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Milano mai così calda dal 1899

Il 2017 è stato a Milano il più caldo degli ultimi 119 anni. Questo dicono i dati dell’Osservatorio Meteorologico Milano Duomo. Tanto caldo e tanta siccità. Con una particolarità che fa specie: in città molto spesso il clima varia da zona a zona. Anche con differenze significative: in centro fa decisamente più caldo, San Siro è la zona più fredda, Bovisa la più piovosa. Pamela Turchiarulo è una delle meteorologhe dell’Osservatorio Meteorologico Milano Duomo

L’intervista a Pamela Turchiarulo

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    Silvia Giacomini
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Striscioni di Casapound in centro. Com’è possibile?

“Chiudete le frontiere non le strade”. Nella notte Casapound ha affisso suoi striscioni sulle barriere antiterrorismo in piazza Duomo, in Galleria, in piazza XXV aprile e in altri luoghi centralissimi e sorvegliatissimi di Milano. Come è stato possibile?

Lo abbiamo chiesto a Carmela Rozza assessora alla sicurezza del Comune di Milano

“E’ avvenuto nella notte tra lunedì e martedì. Sono stati fermati in largo Cairoli dalla Digos, che ha identificato le persone e ha sequestrato gli striscioni che ancora non erano stati attaccati. Quindi, da un lato sta operando la Digos, che sta preparando l’informativa da mandare al magistrato. Noi, dall’altra parte, stiamo vedendo le immagini delle telecamere nei luoghi dove sono stati apposti gli striscioni (Duomo, Galleria, piazza XXV aprile, Ugo Foscolo): se riusciamo a identificare gli autori del gesto, gli manderemo la sanzione amministrativa per affissione abusiva”.

Secondo lei c’è un problema di vigilanza? Perché quelli sono jersey antiterrorismo e se qualcuno è riuscito ad attaccarci degli striscioni, vuol dire che ha eluso dei controlli…

“No, non ci sono controlli sulla persona fisica che cammina in piazza Duomo. E’ ovvio che le pattuglie della polizia di Stato e dei carabinieri presenti di notte su piazza Duomo hanno segnalato alla Digos e poi la Digos li ha intercettati in Cairoli”.

Quindi in piazza Duomo ci si è accorti di quanto stava succedendo…

“Ci si è accorti, e infatti è partita immediatamente la segnalazione alla Digos. La cosa che non si coglie mai è che ogni pattuglia ha l’ordine di presidiare un luogo e non può distrarsi da quel presidio. Avverte la centrale operativa e si muovono altri per gli interventi”.

C’è anche una questione politica che le chiedo in quanto assessore di questa Giunta, e cioè il fatto che l’estrema destra si stia prendendo tante libertà.

“Mah, guardi, su questo mi piacerebbe tanto che i miei colleghi e amici del centrodestra avessero la stessa onestà intellettuale che credo di avere io. E cioè, io non faccio passare inosservate le scritte sui muri dei centri sociali; intervengo e stigmatizzo comportamenti scorretti in tutte le manifestazioni degli estremisti di sinistra. Invece i miei colleghi del centrodestra urlano di fronte agli imbrattamenti degli estremisti di sinistra ma quando poi l’imbrattamento è opera di questi signori, silenzio totale”.

Ecco, però in questo caso si va un po’ oltre l’imbrattamento. C’è una formazione politica di estrema destra che lancia messaggi contro la Costituzione.

“Guardi, per me è contro la Costituzione l’estrema destra tanto quanto l’estrema sinistra che propugna la totale libertà di fare quel che vuole senza rispettare le regole. Per me gli estremismi sono tutti da rintuzzare, e chiunque voglia imporre la sua volontà in termini antidemocratici, cercando di imporre le proprie opinioni, anche attraverso l’imbrattamento,  va assolutamente rifiutato. Dopodiché c’è anche un tema che riguarda il messaggio inquietante di questi striscioni. Pensare che il terrorismo sia figlio dell’accoglienza è quanto di più sbagliato e non vero. Ed è palese che chi vuole alzare i muri, vuole il terrorismo per poter lucrare voti. E, su questo, i fascisti veri come questi vogliono imporre il loro ordine che è diverso dall’ordine democratico”.

