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Ex Ilva. La protesta dei lavoratori di Genova e Taranto contro il piano del Governo

L’assemblea unitaria dei lavoratori dell’Ex Ilva a Taranto si svolge questa mattina davanti alla portineria di Acciaierie d’Italia in amministrazione straordinaria. Si decideranno le azioni contro il piano del Governo che dal 1° marzo di fatto prevede la chiusura di tutti gli stabilimenti, denunciano i sindacati Fiom, Fim, Uilm e USB. A Genova gli operai in sciopero già da ieri mattina hanno dormito in strada stanotte, in via Cornigliano, all’interno di tende. L’associazione Music for Peace ha messo a disposizione un fornello da campo per garantire pasti caldi. La sindaca Silvia Salis ha inviato una lettera al ministro Urso chiedendo la convocazione urgente di un tavolo e ha portato la sua solidarietà ai lavoratori determinati a salvaguardare i 1000 posti di lavoro a prescindere dalle sorti dello stabilimento tarantino. “Genova potrebbe far lavorare gli impianti al 100% se arrivassero i rotoli di acciaio che possono arrivare da qualsiasi altra parte del mondo” ha detto Armando Palombo, storico delegato Fiom Cgil. Dal canto suo il presidente della Regione Liguria Marco Bucci ha dichiarato che si attiverà con il Governo per valutare la vendita dello stabilimento di Cornigliano, staccato dal resto dell’Ilva. Il ministro Urso ha tentato di rassicurare che non ci sarà l’aumento della cassa integrazione fino a 6.000 unità, ma saranno individuati dei percorsi di formazione per 1.500 lavoratori per l’acquisizione di competenze necessarie alla lavorazione con tecnologie green. “Se anche fosse sarebbe un’inaccettabile discriminazione tra operai di serie A e di serie B” affermano i sindacati. Il piano di decarbonizzazione è in realtà un piano di dismissione con delle date ben precise. Si chiude una fabbrica, di fatto, impedendo qualsiasi attività di risanamento ambientale.

Valentina D’Amico

 

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