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    Considera l’armadillo - 13/11/2019

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“La Regione è nemica di salute e ambiente”

I comitati ambientalisti della provincia di Pavia accusano la Regione Lombardia di essere “nemica di salute e ambiente”. Lo ha detto Enrico Berneri, presidente della Consulta Ambiente e territorio che riunisce 70 sindaci su 188 della provincia di Pavia. Le accuse di Berneri e dei rappresentanti di diversi comitati pavesi sono arrivate dopo uno spettacolo contro un progetto per incenerire 32 mila tonnellate all’anno di pneumatici usati a Retorbido, in Oltrepò. I comitati hanno delineato il quadro della situazione nella loro provincia, “considerata da alcuni imprenditori come una pattumiera, un territorio da distruggere”: dal basso pavese fino alle colline dell’Oltrepò, passando per la Lomellina, in ogni zona della provincia di Pavia i cittadini stanno protestando contro impianti pericolosi.

In particolare è stato Berneri (sindaco di Monticelli Pavese, paesino al confine con l’Emilia Romagna) a indicare nella Regione Lombardia il responsabile di quanto sta accadendo in provincia di Pavia. “Quando nel 2007 diventai sindaco per la prima volta e mi ritrovai ad affrontare questioni ambientali – ha raccontato Berneri – credevo che avrei trovato un alleato negli organi sovraordinati, e invece nelle Conferenze dei servizi mi resi subito conto che questa era una pia illusione. I funzionari e i politici regionali, spero in buona fede, sono indottrinati dalle aziende già prima degli incontri tra enti e amministratori”.

Il presidente della Consulta ambientale pavese, un organo che ha riunito i sindaci in difesa del proprio territorio, ha poi anticipato quanto farà il comitato “No inceneritore a Retorbido” nella manifestazione in piazza Duomo a Voghera del 13 novembre, a sei giorni dalla data entro la quale la Regione dovrà approvare o bocciare definitivamente (dopo diversi rinvii) il progetto di pirolisi di pneumatici in Oltrepò: rivelare i nomi dei politici che aiutano i cittadini nelle questioni ambientali e quelli di chi invece promettono ma non agiscono di conseguenza. “Quando a Corteolona si protestava contro la proposta di un inceneritore di rifiuti – ha detto Berneri – l’assessore regionale all’Ambiente, Claudia Terzi, diceva che l’impianto non si sarebbe fatto. E invece poi è stato realizzato. I politici e i funzionari che hanno approvato l’inceneritore a Corteolona sono gli stessi che decidono su Retorbido”.

Ecco perché nessuno crede alle parole di Roberto Maroni, almeno fino a quando la vicenda in Oltrepò non sarà conclusa. “I cittadini aspettano i fatti”, ha sottolineato il portavoce del comitato di Retorbido, Marco Dapiaggi. Maroni ha più volte detto che “l’inceneritore non si farà, non metterò la mia firma”, e nella campagna elettorale del 2015 per le amministrative aveva lanciato la proposta di un referendum nel caso in cui le commissioni tecniche della Regione approvassero l’impianto. Ma la firma di Maroni non serve per l’approvazione di questi progetti, tantomeno un referendum avrebbe validità giuridica. Per questo il comitato di Retorbido ha deciso di “aprire il libro della verità”. “Il 13 novembre – ha spiegato Dapiaggi – diremo i nomi dei politici che ci hanno aiutato in questi due anni di battaglia e di chi invece ci ha osteggiato. Noi siamo partigiani dell’Oltrepò: abbiamo fatto fronte comune contro l’inceneritore”.

