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Prog And Frogs a Cascina Caremma!

logo PROG and FROG

24, 25 e 26 maggio nel Parco del Ticino a Besate torna l’affascinante happening tra musica, cultura e benessere. Tra gli invitati Franco Mussida, Michi Dei Rossi, Finisterre, Moongarden e molti altri! La Terza Edizione del Prog And Frogs! (altro…)

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    Renato Scuffietti
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2DAYS PROG + 1 a Veruno dal 7 al 9 settembre

banco mutuo soccorso

A Giugno il Prog & Frogs alla Cascina Caremma e a Settembre il 2days prog +1 a Veruno incorniciano la stagione di musica progressive che Radio Popolare con il suo programma From Genesis to Revelation promuove da anni.

Passato il Prog & Frogs è tempo per la 10° edizione del festival internazionale musica rock progressive che si terrà a Veruno (NO) il 7, l’8 e il 9 Settembre, tutte le sere dalle 18 ad ingresso gratuito nella Piazzetta della Musica.

Anche quest’anno il festival cercherà, attraverso la formula della contaminazione, di certificare sul palco lo stato di salute del progressive passando da band dallo storico passato ancora attive a gruppi musicali che si muovono vertiginosamente sul confine del prog e a band italiane che si sono fatte notare nel corso dell’anno passato.

ranestrane

Si comincia venerdì 7 Settembre con gli italiani Panther & C, solido gruppo di rock progressivo con un paio di album in catalogo, e Ranestrane, originale formazione romana responsabile del progetto “cineconcerto” che consiste nella sonorizzazione di famose pellicole cinematografiche come Nosferatu, 2001: Odissea nello spazio e Shining. Si chiude con i francesi Ange (l’anno scorso il carismatico leader Christian Décamps si era esibito con Sophia Baccini) e i tedeschi Amon Duul II, vere e proprie istituzioni della musica rock.

Sabato 8 settembre altro giro del mappamondo con gli svizzeri The Universe By Ear, con musica con in equilibrio tra Zappa e King Crimson e i norvegesi Magic Pie, attivi dal 2000 con 4 dischi in catalogo e al loro debutto in Italia.

Il Banco del Mutuo Soccorso c’è ancora, c’è a dispetto dell’amore che gli dei hanno avuto per questa band avendogli portato via Franceso Di Giacomo e Rodolfo Maltese; una band grandiosa, un suono magnifico che ancora adesso emoziona e coinvolge. Chiudono i Threshold, pionieri della contaminazione prog/metal, suono potente e show garantito.

banco mutuo soccorso

Ogni giorno, a circa un paio d’ore prima dell’inizio degli eventi, presso l’Auditorium Forum19 a pochi passi dal palco si può partecipare al Meet&Greet, incontro con gli artisti del festival rock verunese. Lì si potrà anche ascoltare altra musica con i pugliesi Isproject, gli austriaci Mindspeak e Gianni Nocenzi, fratello di Vittorio e membro costituente dell BANCO DEL MUTUO SOCCORSO, che si esibirà con un concerto di solo piano tratto dal suo recente disco Miniature, assolutamente da non perdere.

La terza e conclusiva giornata del festival domenica 9 settembre è destinata interamente ai gruppi stranieri: SMALLTAPE, band tedesca con un solo album alle spalle e un’ottima partecipazione al prog festival di Lorelei. A seguire gli inglesi KYROS e i finlandesi VON HERTZEN BROTHERS, due band note in patria ma non ancora del tutte conosciute in Italia, pur avendo discografia e concerti all’attivo.

Come da tradizione il festival si chiude con una grande band. Quest’anno è la volta dei VANILLA FUDGE, mitica (è proprio il caso di dirlo) band americana di Mark Stein, Vince Martell e Carmine Appice attiva da oltre 50 anni ed autrice di hit dal successo stratosferico come la versione di You Keep Me Hangin’ On, oppure quella di Some Velvet Morning, hard blues statunitense a forti tinte psichedeliche che ha influenzato il suono del rock e ispirato le prime variazioni progressive.

VANILLA FUDGE

3 giorni di musica di qualità e gratuita a cura dell’Associazione culturale VER1 MUSICA, un festival con media partner Radio Popolare da sempre attenta alla promozione musicale e culturale di livello. Punto ristorazione all’interno dell’area.

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    Renato Scuffietti
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2Days Prog

2DAYS PROG + 1 (Festival rock progressive)

1/2/3 Settembre 2017

Ogni sera concerti a partire dalle ore 18:00

Piazzetta della Musica

VERUNO (NO)

Quest’anno Radio Popolare con From Genesis to Revelation è stata particolarmente attiva per quel che riguarda la musica progressive, due eventi che segnano l’inizio e il termine della stagione musicale stanno caratterizando  l’offerta musicale : Progs and Frogs alla Cascina Caremma di metà Giugno e 2days prog + 1 a Veruno ad inizio Settembre. 

Il 2days + 1 è giunto quest’anno alla 9° edizione e , come da tradizione e  riconoscendone l’importanza,  radio Popolare è media partner della rassegna. Tre giorni ad ingresso gratuito come al solito pieni di eventi unici e talora irripetibili, come la partecipazione dei GLASS HAMMER per la prima volta in Europa , il ritorno dei Procol  Harum, dei Motorpsycho e della inattesa partecipazione dei Discipline .

Come ogni anno quattro band per sera con cercando di offrire , tra conferme internazionali e realtà italiane il meglio della musica che “gira”  al momento.

MOTORPSYCHO

Venerdì 1 settembre

Dalle ore 18.00 si alterneranno sul palco della Piazzetta  della Musica nel centro del paese i MAD FELLAZ, gruppo vicentino con due dischi osannati dalla critica ed un ottimo curriculum di spettacoli dal vivo, a cui seguiranno i COMEDY of ERRORS una band attiva dal 1984 ma che ha iniziato a pubblicare solo dal 2011, a Veruno insieme a tutti i loro classici, presenteranno anche i brani del nuovissimo disco pubblicato a giugno ed intitolato “House of the Mind”.