 

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    Silvia Giacomini
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In ricordo di Margot la cantastorie

Margherita Galante Garrone, in arte Margot, se ne è andata il 23 agosto. Il suo nome ha attraversato la storia del canto popolare, politico e sociale in Italia. Alla fine degli anni ’50, con Sergio Liberovici, Michele Straniero, Emilio Jona, Fausto Amodei e altri, fece parte del progetto dei Cantacronache. Si dedicò poi al teatro, senza mai smettere – nella migliore tradizione dei cantastorie – di mettere in musica e cantare fatti di vita quotidiana e denunce politiche.

Radio Popolare le ha dedicato uno speciale, curato da Silvia Giacomini.

Ascoltalo qui

speciale margot-legg

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    Silvia Giacomini
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Africani non andate in Libia

Un gruppo di richiedenti asilo in visita a Radio Popolare

Sono arrivati in dieci, a metà di un pomeriggio di agosto, in visita a Radio Popolare. Giovani, allegri, interessati, tutti africani: ghanesi, nigeriani, eritrei, qualcuno dalla Costa d’Avorio e dalla Sierra Leone. Vivono a Milano, sparpagliati nei centri di prima accoglienza di via Aldini, via Corelli, Cascina Gobba. Si sono conosciuti alla scuola estiva di italiano ospitata dall’oratorio di Santa Maria Beltrade, zona viale Monza. Il più giovane, Moussa, ha 19 anni, gli altri solo qualcuno in più. La radio li affascina: guardano, fotografano, filmano, qualcuno prende appunti. Provano microfoni e cuffie, ridono. Ibrahim, 22 anni, a un tratto si fa serio. Ci pensa un po’ e poi chiede se può registrare una canzone. E’ un appello – dice in inglese – e vorrebbe che lo sentissero in tanti e lo facessero arrivare a tutti gli africani. E’ un appello cantato in modo sommesso ma deciso: africani non partite, africani non andate in Libia. Il viaggio è pericoloso, troppo pericoloso, si rischia di morire. Ibrahim è partito dalla Sierra Leone, via da una situazione politica insopportabile. In Libia è stato costretto per più di un anno, spedito in quattro prigioni diverse. E’ lì, meditando sul mio viaggio, che – spiega -ho pensato alle parole di quella canzone. E adesso che è in una radio ha trovato il modo di farla sentire, sperando che arrivi a tanti che ancora non sono partiti.

Ibrahim Sorie Kamara

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    Silvia Giacomini
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Cooperative fuori controllo

Una cooperativa edificatrice come a Milano e in Lombardia ce ne sono tante. Qualche centinaio di soci che abitano nelle case della cooperativa e che mettono i loro risparmi nelle sue casse, sotto forma di prestito sociale.

Poi alla cooperativa L’avvenire di Musocco qualcosa cambia. Negli anni ’90 – grazie a una nuova legge che di fatto svuota le cooperative della filosofia e dei principi per cui erano nate – i soci possono decidere se comprare la casa in cui abitano. Da lì a operazioni edilizie e finanziarie speculative il passo è breve.

La cooperativa L’avvenire di Musocco si fonde con la Unacoop di Novate. I soci diventano molti di più, la gestione meno controllabile e sempre più spregiudicata.

Alcuni mesi fa qualche socio chiede di riavere i soldi che ha messo nel prestito sociale. Ne ha bisogno per coprire spese improvvise.  Ma i soldi non vengono restituiti e il consiglio di amministrazione si nega.

Si scopre che la Unacoop è in bancarotta, che i revisori dei conti e il collegio dei sindaci hanno giudicato il bilancio del 2015 non approvabile. Nonostante questo a ottobre il Cda si presenta all’assemblea dei soci: vuole fare approvare comunque quel bilancio e propone come via d’uscita di cedere il patrimonio edilizio invenduto della cooperativa a una finanziaria. In cambio la promessa ai soci di qualche milione in azioni.

Ora i soci, più di settecento, hanno fatto un comitato per cercare di riavere i loro soldi e di salvare la cooperativa.

Mariangela Casalucci è una di loro:

Intervista a Mariangela Casalucci

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    Silvia Giacomini
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Milano-Meda, ponti troppo vecchi

Due cavalcavia sulla Milano-Meda sono stati chiusi per precauzione. Uno a Cesano Maderno e uno a Bovisio Masciago. Manca da anni la manutenzione e – visto che solo qualche settimana fa un ponte è crollato sulla Milano-Lecco – la prudenza non è mai troppa.

