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Attacco a Westminster, Theresa May:”Non ci arrendiamo”

Aggiornamento delle 08:00

Le indagini sono continuate per tutta la notte, e le forze di polizia hanno effettuato una operazione, con la perquisizione di un appartamento, a Birmingham, dove secondo alcune fonti l’attentatore avrebbe preso in affitto la macchina che ha poi guidato contro la folla.

Scotland Yard segue la pista del terrorismo internazionale anche se per adesso non ha confermato l’identita’ dell’attentatore ne’ possibili legami con lo Stato Islamico.

Alcuni cordoni di polizia a Londra sono stati sollevati, ma anche oggi il dispiegamento di forze dell’ordine si prevede ingente.

Oggi riprenderanno le sedute del Parlamento e della camera dei Lord, segnale che la societa’ civile e il mondo politico vogliono tornare alla normalita.

Theresa May parlerà alla camera dei comuni nel pomeriggio e in base alle indicazioni della Polizia, darà maggiori indicazioni sul piano anti-terrorismo che si svilupperà nei prossimi giorni.

Aggiornamento delle 07:00

Non ci arrenderemo davanti al terrorismo“. La premier britannica Theresa May incita i londinesi e i cittadini stranieri a non lasciarsi vincere dalla paura. “Non è un caso che sia stato scelto il Partlamento per questo attacco”, afferma May che continua ricordando come questo luogo sia il simbolo dei valori occidentali. “Ma noi andremo avanti tutti insieme. Lasciatemelo dire chiaramente: ogni tentativo di abbattere i nostri valori attraverso la violenza e il terrore sono destinati a fallire”, afferma May.

Aggiornamento delle 19:00

Sono quattro le vittime confermate da Scotland Yard. Uno di sicuro è l’attentatore, che secondo la polizia avrebbe agito da solo. Tra le vittime c’è anche un poliziotto, che è stato accoltellato, e altre due persone.

 Ci sono anche circa venti feriti, le cui condizioni per adesso non si conoscono. Sappiamo anche di parecchie persone che sono state salvate, una donna è stata recuperata dal Tamigi.
I parlamentari e le altre persone che si trovavano a Westminster sono rimaste chiuse per circa due ore, e poi in piccoli gruppi fatte uscire verso le 17. Anche la ruota panoramica London Eye si è fermata con parecchie persone a bordo.

L’area del parlamento rimane ancora chiusa, e la polizia sta pattugliando una scena del crimine che è molto vasta.

 Le ricerche di un ordigno sono ancora in corso, mentre il Governo May non ha ancora rilasciato alcuna dichiarazione. E’ in corso una riunione straordinaria del consiglio di sicurezza.

Aggiornamento delle 18.00

Ancora nessuna risposta ufficiale da parte del governo britannico per l’attacco avvenuto fuori dal parlamento di Londra, ma la polizia della città ha fatto sapere che sta investigando su “un incidente di natura terroristica”, anche se i motivi dell’attacco rimangano ancora sconosciuti.

La ricostruzione della dinamica resta confusa: poco dopo le 14.30 ora locale (le 15.30 in Italia) un’automobile ha investito alcuni passanti lungo il Westminster Bridge e si è poi schiantata contro la recinzione del palazzo di Westminster; un uomo armato di coltello è riuscito a ferire un poliziotto, prima di essere colpito da altri agenti. Non è chiaro se l’assalitore sia stato ferito o ucciso.

La polizia ha confermato anche che tra le vittime ci sono agenti di polizia, e ha lanciato un appello ai cittadini di evitare la zona di Westminster e Victoria station. Un medico dell’ospedale St. Thomas ha confermato la morte di una donna.

Per la polizia della capitale l’incidente non è ancora concluso e questo conferma il fatto che l’intera area attorno al parlamento britannico è al momento bloccata al traffico. Si tratta di una operazione di polizia senza precedenti a Londra, e la memoria va ovviamente all’attacco terroristico del 2005.

La seduta del parlamento è stata sospesa immediatamente, molti parlamentari, dipendenti e giornalisti sono rimasti isolati all’interno dell’edificio mentre la premier Theresa May ha lasciato Westminster poco dopo l’incidente per raggiungere la sua residenza al numero 10 di Downing street insieme ad altri ministri. Anche a Cardiff e Edimburgo sono stati sospesi i lavori parlamentari.