Prima del concerto dei “TANGeKANIC” ci sarà un breve ma intenso a solo di Theo TRAVIS già visto l’anno scorso nella indimenticabile esibizione con gli Anekdoten, musicista eccelso e passionale che ha voluto ad ogni costo rientrare nell’atmosfera del festival regalandoci un concerto inatteso e, ne siamo sicuri, coinvolgente. A seguire un’altra sorpresa :   “THE TANGENT” e “KARMAKANIC” si uniranno in un progetto particolarissimo definito appunto “TANGeKANIC”. Le due band hanno come comune denominatore il bassista svedese Jonas Reingold ed il tastierista Andy Tillison,  insieme per la massima espressione del neo prog attualmente in circolazione!

Il finale è riservato ai magnifici MOTORPSYCHO , quasi trent’anni di carriera sempre all’avanguardia musicale , un ecclettismo musicale che li ha portati a generi musicali differenti tra loro, dall’alt rock al rock psichedelico, dall’hard alla fusion, dal metal all’art rock ma sempre con quella voglia di sperimentare e di mettersi in gioco che li ha fatti diventare i beniamini del pubblico anche italiano oltre che europeo, e che di fatto porta ad affermare che la loro musica sia assolutamente progressive!

Ingranaggi_della valle

Sabato 3 settembre è interamente dedicato alle band internazionali

DEAFENING OPERA heavy prog tedesco con una particolare impronta live che sicuramente piacerà al pubblico di Veruno

A seguire un gruppo dall’Ucraina  con molti estimatori in tutta Europa, anche in questo caso  un “doppio evento”  infatti la band sarà composta da membri sia dei KARFAGEN che dei SUNCHILD, i due gruppi usciti dalla mente del talentuoso tastierista Antony Kalugin  eseguiranno brani di entrambe le formazioni .

Dall’Europa agli Stati Uniti con 2 band che hanno scaldato il cuore a molti progster italiani :  DISCIPLINE da Detroit ed il loro leader Matthew Parmenter cantante e multi-strumentista, un vero mattatore del palcoscenico, con cambi di costume e trucchi  un po’ sullo stile del Peter Gabriel periodo Genesis ma con il faro Van Der Graaf Generator a dare luce  e ispirazione.

GLASS HAMMER band formatasi nel 1992 per volontà dei due leader Steve Babb and Fred Schendel con 20 dischi in archivio, band che ha prestato ultimamente il cantante  Jon Davison alla attuale formazione degli i YES che comunque mantiene l’impegno con il martello di vetro e regala all’Italia la prima apparizione della band in Europa.

Procol Harum photo

Domenica 4 settembre 

Sicuramente le “sorprese” sono il tratto essenziale per questa edizione di questa edizione del festival, sorprese che anche nella serata finale non mancheranno .

Ad aprire INGRANAGGI DELLA VALLE, giovani musicisti che dopo un paio di dischi hanno “svoltato”  con il loro nuovo disco tanto che si presentano con un nuovo esordio , disco interessantissimo , denso e molto ispirato che li vede veri e propri innovatori del prog italiano e non solo.

A seguire SOPHYA BACCINI’S ARADIA da Napoli, band al femminile che offrirà al pubblico di Veruno un concerto insieme a  Christian Decamps leader degli ANGE , sarà sicuramente particolare vedere sul palco due artisti che fanno della presenza scenica la loro cifra principale,  un avvenimento unico e irripetibile.

Si cambia con  il super-gruppo inglese FROST* formato da  Jem Godfrey conosciuto per i suoi brani pop scritti per X-Factor inglese e autore con Atomic Kitten di “Whole Again”, ma da sempre appassionato di prog rock, John Mitchell degli IT BITES e membro degli ARENA, Nathan King dei LEVEL 42 e Craig Blundell, batterista della STEVEN WILSON BAND.

A conclusione di un festival sin qui già ricco e assolutamente originale una grande band molto amata , molto cantata e sempre presente nei nostri mp3 personali :  PROCOL HARUM , da 50 anni sulle scene con 100 milioni di visualizzazioni della loro stupenda “A Whiter Shade of Pale”, per non parlare di A Salty dog , di Homburg e ( concedetemi la nota personale) di Repent Walpurgis meglio noto in Italia come “Fortuna”, incomprensibile titolo “italiano” dato a questo brano strumentale del 1968 lato B de “Il tuo diamante “ edizione in italiano del famoso “Shine on brightly” . Gary Brooker & company si esibiranno per l’unica data italiana del tour del cinquantennale della loro carriera  un grande onore per Veruno che, anche grazie a loro, diventa ogni anno più prestigioso!

In ultimo ma non per ultimo .. ogni giorno circa un’ora prima dell’inizio degli eventi, presso l’Auditorium Forum19 a pochi passi dal palco c’è il  Meet&Greet , incontri con gli artisti e ancora concerti ed esibizioni di band italiane quest’anno si alterneranno sul palco i romani LO ZOO DI BERLINO ed i milanesi CELLAR NOISE, diverse ma interessantissime band già ammirate allo Z Fest, alla Casa di Alex e al Prog & Frogs.

Tutt concert avrann ingresso gratuito con ristorante e bar all’interno dell’area 

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    Renato Scuffietti
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From Genesis to Revelation ritorna on stage

Cascina Caremma, Radio Popolare e From Genesis to Revelation presentano Prog and Frogs Music Festival, due giorni di musica ed eventi nella splendida cornice della Cascina Caremma, a Besate vicino all’abbazia di Morimondo nel Parco del Ticino.

Da sabato 17 a domenica 18 giugno il palco della Cascina (un bellissimo fienile con vista sul parco) vedrà vecchie e nuove band della scena italiana selezionate dalla redazione di From genesis to revelation, concerti ed eventi gratuiti e la possibilità di accedere alla spa della Cascina, pranzare nel ristorante, degustare birre e vini bio e visitare il mercatino dischi e new age .

 

°°°°°PROGRAMMA DI PROG AND FROGS°°°°°

| Sabato 17 giugno |

Musica sul fienile dalle ore 18

Acustic TRI-ON

Cella Noise

Maxophone

 

| Domenica 18 giugno |

Durante la giornata: yoga kundalini e bagno di suono con campane di cristallo

Musica sul fienile dalle ore 18

Floating Frequencies

Maurizio di Tollo

Unreal City

Garybaldi

CFC

 

| Entrambi i giorni |

Ristorante

Spa

Degustazione di birra e vino

Mercatino di dischi

 

°°°°°INFO°°°°°

L’evento è gratuito o meglio: free for freaks! Nella Cascina è possibile sia pernottare che campeggiare. I concerti iniziano alle 18.00 ma è possibile arrivare all’orario preferito per scoprire la Cascina Caremma i suoi dintorni.

