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Big Pharma ricatta e l’Europa paga i vaccini

vaccini vaccinazione covid - condanna corte di giustizia europea a von der lyen

In Europa si annunciano cause contro la Pfizer, ma la Commissione europea ha deciso di pagare l’azienda il 20 per cento in più per il pasticcio dosi e fiale dei vaccini. Cosa c’è scritto nei contratti, quanti soldi si spendono e perché l’Europa è così debole con queste aziende? Lo spiega l’eurodeputato del Gue/Sinistra Unita Marc Botenga, tra i pochi ad aver avuto accesso al contratto con Pfizer.

Che cosa dicono questi contratti? Sono impugnabili? L’Europa può far valere le sue ragioni? L’Italia, come molti altri governi, ha annunciato le proprie azioni legali.

Sicuramente per quanto riguarda il contratto, Stati e Commissione europea si possono fare valere. Il problema è che siamo davanti a una situazione in cui la Pfizer ha deciso di consegnare meno fiale: sappiamo che in una fiala non ci sono cinque dosi del vaccino, ma sei. La Pfizer dice di aver contrattato sulle dosi, e non sulle fiale, decidendo di dare il 20 per cento di fiale in meno. Questo sarebbe legale, secondo il contratto.

Ovviamente è una logica del profitto: per un Paese sarebbe invece una bellissima notizia avere il 20 per cento dei vaccini in più. Sarebbe anche un aiuto importante nella lotta contro la pandemia. Pare che invece a livello europeo ci sia un nuovo accordo con la Pfizer, che si sta concludendo in queste ore e lo vedremo questa settimana. L’accordo prevede la consegna di tutte le fiale previste, ma l’Europa deve pagare il 20 per cento in più. Questa sarebbe un ricatto, un ricatto riuscito, per la Pfizer.

Quanto valgono questi contratti? E che cosa invece non sappiamo, è segretato?

Questi contratti valgono tantissimi soldi, si parla di miliardi di euro. Non sappiamo per ogni contratto quante dosi di vaccini sono state comprate a quale prezzo: uno degli elementi che la Commissione europea non ha voluto rivelare è il prezzo. Ma evidentemente è quel che si vuol vedere di un contratto, anche per capire se si è stati “fregati”; se posso dire così. Bisogna sapere soprattutto che a finanziare ricerca e sviluppo sono stati fondi pubblici, e lo stesso vale per l’espansione della capacità produttiva. Il rischio economico e finanziario, in caso di vizi segreti, cade sugli Stati.

C’è un dibattito sul prezzo non indifferente: abbiamo anche potuto vedere che la proprietà, il brevetto, del vaccino resterà al cento per cento all’azienda farmaceutica. Personalmente questo mi inquieta moltissimo, perché se il rischio finanziario, l’investimento, è coperto da fondi pubblici o non profit, mi chiedo perché il brevetto dovrebbe restare privato. Anche per la salute pubblica. Sappiamo che oggi nessuna azienda ha la capacità di produrre abbastanza vaccino per tutti. Se il brevetto fosse diciamo “aperto”, lo potrebbero produrre molte più aziende. E ci permetterebbe, secondo me, di fermare prima la pandemia.

Di fatto lei ci sta dicendo che l’Unione europea o ha scelto una strada privatistica e privatizzata del bene pubblico vaccino. Oppure si è fatta fregare.

Quella di dare interamente il brevetto alle case farmaceutiche dei vaccini è una scelta ideologica. Sappiamo che a livello europeo c’era sia al momento dei contratti di pre acquisto, che al momento della fase ricerca e sviluppo che dell’acquisto la possibilità di negoziare qualcosa sui brevetti, sappiamo anche che gli Stati Uniti detengono parte dei brevetti del vaccino di Moderna. L’Unione europea ha scelto così per motivi secondo me ideologici, in una visione per cui il pubblico paga, si assume il rischio e i profitti poi sono privati. Peccato che qui ci sono anche danni, come non poter fornire a tutti l’accesso al vaccino. Sappiamo che ci sono una settantina di Paesi che non avranno accesso al vaccino quest’anno, è chiaramente indebolirci nella lotta contro il Covid. Per questo sono favorevole alla proposta dei Cittadini Europei, portata in Italia da Vittorio Agnoletto, di togliere il brevetto. E’ anche una proposta fatta dall’India e dal Sudafrica, e mi sembra urgente.

  • Autore articolo
    Claudio Jampaglia
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    Come possiamo pensare di uscire da un lungo periodo di stagnazione dell’economia italiana, quando lo zero-virgola regna ancora incontrastato in alcune importanti statistiche italiane? Mi riferisco al dato pubblicato ieri dall’Istat nella “Nota sull’andamento dell’economia italiana”. A questo proposito l’Istat ci ha detto che nel terzo trimestre dell’anno scorso (tra luglio e settembre 2025) l’aumento del Pil italiano è stato dello….0,1% rispetto ai tre mesi precedenti (aprile-giugno 2025). Se guardiamo agli scambi commerciali con l’estero (import ed export) la crescita tra agosto e ottobre scorsi è stata dello 0,3% per le esportazioni e dello 0,2% per le importazioni. Nelle stesse ore in cui ieri l’Istat diffondeva i suoi dati nella nota congiunturale veniva pubblicato un altro documento – importante - di analisi della congiuntura: un report su lavoro e demografia redatto dal centro ricerche REF, autorevole centro di ricerche economiche milanese, diretto da Fedele de Novellis, ospite oggi a Pubblica.

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    “Justice for Palestine” ovvero un milione di firme in un anno per dire non vogliamo più l’accordo di Associazione con Israele, almeno finché non ci sarà il pieno rispetto dei diritti dei palestinesi. L’iniziativa è promossa da European Left Alliance, all’interno della piattaforma per le petizioni di “iniziativa dei cittadini europei” che rendono poi obbligatoria la risposta della Commissione a una richiesta che raggiunga le firme. Perché l’Europa non ha preso alcuna posizione significativa nei confronti del governo israeliano, anzi, pur essendo con 42 miliardi anno il principale partner commerciale di Tel Aviv. “Siamo sia il più grande importatore che esportatore verso Israele, abbiamo una grande leva, la politica commerciale: dovremmo condizionarla al rispetto dei diritti umani come in realtà prevederebbe proprio l’accordo di associazione”, sottolinea Giorgio Marasà Responsabile Esteri di Sinistra Italiana che aderisce.

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