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Le nuove regole per scuole e università e la protesta di 1500 presidi

Green Pass Scuola Presidi ANSA

Per ora la prima preoccupazione per i presidi è quanto personale avranno a disposizione, visto che le stime circolate in questi giorni parlano di circa 20mila docenti contagiati. È questa la prima incognita per quando si riapriranno i portoni, domani mattina per un quarto delle superiori al nord, e lunedì mattina per tutti gli altri. Poi si cominceranno a fare i conti con le regole differenziate che prevedono meno restrizioni a seconda dell’età e della copertura vaccinale.

Per nidi e materne la chiusura della classe scatta al primo contagio e il personale sarà dotato di mascherine FFP2. Alle elementari, invece, al primo contagio la classe viene testata, anche con test rapidi, per due volte e al secondo contagio scatterà la DAD per 10 giorni. Per medie e superiori al primo caso ci si mette la mascherina FFP2 e si fanno i test, gratuiti in farmacia, con prescrizione. Al secondo contagio vanno in Dad i ragazzi non vaccinati, che secondo le statistiche nazionali sono uno ogni quattro, e quelli che non hanno fatto i richiami nei tempi stabiliti. E al terzo contagio va in DAD tutta la classe.

Resta un mistero come faranno i presidi a disporre le DAD selettive non avendo loro accesso per la privacy al dato di vaccinazione degli studenti. Vedremo soprattutto se queste differenze tra uno o due contagi nelle classi reggeranno alla velocità di diffusione di Omicron.

Anche le Università si preparano disponendo la possibilità di tornare, fino a febbraio alle sessioni di laurea e di esami a distanza. Il capo dell’Associazione Nazionale Presidi ha detto che avrebbe preferito due o 3 settimane di DAD in partenza per passare il picco dei contagi. Con lui ci sono 1.500 presidi che ieri hanno firmato una lettera che ne chiede due di settimane di didattica a distanza, per evitare caos ed inefficienze. Vedremo tra poco chi tra loro e il governo avrà ragione.

  • Autore articolo
    Claudio Jampaglia
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    Neil Young torna a prendere apertamente posizione contro Donald Trump. L’artista utilizza i suoi social e siti per commentare le recenti tensioni politiche e riaffermare la sua storica contrarietà nei confronti del presidente degli Stati Uniti. Young lancia un appello diretto al pubblico, invitandolo a prendere coscienza della situazione attuale. Secondo il musicista, il Paese starebbe attraversando una fase di profondo declino politico e sociale, che attribuisce alla leadership e all’influenza di Trump. Il grande cantautore canadese naturalizzato statunitense afferma che Trump sta causando danni progressivi al Paese e sta accentuando fratture interne sempre più profonde. “Rendiamo l’America di nuovo grande”, ha scritto Young. “Non sarà facile finché cercherà di trasformare le nostre città in campi di battaglia per poter annullare le nostre elezioni con la legge marziale e sottrarsi a ogni responsabilità”. Nel suo intervento, il cantautore richiama anche alla responsabilità collettiva, invitando la popolazione a non restare in silenzio e a rispondere attraverso forme di mobilitazione pacifica. “Qualcosa deve cambiare”, ha continuato Young. “Sappiamo cosa fare. Ribellarci. Pacificamente a milioni. Troppe persone innocenti stanno morendo”. Infine Young prende di mira l’ICE, utilizzando un’immagine simbolica per descrivere la situazione attuale del Paese: “Fa un freddo glaciale qui in America”. “Ogni sua mossa mira a creare instabilità per poter rimanere al potere”. In conclusione, Young invita i lettori a reagire guidati dall’empatia e non dal timore, richiamando valori come “l’amore per la vita” e “l’amore reciproco”.

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