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    Prisma di venerdì 15/11/19 - intervista a Ilaria Cucchi

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I prossimi viaggi di Radio Popolare

Tante le mete e le date, per dettagli e prenotazioni viaggi@viaggiemiraggi.org – Tel +39 02 54102460

Abbiamo anche il gruppo Facebook – In viaggio con Radio Popolare – per condividere foto, racconti e impressioni di viaggio. Iscrivetevi!

Sardegna, weekend a Cagliari – 6 – 8 dicembre accompagnati da Monica Paes

Cuba, tour occidente – 26 dicembre – 7 gennaio accompagnati da Alessandro Braga

Marocco, da Marrakech ai villaggi berberi – 26 dicembre – 6 gennaio accompagnati da Marco Di Puma

****

Prima anticipazione dei viaggi 2020!

Lanzarote – dal 7 al 14 marzo accompagnati da Cecilia di Di Lieto

Senegal, primavera 2020

Da Nashville a New Orleans – Le vie del blues – dal 15 al 25 maggio accompagnati da Giampiero Kesten

***

Mete visitate quest’anno:

Brasile, tour di Salvador de BahiaDal 9 al 20 febbraio accompagnati da Claudio Agostoni.

Iran, tour del nord – Dal 22 marzo al 2 aprile accompagnati da Paola Piacentini.

Lanzarote, tra i passi di Manrique e Saramago – Dal 24 al 30 marzo accompagnati da Florencia Di Stefano-Abichain.

Dalmazia e Bosnia-Erzegovina con Slow Food – Dal 17 al 24 aprile e a settembre accompagnati da Ira Rubini

Napoli, viaggio tra riscatto sociale e multiculturalità – Dal 25 al 28 aprile accompagnati da Stefania Persico.

Stati Uniti, viaggio a New Orleans – Dal 10 al 20 maggio accompagnati da Claudio Agostoni.

Calabria, viaggio a Riace – Dal 30 maggio al 2 giugno accompagnati da Chiara Ronzani.

COMPLETO Serbia, navigando lungo i sapori del Danubio – 28 luglio – 4 agosto con Vittorio Bianchi (Magister Vic)

COMPLETO – Sardegna, al Dromos Festival con Radio Popolare – 1-8 agosto

COMPLETO – Albania, mare e volti della terra delle aquile – 10 – 20 agosto accompagnati da Cecilia Di Lieto e dal 20 al 30 agosto accompagnati da Paola Piacentini.

COMPLETO – Palestina, tour da Gerusalemme alle comunità rurali – 5 – 13 ottobre accompagnati da Florencia Di Stefano – Abichain e 26 ottobre – 3 novembre

COMPLETO – Iran, tour classico –  Dal 8 al 19 novembre accompagnati da Paolo Massari.

Bosnia dal 15 al 22 settembre

Bruxelles africana, ottobre

Messico, viaggio in Chiapas – 27 ottobre – 9 novembre accompagnati da Andrea Cegna

Iran dal 15 al 26 novembre accompagnati da Matteo Villaci

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    Claudio Agostoni
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In viaggio tra i ponti della Bosnia

15 – 22 settembre

Un viaggio tra alcuni ponti della Bosnia, secondo lo scrittore Ivo Andrić tra i più belli al mondo. “Di tutto ciò che l’uomo, spinto del suo istinto vitale, costruisce ed erige, nulla è più bello e più prezioso per me dei ponti” scrive l’autore del Ponte sulla Drina “I ponti sono più importanti delle case, più sacri perché più utili dei templi. Appartengono a tutti e sono uguali per tutti…”. Il viaggio inizia a Počitelj, un antico e pittoresco borgo lungo il corso della Neretva, testimonianza viva della dominazione turca: l’antica moschea del 1563, la scuola coranica del 1664, il bagno turco, le case eleganti costruite dai notabili musulmani nel diciottesimo secolo, la Kula (torre), il tutto in un intreccio di mura a secco ed edifici realizzati con la pietra del posto. Qui ha la sua sede la colonia d’artisti fondata su stimolo di Ivo Andrić negli anni sessanta, che ci ospiterà per la notte.

 

07_Ponte sulla Drina

 

Mostar, la città del ponte diventato un simbolo della drammatica guerra degli anni ’90, dista una manciata di chilometri. Risalendo la Neretva si arriva a Sarajevo, il cui ponte più famoso è quello minuscolo dove Gavrilo Princip compì l’attentato contro il duca austriaco Francesco Ferdinando. E poi la čaršija (il cuore ottomano della città), le chiese ortodosse e cattoliche, la sinagoga sefardita e quella askenazita (dove assisteremo a un concerto organizzato per noi). Un incontro con Jovan Divjak, ex generale che difese la Sarajevo assediata ed oggi a capo di un’associazione impegnata nel diritto all’istruzione dei bambini bosniaci e una visita al tunnel utilizzato per rifornire gli abitanti di Sarajevo durante l’assedio.   Proseguendo verso sud il viaggio raggiunge Trebinje, dove c’è il Ponte Arslanagic del sedicesimo secolo, uno dei ponti ottomani più belli di tutta la Bosnia-Erzegovina. E’ anche la sede di un Convivium Slow Food che celebra il “fagiolo poljak”, un legume inserito all’interno dell’Arca del gusto di Slow Food. Lo degusteremo in tutte le salse, per poi ballare con un gruppo folkloristico locale…

Ascolta la puntata di Onde Road che racconta questo viaggio

 

08_Ponte di Trebinje

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    Claudio Agostoni
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Approfondimenti

Il Medimex di primavera sbanca a Foggia

E’ già tempo di bilanci per l’edizione primaverile del Medimex, International Festival & Music Conference organizzato da Puglia Sounds, il programma della Regione Puglia per lo sviluppo del sistema musicale regionale attuato con il Teatro Pubblico Pugliese. Dopo le esperienze baresi e tarantine la sede di questa edizione è stata Foggia, una città che non è solita ospitare grandi eventi musicali. Un ottimo cartellone e la fame di musica dei foggiani hanno partorito un grande successo di pubblico per gli eventi del main stage. (altro…)

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    Claudio Agostoni
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Approfondimenti

I Balcani di Radio Popolare

In crociera sul Danubio serbo – 28 luglio – 04 agosto

Uccelli pescatori, campagne ricche di colture, reperti archeologici, città pregne di storia, musiche a iosa e rakija che scorre a fiumi. Questi alcuni degli ingredienti della crociera lungo il Danubio serbo che anche quest’anno proponiamo a cavallo tra luglio e agosto. Meno di cento chilometri a bordo del Kovin, un battello storico datato 1922. Il nome è mutuato da una città della Vojvodina a 80 km da Belgrado, famosa perché ospita un ospedale psichiatrico, a tal punto che nel linguaggio comune, in Serbia, dire “Sei di Kovin” equivale a dire “Sei matto”. Ed è probabile che proprio per questo motivo sia stato adottato da Emir Kusturicaper le riprese di Underground. Tuttora appartiene alla marina fluviale jugoslava, una delle rare istituzioni serbe che ancora portano il nome “Jugoslavia. Ha solo il ponte di coperta, tra l’altro diviso in due dalla cabina di comando. Quindi metà viaggiatori a poppa, e l’altra metà a prua. Il più delle volte avranno le gambe sotto due grandi tavoloni dove non mancherà mai qualcosa da mangiare, e men che meno da bere. Numerosi anche gli ospiti: scrittori, pittori, giornalisti, ornitologi, musicisti, ballerine… La partenza della crociera è da Novi Sad, una città che si distende sotto la fortezza di Petrovaradin. E’ la capitale della Voivodina e un vero e proprio crogiolo di etnie. Un crogiolo vitale e operoso che nemmeno Milosevic, nemmeno la guerra, nemmeno le bombe Nato e i nostri pregiudizi sono riusciti a intaccare. L’università funziona, sforna i migliori esperti d’informatica d’Europa. Laboratori producono film, musica, editoria. Comincia qui il mondo ortodosso, con le icone e i pope nerovestiti. Una città multiculturale, con tante culture, e inevitabilmente con tante musiche. Lo testimonierà una delle nostre guide, Roni Beraha che con il quartetto d’archi Panonija ci regalerà un concerto di musica klezmer all’interno della locale sinagoga. Molta musica anche a bordo del Kovin, tra cui quella di Aleksandar Vasov, un pastor / agricoltor / musicista che vive in una fattoria a cavallo tra Serbia, Bulgaria e Macedonia. E’ membro del popolo Šopi, gente divisa tra tre nazioni ma unita da una cultura antica e da una musica altrettanto antica. Sono loro a detenere il copyright della Šopska salat, un’insalata di pomodori, cetrioli, cipolla e un formaggio simile alla Feta con cui iniziano i pranzi nella regione balcanica. A Belgrado, visitandone l’area, faremo il punto sul progetto “Belgrade on the Waterfrontper il quale sono stati stanziati 3.5 miliardi di dollari e 30 anni di lavori. Un progetto contro cui da anni lottano i cittadini belgradesi del gruppo civico “Non facciamo affondare Belgrado”, che non vogliono Abu Dhabi sulla Sava. Mirjana Ostojic, di Slow Food Serbia, invece curerà i frequenti incontri ravvicinati con l’enogastronomia locale: dai presidi alimentari in essere a quelli in arrivo, dall’invenzione di un ‘pranzo neolitico’ presso il sito archeologico di Vinča alle degustazioni di vini e rakjia…

