Programmi

Approfondimenti

La commercialista che scova gli illeciti

Giovanna Ceribelli ha una cosa ben chiara in testa: due più due fa quattro. Se i conti non tornano e qualcosa la insospettisce si ferma e si rivolge alla Procura. E negli anni di cose sospette ne ha viste parecchie.

La commercialista che ha fatto partire l’ultima inchiesta sulla sanità in Lombardia, quella sulle forniture odontoiatriche, lo dice molto chiaramente: nel pubblico ciascuno fa gli affari suoi e conta sul fatto che i controlli non ci siano.

Lo studio di Giovanna Ceribelli sta a Caprino Bergamasco, negli anni si è specializzata in appalti, soprattutto nel settore della sanità pubblica. Si autodefinisce una rompiscatole e dice: “Non guardo in faccia nessuno e ormai mi son fatta le spalle larghe”.

Giovanna Ceribelli recentemente è stata tra i revisori dei conti della società che gestisce l’inceneritore di Desio. Insieme ai suoi colleghi ha rilevato alcune irregolarità nei conti. Risultato: il bilancio è stato approvato lo stesso e il collegio dei revisori, che era alla fine del mandato, non è stato rinnovato. E nell’intervista lei lo ribadisce: “Si vede che davamo fastidio”.

Ascolta qui l’intervista a Giovanna Ceribelli

L’intervista a Giovanna Ceribelli

  • Autore articolo
    Silvia Giacomini
ARTICOLI CORRELATITutti gli articoli
POTREBBE PIACERTI ANCHETutte le trasmissioni

Approfondimenti

Grosso guaio a Chinatown

Che ci fa un agente cinese in divisa a pattugliare via Paolo Sarpi a Milano?  E’ un esperimento, così lo ha definito il Ministero dell’interno italiano. Durerà per ora 15 giorni. Servirà per rassicurare cittadini italiani e cittadini cinesi, per superare le diffidenze reciproche, per proteggere i turisti. Sempre nelle intenzioni del Viminale, ovviamente. Sull’utilità dell’iniziativa le opinioni sono diverse. Sheng Song è il vice presidente dell’Unione imprenditori Italia-Cina. Pierfranco Lionetto invece fa parte dell’associazione ViviSarpi

Opinioni a confronto

 

Qui il podcast di Localmente Mosso con il tutto il confronto:

Ascolta il podcast

 

  • Autore articolo
    Silvia Giacomini
ARTICOLI CORRELATITutti gli articoli
POTREBBE PIACERTI ANCHETutte le trasmissioni

Approfondimenti

Un arcobaleno al Castello Sforzesco

famiglie. Scritto proprio così, minuscolo e al plurale. Una grande festa al Castello Sforzesco per tutte le famiglie, senza preoccuparsi di null’altro: quante mamme, quanti papà, quanti bambini, di che colore, di che provenienza…

In Italia, durante l’International Family Equality Day il 30 aprile, non si può però solo limitarsi a festeggiare. “In Italia – dice Maria Silvia Fiengo, una delle fondatrici dell’Associazione famiglie arcobaleno – dobbiamo ancora manifestare, sfilare, fare cortei. Altrove fanno semplicemente un picnic tutti insieme.”

Già perché l’Italia ancora non ha nemmeno una legge sulle unioni civili. Il progetto arriverà alla Camera per l’approvazione il prossimo 9 maggio, svuotato e svilito dal passaggio in Senato. Nessuna possibilità, per il partner di una coppia omosessuale, di adottare i figli dell’altro. Il Pd ha promesso che poi farà una legge ad hoc, ma intanto – per questa di legge – è sceso a patti con le opposizioni e con pezzi consistenti della sua maggioranza e dello stesso partito.

Eppure le famiglie arcobaleno sono famiglie punto e basta. Come sa chiunque ne conosca qualcuna. Lo racconta con molta semplicità Ferdinando Poscio. Lui, suo marito e il loro bambino, Pietro, non hanno mai avuto problemi.

ascolta Ferdinando Poscio

Per Maria Silvia Fiengo, per la sua compagna e per i loro quattro figli il problema è solo uno: la mancanza di una legge.

ascolta Maria Silvia Fiengo

Il video di Margherita Fiengo per la sua famiglia:

 

[iframe id=”https://www.youtube.com/embed/2kWwZsaMjzw”]

  • Autore articolo
    Silvia Giacomini
ARTICOLI CORRELATITutti gli articoli
POTREBBE PIACERTI ANCHETutte le trasmissioni

Approfondimenti

25 aprile, i partigiani non possono parlare

Niente discorso dei partigiani il 25 aprile. È quello che potrebbe capitare a Corsico, come ha denunciato la sezione locale dell’Anpi dopo aver incontrato il sindaco Filippo Errante, lo stesso che qualche mese fa aveva deciso di vietare la mensa scolastica ai figli di chi non pagava la retta per la refezione.

Stavolta, però, il sindaco dà la colpa ai suoi alleati della Lega Nord: “Errante – dice il presidente dell’Anpi Maurizio Graffeo – sostiene che lui ci farebbe parlare, ma i leghisti non vogliono”.