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    Daniele Fisichella
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Trump-UK: cambierà la relazione speciale?

L’elezione di Donald Trump, oltre che sorprendere il mondo politico e mediatico britannico, ha rilanciato il tema della special relationship tra gli Stati Uniti e la madrepatria.

Regno Unito e Usa si erano lasciati con le dichiarazioni di Obama prima della Brexit. “Se uscite dall’Europa per noi sarete in fondo alla fila”, aveva dichiarato il presidente americano uscente in visita a Londra prima del referendum.

Trump però ha già fatto sapere che non terrà conto del monito di Obama; per il presidente eletto i rapporti con Londra rimangono sempre e comunque “speciali”.

La premier Theresa May, che venerdì sarà a Berlino per incontrare non solo Obama, ma anche Renzi, Merkel e Hollande, deve valutatre se, per l’interesse del Regno Unito, conviene allinearsi con gli altri Stati europei rispetto alla politica americana, o se sarà meglio portare avanti negoziati separati con Washington. Il tutto nell’ottica di una possibile uscita dal mercato unico post Brexit.

Il governo May ha già preso atto, con disappunto, che chi sembra avere più voce in capitolo in questo momento con Donald Trump è Nigel Farage. L’ex leader dello UKIP ha sostenuto Trump in campagna elettorale e ha già incontrato il presidente eletto, ben prima che questi abbia rivolto la canonica telefonata di cortesia a Theresa May.

E’ noto quanto Trump stimi Farage, non ha caso ha definito la vittoria “una Brexit al cubo”, e tra le nomine del suo nuovo governo ci potrebbe essere addirittura un posto per Farage, uscito di scena a luglio dalla politica britannica, in qualità di ministro per i Rapporti con l’Europa.

Dal punto di vista diplomatico però, i rapporti tra UK e Russia potrebbero incrinarsi qualora Trump tentasse un’alleanza con il Cremlino. Già da alcuni mesi il governo di Londra accusa la Russia di perpetrare crimini di guerra con in bombardamenti in Siria, condannando anche l’azione di Assad.

In generale l’atteggiamento di ostilità iniziale dei britannici nei confronti di Trump si è molto ammorbidito. Qualche mese fa il parlamento arrivò persino a discutere una petizione popolare per inibire l’ingresso a Trump nel Regno Unito e Boris Johnson, quando era ancora sindaco di Londra, dichiarò più volte che Trump non fosse adatto a ricoprire il ruolo di presidente.

Nella Gran Bretagna post Brexit anche il fattore Trump e il voto di protesta non possono più essere snobbati. Non a caso il sentimento popolare anti sistema ha portato il partito nazionale scozzese (SNP) a vincere le lezioni per due volte consecutive, e non è escluso che la Scozia possa presto avere un secondo referendum per l’indipendenza.

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    Daniele Fisichella
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Brexit, Scozia e Nord Irlanda non ci stanno

Era il primo incontro dal 2014 tra i capi di governo delle quattro nazioni che compongono il Regno Unito, un incontro ha confermato che la premier scozzese Nicola Sturgeon (nella foto) rappresenta il maggiore ostacolo ai piani di Brexit di Theresa May.

Sturgeon ha infatti ripetuto che che l’ipotesi di un secondo referendum sull’indipendenza “non è un bluff”. Forte del 62 per cento di voti a favore della permanenza in Europa in Scozia lo scorso giugno, la leader del partito nazionalista (SNP) è pronta a invocare un secondo referendum di indipendenza qualora la volontà degli scozzesi non venisse tenuta in conto dal governo di Londra.

Il vertice ha anche confermato che sia il Nord Irlanda sia il Galles vogliono che i loro rispettivi parlamenti siano ufficialmente chiamati a votare gli accordi che Theresa May e il ministro per la Brexit, David Davis, cercheranno di trovare con Bruxelles nei prossimi mesi.

Theresa May rischia quindi di dover giocare quasi una doppia partita – esterna con l’Ue e interna con le nazioni del Regno.

