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Sgomberi, il Viminale cambia linea

Un vertice tecnico, organizzato in tempi stretti al Viminale, per tracciare le nuove linee guida in tema di accoglienza e occupazioni abitative, ma anche per correre ai ripari dopo le critiche arrivate da più parti, Vaticano compreso, sul cruento sgombero dei cittadini etiopi ed eritrei cacciati giovedì scorso dal Palazzo occupato in via Curtatone, e lasciati in mezzo alla strada senza alternative.

Il ministro dell’Interno Minniti prova a cambiare registro avviando una “riflessione tecnica” sulle modalità operative in caso di evacuazioni e sgomberi di spazi occupati, partendo dal principio che ad ogni sgombero dovrà corrispondere una soluzione abitativa accettabile.

E in questa direzione va l’ipotesi di utilizzare i beni confiscati alle mafie. Le strutture già individuate sono circa 600 disseminate nelle grandi città e nelle province di Roma, Milano, Napoli. Beni immobili che potrebbero essere la risposta all’emergenza abitativa non solo dei migranti, ma anche per altre situazioni di precarietà ed illegalità.

Per l’attuazione di questo piano, che ha ricevuto il plauso dell’Anci e di Libera di Don Ciotti, il Viminale vuole istituire un canale costante di comunicazione con gli enti locali, sindaci e prefetti, considerati le antenne più attente sui territori. Nei prossimi giorni nelle Prefetture di tutto il territorio nazionale arriverà la circolare esplicativa con parametri e procedure di comportamento. Un modo per scongiurare il ripetersi di quanto avvenuto con i migranti di Piazza Indipendenza: buttati per la strada senza alternative con le istituzioni in fila, ognuna a difendere il proprio operato.

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    Maria D'Amico
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Marra: “Via gli omissis dalla chat con Raggi”

Raffaele Marra, l’ex braccio destro di Virginia Raggi in carcere con l’accusa di corruzione, ha chiesto ai magistrati di rendere note in modo integrale e senza omissis le sue conversazioni con la sindaca di Roma.

Da quella chat riservata sono passati tutti gli atti della giunta capitolina, dal 7 luglio 2016 – giorno del suo insediamento – fino al 16 dicembre, quando Raffaele Marra è stato arrestato. Oltre alla sindaca e al suo ex braccio destro, alla chat “Quattro amici al bar” partecipavano Salvatore Romeo, il militante-funzionario del Comune promosso a capo della segreteria con lo stipendio triplicato, e Daniele Frongia, ex vicesindaco dimessosi forzatamente e attuale assessore allo Sport.

La sindaca di Roma si è appoggiata molto agli amici della chat e li ha difesi strenuamente anche di fronte ad accuse molto gravi. La chat di contatti continui, nella quale i quattro si scambiavano idee e commenti su ogni decisione da assumere al Campidoglio, è stata depositata al Tribunale del riesame su richiesta dei legali di Raffaele Marra.

Quei contenuti, insieme ai tanti documenti, ai computer, ai palmari e ai telefoni, sono stati sequestrati dalla Guardia di Finanza nell’ambito dell’inchiesta coordinata dalla pm Zuini. Starà alla Procura di Roma dimostrare il potere di Marra, acquisito durante la giunta Alemanno ed esteso e rafforzato con l’arrivo dei grillini in Campidoglio. Un potere che lo stesso Marra avrebbe rivendicato in alcune circostanze e che ha utilizzato – sempre secondo l’accusa – nei confronti del costruttore Scarpellini, arrestato insieme a lui.

Nel 2013 Scarpellini gli avrebbe regalato – lui dice prestato – 367mila euro per l’acquisto di una casa. Secondo l’accusa si tratta di una tangente camuffata da prestito. D’altronde le intercettazioni hanno messo in evidenza come Scarpellini avesse tutto l’interesse a tenere aperto un buon rapporto con Marra e come Marra, al telefono, si dichiarasse “a sua totale disposizione”.

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    Maria D'Amico
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Il nuovo codice etico: un “decreto salva Raggi”?

Il codice etico valido in caso di avviso di garanzia nei confronti dei parlamentari ed eletti del Movimento 5 stelle, licenziato da Beppe Grillo e che da martedì sarà votato in rete, sta infiammando questo freddo inizio d’anno. Compatto il fronte di chi accusa Grillo di essersi scoperto oggi garantista per convenienza – un avviso di garanzia non equivale a una condanna e non prevede una sanzione in automatico – mentre il suo movimento si è affermato proprio rivendicando purezza al cento per cento tra i suoi eletti, che facevano tintinnare manette al grido di “onestà onestà” verso i loro avversari politici toccati da indagini giudiziarie.

Alla luce del nuovo codice è impossibile non guardare al Campidoglio, dove la sindaca Virginia Raggi, archiviata la pausa di Natale contraddistinta comunque dalla bocciatura del bilancio del Comune di Roma e da un Capodanno sui ponti rivelatosi quasi un flop, inizia il 2017 sull’orlo del baratro giudiziario per un avviso di garanzia che potrebbe raggiungerla nell’ambito dell’inchiesta sulla promozione di Renato Marra.

