Jazz Anthology
14 gennaio 2019
Steve Lacy (11)

A partire dalla prima metà degli anni settanta Lacy dà vita a gruppi che nelle linee di fondo e nella continuità di alcune presenze saranno una costante della sua attività da allora in poi; fra i musicisti che ne fanno parte la moglie Irene Aebi, che oltre a suonare violino e violoncello, spinta da Lacy assume anche il ruolo di cantante, e il sassofonista afroamericano Steve Potts, con cui Lacy stabilisce un sodalizio destinato a prolungarsi per decenni. Negli anni settanta emerge anche l’interesse di Lacy per il rapporto musica/poesia. Nell’81 Lacy è coinvolto in un album che fa epoca, Amarcord Nino Rota, allestito dal produttore Hal Willner: con uno splendido solo Lacy interpreta Roma. Lacy spesso esplora anche la dimensione del duo, con un ventaglio molto ampio di interlocutori: alla fine dell’82 per esempo dal vivo con il batterista Muhammad Ali e con il trombonista George Lewis.

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Marcello Lorrai

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GLI ULTIMI PODCAST
18 febbraio 2019
 
Steve Lacy (15 – fine)

A cavallo tra la fine del secolo e l’inizio del nuovo millennio, Lacy ritrova il vecchio amico Roswell Rudd in un quartetto che viene registrato in effervescenti esibizioni dal vivo. Negli ultimi anni della sua vita Lacy continua ad esibirsi spesso in solo, anche in Italia, per esempio a Labirinti Sonori di Siracusa: un suo set in solo al festival nel 2001, con una splendida medley monkiana, si traduce in un album. Alla metà del 2003 gli viene diagnosticato un cancro. Lacy continua a suonare, negli Usa e in Europa, dall’estate fino a poco più di due mesi dalla morte, che sopraggiunge nel giugno 2004. Lacy suona benissimo fino alla fine. Non solo suona, ma stoicamente ha la forza nelle sue esibizioni di fare riferimento alla morte. Nell’autunno 2003 dà il suo addio all’Europa: in un concerto in solo a Zurigo, diventato l’album November (Intakt), esegue diversi brani che aveva composto in omaggio a persone che erano mancate: fra i brani Tina’s Tune, dedicato al sassofonista tedesco Tina Wrase, che era stato stroncato dalla stessa malattia che stava portando via Lacy: Lacy esegue il brano e recita il testo da cui è corredato, un haiku sulla morte scritto da Ozaki Koyo, ucciso, nel 1903, dallo stesso male.

11 febbraio 2019
 
Steve Lacy (14)

Nel ’92 a Berlino Lacy suona in duo con Evan Parker e con Lol Coxhill, e con entrambi in trio, tutti e tre al sax soprano. La lunga intesa di Lacy con Mal Waldron si traduce fra l’altro nel ’93 in un album, Let’s Call This… Esteem, ricavato da un concerto in duo dello stesso anno al festival del jazz di Oxford: fra i brani naturalmente c’è, immancabile, Monk. Nella stessa formula del duo sax soprano/pianoforte, Lacy nel ’96 ha su Monk un interlocutore straordinario in Misha Mengelberg, uno dei cinque pianisti con cui si confronta in duo nell’ambito del Workshop Freie Musik, una delle manifestazioni annuali di musica improvvisata organizzate a Berlino dalla etichetta tedesca Fmp, grande riferimento dell’improvvisazione radicale europea.

04 febbraio 2019
 
Steve Lacy (13)

Nel 1981 Lacy incide col suo sestetto l’album Songs, con testi e con la partecipazione del poeta Brion Gysin, un artista la cui vicenda risaliva al surrealismo e si era poi intrecciata con quella della beat generation: è un altra testimonianza dell’interese di Lacy per il nesso musica/parole e per la poesia, e anche del suo rapporto personale, fin dagli anni cinquanta, con molti poeti. Un poeta su cui Lacy, assieme ad Irene Aebi, lavora intensamente, mettendone in musica molte poesie, è per esempio Robert Creeley. Fra tanti duo nei quali Lacy – molto stimolato da questa dimensione ridotta – si produce, è decisamente speciale quello con una vecchia conoscenza come Gil Evans, al piano e piano elettrico, che si concretizza in un album inciso a Parigi nel 1987, Paris Blues.