“Noi – prosegue il presidente dell’Associazione Partigiani – parteciperemo al corteo e poi vedremo cosa succede. Se non vogliono farci parlare ai loro microfoni, parleremo da un’altra parte. Di certo non staremo zitti perché un partito non vuole che parliamo”.

Ascolta l’intervista al presidente dell’Anpi Maurizio Graffeo

ANPI Corsico

  • Autore articolo
    Silvia Giacomini
ARTICOLI CORRELATITutti gli articoli
POTREBBE PIACERTI ANCHETutte le trasmissioni

Approfondimenti

Chi si ricorda degli esodati?

E’ lo Stato che deve riparare ai suoi errori. Una storia che si trascina dal 22 dicembre 2011 quando a 200 mila persone arrivò un pessimo regalo di Natale: la legge Fornero che li avrebbe trasformati in esodati. Un neologismo entrato nel linguaggio comune e nella vita di migliaia di persone. L’esodato è chi ha interrotto il proprio rapporto di lavoro a causa di accordi di ristrutturazione aziendali o crisi aziendali, ma che non ha avuto diritto alla pensione per via dell’innalzamento dell’età pensionabile o della modifica dei requisiti per accedere alla pensione. Persone che non sono potute tornare al lavoro e non hanno potuto accedere alla pensione, nuovi disoccupati perlopiù over 50 diventati effetti collaterali della legge Fornero-Monti che ha cambiato il sistema pensionistico italiano.

In questi quattro anni ci sono stati sette provvedimenti del governo, chiamati salvaguardie, che hanno sanato la posizione di 172 mila persone. Oggi, secondo i dati forniti dall’Inps, ne restano fuori poco più di 24 mila, ancora bloccate nel limbo. Il presidente del consiglio Matteo Renzi aveva promesso una ottava salvaguardia nell’ultima legge di stabilità, che però non è arrivata. “E così ci ritroviamo per il quinto anno consecutivo senza lavoro e senza pensione” ci racconta Michele Sangiorgio, uno di questi 24 mila esodati che attendono che lo Stato ripari all’errore fatto. “Ancora oggi non so se verrò salvaguardato o meno, se potrò andare in pensione e quando”.

Michele fa parte di uno dei comitati di esodati nati per far valere le proprie ragioni. Lanciano un’accusa pesante al governo Renzi: “una parte dei soldi del fondo per gli esodati sono stati usati per fare altro, ad esempio il Giubileo”.

Michele Sangiorgio è stato ospite di Localmente Mosso insieme a Francesco Flore, uno dei portavoce nazionale degli esodati, e a Cesare Damiano, deputato PD e presidente della commissione lavoro della Camera. Per Damiano l’ottava salvaguardia si può fare, anche non sarà facile. “Tutto dipende dal governo”.

Ascolta il confronto a tre ai microfoni di Radio Popolare:

esodati_cesare damiano_localmente mosso

 

Cosa vuol dire vivere da cinque anni da esodato? Così ci ha risposto Michele Sangiorgio:

michele sangiorgio esodato

 

 

  • Autore articolo
    Silvia Giacomini
ARTICOLI CORRELATITutti gli articoli
POTREBBE PIACERTI ANCHETutte le trasmissioni

Approfondimenti

La scuola fantasma e i soldi pubblici

Una scuola privata, finanziata con soldi pubblici, iniziata e mai finita. La storia del progetto della Fondazione Charis, legata a Comunione e Liberazione ha tutti gli elementi per essere il paradigma degli intrecci tra affari e politica in Regione Lombardia.

E’ il 2008, l’allora giunta regionale di Roberto Formigoni eroga un milione di euro alla Fondazione ciellina per costruire, a Crema, un enorme complesso: scuole superiori, centro sportivo, cappella di preghiera…

A fare da intermediario per il passaggio dei soldi dalla Regione alla Fondazione Charis è il Comune di Crema allora guidato dalla giunta di centrodestra di Bruno Bruttomesso.

Iniziano i lavori per il complesso scolastico, faraonici, che d’improvviso si interrompono. L’enorme scheletro di cemento armato e pannelli colorati è ancora là a fare da testimone.

La fondazione di CL è nei guai, non ha più soldi, passano i mesi e viene messa in liquidazione per i troppi debiti.

Ma è la storia recente la più paradossale: la Regione – adesso guidata da Maroni – pretende che il Comune di Crema – adesso guidato dal centrosinistra – restituisca quel milione di euro. Soldi che il Comune non ha mai visto, che sono finiti per intero alla defunta fondazione di CL che li ha sperperati senza nemmeno costruire la scuola.

Non solo. La Regione non si limita a chiedere la restituzione del milione: ha già cominciato a scalarlo dai fondi che di diritto spetterebbero non solo al Comune ma anche ai cittadini di Crema. Per esempio gli aiuti all’affitto.

Le vie politiche non sono servite a nulla, dice il sindaco di Crema Stefania Bonaldi, ora passiamo a quelle giudiziarie.