Qui puoi riascoltare la puntata di Onde Road

05_ SERBIA agosto 2016 061

 

 

Alla scoperta dell’Albania – 21 – 31 agosto

Se per i primi due viaggi stanno arrivando le prime prenotazioni, per questo i posti stanno andando a ruba (e un primo viaggio dal 10 al 20 agosto è già sold out). Geograficamente così vicina, ma sino a pochi anni ‘politicamente’ lontanissima l’Albania ha un territorio grande come la Sicilia in cui convivono un codice sanguinario come il Kanun (il dovere di vendicare l’offesa subita dalla famiglia) con rave party di musiche techno che ogni estate animano i campeggi selvaggi di Vuno. Una terra dove vige ancora la cultura dell’avash, avash (piano, piano): un caffè dev’essere bevuto seduto a tavola, anche in mezz’ora. Un paese che ha un sorprendente animo punk, un gusto per l’eccentrico e un carattere dissacrante. La capitale, Tirana, cresce a un ritmo di 50 persone al giorno, 20 mila l’anno (molti arrivano dalle campagne, altri sono emigrati di ritorno). In città sono aperti un centinaio di cantieri e sconta gravi problemi nelle periferie. Mancano fognature e marciapiedi, l’abusivismo edilizio è diffuso a tal punto che è difficile stabilire il numero degli abitanti della città. E’ però una città viva, che negli ultimi anni è cambiata profondamente. E’ una ragazza di vent’anni che per imitare le sorelle maggiori – le capitali europee – esagera col trucco, solo per farsi guardare. Il nostro viaggio ci porterà a scoprire una natura affascinante: dalle saline Vjosa al Parco Nazionale Llogara, dove i Monti Acrocerauni si innalzano per 2000 metri a picco sopra le acque turchesi del Mar Ionio. Ma anche monumenti che hanno fatto la storia, come il Castello di Ali Pasha che troneggia nella bellissima baia di Porto Palermo, il Parco Nazionale di Butrinto, sito archeologico patrimonio UNESCO notevole sia per il valore naturale che culturale e il castello di Argirocastro, famosa fortezza con palazzi ottomani. Senza dimenticare ovviamente tappe al mare, come quella prevista a Himara. Ci si arriverà dopo una strada tutta curve, ma si verrà premiati da acque trasparenti e una spiaggia tappezzata da tende di tela bianca…

Qui puoi riascoltare la puntata di Onde Road

Spiagge-Albania

 

 

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    Claudio Agostoni
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Approfondimenti

Memorial Marco Formigoni: RP ritorna in campo

Ho lavorato a Radio Popolare con Marco per parecchi anni. Colleghi, ma soprattutto amici.

Spesso le giornate lavorative finivano con un aperitivo al bar, e ancora più spesso il tema della chiacchiera era il calcio. Con lui andavo allo stadio a vedere l’Inter ed eravamo parte integrante del pacchetto difensivo della  MFFC (acronimo di Mother Fucker Football Club, nome di battesimo della squadra di calcio di Radio Popolare). L’inquietante nome del team era nato proprio durante uno dei nostri aperitivi. Eravamo alla vigilia di un torneo di calcio con i centri sociali. Sulla carta non eravamo tra le squadre più forti e volevamo che almeno il nome del team incutesse un minimo di apprensione agli avversari. Amanti della cultura afro-americana pensammo subito a un’espressione tipica dello slang delle periferie statunitensi. Usata  prima dai jazzisti negli anni di Malcom X e poi dalla nascente scena hip hop, l’espressione ‘mother fucker’ non è da leggersi nell’accezione letterale: è piuttosto sinonimo di “bastardo, delinquente, uomo senza regole”, termini che in un certo mondo acquistano una valenza quasi positiva. Un microfono aperto con gli ascoltatori l’ha definitivamente sdoganato, anche perché una telefonata ci aveva fatto presente che era un implicito omaggio a Ben Morea, figura di punta del gruppo sovversivo “Up against the wall, Motherfuckers”, leader del movimento underground e uno dei fondatori della storica rivista Black Musk.

Marco se ne è andato 10 anni fa e quando l’ Associazione Marco Formigoni (nata nell’ottobre 2010 per volontà di familiari, colleghi e amici di Marco con l’intento di proseguire l’impegno civile, la solidarietà sociale e l’autonomia da qualsiasi conformismo, secondo gli ideali che hanno contraddistinto Marco nella professione e nella vita) e No Walls ci hanno proposto di partecipare a un torneo di calcio per ricordarlo, la nostra risposta non poteva che essere: “La MFFC torna in campo”. Anche perché l’iniziativa, oltre a ricordare Marco nel decennale della sua scomparsa, vuole riaffermare e testimoniare i valori di pace e accoglienza che hanno caratterizzato il suo lavoro e la sua vita.

Al torneo, che si terrà a Milano il 30 marzo 2019, presso l’Oratorio di San Simpliciano in via dei Chiostri,  parteciperanno 6 squadre composte da giornalisti della Gazzetta dello Sport e di Radio Popolare, ragazzi richiedenti asilo per lo più originari dei Paesi dell’Africa sub-Sahariana, giovani studenti, e una piccola rappresentanza dell’Inter, la squadra del cuore di Marco, tra cui Beppe Bergomi e Beppe Baresi.

Le iniziative del pomeriggio, per larghi tratti trasmesse in diretta su Radio Popolare, prevedono:

– ore 14 presentazione del libro di Andrea Vitali, Bella zio (Mondadori), romanzo di formazione di Beppe Bergomi. Saranno presenti l’autore e lo stesso Bergomi, disponibili per la firma copie.  Il libro sarà in vendita e parte del ricavato verrà devoluto a sostegno dell’iniziativa.

ore 15 inizio del torneo di calcio che terminerà alle 17.30.

ore 18 proclamazione della squadra vincitrice, con premiazione.

 

Sponsor Tecnico Uisp, Unione Italiana Sport per tutti

 

Per l’occasione è stato creato un conto corrente che raccoglierà le donazioni a sostegno del torneo e delle attività future per l’integrazione e la diffusione di una cultura di accoglienza e di pace. Tutti coloro che vorranno sostenere l’iniziativa potranno usare il conto corrente:

c/c Nowalls Memorial Marco Formigoni Banca Prossima IBAN: IT94D0335901600100000164560

 

Associazione Marco Formigoni

L’obiettivo dell’associazione è quello di contribuire ad abbattere recinti, separazioni e discriminazioni attraverso la promozione e il sostegno di progetti che contribuiscano a far circolare idee di pace e di giustizia, animando il desiderio di indagare e descrivere la realtà fuori dalle apparenze.

 

NoWalls

E’ un’associazione di promozione sociale che raccoglie più di 100 volontari. La sua mission è l’accoglienza degli stranieri in un’ottica di integrazione e di incontro interculturale proficuo per loro e per la nostra società. Si occupa ogni giorno di alfabetizzazione, sostegno nel doposcuola alle medie, formazione professionale, attività ricreative, sensibilizzazione interculturale attraverso laboratori nelle scuole.

 

 

 

MarcoFormigoni25Aprile1994(735x417)                             Marco Formigoni 25 Aprile1994

 

 

 

L’inno per chi tiferà Radio Popolare

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    Claudio Agostoni
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Approfondimenti

Il Chiapas visto col passamontagna

Il Chiapas visto col passamontagna – Inter Campus, Lo Stato Sociale/Garrincha Dischi, Radio Popolare e 20ZLN organizzano una mostra fotografica e raccontano le loro visite in Messico, in terra Zapatista

11/13 gennaio 2019 – Milano – Auditorium Demetrio Stratos – Via Ollearo 5

Il 1 gennaio del 1994 in Messico entrava in vigore il Trattato di Libero Commercio del Nord America. Messico, USA e Canada sperimentavano la  prima esperienza di mercato unico. Contadine e contadini indigeni del Chiapas, in quello stesso giorno, con  il viso coperto dal passamontagna entravano in diverse città per dire no  a quell’accordo e al mondo che andava a determinare. 25 anni dopo quelle contadine e quei contadini sono ancora ai loro  posti, la loro critica al neoliberismo si è trasformata in una società  libera e autorganizzata. L’esperienza zapatista ha da prima stupito e meravigliato, e poi  attirato il mondo intero. E così è successo che storie sportive e  culturali si intrecciassero e si incontrassero proprio in quel  territorio diverso e vivo. Inter Campus, il progetto sociale di F.C. Internazionale, opera in Chiapas dal 2011. Nato da uno scambio epistolare tra il Presidente Massimo Moratti e il SubComandante Marcos, il progetto Chiapas è oggi un programma di cooperazione per lo sviluppo sostenibile del sistema educativo autonomo delle comunità indigene zapatiste e coinvolge ogni anno 300 bambini e bambine e oltre 150 “promotori dell’educazione”.

Lo Stato Sociale ha conosciuto da vicino zapatiste e zapatisti e ha coinvolto  l’intera etichetta Garrincha Dischi nel progetto Garrincha Loves Chiapas.

Radio Popolare organizza un viaggio di ascoltatrici-tori  annuale in Chiapas, e tra le varie tappe non manca la visita al Caracol di Oventik.

Queste tre realtà, assieme al collettivo 20ZLN, organizzano una mostra fotografica per raccontare la loro esperienza in terra zapatista, e in Messico, dall’11 al 13 gennaio 2019, nella 25esima ricorrenza della marcia per la  pace (il 12 gennaio 1994, 1 milione di persone manifestò a Città del Messico, per chiedere che il governo messicano iniziasse a dialogare con gli indigeni zapatisti).

