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La destra che usa Modena come una clava contro i nemici politici e l’imbarazzo di Meloni

22 maggio 2026|Luigi Ambrosio
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Debora Piazza

Chissà se Debora Piazza, consigliera comunale della Lega a Barzanò, piccolo comune in provincia di Lecco, nella vita già organizzatrice di matrimoni tra cani, si sarebbe aspettata di venire condannata praticamente da tutto il ceto politico italiano. Probabilmente immaginava che la sua violenta invettiva contro Elly Schein sarebbe rimasta confinata entro i confini della politica locale. O addirittura entro la sua bolla social. E invece.
E’ successo che la segretaria del Pd sia andata a Lecco per un comizio elettorale e la consigliera leghista le abbia augurato di finire investita da un terrorista, evocando Modena. “Non abbiamo qualcuno che guida con problemi di depressione disoccupato che offende i cristiani che passa di lì e ci fa un favore?” ha scritto Debora Piazza, che è anche responsabile lombarda del “Dipartimento Lega per il benessere degli animali” della Lega. Il benessere degli animali. L’evocazione della violenza contro gli avversari politici.
I primi a reagire sono stati gli esponenti dei partiti del centro sinistra. Poi però ha parlato anche il ministro degli Esteri Tajani e alla fine è arrivata Giorgia Meloni: “Esprimo la mia solidarietà a Elly Schlein per il gravissimo commento con cui un’esponente locale della Lega a Lecco ha evocato la strage di Modena riferendosi al comizio a Lecco della segretaria Pd. Sono parole inaccettabili, che superano ogni limite e che non possono trovare alcuna giustificazione nel confronto politico” ha scritto la presidente del Consiglio.
Cosa non ha capito Debora Piazza mentre vergava la sua invettiva? Non ha capito che Modena è un fatto troppo delicato per usarlo come una clava in quel modo. A Modena, nelle ore successive all’investimento di 7 persone da parte di un 31enne cittadino italiano di origine marocchina, era corso il presidente della Repubblica Mattarella. Un gesto per cercare di spegnere sul nascere l’incendio che ne sarebbe potuto scaturire. E Meloni si era accodata. Non è solo la base leghista a covare sentimenti di odio. “Remigrazione” sta diventando una parola via via sdoganata anche nel discorso dei militanti di Fratelli d’Italia e, più in generale, una parola di uso comune nei media e nei discorsi quotidiani. E da destra Vannacci preme, cresce nei sondaggi, mette in difficoltà i partiti di governo. E oggi Meloni si trova a dover cercare di governare un clima politico esacerbato nel Paese che lei stessa ha contribuito, negli anni, a creare.
Meloni a parte, è la fiera dell’ipocrisia, a destra: la Lega ha sospeso la consigliera comunale di Barzanò da tutti gli incarichi nel partito, così qualcun altro si dovrà occupare del “benessere degli animali”. Ma l’ha buttata sul benaltrismo: “E allora le militanti politiche della sinistra di Lecco che avevano aggredito Trump?”
Altri sui social scrivono: “E allora quelli che bruciano i manichini di Meloni?”
Fingono di non vedere, o magari non riescono a vedere, il rischio delle campagne violente imbastite dopo Modena.

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