Programmi

Approfondimenti

Ambrogini 2020: Medaglia d’Oro alla Memoria per Raffaele Masto

raffaele masto Ambrogino d'Oro

Di un riconoscimento alla memoria – conoscendolo – lui forse avrebbe sorriso, con la stessa espressione allegra e dolce che ha nella fotografia qui sopra, scattata un giorno in redazione.
Noi di Radio Popolare, con la malinconia del caso, ne siamo invece contenti e orgogliosi.
Raffaele Masto era un giornalista di rango, un viaggiatore.
Era un conoscitore profondo dell’Africa, dei suoi colori, delle sue bellezze, delle sue contraddizioni, delle sue allegrie e dei suoi dolori. Li conosceva perchè in Africa ci andava spesso, e li sapeva raccontare perchè alla competenza sapeva unire un’umanità rara, che non dimentica mai le persone dietro alle storie e alle notizie. I suoi molti libri sono ancora lì a testimoniarlo. A lui, e a quelli come lui, l’informazione italiana deve da anni la conoscenza un po’ meno stereotipata di un mondo che ci è così lontano e vicino allo stesso tempo.
Raffa”, come tutti noi lo chiamavamo, è una delle vittime del Covid 19 in quest’anno sciagurato.
Il 28 marzo 2020 è morto proprio mentre, in un ospedale a Bergamo, stava combattendo e vincendo una lunga personale lotta per un problema cardiaco che lo aveva colpito alcuni mesi prima.
Il Comune di Milano oggi ha deciso di riconoscergli la Medaglia d’Oro alla Memoria, massima onorificenza dell’Ambrogino d’oro.
Alla moglie Gisèle spetta il destino di riceverla, il 7 dicembre.
A migliaia di ascoltatrici e acoltatori, lettrici e lettori, la fortuna di aver conosciuto una firma e una voce così calda, umana e competente.
A Radio Popolare la gratitudine per aver condiviso con lui tanti anni di lavoro, di esperienze, di emozioni e di vita.

  • Autore articolo
    Massimo Bacchetta
ARTICOLI CORRELATITutti gli articoli
POTREBBE PIACERTI ANCHETutte le trasmissioni

Approfondimenti

Un anno senza Piero

  • Play
  • Tratto dal podcast
    Iniziative |

Piero Scaramucci è morto un anno fa, l’11 settembre 2019. Il ricordo, la riconoscenza e l’affetto di tutta Radio Popolare per lui non cambiano.


Radio Popolare esiste perché c’è stato Piero Scaramucci.

Piero l’ha ideata, insieme ad altri l’ha fondata, per molti anni l’ha diretta. 

Ma non è soltanto questo, è più di così.

Lui ne è stato l’anima, le ha dato un’anima, l’ha fatta crescere nel tempo. 

Nei suoi aspetti migliori, Radio Popolare è quella che è proprio perché c’è stato Piero Scaramucci. 

Piero l’ha aiutata a trasformarsi da intenzione a progetto. 

Non a tutti succede di avere un’idea e riuscire a farla crescere nel tempo, come non a tutti i giornalisti succede di poter dire, su alcuni fatti davvero importanti, “avevo visto giusto”. A lui è successo, su Radio Popolare come su Piazza Fontana e già questo varrebbe. 

 L’informazione democratica, oltre a tutti noi, gli deve molto.

Piero Scaramucci è stato un giornalista, un intellettuale attento, appassionato, con il dono della parola semplice e chiara. Migliaia di ascoltatrici e ascoltatori che hanno continuato sempre a chiamarlo “Direttore” lo sanno. Per più generazioni di redattrici e redattori è stato un maestro, senza atteggiarsi a maestro. Ha insegnato che è possibile dare forma allo sguardo che si ha sulle cose, farlo con curiosità, senza accomodarsi sulle letture degli altri, senza paura di prendere posizione ma non accontentandosi di questo. Ha insegnato a provarci, a farlo sempre. Ha insegnato che tra la mitologia del giornalismo neutrale e la militanza stretta esiste uno spazio: informare davvero ricercando i fatti, raccontarli in modo aperto e bene, se possibile, considerare sempre la vita delle persone che c’è dietro. 

I principi su cui Radio Popolare è nata, oltre 40 anni fa, in fondo sono semplici: fare informazione attraverso un progetto collettivo, con indipendenza, dando voce a chi non ce l’ha. Più difficile, però, è dare ai principi e alle idee le gambe per camminare. Piero è riuscito a farlo, ha dato radici solide a questo progetto, è rimasto nel tempo un promemoria attento dei valori che l’hanno ispirato. 

Per noi, in alcuni passaggi, era quasi un’ovvietà chiederci cosa pensasse Piero, indipendentemente dal suo ruolo del momento. E poi ascoltarlo o magari discuterci, perché un’esperienza come Radio Popolare prevede anche la discussione e a questa esperienza Piero ha partecipato sempre.

Essere l’anima principale di un progetto collettivo che per sua natura prevede più anime, essere “il primo” di un progetto che non prevede primi, è un’operazione rara. Piero è stato questo per noi.

L’ultima volta che Piero ha parlato in radio è stato il 25 aprile 2019. 

Un misto di stupidità e pericolosità che certe idee sanno produrre gli aveva impedito di parlare in piazza, a Pavia, alle celebrazioni della Liberazione. A noi è sembrato ovvio offrirgli il microfono per leggere in onda il suo discorso. Lui lo ha fatto, per la prima volta forse con la voce un po’ emozionata. A ben guardare è sembrata la dimostrazione, questa volta sulla sua pelle, di quanto resti valida e necessaria l’idea, semplice, di dare voce alle persone a cui viene ingiustamente tolta.

Perché i tempi cambiano, i modi anche, ma certe voglie di imporre il silenzio non cambiano.

E l’importanza di romperlo neppure. 

Radio Popolare non lo dimentica.

  • Autore articolo
    Massimo Bacchetta
ARTICOLI CORRELATITutti gli articoli
POTREBBE PIACERTI ANCHETutte le trasmissioni

Approfondimenti

Ci ha lasciati il nostro collega e amico Raffaele Masto

Raffaele Masto

Raffaele Masto era un conoscitore straordinario di cose di Africa.
Un giornalista e un viaggiatore vero, di quelli che vanno a vedere direttamente e poi riferiscono, senza farla troppo grossa ma con la capacità di avvolgerti nella storia che raccontano.

Per noi della radio lui era “Raffa”, da sempre, e per sempre il suo nome sarà associato ad alcuni ricordi.

Il primo è senza dubbio quello dell’umanità e della simpatia.
Raffa le aveva entrambe. Forti, dolci e calde. Sapeva alleggerire, sapeva ascoltare, era uno di quelli con cui è bello parlare e anche confidarsi. Era una sua dote.
Per quasi ognuno di noi aveva coniato negli anni un nomignolo, storpiando nome o cognome e lo usava ogni volta come saluto. A ognuno di noi almeno una volta ha dedicato il suo mantra “Tu sì che vai bene”, o il suo motto “Sono l’unico regolare qui dentro”.

Poi ci sono i suoi viaggi, l’Africa.
Raffa ogni tanto ci andava e poi la raccontava. A partire da storie grandi o da storie piccole, poco cambiava, come gli ascoltatori sanno. Lui è uno di quelli che l’Africa la raccontava già quando ancora in Italia nessuno o quasi ne parlava. Sull’Africa lui era il nostro vocabolario e la nostra bussola, di quasi ogni notizia poteva parlare perché in ”quel posto” lui c’era anche stato.
Era una miniera di aneddoti.

Poi ci sono i molti libri sull’Africa, quelli che lui ha scritto, e i moltissimi incontri in giro per l’Italia a cui lui veniva costantemente e continuamente invitato, per parlare di Africa. Lui appena aveva tempo accettava. Un’agenda fittissima, sulla cui base la segreteria cercava poi di costruire i suoi turni in redazione. Finchè non riusciva a partire per qualche nuovo viaggio.

In questo modo, fino a qualche mese fa, Raffa è stato con noi per anni ogni giorno in radio.
A lavorare, scrivere, raccontare, fare battute e alleggerirci la vita.

Poi di punto in bianco ha avuto un problema di salute importante, di punto in bianco ci ha tenuto con il fiato sospeso. Per settimane, finché è arrivato il trapianto di cuore, finché dopo un po’ anche il miracolo è sembrato possibile, finché passo dopo passo le cose si sono rimesse nella direzione giusta, sulla strada della speranza, e Raffa, anche se in ospedale, si è rimesso a sorridere, che era una delle sue caratteristiche principali e più belle.

Poi è arrivato il 21 febbraio, il virus. E in Italia da quel giorno tutto è cambiato per migliaia di persone. E da oggi purtroppo anche per noi.

Raffaele Masto era una persona allegra, umana, un grandissimo conoscitore dell’Africa, un narratore formidabile.

