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Donne e lavoro, il gender gap è enorme

I lavori delle donne sono per lo più part-time, temporanei o di breve durata. Quando dei posti di lavoro vengono cancellati, a finire peggio sono soprattutto quelli occupati da donne. Quando poi si riceve lo stipendio a fine mese, quello delle donne è di circa il 20% in meno dello stipendio degli uomini. Lavori, occupazioni, salari. E’ un pezzo di una realtà che si chiama divario o disuguaglianza tra i generi e che si può sintetizzare in questa regola: alle donne si dà meno e/o peggio che agli uomini. L’Istat ha raccontato che nel 2020 – l’anno della pandemia – su quasi 450 mila posti di lavoro persi, il 70% era occupato da donne. Sul lavoro si consuma un divario enorme, perchè il lavoro è il luogo del riscatto, dell’emancipazione, come sostiene la sociologa Enrica Morlicchio: “Su questo punto sono proprio all’antica”, racconta la professoressa Morlicchio.

“Ritengo – aggiunge – che l’occupazione sia lo strumento principale di emancipazione delle donne, perché significa avere la libertà di decidere della propria vita”. Anche gli stipendi si portano via un pezzo di diritto alla parità tra donne e uomini. “Gli ultimi dati di Eurostat – spiega il sociologo Simone Fana – raccontano che la differenza di salari dipende dai lavori che fanno in maggioranza le donne”. Fana spiega che le occupazioni delle donne sono in un buona parte fatte di lavori discontinui e di un minor numero complessivo di ore lavorate rispetto agli uomini. “Eurostat – conclude Simone Fana – stima un gap salariale di più del 20%, se si analizzano le retribuzioni annuali tra uomo e donna”.

Foto | La statua “Fearless Girl” a Wall Street, New York

  • Autore articolo
    Raffaele Liguori
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    Pubblica di mercoledì 14/01/2026

    Come possiamo pensare di uscire da un lungo periodo di stagnazione dell’economia italiana, quando lo zero-virgola regna ancora incontrastato in alcune importanti statistiche italiane? Mi riferisco al dato pubblicato ieri dall’Istat nella “Nota sull’andamento dell’economia italiana”. A questo proposito l’Istat ci ha detto che nel terzo trimestre dell’anno scorso (tra luglio e settembre 2025) l’aumento del Pil italiano è stato dello….0,1% rispetto ai tre mesi precedenti (aprile-giugno 2025). Se guardiamo agli scambi commerciali con l’estero (import ed export) la crescita tra agosto e ottobre scorsi è stata dello 0,3% per le esportazioni e dello 0,2% per le importazioni. Nelle stesse ore in cui ieri l’Istat diffondeva i suoi dati nella nota congiunturale veniva pubblicato un altro documento – importante - di analisi della congiuntura: un report su lavoro e demografia redatto dal centro ricerche REF, autorevole centro di ricerche economiche milanese, diretto da Fedele de Novellis, ospite oggi a Pubblica.

    Pubblica - 14-01-2026

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    Europa: basta partnership con Israele

    “Justice for Palestine” ovvero un milione di firme in un anno per dire non vogliamo più l’accordo di Associazione con Israele, almeno finché non ci sarà il pieno rispetto dei diritti dei palestinesi. L’iniziativa è promossa da European Left Alliance, all’interno della piattaforma per le petizioni di “iniziativa dei cittadini europei” che rendono poi obbligatoria la risposta della Commissione a una richiesta che raggiunga le firme. Perché l’Europa non ha preso alcuna posizione significativa nei confronti del governo israeliano, anzi, pur essendo con 42 miliardi anno il principale partner commerciale di Tel Aviv. “Siamo sia il più grande importatore che esportatore verso Israele, abbiamo una grande leva, la politica commerciale: dovremmo condizionarla al rispetto dei diritti umani come in realtà prevederebbe proprio l’accordo di associazione”, sottolinea Giorgio Marasà Responsabile Esteri di Sinistra Italiana che aderisce.

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