Questo comporterebbe un allungamento dei tempi dei negoziati interni e il tradimento dell promessa fatta circa un mese fa dalla stessa May di avviare l’iter della Brexit entro marzo 2017.

La premier britannica rischia soprattutto di spaccare ancora di più il Paese: perdendo consensi tanto in Scozia, dove l’SNP già governa da due legislature, ma sopratutto in Irlanda del Nord, nazione che teme che con l’uscita dall’Europa si possano riaprire vecchie ferite con la vicina Republica di Irlanda, con l’ulteriore spesa per instaurare i controlli alla frontiera che potrebbero mettere in ginocchio l’economia locale, già di per sé fragile.

In Scozia, l’SNP di Nicola Sturgeon non ha la maggioranza assoluta in parlamento, e quindi per convocare il referendum dovrebbe ricorrere ai voti dell’opposizione.

In Nord Irlanda invece la separazione per adesso non è una ipotesi concreta, anche se una eventuale crisi economica, causata dalla Brexit, potrebbe far rinascere antichi nazionalismi e alimentare le tensioni.

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    Daniele Fisichella
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Corbyn rieletto alla guida dei Laburisti

Non c’e’ stato l’effetto sorpresa dell’anno scorso, Jeremy Corbyn, a larga maggioranza ( grazie al voto del 62% della base) e’ stato nuovamente eletto leader del partito Laburista

A decidere le primarie tra Corbyn e Owen Smith sono stati i voti dei tanti fedelissimi “corbyniani”, avvicinatisi al partito laburista britannico, un anno fa, per votare il nuovo leader.

La stessa base di elettori che ha voluto premiare Corbyn per aver continuato a fare politica fuori dalle logiche di palazzo, nonostante il rischio di spaccare ancora di piu’ il partito.

Non a caso proprio nel giorno della vittoria di Corbyn, un sondaggio commissionato dall’Indipendent mostra che la classe lavoratrice, dopo aver votato per la Brexti adesso ha scarsa fiducia in Corbyn, ritenendolo un ‘perdente’.

Corbyn, che era stato sfiduciato dopo il referendum di Giugno, ha resistito al terremoto politico che ha travolto tutti i maggiori partiti del Regno Unito, uscendo ancor piu rafforzato ad un anno di distanza dalla sua prima vittoria.

I primi impegni del suo nuovo mandato da leader dell’opposizione saranno ricomporre il Governo ombra, eliminare le divisioni interne e fare da contrappeso all’area piu’ anti-europeista dell’attuale governo May.

 

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    Daniele Fisichella
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UK: se se ne vanno le grandi aziende

Lo stallo politico e istituzionale nel Regno Unito non spinge certo all’ottimismo e l’annuncio di Easy Jet non arriva come una sorpresa.

La compagnia low cost aveva già dichiarato qualche giorno fa di aspettarsi un crollo nei profitti questa estate, e adesso sarebbe intenzionata a muovere il proprio quartier generale fuori dal Regno Unito.

La EasyJet che ha base a Luton è soltanto l’ultima tra le grandi compagnie a mandare segnali poco rassicuranti per i cittadini britannici dopo il voto sul referendum.

Il fatto che tanto i conservatori come i laburisti siano alla ricerca di un nuovo leader non incoraggia le imprese, e così negli scorsi giorni tanto la Vodafone, come la Siemens e la compagnia di assicurazioni Aviva hanno messo in guardia rispetto ad un probabile diminuzione nel breve termine dei loro investimenti.

Causa i continui rimbalizi della sterlina e la fluttuazione dei mercati le imprese britanniche vivono un periodo di grande incertezza.

Nel frattempo il ministro del Tesoro Osborne, che aveva promesso un bilancio ‘punitivo’ in caso di Brexit, ha annunciato che il Governo ha abbonato l’obiettivo del pareggio di bilancio entro il 2020.

“Il referendum sta avendo delle conseguenze negative sulla nostra economia”, ha detto Osborne. “La sicurezza dei posti di lavoro e lo sviluppo dipenderanno da come sapremo rispondere alle sfide che ci pone la Brexit”.

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    Daniele Fisichella
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Leicester, un modello per l’Europa

“Leicester è un modello di integrazione sociale, il Paese e l’Europa guardino a noi”.