Il fratello del suo ex braccio destro arrestato per corruzione, fu promosso da vigile urbano a responsabile del turismo. Per l’Anac, l’autorità anticorruzione di Raffaele Cantone, chiamata ad analizzare le carte, su quella promozione si profila un inequivocabile conflitto d’interesse, di cui la prima cittadina era consapevole e informata. Non solo, Virginia Raggi per alleggerire le accuse sul suo ex responsabile del personale ha dichiarato di aver deciso tutto da sola, peggiorando la sua posizione.

Di certo il nuovo decalogo sulla giustizia crea più di qualche dubbio anche all’interno del Movimento 5 stelle. Sulla rete e nelle chat interne fioccano plausi ma anche critiche, sopratutto da parte di chi è eletto al Senato e sottolinea l’eccessiva discrezionalità stabilita da Grillo. All’unisono le opposizioni lo accusano di aver varato un “codice salva Raggi” proprio come fece Berlusconi con il salva Previti.

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    Maria D'Amico
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Marra promosse suo fratello. Raggi sapeva

Campidoglio e giunta Raggi ancora al centro di vicende giudiziarie e amministrative, in un susseguirsi di bocciature e indagini incalzante e continuo come mai accaduto prima.

Ad appena 24 ore dalla bocciatura del bilancio del Comune, atto che tiene ora la capitale sull’orlo del commissariamento, una nuova tegola si è abbattuta su Raffaele Marra, l’ex capo del personale,  uomo molto vicino alla Raggi, in carcere perché accusato di corruzione.

L’Anac ha bocciato la promozione del fratello Renato Marra, passato da vigile urbano alla guida del Dipartimento turismo.

Secondo l’autorità anticorruzione in quella nomina c’e conflitto d’interesse, visto che ad avallarla è stato il fratello Raffaele. Una situazione, scrive Cantone, ben conosciuta alla sindaca che si è auto attribuita ogni responsabilità per quell’incarico, nel tentaivo di alleggerire la posizone del suo fedelissimo.

Ora tutto l’incartamento è in Procura: i magistrati dovranno decidere se indagare Marra per abuso d’ufficio, non escludendo la possibilità di coinvolgere anche la prima cittadina.

La decisione dell’Anac è arrrivata alla fine di una complessa indagine, partita da una denuncia di un sindacato dei dirigenti della Regione Lazio. Per la sindaca e la sua giunta, il parere è stato come benzina buttata sul fuoco, con le opposizioni a denunciare l’ennesima prova di incapacità e dilettantismo dell’amministrazione 5stelle, mentre la città rimane paralizzata.

Questo pomeriggio, intanto, è iniziato l’interrogatorio di Paola Muraro, l’ex assessora all’Ambiente voluta e difesa strenuamente dalla sindaca, dimessasi perché indagata per reati ambientali.

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    Maria D'Amico
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Bocciato il bilancio, default dietro l’angolo

Bilancio bocciato per il Comune di Roma, il default è dietro l’angolo per la Capitale. L’Oref, l’organismo di revisione economica e finanaziaria, ha dato parere negativo durante la seduta del Consiglio comunale. E il presidente dell’aula, il grillino De Vito, dopo averlo letto ha sospeso la seduta, richiamato i capogruppi, sconvocando i lavori previsti per mercoledì.

L’organo di revisione ritiene non sufficienti gli spazi di finanza pubblica necessari al rispetto dell’equilibrio finanziario. Ovvero nel bilancio di previsione presentato dalla Giunta Raggi per il 2017-2019 non c’è un’adeguato programma di recupero delle entrate tributarie e patrimoniali, non sono declinati politiche e programmi in termini di efficacia, mentre ulteriori risparmi vengono resi possibili solo attraverso una contrazione dei servizi erogati ai cittadini.

La bocciatura del blancio è un’altra pesante tegola che si abbatte sulla sindaca, la conferma – denunciano le opposioni in coro – della sua manifesta inadeguadezza. “Non era mai accaduto prima – ha detto la senatrice Pd, Monica Cirinnà – quella grillina è una Giunta di apprendisti stregoni”

E mentre a Palazzo Senatorio la parola più ripetuta è fallimento, dall’altra parte del Tevere, nel Carcere di Regina Coeli, quella più usata da Raffaele Marra durante il suo interrogatorio è stata “cortesia”.

L’ex capo del personale del Campidoglio, uomo fidatissimo di Virgina Raggi, arrestato per corruzione così si è giustificato. “L’aver detto a Scarpellini (il costruttore anche lui arrestato, che secondo l’accusa lo avrebbe foraggiato con centinaia di migliaia di euro per acquistare vari appartamenti) di essere a sua disposizione è stato solo un atto di cortesia, nulla di più, nulla di meno”  .

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    Maria D'Amico
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Rimpasto nella Giunta Raggi

Rimpasto prenatalizio in Campidoglio: Luca Bergamo sarà vicesindaco e Pinuccia Montanari la nuova assessora all’ambiente. 