Stefania Bonaldi

  • Autore articolo
    Silvia Giacomini
ARTICOLI CORRELATITutti gli articoli
POTREBBE PIACERTI ANCHETutte le trasmissioni

Approfondimenti

“Avanti con Sala, le regole vanno rispettate”

“Lo dico sempre ai miei bambini, quando si arrabbiano per una sconfitta: abbiamo deciso di giocare e ora dobbiamo andare avanti anche se il risultato non ci soddisfa”.

Parla così Paolo Limonta, maestro elementare e animatore cinque anni fa dei Comitati per Pisapia. Nelle scorse settimane, ben prima dell’endorsement dello stesso sindaco di Milano, Limonta aveva espresso il suo sostegno per Francesca Balzani, che ha poi accompagnato durante l’ultima fase della campagna elettorale.

“Si possono fare tutte le riflessioni del caso e io avrei preferito un solo candidato. È andata diversamente e adesso bisogna ragionare sul futuro. Una lista civica, eventualmente con Balzani capolista, sarebbe la naturale conseguenza di un percorso che dura da cinque anni, come dimostra anche l’esito delle primarie”.

Una decisione in merito dovrebbe essere presa entro due settimane.

Ascolta l’intervista Paolo Limonta, andata in onda nel corso della trasmissione Localmente Mosso.

INTERVISTA PAOLO LIMONTA

  • Autore articolo
    Silvia Giacomini
ARTICOLI CORRELATITutti gli articoli
POTREBBE PIACERTI ANCHETutte le trasmissioni

Approfondimenti

Quando costa far pipì in un cespuglio

Da qualche giorno c’è un professore disoccupato in più. Si chiama Stefano Rho, insegnava filosofia al Liceo Falcone di Bergamo, ma è stato licenziato da un giorno all’altro. Non ha potuto nemmeno salutare i suoi studenti di persona e ha scritto loro una lettera in cui ha raccontato la sua storia, dall’inizio.

Una storia che farebbe in parte anche sorridere, non fosse che c’è un uomo senza lavoro per una assurdità del sistema giudiziario e amministrativo italiano. Ma partiamo dall’inizio. Stefano Rho, undici anni fa, una notte fa pipì in un cespuglio, senza accorgersi che proprio in quella sta passando una pattuglia dei carabinieri. Che invece lo vede e lo denuncia. Il caso finisce davanti al giudice di pace che condanna Rho a pagare 200 euro di multa.

Nessuna menzione sulla fedina penale, che resta immacolata. E a quella si riferisce il professore quando dichiara alla scuola di non avere precedenti. Ma l’amministrazione pubblica fa un controllo, con un vantaggio rispetto ai comuni cittadini: ha accesso a un casellario giudiziario che il singolo invece non può consultare. Nel caso di Stefano Rho vede la condanna, lo accusa di dichiarazione mendace e – dopo un passaggio in Corte dei Conti – lo licenzia.
La storia di Stefano Rho

 

Ora il professore di filosofia ha fatto ricorso. Non è il solo, racconta, a essere finito in una vicenda del genere:ù
I casi simili

 

Non sa ancora, Stefano Rho, se potrà tornare in classe e quando. Nel frattempo i suoi studenti fanno filosofia con un supplente e manifestano per il professore punito ingiustamente. Alice e Gaia sono due studentesse della quinta N del Liceo Falcone di Bergamo:
Alice e Gaia

 

Come dicevamo il professor Rho non ha avuto il tempo di andare nelle classi a spiegare cosa stava succedendo e a salutare i suoi studenti ha scritto loro una lettera:
La spiegazione agli studenti

 

Qui la petizione per sostenere Stefano Rho

 

  • Autore articolo
    Silvia Giacomini
ARTICOLI CORRELATITutti gli articoli
POTREBBE PIACERTI ANCHETutte le trasmissioni

Approfondimenti

Filippo Hu e le primarie del centrosinistra

Filippo Hu è un commerciante cinese di Milano. Ha la cittadinanza italiana, vive qui da 33 anni, abita in città ma lavora a Pero, si è spostato lì da via Paolo Sarpi, perché per il commercio all’ingrosso è più comodo.

Quest’anno è andato a votare per le primarie del centrosinistra, non ci era andato la volta scorsa, anche se invece aveva poi partecipato alle elezioni vere e proprie.