La notizia potrebbe risolversi in poche righe, non fosse che è il paradigma di un fallimento annunciato, quello della Pedemontana: l’autostrada che dovrebbe collegare le province di Bergamo e Varese, ancora incompleta, costata un sacco di soldi e usata per ora pochissimo, troppo poco per essere sostenibile.

Ma torniamo ai cavalcavia: costruiti tra gli anni Sessanta e Settanta, avrebbero tutti bisogno di controlli e manutenzione. Ma le province da cui dipende la Milano-Meda hanno pochi soldi e in questi anni hanno deciso di non usarli per controllare dei ponti che avrebbero dovuto essere abbattuti.

Sì, perché proprio con l’arrivo della Pedemontana e delle nuove infrastrutture per collegarla alla rete viaria già esistente, quei ponti non sarebbero più serviti. O avrebbero dovuto essere ricostruiti più larghi.

Solo che la Pedemontana è stata costruita solo in parte e, soprattutto, non sono state fatte le strade che la possono interconnettere con tutto il resto. I lavori sono in ritardo perché mancano i soldi, ma anche perché, nel territorio di Seveso, vanno fatte delle bonifiche del terreno inquinato dalla diossina.

I sindaci della zona hanno più volte sollecitato una soluzione: per il traffico congestionato di quelle strade, per i cantieri infiniti, per una bonifica sempre rimandata e mai fatta.

Nel frattempo i cavalcavia pericolanti restano là, sulla Milano-Meda, chiusi per precauzione.

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    Silvia Giacomini
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Via libera ai fascisti, antifascisti caricati

A Pavia sabato sera un quartiere è diventato in pochi minuti zona rossa. Chiusi tutti gli accessi, ammessi solo i residenti e i manifestanti. Manifestanti di estrema destra, che avevano organizzato un corteo per ricordare un militante missino ucciso negli anni Settanta. Questura e prefettura hanno dato il permesso a quella parata e hanno invece vietato il presidio della rete antifascista. Ma l’Anpi ha invitato alla disobbedienza civile e il presidio si è fatto lo stesso, fuori dalla zona rossa, in centro a Pavia. A quel punto le cariche della polizia. Diversi i manifestanti contusi, uno – ferito alla testa –  ha avuto otto giorni di prognosi. Al presidio antifascista c’erano anche il sindaco di Pavia, Massimo De Paoli e alcuni assessori.

Questa la ricostruzione dei fatti di Mauro Vanetti, del Comitato antifascista pavese

Ascolta:        vanetti-pavia

A rendere ancora più clamoroso quanto accaduto, il fatto che in piazza ci fosse il sindaco della città MAssimo De Paoli e alcuni esponenti della giunta comunale.

Luca Casarotti, dell’Anpi di Pavia

Ascolta:        casarotti-pavia

 

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    Silvia Giacomini
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“Centrosinistra unito anche in Lombardia”

Ci si muove nel centrosinistra lombardo in vista delle prossime elezioni regionali. Sabato mattina alla festa dell’Unità di Milano ci sarà l’assemblea regionale del Pd. E il tema principale all’ordine del giorno sarà proprio come arrivare alle elezioni. Stesso tema per l’incontro a Monza di Sel su “La sinistra che vogliamo”.

Elezioni che a scadenza regolare dovrebbero essere nel 2018, ma che potrebbero arrivare in anticipo, almeno stando alle voci che girano proprio negli ambienti del centrosinistra.

In ballo c’è il processo al presidente lombardo Maroni, accusato di aver fatto pressioni per far assumere due sue collaboratrici. La sentenza arriverà nei prossimi mesi e se dovesse esserci una condanna di primo grado superiore ai 18 mesi, Maroni potrebbe essere sospeso in base alla legge Severino.

Giovedì Umberto Ambrosoli si è dimesso da coordinatore regionale dell’opposizione di centrosinistra. Non parteciperà alle prossime elezioni ma ha un’idea sulla direzione che dovrebbe prendere il centrosinistra per vincere anche in Regione.