La mostra si svolgerà presso l’auditorium di Radio Popolare, Via Ollearo 5 Milano, con i seguenti orari e appuntamenti:

Venerdì 11 gennaio – Apertura ore 16.00 con chiusura alle 22.00Alle 18.00 si terrà conferenza/stampa incontro pubblico per spiegare le ragioni della mostra e le diverse esperienze coinvolte. Saranno presenti le quattro realtà promotrici che prenderanno parola raccontando la propria esperienza.

Sabato 12 – Apertura ore 11.00 e chiusura ore 19.00

Domenica 13 – Apertura ore ore 11.00 e chiusura ore 19.00

Ingresso gratuito

 

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    Claudio Agostoni
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I primi tre viaggi del 2019

Per dettagli e prenotazioni viaggi@viaggiemiraggi.org – Tel +39 02 54102460

Iran, tour del Nord dal 22 marzo al 2 aprile

Accompagnati da Paola Piacentini

Il viaggio nel nord dell’Iran è un viaggio dentro mondi diversi, che si susseguono uno dietro l’altro. Mashad, la prima città santa dell’Iran e tappa obbligata del pellegrinaggio religioso. La strada che, costeggiando le montagne delle mille moschee (le Dolomiti iraniane), porta, nelle adiacenze del confine con il Turkmenistan, sino a Kalat: un villaggio che ha saputo resistere all’assedio di Tamerlano. La tomba di Ferdowsi e il fascino senza tempo della Torre astronomica di Radkan. Le barche che solcano il Mar Caspio e la magia di Masuleh, un villaggio a mille metri di altitudine con un’architettura unica.  L’ascesa alla fortezza di Alamut: situata a 1800 metri, nel cuore dei Monti Elburz, famosa per essere stata il nucleo della cosiddetta “setta degli assassini”.

Potete riascoltare la puntata di Onde Road dedicata la viaggio in Iran dello scorso anno

 

Lanzarote, sulle orme di Manrique e Saramago dal 24 al 30 marzo        Accompagnatrice: Cecilia di Lieto

Un’isola che seguendo i dettami dell’architetto e pittore Cesar Manrique (nel 2019 si celebra il centenario della sua nascita) è riuscita a salvarsi dai danni del turismo di massa salvaguardando una natura straordinaria e puntando sulla cultura e la qualità.

Casa Saramago, una casa fatta di libri” dove ci si muove fra gli oggetti, i quadri, le fotografie e i tanti libri dello scrittore. Il paradiso naturalistico della piccola isola La Graciosa, divisa da un piccolo braccio di mare da Lanzarote: un enclave senza asfalto, abitata solo da vulcani, lunghe spiagge lambite da acque turchesi, biciclette e barche di pescatori…

Per riascoltare la puntata di Onde Road dedicata la viaggio a Lanzarote dello scorso anno

 

Abbiamo anche il gruppo Facebook – In viaggio con Radio Popolare – per condividere foto, racconti e impressioni di viaggio. Iscrivetevi!

 

Appena concluso

Brasile, tour di Salvador de Bahia dal 9 al 20 febbraio.

Accompagnatore: Claudio Agostoni

Un viaggio dentro il cuore del samba e della tradizione afrobrasiliana alla scoperta del Brasile più autentico e contemporaneo, sotto la guida irresistibile di Miriam da Silva (mitica collaboratrice di Radio Popolare che nel 1995 – con Monica Paes – ha ‘inventato’ la trasmissione Avenida Brasil). La data scelta per il viaggio è immediatamente antecedente al carnevale e questo consentirà ai viaggiatori di ‘assaggiarne’ afrori e colori.

Potete riascoltare la puntata di Onde Road dedicata la viaggio a Salvador dello scorso anno

 

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    Claudio Agostoni
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“Voicello” a Radio Popolare

Si avvicina il Natale e il progetto “Voicello”, duo voce e violoncello, sbarca nell’Auditorium Demetrio Stratos di Radio Popolare – via Ollearo 5, Milano – giovedì 29 novembre alle 21.00.

Luisa Cottifogli (titolare di una delle voci più interessanti del panorama italiano, in grado di spaziare tra folk, canzonesperimentazione vocale e pop soul) ed Enrico Guerzoni (violoncello) nei loro concerti sono soliti proporre viaggi attraverso la musica. Con “Voicello” proporranno Un viaggio di Natale, un concerto che attraverserà antiche laudi e carol, spiritual, ninnenanne, melodie provenzali e sefardite nonché alcuni brani originali della Cottifogli tratti dal suo ultimo lavoro discografico “Come un Albero d’Inverno”.

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    Claudio Agostoni
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Una cena tra ascoltatori per parlare dei viaggi di RP

Le prenotazioni per la cena alla Balera dell’Ortica – via Amadeo 78, Milano – sono chiuse ma vi aspettiamo dalle 22.00 per la serata aperta a tutti dove verrà presentato il calendario con le mete dei viaggi di Radio Popolare del 2019. L’incontro sarà preceduto dalla presentazione del libro di Alfredo Somoza – fondatore di AITR. Associazione Italiana Turismo Responsabile – dedicato all’America Latina “Un continente da favola: 30 leggendarie storie”.

Ulteriori informazioni rete@viaggiemiraggi.org


 

Avete una idiosincrasia per i viaggi di gruppo. Una volta avete fatto un viaggio con ‘Avventure nel Mondo’ e dopo mezza giornata siete entrati in conflitto con quello che gestiva la cassa comune. Vi piace decidere voi a che ora alzarvi. Per questi e per altri mille motivi sino ad oggi non avete partecipato ad uno dei viaggi proposti da Radio Popolare. Vi proponiamo di partecipare, mercoledì 12 dicembre alle 20.30, ad una cena dove potrete conoscere chi invece è venuto in giro per il mondo con la radio.

Scoprirete che molti di loro la pensano come voi. Non sono viaggiatori da tour organizzato, da ‘all inclusive’ o da braccialetto sul braccio tipo villaggio vacanze. Hanno però provato a cenare in una casa privata a Teheran, mentre una band locale suona classici del patrimonio musicale persiano. A Zurigo hanno scoperto che non ci sono solo banche, ma anche circoli culturali dove gli immigrati di ieri si incontrano con i cervelli in fuga di oggi. Hanno navigato lungo il Danubio serbo in compagnia di scrittori, poeti e musicisti, bevendo e assaporando una cucina verace apparentata con il circuito di slow food. Tutte cose che, da soli, è difficile organizzare. Come voi detestano il turismo mordi e fuggi, quello che ingrassa le casse di onnivori tour operator e vede nell’indigeno del sud del mondo solo un esotico soggetto da fotografare per essere poi postato su un social. Come voi sono fautori del turismo responsabile, un turismo attuato secondo principi di giustizia sociale ed economica e nel pieno rispetto dell’ambiente e delle culture. Un turismo che riconosce la centralità della comunità locale ospitante e il suo diritto ad essere protagonista nello sviluppo turistico sostenibile e socialmente responsabile del proprio territorio. Durante questa cena, oltre a conoscere chi ha deciso di viaggiare e nel contempo finanziare Radio Popolare (ogni viaggio è gravato da una cedolare secca, variabile dai 30 ai 100 Euro a secondo della meta, che finisce nella cassa della radio), mercoledì 12 dicembre alle 20 alla Balera dell’Ortica  c’è la possibilità di conoscere il calendario e le mete dei viaggi del 2019. Storiche destinazioni vengono confermate e arricchite da un mirato restyling (Cuba e Iran in primis). Nuovi itinerari saranno inseriti in catalogo anche su suggerimento dei viaggiatori. Qui possiamo anticipare che non sono previsti viaggi in Sichuan, Ungheria, Australia, Basso Polesine, Botswana e a Concorezzo. In compenso presenteremo l’idea di uno sconto per chi deciderà di farsi accompagnare in viaggio dai figli…

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    Claudio Agostoni
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Una Biblioteca vivente nel parco di Rogoredo

Una Biblioteca vivente nel parco di Rogoredo

#ParolediCuoreaRogoredo non è stata una delle tante iniziative di BookCity 2018, la kermesse che per tre giorni ha inondato Milano con presentazioni di libri e dibattiti con scrittori e critici letterari. #ParolediCuoreaRogoredo è stata qualcosa di più. Molto di più.

L’idea è venuta allo scrittore e critico letterario Gian Paolo Serino e a Cecco Bellosi, scrittore e coordinatore dell’associazione comunità “Il Gabbiano Onlus“. Insieme hanno convocato scrittori e cittadini sabato 17 novembre, alle 11, al “boschetto” della droga. Cinque ettari di “supermercato” di qualunque sostanza illegale, a poche decine di metri dalla fermata del metrò di Rogoredo. L’idea era usare gli autori presenti a BookCity per aprire una biblioteca vivente. Avvicinare la sofferenza e il dolore e far sentire la forza della parola.

Qui, nel discount delle droghe, un grammo di cocaina costa 50 euro, ma comprandolo in quattro la spesa diventa irrisoria. Una pastiglia di Crystal Meth (metanfetamina) costa 20 euro e sciogliendola in una bottiglietta basta per tre o quattro persone. E con meno di 5 euro ci si può fare un paio di fumate di eroina. Prezzi stracciati, per merce di pessima qualità e tagliata con ogni tipo di veleni. Ai ragazzi però non fa paura, forse perchè la memoria delle “stragi” degli anni Settanta e Ottanta è storia di ieri per gli adolescenti di oggi.