Per noi era Raffa, gli volevamo bene.

Tutta Radio Popolare abbraccia sua moglie Gisele e i suoi moltissimi amici.

 

  • Autore articolo
    Massimo Bacchetta
ARTICOLI CORRELATITutti gli articoli
POTREBBE PIACERTI ANCHETutte le trasmissioni

Approfondimenti

Radio Popolare con voi

Radio Popolare COVID-19

Stiamo tutti vivendo una situazione mai vista.
Nella vita privata e in quella collettiva.
Con velocità diverse. Negli ospedali di alcune zone, come la bergamasca o il bresciano, il virus sta facendo pagare il prezzo già ora. In altre, come Milano, è la paura che cresce. In altre ancora, come al Sud, è solo il “tutto chiuso” e “tutti a casa”, per ora, tutti ad aspettare e sperare che non succeda.

Ma tutto è già cambiato, per tutti.
Ognuno ha dei cari a cui pensa, una vita quotidiana spazzata via nelle abitudini, e intorno una città deserta.
Ognuno a chiedersi quanto durerà, ognuno a modo suo.
Chi è chiuso in casa, chi è senza più il lavoro, chi al lavoro è obbligato e chiede giustamente garanzie, chi rimuove fin che può, chi ogni giorno ascolta un bollettino dell’epidemia.

Tutto in corso, tutto inedito, dal virus fino ai provvedimenti del governo e alle vite cambiate.
Ma tutto collegato, mai come ora: i comportamenti individuali e il loro effetto collettivo, la prova del nove per vedere che comunità siamo. Chi si affanna negli ospedali a salvare vite, chi deve restare a casa, se vuole aiutare, chi una casa non ce l’ha, chi prova a occuparsene.

Eppure, anche in questa situazione, una quotidianità la cercheremo.
E dipende quale sarà.
I fatti dimostrano che da soli non funziona.
Destini personali e destini collettivi sono connessi.
Mai come ora, mesi di sovranismo e individualismo potrebbero essere spazzati via dall’evidenza dei fatti e la solidarietà trovare un senso nuovo.

Cosi resistiamo, tutti.

Anche noi nel nostro piccolo.
Radio Popolare, anche in questa situazione, continuerà a informarvi in tutti i modi possibili, finché non ne usciremo.

  • Autore articolo
    Massimo Bacchetta
ARTICOLI CORRELATITutti gli articoli
POTREBBE PIACERTI ANCHETutte le trasmissioni

Approfondimenti

Due settimane di virus e qualche tassello va al suo posto

vertice governo coronavirus

Due settimane di virus. Pur nell’incertezza generale, qualche tassello va al suo posto.

La situazione è seria. I primi provvedimenti presi evidentemente non erano così fuori misura. Fuori misura è semmai la schizofrenia che va avanti da giorni, tra panico e minimizzazione. Il virus circola, nemmeno gli scienziati sanno ancora se le misure per contenerlo bastino.

In gioco c’è la salute pubblica. La paralisi economica accompagna il virus, ma non viene prima, come sembrava fino a qualche giorno fa quando anche il Calcio si permetteva di litigare sul campionato falsato. Il governo le corre dietro cercando misure. I conti saranno pesanti, ma fatalmente dopo.

Anche il problema dell’estero impaurito dall’Italia scende, perché tutti adesso giorno dopo giorno ne sono coinvolti. Gli appuntamenti saltano ovunque.

Le istituzioni, in due settimane, hanno cercato di ritrovare la rotta. Conte ha tolto il golfino blu da Capo della Protezione Civile ed è tornato a Palazzo Chigi.

Ieri ha parlato anche Mattarella. Un discorso obbligato alla Nazione per dare fiducia e chiedere unità e fiducia collettiva in chi decide, anche alle opposizioni che ancora ieri davano a Conte del criminale, e all’informazione. Un discorso da “Stato di Eccezione” che in altre occasioni potrebbe anche un po’ preoccupare.

Ma la situazione è questa. Con le scuole chiuse, la vita che cambia e l’Italia globale sospesa, aggrappata al suo sistema sanitario pubblico che fa il possibile, ma oggi rischia il collasso. Dopo che per anni è stato allegramente e colpevolmente indebolito.

  • Autore articolo
    Massimo Bacchetta
ARTICOLI CORRELATITutti gli articoli
POTREBBE PIACERTI ANCHETutte le trasmissioni

Approfondimenti

La Radio in Festa, che meraviglia!

GRAZIE, GRAZIE, GRAZIE…non possiamo dire altro!!!

Tre volte grazie, quanto i giorni della Festa.

Trecento volte grazie, quanto gli ospiti che l’hanno animata.

Quattordicimila volte grazie, quanto le persone che l’hanno affollata.

Un grazie enorme e riconoscente a Olinda e al suo parco, che l’hanno ospitata.

All You Need is Pop 2019 è stato un successo che ha addirittura superato quello degli anni scorsi.

Ormai la quarta edizione, quasi una tradizione.

Oltre 80 appuntamenti: incontri, dibattiti, teatro e concerti.

Speriamo li abbiate apprezzati, ma i numeri direbbero proprio di sì.

All You Need Is Pop è un’impresa eccezionale nell’Impresa Eccezionale.

Per Radio Popolare è ogni volta un orgoglio e una meraviglia ritrovare la comunità di ascoltatrici e ascoltatori che la seguono e la sostengono. Incontrarla, riconoscersi. Anche questa volta è stato cosi. Siete venute in tante e in tanti, e ne siamo felici.

Per chi c’era: potete inviarci le vostre impressioni, commenti, foto e video a eventi@radiopopolare.it

Per chi non c’era: nelle prossime ore caricheremo sul sito un po’ di fotografie della Festa (alcune le trovate già su Instagram e su Facebook) e durante l’estate riproporremo in onda alcuni degli appuntamenti e degli incontri che l’hanno animata.

Per quanto ci riguarda: non possiamo che dare già da ora appuntamento alla Festa dell’anno prossimo, e ringraziarvi ancora una volta.

A nome di tutta Radio Popolare!

  • Autore articolo
    Massimo Bacchetta
ARTICOLI CORRELATITutti gli articoli
POTREBBE PIACERTI ANCHETutte le trasmissioni

Approfondimenti

Piero Scaramucci, in onda il discorso cancellato a Pavia

Non sempre togliere voce a chi non si vuol far parlare è così facile.
Per fortuna.
Piero Scaramucci, assurdamente escluso, in corsa, dalle celebrazioni ufficiali del 25 aprile a Pavia, alla fine ha parlato lo stesso.
Se non da un palco, da un microfono. (altro…)

  • Autore articolo
    Massimo Bacchetta
ARTICOLI CORRELATITutti gli articoli
POTREBBE PIACERTI ANCHETutte le trasmissioni

Approfondimenti

Piero Scaramucci a Radio Popolare

piero scaramucci

Alle celebrazioni del 25 Aprile di quest’anno a Pavia, come ormai noto, Piero Scaramucci non potrà parlare dal palco.

Girare intorno alle parole non serve: la censura è censura.

Che sia strillata, minimizzata o travestita da baruffa di strapaese, resta censura. (altro…)

  • Autore articolo
    Massimo Bacchetta
ARTICOLI CORRELATITutti gli articoli
POTREBBE PIACERTI ANCHETutte le trasmissioni

Approfondimenti

Di Maio, Radio Popolare e fondi per l’emittenza

Di Maio caso Lodi posizione M5S

Impegnato in una sua polemica politica, il vice presidente del Consiglio Di Maio ci ha fatto l’onore di citare Radio Popolare, ma un po’ a sproposito e con qualche allusione di troppo.

Parlando di fondi per l’emittenza ci ha inserito in una non meglio precisata categoria di “radio politiche”, che per questo prendono soldi pubblici. Ce ne fosse bisogno, ricordiamo che Radio Popolare, a differenza di altri, non è la radio di un partito.

Con le leggi passate, a Radio Popolare sarebbe stato sufficiente dichiararsi emittente che fa riferimento a un numero anche minimo di parlamentari, per accedere a notevoli contributi. Cosa che non abbiamo ovviamente mai fatto, a differenza di altre testate, anche insospettabili.

Le leggi le fanno e le cambiano i parlamenti. Noi ci limitiamo a verificare di avere realmente le carte in regola per accedervi, senza trucchi: Radio Popolare accede al fondo per le emittenti locali – TV e radio – commerciali e comunitarie, previsto nella Legge di Stabilitá 2016. I contributi eventualmente riconosciuti dipendono dai parametri previsti: raccolta pubblicitaria e soprattutto numero di dipendenti, che a Radio Popolare sono quasi 40, di cui oltre 20 giornalisti.

