Addio a Carlin Petrini, l’uomo che ha trasformato il cibo in una questione politica, ecologica e culturale

È morto ieri sera nella sua casa di Bra, all’età di 76 anni, Carlo Petrini, Carlin per tutti, fondatore di Slow Food, dell’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo e della rete Terra Madre.
Carlo Petrini è stato l’uomo che ha trasformato il cibo in una questione politica, ecologica e culturale, prima ancora che gastronomica. Nasce a Bra nel 1949, dove nel 1975 fonda Radio Bra Onde Rosse, ma l’intuizione che lo accompagnerà per tutta la vita arriva a metà degli anni Ottanta: la cultura popolare passa anche dalla tavola, e il cibo industriale è uno degli strumenti dell’omologazione capitalista. Nel 1986 fonda l’associazione Arcigola: in risposta alle prime aperture di McDonald’s in Italia, nel 1989 al fast food si contrappone l’idea di Slow Food, che poco dopo, a Parigi, diventa un’organizzazione internazionale. Tre le parole d’ordine, destinate a diventare un lessico universale: buono, pulito e giusto. Il piacere come diritto di tutti, la sostenibilità ambientale, la giustizia per chi il cibo lo produce. Da lì il movimento si allargherà a oltre 160 Paesi. Nel 2004 Petrini fonda l’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo e dà vita a Terra Madre, che si accosta al Salone del Gusto già fondato nel 1996: una rete che riunisce a Torino contadini, allevatori, pescatori e comunità indigene di tutto il mondo. Di fatto un’internazionale della terra. Nel 2022 lascia la presidenza di Slow Food all’agronomo e attivista ugandese Edward Mukiibi. «Chi semina utopia raccoglie realtà», amava ripetere. Carlin Petrini ha seminato per quarant’anni, e il modo in cui oggi pensiamo al cibo, alla terra e a chi li lavora, in gran parte lo dobbiamo a lui.
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