Due nomine che vanno a colmare i vuoti lasciati da dimissioni forzate e allontanamenti imposti. Luca Bergamo, nella foto, è l’attuale assessore alla Cultura mentre Pinuccia Montanari va a sostituire Paola Muraro, indagata.

Il nome di Bergamo, che ha trovato l’accordo di tutta la maggioranza, era stato da subito uno di quelli giocato dalla sindaca dopo che Grillo aveva posto il veto sulla nomina di Mazzillo e dopo che Colomban, l’assessore alle Partecipate indicato dalla Casaleggio&Associati anche per fare il numero 2 della Giunta aveva declinato l’offerta.

Luca Bergamo ha una storia politica che viene da lontano, nel 1996 è stato responsabile delle Politiche giovanili con il sindaco Rutelli inventando “Enzimi”, un festival di “culture e cultura” disseminato in diversi luoghi della città. Nella giunta Raggi fino ad oggi ha lavorato in modo defilato, riuscendo a rimanere al di fuori della contrapposizione tra gruppi all’interno dei 5 Stelle. Pinuccia Montanari invece si occupa da anni di informazione e ambiente ed è stata anche assessora alla Sostenibilità’ del Comune di Reggio Emilia. 

Chiuso con due caselle riempite, e quindi con un certo successo politico, questo lunedì di pioggia, la sindaca si prepara a vivere un martedì molto più difficile.

Il suo ex braccio destro Raffaele Marra, infatti, sarà interrogato in carcere. Sia lui sia l’altro arrestato si sono detti disponibili a chiarire e chissà se dalle loro affermazioni non emergeranno altri elementi, non volti a coinvolgere la sindaca che è estranea ai fatti, ma a confermare la sua scarsa autonomia di decisione nella guida della città.

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    Maria D'Amico
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Chi è Raffaele Marra

Raffale Marra è un fedelissimo della sindaca Virginia Raggi, che nei mesi scorsi si è scontrata anche con i suoi colleghi di Movimento proprioper difendere Marra. A poche ore dalla sua elezione, Raggi lo presentò come il suo capo di gabinetto, nomina poi bloccata anche a causa della feroce opposizione di una parte delle base gruillina che su Marra aveva letto tante cose, a cominciare dal suo curriculum.

Marra, politicamente, è un uomo che nasce con Gianni Alemanno, che da Ministro lo manda a dirigere l’Unire, un ente che si occupava dell’incremento delle razze equine, guidato da Franco Panzironi altro “alemanniano doc” poi passato all’Ama e poi finito in carcere nell’ambito dell’inchiesta di Mafia Capitale.

Marra è dirigente comunale, passato con incarico fiduciario in Regione Lazio con Renata Polverini, ed anche in Rai con Mauro Masi.

L’incontro con Virginia Raggi è avvenuto al’epoca della consiliatura Marino, quando Raggi, Frongia – l’attuale vicesindaco – e altri due grillini erano all’opposizione del Pd.

In quel contesto è nato un rapporto di fiducia che l’attuale sindaca ha sempre rivendicato con forza almeno fino alla conferenza stampa di oggi, quando travolta dagli eventi giudiziari lo ha definito “uno dei 23 mila dipedenti, non un uomo del Movimento”.

Raffaele Marra, a chi gli ricordava il suo passato “di destra”, si definiva “uno di loro, lo spermatozoo che ha fecondato il Movimento 5 Stelle”. Ma una parte del Movimento grillino non lo ha mai voluto, a cominciare da Roberta Lombardo, deputata ex esponente del Direttorio voluto da Grillo per affiancare al sindaca di Roma, che lo ha invece definito il “”virus che ha infettato il Movimento” .

Di fatto Marra è sempre restato accanto a Virginia Raggi, che alla fine lo aveva nominato alla guida del Dipartimento risorse umane. Ovvero il dirigente responsabile dei 24 mila dipendenti comunali e dei 40 mila delle partecipate.

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    Maria D'Amico
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Tutti i guai della giunta Raggi

Perquisizioni in Campidoglio? “Sono serena, non ho nulla da temere, abbiamo messo a disposizione tutte le carte”. La sindaca Virginia Raggi si professa tranquilla, ma probabilmente la sua è piu  un’aspirazione dell’anima che una realta. In Campidoglio in 24 ore si sono succeduti una serie di accadimenti, in un crescendo sempre piu incalzante, che è difficile immaginarsi tranquille le persone coinvolte.

Prima le dimissioni dell’assessora Muraro, destinataria di un avviso di garanzia per disastro ambientale, tenuto nascosto per cinque giorni, poi ieri le Fiamme gialle della Guardia di finanza che hanno sequestrato documenti e faldoni relativi proprio alle nomine fatte dalla sindaca di Roma.

A rendere l’aria più pesante il pressing continuo delle opposizioni che chiedono alla prima cittadina di andare a riferire in Aula Giulio Cesare cosa sta succedendo in città, sui rifiuti, sugli incarichi a molti zeri, sull’Ama, la municipalizzata ambiente che fra pochi giorni resterà senza vertice.