Quella dei comitati è una lotta indipendente, senza appartenenze politiche. “Qualcuno ci ha definiti ecofascisti”, ha raccontato Marco Oliva, direttore artistico della compagnia “Oltreunpo’ teatro” che con il suo spettacolo “Oltrepossiamo, tragicomica oltrepadana” – oltre a far ridere il pubblico per la satira su politici e imprenditori – è riuscita a riunire nell’arte la protesta dei comitati pavesi, saliti sul palco del teatro Delfino per chiedere l’aiuto dei milanesi. “La provincia di Pavia – ha sottolineato Oliva – è seconda in Italia per morti da inquinamento, dopo quella di Milano. Perché lo sviluppo è ancora sinonimo di distruzione e ambiente? Noi difendiamo solo il luogo in cui viviamo e la nostra economia”. L’inceneritore di Retorbido, a pochi passi da case e campi coltivati, rischierebbe infatti di annientare un indotto basato su enogastronomia e turismo. Non a caso all’ingresso (gratuito) del teatro, c’erano i produttori vitivinicoli dell’Oltrepò.

Ma la situazione è allarmante in tutta la provincia. A Cava Manara (pochi chilometri a sud di Pavia) si sta discutendo per una discarica da 550 mila tonnellate di amianto. A Sannazzaro, invece, accanto la raffineria Eni (una delle più vaste d’Europa), i lavori per la discarica di amianto più grande della Lombardia sono già iniziati: conterrà 770 mila tonnellate di materiale. «In dieci anni – hanno spiegato gli attivisti del comitato “No discarica” – l’impresa guadagnerà 50 milioni di euro. Ormai noi che viviamo in quella zona abbiamo l’inquinamento nel dna, ma non vogliamo che i nostri bambini si rassegnino a questa situazione come gli adulti».

La Lomellina, tra raffineria, discariche, centrali elettriche e industrie chimiche, è un territorio particolarmente colpito. Negli ultimi anni, oltre alla questione dell’amianto, sono arrivati anche i fanghi delle depurazioni industriali che finiscono nei campi come concime: 200 mila tonnellate all’anno, la metà della provincia di Pavia che a sua volta riceve un quinto di tutta la produzione nazionale di fanghi. Residui che “contengono metalli pesanti e molte altre sostanze nocive. Eppure – ha detto il comitato “No fanghi” – i controlli sono minimi nonostante le nostre richieste, con digiuni e manifestazioni. È una situazione intollerabile”.

Quanto accade in provincia di Pavia si decide a Milano, nel palazzo della Regione. Ecco perché i comitati locali, che chiedono il sostegno dei milanesi, si sono ritrovati al teatro Delfino, dove lo spettacolo contro l’inceneritore (che è anche una riflessione generale sul tema della difesa dell’ambiente e della salute) verrà replicato giovedì 3 novembre. Parteciperà anche Enzo Iacchetti, che insieme a Dario Fo, Roberto Vecchioni e Giobbe Covatta ha già sostenuto la lotta dell’Oltrepò contro l’inceneritore.

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    Daniele Ferro
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Approfondimenti

La lotta dell’Oltrepò contro l’inceneritore

Con uno spettacolo teatrale, l’Oltrepò pavese chiede aiuto a Milano nella lotta contro un progetto per incenerire a Retorbido 32 mila tonnellate all’anno di pneumatici usati: un impianto che verrebbe costruito in piena valle Staffora, a pochi passi da case, scuole, campi coltivati, una pista ciclabile inaugurata pochi anni fa per incentivare il turismo e un torrente tutelato dalla Regione Lombardia come un “corridoio ecologico”. L’inceneritore, proposto dall’azienda milanese “Italiana Energetica Tire” (Iet) due anni fa, dopo diversi rinvii avrà l’autorizzazione o la bocciatura finale della Regione entro il 19 novembre.

