Adesso in diretta

Ultimo giornale Radio

  • PlayStop

    GR di mar 10/12 delle ore 22:31

    GR di mar 10/12 delle ore 22:31

    Giornale Radio - 12/10/2019

Ultima Rassegna stampa

  • PlayStop

    Rassegna stampa di mar 10/12

    La rassegna stampa di Radio Popolare

    Rassegna Stampa - 12/10/2019

Ultimo Metroregione

  • PlayStop

    Metroregione di mar 10/12 delle 19:49

    Metroregione di mar 10/12 delle 19:49

    Rassegna Stampa - 12/10/2019

Ultimi Podcasts

  • PlayStop

    Stile Libero di mar 10/12

    Stile Libero di mar 10/12

    Stile Libero - 12/11/2019

  • PlayStop

    Notte Vulnerabile di mar 10/12

    Notte Vulnerabile di mar 10/12

    Notte vulnerabile - 12/11/2019

  • PlayStop

    L'altro martedi' di mar 10/12

    L'altro martedi' di mar 10/12

    L’Altro Martedì - 12/10/2019

  • PlayStop

    Wi-Fi Area del mar 10/12

    Wi-Fi Area del mar 10/12

    Wi-fi Area - 12/10/2019

  • PlayStop

    Ora di punta di mar 10/12 (prima parte)

    La manifestazione di Milano contro tutte le forme di odio con Liliana Segre, Beppe Sala e seicento sindaci italiani (prima…

    Ora di punta – I fatti del giorno - 12/10/2019

  • PlayStop

    Ora di punta di mar 10/12 (seconda parte)

    Ora di punta di mar 10/12 (seconda parte)

    Ora di punta – I fatti del giorno - 12/10/2019

  • PlayStop

    Ora di punta di mar 10/12

    La manifestazione di Milano contro tutte le forme di odio con Liliana Segre, Beppe Sala e seicento sindaci italiani

    Ora di punta – I fatti del giorno - 12/10/2019

  • PlayStop

    Esteri di mar 10/12

    Esteri di mar 10/12

    Esteri - 12/10/2019

  • PlayStop

    Ora di punta di mar 10/12 - In piazza con Liliana Segre

    La manifestazione di Milano contro tutte le forme di odio con Liliana Segre, Beppe Sala e seicento sindaci italiani

    Ora di punta – I fatti del giorno - 12/10/2019

  • PlayStop

    Malos di mar 10/12 (prima parte)

    Malos di mar 10/12 (prima parte)

    MALOS - 12/10/2019

  • PlayStop

    Malos di mar 10/12 (seconda parte)

    Malos di mar 10/12 (seconda parte)

    MALOS - 12/10/2019

  • PlayStop

    Due di due di mar 10/12 (prima parte)

    Due di due di mar 10/12 (prima parte)

    Due di Due - 12/10/2019

  • PlayStop

    Due di due di mar 10/12 (seconda parte)

    Due di due di mar 10/12 (seconda parte)

    Due di Due - 12/10/2019

  • PlayStop

    Jack di mar 10/12 (seconda parte)

    Jack di mar 10/12 (seconda parte)

    Jack - 12/10/2019

  • PlayStop

    Jack di mar 10/12 (prima parte)

    Jack di mar 10/12 (prima parte)

    Jack - 12/10/2019

  • PlayStop

    Considera l'armadillo mar 10/12

    Si parla con Rosario Balestrieri, Segretario di Ciso Centro Italiano Studi Ornitologici, di Giornata Internazionale per i Diritti Animali, del…

    Considera l’armadillo - 12/10/2019

  • PlayStop

    Radio Session di mar 10/12

    Radio Session di mar 10/12

    Radio Session - 12/10/2019

  • PlayStop

    Memos di mar 10/12

    «Società ansiosa di massa, stratagemmi individuali, scomparsa del futuro, pulsioni antidemocratiche, uomo forte». E’ solo un elenco parziale delle espressioni…

    Memos - 12/10/2019

  • PlayStop

    Tazebao di mar 10/12

    Tazebao di mar 10/12

    Tazebao - 12/10/2019

  • PlayStop

    Cult di mar 10/12 (seconda parte)

    Cult di mar 10/12 (seconda parte)

    Cult - 12/10/2019

Adesso in diretta
Programmi

Approfondimenti

Si può prevenire la violenza di genere? A Milano ci prova Zeus

Questura di Milano

Per la giornata internazionale contro la violenza di genere, la Questura di Milano ha presentato dati e protocolli di prevenzione su stalker e molestatori domestici. Lo ha fatto con un convegno e una pubblicazione che si intitolano “Questo non è amore“.

