Fausto e Iaio, l’avvocato Brigida: “Si restringe il campo sull’arma che ha sparato”

Sono passati 48 anni dall’uccisione in via Mancinelli a Milano di Fausto Tinelli e Lorenzo Iannucci, Fausto e Iaio. I due studenti di sinistra di 19 anni stavano andando a un concerto al centro sociale Leoncavallo, furono uccisi a colpi di pistola, attirati da tre persone in via Mancinelli. Dopo l’archiviazione 26 anni fa della giudice Clementina Forleo, ad aprile dell’anno scorso i pm Francesca Crupi e Leonardo Lesti hanno riaperto le indagini che nei prossimi giorni saranno prorogate, come ci conferma in quest’intervista l’avvocato dei famigliari di Fausto e Iaio, Nicola Brigida. L’avvocato ci dice anche un’altra cosa: i proiettili ritrovati nel corpo dei ragazzi, sulla strada e negli indumenti furono undici o dodici, tutti con le stesse caratteristiche, tutti sparati dalla stessa pistola. “Questo dato è fondamentale perché bisogna capire quale pistola, alla fine degli anni Settanta, potesse avere un caricatore così capiente” dice Brigida. “In questo modo si possono escludere le armi che contenevano meno colpi”. Fino ora si era parlato di una Beretta 34, che, però, può contenere fino a otto proiettili, non dodici.
Avvocato Brigida, a fine aprile scadrà il primo anno di queste nuove indagini: saranno prorogate?
È molto probabile che le indagini vengano prorogate, data la loro complessità. Posso garantire che magistratura e forze dell’ordine stanno facendo tutto il possibile per arrivare finalmente a dare un nome agli assassini spietati di questi due ragazzi innocenti.
In questo anno sono emersi nuovi elementi?
Nuovi elementi potrebbero emergere da importanti accertamenti tecnici che sono in corso o devono ancora essere svolti. Si tratta di verifiche che potrebbero collegare il duplice delitto dei ragazzi alle trame oscure di quegli anni terribili, la fine degli anni Settanta.
Su cosa si stanno concentrando in particolare le indagini?
Le indagini sono ancora coperte dal segreto istruttorio ed è giusto che sia così. Posso dire, però, che la pista nera è sicuramente quella più solida. Anche l’inquadramento del duplice omicidio all’interno di quella cornice opaca e oscura della fine degli anni Settanta credo sia quello più corretto.
Tutto porta agli ambienti romani legati ai neofascisti dei Nar con appoggi a Milano. È questa la pista?
Non si può affermare con certezza, ma la pista nera che porta ai Nar romani in trasferta a Milano è certamente quella che in passato ha trovato più credito e che continua ad averne anche oggi alla luce delle nuove indagini.
Un elemento che sarebbe stato utile alle indagini sono i proiettili, ma sembra siano andati perduti o distrutti. Esistono, però, delle fotografie emerse indagando…
Sì. Intanto, i proiettili sono sicuramente più di otto e questo è un elemento molto importante. Personalmente non ho mai letto un verbale di distruzione dei proiettili. Ma anche se fossero stati distrutti, le fotografie a colori molto nitide che esistono possono essere sufficienti per fare delle comparazioni balistiche.
Perché queste fotografie potrebbero essere utili?
Perché sono così nitide da mostrare chiaramente le striature lasciate dalla canna dell’arma che ha sparato i colpi. Se si riuscisse a rinvenire una pistola su cui effettuare i raffronti, sarebbe l’ideale: si potrebbe verificare fino in fondo quel possibile collegamento con altri delitti oscuri della nostra storia recente.
Lei parlava di più di otto proiettili. Quanti potrebbero essere stati i colpi sparati?
Contando i proiettili estratti dai corpi dei ragazzi e quelli trovati sul selciato o negli abiti quella sera, si può ritenere che siano stati sparati undici, forse dodici colpi dalla stessa arma. Questo dato è fondamentale perché bisogna capire quale pistola, alla fine degli anni Settanta, potesse avere un caricatore così capiente. In questo modo si possono escludere le armi che contenevano meno colpi.
È un elemento nuovo nelle indagini?
È un elemento che può essere considerato nuovo e che permette di restringere il campo delle possibili armi utilizzate. Ci si può, quindi, concentrare su una o poche pistole ben precise.
Quali saranno i prossimi passi dell’inchiesta?
La proroga delle indagini consentirà di spostare più avanti il termine e, quindi, di avere il tempo necessario per completare gli accertamenti tecnici essenziali di cui parlavamo.
Oltre agli accertamenti balistici, ci sono altri filoni di indagine?
Sì. Si potrebbe tentare, se non è già stato fatto, un accertamento tecnico su una specifica macchina da scrivere. Negli anni Settanta le macchine da scrivere imprimevano caratteri sul foglio in modo indelebile e soprattutto con segni unici.
Con quale obiettivo?
Verificare se una determinata macchina da scrivere possa essere compatibile con i caratteri presenti nel volantino di rivendicazione del duplice omicidio. Un’analisi comparativa potrebbe aiutare a capire se quella macchina sia stata utilizzata anche per altri documenti o azioni riconducibili agli ambienti neofascisti romani di cui si parla.
Quindi potrebbe essere un ulteriore elemento di collegamento?
Esattamente. Più di questo, al momento, non posso dire. Da parte della difesa verrà fatto tutto il possibile, ancora più di quanto già fatto finora, per far emergere finalmente la verità.
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