Il capitolo più difficile resta quello dell’inchiesta giudiziaria sui contratti e i compensi decisi dalla  sindaca per la sua ex capo di gabinetto Carla Raineri, per Raffaele Marra e Salvatore  Romeo, quest’ultimo già dipendente comunale che si sarebbe messo in aspettativa per essere riassunto al triplo dello stipendio.

L’assemblea capitolina è intanto impegnata nella discussione del bilancio per il 2017 per il quale sono stati presentati 1.800 ordini del giorno e 700 emendamenti. La giunta, secondo la tabella di marcia, avrebbe voluto concludere la discussione ben prima del termine ultimo previsto per il 31 dicembre, ma con dimissioni e perquisizioni il tentativo di Virginia Raggi di essere la sindaca più brava e veloce è definitivamente svanito. E Beppe Grillo sempre sul suo blog ha definito le perquisizioni una buffonata perché, dice,”siamo sotto attacco”.

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    Maria D'Amico
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Municipi alla fame senza l’assessore al Bilancio

I Municipi di Roma sono a secco. Dal centro storico alla Cassia, fino all’Appio e all’Eur, servono centinaia di migliaia di euro per scongiurare il blocco di servizi essenziali, come l’assistenza agli anziani, ai disabili e ai minori fragili.

La mancata approvazione da parte del Consiglio comunale dell’assestamento di bilancio, impossibile da affrontare senza l’assessore competente, rischia di bloccare il flusso di trasferimenti necessari ai municipi per garantire questi servizi.

Le ex circoscrizioni di Roma – 12 su 14 guidate dal Movimento 5 stelle – hanno messo nero su bianco la cifra necessaria, una previsione di spesa, contabilizzata e inviata alla Ragioneria del Comune.

Si tratta di un enorme buco nero che potrebbe azzerare le attività a sostegno delle fasce più deboli. Leggere la lista dei servizi che a macchia di leopardo rischiano di saltare è una cosa da far tremare i polsi.

Gli alunni diversamente abili potrebbero ritrovarsi senza assistenti educativi, gli asili nido sprovvisti di materiale per la pulizia, le scuole materne ed elementari con l’erba alta simil-savana nei giardini e con l’immancabile proliferare dei topi.

Colpite brutalmente anche la manutenzione scolastica, delle buche stradali, la pulizia dei tombini. Resteranno scoperti infine, senza lo sblocco dei fondi anche i servizi Hiv, le rette per i minori in affido e le quote per le case famiglia.

Uno scenario da default che il primo assessore al Bilancio dell’epoca Raggi, Marcello Minenna, aveva cercato di tamponare individuando 70 milioni in “fondi fantasma”, da destinare ai Municipi. Con le sue dimissioni e la casella ancora vuota, la manovra economica si è bloccata e la città rischia di sprofondare sempre di piu tra erabcce, degrado e cittadini sempre più soli.

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    Maria D'Amico
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La guerra tra fazioni nei Cinque stelle romani

E via il terzo, un’altra alta professionalità che dice no alla proposta di diventare assessore al Bilancio della capitale. A rinunciare oggi è stato Salvatore Tutino, il consigliere della Corte dei Conti indicato nei giorni scorsi come il possibile e futuro “uomo del bilancio” del Campidoglio.

A raffreddare la sua disponibilità – che pure il Messaggero aveva messo in prima pagina sotto il titolo “Se la Sindaca mi chiama sono disponibile” –  sono state le accuse di far parte della casta, lanciate da alcuni esponenti del Movimento 5 stelle, a cominciare da Roberto Fico.

In particolare, l’episodio subito rinvangato dalla rete appena trapelato il nome del magistrato, risale al 2012 quando, sotto il governo Letta, Salvatore Tutino e altri cinque giudici vennero “promossi” dal Consiglio dei ministri come membri della Corte dei Conti, poco prima che entrasse in vigore il tetto massimo di trecentomila euro l’anno cumulabili tra vitalizi e pensioni. I grillini attaccarono con tanto di interrogazione parlamentare contro la “casta amica del Pd”.

“Contro di me attacchi  tanto ingiusti quanto falsi”, ha detto oggi Salvatore Tutino a Radio Popolare, intervistato da Piero Bosio.

Ascolta qui l’intervista

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L’episodio che ha indotto il magistrato a tirarsi indietro dà l’esatta misura di quanto sia frammentato il Movimento 5 stelle a Roma.

Una situazione di guerra tra fazioni dove – nonostante il tentativo di unità e compatezza che Grillo in testa ha tentato di far passare dalla kermesse di Palermo con la sindaca che balla e dice “siamo uniti” – la risposta è di segno opposto. Niente autonomia per la sindaca, decide il Movimento, la base e la rete. E su Tutino hanno detto no.

Sfuma così la possilità di riempire la casella più “pesante” dell’intera giunta capitolina – l’assessorato al Bilancio – vuota ormai da un mese, dopo le dimissioni di Marcello Minenna e dopo scelta del suo successore Raffaele De Dominicis, nominato, osannato come la soluzione all’impasse capitolina, e successivamente dimesso da Virginia Raggi dopo appena 72 ore.