Ma come prevenire la violenza di genere? Innanzitutto, prendendo in carico le segnalazioni prima che diventino reati penali e provare a intervenire. Due gli strumenti: l’ammonimento del Questore per chi mette in atto comportamenti molesti o violenti, fisici o psicologici, e il protocollo Zeus, ovvero un tentativo di trattare la persona ammonita perché provi a mettersi in discussione.

Questura di Milano, via Fatebenefratelli. Piove a dirotto. I poliziotti di guardia sono tutti uomini. Uomini nei corridoi, lungo le scale. Ma non bisogna farsi ingannare dalla prima impressione perché le donne qua ci sono e spesso contano.

Quarto piano. Divisione anticrimine. Il primo dirigente è Alessandra Simone, un curriculum coi fiocchi. Avvocato, master in criminologia e poi in abuso dell’infanzia e psicologia del trauma, ha fatto la gavetta in Calabria indagando sulle ‘ndrine di Gioia Tauro. Dieci anni alla Criminalpol con notevoli successi e poi a Milano è stata a capo della sezione della Squadra Mobile che si occupa del contrasto alle violenze sessuali e ai reati in danno dei minori, avviando anche un nuovo corso di repressione e di coordinamento con il Soccorso violenza sessuale e domestica della clinica Mangiagalli.

Violenza di genere: gli strumenti disponibili

Il suo racconto comincia dagli strumenti legislativi a disposizione degli operatori di sicurezza:

Dal 2009 a questa parte, quando è stato introdotto il reato di atti persecutori ed è stato introdotto anche l’istituto del ammonimento del Questore, che valuta proprio la fase preventiva, è cambiato l’approccio sia del legislatore sia di chi si deve occupare sul campo di questi fenomeni. Abbiamo degli strumenti che ci consentono di alzare l’asticella della prevenzione e fare in modo che si possa intimare uno stop al soggetto che si sta comportando male, nel senso che comincia ad avere delle deviazioni che poi possono diventare oggetto di un procedimento penale se non bloccate prima.

Quante volte abbiamo sentito dalle cronache di donne che hanno segnalato, chiesto protezione e lanciato l’allarme e poi sono state colpite? Troppe. Lo strumento identificato dal legislatore per prevenire la violenza di genere prima che sia troppo tardi è da qualche anno l’ammonimento anche per i maltrattamenti in famiglia e mette sullo stesso livello la segnalazione della vittima e quella di qualsiasi altra persona.

Abbiamo dei numeri. Aumentano di anno in anno gli ammonimenti del Questore per stalking. La vittima di stalking decide di chiedere un ammonimento perché ritiene che ancora non sia il caso di andare ad aprire un procedimento penale. Ancora di più, però, è l’intuizione del legislatore del 2013, quando ha introdotto l’istituto della ammonimento per violenza domestica che, a fronte di reati come percosse o lesioni che sono perseguibili a querela di parte, può essere richiesto da chiunque. Può farlo il medico o l’operatore di polizia che fa un intervento presso un’abitazione, oppure l’insegnante che capisce che c’è un caso di violenza di genere.

Può farlo chiunque, con la garanzia dell’anonimato nell’ambito delle fasi del procedimento amministrativo. Io segnalo questa situazione all’ufficio stalking e maltrattamenti delle divisioni anticrimine di tutte le questure d’Italia e so che la mia segnalazione finisce là. Io non avrò più nessuna parte in questa attività. Anche in una fase successiva del procedimento amministrativo, laddove magari l’ammonito dovesse chiedere l’accesso agli atti, sono certo che non saprà mai che attraverso la mia segnalazione è nato tutto questo procedimento. E questo è il vero successo perché gli ammonimenti per maltrattamenti in famiglia sono cresciuti notevolmente nel corso degli anni.

Violenza di genere: il protocollo ZEUS

E adesso che abbiamo ammonito l’uomo, cosa succede nella vita reale? Chi affronta la prevenzione sull’uomo violento? Perché l’avviso della questura sicuramente è un deterrente, ma concretamente cosa si può fare? In questi casi è chiaro anche nei procedimenti penali che bisogna approvare altri strumenti, quelli della relazione, dell’educazione e della mediazione. Per questo, primo in Italia, è nato il protocollo Zeus. Un invito a un confronto.