“Le mie dimissioni da coordinatore – spiega Ambrosoli – sono l’avvio di una fase nuova, legata alle prossime elezioni regionali che, come abbiamo visto dall’atteggiamento del centrodestra nelle ultime settimane, fanno riferimento a una campagna elettorale già iniziata. Oggi ci troviamo con un processo che pende sulla testa del presidente Maroni. Ecco perché bisogna prepararsi all’eventualità di elezioni anticipate”.

“Personalmente non intendo partecipare alle prossime elezioni regionali, perché penso che ci sia bisogno di una proposta nuova del centrosinistra. E siccome non ho l’aspettativa di ricandidarmi, ho colto una nuova occasione professionale (gli è stato offerto l’incarico di presidente della Banca Popolare di Milano, ndr). Se questo nuovo incarico sarà confermato entro la fine dell’anno, mi dimetterò anche da consigliere regionale”.

Come deve muoversi, secondo lei, il centrosinistra in vista delle prossime elezioni regionali?

“In primo luogo non deve farsi imbrigliare esclusivamente dall’agenda del Consiglio regionale, perché quella è un’agenda fatta da chi oggi governa in Regione. E deve guardare al di là delle forze che da coordinatore dell’opposizione in questi anni ho potuto coordinare, cioè il Partito democratico e il Patto civico. Sappiamo che, in realtà, le forze dell’alleanza di centrosinistra sono assai più ampie ed è con loro che va fatto il percorso per l’identificazione delle proposte elettorali per le prossime regionali”.

Quindi, quali forze?

“Io penso che sia assolutamente necessario coinvolgere fin da subito, e non solo nelle fasi finali della campagna elettorale, le forze che per esempio a Milano hanno sorretto la candidatura di Beppe Sala. Quindi, un’alleanza che vada da una sinistra più a sinistra del Pd alle forze capaci di attrarre il voto moderato, che nel caso di Milano sono confluite nella lista civica a sostegno del candidato sindaco. C’è una differenza importante rispetto al 2012: oggi tutti i capoluoghi di Provincia lombardi sono amministrati dal centrosinistra, grazie anche al sostegno di liste civiche presenti in maggioranza. Bisogna mettere insieme tutte queste forze, in primo luogo, e poi allargarsi rapidamente a quella Lombardia profonda della fascia pedemontana che nel 2013 ha visto trionfare Maroni”.

 

Ascolta qui l’intervista integrale a Umberto Ambrosoli

ambrosoli

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    Silvia Giacomini
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“Buona scuola?” Mancano gli insegnanti

“Da quando mi occupo di scuola una situazione così non l’ho mai vista”. Tobia Sertori è il segretario lombardo della Flc Cgil e prova a spiegare come stanno le cose. Ma non è semplice: bisogna davvero essere degli specialisti del settore per capire tutti gli intoppi, le falle, le complicazioni o i banali, ma complicatissimi, passaggi burocratici.

A tre giorni – domenica compresa- dall’inizio dell’anno scolastico gli ex provveditorati sono nel caos. Provando a semplificare: le operazioni di immissione in ruolo dei docenti precari sono partite in grandissimo ritardo, complici gli errori estivi del sistema informatico del ministero che aveva fatto assegnazioni a casaccio. Quasi certamente all’apertura delle lezioni molte scuole non avranno tutti i posti coperti. Ci saranno tanti supplenti, alcuni dei quali non avranno nemmeno la certezza di arrivare a fine anno: potrebbero essere infatti loro stessi messi in ruolo in un’altra scuola o dover lasciare il posto a chi – prima o poi – sarà assegnato a quelle classi.

Ma non è tutto: c’è anche il famoso concorso non ancora finito. Le operazioni di correzione degli scritti degli aspiranti professori in diverse regioni vanno a rilento e non finiranno di certo entro i prossimi giorni. E poi ancora ci sono alcune classi di insegnamento che hanno delle graduatorie troppo brevi: gli abilitati sono meno dei posti disponibili.

Insomma, caos è la parola che sintetizza meglio la situazione. “Altro che buona scuola” riassume il sindacalista Tobia Sertori. Ascoltalo qui:

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“La Svizzera viola le leggi sul diritto d’asilo”

Le associazioni per i diritti umani che seguono i migranti hanno denunciato, ancora una volta, la situazione al confine di Chiasso. Le guardie di frontiera non hanno gli strumenti per valutare i singoli casi di persone che cercano di entrare in Svizzera. Per esempio non hanno un interprete. E dunque violano le leggi sul diritto di asilo e di protezione.

