Venezia 83. Il disagio psichico degli adolescenti nel film di Cedric Kahn

Il “15/18” del titolo si riferisce all’età dei ragazzi ospitati nel centro di psichiatria raccontato da Cedric Kahn. Infatti il disagio psichico è al centro del suo film in concorso a Venezia 83 e ambientato in Francia. Con fare quasi documentaristico, Kahn indaga sulle storie di un gruppo di adolescenti con diverse patologie, abbandonati in quel luogo dai genitori nella speranza di ritrovarli guariti dal loro malessere.
“Non esistono i matti, tutti avrebbero bisogno di una cura psicologica”, dice un terapeuta dell’Istituto a una ragazza che ha tentato più volte il suicidio. Questo film profondo e nello stesso tempo leggero è stato preparato dopo un lungo periodo di osservazione da parte del regista e della sceneggiatrice Kahina Le Querrec, all’interno di alcuni di questi centri: “La presa in carico delle persone con malattie psichiche è un argomento politico, delicato, sensibile”, ha spiegato Cedric Kahn. E, vista l’attualità dell’argomento, questo film corale ha un valore universale e necessario.
Seppure nella sua diversità anche “La città dei vivi” potrebbe avere dei punti in comune. Il film di Edoardo Gabbriellini, tratto dall’omonimo romanzo di Nicola Lagioia, ripercorre la tragica vicenda dell’omicidio di Luca Varani. L’insensatezza di questo delitto è al centro di un film che cerca anche di ricostruire la quotidianità del ragazzo ucciso dieci anni fa nel contesto di una Roma borghese.
La commedia tragica di due agenti della CIA nel nuovo film di McDonagh

Se Oliver Stone sottotitolava il suo film dedicato a JFK “una caso ancora aperto”, a modo suo Martin McDonagh lo chiude. Senza svelare come, il regista inglese, già passato al Lido con “Tre manifesti a Ebbing, Missouri” e “Gli spiriti dell’isola”, ha appena presentato in concorso a Venezia83 “Wild Horse Nine”. Ambientato nel 1973 a pochi mesi dal golpe in Cile, il film segue i due agenti della CIA Lee e Chris in missione sull’Isola di Pasqua, luogo in cui si troveranno a condividere alcuni momenti intensi e surreali, con la malattia terminale di uno dei due, l’attore John Malkovich accompagnato nei suoi deliri mentali dal collega un po’ più giovane, interpretato da Sam Rockwell.
La realtà e la verità rivelate dall’agente vicino alla fine, sono apparentemente surreali e comiche, ma rappresentano fatti che ormai sono diventati Storia: sono le guerre, sono le torture, le ingiustizie, la devastazione della democrazia e la tirannia delle dittature. McDonagh usa un accento comico, per enumerare situazioni drammatiche.
Se i due protagonisti potrebbero essere da premio, lo stesso vale per le due attrici sorelle Rooney e Kate Mara, che parlano e vivono all’unisono in “Bucking Fastard” di Werner Herzog. Il regista, Leone d’oro alla Carriera nel 2025, a 84 anni è tornato in concorso con un film divertente e delicato sulla difficoltà di amare.
Venezia 83. Clooney attacca Trump

Come sempre George Clooney non le ha mandate a dire e a margine della cerimonia del Leone d’Oro alla Carriera, senza aver bisogno di nominarlo ha criticato Trump. Dalla negazione del cambiamento climatico, alla democrazia degenerata con persone non qualificate, incapaci e crudeli, alla manipolazione delle notizie attraverso l’intelligenza artificiale. Solidarizzando con il collega Mark Ruffalo, accusato di antisemitismo per il sostegno a Gaza, Clooney si è espresso sullo stato di crisi dell’informazione e della stampa. Ricordando “Good Night, and Good Luck”, il suo film del 2005 che a Venezia vinse due premi, si è detto preoccupato per il controllo dei giornali e tv da parte dei più ricchi del mondo. Il tema della stampa è anche quello di “Ink”, il film d’apertura diretto da Danny Boyle, il regista di “Trainspotting”. Ambientato nell’ Inghilterra di fine anni ‘60, quando Rupert Murdoch fa nascere il tabloid The Sun affidandone la direzione a Larry Lamb, giornalista spregiudicato che in vent’anni riuscì a portare il quotidiano alle stelle, perdendo di vista ogni norma deontologica. Un film che parla di oggi e dell’implosione dei media. Tema che con modalità differenti si ritrova nel ritratto di Gerda Taro, fotoreporter di guerra nel film “La ragazza con la Leica” di Alina Marazzi.
Venezia 83 apre con il Leone alla Carriera a George Clooney

A poche ore dall’inizio della Cerimonia d’Apertura con la consegna del Leone alla Carriera a George Clooney, ci si chiede ancora perché nel concorso più importante ci sia un solo film diretto da una donna, la regista danese May el-Toukhy. È un problema a cui si assiste ogni anno, ma in questa ottantatreesima edizione sembra che a fare il cinema ci siano soltanto gli uomini. E se lo fai notare risulti troppo woke. In gara per i Leoni ci sono comunque nomi importanti: Stephan Brizé, Marco Bechis, Nanni Moretti, Werner Herzog, Ali Asgari, Danny Boyle, Edoardo De Angelis. Fuori concorso, Gianni Amelio con “Nessun dolore” racconta una storia di immigrazione in Italia e Mario Martone segue un nonno (Toni Servillo) e il nipote, in un interno napoletano. La regista Alina Marazzi è in un altro concorso, Orizzonti e in quello delle Giornate degli Autori ci sono Roberta Torre e Francesca Archibugi con un ritratto di Carla Lonzi, figura storica del femminismo italiano. Come l’anno scorso sarà presente il collettivo Venice4Palestine che ha lanciato un nuovo appello per fermare gli accordi con le istituzioni legate al governo israeliano. Vedremo nei prossimi gironi se ci riuscirà.
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