Quanto ai “portafogli pieni” di cui parla Di Maio, Radio Popolare vive con stipendi semmai ridotti delle sue redattrici e redattori e, per circa il 60% del suo bilancio, delle sottoscrizioni e abbonamenti che ascoltatrici e ascoltatori decidono ogni anno, liberamente, di fare.

  • Autore articolo
    Massimo Bacchetta
ARTICOLI CORRELATITutti gli articoli
POTREBBE PIACERTI ANCHETutte le trasmissioni

Approfondimenti

Abbonamenti 2018: chi siete, quanti siamo

Gli abbonati e le abbonate a Radio Popolare, ad oggi, sono oltre 16 mila.

Mai così tanti, mai così importanti, mai abbastanza.

Il vostro sostegno si conferma – e sempre più sarà – la colonna portante del nostro bilancio, e voi il nostro vero editore di riferimento, quando programmiamo il lavoro e tentiamo di far quadrare i conti.

Il 2018 è stato per la Radio un anno eccezionale, di Impresa Eccezionale.

La Campagna abbonamenti è stata molto più del solito – per durata, importanza e risultati – dando un forte impulso alla crescita dei nostri sostenitori.

Vi abbiamo sollecitato in tutti i modi: via radio, via mail, attraverso spot e pubblicità, organizzando la nostra Festa all’ex Pini, chiedendovi di essere direttamente voi la nostra voce.

L’impegno è stato grande, il risultato altrettanto.

Avete risposto in tanti.

Da tentativo di rimediare al calo pubblicitario che ha investito tutto il settore, l’Impresa Eccezionale si è trasformata per noi, mese dopo mese, anche attraverso la vostra risposta, in qualcosa di più: la descrizione fedele del nostro essere collettivo, il bello e il difficile di esserci, guardare il mondo da un’angolazione autonoma, provare a farlo tutti insieme anche nelle difficoltà e nella confusione dell’oggi.

Impresa Eccezionale in fondo è Radio Popolare, con tutti voi, da oltre 40 anni.

“Chi siete, quanti siete…un fiorino!” diceva il surreale esattore di Non ci resta che piangere.

Nel nostro piccolo – ce ne rendiamo conto – quest’anno abbiamo fatto quasi la stessa cosa con voi.

Ma i risultati sono stati importanti e in queste righe proviamo a riportarvi, in sintesi, i numeri di questa Campagna 2018.

 

I numeri della Campagna

Un anno di Impresa Eccezionale ha prodotto un importante doppio effetto positivo: aumentare il tasso di ingresso di nuovi abbonati e ridurre le revoche “fisiologiche” che periodicamente riceviamo.

I nuovi abbonati sono stati circa 2700, ben oltre la media di incremento degli ultimi dieci. Le sottoscrizioni tramite c/c bancario sono state circa 2300, le restanti sono avvenute attraverso le altre forme di pagamento possibili (Paypal, contanti, etc). Tra chi ha sottoscritto la quota minima (90 euro) e chi di più, l’importo medio dei nuovi abbonamenti risulta di circa 97 euro.

L’ammontare della Campagna, ad oggi, è quindi di oltre 250mila euro.

Gli abbonamenti revocati sono stati meno di 300, circa la metà della media annua degli ultimi 10 anni.

Risultato complessivo: per la prima volta nella nostra storia abbiamo superato, stabilmente, la soglia dei 16mila abbonamenti attivi!

Ancora lontani da quelli sognati per garantire la stabilità, ma fondamentali per progettare il futuro.

Nel Bilancio 2018, pubblicato nelle pagine successive, troverete contabilizzati i risultati dei primi mesi della campagna. Un’avvertenza: la voce “Abbonamenti” include esclusivamente le sottoscrizioni tramite c/c bancario, le altre sono inserite nella voce “Altri ricavi”.

 

Chi si abbona, da dove

Per capire chi siano gli abbonati dell’Impresa Eccezionale, abbiamo spulciato, con metodo, i moduli delle sottoscrizioni bancarie (gli unici che riportano tutti i dati completi).

Qualche cifra.

Età degli abbonati. La classe di età più rappresentata è quella dai 50 ai 60 anni (circa un quarto), gli under 50 sono oltre il 40% .

La provenienza. Un terzo degli abbonamenti di quest’anno (oltre 800) proviene da Milano; estendendo il calcolo alla provincia di Milano si arriva alla metà. La seconda provincia più rappresentata, a una certa distanza, è Monza Brianza (circa 200). Gli abbonamenti dalle altre province in cui la radio è ascoltata attraverso il segnale FM sono circa 800, quelli da ascolto via web (altre regioni o estero) sono quasi 200.

Nuove o vecchie conoscenze. I due terzi degli abbonamenti risultano essere del tutto nuovi: persone che fino a oggi non avevano mai finanziato RP. La quota restante si divide tra chi, almeno una volta,  si era già abbonato in passato e chi ha deciso di aumentare la propria quota attuale o di regalare un abbonamento a qualcuno.

 

Il numero mancante

Al termine di un lungo elenco di numeri, l’ultima cifra, la più delicata: 5000.

Sono i nuovi abbonamenti che speravamo di raggiungere in questa Campagna.

Al momento in cui scriviamo non ci siamo ancora arrivati.

Ma non ci fermeremo.

Più che un obiettivo può sembrare un sogno irragionevole, il nostro, ma nasce da una lettura molto concreta dei conti.

Non averlo ancora realizzato non lo cancella.

Affidare il futuro al nostro impegno e al vostro sostegno è, in fondo, la cosa più ragionevole che si possa fare, in questi tempi bui.

Il record dei 16mila è il primo passo, per progettare.

Progetto e sogno però viaggiano insieme, a Radio Popolare.

L’Impresa Eccezionale continua.

Siete avvisati.

  • Autore articolo
    Massimo Bacchetta
ARTICOLI CORRELATITutti gli articoli
POTREBBE PIACERTI ANCHETutte le trasmissioni

Approfondimenti

“Il malumore trascende i singoli temi”

Gregorio De Falco

Sta crescendo il malcontento tra i parlamentari del Movimento 5 Stelle? Il punto di domanda è d’obbligo: in queste ore di tensione tra alleati di governo, il rischio di un uso interessato e strumentale delle polemiche interne al movimento è ovviamente dietro l’angolo.

I fatti, però, qualcosa dicono.

Sul ddl Sicurezza, 18 parlamentari pentastellati, critici, hanno scritto una lettera ai vertici del Movimento chiedendo più confronto. Di Maio ha già risposto loro che si aspetta, nonostante tutto, la fedeltà di voto nell’imminente passaggio alla Camera.

Le contrarietà dei 18 sono più o meno le stesse che avevano portato 4 loro colleghi in Senato a rifiutarsi di esprimersi a favore del provvedimento e contro i quali Di Maio aveva annunciato la linea dura, con il deferimento ai probiviri, anticamera della possibile espulsione.

Gregorio De Falco, il Comandante del caso della Nave Concordia, era tra i senatori dissidenti. “Il malumore trascende i singoli temi” ci dice in questa intervista, lamentando un clima di attacchi personali continui che si accompagna all’assenza del confronto.

Lei un po’ capostipite di queste prese di posizione autonome all’interno del MoVimento 5 Stelle su quel tema della sicurezza. Lei era stato deferito ai probiviri per quel voto contrario. Ha avuto esito questa valutazione dei probiviri?

Non solo non ho avuto nessun riscontro dai probiviri, ma in realtà io non so assolutamente nulla neanche del deferimento al di là delle notizie di stampa.

Quindi non è detto che ci sia stato.

Il procedimento formalmente non esiste. Dovrebbe cominciare necessariamente con un atto d’accusa nel senso che va specificato qual è il motivo per il quale mi si contesta qualcosa. E questo non è avvenuto.

Partiamo dal condono di Ischia

Il 1 comma dell’articolo 25 dice effettivamente, nella prima parte, che i procedimenti pendenti devono concludersi entro sei mesi. Il problema è l’ultimo periodo del primo comma, che dice ” trovano esclusiva applicazione le disposizioni di cui ai Capi IV e V della legge 28 febbraio 1985, n. 47″. Io mi chiedo semplicemente perché.

E la risposta qual è stata?

Nessuna. Quello che ho cercato di fare è stato di ottenere un momento di confronto proprio per analizzare i problemi sia nell’ambito dell’articolo 25 del cosiddetto decreto Genova sia all’interno del cosiddetto decreto Immigrazione e Sicurezza. Il malumore a cui fate riferimento voi in realtà trascende i singoli temi per assurgere alla constatazione che attualmente al Senato, come mi pare anche alla Camera, non ci sono momenti di confronto tra i gruppi parlamentari e all’interno dei gruppi parlamentari di Camera e Senato si lamenta effettivamente mancanza di dialogo. Mi è stato obiettato: ma se la maggioranza decide in un certo modo, perché non ti adegui? Al di là delle considerazioni su alcune tematiche che investono la sfera personalissima, io mi adeguerei alla maggioranza se ci fosse stato un dialogo, una discussione e una votazione. Qui non c’è stato.