Nel “boschetto” si va a fare la spesa, ma qualcuno praticamente ci vive. È qui che gli scrittori si sono trasformati in “spacciatori” di cultura. Serino sulla sua pagina Facebook scrive:

“C’erano tanti ragazzi, ragazzini, ragazzine che tra quegli alberi dormivano, si drogavano, si iniettavano dosi in un tappeto di disumanità che è quella di tutti noi che chiudiamo gli occhi. Ho pianto per una ragazzina di 14 anni, fa il Liceo Classico, occhi azzurri e belli come il cielo, che fuma il crack e che al “perchè sei qui”?” mi risponde “Perchè è da quando avevo 12 anni che sognavo di fare la tossica”. Il dramma sono le centinaia di ragazzi che in tre ore sono passati, che considerano quel bosco la loro casa. Occhi iniettati di droga, ma mani tese per un aiuto, la bocca per dirci grazie che diventava gentile, come un ancora. Perchè hanno capito il senso: non volevamo niente da loro. Non arrestarli, non dissuaderli, non rimproverarli. Solo far loro sentire la magia delle parole che quando escono dai libri diventano una strana musica, una vicinanza”.

Se la scrittrice Annarita Briganti, prima di leggere una pagina del memoir con cui Karen Green ricorda il marito David Foster Wallace, dichiara che #ParolediCuoreaRogoredo “è la migliore iniziativa culturale in sette anni che esiste BookCity“, il sociologo Aldo Bonomi è convinto che si è messo un piccolo mattoncino “per la costruzione di una comunità della conoscenza e della cura, l’unico antidoto alle comunità del rancore e dell’odio“.

Ma leggere qualche pagina di un libro e mangiare qualche pizzetta insieme ai frequentatori del parco ha anche prodotto atti concreti perchè sabato tre ragazzi hanno chiesto fattivamente aiuto per essere ricoverati. Ha ragione Domenico Iannacone, autore e conduttore de ‘I Dieci Comandamenti’ su Rai3, che è convinto che quella di sabato a Rogoredo è stata “una piccola rivoluzione culturale, un evento dirompente che ha squarciato le tenebre di un luogo vivo, abitato da uomini muti che buco dopo buco vedono le loro vene atrofizzarsi e la parola morire dentro la loro anima. Parole morte abitano corpi morti che si muovono lenti. In questa terra desolata scrittori, pochi per la verità, poeti e gente comune hanno letto stralci di libri, poesie e si sono lasciati assorbire da quella terra grassa di sangue tumefatto. Una rivoluzione culturale che ha segnato il ritorno della luce in un luogo buio, senza lancio di lacrimogeni e senza sfollagente tra le mani, perché la vera rivoluzione si fa con le parole. Perché le parole arrivano prima dei passi e lasciano tracce che non si cancellano mai“.

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    Claudio Agostoni
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World Music al Premio Andrea Parodi di Cagliari

Jam Session finale undicesima edizione Premio Andrea Parodi

Sembrerà strano, ma in Italia non ci sono solo musicisti che fanno trap. La conferma è arrivata dall’undicesima edizione del Premio Andrea Parodi che si è celebrata a Cagliari lo scorso fine settimana (9, 10 e 11 novembre).

Nato per omaggiare un grande artista sardo come Andrea Parodi, che dal pop d’autore dei Tazenda era arrivato come solista ai vertici della musica d’impronta etnica, oggi è l’unico contest italiano di world music.

Organizzato dall’omonima Fondazione, quest’anno il Premio Andrea Parodi (la cui direzione artistica è nelle sapienti mani di Elena Ledda), ha proposto nove band (selezionate tra oltre 200 artisti che quest’anno hanno inviato le loro canzoni) che, a diverso titolo, lavorano sugli incroci tra musica “di tradizione” e contemporaneità. Non a caso le passate edizioni sono state dominate da artisti che avevano saputo incrociare la musica popolare con il jazz (i sardi Elva Ludza), Rosa Balestrieri e l’elettronica (i siciliani Pupi di Surfaro) o la poesia di un prete gallurese con il folk (Daniela Pes).

I musicisti de La Maschera subito dopo la vittoria del Premio Parodi

Quest’anno la vittoria è andata a La Maschera, gruppo napoletano che sa tenere il palco con la sfrontatezza e la postura di una rock band. La loro “Te vengo a cercà” è una ballad con tanto di intro in wolof e testo che rimanda alle tematiche della migrazione.

Premio della critica per i ciprioti Monsieur Doumani, un bizzarro trio (tsouras, chitarra e trombone) che in gara ha presentato una strampalata tarantella, ma nella seconda serata (in cui i partecipanti del Premio sono chiamati a interpretare un brano del repertorio di Andrea Parodi) ha proposto una superba e originale versione di “Abacada”.

Daniele Cossellu e i Tenores di Bitti

La serata finale ha portato sul palco una serie di ospiti che hanno ulteriormente alzato il livello artistico della rassegna. Il macedone Stracho Temelkovski, polistrumentista, compositore e arrangiatore di grande espressività, nonchè cultore del beat box. Il duo veneto D’Altrocanto, composto da Elida Bellon e Giulia Prete, che hanno un repertorio incentrato sulle sonorità della tradizione popolare di mezzo mondo (erano reduci da un mese sulle montagne della Georgia dove avevano studiato sul campo le vocalità locali). Il tutto eseguito a cappella, senza l’ausilio di strumenti.

Jorge Pardo, una delle voci più importanti della scena musicale peruviana, accompagnato dalla straordinaria chitarra di Francisco Rey Soto, erede dello stile musicale del Maestro Felix Casaverde. Ultimo, ma non ultimo, l’86enne Daniele Cossellu: storica voce e animatore dei Tenores di Bitti “Remunnu’e Locu”, che ha raccontato come, se non fosse stato per Andrea Parodi, avrebbe perso il treno di Peter Gabriel.

Elegantissima la jam session finale che ha visto sul palco, oltre agli ospiti della rassegna, la direttrice artistica Elena Ledda e alcuni degli artisti in giuria, tra cui Mauro Palmas. Calato il sipario, la Fondazione Andrea Parodi ha già iniziato a lavorare per l’edizione del 2019: a fine gennaio verrà diffuso il bando con le modalità per presentare la propria candidatura…

N.B. Uno speciale in onda su Radio Popolare, giovedì 22 novembre alle 21.30, proporrà ampi estratti della serata finale di questa edizione del Premio Andrea Parodi.

Jam Session finale undicesima edizione Premio Andrea Parodi

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    Claudio Agostoni
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Grande musica la domenica mattina al cinema

Mai come oggi, dai tempi dell’introduzione del sonoro nel cinema, con The jazz singer, 1927, il matrimonio tra suoni e immagini, tra visioni e musica, è stato tanto ricco, stimolante, provvido di soluzioni e di segnali intriganti. I film musicali, i documentari a trazione rock, il cinema motivato dalla colonna sonora, lo stesso coinvolgimento di cantanti e star del business discografico e dei concerti, come attori o testimoni dell’immaginario sul grande schermo, indicano una crescente attenzione da parte del pubblico, ma anche di registi, produttori, addetti ai lavori in generale: un volano capace (anche) di generare grandi numeri. Per dare risalto, approfondire, raccontare agli appassionati e ai semplici curiosi un segmento di questo universo in evoluzione, abbiamo pensato a un’iniziativa con cui recuperare titoli di qualità, che rientrano nella storia di questi anni, talvolta non più in circolazione, ma meritevoli di essere ripresi e rappresentati con un’introduzione che ne permetta l’inquadramento artistico in un contesto storico culturale. Da un ampissimo ventaglio di ipotesi, siamo giunti a una prima selezione con cui testimoniare diverse tipologie di film, legati a personaggi e periodi che appartengono di diritto alla memoria collettiva e alla radice di un linguaggio condiviso: ecco allora che, raccolti in un abbraccio di suoni e visioni incontreremo le figure, le storie di Fabrizio De Andre’, John Lennon, Bob Dylan, Eric Clapton, Freddie Mercury. Per ora è solo un assaggio, cinema da ascoltare, musica da vedere con passione: il nostro invito per cominciare al meglio la domenica. Buon divertimento.

Con queste parole il nostro collaboratore Enzo Gentile presenta la rassegna, da lui curata, SUONI, VISIONI & ALTRE MERAVIGLIE. Al Cinema Anteo  di Piazza XXV Aprile 8, Milano, per 5 domeniche, Enzo introdurrà una pellicola che verrà proposta a partire dalle 11.

Prossima e ultima proiezione:

Domenica 2 dicembre BOHEMIAN RHAPSODY di Bryan Singer con Rami Malek, Joseph Mazzello – USA – 2018 (Freddie Mercury)

 

Il prezzo del biglietto è di € 9,00 a proiezione, ma presentandosi con una tessera di socio di Radio Popolare il costo del biglietto scende a € 5,50.

Ogni settimana durante le trasmissioni Jack e Chassis verranno regalati 10 biglietti per ogni evento ai sostenitori della radio.

 

 

Suoni e visioni e altre meraviglie grande

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Già proiettati:

– Domenica 4 novembre FABER IN SARDEGNA di Gianfranco Cabiddu – Italia 2015 – In sala presente Dori Ghezzi.