Cosa si aspetta, cosa vorrebbe dal nuovo sindaco di Milano? Niente o quasi, uno vale l’altro, dice. Andare a votare serve solo a dimostrare che siamo integrati:
Filippo Hu

A Milano ci sono alcune migliaia di cinesi con cittadinanza italiana, che quindi possono votare in Italia. Il dato di fatto è che – lasciando da parte le polemiche – è la prima volta che in così tanti sono andati a votare alle primarie del Centrosinistra. Piccoli numeri in assoluto, ma in crescita significativa rispetto al passato.  E in tanti hanno dichiarato di votare per Beppe Sala. Come mai? Sentiamo ancora Filippo Hu:
Filippo Hu – perché è andato a votare  

 

Chi sarà eletto dunque alla fine non conta. L’importante è che il nuovo sindaco faccia qualcosa per via Paolo Sarpi. E con questo Filippo Hu dimostra di essere perfettamente integrato nella società italiana.
Filippo Hu – via Paolo Sarpi

  • Autore articolo
    Silvia Giacomini
ARTICOLI CORRELATITutti gli articoli
POTREBBE PIACERTI ANCHETutte le trasmissioni

Approfondimenti

Usa, ragazzo autistico ucciso dalla polizia

Kayden era un ragazzo minuto, con i capelli corti e la faccia quasi sempre triste, almeno nei video che pubblicava in rete. Aveva 24 anni, la sindrome di Asperger – una forma di autismo – e altri disturbi psichici. Era transgender, Danielle per l’anagrafe.

Ad aiutarlo, oltre alla famiglia e agli amici, c’era anche un cane: Sansone. Un rottweiler addestrato a cercare di impedirgli di farsi del male, durante le sue crisi autolesionistiche. Vederlo è commovente: interviene, guaisce, lo lecca, si mette in mezzo con i suoi zamponi, tra quel corpo magro e quelle mani che picchiano, si picchiano, lo picchiano.

https://youtu.be/RVT9G7JzIg4

Kayden aveva fatto vedere a tutti cosa gli succedeva: si filmava e poi metteva i video su Youtube. In uno di questi chiedeva aiuto, piangendo. E denunciava cosa gli era successo: nell’agosto 2013 il servizio di assistenza ai disabili di Mesa – la cittadina dell’Arizona dove abitava – gli aveva comunicato che basta, non potevano più aiutarlo, che il suo sogno di andare al college poteva scordarselo.

Piangeva Kayden nei suoi video e forse piangeva anche quando, giovedì scorso, aveva un coltello in mano e cercava di farsi di nuovo del male. La polizia è entrata in casa sua, un appartamento vicino a quello dei genitori. Siamo stati costretti a sparare, hanno detto gli agenti, aveva un coltello in mano e ci minacciava.

A spiegare l’assurdità del gesto della polizia è stata la mamma di Kayden che ancora lo chiama Danielle e parla di sua figlia al femminile: hanno ucciso una ragazza autistica di 24 anni che non costituiva un pericolo per la comunità e che loro conoscevano bene: sapevano dei suoi problemi e delle sue capacità. E le hanno sparato.

Aggiornato l’8 febbraio alle 15.00

 

  • Autore articolo
    Silvia Giacomini
ARTICOLI CORRELATITutti gli articoli
POTREBBE PIACERTI ANCHETutte le trasmissioni

Approfondimenti

Atm: autobus vietato ai venditori di fiori

Il filobus 91 è fermo in piazza Caiazzo, non è particolarmente affollato. L’autista esce dalla sua postazione e chiede di chi è la scatola di fiori poggiata nel corridoio. Poi fa scendere scatola e proprietario, un ragazzo presumibilmente pachistano che raggiunge altri tre colleghi evidentemente già fatti scendere dall’autobus.

Alla richiesta di spiegazioni l’autista risponde che quello è un mezzo per trasporto passeggeri e non per trasporto merci: quelle scatole sono troppo ingombranti. E le valige enormi che quotidianamente salgono sulla filovia nell’indifferenza generale? Quelle sono permesse e i fiori no? Be’ quelli sono viaggiatori, sono turisti…  Ecco la questione comincia a chiarirsi: non è tanto l’ingombro del pacchetto, è la tipologia di chi lo trasporta a fare la differenza.

La discussione si diffonde, tutti quelli che intervengono sono a favore dell’autista, una signora gli propone addirittura una medaglia d’oro. Interviene una donna di mezza età che si qualifica come funzionaria dell’azienda (Atm Milano, ndr). Cita il regolamento, dice che le valige ingombranti devono pagare il biglietto. Eppure in anni e anni di frequentazione quotidiana della 90-91, non si è mai vista una valigia ingombrante senza biglietto fatta scendere dall’autobus. Interviene di nuovo l’autista: “Sono responsabile se qualcuno inciampa e si fa male”.

Giusto, tutto giusto, anche il regolamento. Ma nessuno – per esempio – si è mai preoccupato che qualcuno si facesse male quando le porte quasi non si chiudono per i troppi passeggeri schiacciati come sardine. I venditori pachistani e le loro scatole di fiori invece sono un pericolo. Devono scendere.

  • Autore articolo
    Silvia Giacomini
ARTICOLI CORRELATITutti gli articoli
POTREBBE PIACERTI ANCHETutte le trasmissioni

Approfondimenti

Parco nazionale a rischio smembramento

Tutta colpa del Duce. Che per fare un dispetto alle popolazioni italiane di lingua tedesca e ribadire dove stava il potere, decise di costituire un parco a tutto svantaggio dell’Alto Adige. Il Parco dello Stelvio nasce nel 1935 e il regime fascista include nel versante altoatesino, molti terreni agricoli e territori urbanizzati, imponendo vincoli paesaggistici che frenavano di fatto lo sviluppo di quelle zone di montagna. Giusto per un Parco naturale, non fosse che per i versanti lombardo e trentino la politica adottata è completamente diversa: lì il territorio del parco è quasi tutto in zone impervie e disabitate.