 

°°°°°LINE UP°°°°°

| Maxophone |

Quello dei Maxophone è un nome importantissimo nel vasto panorama del progressivo italiano. Come molti altri colleghi, si sciolsero dopo un solo omonimo LP pubblicato nel 1975; ma quell’unico, bellissimo album, è più che sufficiente a proiettarli nell’olimpo dei Grandi del prog italiano. Al recente ritorno sulle scene mancava un solo tassello: un nuovo album di brani inediti, che vede finalmente la luce in questo “La fabbrica delle nuvole”, orgogliosamente pubblicato in esclusiva da AMS Records.

| Cellar Noise |

I Cellar Noise sono un giovanissimo gruppo milanese di rock progressivo cantanto in inglese la cui proposta, costituita di composizioni completamente originali, omaggia i classici degli anni ’70 e al tempo stesso volge lo sguardo verso il futuro. “Alight”, debutto sulla lunga distanza, considerata la giovane età dei musicisti coinvolti, impressiona quanto a maturità compositiva, sia dal punto di vista musicale, sia da quello lirico.

| Mau di Tollo |

Mau di Tollo ha suonato con Finisterre, la Maschera Di Cera, Hostsonaten, Moongarden, The Watch, Rohmer, Fufluns, sia in studio di registrazione (collezionando 13 album in dieci anni) sia dal vivo (attraverso tour europei ed oltreoceano). Un paio di album da solista segnano un persorso artistico intenso e importante , un cantautore di rara intelligenza artistica che getta una luce nel panorama musica italiano.

| Unreal City |

Unreal City, rock band progressivo italiano, è stata fondata nel 2008 dal pianista / tastierista Emanuele Tarasconi e dalla chitarrista Francesca Zanetta. 2 cd all’attivo la band suona un aggressivo e spettacolare prog-rock. Una intensa attivtità live porta la band a suonare al Terra Incognita Progressif Festival in Québec City (Canada), al MetaRock festival con il Banco Del Mutuo Socorso e in moltissime date italiane tra cui a Pisa, al the Cre.Sta Festival, al FIM Festival in Genoa e al Il Giardino Club in Verona. Completano la band Dario Pessina al basso e Marco Garbin alle batterie .

| Garybaldi |

Garybaldi riprendo strada e musica da una reunion che nel 2010 li vide sul palco del Blom in una storica reunion nel nome di Bambi Fossati. Una band che ha scritto pagine importanti della musica dei 70, hard rock, rock blues e psichedelia sono i tratti i tratti principali di una musica che raggiunge il suo apice nel bellissimo disco Nuda con la famosa copertina di Guido Crepax. I garybaldi ci sono ancora e da quella reunion del 2010 hanno continuato con la loro musica e con i concerti nel segno e in nome di Bambi Fossati . Tanti disco all’attivo e un’ottima attività live sono a garanzia della qualità sonora che il gruppo offre.

| CFC |

Nell’aprile del 1974 (quando il più vecchio componente del gruppo aveva 16 anni e il più giovane 14) , dopo 6 mesi di prove, eseguono dal vivo “The Musical Box” tratto dall’album dei Genesis “Nursery Crime” del 1971. Nella primavera del 1975 presentano le cover di 6 brani tratti dall’album “The Lamb lies down on Broadway” uscito alcuni mesi prima. Da allora si confermano una delle cover band dei Genesis e della musica prog nazionale ed internazionale più prolifiche dell’ovest milanese. Naturalmente provano una propria carriera come autori ma quando portano la cassetta demo ad alcuni componenti degli Stormy Six e dell’etichetta Cooperativa L’Orchestra, viene risposto loro: “ Mi spiace ragazzi …troppo Genesis” e i ragazzi del CFC non hanno la prontezza di rispondere agli Stormy : “Mi spiace per voi…troppo Gentle Giant”, si abbattono e da quel momento le strade di Lorenzo, Giancarlo, Sergio, Gabriele e Mira si dividono inesorabilmente. C’è chi appende la tastiera, la voce e la chitarra al chiodo e chi prosegue proficuamente gli studi musicali accademici diplomandosi in percussioni e violoncello o diventando insegnante di musica. Ma il richiamo della Musica Prog è irresistibile e , pur essendo una band essenzialmente ludica, nelle esibizioni dei CFC traspare sempre la passione e un coinvolgimento totale verso la “Revelation”.

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    Renato Scuffietti
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Omaggio a Satie in musica e immagini

“Quando ero giovane mi dicevano: vedrà quando avrà 50 anni. Ho 50 anni ma non vedo niente“ – Eric Satie

Dalla nascita di Eric Satie (1866) a quella di Alessandra Celletti (1966) sono 100 anni giusti giusti e forse nella cifra tonda si ritrova il perché di una certa discendenza artistica tra il compositore francese e la pianista/compositrice romana.

Il progetto 50/150 rende omaggio con musica e immagini alla linea di pensiero ed espressione di Satie: un cd con composizioni originali e un dvd con immagini, cut up e interventi video sempre ispirati dal/al compositore del secolo scorso.

Quindi un lavoro di omaggio con musiche e immagini originali che attraverso il percorso: illusione > equivoco > distorsione > visione > sogno > segno > uomo, che inizialmente era stato pensato come uno spettacolo dal vivo ma che, nel corso della realizzazione, ha trovato nella confezione disco la sua forma migliore.

Alessandra Celletti è una pianista con una ventina di cd in discografia: musica classica, composizioni originali e rielaborazioni, ma anche spettacoli itineranti con il Piano Piano on the road tour. Uno show con il pianoforte montato su un camion con sponde ribaltabili per portare la musica in posti inusuali, un’esperienza che l’ha vista suonare Satie, Ravel e Galuppi (per citare solo alcuni musicisti) davanti ai tramonti in sicilia e sull’Isola d’Elba…ma anche piazze a Trieste e a Palizzi, passando per Genova e Viterbo .

