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Dopo 33 anni chiude il late show che dava fastidio a Trump

22 maggio 2026|Roberto Festa
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Stephen Colbert

È stato uno dei finali più iconici e indimenticabili della TV americana. E non solo. Paul McCarthy, ospite d’eccezione dello show, ha cantato “Hello Goodbye” dei Beatles. Sul palco, con lui, Stephen Colbert e tutta la troupe, tecnici, macchinisti, truccatori, autori. Finita la canzone, Paul McCarthy e Stephen Colbert hanno spento le luci del teatro e sono usciti. Si è conclusa così l’ultima puntata del Late Show with Stephen Colbert, che lascia il programma che nel 2015 aveva ereditato da David Letterman. Complessivamente, il late show di CBS – quindi il programma di tarda serata della rete – era in onda da 33 anni. CBS, lo scorso luglio, ne aveva annunciato la chiusura, spiegando che i late shows non sono più sostenibili economicamente, non raccolgono sufficiente pubblicità, non hanno abbastanza audience. Non è vero. Jon Stewart, Jimmy Kimmel, Jimmy Fallon, Seth Meyers, John Oliver, cioè i conduttori degli altri late shows, – e che erano tutti presenti alla registrazione dell’ultima puntata dell’amico Colbert – continuano tranquillamente a fare il loro lavoro. La chiusura del Late Show di Stephen Colbert ha ovviamente ragioni politiche. Con Jimmy Kimmel, che trasmette su ABC e che è stato più volte preso di mira da Donald Trump e dall’amministrazione, Stephen Colbert era uno dei critici più feroci e divertenti di Trump. C’è però di più: quando lo scorso luglio ha annunciato la chiusura dello show di Colbert, Paramount, proprietaria di CBS, era in attesa dell’approvazione dell’amministrazione Trump alla fusione da 8 miliardi di dollari con Skydance. Paramount tra l’altro è controllata dalla famiglia Ellison, gli Ellison di Larry Ellison di Oracle, politicamente vicini a Trump.
L’ultima puntata dello show è durata 20 minuti più del normale, ha alternato ospiti famosi venuti a salutare e rendere omaggio a Colbert, e monologhi dello stesso Colbert piuttosto velenosi contro CBS. Mentre lo show era in registrazione, decine di persone stazionavano sotto la pioggia fuori dall’Ed Sullivan Theatre, nel midtown di Manhattan, dove è stato per anni registrato, con cartelli come “Grazie Stephen” e “È una stronzata – la chiusura della trasmissione”. Sui social, centinaia di messaggi, tra cui quello di Barack Obama, ospite della trasmissione qualche giorno fa, esprimevano la loro solidarietà a Stephen Colbert.
Colbert non avrà sicuramente problemi a trovarsi un altro lavoro. È un genio per tempi, incisività, lucidità. È piuttosto CBS, la sua reputazione, la sua vocazione alla libertà di espressione, a soffrire delle luci spente a fine trasmissione da Paul McCarthy e Stephen Colbert.

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