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Raggi: “No alle Olimpiadi del mattone”

La sindaca di Roma Virginia Raggi ha ufficializzato il no alla candidatura per ospitare nella capitale le Olimpiadi del 2024, ponendo fine a una serie di ipotesi diverse e contrastanti che hanno attraversato il Campidoglio in queste settimane.

Diciamo no alle Olimpiadi del mattone – ha annunciato – perché sarebbe da irresponsabili caricare i cittadini romani di altri oneri economici. Ci viene chiesto di assumerci altri debiti e noi non ce la sentiamo”. Così ha esordito Virginia Raggi davanti ai giornalisti, accompagnata dal vicesindaco Frongia e da un nutrito gruppo di assessori e consiglieri della maggioranza.

“I romani – ha poi proseguito – il referendum sulle Olimpiadi lo hanno già fatto, in quasi ottocentomila hanno scelto con il loro voto amministrativo. Noi siamo coerenti e diciamo no, al contrario del Pd che oggi è favorevole ai giochi ma era contrario nel 2012 quando a dire no fu Mario Monti”.

Poi la prima cittadina ha proseguito spiegando quali saranno gli interventi a favore dello sport, e che riguarderanno alcuni impianti lasciati in abbandono come le Vele di Calatrava a Tor Vergata che diventeranno le Vele della conoscenza.

Quella di mercoledì è stata un’altra giornata campale per il Campidoglio, con la sindaca che ha saltato l’appuntamento clou con il presidente del Coni Malagò e poi si è giustificata dicendo: “Non mancherà occasione in futuro per parlarci”.

“Il sindaco avrebbe dovuto dedicare al mondo dello sport più rispetto”, le ha risposto in modo indiretto Giovanni Malagò, ricordandole tutti i passaggi formali fatti dal Cio per accedere a questa candidatura.

Critico verso la decisione della sindaca anche Stefano Baldini, oro olimpico ad Atene 2004 e attuale direttore tecnico del settore giovanile della Federazione Italiana di Atletica Leggera. “Avrei preferito che la decisione fosse presa dai cittadini di tutta Italia. Le Olimpiadi ispirano una generazione e i giovani italiani avrebbero tratto giovamento dai Giochi a Roma”.

Ascolta qui l’intervista di Luigi Ambrosio a Stefano Baldini

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Caos 5 Stelle, via anche De Dominicis

E’ stata un’altra giornata al cardiopalma per la città di Roma, travolta dalle notizie che si susseguono e che segnano la tenuta della Giunta Capitolina. Virginia Raggi,  durante un suo piccolo bagno di folla in occasione del 63 esimo anniversario della Difesa di Roma, ha promesso ai cittadini che la incoraggiava “io non mollo”. Ed infatti resta salda al suo posto mentre tutto intorno alei è un continuo di dimissioni ed incarichi che saltano.

Come è accaduto a Raffaele De Dominicis, magistrato, ex Presidente della Corte dei Conti, nominato appena la scorsa domenica assessore al Bilancio e presentato come l’uomo di legge e dei conti in grado di mettere mano al bilancio di Roma e scoprire i buchi nella municipalizzate. A comunicare che non sarà più l’assessore non è stato lui, ma la sindaca Raggi che su Facebook scrive che non ha i requisiti previsti dal Movimento 5 Stelle. Poco dopo notizie di agenzia confermeranno che risulta indagato per abuso d’ufficio. E’ stato insomma  nominato senza le dovute verifiche. De Dominicis non l’ha presa bene e al telefono ha fatto dire “io ne voglio restare fuori, sto male e la colpa è tutta dei giornalisti”.

Lui insieme a Muraro, Marra e Romeo è però una delle quattro teste chieste ieri dal Direttorio nazionale a Virginia Raggi, in cambio del sostegno compatto del Movimento. Ed altre dimissioni hanno segnato queste ore. E’ andato via l’intero ‘mini direttorio’ romano, ovvero quei due deputati e un consigliere regionale – Taverna, Castaldo e Perilli – eletti a Roma e molto radicati sul territorio. Avrebbero dovuto vigilare e consigliare la Sindaca funzionando da cintura di collegamento con la base.

“La macchina amministrativa è partita e procede spedita, non c’è più bisogno di noi”. Una motivazione burocratica lontana dalla realtà che mostra in tutta la sua concretezza il dissenso causato dalle scelte della Sindaca, che ieri a Nettuno Grillo ha cercato di celare dicendo “il movimento è tutto unito, Virginia vai avanti”.

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    Maria D'Amico
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Grillo: “Raggi avanti, ma vigileremo”

Dopo giorni di bufera cala la tensione sulla giunta Raggi e dalla piazza di Nettuno Grillo rilancia: il Movimento è unito, Raggi va avanti, ma noi vigileremo. La sindaca intanto ha ceduto su una delle richieste del Direttorio e ha scaricato Raffaele Marra, il suo fedelissimo con curriculum di destra che fin dall’inizio aveva voluto accanto a sè e sul quale si erano concentrate le accuse della base grillina. Il vice capo di Gabinetto sarà destinato ad altro incarico, mentre al capo della Segreteria Salvatore Romeo sarà abbassato il compenso.