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Onze, al secolo Stefano Centonze, è artista di immagini. Pittore e illustratore lavora con diverse tecniche combinando matita, colori acrilici, collage, fotografia, pennello e computer grafica. Comincia sempre il suo lavoro con uno schizzo disegnato a mano su carta, anche quando utilizza gli strumenti digitali. Tra le influenze artistiche della sua opera unica ed originale, si ritrovano la pittura espressionista, la pop art, i fumetti e la poster art.

Sicuramente arduo e forse inutile cercare di descrivere con parole il lavoro allo steinway di Alessandra e le immagini di Onze, un gran bel lavoro che premia la costante ricerca dell’artista romana verso nuove forme di comunicazione e rappresentazione sonora, un cofanetto facilmente reperibile in rete o nei migliori negozi di dischi.

«Il mio lavoro vuole essere un immaginario passaggio di testimone» afferma la Celletti «la prosecuzione di un discorso mai concluso e che non va comunque verso la parola fine. […] Complici i tasti di un pianoforte e i colori di mille tavolozze digitali, i suoni sintetici e i ritagli di carta sottile».

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    Renato Scuffietti
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Christadoro, l’arte del (non) rifacimento

Se decidi di fare un disco di cover hai due strade che puoi percorrere: o canti e suoni le canzoni che ti piacciono a modo tuo, o utilizzi i brani come canovaccio per le tue idee musicali. Christadoro ha intrapreso la seconda strada, consegnando a questo primo scorcio del 2017 un gran bel disco.

Christadoro è un ensemble musicale che si forma attorno alla figura di Mox Cristadoro: musicista dai tempi dei La Crus e di Monumentum, attualmente scrittore di musica e conduttore musicale radiofonico.

Mox ha delle idee e, dopo essersi seduto alla batteria, chiama i migliori musicisti di una certa scena musicale:

Fabio Zuffanti (Finisterre, La Maschera di cera, HostSonaten) al basso Pier Panzeri (attuale membro de Il Biglietto per l’Inferno), alle chitarre Paolo “Ske” Botta (Yugen e Not a Good Sign) alle tastiere Andrea “Mitzi” Dal Santo (Noize Machine) alle voci.

A questi aggiunge la voce di Garbo, la chitarra di Mussida, il pianoforte di “pilli” Cossa e il violoncello di Gabaglio ottenendo un disco che prende spunto da canzoni più o meno note del repertorio dei cantautori italiani e che suona come un manifesto della musica rock / cantautorale degli anni d’oro visto dalla fine del primo ventennio del 21° secolo.

L’approccio è sorprendente. Già dalle prime note de “L’operaio Gerolamo” di Dalla si intuisce che ci sarà ottima musica da ascoltare.

L’intuizione viene confermata dalla versione de “L’ultimo spettacolo” di Vecchioni ma, soprattutto, dalla stupenda lo stambecco ferito di Venditti trasformata in un dramma individuale incorniciato dai riff “diabolici” di sabbathiana memoria.

Sorprendente è anche la voce di Garbo (un po’ perso di vista ultimamente, ma sempre attivo sulla scena musicale) che dona profondità drammatica a tutte le composizioni.

Pare che Venditti sia letteralmente impazzito all’ascolto del suo brano, adesso non ci resta che aspettare le reazioni di Vecchioni, Ruggeri, Baglioni e Battiato. Dalla e Gaber già sorridono .

Produzione e confezione impeccabili della milanese Ams Records.

christadoroCOVER

Quante di queste canzoni conoscete?

  1. Dalla: L’Operaio Gerolamo (1973)

  2. Gaber: Il Sosia(1981)

  3. Vecchioni: L’ultimo Spettacolo (1977)

  4. Ruggeri (Decibel): Figli di…(1978)

  5. Venditti: Lo Stambecco Ferito (1975)

  6. Baglioni: Solo (1977)

  7. Mussida: Ricercare nel mare dell’inquietudine e della paura – frammento strumentale (2015)

  8. Battiato: L’Ombra della Luce(1991)

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Progressive Best Of 2016!

Puntuale, ecco il meglio del 2016 per la trasmissione From Genesis To Revelation: molta musica italiana, i soliti Wilson e Motorpsycho e, praticamente, i “fuori quota” il cofanetto dei Pink Floyd e il live di Kate Bush.

Buon ascolto e prog on!

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  • Atom made earth – Morning glory
  • Cosa rara – Cosa rara
  • Grandjacques – Live au presbytere
  • Hostsonaten – Cupid & psiche
  • I’m the morning – Lighthouse
  • Il babau e i maledetti cretini – Il cuore rivelatore
  • Kate Bush – The k fellowship before the dawn
  • Mad fellaz – II
  • Motorpsycho – Here be monsters
  • Oak – Lighthouse
  • Opeth – Sorceress
  • Pink Floyd – The early yeras
  • Seven Impale – Contrapasso
  • Steven Wilson – 4 1/2
  • The Winstons – The Winstons
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    Renato Scuffietti
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Le dieci canzoni che hanno definito il rock

Storia del rock in dieci canzoni: un libro con un titolo così ambizioso non può che essere sfogliato subito per cercare la classifica definitiva del titolo, cercando così di evitare l’acquisto e portandosi a casa gratis l’ennesima classifica di un luminare del rock. Vi risparmio la fatica: i titoli sono sparsi nelle 200 pagine del libro e formano, insieme ad aneddoti, storie e ricordi, un vero e proprio romanzo di “formazione al rock’n’roll”.

Greil Marcus è uno dei più illustri critici rock. Autore di un approccio del tutto personale alla “recensione” di un disco, Marcus costruisce in questo libro la storia del rock con una manciata di titoli del tutto insoliti. Ci si aspetta un brano di Elvis o Dylan o dei Beatles, ma ci si imbatte in un insolito Buddy Holly di Crying Waiting Hoping, solo per dirne una, o nell’inaspettato e stupendo Transmission dei Joy Division. Dal 1958 al 1980: vent’anni che separano due canzoni che sembrano per Greil Marcus essere l’alfa e l’omega del rock stesso.

