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Trump in viaggio verso la Cina per discutere di Iran, dazi e AI col grande rivale

12 maggio 2026|Michele Migone
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“Il cessate il fuoco con l’Iran rimane in vigore”, lo ha dichiarato oggi il segretario alla difesa degli Stati Uniti Pete Hegseth davanti alla Camera. Durante l’audizione, il Pentagono ha fornito anche una stima aggiornata delle spese di guerra: finora il conflitto è costato a Washington 29 miliardi di dollari.

Sullo stallo diplomatico, Hegseth si è limitato a dire che i negoziati restano in corso, ma ha anche precisato che il Pentagono si prepara ad una eventuale ripresa del conflitto. Fonti informate hanno comunque riferito alla CNN che una eventuale decisione della Casa Bianca non arriverà prima dell’incontro di Trump con Xi Jinping. Il presidente statunitense è in partenza per Pechino e tra i temi sul tavolo che i due presidenti affronteranno ci sono i dazi, ma anche Taiwan e il conflitto nel golfo persico.

di Michele Migone

Frustrato dalla situazione, Donald Trump starebbe pensando seriamente di riprendere le operazioni belliche contro l’Iran. Alla vigilia della sua partenza per la Cina c’è stata una riunione con i militari per discutere le possibili opzioni. Lo stesso Trump poi, in un’intervista, ha aggiunto di non avere fretta di risolvere la crisi con Teheran e di essere sicuro che gli iraniani, alla fine, non potranno arricchire l’uranio. In realtà siamo ancora nello stallo.

Trump sperava di risolvere la questione prima del suo viaggio a Pechino, per evitare di arrivare di fronte a Xi Jinping in una posizione di debolezza, ma le cose sono andate diversamente. Adesso, forse, confida nel fatto che il leader cinese concorra nel trovare una soluzione. C’è un interesse convergente tra gli Stati Uniti e la Cina, che il traffico navale attraverso lo stretto di Ormuz non rimanga bloccato. Troppe le ripercussioni sull’economia globale.

Le differenze sono ovviamente sulla soluzione da adottare. Trump vuole togliere al regime di Teheran l’arma strategica che ha adesso nelle sue mani, il controllo dello stretto. Non è certo la posizione che può adottare Pechino, alleato dell’Iran e grande importatore del suo petrolio, ma la crisi di Hormuz rischia alla lunga di penalizzare anche la Cina.

Nella visita di Trump il destino dello stretto medio-orientale potrebbe intrecciarsi con quello di Taiwan. Hormuz è il rubinetto dei flussi energetici globali, Taiwan di quelli tecnologici. Xi Jinping vorrebbe convincere Trump a non vendere un secondo pacchetto da miliardi di dollari di armi Usa a Taipei. Uno scambio di favori, ma quanto possa essere risolutivo per chiudere il dossier Iran è molto difficile dirlo. Nonostante un possibile compromesso sponsorizzato dai cinesi, Trump non può uscire ancora più debole politicamente dal viaggio a Pechino e di fatto perdente nella partita di Hormuz.

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