Come ha detto Claudio Ranieri il merito del trionfo delle Foxes in Premier League non è solo di giocatori e staff, ma anche di coloro che hanno “spinto” dagli spalti. Gente come Riaz Khan, che su quelle gradinate ha trascorso una parte significativa della sua vita.

Anni di trasferte e sciarpe al vento, di botte prese e date. Riaz è stato tra i primi pakistani ad essere membro di una ‘football gang’ inglese negli anni Ottanta. Ha sperimentato la violenza e il carcere, ha subito il razzismo quotidiano delle altre curve e della propria, in una delle città più multietniche del Regno.

khan

Senza mai perdere la passione per il pallone ha ripreso gli studi e oggi insegna inglese all’università. Riaz è noto soprattutto per il suo libro Khan’s Memoirs of an Asian Football Casual, la sua gioia per il pazzesco trionfo di Vardy e compagni è infinita.

Riaz Khan

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    Daniele Fisichella
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Quando Peter Doherty inventò il rigore a due tocchi

Il Barcellona, si sa, da alcuni anni fa tendenza.

Dagli inventori del tiki taka e del falso nueve, lo scorso quattordici febbraio questa nuova “follia” calcistica.

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Secondo molti il Barca avrebbe voluto omaggiare Joan Cruyff che fece lo stesso trucco nel 1982 in una partita dell’Ajax contro l’Helmond Sport.

Invece persino il grande Cruyff, cosi’ come il Barcellona, non puo’ considerarsi l’inventore di questo particolare gesto tecnico.

La storia del rigore a due tocchi ha un altro protagonista. Si chiama Peter Doherty, è nordirlandese e ha un passato da giocatore del Derby County negli anni Quaranta.

Ascolta il servizio andato in onda in Olio di canfora

Daniele Fisichella

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    Daniele Fisichella
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Johnson, l’euroscettico che sfida Cameron

Le prime quarantotto ore di campagna elettorale per decidere se stare dentro o fuori dall’Unione europea sono state più che mai dominate dalle personalità del mondo politico. Quello conservatore per essere più precisi. Sabato il premier David Cameron, parlando al popolo britannico di fronte a Downing Street, era stato chiaro: “La scelta è nelle vostre mani – ha detto – ma io credo in una Gran Bretagna più forte e sicura solo dentro l’Unione europea”.

Nonostante l’esito dei negoziati di Bruxelles, non tutti i Tories si sono allineati con il primo ministro e il fronte che parteggia per la secessione dall’Europa ha registrato un’adesione importante. Quella di Boris Johnson, sindaco di Londra al secondo mandato, conservatore, compagno di college di Cameron a Oxford, ma non per questo sempre allineato con il primo ministro. Anzi, secondo gli analisti, è pronto a fargli le scarpe nel caso in cui il governo dovesse andare in crisi.

Johnson sostiene che il Regno Unito abbia un grande futuro fuori dall’Unione europea e, visto il suo peso sulla scena politica britannica, potrebbe, a detta di molti, diventare l’ago della bilancia di questo referendum. Dalla parte del sindaco si sono schierati altri sei ministri, mentre i laburisti, nazionalisti scozzesi e gallesi voteranno rimanere nell’Unione europea.

A quattro mesi dal referendum le posizioni sembrano delinearsi in fretta. In queste ore tocca al mondo degli affari britannico: le maggiori cento società quotate in Borsa renderanno pubblico il loro appoggio al primo ministro in un comunicato ufficiale.

In questo quadro è impossibile non notare l’assenza del protagonista principale: l’elettorato. Gli ultimi sondaggi attestano il numero degli indecisi al 30 per cento, un numero altissimo che potrebbe determinare un’affluezna ai minimi storici. La sensazione è che chi voterà non lo farà pensando agli ultimi accordi di Bruxelles ma più semplicemente all’economia, alla certezza di un lavoro e ai servizi.

Quasi una beffa per Mister Cameron dopo le riunioni interminabili dello scorso weekend con gli altri leader europei. David Cameron è partito in vantaggio ma sa che a questo punto ha tutto da perdere.

 

Daniele Fisichella lavora a Future Radio – Norwich

Account Twitter: @dfisi

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    Daniele Fisichella
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