28 gennaio 2019
 
Franco D’Andrea presenta Intervals II

Franco D’Andrea è stato proclamato “musicista italiano dell’anno” dall’edizione 2018 del Top Jazz, il referendum tra addetti ai lavori del mensile Musica Jazz: D’Andrea è un habitué di questo riconoscimento, che ottiene per la dodicesima volta (nella puntata di Jazz Anthology del 30 gennaio 2017, che potete trovare qui in podcast, avevamo festeggiato con lui la sua vittoria, l’undicesima, nel Top Jazz 2016). Ma l’affermazione per D’Andrea quest’anno è stata doppia: il pianista infatti è risultato vincitore anche per il disco italiano dell’anno con Intervals I (che ci aveva presentato nella puntata di Jazz Anthology del 4 dicembre 2017: potete trovare anche questa in podcast). Ospite in studio, oltre a commentare questi risultati, D’Andrea ci ha presentato il suo nuovo album in ottetto Intervals II (Parco della Musica Records).

21 gennaio 2019
 
Steve Lacy (12)

L’interesse di Lacy per l’esplorazione dell’interplay in combinazioni molto ridotte è testimoniato in questa puntata da una serie di duo degli anni ottanta: con il percussionista giapponese Masahiko Togashi (1983); con il chitarrista britannico Derek Bailey, maestro dell’improvvisazione radicale, con cui Lacy aveva una consuetudine di lunga data (1983); con il sassofonista Evan Parker, altro caposcuola dell’improvvisazione europea, in un faccia a faccia fra sax soprani (1985); con il sassofonista afroamericano Steve Potts, per moltissimi anni nei gruppi di Lacy, che lo ammirava molto (1985); con il pianista Ulli Gumpert, uno dei maggiori protagonisti del jazz d’avanguardia dell’allora Germania dell’Est (1985).

14 gennaio 2019
 
Steve Lacy (11)

A partire dalla prima metà degli anni settanta Lacy dà vita a gruppi che nelle linee di fondo e nella continuità di alcune presenze saranno una costante della sua attività da allora in poi; fra i musicisti che ne fanno parte la moglie Irene Aebi, che oltre a suonare violino e violoncello, spinta da Lacy assume anche il ruolo di cantante, e il sassofonista afroamericano Steve Potts, con cui Lacy stabilisce un sodalizio destinato a prolungarsi per decenni. Negli anni settanta emerge anche l’interesse di Lacy per il rapporto musica/poesia. Nell’81 Lacy è coinvolto in un album che fa epoca, Amarcord Nino Rota, allestito dal produttore Hal Willner: con uno splendido solo Lacy interpreta Roma. Lacy spesso esplora anche la dimensione del duo, con un ventaglio molto ampio di interlocutori: alla fine dell’82 per esempo dal vivo con il batterista Muhammad Ali e con il trombonista George Lewis.

07 gennaio 2019
 
Steve Lacy (10)

Prima e dopo la rimpatriata a New York con Roswell Rudd, nel ’76 Steve Lacy si esibisce in Italia in duo e in trio con il batterista/percussionista Andrea Centazzo, che proprio per pubblicare la registrazione di un duo live con Lacy – per cui non trova interesse nelle case discografiche – dà vita alla propria etichetta Ictus. Nell’82 Lacy fa parte di un quintetto con cui Roswell Rudd riesce a coronare il sogno di incidere un album di musiche di Herbie Nichols e di Thelonious Monk con musicisti di livello e per un’etichetta non marginale: con loro ci sono Ken Carter al contrabbasso e due capiscuola dell’improvvisazione olandese, il pianista Misha Mengelberg e il batterista Han Bennink, che condividono la devozione di Rudd per Nichols e Monk. L’album, Regeneration, viene registrato a Milano per la Soul Note del produttore Giovanni Bonandrini (dall’82 all’85 Bonandrini viene proclamato “produttore dell’anno” dall’annuale referendum della rivista americana Down Beat).