“La guardia di confine non ha i mezzi per fare il lavoro che fa”, denuncia Denise Graf di Amnesty Svizzera. “Per prendere una decisione sul futuro del migrante interrogato alla frontiera – se ha diritto ad accedere alla procedura in Svizzera o se deve essere rimandato in Italia – bisogna stabilire i fatti in modo completo. Le autorità invece non hanno nemmeno a disposizione un interprete”.

“Io sono stata a Como, nel parco dove sono accampati i profughi, e nella struttura di don Giusto a Rebbio – continua Denise Graf – e mi sono resa conto che senza interprete non era possibile capirsi. Io ci sono stata con un interprete eritreo e quindi ho potuto raccogliere le storie dei suoi connazionali, ma per esempio non mi è stato possibile avere un colloquio con gli etiopi o con i sudanesi. Mi chiedo allora come sia possibile che senza un interprete la guardia di confine faccia il suo dovere in modo completo e preciso, come è previsto dalla legge”.

Quindi ci sono dei respingimenti arbitrari?

“Sì, esattamente. E c’è anche un problema che riguarda le domande di protezione. Per esempio se c’è un minore bloccato in Italia, che dorme da solo al parco, ma che ha dei parenti in Svizzera, ha diritto alla domanda di protezione, ha diritto a un ricongiungimento familiare con le persone che possono prendersi cura di lui”.

Quanti sono i minori non accompagnati a Como?

“Secondo le informazioni che abbiamo raccolto da don Giusto della Valle, che da tempo si occupa di accoglienza nella sua parrocchia di Rebbio, ci sono stati 500 passaggi di minori tra il 14 luglio e il 15 agosto. Alcuni di questi minori hanno cercato di superare il confine più di una volta, quindi parliamo di 300 persone”.

Amnesty Svizzera cosa può fare nei confronti del governo della Confederazione?

“Noi chiediamo al governo svizzero di tenere conto della situzione precaria dei minori in Italia e anche delle difficoltà a livello di rilocazione, ovvero della ripartizione obbligatoria per quote degli immigrati tra tutti i Paesi membri dell’Unione europea. Nessun minore in Italia è stato finora rilocato, quando ci sono almeno 1.500 minori eritrei che avrebbero la possibilità di essere rilocati. Chiediamo alle autorità svizzere di intervenire presso le autorità italiane per rendere operativa questa procedura. E chiediamo al ministero per le Migrazioni di attivare per i minori che hanno diritto alla protezione le procedure di ricongiungimento con i parenti in Germania e Svizzera. Si dovrebbe trovare un accordo di questo tipo, anche perché la Commissione europea dice chiaramente che bisogna favorire le persone particolarmente vulnerabili”.

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    Silvia Giacomini
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Errani verso la nomina a commissario

Il centro storico di Crevalcore, con i cantieri del dopo terremoto

Era lui il presidente dell’Emilia Romagna quando, nel maggio 2012, il terremoto colpì la sua regione. Ed è stato lui a guidare la ricostruzione, in parte ancora in corso, delle zone disastrate.

Vasco Errani sarà ora il commissario alla ricostruzione dell’ennesimo terremoto, l’ultimo, quello che ha raso al suolo Amatrice e dintorni.

Il presidente del consiglio Matteo Renzi ha deciso di affidargli il compito delicatissimo di guidare un’opera complicata: studiare la soluzione migliore per far rinascere paesi quasi interamente distrutti.

Ma può un commissario venuto da fuori affrontare una simile sfida? L’estremo negativo è rappresentato da quel che è successo all’Aquila, dopo il sisma del 2009: un territorio commissariato dove, in nome dell’emergenza, sono stati fatti scempi, commessi reati, dimenticati i cittadini e le realtà in cui vivevano prima delle scosse. Gli esempi positivi e più recenti sono invece quelli dell’Emilia e dell’Umbria, sia pure con dei danni molto più lievi.

La differenza con l’Emilia è soprattutto un’altra però: Vasco Errani guidò la ricostruzione da presidente della Regione, partendo dunque da una base di rapporti con i sindaci della zona già costruita e spesso molto solida. In questo caso invece, sarà l’uomo venuto da fuori.