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Un libro che si legge come un romanzo, anzi come tanti romanzi che sembrano riecheggiare il bel non-romanzo di Calvino: Se una notte d’inverno un viaggiatore. Tante trame, tanti protagonisti che compongono, da una insolita angolatura, la storia del rock’n’roll .

Marcus non è nuovo a tutto ciò, ma qui è speciale: 200 pagine belle fitte da leggere con calma, magari andando a cercare i brani citati, brani che vengono messi al microscopio, frantumati, ricomposti anche attraverso le cover. Brani che non compongono la “classifica definitiva” ma, progetto ben più ambizioso, tracciano la storia del rock.

A voler ben vedere Marcus ha una lettura totalmente a stelle e strisce (tranne per i Joy Division di Transmission) della storia del rock. Se di peccato si tratta, si fa in fretta a perdonarlo anche se Robert Wyatt o i Pink Floyd o gli Area di sicuro non avrebbero sfigurato…ma, forse, questa è un’altra storia.

“Chiunque altro si sarebbe limitato a invertire i pronomi e a rendere vittima la donna; la Lauper non canta la vittima, ma da vendicatrice. Gray aveva immaginato per il suo pezzo una donna fredda, ma Cyndi è qualcosa di più ..”

Un estratto della scrittura di Marcus ed un altro indizio per uno di quei dieci brani.

Greil Marcus
Storia del rock in dieci canzoni
ilSaggiatore, €26

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Il festival rock progressive di Veruno

Radio Popolare e From Genesis to Revelation presentano:

2DAYS PROG +1 (festival rock progressive)

2/3/4 Settembre 2016

Dalle 18,00 Piazzetta della Musica

VERUNO (NO)

Dodici gruppi per 3 serate con un pre-festival all’ Auditorium Forum19 a pochi passi dal palco per incontri con i musicisti e concerti in anteprima.

Ingresso gratuito

Venerdì 2 settembre

UBI MAIOR da Milano, tre dischi all’attivo e un ottimo curriculum di spettacoli dal vivo

SPECIAL PROVEDENCE ungheresi che si auto definiscono progjazzrockmetalturbochill, un live act che promette faville.

MYSTERY canadesi per la prima volta in Italia, campioni del miglior neo prog americano

La serata si chiuderà con una band che ha venduto 40milioni di dischi e che da anni è protagonista del miglor hard prog di matrice britannica :

URIAH HEEP

“Gypsy”, “Easy Livin”, “July Morning”, “Look At Yourself”, “Stealin” e “Lady In Black” saranno colonna sonora portante del loro concerto , una vera e propria cavalcata di hammond e chitarra elettriche .

Uriah Heep
Uriah Heep

Sabato 3 settembre

CHEETO’S MAGAZINE spagnoli da sentire ma anche da vedere per l’ abbigliamento di scena .

NEMO una prog-rock band tra le più conosciute in territorio francese. Band colossale come colossale è il loro doppio di un paio di anni fa : le vere dans le fruit .

AIRBAG norvegesi con l’ultimo album Disconnected si segnalano tra le migliori uscite di questo 2016 , gruppo di ispirazioni floydani con grandi qualità strumentali .

La chiusura ad una grande band d’ oltre oceano, dal canada i SAGA , milioni di dischi venduti e costantemente nei primi posti delle classifiche internazionali, formatesi nel 1978 finalmente in italiia dopo una lunga assenza.

Nemo
Nemo

Domenica 4 settembre

La terza e conclusiva giornata del festival è quella sicuramente più attesa dai fans del prog sinfonico e “classico”.

SYNDONE da torino autori di musica raffinata dal forte impatto melodico , 6 dischi in carriera con l’utimo “Eros & Thanatos” sugli scudi per critica e pubblico.

FREQUENCY DRIFT tedeschi per la prima volta in italia si esibiscono con Nerissa Schwarz all’arpa elettrica.

ANEKDOTEN dalla svezia gruppo storico della scena nordica : melodia e heavy prog insieme per una musica che difficilmente si scorda. Venticinque anni in carriera rivitalizzati ultimamente da chitarrista Marty Willson-Piper gia con i Church.

 

Anekdoten
Anekdoten

A chiudere l’edizione di Veruno 2016 la versione attuale del gruppo che potremmo definire tranquillamente uno dei primi a far nascere la musica progressive, nella sua forma più colta: i SOFT MACHINE.

Tra la fine degli anni ’70 e l’inizio del nuovo millennio, nascono e si modificano numerosi gruppi musicali accomunati dal prefisso “Soft”. Gli artefici di questo succedersi di formazioni in continuo divenire sono principalmente il sassofonista Elton Dean e il bassista Hugh Hopper, eroi della cosiddetta Scena di Canterbury. Purtroppo molti di questi protagonisti indiscussi della scena musicale inglese sono nel frattempo morti, ma John ETHERIDGE, con altri musicisti eccezionali quali Theo Travis (sassofonista di Steve Wilson Band e PorcupineTree!!), continua la tradizione che non è fatta solo di vecchi brani ma anche di nuove soluzioni sonore, nella logica stessa della musica rock progressive.

 

Una edizione particolarmente ricca che oltre alla musica promuove incontri e dibattiti , da sempre caratteristica principale degli eventi progressive.

From Genesis to Revelation e Radio Popolare sono media partner della manifestazione .

Tutti i concerti avranno ingresso gratuito e si potrà usufruire della ristorazione

allinterno dell’area per i concerti jazz e rock.

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    Renato Scuffietti
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Scorte estive: consigli per ascolti e letture

D’estate, si sa, ci si ripromette di mettersi in pari rispetto ai libri, ai dischi e ai film che ci si è persi durante l’ultima stagione… Però, è anche vero che se ce li siamo persi qualche motivo ci sarà, quindi lasciamo perdere propositi riassuntivi e dedichiamo il nostro tempo libero alle “cose” veramente belle.

Un paio di consigli a braccio con l’intento di farvi passare ore piacevoli dopo aver passeggiato in montagna o nuotato nel mare .

Prima di tutto niente film o serie tv, lasciamoli all’inverno e alle serate piovose di ottobre/novembre; per il momento solo libri e dischi e, possibilmente, in formato digitale, così in giro ci si porta solo l’ebook e, volendo, un tablet evitando pesi e volumi spesso imbarazzanti.