24 dicembre 2018
 
Jazz Christmas

Uno speciale di Jazz Anthology per la vigilia di Natale: da Silent Night a White Christmas, da Christmas in New Orleans a Jingle Bells, un florilegio di brani natalizi di Frank Sinatra, Louis Armstrong e Ella Fitzgerald.

17 dicembre 2018
 
I sogni sinfonici di Duke Ellington

Ospite della puntata Luca Bragalini, autore di Dalla Scala a Harlem. I sogni sinfonici di Duke Ellington, recentemente pubblicato dalla Edt. L’indagine di Bragalini sugli interessi sinfonici del grande bandleader prende le mosse da Milano, da un pomeriggio del febbraio del ’63 – quando Ellington è in città per due serate con la sua orchestra alla Sala Verdi del Conservatorio – in cui Duke allo Studio Zanibelli di via Ludovico il Moro dirige una nutrita compagine di musicisti del massimo teatro milanese…

10 dicembre 2018
 
Steve Lacy (9)

Nella prima metà degli anni settanta le collaborazioni e le esperienze di Lacy tendono a moltiplicarsi. Uno dei musicisti con cui Lacy collabora e incide è il trombettista austriaco Franz Koglmann. Della stessa fase sono anche i primi grandi esempi di solo di Lacy, una dimensione a cui il sassofonista si dedicherà intensamente. Intanto verso la metà degli anni sessanta anche Mal Waldron si è trasferito in Europa, e Lacy e il pianista hanno così l’occasione di riannodare e rinnovare la loro intesa. Lacy comincia inoltre ad immergersi nella più avanzata improvvisazione europea: del ’75 è per esempio una registrazione dal vivo con la Globe Unity Orchestra, emblema della free music del vecchio continente. Sintomatica dell’apertura di Lacy alle esperienze più diverse è la sua presenza nell’album degli Area, pubblicato nel ’76, Maledetti. Nel marzo del ’76 a New York Lacy ritrova poi in studio di incisione il suo vecchio amico Roswell Rudd.

03 dicembre 2018
 
Steve Lacy (8)

Alla fine del ’66 Lacy torna a New York. Nel ’67 partecipa all’incisione di A Genuine Tong Funeral di Gary Burton e Carla Bley. Nel gennaio del ’68 è nelle file della Jazz Composer’s Orchestra per uno dei pezzi intitolati Communications, con solisti Don Cherry e Gato Barbieri. Nel ’68 Lacy è di nuovo in Italia, dove si ferma continuativamente per un paio d’anni. Nel settembre del ’69 a Roma Lacy incide l’album Moon: al violoncello c’è Irene Aebi, muscista svizzera che Lacy ha conosciuto nel ’66 a Roma, che diventerà sua moglie e gli sarà accanto fino alla morte del sassofonista. Lacy si trasferisce poi a Parigi, dove resterà per oltre trent’anni, fino alle soglie della scomparsa. Al principio degli anni settanta Lacy è fra l’altro nelle file della Celestrial Communication Orchestra di Alan Silva, uno dei protagonisti del free degli anni sessanta.

26 novembre 2018
 
Steve Lacy (7)

Qualche giorno dopo avere partecipato alla seduta da cui nasce la suite di Gaslini Nuovi Sentimenti, nel febbraio del ’66, sempre a Milano, Lacy incide Sortie, un nuovo album, questa volta in quartetto, con Enrico Rava alla tromba: e questa volta i brani sono tutti del sassofonista. Ormai l’improvvisazione del gruppo è completamente libera e completamente emancipata da temi di riferimento. Il contrabbassista Ken Carter e il batterista Aldo Romano devono però lasciare il gruppo. Lacy ingaggia allora Johnny Dyani e Louis Moholo, sudafricani in esilio a Londra: l’amalgama è immediato e il bassista e il batterista sono decisivi nel dare all’improvvisazione una carica e una fluidità free ancora maggiore. Con l’aiuto di Rava e con grande forza di volontà Lacy a Torino riesce a liberarsi dalla dipendenza dall’eroina. Poi in mancanza di ingaggi il quartetto parte per l’Argentina: una registrazione live a Buenos Aires nell’ottobre del ’66 si traduce nell’album The Forest and The Zoo, una pietra miliare del free anni sessanta.

 
 
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