Musiche dal mondo
Marcello Lorrai
04 febbraio 2019
Daughters of Jerusalem

Giusto qualche settimana fa siamo tornati ad occuparci dell’etichetta norvegese KKV (vedi podcast del 14 gennaio), e torniamo di nuovo a farlo per un altro album appena uscito. Una delle maggiori direzioni di interesse della KKV è la Palestina: l’etichetta ha per esempio sostenuto la presenza discografica della compianta Rim Banna. Qualche anno fa inoltre la KKV ha pubblicato un album del Gaza Youth Choir, sormontando fra l’altro non poche difficoltà, perché le apparecchiature dovettero passare attraverso il tunnel dall’Egitto, e il produttore norvegese Erik Hillestad e il tecnico del suono dovettero fare richiesta tre volte e aspettare per un anno prima che gli israeliani finalmente concedessero l’autorizzazione per il loro ingresso nella striscia. Adesso l’etichetta ha pubblicato un altro coro palestinese, quaesta volta tutto femminile: il titolo è Daughters of Jerusalem, traduzione del nome che il coro ha in arabo, Banat al Quds, cioè appunto “figlie di Gerusalemme”. Le ragazze hanno antiche radici familiari nella città, vivono tutte a Gerusalemme Est, e studiano al Conservatorio Nazionale palestinese intitolato ad Edward Said. La maggior parte dei brani dell’album parlano proprio di Gerusalemme, e raccontano il contrasto tra l’ideale di Gerusalemme – nella Bibbia definita “madre della pace” – e la sua realtà attuale, dove dominano muri, checkpoint e ingiustizia. In un incontro molto significativo, in due brani le giovani palestinesi sono affiancate dalle ragazze americane del Princeton Girlchoir.

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GLI ULTIMI PODCAST
02 gennaio 2019
 
Ristampe di classici della world music

Nel 2018 la World Circuit, l’etichetta che pubblicò Buena Vista Social Club, ha proseguito nella sua politica di ristampe di grandi album del suo catalogo: in questa conduzione ascoltiamo brani da Introducing… Rubén Gonzalez, A toda Cuba Le Gusta, Cachaito di Orlando Cachaito Lopez, Moussolou di Oumou Sangare, The Source di Ali Farka Toure, Né La Thiass di Cheikh Lo; ma anche da From Nubia To Cairo di Ali Hassan Kuban, altro classico ristampato dall’etichetta tedesca Piranha.

10 dicembre 2018
 
Blinky Bill: Everyone’s Just Winging It And Other Fly Tales

Blinky Bill: come il protagonista – un koala con una mentalità da ecologista – di un cartone animato australiano. Già il nome d’arte del giovane musicista del Kenya – al secolo Ochieng Sellanga – ci indirizza verso un’Africa fuori dai cliché: come la musica di Blinky Bill, che non assomiglia a quello che abitualmente si ha in mente quando si pensa alla musica africana. Prima uscita della nuova branca dell’etichetta Lusafrica destinata a documentare le nuove forme delle musiche urbane, giovanili, elettroniche nel continente nero: se il buon giorno si vede dal mattino…

26 novembre 2018
 
Ali Hassan Kuban: From Nubia To Cairo

La Piranha ripropone From Nubia To Cairo, la prima uscita internazionale dell’egiziano Ali Hassan Kuban, che l’etichetta tedesca aveva pubblicato nel 1989. La musica di Kuban era completamente distinta dalla musica con cui l’Egitto aveva fatto epoca nel novecento nel mondo arabo, la musica moderna egiziana di interpreti sublimi come Mohamed Abdelwahab e Oum Kalsoum. Kuban era portatore di una cultura musicale diversa: era arrivato al Cairo negli anni quaranta dalla Nubia, cioè l’Alto Egitto (guardando la cartina geografica l’Egitto meridionale), la regione che rappresenta il fondo nero-africano dell’Egitto. Il destino della maggioranza dei nubiani è stato l’inurbamento, in buona parte nella capitale: un esodo per centinaia di migliaia forzato, perché i loro villaggi furono sommersi per creare la faraonica diga di Assuan voluta nei primi anni sessanta da Nasser. Nato nel ’29 e mancato nel 2001, Kuban modernizzò progressivamente la musica nubiana rendendola vivacissima, con enorme successo presso la nutrita comunità nubiana del Cairo: quando alla fine degli anni ottanta fu scoperto dalla world music, al Cairo per soddisfare le richieste disponeva di cinque orchestre a suo nome, che suonavano in contemporanea in altrettante situazioni, mentre Kuban si spostava dall’una all’altra nella notte della capitale.