Lei ha detto di aver posto una domanda. Normalmente le domande importanti si pongono a chi comanda. Chi comanda nel Movimento 5 stelle? A chi si fanno le domande?

All’interno del gruppo parlamentare noi siamo tutti equi ordinati con un unico riferimento di coordinamento che è il capogruppo che abbiamo sentito in precedenza. Le prime domande le abbiamo poste a lui.

E anche in quel caso nessuna risposta. L’intenzione del confronto è la stessa che anima la lettera che hanno scritto i 18 Parlamentari. Il presidente della Commissione Affari Costituzionali della Camera, il parlamentare del MoVimento 5 Stelle Giuseppe Brescia, questa mattina in un’intervista dice in sostanza che M5S e la Lega viaggiano su binari paralleli: sui temi dell’interno, quelli salviniani, hanno loro l’ultima parola e su tutto il resto invece ce l’abbiamo noi. Come per dire che in questo contratto obbligatorio è un rospo che va digerito. Anche lei sente che a Salvini bisogna cedere qualcosa perché sul resto vi tenete voi la parola?

Non è che a Salvini vada ceduto qualcosa. Quel qualcosa è stato già stabilito nell’ambito del contratto e quello va seguito. Quando il contratto consente di fare quello che si può definire una sintesi, allora va. Se invece nel contratto non c’è l’argomento, non si tratta di far riferimento ai temi degli interni. La questione di pone in altri termini: i temi che dobbiamo valutare devono essere oggetto di sintesi laddove non sia già riportati o previsti nel contratto.

I cosiddetti dissidenti denunciano la mancanza di dialettica interna. C’è però chi, come la sua collega senatrice, Elena Fattori, ha parlato addirittura di un clima di terrorismo psicologico. Com’è il clima all’interno del Movimento 5 Stelle?

La situazione è questa. Effettivamente c’è una certa difficoltà. Io non parlerei proprio di terrorismo psicologico, sebbene gli attacchi di carattere personale non sono certo stati pochi. In realtà sul merito nessuno dice niente. Il fatto stesso che venga annunciata la via disciplinare ad ogni piè sospinto, ma poi non si percorre, è perché probabilmente si tratta in realtà di un messaggio diretto a tutti e non solo a noi.
Vorrei fare una precisazione sui cosiddetti dissidenti. Sul tema dell’articolo 25, ad esempio, o sui temi ambientalisti, io parlerei più di coerenti che di dissidenti. Noi ci rifacciamo ai principi costituzionali e quindi siamo coerenti sia con gli impegni del Movimento e sia con la Carta Costituzionale. L’ordinamento costituzionale non è un orpello o un fatto estetico.

Lei parla di personalismi. Questo è uno degli elementi che molti critici dei 5 Stelle sollevavano già in campagna elettorale come punto di pericolo politico. Lei ne troverebbe conferma in questa vicenda?

Io non facevo riferimento a personalismi, ma ad attacchi personali. È cosa ben diversa. Intendo dire che vengono fatti attacchi sulla persona e non sul comportamento o sulle scelte di carattere politico.

È un metodo politico un po’ pericoloso questo.

Assolutamente sì. Io sto facendo presente che ci sono arrivati e ci arrivano continuamente attacchi personali. Non dico che vengono dal Movimento, ci mancherebbe altro, però da tutto un entourage, una sorta di nebulosa che non ho ancora capito da dove provenga.

Però da persone vicine al Movimento

Sì, devo dire di sì. C’è quel sito, “silenzi e falsità” – da cui mi sono arrivati attacchi veramente sgradevoli. Sto valutando di tutto e anche come difendere la mia onorabilità.

Se lei avesse conferma che in realtà dai probiviri non è anche stato aperto il fascicolo nei suoi confronti, lei la leggerebbe come una presa di posizione di saggezza nonostante le dichiarazioni via tweet o di poca credibilità dei vertici?

Credo che se non fanno nulla potrebbe essere un gesto di saggezza, perché espellere qualcuno come me, o come qualche altro collega, che ha semplicemente chiesto di discutere di argomenti politici è piuttosto grave. Un partito politico si caratterizza, lo dice l’articolo 49 della Costituzione, per il metodo democratico.
Se non c’è il metodo democratico in un partito, che democrazia possiamo portare nel Paese?

Le sue sono obiezioni alla natura genetica politica del Movimento, non alla linea politica…

No, io mi riferisco all’attuale e specifico comportamento che stanno tenendo i miei confronti. Solo questo.

In questi giorni sta ricevendo più telefonate dai giornalisti, dai vertici del Movimento oppure da politici parlamentari di altri schieramenti che le dicono di salire a bordo con loro?

Direi zero dal Movimento, perché veramente non li ho sentiti. Qualche politico di altri partiti mi ha fatto semplicemente i complimenti, ma nessuno mi chiede di salire a bordo da altre parti perché sto bene dove sto. Per quanto riguarda le telefonate e i messaggi di conforto e vicinanza sono innumerevoli.

Questo patto di governo durerà 5 anni?

Viviamo un po’ giorno per giorno, questo è vero. Non faccio previsioni oltre le europee, però per il momento la maggioranza e salda e rimarrà salda finché il contratto potrà essere considerato un riferimento certo per entrambe le parti. Quando una delle due parti inizierà a stracciare il contratto, ovviamente le cose andranno male.

Gregorio De Falco
Foto dalla pagina FB di Gregorio De Falco https://www.facebook.com/gregoriodefalcom5s/

RIASCOLTA L’INTERVISTA

  • Autore articolo
    Massimo Bacchetta
ARTICOLI CORRELATITutti gli articoli
POTREBBE PIACERTI ANCHETutte le trasmissioni

Approfondimenti

“Siamo fermi a prima della dichiarazione dei diritti umani”

medici senza frontiere

Medici Senza Frontiere denuncia un’emergenza senza precedenti nel campo profughi di Moria, nell’isola di Lesbo, in Grecia, con bambini e adolescenti che ogni settimana cercano di togliersi la vita o compiono gesti di autolesionismo e oltre 9mila persone bloccate indefinitamente a causa delle politiche di contenimento dei richiedenti asilo sulle isole della Grecia.

Gli arrivi non si fermano e lo spazio a disposizione è terminato da tempo. Ad oggi oltre 1500 persone non hanno un riparo, manca il cibo e anche le cure mediche sono limite.

Massimo Bacchetta ha intervistato Alessandro Barberio, psichiatra di Medici Senza Frontiere, impegnato da tempo nel campo profughi di Moria.

Tra i bambini e adolescenti stiamo acquisendo anche casi di autolesionismo e tentativi di suicidio, anche in bambini molto piccoli di 7, 8 o 10 anni.

È un tentativo disperato per andarsene da lì o perché invece è una situazione di disperazione in cui non vedono più alcuna soluzione?

Non c’è una totale consapevolezza, ma c’è solo una violenza inaudita e il rischio di essere aggrediti ogni notte, perchè ci sono comunque degli scontri internamente a Moria, anche molto violenti. Ci sono anche episodi di violenza sessuale, e questo avviene per tanti motivi, anche per il sovraffollamento e le condizioni di vita inaudite. Sono tutto il giorno in uno stato di angoscia perenne o dissociativo, cioè distaccati dalla realtà, e perseguitati dalle voci dei precedenti persecutori e dalle immagini dei persecutori, dei genitori morti o della moglie o del figlio uccisi davanti ai loro occhi.

Da dove arrivano queste persone?

Molti dall’Africa. La maggior parte delle persone che seguo io e che hanno sintomi psicotici, forse per una questione culturale e di appartenenza, hanno questo modo di esprimere il disagio. Più della metà della popolazione nel campo proviene invece dal Medio Oriente – Afghanistan, Siria, Iran, Iraq e quant’altro.

E sono persone che grazie agli accordi internazionali sono bloccate lì da mesi e al momento non hanno prospettiva di andare da nessuna parte.

Praticamente sì.

Life In Moria Refugee CampBecome an asylum seeker in Moria for three minutes and see what life would be like.

Posted by AJ+ on Wednesday, September 12, 2018

Nella sua lunga esperienza di psichiatra, perché dice che non aveva mai visto una situazione così?

Perché è così generalizzata e concentrata nel tempo e nello spazio, è caratterizzata da sintomi molto specifici psichiatrici e psicotici. È relativa a dei traumi orribili. Nella mia pratica lavorativa ho riconosciuto questa sintomatologia perché ne ho esperienza, ma non in questa quantità e qualità di numeri.

Sono sintomi che si sono sviluppati nel loro passato, ma anche nel loro presente nel campo?