Da allora l’Alto Adige se la è legata al dito e reclama più autonomia nella gestione delle sue aree di parco.

Ora è stato accontentato: con un’intesa del febbraio 2015 il Parco Nazionale dello Stelvio tanto “nazionale” non è più, esce dalle regole che normano la gestione degli altri parchi nazionali. Nasce invece un “comitato di coordinamento e di indirizzo”, senza personalità giuridica, senza un budget autonomo e senza personale proprio: tutto è delegato alla Regione Lombardia e alle due Province autonome di Trento e Bolzano.

Il rischio – dicono le associazioni attente all’ambiente – è che la politica abbia la meglio sulla tutela naturalistica.

Ascolta l’intervista con Salvatore Ferrari, vicedirettore Italia Nostra Trento

Salvatore Ferrari, vicedirettore Italia Nostra Trento

Ascolta l’intervista con Marco Albino Ferrari, direttore di Meridiani Montagne

Marco Albino Ferrari, direttore di Meridiani Montagne

  • Autore articolo
    Silvia Giacomini
ARTICOLI CORRELATITutti gli articoli
POTREBBE PIACERTI ANCHETutte le trasmissioni

Approfondimenti

E quando la mafia ci è proprio vicina?

La criminalità organizzata in Lombardia è un dato di fatto. Quasi nessuno ormai si azzarda a contestarlo, contrariamente a qualche anno fa, quando perfino il Prefetto Gian Valerio Lombardi disse che a Milano la mafia non esisteva.

Un conto è saperlo e dichiararsi contro la mafia, un conto è accorgersi che la questione può toccarti da vicino. Ma proprio vicino vicino.

È quello che è successo ai genitori di una scuola elementare milanese che nei giorni scorsi hanno dovuto riflettere e interrogarsi: due compagni di classe dei loro figli, sei e sette anni, hanno un papà che vive sotto tutela, minacciato da Cosa Nostra. Si chiama Gianluca Calì: la sua storia la abbiamo già raccontato da questo sito.

Alcuni papà e alcune mamme erano – e forse sono ancora – preoccupati: con una lettera avevano chiesto alla scuola più sicurezza e che i figli di Gianluca Calì entrassero ed uscissero da scuola da un ingresso secondario e non in orario canonico. Calì ha reso pubblica la lettera e la notizia è stata ripresa da molti giornali. E come spesso capita, forse anche un po’ esagerata.

Fuori da scuola, infatti, il pomeriggio alle quattro e mezza, i genitori sono tranquilli, almeno quelli disposti a parlare al microfono.

Alcune voci fuori da scuola

Alle cinque, sistemati i bambini, mamme e papà entrano loro a scuola per incontrare proprio Gianluca Calì, parlargli e farsi raccontare. Un incontro privato, ammessi solo i genitori i cui nomi sono segnati su un elenco. Dura un’oretta nella palestra strapiena, dice chi c’era. Questo il racconto di una rappresentante di istituto appena uscita.

La testimonianza di una rappresentante di istituto

Anche Gianluca Calì alla fine è soddisfatto

Gianluca Calì

 

 

  • Autore articolo
    Silvia Giacomini
ARTICOLI CORRELATITutti gli articoli
POTREBBE PIACERTI ANCHETutte le trasmissioni

Approfondimenti

Mein Kampf: scaduti i diritti, ora in Germania si può pubblicare

Con l’inizio del 2016 sono scaduti in Germania i diritti d’autore sul Mein Kampf. Il libro di Adolf Hitler si potrà dunque pubblicare e acquistare liberamente. Fino a ora proprietario dei diritti era il governo bavarese che, dalla fine della guerra, ne aveva sempre negata la pubblicazione. E’ una buona notizia sostengono diversi studiosi: per capire davvero la storia bisogna conoscere e approfondire e leggere il Mein Kampf può essere utile. Un libro difficile – sostiene lo storico Giorgio Galli che ne curò l’edizione italiana per Kaos – un libro pesante da leggere, difficilmente attualizzabile, ma che descrive con molta precisione quello che il nazismo e il Fuhrer avrebbero di lì a pochi anni messo in pratica.

L’intervista a Giorgio Galli

  • Autore articolo
    Silvia Giacomini
ARTICOLI CORRELATITutti gli articoli
POTREBBE PIACERTI ANCHETutte le trasmissioni

Approfondimenti

Unioni civili: pretendiamo diritti!

Indignez-vous! Indignatevi!  scriveva nel 2011 Stéphane Hessel, partigiano francese allora novantatreenne e scomparso giusto tre anni fa, nel febbraio 2013. Il suo piccolo, semplice libro ebbe enorme successo. Invitava a tirar su la testa, a non assuefarsi al fatto che i diritti siano impunemente calpestati. Invitava a indignarsi con il punto esclamativo.