19 novembre 2018
 
Nobuntu: Obabes beMbube

Gli ndebele sono una popolazione che vive nello Zimbabwe, in Sudafrica e nel Botswana; sono un’etnia imparentata con gli zulu e gli swazi. In lingua ndebele cantano le Nobuntu, gruppo vocale femminile dello Zimbabwe composto da cinque cantanti. l loro stile è il mbube, canto a cappella tipico dell’Africa australe, e tradizionalmente prerogativa maschile, che è diventato popolare a livello internazionale negli anni ottanta con il successo di Graceland di Paul Simon e del gruppo Ladysmith Black Mambazo. Le Nobuntu sono della seconda città del paese, Bulawayo, che vanta gruppi vocali mbube che hanno raggiunto un notevole successo a livello internazionale, come i Black Umfolosi e gli Insingizi, ma le Nobuntu sono l’unico gruppo mbube femminile: Obabes beMbube, titolo del loro terzo album, significa “donne del mbube”.

12 novembre 2018
 
Gaye Su Akyol: Istikrarl Hayal Hakikattir

Gaye Su Akyol è una giovane cantante turca che si è fatta apprezzare a livello internazionale con il suo secondo album, uscito nel 2016, il primo ad avere un’esposizione al di fuori del suo paese. E’ adesso appena uscito il suo terzo album, che mette insieme la lezione del pop-rock turco degli anni sessanta e settanta con elementi e stili vocali della musica classica turca e influenze di generi rock come psichedelia e post-punk. Il titolo di questo album significa “una fantasia ricorrente è realtà”: Gaye Su Akyol oppone il “sogno ricorrente”, come una contro-realtà, ad una realtà fatta di oscurità, caos, lotte di potere. Per essere una donna e un’artista che vive e lavora in un paese come la Turchia Gaye Su Akyol non potrebbe esprimersi in modo più chiaro.

05 novembre 2018
 
Lura: Alguem di alguem

A tre anni di distanza da Herança, il suo ultimo album, Alguem di alguem è il nuovo Ep di Lura, la cantante capoverdiana che con più successo si è mossa nella direzione di uno sganciamento dal modello rappresentato da Cesaria Evora e di un rinnovamento del repertorio e delle forme della canzone capoverdiana. Ma senza venir meno alla venerazione per Cesaria, a cui Lura dedica Crepuscular Solidao dum Diva, cover di un brano di un grande autore (e anche cantante) capoverdiano, Teofilo Chantre: Lura lo interpreta assieme a Gael Faye, rapper, cantante, scrittore francese di origine burundese, come scrittore noto per il romanzo Piccolo Paese.

29 ottobre 2018
 
Amira Kheir: Mystic Dance

Amira Kheir è nata in Italia da genitori sudanesi, ed è cresciuta a Torino, dove è rimasta fino ai diciotto anni: poi per studiare si è trasferita a Londra, e ha quindi deciso di rimanere nella capitale britannica, attratta dalla dimensione multietnica e multiculturale della città. Mystic Dance è il suo terzo album, cantato parte in arabo e parte in inglese: la musica è in felice equilibrio fra il suo background sudanese e l’apertura e la contemporaneità, una musica fondamentalmente acustica, a volte intima e a volte trascinante, ma sempre molto elegante, come molto elegante è la voce di Amira Kheir.

22 ottobre 2018
 
Moussu T e Lei Jovents: Operette Volume 2

Nato una quindicina di anni fa come uno dei progetti laterali di membri dei Massilia Sound System, Moussu T e Lei Jovents si è poi affermato come una delle presenze più interessanti sulla scena francese. Dopo qualche anno Moussou T si è indirizzato in particolare verso la cosiddetta operetta marsigliese, a cui nel 2014 ha dedicato l’album Operette, e a cui ritorna adesso con un secondo volume. L’operetta marsigliese fece epoca tra le due guerre mescolando tradizioni musicali provenzali, canzone italiana, canto di matrice operistica e il jazz, che negli anni venti aveva cominciato ad arrivare a Marsiglia: un genere, quello dell’operetta, nel quale, in decenni di massiccia immigrazione italiana a Marsiglia, come autori e come interpreti ebbero un ruolo determinante artisti di origine italiana come Vincent Scotto, Raymond Vinci, e René Sarvil, che all’anagrafe di cognome faceva Crescenzo.

