Cordata. Attorno a Sel si stanno coalizzando una serie di personalità dell’associazionismo e del mondo intellettuale, gli aderenti di Possibile e c’è discussione con i Comitati per Milano (ex Pisapia).

Quest’aggregazione potrebbe evolvere, perché una parte di Sel sta lavorando per una sinistra al di fuori del centrosinistra. Si tratta della componente che ha aderito all’Altra Europa Lista Tsipras, erede della lista unica con Rifondazione Comunista alle scorse elezioni europee. Inoltre i Comitati per Milano non hanno ancora deciso che cosa fare in attesa della due giorni del 13 e 14 novembre.

Rifondazione Comunista ha già annunciato che resterà fuori dal centrosinistra e che vuole creare un’aggregazione di sinistra. Questo progetto è coincidente con quello che nascerà il 17 novembre sera al circolo Restiamo Uniti di viale Suzzani alla Bicocca: la Sinistra Nord Milano. Ne faranno parte militanti e simpatizzanti della Zona 9 di Milano, Sesto San Giovanni, Cinisello Balsamo, Cologno Monzese, Paderno Dugnano, Bresso, Cormano e Cusano Milanino.

Proprio al Teatro della Cooperativa di Niguarda, il 26 settembre, c’è stato il primo incontro cittadino per verificare le condizioni per creare un nuovo soggetto politico di sinistra fuori dal centrosinistra. Progetto a cui pensano aderenti di Prc, Sel, Altra Europa, Possibile, simpatizzanti fassiniani e senza tessera. Finora non si è parlato di candidati sindaci in quest’aggregazione: solo Giuseppe Civati, in alcune interviste, ha ipotizzato questa possibilità riferendosi all’evoluzione del centrosinistra.

Gli aderenti cittadini a Possibile, però, stanno partecipando a Peer Milano. E’ quindi molto probabile che lo scenario cambi ancora, a partire dallo svolgimento delle primarie del 7 febbraio, e della incombente candidatura di Giuseppe Sala, per cui c’è chi ipotizza una designazione diretta.

A quel punto che cosa farà Sel/Peer Milano? Sinistra Ecologia e Libertà ha deciso di appoggiare alle primarie l’assessore alle politiche sociali Pierfrancesco Majorino, finora sempre contrario a ogni ipotesi di rinuncia alla consultazione. Oltre alla candidatura di Sala, proprio il ruolo dei candidati in pectore Emanuele Fiano, Roberto Caputo e Majorino è una delle situazioni da risolvere.

L’assessore lo ha escluso: “Vado avanti più convinto di prima – ha detto – per il futuro della città e non per i giochini, o le trattative, tra le correnti”.

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    Fabio Fimiani
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Giuseppe Sala parla da candidato sindaco

Ha parlato da aspirante sindaco di fatto il commissario unico a Expo 2015 Giuseppe Sala.

Nella città metropolitana – ha detto – dobbiamo occuparci innanzitutto di trasporti e housing sociale”.

Lo ha fatto in un dibattito organizzato dalla Fondazione Ambrosianeum e dalle Acli, cui ha partecipato anche il sindaco di Milano Giuliano Pisapia.

A meno di settantadue ore dalla chiusura dell’Esposizione, il manager è dunque ancora in piena azione, “e non a farsi una settimana di meritato riposo”, come hanno fatto notare alcuni ben informati.

Il titolo della serata era: Il Futuro di Milano Grande dopo l’Expo. Alquanto simbolico il luogo dell’incontro, l’auditorium Ambrosianeum, pensatoio cattolico rivolto al sociale ospitato nell’Arcivescovado. Nel 2010 fu uno dei motori delle primarie del centrosinistra, ospitando il comitato del presidente emerito della Corte Costituzionale Valerio Onida.

Cinque anni dopo, in questo spazio ci si ritrova Giuseppe Sala, che all’inizio del suo intervento ha conquistato l’applauso della platea: “Cercherò di dire quello che penso evitando di cadere nella trappola che se dico una cosa voglio farla, oppure se quello che dico è da manager politico o da politico manager, se è di destra o di sinistra, e quanto di sinistra”.

Durante la discussione il suo pensiero sulla città è apparso a tutti i presenti ben più di una riflessione di una persona che vive elavora a Milano. Sala ha ribadito il suo profilo di uomo che arriva dal mondo delle imprese e ha detto di non condividere l’idea che “la politica – come scritto nel documento delle Acli – sia il fulcro del rinnovamento della società. E’ chiaro però che la politica non può semplicemente assistere all’andamento dell’economia, assecondandola, cercando di non dare fastidio. La politica deve assumere una valenzapiù larga del passato”. “Io non credo – ha aggiunto – che i milanesi diano tutto questo spazio e tutto questo credito alla politica; riconoscono chi la gestisce bene e chi no, e alle elezioni si vede anche. Hanno l’idea che questa è una città che comunque va avanti e fa le sue cose”.