Vengono riattivati già durante il primo, secondo o terzo giorno dopo l’arrivo qui a Lesbo. Abbiamo avuto il caso di una coppia, arrivata dopo la fatica del viaggio e stipata in poco spazio in attesa di fare la fila per la prima registrazione, che è lunghissima e d’estate ci sono 40 gradi. Privati del sonno e già con un trauma alle spalle di tortura e violenze sessuali subite reciprocamente uno davanti all’altro, col figlio di 3 mesi ucciso davanti a loro. Alla seconda notte iniziano a delirare e credere fermamente di essere ancora in Congo e di essere inseguiti dai persecutori. Quindi scappano nella campagna perchè vogliono uccidersi a vicenda. Questo è stato il mio primo caso qui, tutti gli altri sono equamente orribili.

E poi succede davvero che si uccidono a vicenda?

La maggior parte delle volte vengono fermati, il campo è piccolo e quasi sempre vengono fermati da chi li vede. Anche lì la polizia può fare poco, le risorse sono limitate e sembra che tutto quanto sia fermo a prima della Dichiarazione universale dei diritti umani.

medici senza frontiere
Foto di Sara Prestianni dal profilo FB di Medici Senza Frontiere Grecia https://www.facebook.com/msf.greece

RIASCOLTA L’INTERVISTA

intervista Alessandro Barberio

  • Autore articolo
    Massimo Bacchetta
ARTICOLI CORRELATITutti gli articoli
POTREBBE PIACERTI ANCHETutte le trasmissioni

Approfondimenti

Laura Boldrini a Radio Popolare

La presidente della Camera dei deputati Laura Boldrini è stata ospite negli studi di Radio Popolare. Abbiamo parlato di quello che è successo a Macerata, che tra l’altro è la sua città natale, e di come sia necessario uno sforzo unitario della politica contro i rigurgiti di neofascismo degli ultimi mesi. Abbiamo parlato della questione dell’immigrazione, con lei che prima di entrare in politica era la portavoce dell’Alto commissariato Onu per i rifugiati, e ora viene attaccata e accusata di aprire la strada a una presunta invasione di immigrati. E ancora del suo impegno contro la violenza sulle donne e, naturalmente, della campagna d’odio scatenata contro di lei in particolare sui social network. Sono delle ultime ore i nuovi fotomontaggi su Facebook che la ritraggono con la testa mozzata. Fotomontaggi che secondo Laura Boldrini hanno un mandante morale, un cattivo maestro che ha un nome e un cognome.

Presidente, cosa vuol dire essere oggetto di minacce?

“C’è una motivazione alla base delle minacce che ricevo. Non giro attorno alle cose: l’impegno che da anni metto nel denunciare l’insorgere di gruppi fascisti, anche sulla rete, con pagine apologetiche e l’apologia è un reato. Poi avere fatto sempre una battaglia per i diritti delle donne. E poi perché mi batto per i diritti di tutti perché una società è più coesa se si garantiscono i diritti.
Tutto questo non viene accettato da uno zoccolo duro di misoginia e cultura retrograda che non accetta che una donna faccia questo. Su di me si scatena una furia di una galassia di estrema destra e di cattivi maestri che si scatenano in tv. Matteo Salvini è uno di questi”.

Matteo Salvini è il mandante morale delle minacce contro di lei?

“Salvini alimenta odio e rabbia contro diversi soggetti sociali e contro di me perché lui ha deciso che io dico che tutti i migranti devono venire in Italia. Non è vero, è l’ennesima fake news, io dico che chi chiede protezione ha diritto di farlo nel rispetto delle procedure e delle norme”.

Come vive personalmente questa situazione?

“Con fermezza e lucidità, capisco i motivi che ci sono dietro, capisco il bisogno portare avanti quella battaglia, non ho paura. Mi spiace per mia figlia, che è una ragazza. Non auguro a nessun figlio di vedere cosa accade alla propria madre, la madre decapitata o oggetto di stupri collettivi. Lei non è contenta ma capisce che è una campagna messa in atto da chi vuole sovvertire i principi di democrazia del nostro Paese e anche della Costituzione che è solidale e inclusiva”.

La accusano di essere la casta.

“E’ il mondo alla rovescia. Per 25 anni ho lavorato nei posti più difficili del pianeta per aiutare le persone. Se poi sono entrata nelle istituzioni io mi onoro di farlo portando dentro i miei valori”.

Non è che ha vinto la destra sull’immigrazione?

“C’è stata una grande strumentalizzazione, anche i media hanno responsabilità, inseguono chi la spara più grossa e dice cose più estreme perché si pensa faccia ascolto. Di Maio disse ‘taxi del mare’ poi si è rimangiato tutto perché agli osservatori internazionali non fa piacere. Quella affermazione significa non soccorrere i migranti in mare. Dovremmo dire mille volte grazie alle Ong e non accettare quella narrazione feroce che ci porta verso il baratro dell’umanità”.

Abbiamo avuto un primo atto terroristico in Italia. La matrice è fascista e razzista.

“Non c’è dubbio”.

Secondo lei, adesso è troppo tardi arginare queste pulsioni xenofobe e fasciste?

“Il veleno si è diffuso quando chi doveva fare argine a questa narrazione non l’ha fatto, ma anche perché il fenomeno migratorio non è stato gestito bene. La legge è ancora la Bossi-Fini che sembra fatta per non essere rispettata. Rimprovero al Pd di non essersi occupato di questo tema a cominciare dalla Bossi-Fini, la legge che non funziona. Salvini si ricordi che se la questione non funziona si deve alla legge loro, la Bossi-Fini. Capisco lo scontento e il senso di paura delle persone, non le biasimo, biasimo chi fomenta questa paura e ha interesse non a gestire il fenomeno ma ha interesse a che nulla sia fatto, altrimenti come potrebbero gestire il consenso?. Mi fa piacere invece che Del Rio abbia parlato contro razzismo e fascismo. Non è troppo tardi”.

Perché non sono andati i politici in ospedale a trovare le vittime?

“Questo lascia capire la trascuratezza, oggi bisogna riaffermare i principi della Costituzione anche con i gesti e le azioni concrete. Io ho parlato con la mamma di Pamela, la ammiro per il coraggio e il senso di responsabilità, mi ha detto ‘non voglio vendetta, fermate chi vuole fare vendetta, voglio solo giustizia’. E’ una grande lezione di civiltà. Ci incontreremo. Penso che i feriti debbano essere attenzionati, sapere come stanno, essere considerati vittima, sono una prova di come una società può perdere la bussola”.

Sul fronte razzismo e fascismo c’è stata una debolezza istituzionale?

“Ci sono due questioni: aver sottovalutato troppo a lungo che nel nostro Paese stavano nascendo queste entità di ispirazione nazifascista. Averlo denunciato ha causato derisione e attacchi. Solo negli ultimi tempi si sta prendendo atto di un problema serio. Nasce da una crisi prolungata nel nostro Paese, oltre il 40 per cento di giovani è senza lavoro, i ragazzi si sono visti senza futuro e questo ha creato rabbia e animosità. Su questo si sono inseriti i cattivi maestri. La condizione di crisi che abbiamo vissuto è alla base di una rabbia che qualcuno ha sfruttato a proprio vantaggio. Dobbiamo prendere atto tutti del problema e fare un corpo comune. Alzare la voce. Mi fa orrore quando il M5S dice che bisogna abbassare la voce, non parlare. Assolutamente il contrario. Ci deve esser un fronte democratico repubblicano contro la violenza. Unire le forze e mobilitarsi. Milano potrebbe essere la città ideale dopo la manifestazione del 20 maggio per affermare i principi della Costituzione e dire no a odio e razzismo”.

Secondo lei è inevitabile che ci siano le larghe intese dopo le elezioni del 4 marzo?

“Quando si fanno grandi coalizioni mettendo insieme partiti che non dovrebbero stare insieme si alimenta la sfiducia nei cittadini. Se si mettono insieme partiti agli opposti il cittadino non lo tollererà. Le grandi intese sono state un motivo aggiuntivo di delusione dell’elettorato di sinistra”.

***

Ascolta qui l’intervista integrale andata in onda nella trasmissione “Zona Mista”

  • Autore articolo
    Massimo Bacchetta
ARTICOLI CORRELATITutti gli articoli
POTREBBE PIACERTI ANCHETutte le trasmissioni

Approfondimenti

Sala: “Milano città aperta, solidale e competitiva”

“La Milano competitiva e la Milano solidale devono viaggiare assieme”.

Giuseppe Sala lo definisce il suo “mantra”.

A pochi giorni dal 20 maggio e dalla manifestazione “Insieme senza muri”, il sindaco di Milano è negli studi di Radio Popolare. A spiegare la sua adesione a un’iniziativa convocata nel nome dell’accoglienza e della solidarietà.