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A proposito di libri e musica occorre leggere: Alla ricerca del suono perfetto di Greg Milner, un libro molto interessante che racconta in forma di romanzo la storia della registrazione della musica e l’importanza del produttore in sala d’incisione (di cui ho parlato qui) e il bel libro di Daniele Biachessi Storie di rock italiano, dove si racconta di sessant’anni di storia italiana attraverso il rock e le canzoni, un libro unico nel suo genere, dove la musica viene raccontata di pari passo ai fatti e alla cronaca dei tempi. Lo consiglio soprattutto ai figli dei nati nei ’50, per capire meglio una generazione assolutamente unica e irripetibile.

Ma perché privarsi del piacere di una buona letteratura? Ecco 2 raccolte di racconti veramente ben fatte: Viaggi nel tempo curata da F.Farina per Einaudi e la ristampa di tutti i racconti di Roald Dahl  per Longanesi in occasione del centenario della nascita.

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Due volumi dai contenuti diversi ma con un’agilità di lettura in comune: racconti di fantastici viaggi nel tempo all’insegna del paradosso temporale, del tipo se torno indietro nel tempo e impedisco a mio nonno di conoscere mia nonna com’è possibile che io viaggi nel tempo?”. E piccole storie intinte in un cinismo sobrio e spiazzante di Roald Dahal, che Corrado Augias ha descritto così:

«I suoi racconti sono perfette macchine narrative: la situazione di partenza sembra comune, addirittura banale, ma nel corso della vicenda subentra un piccolo incidente che rovescia in modo sinistro o grottesco i fatti… Dahl ha l’abilità di far diventare la cattiveria una qualità rivelatrice della natura umana.»

Per la musica è a mio parere perfettamente inutile l’ultimo Radiohead: poca musica, zero emozioni e un cantato che si snoda sulle note senza invenzioni melodiche; è, invece, quasi un capolavoro l’ultimo Afterhours Folfiri o Folfox , 2 dischi densissimi di musica “italiana”, rock e canzone senza passare per l’ormai spento e inutile “cantautorato”. Un altro disco uscito quest’anno è Here be monsters dei bravissimi Motorpsycho, gruppo norvegese di Trondheim che produce musica rock di altissimo livello dove psichedelia, progressive e rock anthemico si fondono in produzioni di notevole qualità. Volendo esagerare, consiglio per entrambi i gruppi le 2 antologie “ragionate” Supersonic Scientists per i Motorpsycho e Che Fine Abbiamo Fatto, L’Italia E’ Il Nostro Paese – The Best Of  degli Afterhours.

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Se proprio non riuscite a fare a meno di un dvd, il mio consiglio è per Live in Rome (CD+Dv) dei Winstons, vera e propria rivelazione di questo 2016. La documentazione in dvd e in cd audio di uno dei migliori concerti che i nostri 3 smokers hanno tenuto quest’anno nel tour del loro bellissimo disco “The Winstons”.

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Concludiamo con due consigli dell’anima, Brahms e Schubert, due incisioni di un po’ d’anni fa che mantengono intatte freschezza e forza. Con poche lire vi portate in vacanza il meglio della musica romantica e sinfonica: Brahms Symphonies Complete, Netherlands Philharmonic Orchestra diretta da Jaap van Zweden e Franz Schubert, le 8 sinfonie della The Chamber Orchestra of Europe diretta da Claudio Abbado. Tranquilli che ai semafori con i finestrini aperti e con questa musica a palla non passerete di certo inosservati.

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    Renato Scuffietti
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Alla ricerca del suono perfetto

Sì, certo: ho delle belle canzoni, riesco anche a suonare discretamente la chitarra, mi compro un microfono, un bel registratore, schiaccio “rec” e il gioco è fatto…facile no?

Beh, non funziona così. E i livelli? Gli alti? I bassi? La compressione? E se ci si vogliono mettere dei violini o delle tastiere? E la batteria la registro “avanti” o “dietro” la chitarra ?

Ecco, solo una parte del quadro delle problematiche tecniche della registrazione del suono, alle quali si aggiungono le difficoltà di tipo artistico: colorazione, intensità , timbro e ancora molte altre.

Alla ricerca del suono perfetto è il titolo del bel libro di Greg Milner che è uscito per ilSaggiatore: 418 pagine dense di storia della registrazione del suono, di quella roba, insomma, che esce dalle nostre casse high-end, dalle casse dell’auto o ancora dall’ultimo altoparlante bluetooth che ci siamo comprati l’altro ieri.

Perché probabilmente gli U2 buona parte del loro successo lo devono prima a Steve Lillywhite, poi a Brian Eno e a Flood, e i Ramones non sarebbero stati così importanti senza Phil Spector e il suo muro del suono. Per non parlare dell’importantissimo lavoro di recupero che Steven Wilson sta facendo con i dischi del periodo aureo del progressive anglosassone.

Are you ready Eddy? (come recitava un brano di E.L&P) e l’importanza del tecnico dietro al vetro e delle tecniche di registrazione, una lettura da fare a piccoli sorsi dove tecnica, storia e aneddoti da sala di registrazione si miscelano al punto di formare un vero e proprio romanzo a connotazione storica.

Dalla contro copertina:  “Alla ricerca del suono perfetto racconta la storia di questa esplorazione, dal soldato americano che monitora le trasmissioni radio naziste e casualmente scopre l’esistenza del nastro magnetico ai tecnici che sviluppano il primo format audio digitale”.

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    Renato Scuffietti
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Si può fare a meno dei Beatles?

In estrema sintesi è un disco di cover dei Beatles, ma se fosse solo così basterebbe una segnalazione, un piccolo appunto e il tutto passerebbe nel cosidetto “dovere di cronaca”, lasciando il recensore soddisfatto del trafiletto e il gruppo contento per la piccola attenzione.

Così non è: Ergot Project con Beat-less è ben altro che un disco di cover  è una vera e propria miniera di suoni che utilizza la musica del famoso quartetto di Liverpool come scusa, come cornice, come partenza per poi farne (appunto) a meno.

