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Pubblica di giovedì 19/03/2026
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A CURA DI:

Raffaele Liguori

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Prezzi delle materie prime, di petrolio e gas, che salgono (Brent +65% dal 27 febbraio scorso) per colpa della guerra. L’attacco israelo-americano all’Iran e la risposta di Teheran sta ricreando sui mercati dell’energia – dicono alcuni analisti – le stesse condizioni che ci furono dopo l’attacco russo di Putin all’Ucrain nel 2022. E con l’attacco di oggi si stanno riproponendo le stesse disuguaglinze di allora, in termini di distribuzione dei maggiori guardagni fatti con l’aumento dei prezzi. Sono le conclusioni a cui arrivano due economisti, Gregor Semieniuk e Isabella M. Weber, in un articolo appena pubblicato su “Le Grand Continent”. I risultati sono senza appello, scrivono. Negli Stati Uniti, il 50% dei profitti derivanti dalle energie fossili è andato all’1% degli individui più ricchi. Il 50% dei cittadini più poveri del Paese — pari a 66 milioni di famiglie — ne ha percepito appena l’1%. Sono i profitti della guerra, potremmo dire. Dei costi e di chi ci guadagna con la guerra Pubblica ha parlato oggi con Lucio Baccaro, sociologo, direttore dell'Istituto Max Planck per la ricerca sociale di Colonia, docente onorario di sociologia all'università di Ginevra. Pubblica ha anche ospitato Elisa Giuliani, economista dell’università di Pisa, con cui ha discusso di come le guerre colpiscono il clima e rendono la crisi climatica ancora più profonda.
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