Quello che bisogna fare adesso e che i Sentinelli di Milano e Radio Popolare invitano a fare oggi 21 febbraio dalle 15 in Piazza del Duomo.

 

tempo_scaduto

Radio Popolare sarà in diretta dalle 14,30 per raccontare dalla Piazza questa iniziativa.

Indignamoci per i diritti negati a migliaia di persone, per una legge sulle unioni civili mercanteggiata, emendata, maltrattata, rinviata. Diritti (e doveri) negati che l’Europa chiede siano finalmente riconosciuti, come succede negli altri paesi dell’Unione. Diritti che non tolgono nulla a chi ce li ha già e che invece sono fondamentali per coppie, bambini, famiglie che in Italia si fa finta non esistano.

Domenica in Piazza del Duomo si mostrerà che il tempo è scaduto ma che alla morte dei diritti non ci si rassegna. Qui si può ascoltare l’intervista a Luca Caputa dei Sentinelli di Milano

Luca Caputa

  • Autore articolo
    Silvia Giacomini
ARTICOLI CORRELATITutti gli articoli
POTREBBE PIACERTI ANCHETutte le trasmissioni

Approfondimenti

A Carrara cantando contro guerre e censure

Una voce contro. Un canto che nel 2015 dà ancora fastidio.

La voce è quella di Soledad Nicolazzi, il canto è Gorizia, una delle più belle canzoni popolari contro la guerra, che racconta del massacro proprio della battaglia di Gorizia durante la Prima Guerra Mondiale. Soledad non è riuscita a cantarla tutta, il 4 novembre scorso in piazza Gramsci a Carrara: solo alcune strofe, prima di essere trascinata via da otto uomini in divisa.

In piazza Gramsci – o piazza d’armi come un tempo si chiamava, ironia dei toponimi – si stava svolgendo quel 4 novembre la manifestazione per la festa delle Forze armate, presenti autorità civili e militari e i ragazzi delle scuole.

Proprio da suo figlio, anche lui in piazza, Soledad aveva saputo della manifestazione. Ed era in ultima fila, a osservare quel che succedeva. Prima i ragazzi che leggevano lettere dei soldati dal fronte. “Niente di eccessivamente militaresco – dice Soledad –  ma di certo non sono state lette le lettere dei disertori o le parti cancellate dalla censura di guerra”. Sono stati però i discorsi delle autorità e soprattutto del sindaco di Carrara Angelo Zubbani, a far pensare a Soledad Nicolazzi che l’enfasi militarista andasse un po’ riequilibrata. Così ha intonato Gorizia: un paio di strofe poi hanno cercato di farla smettere. Lei si è divincolata e “da donna di spettacolo, faccio teatro, sono andata verso il centro della scena, continuando a cantare”, dice. A quel punto sono arrivati in otto, la hanno portata via, dietro la piazza; volevano identificarla e portarla in caserma, ma alcuni passanti si sono fermati hanno chiesto spiegazioni e alla fine i militari la hanno lasciata andare.

Un canto contro la guerra, Gorizia, che aveva già fatto scandalo il 20 giugno 1964 al Festival dei due mondi di Spoleto, durante lo spettacolo Bella Ciao. Traditori signori ufficiali, che la guerra l’avete voluta, dice una delle strofe. A quelle parole nella sala del Festival si scatenò l’ira di alcuni militari presenti e i responsabili della manifestazione si beccarono una denuncia per vilipendio delle Forze armate.

Anche oggi quel canto non piace. Il suo è un potere dirompente. E il 12 dicembre, in piazza Gramsci a Carrara, a alla voce di Soledad Nicolazzi si uniranno  centinaia di persone, decine di cori da tutta Italia. Contro i bavagli e le censure, per rivendicare il diritto di raccontare tutta la storia, anche quella taciuta dalle versioni ufficiali.

L’intervista a Soledad Nicolazzi

  • Autore articolo
    Silvia Giacomini
ARTICOLI CORRELATITutti gli articoli
POTREBBE PIACERTI ANCHETutte le trasmissioni

Approfondimenti

Il primo sindaco 5 stelle in Lombardia

Sedriano: il Comune dei primati. Nel 2013 è stato il primo sciolto per mafia, due anni dopo è il primo amministrato da un sindaco del Movimento 5 stelle.

A vincere le elezioni, dopo due anni di commissariamento, è stato Angelo Cipriani, 45 anni, maresciallo della Guardia di Finanza. Ha assicurato che farà il sindaco a tempo pieno e quindi smetterà – per ora – di fare il finanziere.

Cosa farà il nuovo sindaco Cipriani per Sedriano? “Lavorerò con trasparenza, contano i fatti”, dice nella prima intervista dopo la vittoria, alla fine dello scrutinio, in piena notte.

Cipriani ha vinto con 1553 preferenze, solo 39 in più del candidato del Pd Giuseppe Pisano.

Un flop invece per Forza Italia e Fratelli d’Italia: 279 voti e ultimi in classifica, erano i primi nel 2009. Le vicende giudiziarie dell’ex sindaco Alfredo Celeste hanno evidentemente fatto decidere gli elettori del centrodestra a rivolgersi altrove: alla Lega soprattutto, che si è piazzata al terzo posto in queste amministrative.

