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Ecuador, la fuga del boss del narcotraffico Fito scatena il caos

Si chiama José Adolfo Macias Villamar, ma in Ecuador è noto a tutti come “Fito” E il capo del gruppo criminale Los Choneros, considerato uno dei più potenti del paese. Era in carcere dal 2011, ma la scorsa settimana è evaso e da allora è latitante. Dopo la sua fuga, il presidente neo eletto Daniel Noboa, che ha vinto le elezioni tre mesi fa promettendo un approccio molto duro nei confronti della criminalità, ha dichiarato lo stato di emergenza. La decisione ha dato vita a rappresaglie dentro le carceri – almeno un quarto delle quali si ritiene siano controllate dalle bande criminali – e fuori, nelle strade: in varie città ci sono state esplosioni, saccheggi di negozi, attacchi a ospedali, veicoli bruciati e scontri a fuoco, fino ad arrivare a ieri sera, quando in diretta TV, sulla televisione pubblica ecuadoregna, un gruppo di uomini armati ha interrotto i programmi, è entrato negli studi di Guayaquil e ha preso in ostaggio giornalisti e operatori.

Per circa mezz’ora le telecamere hanno continuato a trasmettere quello che stava succedendo, fino all’arrivo della polizia. Nei video circolati subito online, si vedono i dipendenti della TV, in ginocchio, che pregano di non sparare, con pistole e fucili puntati alla testa. Il presidente Noboa ha quindi elevato lo stato di emergenza già in vigore nel paese a quello di “conflitto armato interno”, ordinando l’evacuazione del parlamento di Quito e di tutti gli uffici pubblici, scuole e uffici, equiparato venti delle più importanti bande criminali del paese a “organizzazioni terroristiche”. Promettendo nuove operazioni di polizia per mettere fine alle violenze. Il presidente Noboa ha dichiarato ufficialmente guerra al narcotraffico, ma i tentacoli del narcotraffico in Ecuador non erano mai arrivati cosi in profondità nelle stanze del potere, e ora, tutti i gruppi criminali del paese, da tempo in competizione, hanno trovato un nemico che li mette tutti d’accordo: il presidente Noboa.

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    Martina Stefanoni
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    Neil Young e l'appello ai giovani americani: "Sappiamo cosa fare. Ribellarci. Pacificamente a milioni."

    Neil Young torna a prendere apertamente posizione contro Donald Trump. L’artista utilizza i suoi social e siti per commentare le recenti tensioni politiche e riaffermare la sua storica contrarietà nei confronti del presidente degli Stati Uniti. Young lancia un appello diretto al pubblico, invitandolo a prendere coscienza della situazione attuale. Secondo il musicista, il Paese starebbe attraversando una fase di profondo declino politico e sociale, che attribuisce alla leadership e all’influenza di Trump. Il grande cantautore canadese naturalizzato statunitense afferma che Trump sta causando danni progressivi al Paese e sta accentuando fratture interne sempre più profonde. “Rendiamo l’America di nuovo grande”, ha scritto Young. “Non sarà facile finché cercherà di trasformare le nostre città in campi di battaglia per poter annullare le nostre elezioni con la legge marziale e sottrarsi a ogni responsabilità”. Nel suo intervento, il cantautore richiama anche alla responsabilità collettiva, invitando la popolazione a non restare in silenzio e a rispondere attraverso forme di mobilitazione pacifica. “Qualcosa deve cambiare”, ha continuato Young. “Sappiamo cosa fare. Ribellarci. Pacificamente a milioni. Troppe persone innocenti stanno morendo”. Infine Young prende di mira l’ICE, utilizzando un’immagine simbolica per descrivere la situazione attuale del Paese: “Fa un freddo glaciale qui in America”. “Ogni sua mossa mira a creare instabilità per poter rimanere al potere”. In conclusione, Young invita i lettori a reagire guidati dall’empatia e non dal timore, richiamando valori come “l’amore per la vita” e “l’amore reciproco”.

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