Non basta la trita formula della destrutturazione dei brani: qui è diverso e il riferimento in termini di paragone può essere solo alla mirabile versione che i leggendari 801 di Eno, Manzanera e MacCormick fecero di Tomorrow Never Knows, ed è appunto da lì che è meglio partire, cercare subito il guizzo, la diversità e forse la necessità del progetto stesso, quindi cd player e, subito, traccia 2.

Scoprendo che del famoso brano rimane solo la melodia disegnata da una bella voce femminile: liscia senza stravolgimenti solo con delle piccole variazioni tonali, ma sotto è tutto un lavorio di altri suoni, di altre musiche che esplorano, cercano e trovano strade inconsuete alla melodia stessa.

21E allora si riparte da capo: Come togheter, Dear Prudence, Helter skelter (sorprendente in un formato rap-post rock) non mancano di certo, ma c’è anche un sorprendete terzetto finale composto da Norvengian wood, Happiness is a warm gun e I want you che ribalta, stravolge e regala momenti di puro piacere chitarristico.

Forse non fondamentale, ma utile agli estimatori dei baronetti e, anche, a chi i Beatles non li ha mai sopportati, un disco scuro immerso in una atmosfera “sbagliata” dove si respira pesante e ci si muove con attenzione lasciando i favolosi quattro in sottofondo.

Ergot Project è un progetto aperto che in questa occasione è composto da Christian Marras (Chapman Stick e direzione artistica), Daniela Pes (voce), Riccardo Nieddu (chitarre), Daniele Pala (batteria), Roberto Schirru (batteria, synth e programmazioni), Eros Cristiani (Fender Rhodes, synth e programmazioni), Andrea Pica (mix e mastering), la bella copertina e l’artwork è opera di Ombretta Salis.

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    Renato Scuffietti
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Fanfare for an uncommon man

La generazione dei musicisti che hanno fatto importanti gli anni d’oro del rock entra nei propri settanta, e volendo essere cinici l’accumularsi di necrologi in questo periodo non è che la mera conseguenza di un impietoso fattore anagrafico.

Ciò nonostante si fatica a credere alla notizia della dipartita di Keith Emerson,  che ci ha lasciati con quello che i tedeschi chiamano Freitod, la morte libera.

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Forse il nome Keith Emerson ai più giovani dirà poco o nulla, ma va detto che nei suoi anni di massima gloria con il supertrio Emerson Lake and Palmer era una icona tanto quanto Lady Gaga, vendeva più dischi di Adele e riempiva gli stadi più di Bruce Springsteen quando viene in Italia.

Dotato di un background di musica classica e di una indubbia capacità virtuosistica, aveva anche un non indifferente fisique du role che sul palco emergeva dal muro di elettroniche che accompagnava le sue esibizioni. Emerson era riuscito a contaminare musiche fino ad allora non comunicanti (rock, classica, jazz, blues ma anche big band e honkytonk) toccando il nervo degli ascoltatori con un linguaggio allora terribilmente nuovo ed eccitante.

A differenza di tanti altri dinosauri del prog, la musica di Emerson e dei suoi compagni non era solo fatta di lunghe cavalcate tastieristiche, ma anche di fulminanti ballate pop e una sapiente messa in scena iconografica da luna park, fatta di palchi immensi, fuochi d’artificio, tastiere incendiate e prese a coltellate.

Tanto quanto basta per riempire gli stadi, e sarà proprio questa autoreferenzialità spinta agli eccessi una delle prime cause del loro declino. Fa impressione, oggi, vedere che la fiamma della fama di Emerson sia bruciata in un lasso di tempo brevissimo, cinque anni: dai fulminanti esordi con i Nice nel 1968 fino all’ultimo grande disco degli ELP, Brain Salad Surgery, del 1973.

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Il gruppo è spazzato via da eccessi personali, litigi dei suoi membri e da un mondo musicale che allora aveva un feroce bisogno di rinnovarsi a cadenze regolari: il punk era alle porte e non c’era spazio per virtuosi narcisi. Ma il lascito è quello di una mezza dozzina di dischi seminali, divertenti, originali, creativi e suonati meravigliosamente.

Tutto il resto è stato vivere di rendita,  con qualche immancabile reunion e degli sporadici colpi di coda (si vedano le collaborazioni con Dario Argento), un costante e crescente problema alla mano destra, vicende private fatte di costosi divorzi e pessimi investimenti ma sempre fedele alla sua musica.

Persona umile e gentile, lasciava dietro di se solo sorrisi e bei ricordi , come quel lungo pomeriggio al bar sotto la radio passato a chiacchierare del più e del meno gustando cioccolata e caffè espresso, con il nostro eroe che firmava autografi ai fan accorsi increduli in via Ollearo.

Se potesse fare un ultimo giro oggi sui social poche ore dalla sua morte, pensiamo che la cosa che gli farebbe più piacere è scoprire  che il suo lascito musicale ha tracciato il solco per generazioni di musicisti che con la sua musica hanno poco a spartire, e questo è un privilegio riservato solo ai grandissimi.

So long, Keith.

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    Renato Scuffietti
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La filosofia dei Genesis

LA FILOSOFIA DEI GENESIS
Voci e Maschere del Teatro Rock
di Donato Zoppo (prefazione di Mario Giammetti)
Mimesis Edizioni – collana Musica Contemporanea; pp. 116 – 8.00 euro

Protagonisti indiscussi dell’esperienza progressive, dal 1970 al 1975 i Genesis hanno perfezionato il modulo del teatro rock portando in concerto storie surreali, vicende fantascientifiche, fughe nella mitologia e soprattutto maschere, travestimenti e scenografie uniche nel loro genere.

Grazie all’estro di Peter Gabriel e allo straordinario talento di tutto il gruppo, la musica diventa anche spettacolo, Foxtrot (1972) e la celebre opera rock The Lamb Lies Down On Broadway (1974) restano un insuperato modello di “rock theatre”.

Il nuovo volume della collana ‘Musica Contemporanea’ di Mimesis Edizioni esplora una delle vicende più significative del rock europeo anni ’70, quella di un gruppo inconfondibile nella spettacolarizzazione dei propri brani.

L’autore campano Donato Zoppo (giornalista, autore e conduttore radiofonico, scrive per Audio Review, Rockerilla, Jam) focalizza la propria attenzione sul periodo artisticamente più importante per i Genesis, e nello specifico sui motivi e le caratteristiche della teatralità del gruppo, nei brani in studio e nelle memorabili performance dal vivo di Peter Gabriel.