È un’aggressione al territorio, un progetto scellerato con enormi incongruenze”, dice Marco Oliva, direttore artistico della compagnia “Oltreunpo’ teatro”, che venerdì sera porta al teatro Delfino di Milano il suo “Oltrepossiamo, tragicomica oltrepadana”: uno spettacolo irriverente che con risate amare spiega al pubblico le “incongruenze” dell’inceneritore, sbeffeggiando la politica delle promesse non mantenute e ricordando altre vicende – come l’amianto – in cui gli interessi economici hanno prevalso sulla tutela dell’ambiente e della salute. “Basta un semplice dato – sottolinea Oliva – per dimostrare le falle del progetto a Retorbido: secondo l’azienda, le diossine emesse nella zona dopo l’avvio dell’impianto sarebbero inferiori a quelle già esistenti nell’ambiente, come se l’inceneritore producesse aria pulita. I cittadini come possono fidarsi di certi industriali?”.

Al Delfino (dove alle ore 21 l’ingresso sarà gratuito) i riflettori non saranno accesi solo sulla vicenda di Retorbido, perché la compagnia Oltreunpo’ teatro ha raccolto attorno al suo spettacolo le altre lotte ambientaliste della provincia di Pavia. Sul palco, oltre al comitato “No inceneritore a Retorbido”, ci saranno i gruppi che si oppongono allo spandimento nei campi dei fanghi di depurazione (solo il pavese ne riceve 400 mila tonnellate: un quinto del totale nazionale), a una discarica di amianto in Lomellina (la più grande in Lombardia) e all’autostrada Broni-Pavia-Mortara (progetto bocciato dal ministero dell’Ambiente ma sul quale incombe un probabile ricorso da parte della Regione). Insomma al teatro Delfino si capirà perché la provincia di Pavia è seconda in Italia per morti da inquinamento.

Alla conferenza in teatro parteciperà anche Enzo Iacchetti, che insieme a Roberto Vecchioni e Giobbe Covatta era salito sul palco della grande manifestazione a Retorbido del maggio scorso dove si erano riunite ottomila persone (anche Dario Fo aveva sostenuto la manifestazione ed espresso la sua contrarietà all’impianto in una lettera al Corriere della Sera). Inoltre ci saranno alcuni produttori dell’Oltrepò per far assaggiare le eccellenze enogastronomiche del territorio, che pochi giorni fa – tramite la Fondazione per lo sviluppo dell’Oltrepò pavese – ha ottenuto un finanziamento di oltre 6 milioni di euro dalla Regione Lombardia.

Da una parte l’amministrazione di Roberto Maroni (il quale ha più volte promesso che l’inceneritore “non si farà”) incentiva lo sviluppo agricolo e turistico dell’Oltrepò con i fondi europei, dall’altra lascia che un impianto osteggiato dalla popolazione (sono 22 mila le firme raccolte dal Comitato di Retorbido contro l’inceneritore) prosegua il suo iter autorizzativo, nonostante le promesse di bocciatura e una delibera approvata a fine maggio, la quale vieta la costruzione di impianti per il trattamento dei rifiuti lungo il corridoio ecologico del torrente Staffora.

Non è un caso se il dirigente della Iet, Silvio Arrivabene, confermando l’intenzione di costruire l’impianto, abbia detto che “noi passiamo come quelli che vogliono ammazzare i bambini prima che nascano. Non è corretto ma è un’opinione legittima. Il vero dramma è che sono stati gli amministratori ad avere causato un conflitto che poteva essere evitato in un nanosecondo. Bastava dirci subito di presentare il progetto da un’altra parte”. Il dirigente ha così accusato la politica come primo colpevole della vicenda, dall’assessore regionale all’Ambiente, Claudia Terzi, fino al sindaco di Retorbido, Isabella Cebrelli (che ha però respinto le accuse: “Hanno tentato di ingannarci”, ha detto).

Chiediamo sostegno ai milanesi – dice Marco Oliva – perché l’Oltrepò è storicamente la loro seconda casa, anche per chi non ha l’abitazione. E perché è a Milano che si decidono le sorti dell’intera provincia di Pavia. Il nostro è un teatro politico: sottolineiamo le mancanze della politica incapace di gestire alcuni processi e incontriamo le persone per confrontarci. In Italia sono tante le zone da difendere. Questo spettacolo – conclude il direttore artistico – vuole essere un accorato invito alle persone, e soprattutto alle giovani generazioni, a resistere e a conoscersi, per pensare al nostro territorio e scoprire che la vera difesa contro la minaccia di ogni abuso è la partecipazione”.