Domenica 11 novembre LA VITA È FACILE AD OCCHI CHIUSI di David Trueba con Javier Cámara, Natalia de Molina – Spagna – 2013 (John Lennon)

Domenica 18 novembre IO NON SONO QUI di Todd Haynes con Christian Bale, Cate Blanchett USA – 2007 (Bob Dylan)

Domenica 25 novembre ERIC CLAPTON: A LIFE IN 12 BARS di Lili Fini Zanuck con Eric Clapton – GB – 2017

 

 

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    Claudio Agostoni
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Spettacolo esagerato a Casa Jannacci

Torna a Casa Jannacci, l’antico dormitorio comunale di viale Ortles 69 a Milano, lo spettacolo “esagerato”. Sabato 6 ottobre, infatti, la struttura a gestione pubblica per senza dimora più grande e antica d’Europa apre le porte alla città per un pomeriggio di festa.

Il programma della giornata, organizzata dal Comune di Milano (che gestisce la struttura in collaborazione con la cooperativa Spazio aperto servizi) grazie alla direzione artistica di Smemoranda,  si svolgerà nei padiglioni e nel giardino di Casa Jannacci.

Si parte alle 12 con un grande pranzo per oltre 500 persone a cui parteciperanno gli ospiti e gli amici artisti della Casa.

Per iscriversi è necessario mandare una e-mail all’indirizzo iniziative.sociali@comune.milano.it entro il 5 ottobre 2018.

Dalle 15 in poi si svilupperanno diverse attività culturali e ricreative. Si darà spazio alla musica con il concerto di Paolo Belli e Big Band, con l’intervento del coro Cor Unum di Casa Jannacci.

Mostre fotografiche e presentazione del libro “Una storia sbagliata” di Beppe Stoppa, che racconta la vita e il riscatto di uomini e donne passati da Casa Jannacci, e con la lettura ad alta voce per adulti e per bambini.

Radio Popolare effettuerà una serie di collegamenti in diretta dalle 13.30 alle 15.00.

 

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    Claudio Agostoni
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Scampoli di magia sarda

Scampoli di magia sarda

8 – 11 novembre

Quattro giorni alla scoperta dei suoni più ancestrali della Sardegna, la pietra e l’acqua, immersi nel verde dei boschi del Sarcidano e della Barbagia di Seulo. Meraviglie come il Parco Aymerich, un bosco di 22 ettari di leccete e piante esotiche dove il suono dell’acqua è l’elemento costante, o il Sentiero delle Fate dove tra boschi, anfratti di pietra e alture si dice vivano esseri fantastici. Un viaggio a passo lento tra piccoli borghi gioiello, Menhir e grotte naturali impreziosito dalla musica delle pietre sonore di Pinuccio Sciola e dalle note musicali degli artisti del Premio Parodi, l’unico concorso italiano di world music,  organizzato dall’omonima Fondazione con la direzione artistica di Elena Ledda.

Accompagnati dalle Mariposas de Sardinia, un collettivo di indigene sarde che da anni lavorano con la mission di accendere i riflettori su una Sardegna incredibilmente trascurata dal turismo, scopriremo scampoli di bellezza lontana dal turismo di massa. E grazie ai racconti di cantastorie locali conosceremo la storia e le leggende dei luoghi e degusteremo i prodotti tipici della tradizione e dell’autunno. Musica, cibi e bevande rigidamente a chilometro zero.

Per dettagli e costi: Viaggiemiraggi.org

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    Claudio Agostoni
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Camminare. Il Festival del Social Walking

Camminare. Il Festival del Social Walking

22 – 23 settembre: il festival milanese dedicato al viaggio lento e condiviso

Sabato 22 e domenica 23 settembre torna Camminare. Il Festival del Social Walking, il primo festival a Milano dedicato al tema del viaggio lento e a piedi. L’appuntamento è da Eastriver e sarà un’occasione per parlare di turismo responsabile in Italia e all’estero e conoscere le esperienze di chi ha fatto del viaggio a piedi uno stile di vita.

Un evento di due giorni a ingresso gratuito presso Eastriver Via Jean Jaurès 22, Milano (Martesana – MM Turro)-, organizzato da ViaggieMiraggi, in collaborazione con Altreconomia e Radio Francigena, con media partner Radio Popolare. Passeggiate urbane, incontri, presentazioni di libri, racconti di viaggi, musica…

La seconda edizione del festival del social walking sarà dedicata al benessere: camminare fa bene al corpo, ai muscoli, al cuore, ai polmoni; camminare stimola la curiosità e il dialogo con gli altri; camminare migliora l’umore e lo spirito. Perché camminare vuol dire entrare in relazione lenta con il territorio, con le persone che lo abitano, con i compagni di viaggio e con se stessi.

Il festival sarà suddiviso in quattro aree: un palco principale per i racconti di viaggio; un’area bookshop riservata ai viaggi lenti e a piedi; un’area benessere per momenti yoga e shiatsu; un angolo tecnico per consigli su abbigliamento e attrezzature.

Gli appuntamenti iniziano sabato 22 settembre alle 15: durante tutto il pomeriggio gli spazi del festival saranno animati da incontri con viaggiatori e autori. Si parlerà di benessere, territorio e salute in compagnia di tanti ospiti: Laura Bonetti e Marco Rovati, Fabrizio Pepini, Ulrike Raiser, Tiziano Fratus, Franco Michieli. Momenti dedicati al benessere con lo “shiatsu on the road” di Serena Trotti. La sera, l’attrice Rita Pelusio insieme a Lucia Vasini ci accompagneranno all’aperitivo con i loro racconti di viaggio. A seguire l’esperienza di Monica Nanetti e di Giovanni Storti (del trio Aldo, Giovanni e Giacomo) in viaggio in bici da Vienna a Milano.

Domenica 23 settembre. La giornata inizia alle 9 con una camminata in pieno stile social walking tra il Parco Lambro e la Martesana: una passeggiata urbana tra le vie della città per incontrare associazioni e realtà socio-culturali che cambiano ogni giorno lo sguardo sulla metropoli. All’arrivo, un momento dedicato allo yoga con gli insegnanti di Yoga à porter.

Alle 11:30 appuntamento presso il palco principale di Eastriver con i racconti di viaggi a piedi insieme a ViaggieMiraggi: dalla transumanza in Abruzzo, ai cammini nei Balcani, dalla montagna-terapia nelle Marche. A seguire, l’esperienza del cammino terapeutico con il progetto “Passaggio Chiave” di ATS Monza.

Nel pomeriggio, continuano gli incontri con autori e viaggiatori: Patrizia Vita, Maurizio Ornella e Paolo Piacentini a confronto sul tema cammino nelle terre colpite dal terremoto; Andrea Vismara e Andrea Mattei raccontano di meraviglie poco conosciute e dell’arte di fare lo zaino in cammino. Segue la presentazione dell’Associazione Va Sentiero e lo stato dei sentieri in Lombardia con il CAI ed ERSAF Lombardia. Chiude il festival l’incontro con lo scrittore Antonio Moresco. Serata in musica con Orto Sociale.

Durante i due giorni dell’evento, saranno allestite mostre fotografiche dedicate ai viaggi a piedi presso gli spazi di Eastriver . Possibilità di pranzare e cenare presso la location.

Informazioni dettagliate sul programma ed orari:   viaggiemiraggi.org

INGRESSO GRATUITO  previa iscrizione su Eventbrite .

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    Claudio Agostoni
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Sulle tracce del Pastore di stambecchi

Un fine settimana nel cuore del Parco naturale delle Alpi Marittime, dove fra vette che superano i tremila metri si nascondono insospettabili nevai a soli 50 chilometri dal Mediterraneo… e gli stambecchi più a sud delle Alpi. Un viaggio a due anime: un assaggio di natura e cultura alpine, con visita a borgate abbandonate in quota, cena con l’antropologo e scrittore Marco Aime e presentazione serale del libro Il pastore di stambecchi (Ponte alle Grazie e CAI, 2018), dedicato alla vita vera di un montanaro valdostano davvero eccezionale, il guardiaparco del Parco Nazionale del Gran Paradiso Louis Oreiller. Il secondo e il terzo giorno sono un vero e proprio trekking alpino per incontrarli dal vivo, con curiosità e rispetto, questi stambecchi discendenti degli stambecchi del Gran Paradiso.

Si cammina con lo zaino in spalla su mulattiere e spettacolari strade militari che conducono alla scoperta di paesaggi mozzafiato – laghi glaciali, verdi pascoli e vette rocciose – calcando itinerari dove la storia si tocca con mano. Incontreremo coloratissime case di caccia del re inserite in panorami di una bellezza struggente (Vittorio Emanuele II sapeva scegliere bene le location…) e dormiremo in una ex caserma arroccata a 2400 metri di quota, oggi diventata un accogliente rifugio. Lungo il percorso incontreremo camosci, marmotte, mucche al pascolo – e le meraviglie botaniche custodite dal Parco: tre giorni per un’indimenticabile immersione nella natura e nella cultura delle Alpi Marittime accompagnati da Irene Borgna, guida naturalistica, antropologa e scrittrice.

Un viaggio per escursionisti consapevoli: “Chi non vuole chinare la testa, prenda con noi la strada dei monti” (Italo Calvino, Oltre il ponte).

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    Claudio Agostoni
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Festival estate 2018

Tempo di festival per gli amanti della musica live. Tempo di media parnership per Radio Popolare. Mentre ormai stanno chiudendo i battenti i festival di luglio, ecco quelli che seguiremo sul campo in agosto.

