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Hong Kong: ultimo giorno di Apple Daily

Apple Daily Hong Kong ANSA

Questa notte è stata stampata l’ultima copia di Apple Daily, l’ultimo giornale pro democrazie che era rimasto ad Hong Kong e che è stato chiuso dopo un raid della polizia che ha arrestato 5 alti dirigenti e congelato i beni del quotidiano. Fin dalla prime luci dell’alba centinaia di persone si sono messe in coda per comprare l’edizione finale. Sotto la pioggia, Hong Kong ha dato il suo doloroso addio al giornale, formando code per centinaia di metri.

Le vendite del giornale di oggi, che solitamente si aggiravano intorno alle 80mila copie al giorno, sono arrivate fino a un milione. Il quotidiano è andato a ruba ovunque, al punto che online girava un documento con un elenco delle edicole che ancora avevano a disposizione delle copie. E mentre gli Honkongers si radunavano per comprare la loro copia, la presenza di Apple Daily online scompariva pian piano con la chiusura prima degli account social e poi del sito web.

Per capire che cosa ha spinto tutte queste persone a svegliarsi all’alba per andare a comprare un giornale, bisogna capire cosa è stato Apple Daily durante i suoi 26 anni di vita. Nato come un tabloid locale, noto per i suoi titoli sensazionalistici e le fotografie dei paparazzi, nel tempo è diventato qualcosa di molto più importante: un giornale senza paura. Jimmy Lai lo fondò nel 1995.

Il nome, Apple Daily, si riferiva a frutto proibito della bibbia perché – come aveva raccontato lo stesso Lai – “se Eva non avesse mangiato la mela, non ci sarebbero state le notizie”. All’inizio si occupava di cronaca nera e spettacolo, ma dai primi anni 2000 iniziò a seguire le proteste che nascevano per contrastare il ritorno della presenza cinese nella città e a scrivere sempre più di politica.

Apple Daily non smise mai i suoi panni da tabloid, ma la sua voce pro democrazia si fece sempre più salda e forte, diventando prima una spina nel fianco della Cina e poi un vero e proprio pericolo. L’arresto di Jimmy Lai l’anno scorso ha segnato l’inizio della fine. Una fine che i giornalisti rimasti nella redazione fino a questa mattina hanno definito “scioccante ma non sorprendente”. L’operazione “una sola Cina” di Xi Jinping si sta affermando con sempre più concretezza, e la chiusura di Apple Daily rappresenta un ulteriore passo verso la trasformazione di Hong Kong in Pechino. Perdendo il quotidiano di Jimmy Lay, Hong Kong ha perso un altro pezzo della sua libertà.

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    Martina Stefanoni
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