Diario da Cannes 79: niente italiani, ma aumentano le registe donne

L’immagine di Thelma & Louise è presente in ogni angolo di Cannes: dal Palais, alla Croisette ai negozi decentrati. Il film del 1991 di Ridley Scott, scelto per la locandina della settantanovesima edizione del festival, sta a dimostrare come quest’anno più che mai il programma è pensato con un incremento di presenze femminili alla regia e con una libertà creativa, simile a quella delle due protagoniste Susan Sarandon e Geena Davis, in fuga dai vincoli di una società patriarcale.
Dell’assenza di film italiani si è già detto molto, anche se sembra incredibile che, con tutto quello che sta succedendo nel comparto cinema del nostro Paese, i francesi non siano riusciti a trovare nulla di convincente. Fa bene ricordare che Le città di Pianura di Francesco Sossai ebbe la sua primissima proiezione qui a Cannes. Quindi dall’Italia solo un cortometraggio, un documentario su Vittorio De Sica e la regista Laura Samani in una giuria parallela.
Per la corsa alla Palma d’Oro sono stati scelti prevalentemente titoli tra il panorama indipendente mondiale. Ritornano in concorso Pedro Almodovar, Asghar Faradi, Cristian Mungiu, Peter Gray, Kore’eda e il film d’apertura, che come spesso accade è francese, si intitola “La Venere Elettrica” di Pierre Salvadori, partito dopo la cerimonia d’apertura condotta dall’attrice di origine maliane Eye Haidara. È una commedia, a sfondo romantico ambientata nel 1928.
Anche in Francia non mancano le polemiche in seguito alla lettera firmata da seicento lavoratori dello spettacolo e pubblicata da Liberation, contro il l’imprenditore televisivo miliardario di estrema destra Vincent Bollorè, che minaccia di controllare tutta l’industria cinematografica francese.
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