Per la serata la teatro Delfino è consigliata la prenotazione, scrivendo a voghera@oltreunpo.it o chiamando i numeri 02.97164435 e 345.0693323.

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    Daniele Ferro
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Il partigiano Gino Schiavi, l’eroe di Pecorara

“Dalla finestra sventolo il fazzoletto bianco e per tutta risposta mi arriva una raffica che a momenti mi uccidono i miei amici. Ah ah!”. Gino Schiavi raccontava le battaglie della sua lotta partigiana ridendo davanti a decine di persone, al castello di Oramala, dove ogni anno l’Anpi del Comune di Val di Nizza, nell’alto Oltrepò pavese, festeggia il 25 aprile.

Il partigiano Ginetto, ricordato come “l’eroe di Pecorara”, si è spento il 21 settembre, a 95 anni. Ai funerali nella sua Val di Nizza hanno partecipato diversi politici e rappresentanti partigiani, tra cui il presidente dell’Anpi Lombardia, Tullio Montagna. Schiavi svolse un ruolo importante nelle battaglie partigiane in Oltrepò: con il fratello Lino e con Renzo e Ciali Rossi, Ginetto formò la prima “volante” della brigata garibaldina Crespi, un piccolo gruppo di ribelli che muovendosi su un’auto o un camion compì azioni lampo per catturare nazifascisti da scambiare con prigionieri o ebrei, oltre a recuperare armi e cibo da condividere con la popolazione.

“Piango un fratello e un uomo profondamente buono che mi dava conforto. Ora mi sento solo”, ha detto Luigi Panigazzi, ex senatore e partigiano, proprietario del castello di Oramala che ospita le feste della Liberazione in Val di Nizza. Un luogo simbolico poco lontano da un altro castello, a Torre degli Alberi, dove vive l’ultracentenario Luchino Dal Verme, il conte che fu il comandante Maino della divisione garibaldina Gramsci.

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A Oramala, lo scorso 25 aprile, Ginetto ha raccontato l’episodio di Pecorara che lo rese un eroe: nel marzo del 1944, insieme a un altro partigiano, Schiavi approfittò di un volantino fascista che invitava i renitenti ad arruolarsi nella Repubblica sociale, in cambio del perdono. Fingendo di volersi arruolare, Ginetto e il compagno si presentarono alla caserma dei carabinieri di Pecorara, nel Piacentino, poco distante da Bobbio e dal monte Lazzaro dove c’era la base della «banda Piccoli » di cui Schiavi faceva parte.

I due partigiani riuscirono a disarmare una quindicina di carabinieri e fascisti della Brigata Nera, i quali si arresero. Quindi Ginetto trattò con il maresciallo, l’unico a rimanere fuori dalla cella. “Quando sentirai tre colpi – disse il partigiano al carabiniere – significa che ci saremo allontanati e potrai liberare i prigionieri”. Nessun fascista venne fucilato. “Era l’inizio della lotta partigiana – spiega Carlo Schiavi, segretario dell’Anpi di Val di Nizza e nipote di Ginetto – e non c’erano ancora state le efferatezze contro i partigiani che sarebbero venute dopo. Anche i brigatisti neri erano ragazzi, e si erano arresi senza reagire”. Dopo la resa, Ginetto rischiò ancora la vita quando si affacciò da una finestra della caserma e sventolò un fazzoletto bianco per avvisare i compagni nascosti lì attorno che la caserma era libera. Ma i partigiani gli spararono contro, pensando che fosse un fascista a chiedere aiuto. Un esempio di quanto la lotta di Liberazione, all’inizio, fu un movimento spontaneo e poco organizzato.