 

FILAGOSTO FESTIVAL 2018

31 luglio – 5 agosto

Filago non è Woodstock. Wikipedia ci spiega che è un comune italiano di 3.215 abitanti che dista circa 15 chilometri dal capoluogo orobico. Ci dice che la principale squadra di calcio della città è l’U.S. Filago Calcio A.S.D. (milita in Terza Categoria). Ci informa anche che dal 2003 ospita il Filagosto Festival, una rassegna dedicata alla musica indipendente, una sorta di vetrina per diversi generi musicale: dal rock al reggae, dal pop alla musica elettronica. L’organizzazione del festival è curata da Filagogiovani, un’associazione di promozione sociale composta da quasi 80 soci volontari. L’ associazione e il festival sono no-profit: una parte del ricavato autofinanzia l’edizione successiva, mentre la restante parte viene destinata a sostegno di iniziative legate a realtà del territorio e a progetti internazionali. Se nelle precedenti edizioni ci sono passate leggende e promesse della musica italiana e internazionale, quest’anno sarà aperto dall’originale rapper  Willie Peyote. Per il secondo anno consecutivo ci sarà un festival nel festival, ovvero il METAL FOR EMERGENCY. Protagonisti del sabato sera saranno cinque band, espressione della scena metal nazionale e internazionale, con i Sepultura come headliner d’eccellenza.

Due serate saranno dedicate al reggae nelle sue accezioni più inusuali: da una parte il roots reggae californiano dei Groundation, dall’altra le ibridazioni con la dub dei Mellow Mood. In totale sei giorni e diciassette concerti per un calendario che conferma il variegato carattere musicale di uno degli appuntamenti più importanti dell’estate del Nord Italia. Info: filagostofestival.it

[youtube id=”DGtrQ1pke2o”]

 

DROMOSFESTIVAL

30 luglio – 15 agosto

Concerti di spessore internazionale ma anche mostre, dibattiti , letteratura, cinema e altri eventi collaterali caratterizzeranno l’edizione del ventennale del festival che quest’anno transiterà in dodici comuni sardi: Baratili, Bauladu, Cabras, Fordongianus, Mogoro, Morgongiori, Neoneli, Nureci, San Vero Milis, Ula Tirso e Villa Verde, oltre al capoluogo, Oristano.

A cinquant’anni dal ’68,  il festival Dromos proporrà una meditazione e alcuni spunti di riflessione proprio su questa epica annata. Sarà, pertanto, DromosRevolution.  Il ’68 fu, soprattutto – e questo è l’aspetto che verrà approfondito, in linea con le tematiche che da sempre caratterizzano il festival Dromos – l’aspirazione di una generazione nel portare l’immaginazione al potere, secondo le teorie di Herbert Marcuse, uno dei padri nobili di quell’immaginifico e per certi versi irripetibile momento politico, sociale e culturale. Tra i protagonisti Dee Dee Bridgewater, Bombino, Gonzalo Rubalcaba, Bokanté, Vinicio Capossela, Marialy Pacheco, Fatoumata Diawara, Roland Tchakounté, Kristin Asbjørnsen e Seun Kuti.

Info: dromosfestival.it

[youtube id=”nQ2KM78Mkro”]

 

 INDIGENO FEST 2018

3 – 9 agosto

Torna il festival che unisce l’incanto dei territori della Sicilia ad un’attenta proposta musicale. Organizzato da Leave Music, torna per una quinta edizione che si preannuncia imperdibile. Nel golfo di Patti musica, territorio e natura saranno ancora una volta le protagoniste della manifestazione, divenuta negli anni un importante punto di riferimento sia per il panorama musicale italiano sia come attrazione turistica della Sicilia. Tra i protagonisti segnaliamo Joe Victor, i Cacao Mental,  Giulia Mei, Gemitaiz, Frenetik & Orang3, CRLN, Cosmo, Giorgieness, Mirkoeilcane

Per la serata finale i riflettori si sposteranno sul Teatro Greco di Tindari, una delle gemme storiche del patrimonio culturale dell’isola siciliana: protagonisti The Zen Circus, Maria Antonietta e Tommaso Di Giulio.

I The Zen Circus sono un punto di riferimento della scena indipendente italiana: in 18 anni si sono costruiti una credibilità condivisibile da pochi altri artisti nostrani.

Info: indiegenofest.it

[youtube id=”e8mVRBz1X_s”]

 

P.S.  Il 6 settembre i The Zen Circus saranno i protagonisti del tradizionale concerto organizzato da Radio Popolare al Carro Ponte. Sono già aperte le prevendite.

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    Claudio Agostoni
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Tre motivi per iscriversi alla spedizione vallesana

Ecco tre motivi per iscriversi alla spedizione vallesana:

01.- Seguiremo le tracce del Che Guevara del Vallese.

Joseph Samuel Farinet, a metà del XIX Secolo, era un famoso falsario. Coniava monete da 20 Centesimi di Franco (a quei tempi erano in bassa lega di argento) che distribuiva generosamente tra la popolazione in cambio di cibo e protezione dalle autorità. Nonostante tutti sapessero che le monete erano false, queste circolavano liberamente. Farinet, braccato, arrestato, evaso subito dopo e poi fuggiasco, morì quando era alla macchia  colpito dalle pallottole di chi lo ricercava. In suo nome è stata costruita una vigna, la più piccola vigna del mondo accatastata e notificata (1.67 m2), il cui prodotto viene raccolto annualmente e il ricavato usato per una borsa che finanzia soggetti in condizioni di disagio e comunque persone che fanno degli studi e non hanno i soldi per andare avanti. Raggiungeremo la vigna,  un tempo di proprietà dell’Abbé Pierre e oggi del Dalai Lama, seguendo un sentiero, segnalato da vetrate artistiche, che attraversa numerose vigne. Ovviamente il sentiero è dedicato a Farinet, ovvero a colui che da alcuni viene definito il “Che Guevara del Valais”, mentre qualcun altro lo indica come come il “Robin Hood della montagna”. Di sicuro c’è che dal 13 maggio 2017, in Canton Vallese è entrata in vigore una nuova valuta: il “Farinet”.  Sarà utilizzabile presso un centinaio di commerci e servizi nel cantone. Fra gli aderenti ristoranti, supermercati, terapisti, taxisti e una fiduciaria i quali fungeranno anche da ufficio cambio che è stato fissato 1:1 con il Franco svizzero.  La nuova valuta è stata prodotta in otto differenti tagli sotto forma di banconote da 1, 2, 5, 10, 20, 50 e 100 Farinet. Inoltre è stata stampato un taglio  anomalo da 13 Farinet per omaggiare le altrettante stelle biancorosse che compaiono nella bandiera vallesana e simboleggiano i distretti. I disegni delle banconote sono opera del grafico Adrien Thétaz. Su una faccia è rappresentata una montagna e sull’altra un’attività, un animale o una particolarità tipica del Cantone.  Avere una intera valuta che porta il tuo nome immaginiamo sia una gran bella soddisfazione per un falsario, che sotto questo aspetto batte il ‘vero’ Che Guevara, che a Cuba può vantare “solo” una banconota da 10 pesos con la sua effige.

 

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02.- Cammineremo lungo le vigne a strapiombo sul Rodano

Sulle colline che precipitano lungo il corso del Rodano si coltivano oltre 60 vitigni differenti. L’85% del territorio è coltivato a Pinot Noir, Chasselas (da cui si ricava il bianco più comune, il Fendant) e Gamay, ma sempre più si cerca di piantare vitigni autoctoni ed esclusivi, come i rari Petite Arvine, Amigne, l’HumagneBlanche (per quanto riguarda i bianchi) e Cornalin e Humagne Rouge (per i rossi). I vigneti sono ricavati da vasti terrazzamenti che si arrampicano dalle sponde del Rodano, spesso ripidamente. Il lavoro è particolarmente difficile perché i muri a secco richiedono una costante manutenzione per evitare frane e anche tutti i lavori in vigna devono essere effettuati rigorosamente a mano, con l’unica eccezione in alcuni casi dell’impiego di particolari monorotaie mobili che permettono di trasportare le gerle con i grappoli vendemmiati. E’ un’enologia che si può definire eroica anche perché gli appezzamenti sono in genere piccoli, se non minuscoli. A dar una mano ai vigneron ci pensa il clima. “Stretto” tra le alte montagne dell’Oberland Bernese a nord e le Alpi a sud, la valle del Rodano è protetta dalle piogge e così in Vallese piove mediamente quanto ad Algeri. Tanto è vero che l’irrigazione è fornita da una lunga rete di canali (le “Bisses“) che portano a valle l’acqua di scioglimento della neve dalle montagne. Lungo le bisses sono stati ricavati dei percorsi escursionistici affascinanti, sentieri che attraversano i vigneti costeggiando i muri a secco. Noi cammineremo seguendo uno dei più belli: la Bisse de Clavau, nei pressi di Sion. Partiremo dal centro città e superato lo strappo che porta ai vigneti, percorreremo un sentiero pianeggiante che regala viste strepitose sulla vallata e sul Rodano, che per via dei minerali che trasporta dal ghiacciaio da cui nasce ha un incredibile color turchese. A rendere ancora più interessante la camminata ci penseranno le tappe che faremo presso alcune garitte che spuntano in mezzo ai vigneti. Qui si potremo accompagnare i vini locali con stuzzichini del territorio, raclette vallesana a volontà e torte di stagione.