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    Renato Scuffietti
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Violino d’Autore: musica da vedere

Violini, viole e violoncelli professionali di alta liuteria rivisitati da importanti artisti sono i soggetti della mostra Violino d’Autore. Ogni strumento è il risultato di diverse abilità: da una parte una liutaia e dall’altra musicisti, scrittori, fotografi che hanno interpretato lo strumento attraverso la loro personale visione.

La liutaia è Ezia Di Labio, allieva del maestro Otello Bignami, di scuola bolognese, che decide di far suonare dei legni perfetti per il suono ma esteticamente imperfetti per la scena. Da qui l’idea di affidare lo strumento prima della rifinitura finale a un grande artista per la definitiva messa in opera.

Gli strumenti musicali così decorati sono diventati opere d’arte sonora, mantenendo, però, la loro funzione primaria che è quella di produrre musica.

Il violino illustrato da Gianni Berengo Gardin
Il violino illustrato da Gianni Berengo Gardin

Tra gli artisti coinvolti, troviamo Laurie Anderson, cantautrice, poeta e violinista che ha dipinto il suo violino di un profondo nero; Gianni Berengo Gardin, fotografo, che è intervenuto sul violino trasferendo le sue foto della Gustav Mahler Jugendorchester stampate su carta di riso; Alessandro Bergonzoni, attore e scrittore, che ha tratteggiato sul recto occhi e bocca di un volto e sul retro un manoscritto. Giovanni Lindo Ferretti, scrittore e cantore, che ha scritto in forma ellittica: ”vola viola vela viola”; Tonino Guerra, poeta, pittore, scrittore e sceneggiatore, che ha immerso nel blu un mezzo busto femminile orientale.

E poi ancora Emanuele Luzzati, Roberto Roversi, Mauro Bellei, Ugo Nespolo, Eugenio Riccomini e molti altri a comporre una mostra suggestiva e assolutamente insolita. Parte integrante del progetto, sono anche due “quartetti” (ovvero quattro strumenti diversi ricavati da un unico legno): QUARTETTO A in DO-nna: Laurie Anderson, Lina Sastri, Bibi Trabucchi, Giosetta Fioroni. QUARTETTO B base+1: Alessandro Mendini, Anna Gili, Maria Christina Hamel, George Sowden, +1 Nathalie Du Pasquier.

La mostra si tiene al MaMu – Magazzino Musica, in Via Soave 3 a Milano fino al 13 febbraio, ed è aperta dalle 10 alle 21 a ingresso gratuito.

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    Renato Scuffietti
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Il rock anarco-psichedelico dei The Winstons

Quando, nella scorsa primavera, Enrico Gabrielli dopo un concerto dei Calibro 35 a Radio Popolare mi chiese di un buon produttore di progressive, non pensavo di certo che indicandogli Matthias Scheller avrei messo insieme produttore e musicisti per quello che si sta rivelando come uno dei migliori lavori del 2015, nonostante sia uscito l’8 gennaio 2016 .

The Winstons sono un power trio composto da Enro Winston, Rob Winston e Linnon Winston: sono chiaramente pseudonimi per tre musicisti che, alternandosi agli strumenti, forzano i confini del genere attualizzando una proposta che da tempo giaceva quasi dimenticata dalle parti di Canterbury.

Il disco è una miscela di prog rock psichedelico con riferimenti precisi e inaspettate colorazioni, l’iniziale “Nicotine freak” ne è un esempio lampante: una tastierina liquida con coretto iniziale in falsetto spiritato dal Robert Wyatt di “Moon in June”. Poi, a rompere l’incanto, un basso pulsante scontorna il brano portandolo verso suoni non contemplati nel vademecum del genere progressive.

Il disco è tutto lì: echi di Soft Machine, Syd Barrett, Caravan e Camel trasformati e rivitalizzati da un suono che non ti aspetti, brani come “Diprotodon”, “Play whit the rebel” e (la nostra preferita oltre a “Nicotine reak”) “She’s my face” scorrono veloci e inaspettati regalando minuti di buona musica.

La band è composta da Roberto Dell’Era (basso, electric 12 string guitar, voce), Enrico Gabrelli (tastiere, woodwinds, voce), Lino Gitto (batteria, tastiere, voce), nomi già noti nell’ambito della scena indie rock italiana, che questa volta però vogliono essere chiamati The Winstons, come la marca delle sigarette preferite da Frank Zappa, e come Winston Smith, protagonista di 1984 di George Orwell.

Matthias Scheller ha fornito attraverso l’etichetta AMS il contenitore per musica (cd, vinile e… cassetta!) e artwork, che sfoggia un bel packaging in formato papersleeve con l’elegante “Noi siamo nudisti timidi” del giapponese Gun Kawamura.

Chiudiamo con l’immaginifica autopresentazione di Enro Winston:

“Quando sono stato a Tokyo che è immensa ma disciplinata, (cioè il contrario di me), sono andato a Kōenji, il quartiere più “umano” della città. Lì ci sono i cosiddetti alternativi, gli artisti, i tizi vestiti un po’ come “gli pare a loro”, a differenza di quelli che sono invece vestiti come “gli pare agli altri”, per motivi di etichetta e di lavoro.

Era in uso per le vie del quartiere mandare musica diffusa da altoparlanti e per tutta la camminata tra i vicoli e per i caffè, ricordo che quel giorno, trasmettevano qualcosa tratto da Tarkus di Emerson, Lake and Palmer. Subito dopo partì in pompa magna un Rondò Veneziano. Non mi misi a fare nessun processo alla musica che stavano trasmettendo, perché il Sol Levante ha un senso del bello tutto a modo suo. Chi siamo noi per capirci qualcosa? Solo e semplici europei con una testa piena di nevrosi, tutte europee. In ogni caso a me fece piacere.

Tornato a casa, chiamai Rob Winston e Linnon Winston e nacquero i The Winstons. loro dissero che quella che c’era a Kōenji era musica un pò di merda, e che noi ne avremmo fatta di migliore. Forse”

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    Renato Scuffietti
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