Dal 4 aprile 2018 il protocollo Zeus accompagna l’ammonimento. La Questura di Milano, prima in Italia – ma si tratta di un progetto che adesso si è esteso a tutte le questure d’Italia – ha fatto un protocollo con il Centro italiano per la promozione della mediazione diretto, dal professor Giulini, che si occupa proprio di rieducazione dei maltrattanti, e ha stabilito che tutti i soggetti ammoniti per stalking, violenza di genere e cyber bullismo dopo l’ammonimento svolgano un percorso di recupero trattamentale in questo centro. Lì gli specialisti iniziano a far capire loro cosa non va bene nel loro modo di interagire con la persona che in quel momento ha chiesto che venisse erogato nei loro confronti l’ammonimento.
L’ammonimento, nel momento in cui arriva qualcuno e lo chiede oppure arriva una segnalazione da parte di chiunque, è sottoposto ad una valutazione da parte dell’ufficio competente, che è quasi alla stregua di una vera e propria indagine penale. Non si non si ammonisce se non ci sono delle oggettive motivazioni ed evidenze. Alla luce di questo ci sarà il provvedimento di ammonimento.
L’ammonito viene invitato formalmente da noi a presentarsi presso il CIPM. È un invito corredato da data, ora e luogo dell’incontro e nell’80% dei casi, pur essendo un invito formale, loro ci vanno. E in pochissimi casi ci sono state delle recidive.

Via Correggio, zona Fiera, Milano. Piove ancora a dirotto. Al numero 1 c’è il Centro italiano per la promozione della mediazione. Una cooperativa sociale all’avanguardia nel trattamento delle condotte lesive violente e nella giustizia riparativa. Qui lavorano criminologi, psicologi, educatori ed esperti in mediazione che da anni intervengono nelle carceri di Bollate, Opera, San Vittore, Monza e Pavia per altri protocolli che riguardano condannati o imputati per maltrattamenti, stalking, pedofilia e stupro.

Dopo l’ammonimento: il lavoro del CIPM

È qui che da sette mesi è iniziata questa prima esperienza di accompagnamento preventivo. Ad aprire la porta a chi si presenta al colloquio è Paolo Giulini, criminologo e presidente del Centro Italiano per la Promozione della Mediazione (CIPM).

Chiaramente noi sappiamo che queste persone la stanno aspettando. Siamo cinque colleghi che hanno il collegamento con la Questura, per cui la questura quando vede un ammonito trova quello libero e fissa l’appuntamento. La persona che ha risposto al cellulare sa già che quel giorno, quando suonerà il citofono, aprirà la porta alla persona di cui ha letto una piccola descrizione di cinque righe, dieci al massimo, in cui è spiegata la dinamica e per quale motivo questa persona è stata ammonita.
Non abbiamo accesso agli atti. Firmata la privacy, abbiamo una piccola scheda davanti, spieghiamo chi siamo e che siamo in coordinamento con questo protocollo con la Questura. Siamo dei criminologi e degli psicologi, prendiamo dei dati anagrafici – dove vive, che lavoro fa – e gli chiediamo di parlare. Come mai a questo punto della sua vita si trova davanti a un criminologo rinviato su suggerimento della questura? E a quel punto la persona ci racconta la sua versione di quello che effettivamente è l’atto per cui viene richiamato dalla parte offesa, che chiaramente molto raramente combacia. È capitato davvero poche volte di avere davanti a me una persona ben consapevole dell’accaduto.
Abbiamo avuto 213 invii per l’ammonimento e di questi 170 sono state le persone che si sono presentate, pur non essendo obbligate a farlo. Abbiamo una statistica interessante del 79% dell’efficacia di presentazione. Delle persone presentate – questo è un fattore importante per noi criminologi perchè poi noi dobbiamo lavorare sulla prevenzione della recidiva e sulla gestione delle situazioni di pericolosità che si è manifestata – sono 17 le persone che hanno reiterato le condotte per le quali sono state abolite. Il cartellino giallo dell’ammonimento non è stato sufficiente nei loro confronti: hanno reiterato la condotta. E cosa succede a quel punto? O parte un procedimento penale d’ufficio, per cui comincerà una trafila giudiziaria o gli viene comminata una misura di prevenzione come la sorveglianza speciale per cui dovrà presentarsi e firmare in questura.