Quella di ieri è stata una giornata contraddistinta da una girandola di incontri e dichiarazioni, segnata dall’arrivo di Beppe Grillo e dalla sua scenografica ‘presa’ della piazza di Nettuno, insieme ad Alessandro Di Battista, Luigi Di Maio e a tutto il Direttorio. Ma senza Virginia Raggi. L’occasione era la chiusura della campagna on the road organizzata da Di Battista a sostegno del NO al referendum, ma con le ore più critiche per la giunta della Capitale appena lasciate alle spalle l’iniziativa è stata volutamente trasformata nell’unica uscita pubblica dei 5 Stelle per controbattere le accuse e ribadire il sostegno – seppur con vigilanza – alla sindaca di Roma.

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La consapevolezza di tutti è che sbagliare nella Capitale significa perdere di credibilità ovunque. Quindi dal palco di Nettuno sono riscuonate le già note argomentazioni: è un complotto, stiamo lavorando bene, hanno paura di noi.

Sul caso romano però Luigi Di Maio è stato costretto ad ammettere di aver sbagliato, non rendendo nota l’informazione – che pure aveva avuto da Raggi – dell’indagine aperta per reati ambientali sull’assessora Muraro. Ma anche a lui la base grillina, in piazza per acclamare ‘Dibba’ e ‘Beppe’, ha dedicato applausi e incitamenti. Tutti concordi nel ripetere il mantra del ‘nessuno ha sbagliato, è colpa dell’informazione. E poi gli altri politici hanno fatto molto peggio’.

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    Maria D'Amico
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M5S: il direttorio contro Virginia Raggi

Un testa a testa durato fino a notte fonda che ha visto contrapporsi la sindaca di Roma Virginia Raggi e il direttorio nazionale del Movimento Cinque Stelle. L’obbiettivo: individuare contromosse per limitare gli effetti della bufera che si è abbattuta sulla giunta dopo la conferma dell’inchiesta giudiziaria che tocca l’assessore all’Ambiente Muraro e le omissioni della sindaca in merito proprio al fascicolo aperto.

La riunione fiume del direttorio, durata quasi cinque ore, con l’avallo di Beppe Grillo, ha chiesto a Virginia Raggi di fare un passo indietro e di azzerare tutti quegli incarichi che hanno di fatto scatenato le ire del Movimento: quindi, via dal gabinetto del sindaco Salvatore Romeo e Raffaele Marra. E via anche l’assessore all’Ambiente. Ritiro della delega per il titolare del Bilancio, De Dominicis, nominato due giorni fa ma in modo non collegiale. Sui primi due nomi la sindaca si sarebbe mostrata possibilista, mentre il destino dei due assessori appare ancora incerto.

E’ stata una giornata lunga e caotica quella di martedì, una giornata che ha mostrato senza veli un Movimento attraversato dalla sua prima vera crisi politica. Una giornata convulsa che si è dipanata tra gli attacchi delle opposizioni, le accuse della base, i post al vetriolo dei deputati grillini e diktat – veri o solo annunciati – di Beppe Grillo. La consapevolezza di tutti è che la tempesta romana possa far naufragare l’immagine e la credibilità del Cinque Stelle. Anche per questo è stata annunciata per oggi la calata del fondatore nella capitale per incontrare la sindaca e riaffermare in via ultimativa chi è che prende le decisioni importanti nel Movimento Cinque Stelle. Incontro che però è saltato.

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    Maria D'Amico
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Raggi e Muraro, silenzi e bugie

Hanno lasciato Palazzo San Macuto contemporaneamente dopo le 23 di ieri sera, la sindaca di Roma, Virginia Raggi e la sua assessora all’ ambiente Paola Muraro, dopo l’audizione in commissione parlamentare Ecomafie durata sei ore.

Nessuna dichiarazione, nella consapevolezza forse che quanto emerso fosse stato già sufficiente a far scatenare una nuova bufera, tanto forte da poter in prospettiva spazzare via la Giunta pentastellata della Capitale entro le prossime 24 ore.

Virginia Raggi sapeva fin dalla meta di luglio che Paola Muraro era iscritta nel registro degli indagati per un’inchiesta su reati ambientali risalente a quando era consulente molto ben pagata in Ama. Eppure ha negato fino alla fine, tacciando tutto come ipotesi giornalistiche e aggiungendo “io non commento ipotesi” come fatto ieri sera nella surreale intervista a Bruno Vespa.

