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Gli europei dicono no a Trump sullo stretto di Hormuz, ma sono obbligati a trovare una soluzione

16 marzo 2026|Emanuele Valenti
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Iran, stretto di Hormuz

Fa una certa impressione leggere le dichiarazioni che arrivano in queste ore sulla necessità di una de-escalation in Medio Oriente.
De-escalation che sulla carta dovrebbe facilitare ancha la ricerca di una soluzione al sostanziale blocco dello stretto di Hormuz, che ha provocato la più grave crisi della storia per il mercato petrolifero.
Fa una certa impressione sentire gli appelli soprattutto europei alla de-escalation perché nella pratica sta succedendo esattamente il contrario. Aumenta l’intensità degli attacchi americani e israeliani sull’Iran ma continua anche il lancio di droni e missili iraniani su tutti o quasi tutti i Paesi della regione. Sempre più grave anche la crisi umanitaria in Libano. Le foto che arrivano dalle monarchie del Golfo – che negli anni scorsi con i proventi dell’energia si erano costruite l’immagine di isole felici in un’area molto instabile – ci mostrano incendi in porti e aeroporti e sono emblematiche della continua escalation.

Trump ha chiesto l’aiuto degli altri Paesi, alleati e non, per riaprire lo stretto di Hormuz. Hanno risposto quasi tutti di no. Nessuno ha intenzione di mandare la sua marina militare nel Golfo per scortare le navi che trasportano gas e petrolio.
Lo hanno fatto gli europei ma anche i giapponesi e gli australiani. Negativa in sostanza anche la risposta cinese.
Il mondo non ha intenzione di seguire l’ultimo avventurismo americano.

Questo quadro conferma in maniera inequivocabile uno degli effetti più importanti della seconda presidenza Trump sulla politica mondiale, la fine delle relazioni transatlantiche. Nulla di nuovo, certo, ma la crisi in Medio Oriente sta allargando ulteriormente la distanza tra Europa e Stati Uniti. In queste ore hanno usato parole molto nette anche quei Paesi che finora avevano cercato di lavorare con l’amministrazione Trump: Gran Bretagna e Germania.
Trump aveva chiesto l’intervento della NATO, minacciando conseguenze negative per l’Alleanza Atlantica. Il governo tedesco ha risposto che questa non è la sua guerra ma nemmeno la guerra dell’Alleanza Atlatica. Da Londra Staremer ha detto che la Gran Bretagna non verrà trascinata in un altro conflitto armato.
Appunto parole molto chiare.

Il messaggio della Casa Bianca è che Trump si ricorderà delle risposte negative, soprattutto da parte di quei Paesi – parole sue – che gli Stati Uniti hanno sempre difeso da minacce esterne e ora stanno voltando le spalle all’alleato americano.

Americani ed europei, ma anche iraniani e Paesi del Golfo, hanno fatto sapere che sono in corso colloqui su più piani. Nonostante la risposta negativa alla richiesta di Trump tutti sanno quanto sia urgente trovare una soluzione al blocco di Hormuz, per evitare altre conseguenze su un’economia globale già in crisi.
La guerra è stata decisa da Trump e Netanyahu. Gli Stati Uniti sono sempre più lontani. Ma ora gli altri, europei in testa, sono obbligati a trovare una via d’uscita, magari anche solo parziale, perché con il passare dei giorni l’impatto negativo non farà altro che aumentare.

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