Se solo il 10% ricade in un comportamento molesto, il protocollo funziona e per questo verrà esteso a tutte le questure del Paese. È un modello studiato e tra i più avanzati d’Europa, prima di tutto perché l’ammonimento della polizia ribalta la paura su chi l’ha provocata.

Violenza di genere: la presa di coscienza

È lui che deve temere per l’aggressività molesta che ha messo in campo. Ma questo non basta. E allora come attivare la presa di coscienza, la responsabilità nei confronti di gelosie, ipercontrollo, ossessività, minacce e imposizioni che un uomo in prevalenza – c’è anche uno scarso 10% di donne tra gli ammoniti – e un uomo per oltre l’80% italiano, agisce sulla propria moglie, compagna, fidanzata o ex? Su cosa fare leva?

La cosa importante è proprio questa: discutere con questa persona sulla consapevolezza che l’altro può subire da un suo modo di comportarsi tutta una serie di effetti lesivi. E cerchiamo anche di rilevare la sua fragilità. Il primo strumento che noi utilizziamo è un ascolto consapevole, di quelli che sono i profili di rischio. E poi chiaramente si lavora molto sulla funzione dell’attivare un po’ l’empatia l’empatia nei confronti di chi subisce quelle condotte. Oggi c’è uno strumento di questo tipo, che non è punitivo, per cui qualcuno ha bisogno di riparare a delle cose che sta facendo. I pezzi che si stanno rompendo possiamo rimetterli insieme almeno dal punto di vista psichico per evitare che ne vengano rotti altri. Il nostro legislatore ha deciso di utilizzare questo strumento di tipo riparativo proprio per andare a intaccare quei fenomeni, nell’ambito delle relazioni di intimità, che difficilmente emergono. Questi reati e queste condotte non emergono, sono reati a numero oscuro. E con questo tipo di intervento iniziamo invece a conoscere le situazioni e poi addirittura a prevenirle.

E qui arriviamo al punto. L’intimità, la propria prima di tutto. Spesso così narcisista, rancorosa e supponente da poterci essere sconosciuta. Succede a tutti. Sono pezzi della nostra intimità a volte fragile e titubante, richiedente. Da lì a essere aggressivi o violenti cosa passa? Prima di salutarci, Paolo Giulini mi ha stampato una frase nella memoria: in fondo quello che cerchiamo di far capire è che è ora di smettere di fare i vendicativi quando si ha una sofferenza che non si è mai accolta. E voi ce l’avete una sofferenza che non è stata mai accolta?

Credo che oggi l’intimità e la costruzione di una relazione in intimità siano una sfida per tutti. Stare in una relazione di intimità rappresenta un impegno e un’assunzione di responsabilità. Per queste persone che noi vediamo, che spesso e volentieri sono un po’ egocentrici e un po’ immaturi, l’intimità è un rischio. È a quel punto che la cosa deve essere segnalata e trattata. È un lavoro non tanto culturale, ma una questione di come la persona si pone e della sua capacità di stare in una relazione. Spesso al primo contatto sono persone che funzionano bene anche nella vita professionale, sono adeguate, sono persone che non hanno mai compiuto degli atti particolarmente illeciti, però sul piano dell’intimità rischiano di generare dei disastri ed arrivare a relazioni violente psicologicamente e che magari arrivano anche alla violenza fisica. Noi su questo lavoriamo da tempo e in alcuni casi bastano tre colloqui. Altri casi, quelli più complessi, ce li trasciniamo anche per un anno. È un lavoro trattamentale, non è una terapia. Siamo più dei controllori benevoli che trascinano le persone in una riflessione, non dei terapeuti che portano al cambiamento. Però vediamo che questo funziona. Spetta a loro raccogliere la sfida dal nostro primo incontro, noi siamo sicuramente lì a sollecitarli.