Durante la discussione al manager più volte è venuto naturale parlare in prima persona su che cosa sia necessario fare per la città metropolitana. “Innanzitutto occuparci di trasporti e housing sociale”, è stato uno dei suoi passaggi chiave.

Il sindaco Pisapia non ha voluto dire nulla sulla candidatura Sala e ha ribadito ancora una volta che appoggerà “il candidato che vincerà le primarie del centrosinistra, chiunque sia”.

A questo proposito, la discussione sta iniziando a spostarsi sulla data di svolgimento delle primarie, anche se l’opzione che queste non si svolgano del tutto rimane aperta per alcuni dirigenti, in caso di candidatura condivisa.

Per ora rimane fissato l’appuntamento del 7 febbraio, ma è aperta nel Pd nazionale l’ipotesi di un giorno unico per tutte le grandi città, all’inizio di marzo, visto che la data delle elezioni dovrebbe essere il 12 giugno.

A Milano si fa l’ipotesi del 28 febbraio, e anche questo aiuterebbe Sala, visto che fino al 31 dicembre il commissario si occuperà del post-Expo.

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    Fabio Fimiani
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Sala verso le primarie di Milano

 

Il cammino di avvicinamento di Giuseppe Sala alla candidatura a sindaco di Milano ha fatto un altro passo in avanti. Nel giorno della nomina da parte del governo nel consiglio di amministrazione della Cassa Depositi e Prestiti, il commissario unico a Expo 2015 non ha escluso una sua partecipazione alle elezioni comunali della primavera prossima. Quest’estate aveva fatto sapere di non temere eventuali primarie.

Il centrosinistra ha deciso che le primarie per decidere chi sarà il proprio aspirante successore di Giuliano Pisapia saranno il 7 febbraio. Questa data è troppo ravvicinata per Sala, che ha già annunciato che lavorerà per Expo almeno fino al 31 dicembre 2015. C’è infatti da far partire lo smontaggio dei padiglioni che saranno dismessi il 31 ottobre, ultimo giorno dell’Esposizione. Proprio l’attivismo del commissario in queste operazioni ha creato qualche frizione con Luciano Pilotti, il presidente di Areaexpo, la società proprietaria dei terreni del sito. Areaexpo dovrebbe infatti occuparsi della prossima fase, anche se i tecnici che hanno lavorato alla realizzazione dell’evento sono per la gran parte di Expo spa.

Proprio Cassa Depositi e Prestiti, dove è stato nominato Sala, entrerà probabilmente nell’azionariato di Areaexpo, e dovrebbe finanziare il riuso del sito con cinquecento milioni di euro, su un miliardo. Sull’area dovrebbero essere costruiti un acceleratore di particelle (un piccolo Cern di Ginevra), la nuova sede delle facoltà scientifiche dell’Università Statale di Milano e un incubatore di imprese. Inoltre Sala è stato manager di Telecom, e Cdp sosterrà anche il piano nazionale per il cablaggio con la banda ultralarga, comunque un incarico all’altezza dell’esperienza.

Ciò che dunque serve a Sala è lo spostamento più avanti delle primarie, fissate a Milano, come si diceva, per il 7 febbraio. Il partito democratico starebbe pensando di far svolgere le competizioni per tutti i candidati delle grandi città il 28 febbraio, considerando anche l’ipotesi che le elezioni siano fissate il 12 giugno.

Altra condizione, seppure non indispensabile, è che la sinistra sia fuori dall’alleanza di centrosinistra. Rifondazione Comunista ha già annunciato che non farà parte della prossima coalizione, come stabilito a livello nazionale. Sinistra Ecologia e Libertà sta cercando di costruire una nuova lista con i Comitati per Milano di Pisapia e una parte di Possibile, restando dentro il centrosinistra. Un pezzo del partito, maggioritaria negli organismi nazionali, non vuole più allearsi con il Pd, ed è il settore legato all’Altra Europa.

Se tutte queste condizioni si verificassero, finirebbe l’anomalia di Milano con una sinistra di governo, e la città potrebbe essere allineata al quadro politico nazionale, magari attraverso una lista civica di Sala, in cui potrebbero entrare esponenti del mondo moderato.

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    Fabio Fimiani
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No a discriminazione per la fecondazione eterologa

 

No alla discriminazione per la fecondazione eterologa in Lombardia.

Il Tribunale Amministrativo della Lombardia ha accolto il ricorso dell’associazione Sos Infertilità, che si oppone all’assenza di ticket per le coppie che si affidano alle strutture pubbliche per la fecondazione medicalmente assistita.

La Lombardia è l’unica regione in Italia che non applica le tariffe sociali per calmierare il costo della terapia, come avviene nel resto d’Italia, e per coloro che necessitano di fecondazione omologa.

In questo modo la Regione non rispetta pienamente i pronunciamenti della Corte Costituzionale sulla legge 40, che vietava in Italia la fecondazione assistita.

