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Erdogan cede, il bassista del Grup Yorum conclude lo sciopero della fame

Grup Yorum

Un mese fa il sacrificio di Helin Bölek, 23 anni, poi dopo tre settimane quello di Mustafa Kocak, 28. Entrambi morti in conseguenza dello sciopero della fame che stavano conducendo per protestare contro la repressione del Governo Turco nei confronti della band a cui appartenevano, i Grup Yorum, formazione militante della sinistra rivoluzionaria turca.

Ibrahim Gökçek era il terzo componente del gruppo in sciopero della fame e se ne stava andando anche lui. Il 2 maggio aveva inviato una lettera al giornale comunista francese L’Humanitè, che suonava quasi come un testamento. “Quel che so” aveva scritto “è che mi aggrapperò alla vita anche in questo cammino verso la morte“.

Nella notte fra il 4 e il 5 maggio, dopo 322 giorni senza nutrirsi, le sue condizioni si erano fatte estremamente critiche, i battiti cardiaci debolissimi, e proprio mentre lo stavano trasportando in ospedale è arrivata la notizia: il Governo turco, di fronte all’indignazione internazionale e all’eventualità di un terzo morto, ha finalmente ceduto su una delle richieste per cui gli altri due giovani si erano sacrificati: revocare il divieto per i Grup Yorum di tenere concerti.

Lo hanno annunciato i componenti della band in una tempestiva conferenza stampa: l’evento si terrà il 3 luglio, e sarà l’affermazione simbolica della libertà per la quale due giovanissimi ragazzi di Grup Yorum hanno dovuto combattere fino alla morte.

  • Autore articolo
    Serena Tarabini
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    Sciopero generale dei sindacati di base: contro la manovra di guerra e per la Palestina

    Centinaia di migliaia di persone in 50 città, secondo gli organizzatori, tanti studenti e movimenti per la Palestina insieme ai lavoratori hanno animato le piazze dello sciopero generale indetto unitariamente dalle sigle del sindacalismo di base contro la manovra economica. Una manovra di guerra, condizionata dalla necessità di aumentare le spese militari e che taglia salari e stato sociale, il centro della protesta. A Roma la manifestazione si è concentrata davanti a Montecitorio, molto partecipati anche i cortei di Milano e di Genova, aperto dai lavoratori portuali insieme a Greta Thunberg. A Torino un gruppo di manifestanti a volto coperto ha fatto irruzione nella redazione de LA Stampa, vuota per lo sciopero, lasciando scritte e buttando all’aria materiali di lavoro. Il Cdr e il sindacato dei giornalisti hanno duramente condannato l’atto. A Venezia ci sono state cariche e l’uso di idranti quando i manifestanti hanno cercato di raggiungere la sede dell’industria militare Leonardo. Le interviste realizzate al corteo di Milano da Martino Fiumi.

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