Un’ora di confronto con gli ascoltatori, dai risultati non scontati. Ci sono i “benaltristi”, che alla parola solidarietà preferiscono la parola sicurezza, e quelli che invece chiederebbero al Comune posizioni forti ed esplicite contro le recenti leggi Minniti.

“Da politico di sinistra io dico che Milano prospera soltanto se è una città aperta al mondo, in tutte le sue parti” spiega Sala. “Essere aperti dà dei vantaggi e a volte certamente può aver dei prezzi, ma noi dobbiamo pagarli perché ci torneranno indietro positivamente in futuro. Essere capaci di integrare significa non soltanto accogliere – cosa che facciamo – ma anche trovare e creare le condizioni per integrare. Io ci credo”.

Lei vede Milano come un’avanguardia nell’idea di città “aperta”?

“Assolutamente sì, lo dico senza alcun timore. La vedo all’avanguardia nello sviluppo economico ma anche in questa idea di apertura. Da sindaco che vive la contemporaneità prendo atto che il mondo è questo e resterà questo per molti anni: cerco di affrontare i problemi, senza girarmi dall’altra parte”.

Il sindaco è reduce da un incontro con il ministro dell’Interno Minniti, chiesto proprio da Sala all’indomani dell’operazione di polizia del 2 maggio in stazione Centrale, ordinata dalla Questura nel nome della sicurezza e del controllo degli stranieri. Un’operazione accolta subito dal Comune con disappunto per non essere stato avvertito e con perplessità sull’utilità di un blitz di quel tipo.

“All’incontro di ieri ho voluto che ci fossero tutti: ministro, prefetto, questore, Comune e Regione. Ho spiegato che a Milano stiamo cercando con uno sforzo quotidiano di mantenere un equilibrio delicato tra competizione e solidarietà e che non si possono fare strappi. Piaccia o non piaccia la città sta funzionando, proprio in virtù di questo equilibrio. Nessuno nega la necessità di sicurezza o che la stazione Centrale sia un luogo delicato, ma ci sono modi e modi. La sicurezza riguarda tutti: prefettura, questura e Comune devono lavorare insieme, ma per farlo non si può non tenere conto della nostra impostazione politica. Abbiamo vinto le elezioni sulla base di un certo programma e di una certa impostazione, per cui adesso si deve fare così. Tra quattro anni, se vincerà qualcun altro, potrà avere un’impostazione diversa. Ora no”.

La distanza rispetto alle campagne securitarie chieste da alcuni e assecondate da altri è evidente nei fatti, anche se non sempre viene esplicitata. Così come la lontananza dalla distinzione, recentemente fatta dal ministro Minniti, tra profughi di guerra e migranti economici da cui discenderebbero possibili gradi diversi di tutela. “Penso abbia diritto non soltanto chi scappa direttamente da una guerra – spiega Sala – ma anche chi scappa dalla miseria causata da guerre ormai finite. Negli ultimi due anni a Milano è cambiata radicalmente la mappa degli arrivi: prima magari erano siriani ora sono eritrei, cambia qualcosa? In realtà è sempre qualcuno che scappa da qualcosa che si chiama guerra oggi, o guerra per mangiare, o guerra passata. La generalizzazione tra ‘guerra si/guerra no’ è un po’ poco. Le regole ci devono essere, chiaramente, però dobbiamo anche ragionare sui motivi che spingono queste persone qui da noi”.

Sull’altro fronte, alcuni ascoltatori vorrebbero dal sindaco parole esplicite contro le recenti leggi Minniti sulla sicurezza e sull’accoglienza, qualcuno addirittura una dichiarazione di indisponibilità ad applicarle. Anche in questo caso, Sala prova a proporre la sua visione.

“La questione non si risolve con una semplice dichiarazione”, spiega il sindaco di Milano. “Un sindaco non lavora per abbattere delle leggi, lavora per cambiarle. Io voglio spiegare a Minniti che ci sono delle ragioni per le quali si può fare diversamente e di più. Se qualcuno si aspetta da me il rifiuto di una legge dello Stato, ovviamente non succederà. Se qualcuno invece si aspetta che io porti avanti, ogni giorno e faticosamente, l’idea di una città che può essere leader in un Paese ma anche nella solidarietà e che offre un terreno fertile per l’integrazione dimostrando che l’integrazione può funzionare, questa è un’altra cosa”.

Alla manifestazione del 20 maggio parteciperà con la fascia di sindaco?

“Non credo. Non è una manifestazione del Comune, invito tutti a partecipare e voglio partecipare da cittadino. Non è mancanza di rispetto ma vorrei essere libero, me stesso: sono Beppe Sala, mi muovo a testa alta e cerco di essere quello che sono. Quindi interverrò senza fascia”.

Ascolta la trasmissione e l’intervista integrale a Sala

zonamista_1_11_05_2017

  • Autore articolo
    Massimo Bacchetta
ARTICOLI CORRELATITutti gli articoli
POTREBBE PIACERTI ANCHETutte le trasmissioni

Approfondimenti

“Accuse alle Ong? Speculazione politica”

Le navi delle Ong sono “taxi del mare”, le Ong sono delle organizzazioni di affaristi, sono colluse o, peggio ancora, sono corresponsabili del traffico di esseri umani. È un tam tam che va avanti da settimane e che ha un possibile effetto: quello di spostare il centro della questione dalla tragedia dei migranti, dalle politiche che vengono fatte o non fatte, alla messa sotto accusa di chi soccorre i migranti.

Una delle persone che per prime, quando sono cominciate a uscire queste ipotetiche notizie, ha fatto sentire la sua voce molto chiara dalle pagine del manifesto è il sociologo Alessandro Dal Lago, che è stato ospite del Microfono Aperto di Radio Popolare.

Che evidenze ci sono su quello che sta succedendo in Italia attorno a questo tema?

“La mia impressione è che si tratti di una campagna – non so in che misura orchestrata o programmata – che ha preso avvio da Frontex, l’agenzia europea dei doganieri, fondamentalmente, dato che si occupa del controllo delle frontiere sia terrestri che marine. Tanto per fare un esempio, a dimostrazione del fatto che la cosa parte molto da lontano, due anni fa uno dei responsabili – un ex commissario di polizia di Monaco – fece un attacco violentissimo al governo italiano dicendo: ‘Gli italiani salvano troppi migranti in mare e in questo modo incentivano gli arrivi’. Questo per dire il livello intellettuale e morale della questione.

Poi questa cosa è stata ripresa, per una sorta di affinità elettiva, dai media berlusconiani, per esempio “Striscia la notizia”, e da esponenti di Forza Italia, come Romani e Ravetto, fino ad arrivare a Beppe Grillo. Io ho sempre sostenuto che il Movimento cinque stelle sulla questione migranti sfiorasse il razzismo, adesso mi pare che la questione sia palese.

Il punto qual è? Che non c’è una prova. Tutto si basa sul fatto che le navi delle varie Ong – Sos Méditerranée, Moas, Medici senza frontiere ecc – salvino i migranti in uno spazio definito ‘appena fuori dalle acque libiche’, il che mi sembra del tutto ovvio. Tra l’altro, nessuna nave si può muovere senza l’autorizzazione del ministero dei Trasporti, e infatti nessuna forza armata italiana che opera in mare ha mosso un attacco, anzi sono loro stesse oggetto di critiche.

Che cosa dedurre da tutto questo? Secondo me che c’è in atto una fortissima speculazione politica, legata in sostanza al timore che i partiti di destra sfruttino questa cosa per farsi propaganda. Poi gli altri partiti di destra si sono accodati; poi ci si è messo il procuratore di Catania Zuccaro, che ha aperto un’indagine conoscitiva, e continua a sostenere di avere le prove, ma le prove non vengono fuori mai. Mi sembra che in tutto questo ci sia un forte sospetto di strumentalizzazione politica”.

In effetti, sono argomentazioni che, se vengono fatte montare, poi mettono la pulce nell’orecchio e trovano un clima, un’atmosfera, anche culturale, prontissimi ad accoglierle…

“Assolutamente sì, una parte consistente dell’opinione pubblica, non so se maggioritaria, ma temo di sì, non chiede altro che farsi confermare in tutto questo. Io vorrei capovolgere il discorso. Facciamo un’ipotesi: l’anno scorso sono sbarcate principalmente in Italia circa 300mila persone che vengono dall’Africa o da alcuni Paesi asiatici. Supponiamo che il governo creda a questa campagna e decida il ritiro delle navi delle Ong. Succederebbe che il numero degli annegati aumenterebbe in modo esponenziale, perché se qualcuno pensa che gli scafisti rinuncino al loro mestiere, perché non ci sono le navi delle Ong, si illude. Quindi, si mettono sui piatti della bilancia due cose: da una parte, la protezione delle vite, che è l’interesse principale delle Ong – che fanno quello che dovrebbe fare l’Europa – e dall’altra tutto il discorso sul controllo delle migrazioni. E poi bisogna scegliere da che parte stare. Il discorso del cittadino che è terrorizzato dalle migrazioni ma si tappa gli occhi di fronte agli annegamenti, secondo me, è la cosa più ipocrita. Questa campagna che è stata lanciata e su cui si sono buttati come avvoltoi tutti questi politici di seconda fila, fondamentalmente è un modo per chiudersi gli occhi e per dire ‘non vogliamo più saperne’”.

