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Iran. Lo stato profondo che sta tenendo in piedi la Repubblica Islamica

18 marzo 2026|Emanuele Valenti
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Iran. Lo stato profondo che sta tenendo in piedi la Repubblica Islamica

Oggi Israele ha ucciso in un raid il capo dell’intelligence iraniana, Esmail Khatib, ministro per i serivizi. Nelle stesse ore a Tehran si celebravano i funerali di Ali Larijani, il direttore del Consiglio per la Sicurezza Nazionale, e Gholamreza Soleimani, il comandante delle milizie Basij. Il ministro della difesa israeliana Katz ha detto che Netanyahu ha dato mandato alle forze armate di eliminare tutti gli alti funzionari del regime. È probabile che queste operazioni continueranno.

Come era già stato con la ex-guida suprema, Ali Khamenei, ucciso nel primo giorno di guerra, si tratta ovviamente di figure importanti, con una lunga esperienza, che ancora di più in questo momento erano in grado di gestire il paese in un momento di profonda crisi. Questo a un certo punto porterà alla caduta della Repubblica Islamica? Succederà subito? Succederà nel lungo periodo? Oppure non succederà mai? Nessuno può rispondere a queste domande. Però possiamo dire quello che vediamo in questo momento. Possiamo mettere sul tavolo gli elementi che abbiamo a disposizione.

Come è successo fin dall’inizio del conflitto il regime sta mostrando una forte resilienza e una notevole capacità di adattamento. Non che non sia in crisi. Assolutamente. Lo era anche prima dell’attacco di Stati Uniti e Israele. Era stato chiaro con la repressione della piazza lo scorso gennaio. Ma nonostante questa grande difficoltà e l’eliminazione costante dei suoi leader la Repubblica Islamica riesce ancora a funzionare e ad attaccare obiettivi in tutta la regione. Oltretutto il bombardamento sul giacimento di gas naturale di South Pars e la minacciata rappresaglia di Tehran potrebbero segnare un’ulteriore escalation del conflitto.
I suoi attacchi non sono ovviamente comparabili con quelli del nemico. Israeliani e americani stanno distruggendo importanti infrastrutture militari e secondo diverse fonti – alcune le abbiamo consultate anche noi – starebbero facendo moltissime vittime civili.

Ma come sappiamo l’obiettivo dell’Iran non è sconfiggere militarmente il nemico, cosa impossibile, ma riuscire a resistere, rimanere in piedi. E finora ci sta riuscendo. Come sta riuscendo a tenere in ostaggio il mercato energetico globale. La sua lunga costa sul Golfo gli permetterà per esempio di nascondere le sue armi e di attaccare il passaggio delle navi dallo Stretto di Hormuz da diverse posizioni.

Trump e Netanyahu pensavano che i bombardamenti a tappeto, uniti all’eliminazione degli alti funzionari del regime, potessero portare a una rivolta popolare e alla conseguente caduta del regime. Al momento non è successo. Moltissimi iraniani sono contro il loro governo, ma si muovono tra due fuochi: il rischio di finire sotto le bombe e il timore di essere uccisi se dovessero manifestare. Il sentimento prevalente pare essere la paura.

In questo continua resistenza è decisiva la compattezza dello zoccolo duro del regime. Alcuni analisti hanno parlato di un deep state, uno stato profondo, che riesce a tenere in piedi il sistema a prescindere dai suoi leader. Al centro di questo zoccolo duro ci sono sicuramente i Guardiani della Rivoluzione, l’elite militare iraniana, che agisce sulla base di un marcato attaccamento alla Repubblica Islamica, di una forte ideologia, e di un interesse a mantenere in vita un sistema corrotto che gli ha sempre garantito di arricchirsi alla spalle della popolazione. Probabile che anche questo stato profondo stia accusando i colpi della guerra, ma come hanno detto oggi i responsabili dell’intelligence americana, in un’audizone al Congresso di Washington, il sistema rimane in piedi.

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