Un rischio da non sottovalutare, dice il sindaco di Crevalcore Claudio Broglia. Il suo comune fu uno dei più colpiti nel 2012. La ricostruzione, a distanza di quattro anni, è a buon punto. “Ma – ripete Broglia – il ruolo dei sindaci è stato fondamentale. Sono loro che conoscono i cittadini, il territorio, le priorità dei loro comuni. Bisogna che il rapporto con loro sia stretto e tenuto in considerazione”.

BROGLIA

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    Silvia Giacomini
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Francesca Fornario: niente satira su Radiodue

La seconda e anche ultima puntata di Mamma non mamma versione a due voci, è andata in onda domenica 7 agosto. La stagione, dopo il successo degli scorsi anni, era appena ricominciata su Radiodue. Ma… “come si fa a a fare una torta senza gli ingredienti?”, chiede Francesca Fornario, autrice satirica e conduttrice, insieme a Federica Cifola, del programma di Radiodue.

Gli ingredienti erano stati tagliati – in verità – già nella scorsa stagione, l’indicazione arrivata dalla direzione di Radiodue era chiara: basta satira politica su personaggi italiani, la gente non ne può più.  Sparita dunque l’imitazione della mamma di Renzi e per par condicio anche quella della mamma di Alfano.

Quest’anno però un altro divieto: basta personaggi, basta imitazioni, basta satira, battute, scenette. Francesca Fornario dopo le prime due puntate di una trasmissione stravolta, ha scritto su Facebook spiegando ai suoi ascoltatori perché sentivano un prodotto diverso da quello cui erano abituati. La cosa non è piaciuta ai suoi capi e il risultato è che Mamma non mamma non avrà più la voce e i testi di Francesca Fornario.

Programmi cancellati, direttori che cambiano, indicazioni su quello che può andare in onda e quello che invece dà fastidio o non interessa. Che cosa succede in Rai? Forse nulla di molto diverso dal passato, ma continua a succedere.

Francesca Fornario parte dalle indicazioni editoriali che sono arrivate a lei per fare qualche considerazione più larga sulla nuova, vecchia Mamma non mamma Rai.

Ascolta qui l’intervista

L’intervista a Francesca Fornario

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Quel labile confine tra sicurezza e diritti

“È in corso un’imponente opera di bonifica che prescinde dalla sussistenza di condizioni per l’arresto”. Così il ministro dell’Interno Angelino Alfano in un’intervista a Repubblica. Alfano poi spiega in modo ancora più esplicito: si stanno espellendo dall’Italia persone su cui ci sono solo sospetti. Insomma che non si possono fermare o arrestare perché non ci sono prove sufficienti per accusarli di terrorismo.

Il ministro dell’Interno usa “bonifica”, parlando di espulsioni, senza preoccuparsi granché del peso delle parole. Ma sarebbe il meno. Il ministro dell’Interno mette anche nero su bianco  che – in nome della sicurezza – i diritti passano in secondo piano.

Tra l’altro – anche supponendo che i sospetti sulle persone espulse siano concreti e che quelle persone rappresentino un rischio reale – dove sta la convenienza a rimandarli nei Paesi d’origine? Non si rischia, in questo modo, di perderne completamente le tracce e dunque il controllo?

Non che sia una novità: sono decenni ormai che succede. E’ vederlo esplicitato che fa effetto e che invita a una riflessione. Lo facciamo con Fabrizio Colarieti, giornalista, e Guido Savio, avvocato dell’Asgi, l’Associazione di studi giuridici sull’immigrazione.

Ascolta qui l’intervista

Fabrizio Colarieti e Guido Savio

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“Bisogna stare uniti e attenti”

Il potere del canto. L’incontro con Yildiz, il nome è inventato, è stato possibile grazie a Sebben che siamo donne. E non è un caso. “Sebben che siamo donne paura non abbiamo”, dice uno dei più conosciuti canti popolari italiani. Ed è sentendo quel canto e provando a cantarlo che la strada dell’antropologa Yildiz si è incrociata con quella di Radio Popolare.

Università di Milano Bicocca, 20 luglio 2016, 14esima Conferenza dell’Associazione degli antropologi sociali: una delle attività previste per i partecipanti  è un seminario di canto popolare italiano.