Ascolta qui l’intervista integrale ad Alessandro Dal Lago

alessandro dal lago

  • Autore articolo
    Massimo Bacchetta
ARTICOLI CORRELATITutti gli articoli
POTREBBE PIACERTI ANCHETutte le trasmissioni

Approfondimenti

La superbomba di Trump “il coreano”

“La superbomba? Marketing bellico, dagli esiti incerti”.

Luigi Bonanate, docente di Relazioni Internazionali all’Università di Torino, commenta così l’ultima mossa di Donald Trump, aggiungendo: “Sembra più una mossa nordcoreana che una mossa di tradizione occidentale”.

Ospite della trasmissione Zona Mista, Bonanate risponde ad alcune domande sul significato e le incognite di ciò che lo scenario internazionale sta offrendo in queste ore.

Propone alcune interpretazioni su alcune delle questioni centrali: la Siria, la Corea del Nord, l’assenza dell’Europa, il futuro possibile da qui a sei mesi. Parla del “dilettantismo delle grandi potenze”, descrive l’immagine inedita di un tripolarismo mondiale – Usa, Russia, Cina – che si confronta con tempi ed esiti difficili da immaginare: conflitto totale o “fiammata” di assestamento verso nuovi equilibri. “Siamo di fronte a un’escalation più rapida del previsto ed è difficile dire quali esiti avrà”.

Professor Bonanate, qual è secondo lei il significato della “super-bomba” sganciata nelle ultime ore dall’Amministrazione americana?

bonanate 1

Perchè, secondo lei, è stata sganciata proprio in Afghanistan?

bonanate 2

Siamo di fronte a un’escalation? Con quale velocità e con quali esiti possibili?

bonanate 3

La questione siriana porta con sé i problemi tra Usa e Russia, quello con la Corea del Nord sembra invece un confronto isolato. Oppure è in grado di aggregare altri problemi e altri attori?

bonanate 4

In queste ore gli unici attori in campo sembrano essere Stati Uniti, Russia e Cina. Più ancora delle altre volte. Tutti gli altri sembrano completamente assenti, a partire dall’Europa.

bonanate 5

Da qui a sei mesi che situazione vede: uguale o differente?

bonanate 6

  • Autore articolo
    Massimo Bacchetta
ARTICOLI CORRELATITutti gli articoli
POTREBBE PIACERTI ANCHETutte le trasmissioni

Approfondimenti

No a plebisciti sulla costituzione

Vasco Erran è uno dei cosiddetti pontieri del referendum. L’ex presidente della Regione Emilia Romagna cerca di trovare uno spazio di dialogo tra il fronte del Sì e quello del No all’interno del Pd.

Con lui parftiamo dall’invito a un confronto pubblico fatto da Matteo Renzi a Carlo Smuraglia, presidente dell’Anpi.

“E’ un passo nella direzione giusta, un passo utile a svelenire la discussione tra il Sì e il No, perché sulla Costituzione dobbiamo evitare plebisciti, costruire una discussione vera e riconoscere le ragioni del No”.

Il presidente dell’Anpi Smuraglia ha detto: “Non basta un invito”. E’ segno che si è già andati troppo oltre?

“Non conosco le dichiarazioni di Smuraglia, ma penso che dobbiamo prima di tutto recuperare un rapporto con l’Anpi. Ho detto, qualche giorno fa, che bisogna stare attenti alle parole, alle dichiarazioni, perché rischiano di produrre delle rotture profonde che vanno in tutti i modi evitate. Quindi, si cominci questo lavoro di riconoscimento, di confronto serio. Io penso che sarà utile”.

Lei trova che la spersonalizzazione che Renzi ha introdotto recentemente sia un segno di saggezza, di furbizia? Ha in qualche modo riconosciuto l’errore di aver personalizzato troppo il referendum costituzionale?

“Sì, io penso che ‘l’uno contro tutti’ sia sempre un errore, e lo è ancora di più sulla Costituzione. Quindi questo è un passo – diciamo così – ma a questo passo deve corrispondere anche una qualità del confronto. Io ho posto una questione: il rapporto tra riforma costituzionale e legge elettorale non è equilibrato. Bisogna cambiare l’Italicum, perché l’Italicum è pensato sostanzialmente su due poli. Invece ormai abbiamo tre poli e la legge elettorale così concepita è un elemento che non dà qualità alla rappresentanza. Dopo il 4 ottobre ci sarà la sentenza della Corte costituzionale, ma è importante che il Pd assuma una iniziativa politica per modificare l’Italicum. Questo sarebbe un altro segnale importante per recuperare una situazione difficile, quella nella quale ci troviamo”.

A questo punto le chiedo una previsione su come andrà a finire: secondo lei ci saranno queste modifiche all’Italicum?

“Ci debbono essere, per dare un equilibrio al sistema istituzionale della rappresentanza. Per questo auspico, e chiedo, che il Pd assuma una iniziativa rapidamente. Moltissimi sostenitori del No pongono questo problema. Non rispondere, per me, sarebbe un errore incomprensibile”.

Parlare delle elezioni nel 2018 – e quindi togliere l’elemento plebiscitario che invece Renzi ha cavalcato per molti mesi – è una questione che paradossalmente può condizionare il risultato referendario da un punto di vista del merito del quesito?

“Favorisce la qualità del confronto e, visto che parliamo di Cosituzione, questo è un elemento fondamentale. La Costituzione deve essere un quadro di riferimento in cui ci riconosciamo come cittadini italiani, al di là di come la pensiamo. Bisogna stare molto attenti. Un’idea seria delle istituzioni richiede il coraggio di un salto di qualità in alto che è fondamentale”.

A proposito però di fare una discussione nel merito, non condizionata da altri elementi: l’incontro di Ventotene tra Renzi, Hollande e Merkel ha evidenziato il livello di sofferenza raggiunto dall’Unione europea. Non c’è il rischio che l’elemento dell’instabilità italiana nel quadro europeo si imponga nella scelta tra Sì e No al referendum?

“L’Europa deve essere profondamente rinnovata, riformata. Dobbiamo uscire dalle logiche dell’austerità, affrontare con una qualità diversa la questione dell’immigrazione e quella dei rifugiati, dare una dimensione politica e sociale all’Europa. Detto questo, voglio essere chiaro su questo punto: è il popolo italiano che decide sulla Costituzione italiana, non i giornali internazionali. L’Italia è un Paese forte e stabile”.

E se fossero i fautori del Sì ad alimentare la dimensione europea per garantire la stabilità, lei cose penserebbe, che è un altro sbaglio come la personalizzazione?

“Renzi ha giustamente detto tante volte: ‘Siamo un Paese forte, non siamo più gli scolaretti che devono prenderi i voti dagli altri Paesi’. Ed è bene che lo diciamo tutti, perché riguarda l’autonomia dell’Italia”.

Come vede però in questo momento la posizione italiana all’interno della dimensione europea. Il vertice di Ventotene ha messo in luce anche i punti di debolezza dell’Europa…

“Io credo che l’Italia stia facendo un’azione importante per uscire dalle politiche che hanno dominato l’Europa in questi ultimi anni e che si sono dimostrate fallimentari. Bisogna essere sempre più determinati in questa azione. E io penso che il Pd debba aprire un confronto serrato dentro il Partito socialista europeo, perché così non è all’altezza della sfida che abbiamo di fronte e del progetto di rilancio e di ricostruzione di un’idea di Europa. Poi bisogna anche affrontare le grandi questioni sociali del nostro Paese: le politiche industriali, per esempio. Poi non capisco cosa intenda Renzi quando dice che la minoranza del Pd non vuole ridurre le tasse. Questa è una battuta. Bisogna però avere ben presente che c’è un principio costituzionale, per noi irrinunciabile, che è quello della progressività: chi più ha più paghi. Bisogna rilanciare il welfare. Se non rispondiamo alla questione sociale, si rischia di andare in una direzione sbagliata – ce lo ha detto il risultato delle amministrative”.

Insomma, si capirà nella legge di stabilità se ci saranno queste risposte…

“E’ un grande appuntamento”.

 

  • Autore articolo
    Massimo Bacchetta
ARTICOLI CORRELATITutti gli articoli
POTREBBE PIACERTI ANCHETutte le trasmissioni

Approfondimenti

“L’Europa di fronte alle sue paure”

Otto ore. Dall’allarme per l’ipotesi di un atto di terrorismo jhiadista fino alla versione del gesto individuale, poi descritta come “follia omicida”, senza altri obiettivi. Otto ore, trascorse dal momento dei primi spari al centro commerciale fino alla conferenza stampa notturna della polizia tedesca.