Su questo punto focale l’assessora Muraro in commissione non si è potuta sottrarre, e derubricando tutto ad un numero, il 355, ha ammesso di essere indagata in base a quell’articolo del codice penale che riguarda appunto reati ambientali. Poi sono seguite lunghe illustrazioni del ciclo dei rifiuti a Roma, abbozzato dalla sindaca Raggi con esempi al limite del banale, come l’importanza di andare nelle scuole per spiegare la differenziata. Oppure prolissi interventi della Muraro che, difendendosi dalle accuse, annunciava denunce contro l’ex amministratore di Ama Daniele Fortini, dimessosi dopo il bliz della neo assessora in pectore nella sede della municipalizzata.

Intanto, fuori da palazzo San Macuto, si rincorrevano accuse e prese di distanza dalla sindaca che “sapeva e non ha informato” o come dice lei ha informato solo qualcuno. Il direttorio romano – già in rotta di collisione con Virginia Raggi per le dimissioni a catena e in ultimo per la scelta dell’assessore al bilancio fatta dallo studio legale Sammarco anziché dalla base grillino – dichiarava di non saper nulla della vicenda giudiziaria dell’assessora.

Paola Taverna, big romana del direttorio grillino, precisava di non averla mai incontrata personalmente. Reazioni infuocate anche su i social, dove in molti ricordano come, in casi simili, sia scattata l’immediata sospensione dal Movimento 5 Stelle. E’ successo per Federico Pizzarotti, sindaco di Parma, e per Maria Grazia Mazzoni, sindaca di Aversa.

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    Maria D'Amico
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Per i trasporti di Roma ci vuole Fantasia

La prima giunta dopo le “dimissioni di gruppo” in Campidoglio e’ durata  quatto ore. Il primo obiettivo raggiunto e’ stato la nomina del nuovo amministratore unico di Atac, la municipalizzata dei trasporti. Manuel Fantasia e’ un ingegnere nucleare con esperienza internazionale nei trasporti e che prende il posto di Brandolese.

L’ intento di Virginia Raggi e’ quello di rispondere a chi l’accusa di incapacità di governo con una squadra di assessori uniti, coesi, al lavoro insieme. “Facciamo paura ai poteri forti” ha ripetuto “ma non ci fermeremo, andremo avanti”.

Per colmare i buchi in organico che riguardano figure istituzionali ed amministrative di primissimo livello, necessarie per far funzionare la macchina amministrativa, la sindaca continuera’ a visionare curricula per scegliere l’assessore al bilancio e il suo capo di gabinetto. Scelte che saranno poi condivise con gli assessori e  con i consiglieri comunali del 5 Stelle, che diventeranno cosi anelli di congiunzione con la base dell’elettorato. La Giunta infine ha deciso di rivedere tutte le delibere gia fatte, per correggerle e procedere ad un abbassamento dei compensi. Resta aperta una delle questioni più  spinose,  ovvero che ruolo affidare a Raffaele Marra, l ‘uomo di fiducia in Campidoglio che viene dalla destra, attuale vice capo di gabinetto, che la sindaca continua a difendere scontrandosi per questo con una grossa parte della base pentastellata. Smentita per ora la discesa a Roma di Beppe Grillo, resta invece confermata per Virginia Raggi e per l’assessora all’ambiente Paola Muraro l’audizione di lunedi in Commissione ecomafie per spiegare il funzionamento della municipalizzata della nettezza urbana.

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    Maria D'Amico
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La crisi dei 5 Stelle dietro le dimissioni

Bilancio, trasporti, atac, nettezza urbana, gabinetto del Sindaco.

A soli settanta giorni dal suo insediamento la giunta, Virginia Raggi ha perso ieri cinque punti di riferimento vitali per il funzionamento della macchina amministrativa e per la vita della città.

L’ex assessore al bilancio, Marcello Minenna, avrebbe dovuto secondo il programma elettorale di Raggi realizzare la contrattazione del debito capitolino con il governo. L’azzeramento di quell’assessorato, le dimissioni della capo di gabinetto Rainieri, e dei vertici delle municipalizzate dei trasporti e della nettezza urbana, sono la misura della grave crisi che ha sconquassato il movimento cinque stelle romano. Crisi che il direttorio nazionale ha tentato di minimizzare dichiarando per voce del vice presidente della camera Luigi Di Maio la volontà di andare avanti e nominare già entro oggi un nuovo assessore al Bilancio e un nuovo capo di gabinetto.

Per la scelta della sua Giunta, la sindaca Raggi ha impegnato quasi due mesi; un tempo lunghissimo visto le urgenze pressanti da affrontare per il governo della citta. Ora dopo le cinque dimissioni di ieri sono in molti, a cominciare dalle opposizioni in Aula Giulio Cesare, a sottolineare che i romani non possono sopportare un altro lungo periodo di stallo.

Intanto passate 24 ore dalle “dimissioni di gruppo” non è arrivata nessuna spiegazione ufficiale su ciò che è accaduto, né da parte della sindaca, né dal movimento di Beppe Grillo. Anzi ieri Virginia Raggi ha disertato il consiglio comunale ed annullato la riunione di Giunta, per vedersi con i suoi. Una riunione dai toni accesi che ha concluso una giornata travagliata e la prima della crisi del Campidoglio in epoca grillina.