Yildiz si nota: intanto arriva dalla Turchia a pochi giorni dal tentativo di golpe contro Erdogan. Poi canta a memoria, senza bisogno del testo. Infine parla in italiano e si avvicina, alla fine del laboratorio per fare il complimento più bello che chi ama cantare si possa sentir dire: “Sono partita da Istanbul – dice – con il cuore pesante, con i vostri canti, avete alleggerito un po’ quel peso”.

Si chiacchiera, si passa una serata insieme, si scopre che è riuscita ad arrivare a Milano solo perché lavora all’estero, in un’università americana e quindi per lei non vale il divieto di espatrio in vigore per i docenti turchi. Vive negli Stati Uniti per parte dell’anno, in Turchia durante l’estate.

Alla fine ci si scambiano i contatti e Yildiz accetta di essere intervistata, una volta tornata a Istanbul. Ma da ricercatrice seria prima chiede un po’ di tempo, per osservare con i suoi occhi quello che sta succedendo.

“Sebben che siamo donne paura non abbiamo, abbiam delle belle buone lingue…” del canto italiano è questa la frase che a Yildiz è piaciuta di più. E allora eccola, la sua intervista. E’ da ascoltare “leggendo tra le righe”. Con una postilla che Yildiz fa a registratore spento: “Ricordatevi che la Turchia è fatta da tante persone, non da una sola. Non abbandonateci”.

Ascolta qui l’intervista a Yildiz

L’intervista a Yildiz

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Sindaci in prima linea per le unioni civili

Braone e San Giorgio a Cremano. Un paesino della Valle Camonica (700 abitanti) e un paesone della cintura napoletana (47 mila abitanti), uniti da due sindaci in prima linea – con estrema semplicità – nel voler applicare la legge sulle unioni civili appena diventerà operativa.

Il sindaco di Braone, Gabriele Prandini ha 36 anni. E’ stato eletto nel 2009 e rieletto nel 2014. La sua soluzione è stata pratica e veloce: una modifica al regolamento comunale, approvata all’unanimità, che ha aggiunto due paroline – unioni civili – accanto alla parola matrimoni. E ha dunque esteso al nuovo istituto tutto quello che vale per i matrimoni. Nessuno si è lamentato, nessuno lo ha criticato, dice. Tranne l’ex sindaco di Adro Oscar Lancini, il leghista che sparpagliò il sole delle Alpi qau e là in ogni angolo della scuola del paese.

Ascolta l’intervista a Gabriele Prandini

Gabriele Prandini

Il sindaco di San Giorgio a Cremano di anni ne ha 37, si chiama Giorgio Zinno e ha già annunciato la data della sua unione civile: il 24 settembre 2016. Potrà finalmente formalizzare la relazione con il compagno con cui vive da nove anni. A celebrare sarà Monica Cirinnà, la relatrice della legge sulle unioni civili. “Potremmo sposarci già ad agosto – dice – ma voglio troppo bene ai miei amici per costringerli a un matrimonio in agosto”.

Ascolta l’intervista a Giorgio Zinno

Giorgio Zinno

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    Silvia Giacomini
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Il deserto in autostrada

Qualcuno, appena nata, ci aveva giocato a calcio sulla carreggiata. Tanto di auto non ne passavano. Adesso che la Brebemi compie due anni, di macchine ancora se ne vedono pochine. Troppo poche per giustificare un’opera che ha buttato altro cemento nella pianura padana e che è costata centinaia di milioni di euro, anche di soldi pubblici.

La Brescia-Bergamo-Milano è lunga circa 60 chilometri, non molti per un’autostrada. E costa cara, il doppio rispetto a tragitti analoghi sulla A4, la sorella maggiore e diretta concorrente.

Adesso tutti ora cercano di abbandonarla al suo destino: la Città metropolitana di Milano, il Comune di Brescia, la provincia di Bergamo vorrebbero vendere le loro quote e anche l’azionista di maggioranza, Intesa San Paolo, sta cercando di lasciare.

Una grande opera però resta un affare per i privati che ci investono: anche nel caso della Brebemi – nonostante l’inutilità della struttura – qualcuno probabilmente alla fine ci guadagnerà. O ci ha già guadagnato.

Roberto Cuda è uno degli autori di Brebemi, Anatomia di una grande opera. Nell’intervista che segue spiega quale potrebbe essere il futuro di quella autostrada e – appunto – a chi fa comodo averla costruita.