L’ex sindaco Alfredo Celeste non ha potuto candidarsi dopo l’arresto del 2012 per l’indagine sul voto di scambio che portò in carcere anche l’ex assessore regionale alla casa Domenico Zambetti. Ha provato dunque a mettere in lista il suo vicesindaco e due suoi assessori, ma i voti non sono arrivati, come ci ha raccontato Ester Castano, la giovane giornalista che per prima ha raccontato gli affari pericolosi dell’ex sindaco di Sedriano.

 

L’intervista a Ester Castano

  • Autore articolo
    Silvia Giacomini
ARTICOLI CORRELATITutti gli articoli
POTREBBE PIACERTI ANCHETutte le trasmissioni

Approfondimenti

C’era una volta un libraio in bicicletta

Gli ingredienti, come spesso succede nelle ricette che riescono bene, sono pochi e semplici: la passione per i libri, una bicicletta, un lavoro da inventarsi daccapo.

Luca Santini del libraio ha proprio la faccia: tranquilla, sorridente, gli occhialini tondi. Fino a qualche tempo fa aveva anche una libreria, in largo Mahler a Milano. Ma tra l’affitto e le spese non ce la faceva più. Ci ha provato in tutti i modi a salvare il suo negozio e con lui si è mobilitato anche il quartiere: quella era l’ultima libreria della zona e la gente ci teneva proprio. Ma non c’è stato nulla da fare, nel settembre 2013 la piccola vetrina di largo Mahler ha tirato giù la saracinesca.

Al nostro libraio allora è venuta un’idea: ha chiesto una licenza da itinerante, proprio come chi vende fiori o accendini; ha preso la sua bicicletta e ci ha attaccato un carrettino; il carrettino lo ha riempito di libri. “Non ce ne stanno molti – dice Luca Santini – meno di cento”. E quindi bisogna sceglierli bene, fare davvero il libraio: uno che legge, che sa, che consiglia. Che riesce a concentrare su una bicicletta il meglio che gli sembra in quel momento.

Luca con la sua bicicletta adesso gira il quartiere. Ma dice che a richiesta si sposta anche più in là. I suoi lettori gli chiedono i libri  e lui li consegna a domicilio. A volte beve un caffè e fa due chiacchiere e diventa anche una specie di consulente personalizzato.

Poi siccome i libri è bello anche guardarseli, Luca Santini ha chiesto aiuto ad alcuni amici del quartiere. E ha allestito due o tre angolini con le sue proposte di lettura. Anche in questo caso ristrette e scelte con cura: da un parrucchiere, in un bar… Infine ha un sito internet e una pagina facebook

L’intervista a Luca Santini

 

  • Autore articolo
    Silvia Giacomini
ARTICOLI CORRELATITutti gli articoli
POTREBBE PIACERTI ANCHETutte le trasmissioni

Approfondimenti

Mucche davanti ai supermercati

Italia contro Francia, casus belli il latte e i latticini.

In Italia il latte è pagato troppo poco e la colpa, denunciano gli allevatori, è soprattutto della multinazionale francese Lactalis, proprietaria di quasi tutti i marchi del latticino in Italia: Galbani, Parmalat, Invernizzi, Cademartori e Locatelli. Il suo monopolio impone ai produttori di latte dei prezzi molto bassi.

Abolite da poco le quote latte, che imponevano ai paesi europei di non superare certe soglie di produzione e che sono costate all’Italia multe milionarie, adesso gli allevatori chiudono le stalle perché non ce la fanno a sostenere i costi.

E c’è un problema aggiuntivo, dicono i produttori: c’è chi in Europa, vende il latte ancora a meno. La Lituania per esempio. E non si capisce come faccia. Dunque presidi davanti alle industria casearie e manifestazioni davanti ai supermercati.

Il punto nevralgico in queste ore è Ospedaletto Lodigiano, dove c’è il centro di distribuzione della Lactalis. E un altro presidio è in corso davanti ai cancelli dello stabilimento di Corteolona, in provincia di Pavia.

Il governo ha promesso lo stanziamento di 55 milioni di euro per i produttori di latte. E un primo passo ma non basta dice Andrea Repossini, direttore della Coldiretti di Sondrio. Anche perché in Europa gli obblighi sulla etichettatura e sulla tracciabilità del latte sono molto blandi e i paesi più penalizzati sono quelli che fanno una produzione di qualità. Come l’Italia

Andrea Repossini

  • Autore articolo
    Silvia Giacomini
ARTICOLI CORRELATITutti gli articoli
POTREBBE PIACERTI ANCHETutte le trasmissioni

Approfondimenti

In Lombardia, nel pubblico, non si può

“Non posso iniziare trattamenti di fecondazione eterologa se non ho strumenti normativi”. E’ chiaro Maurizio Bini, ginecologo e responsabile del Centro per i disturbi della fertilità dell’Ospedale Niguarda di Milano.