Foto | Questura di Milano

  • Autore articolo
    Claudio Jampaglia
ARTICOLI CORRELATITutti gli articoli
POTREBBE PIACERTI ANCHETutte le trasmissioni

Approfondimenti

Amianto: 4mila morti all’anno in Italia

giornata mondiale vittime amianto

L’amianto causa circa 4mila morti all’anno in Italia, ma secondo gli studi epidemiologici il picco di malattie amianto-correlate è atteso nei prossimi anni. L’Italia che con la Legge del 1992 ha bandito tra le prime in Europa l’estrazione e il trattamento della fibra, si trova oggi indietro rispetto a bonifiche e tutela degli esposti, soprattutto dei cosiddetti civili ovvero mogli, figli, familiari o semplici cittadini che si ammalano prevalentemente di un tumore tra i più aggressivi, il mesotelioma pleurico. (altro…)

  • Autore articolo
    Claudio Jampaglia
ARTICOLI CORRELATITutti gli articoli
POTREBBE PIACERTI ANCHETutte le trasmissioni

Approfondimenti

25 Aprile, l’incontro tra i partigiani e Mussolini

Pio Bruni, classe 1918

La testimonianza esclusiva di chi organizzò l’incontro tra Mussolini e il Comitato di Liberazione Nazionale, presso l’Arcivescovado di Milano: Pio Bruni, a 100 anni, ricorda e tratteggia un Duce ormai sconfitto per nulla combattivo. Lo storico Mimmo Franzinelli: “Una testimonianza importantissima”. (altro…)

  • Autore articolo
    Claudio Jampaglia
ARTICOLI CORRELATITutti gli articoli
POTREBBE PIACERTI ANCHETutte le trasmissioni

Approfondimenti

ISIS definitivamente sconfitta, l’annuncio dei Curdi

isis sconfitto

Le forze democratiche siriane, guidate dalle milizie popolari curde, con l’appoggio degli Stati Uniti, hanno dichiarato stamattina la conquista dell’ultima roccaforte di Baghouz nel Sud-Est del Paese, lungo il fiume Eufrate e la fine della guerra durata più di cinque anni(altro…)

  • Autore articolo
    Claudio Jampaglia
ARTICOLI CORRELATITutti gli articoli
POTREBBE PIACERTI ANCHETutte le trasmissioni

Approfondimenti

“Porteremo il dibattito in Parlamento”

Camera Dei Deputati

La Corte costituzionale ha rinviato al Parlamento il compito di intervenire sulla questione “fine vita” entro settembre 2019. Il caso è quello sollevato da Dj Fabo, ovvero Fabiano Antoniani, che aveva reso pubblica la sua scelta di andare in Svizzera per il suicidio assistito, accompagnato oltre la frontiera da Marco Cappato – ospite oggi di Giorni Migliori – ancora imputato dopo l’autodenuncia fatta al suo rientro in Italia.

Quali “vuoti di tutela” nell’ordinamento abbiano identificato i giudici verrà scritto nelle motivazioni attese per il 19 novembre, ma alcuni spunti sono già chiari e netti, come ha raccontato nei I FATTI della trasmissione, l’avvocato Filomena Gallo che ha perorato davanti alla Corte le ragioni di Cappato e dell’Associazione Luca Coscioni, di cui è anche segretario.

Ma al di là delle posizioni etiche e delle valutazioni giuridiche, il punto è che si dovrebbe aprire finalmente una discussione in Parlamento dopo 5 anni dal deposito della proposta di legge di iniziativa popolare, come ricorda Cappato:

“Ora il Parlamento ha la strada spianata per affrontare finalmente il tema e per discutere la nostra proposta di legge per l’eutanasia legale come sta accadendo nel Parlamento spagnolo. Senza contare che nel contratto di governo si impegnano proprio a discutere le leggi di iniziativa popolare come questa”.

Ma chi può deciderne il dibattito e la discussione? Il presidente Fico si è detto disponibile e sensibile, ma come il capogruppo del M5S alla Camera Francesco d’Uva non ha voluto per il momento partecipare al confronto promosso da Giorni Migliori sul tema: “Ne stiamo discutendo – ha fatto sapere tramite i portavoce il capogruppo – dobbiamo pazientare ancora un pochino”. La Lega ha fatto sapere che l’argomento è fuori dal contratto di governo e quindi se ne riparlerà la prossima legislatura. Di diversa opinione, invece, i due ospiti della trasmissione, la vice-capogruppo alla Camera del Pd Alessia Morani (già responsabile giustizia durante la segreteria Renzi) e il capogruppo di Leu, Federico Fornaro, disponibili a chiedere l’apertura del dibattito.

Non sarà immediato perché fino a dicembre i lavori sono già calendarizzati e nemmeno facile perché il governo è appunto spaccato e per ora tengono banco gli attacchi alla 194, alle unioni civili e il disegno di legge Pillon. Una riduzione dei diritti quindi. Ma il dibattito può essere chiesto e posto, i due rappresentanti dell’opposizione ci proveranno, perché i consensi sono trasversali alle forze politiche – come fu proprio con le unioni civili – e sicuramente maggioritari nel paese.