A Monaco di Baviera si è vista una rappresentazione chiara di quello che il contesto internazionale e la sequenza recente di attentati in Europa, possono determinare: in termine di pratiche, di allarme, di reazione.

Episodi di panico e allarmi ripetuti, un’imponente operazione di sicurezza che per ore ha sigillato una grande città con un coprifuoco da vera guerra, un sistema di informazioni molto controllato.

Segni di una reazione sbagliata o di un nervo scoperto reale con cui è necessario fare i conti?

Ne abbiamo parlato Luigi Bonanate docente di relazioni internazionali all’università di Torino. Gli abbiamo chiesto se, a suo parere, quel che è successo a Monaco possa, o debba, insegnare qualcosa.

bonanate

Ascolta l’intervista di Massimo Bacchetta

Luigi Bonanate

  • Autore articolo
    Massimo Bacchetta
ARTICOLI CORRELATITutti gli articoli
POTREBBE PIACERTI ANCHETutte le trasmissioni

Approfondimenti

Case popolari, cose di Giunta

Si chiama Legge n. 273.

Si tratta della nuova normativa che la giunta regionale lombarda e il suo presidente, Roberto Maroni, puntano a far approvare, tra mille contestazioni dell’opposizione, in tema di gestione delle case popolari.

Un testo già approvato in Commissione, che ora affronta l’aula per il voto finale.

La filosofia di fondo è: portare pressochè tutta la materia sotto l’ala della Giunta, togliendola di fatto alla competenza del Consiglio Regionale.

Quella delle case popolari è una questione calda. Caldissima, come ha dimostrato la recente campagna elettorale a Milano.

La novità regionale è una legge-quadro, che lascia una discrezionalità davvero molto ampia all’esecutivo lombardo su alcune materie delicate – modalità di ingresso dei privati, stanziamento di fondi per la gestione e manutenzione, vendita del patrimonio edilizio pubblico – e restringe di fatto alcuni criteri previsti per l’accesso alla casa: dalle quote riservate alle fasce più deboli, agli anni di residenza necessaria per fare domanda.

A leggere il testo del norma, il quadro che ne emerge è quello descritto brevemente da Silvia Giacomini durante la puntata di Localmente mosso.

Ascolta Silvia Giacomini

Silvia Giacomini

 

“Questa è una brutta norma, che non risolve i problemi” commenta a Localmente mosso Umberto Ambrosoli, rappresentante del Patto Civico in Regione, durante una lunga conversazione che tocca più temi, dalla legge in discussione ai rapporti tra Regione e Comune in tema di case popolari.

Ascolta Umberto Ambrosoli

Umberto Ambrosoli

  • Autore articolo
    Massimo Bacchetta
ARTICOLI CORRELATITutti gli articoli
POTREBBE PIACERTI ANCHETutte le trasmissioni

Approfondimenti

Sala e il “modello Londra”

Un “modello Londra” per Milano.

In campagna elettorale Giuseppe Sala ha evocato più volte questa immagine, per descrivere la città a cui pensa.

Uno slogan immediato ed efficace, che a questo punto è però necessario guardare più nel dettaglio per capire ciò che potrebbe, davvero, accadere nei prossimi anni al capoluogo lombardo.

Londra è l’emblema della città internazionale, cosmopolita e multiculturale a cui il neo-sindaco di Milano sostiene di ispirarsi. Una città dalla forza “attrattiva” evidente e sotto gli occhi di tutti – in termini di soldi, di affari, di investimenti, di persone – e contemporaneamente dalle contraddizioni e dai punti nevralgici altrettanto evidenti: la spirale a crescere dei prezzi e del costo della vita, la polarizzazione sociale, i processi di espulsione delle fasce popolari dalle zone centrali.

La chiamano gentrificazione. E’ l’effetto “indesiderato” dell’appeal di una città ricca in cui gli investimenti agiscono da volano autonomo. La spinta a crescere che alimenta anche la spinta a espellere, e viceversa: due forze diverse, da controllare in un “effetto pendolo” che solo la politica può provare a gestire.

Una gestione, tuttavia, dai risultati per nulla non garantiti se si guarda agli ultimi anni.

Il costo delle case alle stelle e una crisi abitativa allarmante sono l’eredità più pesante lasciata dall’ex sindaco convervatore Boris Jonhson, l’aggressivo astro nascente del suo partito sostituito non a caso da un sindaco laburista come Sadiq Khan, la cui recente vittoria può essere interpretata principalmente così: aver capito che il livello di guardia era stato ampiamente superato, che la Londra internazionale stava strozzando quella popolare, e aver dichiarato di voler invertire la tendenza e governare il processo.

Del “modello Londra” e della sua trasferibilità a Milano, la trasmissione Localmente mosso ha parlato con due ospiti qualificati: il professor Alessandro Balducci, ordinario di Pianificazione e Politiche Urbane al Politecnico, e l’architetto Stefano Boeri. Entrambi con un’esperienza di peso nella giunta Pisapia: Balducci ne è stato l’ultimo assessore all’Urbanistica e Boeri il primo assessore alla Cultura.

Ascolta la conversazione con Alessandro Balducci

Intervista a Alessandro Balducci

Ascolta la conversazione con Stefano Boeri

intervista a Stefano Boeri

  • Autore articolo
    Massimo Bacchetta
ARTICOLI CORRELATITutti gli articoli
POTREBBE PIACERTI ANCHETutte le trasmissioni

Adesso in diretta

Ultimo giornale Radio

Ultima Rassegna stampa

Ultimo Metroregione

  • PlayStop

    Metroregione di ven 04/12/20 delle 19:50

    Metroregione di ven 04/12/20 delle 19:50

    Rassegna Stampa - 12/04/2020

Ultimi Podcasts

  • PlayStop

    Mash-Up di sab 05/12/20

    Mash-Up di sab 05/12/20

    Mash-Up - 12/05/2020

  • PlayStop

    Doppia Acca di ven 04/12/20

    Doppia Acca di ven 04/12/20

    Doppia Acca - 12/05/2020

  • PlayStop

    A casa con voi di ven 04/12/20

    A casa con voi di ven 04/12/20

    A casa con voi - 12/04/2020

  • PlayStop

    Esteri di ven 04/12/20

    Esteri di ven 04/12/20

    Esteri - 12/04/2020

  • PlayStop

    Ora di punta di ven 04/12/20

    Ora di punta di ven 04/12/20

    Ora di punta – I fatti del giorno - 12/04/2020

  • PlayStop

    Follow Friday - La grande fuga

    lunga rassegna dei trending topic, tra cui spicca la sgridata di Augias a Salvini. Pip pop challenge estesa sulle più…

    Follow Friday - 12/04/2020

  • PlayStop

    Far rinascere i PC

    Pelligra, via Alessi 15, computer, tecnici, volontari, associazioni..covidnebici, paola, giorgia, silvia gottardi, Linda ronzoni, Andrea Bellati, Scienziatissimo, pesci pagliaccio

    1D2 - 12/04/2020

  • PlayStop

    Jack di ven 04/12/20

    Jack di ven 04/12/20

    Jack - 12/04/2020

  • PlayStop

    Stay Human di ven 04/12/20

    Stay Human di ven 04/12/20

    Stay human - 12/04/2020

  • PlayStop

    Memos di ven 04/12/20

    Covid-19, tra vaccini e cause profonde. Utilizzare i primi, senza rimuovere le seconde. L’arrivo più o meno certificato dei primi…

    Memos - 12/04/2020

  • PlayStop

    Massimo Filippi ed Enrico Bonacelli, Divenire invertebrato

    MASSIMO FILIPPI ED ENRICO BONACELLI - DIVENIRE INVERTEBRATO - presentato da CECILIA DI LIETO

    Note dell’autore - 12/04/2020

  • PlayStop

    Cult di ven 04/12/20

    Cult di ven 04/12/20

    Cult - 12/04/2020

  • PlayStop

    C'e' Luce di ven 04/12/20

    Agnese Bertello, facilitatrice, esperta di progettazione partecipata, dibattito pubblico e processi deliberativi, ci spiega come lavora la convenzione dei cittadini…

    C’è luce - 12/04/2020

  • PlayStop

    Prisma di ven 04/12/20

    Prisma di ven 04/12/20

    Prisma - 12/04/2020

  • PlayStop

    Il Giorno Delle Locuste di ven 04/12/20

    Il Giorno Delle Locuste di ven 04/12/20

    Il giorno delle locuste - 12/04/2020

  • PlayStop

    Il demone del tardi - copertina di ven 04/12/20

    Il demone del tardi - copertina di ven 04/12/20

    Il demone del tardi - 12/04/2020

Adesso in diretta