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Manovra, sciopero Cgil. Meloni irride il sindacato: “Ancora venerdì…”

Manovra, sciopero Cgil Landini

Dopo le bocciature di Bankitalia, Istat e altri enti indipendenti, oggi l’annuncio dello sciopero generale della Cgil contro la manovra economica del governo. L’annuncio è arrivato questa mattina dall’assemblea generale del sindacato, a Firenze.

Giorgia Meloni – e subito dopo Matteo Salvini – non hanno perso tempo e sono tornati a sbeffeggiare il sindacato di Landini: “Dodici dicembre? Chissà che giorno è…”, si è chiesta la Presidente del Consiglio con sarcasmo, rilanciando la polemica del “weekend lungo”, lo “sciopero sempre il venerdì”. Esattamente come aveva fatto dopo lo sciopero del 3 ottobre per Gaza. Così risponde ai nostri microfoni Pino Gesmundo, segretario confederale Cgil:

Contro la manovra – lo ricordiamo – scioperano anche i sindacati di base: lo sciopero generale è il 28 novembre. Istat e Bankitalia ieri nelle audizioni in Parlamento hanno certificato che il taglio dell’Irpef premia i redditi più alti: la metà del taglio delle tasse favorirà solo l’8% dei contribuenti. E i 2/5 dei più ricchi prenderanno l’85% del totale. E poi nella manovra di Meloni e Giorgetti ci sono i tagli ai comuni e la sanità pubblica sotto finanziata. Michele De Pascale, presidente della Regione Emilia Romagna:

Le ricette sono due. La prima è quella di aumentare le risorse in maniera significativa. Se ci possiamo permettere di mettere tre punti di PIL sulla difesa, forse possiamo farlo più volentieri sulla Sanità. La seconda è quella di consentire alle regioni di aumentare il loro livello di appropriatezza. Faccio un esempio: le risorse che ci vengono trasferite devono essere libere perché ogni regione deve poterle spendere per migliorare le proprie prestazioni, per renderle più appropriate.
Oggi garantire tempi giusti nelle liste d’attesa significa anche saper selezionare bene chi ha bisogno di una prestazione. Se la sanità diventa un click day, dove il primo che arriva prende la prestazione anche se non ne ha bisogno, poi la prestazione non ci sarà per quelli che ne hanno veramente bisogno. Se dovessi dire un tema su cui il governo potrebbe fare qualcosa di concreto, faccio un esempio. Noi in Emilia-Romagna abbiamo attivato un mutuo BEI di 300 milioni di euro per ristrutturare tutto il patrimonio edilizio pubblico sfitto, quello che non viene utilizzato, e metterlo a disposizione come Ers ad affitto a canone calmierato. Il governo metta 3 miliardi per mettere a disposizione immobili e alloggi come Ers: ci sarebbe la corsa del privato e delle imprese a investire in questo settore per creare case a prezzi accettabili per i lavoratori e le lavoratrici delle imprese.

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    L'abbiamo scoperto con l'EP "Somewhere only we go" e oggi a Volume abbiamo avuto modo di conoscere meglio la storia di questo cantautore nigeriano, che si è poi formato musicalmente in Ghana: "Nel corso degli anni le nostre musiche si sono fuse: l'highlife ghanese, il palm-wine, il folk di Kumasi, il suono contemporaneo della chitarra. Ho potuto unire questi due mondi, mescolandoli con le radio occidentali che ascoltavo da ragazzo". Il risultato è un folk pop pieno di anima e di profondità: "Il mio obiettivo non è solo una carriera internazionale, ma costruire qualcosa in Africa. Voglio creare una struttura che funzioni per artisti come me, gente con una chitarra o un tamburo, artisti contemporanei che non hanno modo di raggiungere il loro pubblico". Ascolta l'intervista di Niccolò Vecchia a Tommy WA.

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    Un percorso attraverso la stratificazione sociale italiana, un viaggio nell’ascensore sociale del Belpaese, spesso rotto da anni e in attesa di manutenzione, che parte dal sottoscala con l’ambizione di arrivare al roof top con l’obiettivo dichiarato di trovare scorciatoie per entrare nelle stanze del lusso più sfrenato e dell’abbienza. Ma anche uno spazio per arricchirsi culturalmente e sfondare le porte dei salotti buoni, per sdraiarci sui loro divani e mettere i piedi sul tavolo. A cura di Alessandro Diegoli e Disma Pestalozza

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    Teatro. La rivoluzione delle "piscinine" milanesi vista da due piccioni in crisi esistenziale

    Teatro. La rivoluzione delle "piscinine" milanesi vista da due piccioni in crisi esistenziale Al Teatro della Cooperativa, a Milano ha debuttato in prima nazionale "Lo sciopero delle bambine", in scena Rita Pelusio e Rossana Mola di PEM Habitat Teatrali, compagnia che porta avanti una ricerca artista che declina contenuti civili e ironia. Lo spettacolo, con la regia di Enrico Messina, racconta una storia avvenuta a Milano nel 1902, quando le “piscinine”, che in dialetto meneghino significa “piccoline”, bambine, tra i sei e i tredici anni, che lavoravano senza diritti, sfruttate e sottopagate, ebbero la forza di scioperare e, per cinque giorni, fermare l’industria della moda della città. A raccontare la vicenda delle piscinine in scena sono due piccioni, due creature che abitano le piazze, le cui parole rispecchiano lo sguardo dei contemporanei, spesso stanchi e disillusi davanti alle sfide della storia. Nella trasmissione Cult Ira Rubini ha intervistato l’attrice Rita Pelusio.

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