Lo ricorda anche Marco Cappato, che ha dialogato nel microfono aperto con ascoltatori e ascoltatrici, oltre il 70% degli italiani è favorevole all’eutanasia (i dati in questo caso sono dell’ultima rilevazione nazionale Swg di un anno fa) con punte ancora più alte nel Nord Est, ad esempio, e conquistando anche la maggioranza di quelli che si dichiarano cattolici praticanti.

Camera Dei Deputati

  • Autore articolo
    Claudio Jampaglia
ARTICOLI CORRELATITutti gli articoli
POTREBBE PIACERTI ANCHETutte le trasmissioni

Approfondimenti

Ai microfoni di RadioPopolare vince “redistribuzione”

Radio Popolare - Lo studio

Un esperimento e delle parole. Se ascoltatrici e ascoltatori di RadioPopolare – e sottolineiamo “se” – possono essere un campione composito della sinistra di oggi, abbiamo provato a chiedere a loro all’interno di Giorni Migliori quali sono le tre parole per tornare a fare battere il cuore della sinistra, per ritrovarsi.

Lo spunto ci è stato suggerito da due uscite in edicola ovvero il mensile “Millennium” de Il Fatto Quotidiano, curato da Mario Portanova dal titolo “Qualcosa di sinistra” e poi l’Espresso diretto da Marco Damilano che in copertina titola “Decalogo per uscire dal buio” proponendo una serie di termini simbolici.

Sono solo parole, forse, come nel lontano 1965 cantava Giorgio Gaber (la canzone è “Parole parole”, l’album “L’asse di equilibrio”): “gridate nel vento e nel sole / promesse non più mantenute / speranze andate perdute”, ma raccontano almeno qualche novità nel linguaggio e nei bisogni. A partire dalle conferme e dalle sorprese.

In testa alla classifica la parola “redistribuzione”, che vince in solitaria e viene rafforzata da tante declinazioni come “equità” che si piazza quarta e “giustizia sociale” e “uguaglianza” a mezza classifica. Al secondo posto una sorpresa: “ascolto” che sembra tutta rivolta ai dirigenti e ai partiti della sinistra, ma anche alle relazioni tra persone, al perenne giudizio e separarsi, non a caso raggiunge ottimi risultati anche “umiltà” e poi con un solo voto ”fiducia”, “cura”, “unità”.

Al terzo posto, anche qui forse un filo a sorpresa si piazza “cultura”, che viene rafforzata da qualche voto a “scuola”, “educazione”, “istruzione”. Mentre sui temi si piazzano a pari merito: “solidarietà” (ci sono anche “inclusione” e “integrazione”), “lavoro”, “ambiente” (con “tutela del territorio”) e “partecipazione” con qualche “comunità” e “bene comune” in sostegno; seguono “legalità” e “onestà”, insieme a Costituzione ed Europeismo e ancora “femminismo” e “diritti civili” che mi sarei aspettato più forti.

Un solo voto per “sicurezza”, uno per “disagio per l’immigrazione”. Varie proposte di “umanità”, “libertà”, “felicità collettiva, “verità” “visione”, “cura”, “radici”, “amore”, “fantasia”, “speranza”, “lungimiranza”, “progettualità”, “servizio”, “proposte”, “buona volontà”, “intelligenza”, “interconnessione”, “dialogo”, “tutti” che a seconda delle libere declinazioni rafforzano alcuni elementi dell’alta classifica.

Alcuni ascoltatori propongo tra le parole alcune azioni come: “lotta ai paradisi fiscali” e “lotta all’evasione“, “statalizzazione“. Una sola citazione per “informazione” e una per “RadioPopolare”. Una per “rivoluzione”, una per “comunismo” per altro dallo stesso ascoltatore che ha proposto anche “godimento“.

Alcuni ascoltatori hanno usato le tre parole per coniare delle formule come: “lotta di classe”, “rubare di meno” e “vedete di sbrigarvi” che si possono anche leggere una dietro l’altra.

Nessuna valenza statistica. Solo un gioco, di parole.

Radio Popolare - Lo studio

  • Autore articolo
    Claudio Jampaglia
ARTICOLI CORRELATITutti gli articoli
POTREBBE PIACERTI ANCHETutte le trasmissioni