01_Canton Vallese

 

 

  1. A Martigny scopriremo una città d’arte

Era il 1976, quando l’ingegnere, artista e mecenate Léonard Gianadda ebbe l’intenzione di costruire una casa a Martigny, cittadina situata sul gomito del Rodano nel Vallese romando. I lavori di costruzione portarono tuttavia alla luce i resti del più antico tempio gallo-romano della Svizzera. Gianadda vi costruì sopra un centro culturale, invece di una casa e costituì una la Fondazione Gianadda in memoria del fratello Pierre da poco scomparso. Oggi la Fondation Gianadda di Martigny, che celebra quest’anno i quarant’anni di attività, è una fondazione culturale di fama internazionale con svariati interessi. Noi visiteremo il Museo, la cui offerta spazia dalle esposizioni archeologiche fino alle collezioni d’arte e ai concerti, passando per un parco dedicato alle auto d’epoca e alle sculture. Ma a Martigny scopriremo anche altro. La cittadina vanta due millenni di storia: di origine celtica, i Romani e le truppe di Napoleone hanno lasciato qui le loro tracce. Ammireremo l’anfiteatro restaurato, ma anche le terme romane, templi e quartieri residenziali antichi.

04_Parco Fondation Gianadda

 

Qui prezzi e dettagli di questo fine settimana settembrino (dove andremo anche a vedere il ghiacciaio dell’Aletsch, il più grande d’Europa): 

Per info sul Vallese: www.valais.chwww.martigny.com –  www.siontourisme.ch  –

www.belalp.ch

 

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    Claudio Agostoni
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Aspettando il 25 aprile

Aspettando il 25 aprile, Radio Popolare vi aspetta lunedì sera -23 aprile- nel suo auditorium a partire dalle 20.30, una lunga serata antifascista per arrivare ‘carichi’ agli appuntamenti del 25 aprile.

Si parte con la proiezione – alla presenza degli autori – di ampi stralci del docu-film 24 – 28 aprile 1945. Per una storia popolare dei fatti di Dongo, una produzione curata da La butega del film – Comunità Cascina Contina di Rosate. E’ un lavoro etnografico che non ha la pretesa di ricercare l’ennesima verità sul quando, come e chi della morte di Mussolini e sul destino dell’Oro di Dongo, ma raccoglie i racconti personali di chi in quei giorni si trovava tra Dongo, Musso, Giulino di Mezzegra e Germasino, in un punto -fino ad allora sconosciuto ai più- della sponda occidentale dell’Alto Lario. Una ricerca dei sentimenti che ognuna/o ha provato a capitare, senza volerlo, in mezzo alla Storia con la “s”maiuscola.

Sarà con noi anche Cecco Bellosi, che nel suo recente libro “Sotto l’ombra di un bel fiore” (Milieu, pp. 237, euro 14.90) racconta i protagonisti dimenticati della Resistenza comasca.

Alle 21.30 concerto dei 7grani, la band dei fratelli Settegrani. Originari di Bizzarone (un paese del comasco, giusto per rimanere in tema), sono attivi dal 2003, con un repertorio che  propone canzoni che abbinano la qualità della musica con testi mai banali. Tra questi ricordiamo una canzone come  “Neve diventeremo”, nata ispirandosi alla storia di Rado Zuccon, partigiano amico di famiglia sopravvissuto alla deportazione nel campo di concentramento nazista di Buchenwald.

 

 

Ingresso gratuito. La prenotazione non è obbligatoria, la puntualità sì.

 

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    Claudio Agostoni
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Approfondimenti

Sofia 2.0, sorprese e contraddizioni

Non ha la miriade di minareti di quelle istanbuliote, ma il disegno della moschea Bania Bazi Dzamija è simile a quelle celeberrime della metropoli sul Bosforo.  Non a caso è stata ideata da Sinan, lo stesso architetto delle celebrate moschee di Istanbul.

Nel giro di poche centinaia di metri più di una trattoria propone menù che hanno nelle meze – gli antipasti tipici della cucina ottomana – il loro pezzo forte. Ma quello turco è solo uno degli universi che si incrociano per le strade di Sofia, una capitale del meticciato culturale. La conferma è che a poche centinaia di metri dalla “moschea dei Bagni”, si ergono la maestosa chiesa ortodossa Sveta Nedelja e, riconoscibile per la sua architettura neomoresca, la più grande sinagoga monumentale d’Europa.

E poco lontano troviamo la Cărkva Sv. Nikolaj, una chiesa russa a due piani del 1913 dai caratteristici ‘cipollotti’ dorati, e la Cărkva Sv. Petka Samardžijska, chiesa di culto cattolico, oggi parzialmente interrata.

Sofia 3

Un’opulenza (architettonica) che però non troviamo in ambito sociale. Da quando è caduto il muro di Berlino la città sta subendo una metamorfosi che sembra non avere fine. La transizione dal comunismo al consumismo è stata foriera di mille sogni: per ora si sono perse certezze e sono nate speranze che spesso rischiano di ridursi a miraggi. Il marchio Geox campeggia di fronte al palazzo presidenziale: le scarpe respirano agli stessi prezzi italiani, inarrivabili per chi continua a lucidare vecchi stivali. Per trasformare i sogni in realtà ogni scorciatoia appare percorribile, a partire dal tentativo di trasformare antiche tradizioni in business.

Qualcuno si lancia nella riproduzioni delle icone: i modelli da cui prendere spunto non mancano, visto che la cripta della cattedrale-monumento Aleksandãr Nevski, ideata a cavallo tra il XIX e il XX secolo per commemorare la liberazione dal giogo turco da parte delle armate russe, ospita una incredibile raccolta di icone provenienti da tutte le regioni del paese. Altri recuperano gli antichi metodi di massaggio dei pastori transumanti (koracanè) e quelli, più ruvidi, dei briganti dei Balcani (hajdutzi) per aprire ruspanti studi di fisioterapia.

Più di un aspirante chef apre un ristorante nella sala di casa sua, proponendo intriganti rivisitazioni della cucina balcanica. Se non si dispone di spazi adeguati a Sofia non ci si arrende. L’ufficio per la tutela dei beni architettonici è di manica larga ed è ormai diventata prassi riconvertire vecchi monumenti in attività commerciali. Un anfiteatro romano con una storia secolare è diventato la hall di un albergo a cinque stelle, l’Arena di Serdica. Un segmento della Libreria Nazionale si è trasformato in una discoteca dalla colonna sonora ‘mainstream’. Si chiama Once upon a time…Biblioteka: una volta si ballava  con gli scaffali dei libri a vista, oggi, dopo una discutibile ristrutturazione, sfoggia un look club oriented, con tanto di sushi bar. Il club Hambara è un locale tutto in legno, con le travi a vista e senza luce elettrica, ma illuminato solo da qualche decina di candele. In origine era una stalla dove riposavano i cavalli che trainavano i tram. Divenne poi la stamperia clandestina dove Georgi Dimitrov, primo ministro della Repubblica Popolare di Bulgaria, editava un giornale sovversivo.

I basement di antichi palazzi sono stati trasformati in micro drogherie dove per acquistare qualcosa è necessario piegarsi in due. Invece se alla mattina verso le 11 (o al pomeriggio alle 18) andate sotto il leone di marmo che troneggia davanti al Palazzo di Giustizia troverete un capannello di turisti capeggiati da un paio di studenti.

Sofia 1

Sono le guide di ‘Free Sofia’, che accompagnano i turisti in un tour informale per la capitale bulgara, incrociando chiese e monumenti, ma anche bar e negozi. Il tour è gratuito, anche se una mancia al momento del commiato è ben accetta. Non essendo delle guide ufficiali non possono accompagnare i turisti dentro chiese e musei, ma si limitano a raccontarli dalle adiacenze, usando come lingua franca l’inglese. Per pochi Euro ci sono dei tour solo culturali, mentre per i nostalgici c’è il ‘Communist Tour’: un excursus sui luoghi e i resti del recente passato bulgaro, come il Monumento della Fratellanza,  ai piedi del quale non è insolito trovare fiori lasciati dai pensionati in ricordo del passato.

Per chi preferisce la bicicletta c’è un’analoga esperienza a pedali: il ‘Sofia Green Tour’, un percorso di quasi 20 km che consente di capire perché Sofia è una delle capitali verdi d’Europa. Si attraversano alcuni dei parchi che creano una cintura verde intorno alla capitale bulgara, come Borisova Gradina, a sud-est del centro, il parco più bello di Sofia, popolato da statue e aiuole, e lo Yuzhena, a sud di downtown: un’ampia e selvaggia distesa verde fitta di alberi e sentieri ombreggiati, attraversata da uno spumeggiante torrente. L’impressione è quella di essere in una regione selvaggia, ma il centro città dista solo qualche pedalata…

Sofia 2

 

Il nostro viaggio, oltre che alla scoperta di Sofia, prevede anche intriganti escursioni naturalistico-culturali fuori dalla capitale bulgara.

Dettagli e costi del viaggio

 

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    Claudio Agostoni
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Approfondimenti

Trieste: un altro mondo

Il viaggio è completo! Grazie a tutti i viaggiatori che si sono prenotati!

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Trieste è una bella città per fare jogging. Per una camminata, tutta salute e paesaggio da cartolina, c’è  la strada Napoleonica: circa un’ora la sola andata, con un lieve dislivello in discesa fino al piccolo abitato di Prosecco, e splendide vedute sul golfo cittadino. Per chi vuole corricchiare c’è la tratta che collega la Stazione centrale con Barcola e oltre, verso il castello di Massimiliano.