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Roma, confusione dopo le dimissioni

Passati appena due mesi o poco più dal suo insediamento in Campidoglio, la Giunta di Virginia Raggi scricchiola pesantemente e perde due pezzi importanti. Figure imprescindibili per il funzionamento della macchina amministrativa si sono dimessi stamattina: la sua capa di gabinetto Carla Raineri e l’assessore al bilancio Marcello Minenna.

Come ha scritto la sindaca in un post su Facebook pubblicato durante la notte, le dimissioni della Raineri sarebbero state motivate da un problema di inquadramento contrattuale. In sostanza, il suo contratto da 193 mila euro l’anno sarebbe stato scritto facendo riferimento ad un articolo del testo unico piuttosto che a quello giusto; ma appare chiaro che le dimissioni di oggi sono il primo clamoroso risultato della guerra interna scoppiata nel movimento 5 Stelle proprio sulla questione degli incarichi e degli stipendi per i collaboratori della sindaca.

Le dimissioni, definite “irrevocabili” dalla ex capo di gabinetto Ranieri, arrivano dopo settimane di scontri tra la sindaca, intenzionata ad esercitare il ruolo in autonomia e riconoscere stipendi da 100 mila euro l’anno a persone di sua fiducia non riconosciute dal movimento, e la base grillina.

Quel  60 per cento di elettori romani che l’hanno voluta in Campidoglio e che, almeno a leggere ciò che postano su social e pagine Facebook, non vogliono accettare “logiche spartitorie da vecchia politica” per la distribuzione di incarichi e stipendi.

Un inizio di settembre davvero complesso quello della giunta grillina in Campidoglio, che a cento giorni dal suo insediamento – gran parte dei quali passati ad affrontare la questione incarichi e ad esprimere posizioni non chiare sulle Olimpiadi del 2024 – si trova oggi ad affrontare nodi cruciali per la città e i romani. A cominciare dalla riorganizzazione del sistema dei trasporti urbani con il Direttore di Atac in via di dimissioni, la questione immondizia, e tutta la partita del sociale che a Roma è stato il settore più colpito dalla gestione del Commissario Tronca e dalla mancanza di progetti e risorse.

Impegni fondamentali per i cittadini e le cittadine di Roma che Virgina Raggi affronterà con una Giunta incompleta e senza le figure di riferimento istituzionali necessarie – e con la base elettorale del Movimento grillino, sempre più decisa a determinare  le scelte della “loro” sindaca.

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Roma, operazione “Ultima spiaggia”

“Ultima spiaggia”, si chiama così l’operazione della Guardia di Finanza di Roma che questa mattina ha passato al setaccio il Porto turistico di Ostia ponendo i sigilli ad attività commerciali e servizi.

Un’operazione ingente che ha portato al sequestro di 531 unità immobiliari – tra le quali alcuni stablimenti balneari molto noti del litorale romano (come «Hakuna Matata» e «Plinius») – 19 società, appartamenti, negozi, locali, 11 auto una barca per  un valore di 450 milioni di euro.

Il sequestro è stato disposto dal Tribunale di Roma, sezione misure preventive, ed arriva al termine di indagini economiche e finanziarie che hanno passato al setaccio l’attività di Mauro Balini, imprenditore molto noto ad Ostia, già coinvolto in un altra indagine per truffa e bancarotta fraudolenta.

L’operazione di oggi ha evidenziato connivenze tra Balini ed esponenti della malavita organizzata, fortemente interessati ad estendere e radicare sempre pùi loro interessi economici leciti ed illeciti, sul quel quadrante di città, superando ogni limite imposto dalla legge.

Dalle intercettazioni emerge che l’imprenditore aveva rapporto consolidati con esponenti dei clan emergenti, ad uno dei quali aveva assegnato oltre che la gestione della sicurezza all’interno del Porto Turistico, anche attraverso società prestanome spazi demaniali a costo irrisorio.

Tutto ciò accade nel territorio del X Municipio, dove l’Assemblea consigliare cittadina è stato sciolta per mafia, e l’ex Presidente arrestato per il suo coinvolgimento con Mafia Capitale. Una parte di Roma dove vivono più di 300.000 cittadini, e dove a causa del Commissariamento alle ultime elezioni amministrative non si è votato. A guidare il Municipio ad oggi rimane il Prefetto Domenico Vulpiani.

I PRECEDENTI DI MAURO BALINI – La prime inchieste su Balini sono del 2014: “Alba” e “Tramonto” le aveva ribattezzate la Procura di Roma, che già lavorava su di lui da undici anni. Due i capi d’imputazione: aver fatto sparire 30 milioni di euro in conti nascosti chissà in quale paradiso fiscale e aver corrotto l’ex consigliere comunale implicato in Mafia Capitale Luca Gramazio. In quell’occasione, Balini era finito in carcere. Oggi di lui i pm scrivono che l’imprenditore è “contiguo ad ambienti malavitosi operanti sul litorale di Ostia e in costante collegamento con personaggi di notevole spessore criminale”. Come allora, il problema sono “anomale operazioni finanziarie”.

di Maria D’Amico

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