Ascolta l’intervista a Roberto Cuda

L’intervista a Roberto Cuda

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    Silvia Giacomini
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Scuole chiuse? Niente lavoro e niente diritti

Sono quasi tutte donne e tutte vittime di una legge fatta male. Eppure il loro ruolo è fondamentale: lavorano nelle scuole, negli asili, nei nidi. Puliscono, servono in mensa, si occupano di quelli che vengono chiamati servizi ausiliari.

Sono assunte per pochissime ore al giorno e non lavorano a scuole chiuse. E d’estate per la legge spariscono, letteralmente. Non percepiscono reddito ma non sono nemmeno disoccupate, il loro contratto è semplicemente sospeso: non ci sono scuole da pulire o bambini che mangiano a mensa, dunque non si lavora. Ma mentre i lavoratori pubblici sono tutelati, i lavoratori privati (i servizi scolastici sono stati esternalizzati) non hanno accesso ai sussidi al reddito.

Non è tutto. La Filcams Cgil ha fatto un calcolo semplice: per riuscire a mettere insieme i contributi per la pensione, le lavoratrici dei servizi ausiliari dovrebbero lavorare per 60 anni.

La Corte di giustizia europea ha detto già nel 2010 che la legge italiana sul cosiddetto part-time ciclico verticale non funziona. Son passati sei anni ma la legge è sempre quella. Finito giugno sono finite le scuole. E, di nuovo, le lavoratrici delle mense sono diventate dei fantasmi estivi. Quelle milanesi quest’anno hanno deciso di provare a non scomparire: hanno fatto una class action contro l’Inps.

In mille si sono messe insieme, dice Antonella Protopapa che per la Filcams Cgil sta seguendo la vicenda.

L’intervista ad Antonella Protopapa

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Don Inzoli condannato per pedofilia

Presente tra gli ospiti di riguardo, l’anno scorso, al convegno omofobo in Regione Lombardia sulla famiglia “tradizionale”, condannato – ora – per pedofilia.

Don Mauro Inzoli ha avuto 4 anni e 9 mesi per abusi sessuali su cinque minori, tutti ragazzini tra i 12 e i 16 anni. Altri 15 casi di violenza sono caduti in prescrizione. Don Mercedes, come era soprannominato, è stato per decenni il capo di Comunione e Liberazione a Cremona e uno dei fondatori del Banco alimentare. L’inchiesta della magistratura italiana è partita grazie a un deputato di Sel, Franco Bordo.

Ascolta l’intervista a Franco Bordo

Franco Bordo

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    Silvia Giacomini
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A Varese il primo sindaco di centrosinistra

Meno di tre punti di differenza, ma a Varese è finita – almeno per ora – l’era leghista. L’avvocato quarantenne Davide Galimberti, candidato del centrosinistra, è il nuovo sindaco della città, il primo del centrosinistra nella storia della città. Ha battuto Paolo Orrigoni, suo coetaneo, imprenditore della grande distribuzione. Dopo 23 anni di giunte della Lega, il primo candidato di destra non leghista è stato sconfitto.

“Voglio dare una prospettiva alla mia città – dice il neo sindaco – Varese ha grandi possibilità ma finora si è fatto proprio poco”.

Ascolta qui l’intervista al sindaco Davide Galimberti

L’intervista a Davide Galimberti

 

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    Silvia Giacomini
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Approfondimenti

Se n’è andato il partigiano tramviere

Fausto Rebecchi abitava poco lontano dalla sede di Radio Popolare e andare a trovare lui e sua moglie era sempre un piacere. Per le persone e non solo per il personaggio.

Perché Fausto Rebecchi era un personaggio: aveva iniziato la resistenza molto giovane, dipendente dell’Atm. Sui tram interurbani come amava precisare. E raccontava volentieri di quel periodo, ricordando mille particolari.

L’ultima volta che lo abbiamo incontrato era poco prima del 25 aprile 2015 per chiedergli come aveva vissuto, lui, il giorno della Liberazione.

Un’intervista in cui interviene anche sua moglie, Alice, e che è stata mandata in onda nella trasmissione Radio Milano Liberata. Ve la riproponiamo.

Fausto Rebecchi

 

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    Silvia Giacomini
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