15 ottobre 2018
 
Vari: Lusafrica 30th Anniversary Album

Una etichetta di cui ci occupiamo spesso in questa trasmissione, la Lusafrica, compie nel 2018 trent’anni – portati benissimo – e li celebra con un album in cui propone in versione originale e in versione remix cinque brani di artisti della scuderia: inutile dire che tra loro c’è Cesaria Evora, di cui il fondatore della Lusafrica, José da Silva, ha lanciato e gestito la carriera internazionale. Gli altri sono il capoverdiano Tito Paris, l’angolano Bonga, il maliano Boubacar Traoré e il cubano Polo Montanez.

08 ottobre 2018
 
Takula: Takula

Un album che ci porta in un paese assai poco battuto anche nell’ambito della world music, il Malawi: piccolo stato dell’Africa sudorientale, uno dei paesi più poveri del mondo, ma anche uno dei paesi con la maggiore densità di popolazione dell’Africa subsahariana, popolazione che in una percentuale molto alta è sieropositiva. Si tratta di un doppio Cd: il primo ci fa ascoltare il gruppo a cui l’album è intestato, formato da musicisti del Malawi e da un musicista norvegese; il secondo ci offre la rara possibilità di ascoltare alcuni brani di musica puramente tradizionale del Malawi che fanno parte del grande patrimonio di registrazioni, effettuate sul campo o in studio, accumulate dalla radio del Malawi, la Malawi Broadcasting Corporation, che per molti decenni è stata nel paese l’unica struttura in grado di effettuare registrazioni professionali.

01 ottobre 2018
 
Dur Dur of Somalia: Volume 1 e Volume 2

A causa delle vicende del travagliato paese del Corno d’Africa, la musica moderna della Somalia è rimasta a livello internazionale uno degli angoli in ombra della musica africana. Ma adesso le etichette di world music sembrano ben decise a cominciare ad illuminarlo. Lo scorso anno l’etichetta newyorkese Ostinato Records ha pubblicato Sweet As Broken Dates – vedi qui il podcast del 25 settembre 2017 – una compilation di brani degli anni settanta e ottanta che provenivano dagli archivi della radio di Hargheisa, oggi capitale dell’autoproclamata Repubblica del Somaliland. Oltre a farci ascoltare della musica di grande fascino, la raccolta ci trasportava in una Somalia quasi irreale se guardata dalla prospettiva della tormentata Somalia degli ultimi decenni. Lo stesso fa adesso l’etichetta tedesca Analog Africa, riportandoci alla modernità che prima della guerra poteva vantare Mogadiscio, capitale della Somalia: attraverso le incisioni di una band, Dur Dur, che mescolando funk, reggae, soul, disco, e ritmi e melodie tradizionali fece furore negli anni fra la nascita del gruppo, il 1986, e l’inizio del conflitto negli anni novanta.

24 settembre 2018
 
Stella Chiweshe: Kasahwa: Early Singles

Stella Chiweshe è nata nel 1946 in un villaggio dello Zimbabwe, ed è cresciuta senza dare importanza alla musica tradizionale, e ascoltando invece musica bianca che arrivava dagli Stati Uniti. Poi però da adolescente cominciò ad essere presa dalla musica mbira, imperniata sullo strumento dallo stesso nome costituito da lamelle metalliche montate su una cassa di risonanza in legno, e destinata a mettere in contatto con gli spiriti, gli antenati e gli elementi della natura. Stella decise addirittura che sarebbe diventata la regina della mbira, ma questa cultura tradizionale non prevedeva che delle donne suonassero la mbira: nessun musicista voleva insegnarle a suonarla, nessun costruttore dello strumento voleva confezionargliene uno. Fu così con uno strumento avuto in prestito che Stella incise il suo primo brano, Kasahwa, adesso ristampato assieme ad altri sette brani registrati fra il ’74 e l’83, introvabili e mai pubblicati prima fuori dall’Africa. Questo brano le diede una grande popolarità locale; poi dopo l’indipendenza dello Zimbabwe (1980) Stella Chiweshe diventò una star all’interno del fenomeno della world music che nasceva in quegli anni. Questa ristampa dei suoi brani di esordio è il suo primo album da più di dieci anni.

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