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    Memos di ven 04/06/21

    A cura di:

    Raffaele Liguori

    Il blocco che non blocca. E’ quello dei licenziamenti. La sociologa del lavoro Giustina Orientale Caputo (dell’università Federico II di Napoli) ha raccontato a Memos che le statistiche dell’Istat mostrano tutt’altra situazione rispetto al blocco dei licenziamenti. “Nel periodo aprile 2020-aprile2021 – racconta la professoressa Orientale Caputo – sono diminuiti gli occupati permanenti (con contratto a tempo indeterminato) di 222 mila unità. Mentre nello stesso anno sono stati assunti in 229 mila con contratti a tempo determinato. La realtà dell’Istat è la seguente: primo, nonostante il sacrosanto blocco dei licenziamenti, in Italia sono stati persi 222 mila posti di lavoro; secondo, le contemporanee assunzioni a termine di 229 mila lavoratori/trici potrebbero voler dire che negli ultimi decenni in Italia c’è stato un processo di sostituzione delle tipologie di lavoro. E cioè – conclude la sociologa della Federico II – che a fronte di contratti permanenti, con garanzie, gli imprenditori preferiscono assumere lavoratori senza protezioni. Le imprese dunque chiedono un lavoro meno garantito, più flessibile, a condizioni più basse e con una qualità sempre peggiore”. A Memos oggi anche il giurista Alessandro Somma (dell’università La Sapienza di Roma) per il quale il Piano per la ripresa (PNRR) contiene diverse stringenti condizionalità che lo fanno assomigliare in alcuni tratti ai vecchi Memorandun imposti dalla Troika (Bce, Fmi, Commissione europea) ai paesi europei in crisi finanziaria.

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