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Serie tv. Le mie prigioni: Fabrizio Gifuni parla di Enzo Tortora
Serie tv. Le mie prigioni: Fabrizio Gifuni parla di Enzo Tortora
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Serie tv. Le mie prigioni: Fabrizio Gifuni parla di Enzo Tortora
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Redazione

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Fabrizio Gifuni è Enzo Tortora in “Portobello”, la serie tv in sei episodi diretta da Marco Bellocchio in onda su HBO Max. Un film in sei parti, come già era stato per “Esterno notte” con Gifuni nei panni di Aldo Moro, con una pagina assurda della giustizia italiana: il più clamoroso errore giudiziario di cui l’Italia abbia memoria. Bellocchio prende in mano quegli anni, dal 1983 al 1987 quando il conduttore Rai della trasmissione di intrattenimento Portobello fu accusato da un manipolo di camorristi di far parte della NOC e di spacciare droga per conto di Raffaele Cutolo. Fabrizio Gifuni accompagna lo spettatore nel viaggio infernale di Tortora, mettendo in evidenza l’assurdità e le contraddizioni di quel processo e di come giudici e pm non siano stati in grado di sganciarsi dalle false accuse costruite ad arte. “Ho lavorato con Bellocchio già in fase di sceneggiatura, preparando il personaggio di Tortora molto tempo prima delle riprese" spiega Gifuni ai microfoni di Radio Popolare. Parte del film è girata a Milano: gli arresti domiciliari, gli incontri con la sorella, le figlie e la compagna. E in piazza Duomo è stato girato il comizio di Marco Pannella con Enzo Tortora, in quel momento parlamentare del partito radicale. La ricostruzione degli anni ‘80 è impeccabile, così come le atmosfere che richiamano le abitudini sociali dell’epoca. Anche il carcere ha un effetto quasi immersivo per chi guarda: “Abbiamo girato in prigioni dismesse, ma ancora utilizzabili. La memoria dei luoghi è stata potente per entrare ancora di più nella situazione, come per le scene del processo girate nel bunker di Poggioreale”. L'intervista di Barbara Sorrentini per la trasmissione Chassis.
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