 

Intervista a Maurizio Bini

 

Nelle strutture pubbliche lombarde la fecondazione eterologa resta sulla carta: ancora nessuna coppia ha potuto sottoporsi all’inseminazione da quando la sentenza 162/2014 della Corte Costituzionale ha stabilito che questa tecnica non potesse essere vietata.

Il perché emerge chiaramente dalle parole di Maurizio Bini: è una questione politica – dice il medico – e siccome mancano direttive regionali precise, io non posso iniziare ad operare.

Quella della Regione in effetti è stata una decisione politica ben precisa e dichiarata: la giunta Maroni è contraria alla fecondazione eterologa, non la considera servizio essenziale e dunque la fa pagare ai pazienti. Meglio – sostenne ai tempi Roberto Maroni  – usare i soldi per anziani e disabili.

Bizzarro tra l’altro per una maggioranza che ha fatto della famiglia uno dei suoi cavalli di battaglia.

In altre regioni invece i trattamenti nelle strutture pubbliche sono già iniziati. Nel luglio scorso all’ospedale Careggi di Firenze è nato il primo bimbo con fecondazione eterologa.

Ma l’Italia – oltre al disastro della legge 40, incostituzionale in diversi suoi passaggi – sconta anche un grave problema di mentalità: scarseggiano, e talvolta mancano proprio, le donatrici e i donatori di ovuli e sperma. Dal suo osservatorio lombardo lo nota chiaramente Rossella Bartolucci, presidente della Onlus Sos Infertilità che ha presentato e vinto il ricorso al Tar della Lombardia

 

Intervista a Rossella Bartolucci

 

  • Autore articolo
    Silvia Giacomini
ARTICOLI CORRELATITutti gli articoli
POTREBBE PIACERTI ANCHETutte le trasmissioni

Adesso in diretta

Ultimo giornale Radio

Ultima Rassegna stampa

  • PlayStop

    Rassegna stampa di gio 21/01/21

    La rassegna stampa di Radio Popolare

    Rassegna Stampa - 21/01/2021

Ultimo Metroregione

  • PlayStop

    Metroregione di gio 21/01/21 delle 19:48

    Metroregione di gio 21/01/21 delle 19:48

    Rassegna Stampa - 21/01/2021

Ultimi Podcasts

  • PlayStop

    Esteri di gio 21/01/21

    1- Strage in un mercato di Baghad. In Iraq torna l’incubo degli attentati kamikaze. ( Laura Silvia Battaglia) ..2-Stati uniti.…

    Esteri - 21/01/2021

  • PlayStop

    Sunday Blues di gio 21/01/21

    Sunday Blues di gio 21/01/21

    Sunday Blues - 21/01/2021

  • PlayStop

    Uno di Due di gio 21/01/21

    Uno di Due di gio 21/01/21

    1D2 - 21/01/2021

  • PlayStop

    Considera l'armadillo gio 21/01/21

    Considera l'armadillo gio 21/01/21

    Considera l’armadillo - 21/01/2021

  • PlayStop

    Jack di gio 21/01/21

    PFM, Massive Attack, Stormzy, Katy Perry, Intervista a Leo Pari a cura di Margherita De Valle

    Jack - 21/01/2021

  • PlayStop

    Stay Human di gio 21/01/21

    Stay Human di gio 21/01/21

    Stay human - 21/01/2021

  • PlayStop

    Memos di gio 21/01/21

    Conversazione sul Pci. Cent’anni fa nasceva il Partito Comunista d’Italia e trent’anni fa il Pci decideva di sciogliersi. Una storia…

    Memos - 21/01/2021

  • PlayStop

    Armando Massarenti, La pandemia dei dati. Ecco il vaccino

    ARMANDO MASSARENTI - LA PANDEMIA DEI DATI. ECCO IL VACCINO - presentato da IRA RUBINI

    Note dell’autore - 21/01/2021

  • PlayStop

    Cult di gio 21/01/21

    Cult di gio 21/01/21

    Cult - 21/01/2021

  • PlayStop

    37 e 2 di gio 21/01/21

    Calmierizzazione dei prezzi dei tamponi e dei test sierologici; tamponi esportati nella scorsa primavera negli USA; le vostre domande; la…

    37 e 2 - 21/01/2021

  • PlayStop

    Prisma di gio 21/01/21

    La crisi di governo: reggerà questa maggioranza? Con il vicedirettore del Foglio Salvatore Merlo e Daniela Preziosi del Domani. Renziani…

    Prisma - 21/01/2021

  • PlayStop

    Rassegna stampa internazionale di gio 21/01/21

    Rassegna stampa internazionale di gio 21/01/21

    Rassegna stampa internazionale - 21/01/2021

  • PlayStop

    Il demone del tardi - copertina di gio 21/01/21

    Il demone del tardi - copertina di gio 21/01/21

    Il demone del tardi - 21/01/2021

  • PlayStop

    Fino alle otto di gio 21/01/21

    Fino alle otto di gio 21/01/21

    Fino alle otto - 21/01/2021

Adesso in diretta