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Ginetto Schiavi a Oramala

L’episodio di Pecorara, che Ginetto ricordava ridendo, è raccontato nel libro Parlano ancora di Camillo Moroni, che ha intervistato quattro partigiani: i fratelli Schiavi, Luigi Panigazzi e Giacomo Bruni, il partigiano Arturo che partecipò alla spedizione di Dongo per catturare Mussolini. Moroni, insieme all’Anpi di Val di Nizza che ha istituito alcune borse di studio, porta il suo libro nelle scuole dell’alto Oltrepò per far conoscere la Resistenza ai giovanissimi. “Quel che più mi colpiva di Ginetto – racconta Moroni – era la sua umiltà. Era un uomo che ha fatto la storia d’Italia ma parlava della lotta partigiana con semplicità, come se la sua scelta fosse stata ovvia. Ginetto era un personaggio schietto, a volte scontroso, ma in compagnia faceva morire dal ridere. Ed era un tipo spericolato e pieno di vita: ancora pochi giorni prima di lasciarci lo si vedeva in giro con il motocarro”.

Il suo animo spericolato, Ginetto lo valorizzò quando con il fratello Lino e i fratelli Rossi formò la “volante” della brigata Crespi. “Eravamo un gruppo di ardimentosi – racconta il partigiano in Parlano ancora – che fermavano i camion tedeschi carichi di vettovagliamento con degli stratagemmi, per poi distribuire il materiale al comando di Zavattarello o alla popolazione”. La volante (alla quale partecipò anche “Arturo” come autista del camion) agiva in particolare sulla via Emilia, l’importante via di comunicazione che ai piedi delle colline d’Oltrepò porta verso Piacenza. Ginetto rideva a raccontare la festa che fecero gli abitanti di Zavattarello quando la volante ritornò con un bel carico di formaggio. Ma il gruppetto di partigiani, con le catture di nazifascisti e gli scambi di prigionieri, evitò anche la morte di compagni di lotta o di ebrei.

La volante venne poi sciolta e i fratelli Schiavi e Rossi divennero la scorta e le guide locali di due paracadutisti inglesi, il capitano Bill e il soldato Teddy, che avevano il compito di informare gli Alleati sui movimenti nemici. “Si formò così la ‘missione inglese’ in Oltrepò. I quattro fratelli – spiega Carlo Schiavi – accompagnarono i due inglesi sul territorio. Un episodio importante fu a Cervesina, dove c’era un ponte di barche sul Po. Il gruppo scese dai monti e si appostò vicino al fiume per analizzare gli spostamenti dei nazifascisti. Così di notte il capitano Bill trasmise un rapporto agli Alleati”.

Dopo la guerra, Ginetto, perito agrario, fece l’insegnante nelle scuole medie. Fu anche geometra e assessore a Val di Nizza. “A casa di mio zio – ricorda il nipote Carlo – erano soliti ritrovarsi i partigiani della volante, oltre a Luigi Panigazzi e al comandante della brigata Crespi, il partigiano Gim Ernesto Gardella, che fu sindaco di Voghera. Ginetto ricordava spesso che dopo la guerra i partigiani venivano bistrattati, perché i fascisti mantennero il loro posto all’interno dello Stato. A Val di Nizza – prosegue Schiavi – i partigiani riuscirono a far cancellare un comizio dell’Uomo Qualunque, considerato una riedizione del fascismo. Non furono rari gli episodi in cui gli ex repubblichini cercarono di picchiare i partigiani alle feste di paese”.

Il prossimo 25 aprile, al castello di Oramala mancherà la voce allegra di Ginetto, l’eroe di Pecorara. Ma la sua testimonianza rimane nei ricordi e nei libri. I giovani dell’Oltrepò pavese potranno dire che i loro partigiani “parlano ancora”.

Festa della Liberazione a Oramala
Festa della Liberazione a Oramala

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    Daniele Ferro
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