Il presidente della giunta regionale lombarda Roberto Maroni ha annunciato ricorso: “Riteniamo di essere nel giusto e quindi faremo ricorso al Consiglio di Stato contro la sentenza del Tar”.

L’avvocato Massimo Clara ha presentato il ricorso al tribunale amministrativo.

 

Massimo Clara spiega motivazioni sentenza Tar

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    Fabio Fimiani
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Tav Milano Zurigo via a dicembre 2016

Dal 1° ottobre sono cominciate le prime prove della galleria di base del secondo traforo del San Gottardo, in tutto saranno cinquemila prima dell’entrata in funzione della linea, nel dicembre 2016. I treni viaggeranno nei tunnel per cinquantasette chilometri a 275 chilometri all’ora.

A febbraio inizieranno anche le prove per i convogli merci, i più importanti per l’Italia, visto che si tratta della prima tratta per traffico cargo.L’intero tragitto entrerà in funzione nel 2020 e prevede anche il traforo del Monte Ceneri, a Nord di Lugano. Un’opera gigantesca in costruzione da 16 anni e con gli standard di sicurezza più avanzata, compresa la doppia canna per i due sensi di marcia.

Intanto l’Italia è in forte ritardo per il potenziamento della linea Monza-Chiasso e del sistema degli interporti per spostare le merci dai camion ai treni, come deciso dalla Svizzera per tutelare il proprio territorio alpino.In particolare nel tratto tra Cantù e il capoluogo della Brianza i binari rimarranno due, ma avranno una capacità aumentata, per questo c’è stato uno stanziamento di quaranta milioni di euro da parte del governo. Analogamente rimarrà a due binari il tratto tra la galleria Monte Olimpino 2 a Como e Lugano, e le ferrovie svizzere faranno un analogo ammodernamento tecnologico, inizialmente era previsto un quadruplicamento.

Nel 2020 in Svizzera entreranno in vigore i nuovi limiti per la rumorosità dei treni merci, oltre a nuovi canoni, anche questo comporterà per le ferrovie italiane un ulteriore adeguamento ai nuovi standard che tutelano maggiormente persone e ambiente.

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    Fabio Fimiani
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Sala e Balzani verso la candidatura

E’ in corso il tentativo di far candidare alle primarie di Milano il commissario unico ad Expo Giuseppe Sala, ma crescono le possibilità che ci partecipi la vicesindaco Francesca Balzani. E’ quanto emerso alla seconda giornata di Milano Domani, momento di confronto del partito democratico con l’associazionismo sociale e di impresa cittadino.

E’ dal rientro dalle vacanze che la distanza tra il Pd e gli alleati del centrosinistra cresce sullo svolgimento delle primarie. Non a caso i dirigenti dem stanno facendo slittare le riunioni che dovrebbero stabilire le regole per le primarie, quindi la partenza della campagna elettorale. In questo vanno perfettamente d’accordo con gli amministratori di Palazzo Marino, quindi anche con il sindaco Giuliano Pisapia, che preferiscono date più avanzate per le primarie rispetto al 7 febbraio, per evitare di alimentare tensioni nella giunta tra eventuali candidati.

A rafforzare questo slittamento c’è l’indiscrezione uscita da Palazzo Chigi, che la data delle elezioni potrebbe essere fissata in giugno e in maggio. Questo spostamento aiuterebbe la candidatura di Giuseppe Sala, che vorrebbe attendere fino a gennaio, per poter gestire l’inizio del delicato post Expo, e, probabilmente, verificare chi lo sosterrebbe nella primarie.La vicesindaco Francesca Balzani continua a rispondere che per ora non ci sono le condizioni per una sua candidatura, perché questo toglierebbe serenità al lavoro di giunta, ma non esclude di farlo in futuro. In questo c’è una perfetta sintonia con il sindaco Giuliano Pisapia.

Rimane l’incognita primarie, per le quali hanno già annunciato di concorrere Emanuele Fiano, Pierfrancesco Majorino e Roberto Caputo, mentre sono in attesa Umberto Ambrosoli e Stefano Boeri, anche se quest’ultimo sembra ormai più orientato alla rinuncia.Il segretario del Pd, e presidente del consiglio, Matteo Renzi preferirebbe evitarle se ci fosse una convergenza su un nome condiviso, appoggiato dal sindaco Giuliano Pisapia.

Sul nome di Sala ci sono più veti, soprattutto da parte di Sel e della lista di sinistra che sta aggregando dopo la convenzione Peer Milano. La Balzani avrebbe invece il via libera, magari con l’appoggio dei civici, che sabato faranno la prima iniziativa verso le elezioni di primavera alle ex Stelline di corso Magenta.

Questo scenario ha ancora parecchie incognite e mal di pancia da far digerire, ai candidati in pectore innanzitutto, e anche alla base dei partiti, che sono ancora legati alle emozioni delle primarie 2010. Sta però prendendo forma settimana dopo settimana.

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    Fabio Fimiani
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