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Fase 2, la situazione a Cernusco sul Naviglio. Intervista al sindaco

Cernusco sul Naviglio

A quasi due settimane dall’avvio della Fase 2, e a pochi giorni dalla grande riapertura dal Paese, qual è la situazione nel comuni dell’hinterland milanese? Siamo tornati a Cernusco sul Naviglio, dove il sindaco Ermanno Zacchetti si sta muovendo con estrema cautela nelle riaperture.

L’intervista di Serena Tarabini a Fino Alle Otto.

Quando cui siamo sentiti il 20 marzo scorso, in piena emergenza, ci segnalava il problema della mancanza di mascherine. Ora che siamo in fase di riaperture com’è la situazione a Cernusco sul Naviglio?

Diciamo che i dispositivi di protezione sono acquistabili, anche se non sempre ai prezzi che sono stati indicati come obbligatori. Anche per questo stiamo valutando la possibilità di distribuirne di riutilizzabili e lavabili alla cittadinanza. Abbiamo ricevuto le forniture delle monuso che abbiamo distribuito e stiamo ancora distribuendo, ma essendo l’uso limitato non sono sufficienti. Poi c’è la novità della misurazione della temperatura nei luoghi di lavoro, ci stiamo attrezzando con tutte le complicazioni del caso, ma ci adegueremo.

Dal punto di vista della possibilità di monitorare la popolazione avete visto un miglioramento?

In realtà noi sindaci abbiamo scritto più volte alla Regione chiedendo un intervento diffuso di questa formula. Stiamo valutando la possibilità di farlo in maniera proattiva appoggiandoci a centri specializzati per poter essere in grado di conoscere la situazione sul territorio comunale. Dipenderà anche dalle indicazioni che arriveranno dalla Regione.

Al momento un cittadino che vuole conoscere la sua condizione, che strumenti ha a disposizione?

Ci sono i centri specializzati. Le indicazioni della Regione Lombardia sono quelle di provare ogni giorno la temperatura.

Come sono andate queste due settimane di fase 2 a Cernusco sul Naviglio?

Da una parte ci sono segnali positivi, proprio ieri ero all’ospedale locale e i medici mi hanno raccontato che da 90 ricoverati, il numero raggiunto nel picco dell’emergenza, siamo passati ad uno. I numeri sono confortanti, ma ci hanno comunque raccomandato di non abbassare la guardia. Abbiamo scelto una riapertura graduale, giorno per giorno. Il primo lunedì abbiamo riaperto l’alzaia del Naviglio assieme a tutti i comuni della Martesana, cosa importante per chi va a Milano a lavorare su due ruote. Mercoledì abbiamo riaperto il mercato solo per i generi alimentari, uno sforzo davvero importante per far lavorare una quarantina di banchi: abbiamo impiegato 20-25 persone presenti fra polizia locale, Protezione Civile, volontari ed operai per transennare e contingentare gli ingressi, misurare la temperatura. Le persone hanno apprezzato e collaborato, si sono fatte i loro 15 minuti di coda tranquillamente. Poi abbiamo riaperto l’isola ecologica, inizialmente si è verificato un pò di assembramento ma poi la situazione si è regolarizzata. Lunedì scorso abbiamo riaperto anche i cimiteri e gli orti sociali. Non abbiamo ancora riaperto i parchi, ma solo le aree verdi attorno alla ciclabile e qui in alcuni orari del fine settimana qualche criticità l’abbiamo avuta. È un luogo di ritrovo molto popolare.

Sulla base di come sono andate queste due settimane, avete delle preoccupazioni in relazione alle aperture dal 18 maggio?

Andremo nella direzione della riapertura graduale anche da lunedì prossimo, spalmando su più giorni le riaperture consentite. Non vogliamo che la sensazione sia liberti tutti.

Emetterete ordinanze con misure più restrittive?

Assolutamente no, la cautela è sugli spazi verdi, abbiamo un grande parco in città che per essere certi di gestire nel migliore di modi aspetteremo per la riapertura. Abbiamo bisogno di tante persone che adesso sono impiegate in tanti altri servizi, dalla distribuzione delle mascherine al monitoraggio e il sostegno alle persone in quarantena.

Foto dal profilo Facebook del sindaco di Cernusco sul Naviglio Ermanno Zacchetti

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    Solo poche delle 368 vittime della strage di Lampedusa del 3 ottobre 2013 hanno un corpo e un nome, sia perché molti corpi non sono stati recuperati, sia perché solo di pochi c’è stato un prelievo del Dna e la faticosa ricerca del match con i parenti delle vittime che si sono rintracciate nel corso di questi anni. Ma il Comitato 3 Ottobre, organizzazione no profit fondata all'indomani del naufragio di Lampedusa, continua a lavorare con i familiari e con il Labanof, il Laboratorio di Antropologia e Odontologia Forense dell'Università degli Studi di Milano, per dare un nome a ciascuno di loro. “Chiediamo solo di recuperare i morti e raccogliere i campioni, quest’anno siamo riusciti a dare una risposta a 12 famiglie, ce ne sono altre 65 che hanno chiesto il nostro aiuto solo nell’ultimo mese”, ci spiega Tareke Brhane, Presidente Comitato 3 Ottobre, che chiede il riconoscimento di una Giornata della Memoria, da celebrare ogni 3 ottobre a livello europeo per onorare i migranti deceduti, così come le persone che hanno rischiato la propria vita per salvarli.

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    Giuseppe Acconcia, Docente di Storia Delle Relazioni Internazionali presso l’Università degli Studi di Milano analizza la ripercussione della violentissima repressione sulle manifestazioni iraniane e prova a delineare quale potrebbe essere la via d'uscita del regime e la tenuta delle proteste. Riccardo Noury, portavoce Amnesty Italia, presenta l’iniziativa di venerdì con Women Life Freedom for Peace and Justice sulla scalinata del Campidoglio per esprimere solidarietà alla popolazione iraniana. Il Ministro degli Interni ieri in Parlamento ha definito Hannoun, il presidente dell'Associazione di solidarietà con la Palestina in carcere con l'accusa di aver finanziato Hamas, capo di una cellula di Hamas in Italia, ma cosa dicono le carte della Procura di Genova? Ce lo spiega  Mario Di Vito, giornalista de il manifesto, che racconta come le accuse contro Hannoun arrivino da un'agenzia dell'intelligence israeliana senza possibilità di verifica e soprattutto senza prove (come dice la stessa agenzia). Tareke Brhan presidente del Comitato 3 Ottobre, organizzazione non profit fondata all'indomani del naufragio di Lampedusa del 3 ottobre 2013 in cui 368 persone persero la vita, ci racconta l'identificazione della vittima 186 del maxi naufragio,  un uomo, originario dell'Eritrea, sepolto al cimitero di Bompensiere nel Nisseno, che grazie all'equipe di Labanof dell'Università di Milano ha finalmente un nome.

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