Il percorso si snoda parallelo ai chilometri di inferriata, e di muro, oltre i quali si nasconde un segreto di 700mila metri quadrati. E’ una città nella città, un luogo nato come parte integrante dello spazio urbano, oggi separato dal centro abitato da alte mura, recinti e valichi sorvegliati. E’ il Porto Vecchio, l’antico scalo marittimo cresciuto ai tempi dell’impero asburgico, motore dell’economia finché Trieste fu emporio dell’Austria-Ungheria, quindi avviato a un lento e inarrestabile declino dal novembre del 1918, quando la città fu occupata dall’esercito italiano. E’ uno dei waterfront più appetibili d’Europa, un enorme potenziale per la città (… basta vedere cosa hanno fatto a Marsiglia e Glasgow).

Porto Vecchio

C’è chi ha pensato di ‘sfruttare’ un elemento di cui Trieste è ricca, il vento, per creare un magazzino che raccogliesse elementi che potrebbero finire in un vero e proprio museo dei venti. Ci si può trovare l’Archivio dei Venti del Mondo (una bizzarra raccolta di venti in scatola, ovvero oltre 130 venti imbottigliati, inscatolati, impacchettati provenienti da quasi tutto il mondo), ma anche opere di qualità di artisti talentuosi tra cui Pascutto, Pastrovicchio, Pezzolato, Spigai, tutte pertinenti con i temi del museo. Questo magazzino è la conferma che Trieste, oltre a eccellenze fantastiche (piazza Unità d’Italia, il Museo Revoltella, il castello di Miramare…) ha tanti altri ‘piccoli’ segreti da scoprire. Tra questi Katastrofa, un nuovo Alì Babà pieno di passione e poesia che, ai suoi visitatori, propone vecchi mobili rivisitati, oggetti d’arte, antiche ceramiche e vetri ricercati in Italia e all’estero.

Katastrofa

Chi invece vuole un tuffo nel passato, oltre ad un aperitivo negli storici caffè cittadini, deve puntare sulla drogheria Toso: qui tutto è rimasto intatto dal 1906.

Drogheria Toso

 

Dagli scaffali con cassetti di legno color avorio alti fino al soffitto, agli articoli che ormai da anni non vengono più smerciati negli altri negozi. Nei grandi cassetti in legno ci sono ossidi per decoratori, terre verdi e rosse, talco. Caramelle e caramelline per tutti i gusti: al rabarbaro, balsamiche al miele, i diavolini, le mente bianche…. E poi catturapolvere in piume di struzzo, scope in crine di cavallo, gratta schiena in legno… L’odore che punge le narici è quello delle spezie, dei chiodi di garofano, della citronella, dei semi di senape e del sapone di marsiglia, tutto sfuso e venduto a peso.

L’odore che invece si respira nelle cantine dell’agriturismo Bajta è quello dei salumi che qui stagionano tra la roccia viva. Siamo nel cuore del Carso e qui tutto deve fare i conti con la conformazione morfologica dell’area. Anche i maiali che razzolano intorno all’agriturismo…

Tutte le informazioni sul nostro viaggio a Trieste dal 5 all’8 aprile accompagnati da Claudio Agostoni.

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    Claudio Agostoni
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Il Marocco che non ti aspetti

L’aeroporto di Marrakech-Menara dista meno di 20 km di Tamesloht. Ma i lussuosi riad di Marrakech dove, per accontentare i pruriti esotici degli occidentali, gli operatori turistici offrono una parodia del vero Marocco, sono distanti anni luce.

A Tamesloht il passato non è rinnegato come se fosse immondo: in questo villaggio circondato da uliveti vive un Marocco che ha i piedi nell’ieri ma guarda avanti. E’ abitato da artigiani e investendo qualche ora, dopo aver scattato una fotografia ai nidi di cicogna sui tetti delle abitazioni, si  può visitare il quartiere dei “potiers”. E’ un piccolo universo fatto di  terra e  terracotta, dove gli artigiani plasmano la terra.  Il caos della casbah di Marrakech appartiene a un altro universo.

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Nell’Ensemble d’Artisanat diversi artigiani, specializzati nei più vari mestieri, hanno i loro laboratori e abili mani lavorano la pelle, il vetro, l’osso… La perla di Tamesloht è una sorta di cittadella dove risiedevano i signori locali, un complesso di residenze risalenti al XVI° secolo. Visitarla è come trovarsi dentro la scenografia di un film, e non a caso  le elaborate porte delle case ed i soffitti in legno decorati sono finiti in più di una ripresa cinematografica.

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Orson Welles invece, decidendo di adottarla per le riprese del suo Otello, sulla pellicola ha immortalato Essaouira, un gioiello della costa atlantica a due ore di macchina da Marrakech. Vanta due primati originali: è una città senza semafori e senza ascensori, perché all’interno delle sue antiche mura non circolano auto e i palazzi sono tutti antichi. Se qualche decade fa è stata il rifugio africano di hippie in fuga dall’Occidente, oggi è il paradiso di surfisti in attesa della grande onda.

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Essaouira continua ad essere una sorta di risacca esistenziale, un luogo dove imperversa una luce che esalta il candore delle  case imbiancate a calce e che rende vivido il blu delle porte e delle finestre. Un vento costante giustifica gli adesivi che appiccicati sul lungomare avvisano il forestiero che è a Wind City, Afrika. Il vento batte senza sosta anche gli alberi di Argania che crescono sulle colline intorno alla città. I frutti di queste piante, bacche di colore verde, simili ad un oliva ma di dimensioni maggiori, ospitano un nocciolo particolarmente duro che a sua volta racchiude due o più mandorle da cui si estrae l’olio d’Argan, il “petrolio” di questa regione (da anni il governo del Marocco aiuta la formazione di cooperative femminili dedite alla produzione dell’olio di argan e oggi circa due milioni e mezzo di marocchini vivono dai proventi derivati dall’arganier). Per il pranzo ad Essaouira basta seguire il profumo di pesce alla griglia che arriva da alcune baracche in prossimità del porto. Qui, a partire dalla tarda mattinata, i pescatori preparano e servono un menu che spazia da un’abbondante porzione di sardine a un elegante piatto di crostacei dell’Atlantico. Il  suono che esce da più di un locale è rigidamente made in Essaouira. Trattasi di musica gnaoua, un sound praticato da musicisti-guaritori, figli di antichi schiavi neri, che attraverso il suono e il ballo incarnano l’anima mistica del Marocco…

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Dettagli e costi del viaggio su  Viaggiemiraggi.it

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    Claudio Agostoni
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Cuba e Iran: due viaggi nei poli del cambiamento

Oggi un iraniano su quattro ha meno di quindici anni e le nuove generazioni, secondo la scrittrice Lila Azam Zanganeh, “sono in balia, a volte preda, di un dualismo lancinante: l’attrazione per tutto ciò che è occidentale e il senso profondo della cultura locale e dell’orgoglio nazionale”.

Questo orgoglio spesso spinge gli iraniani a sentirsi superiori agli arabi, agli ebrei, ai pachistani, agli indiani, ai turchi, ai curdi, agli afgani e, nello stesso tempo, a coltivare il culto del khareji, lo straniero.

Con le dovute precauzioni si può affermare che qualcosa di simile si respira anche a Cuba. Pure nell’isola dei barbudos i giovani, che spesso hanno fratelli o amici rifugiati a Miami, coltivano un  senso profondo della cultura locale e dell’orgoglio nazionale.

Il presidente iraniano Rouhani, in merito alle recenti manifestazioni che hanno provocato 23 morti e centinaia di arresti, ha dichiarato che “il problema oggi in Iran non è solo di natura economica. C’è anche la  distanza fra le generazioni… Non possiamo prendere uno stile di vita e dire di seguirlo a due generazioni dopo la nostra: il punto di vista delle giovani generazioni sulla vita, sul mondo, è diverso dal nostro…”.

Dichiarazioni esportabili pari pari a Cuba. Anche qui, della rivoluzione dei loro padri, i ragazzi di vent’anni hanno vissuto alcuni postumi problematici. Il cambiamento che si sta vivendo in Iran e a Cuba è uno degli obbiettivi che metteremo a fuoco durante i viaggi in questi due paesi. Quello che vedremo è figlio di un equilibrio precario, perché in queste settimane si sta scrivendo la Storia. Regna l’incertezza e nessuno può dire cosa vedremo tornandoci fra qualche mese. Per la prossima primavera Radio Popolare ha organizzato due viaggi in Iran e uno a Cuba.

 

 

Dal 2 al 16 marzo, percorrendo  un ramo della Via della Seta, andremo a Mashad e nella regione adiacente al Mar Caspio. Mashad, meta di pellegrinaggio religioso dove viene venerato Alī al-Riḍā, l’ottavo Imam dello sciismo duodecimano, è la città dove sono iniziate le manifestazioni dello scorso dicembre.

 

Mashad

Dalla adiacenze del confine con l’Afganistan passeremo alle verdi coste del Mar Caspio, per inerpicarci poi sino a Masuleh: un villaggio a mille metri di altitudine con un’architettura unica.

Masuleh

Aggrappato al fianco della catena montuosa di Alborz, lungo un dislivello di circa cento metri, presenta una conformazione terrazzata in cui il tetto della casa inferiore costituisce il cortile e il marciapiede di quella superiore. Un eccellente esempio di ecosostenibilità sia per i materiali usati (le case sono in legno e argilla su due piani collegati da scale tortuose) che per i labirintici passaggi che collegano i vari strati cittadini che rendono impossibile l’accesso delle auto.

 

Dal 4 al 15 aprile torneremo in Iran per un viaggio che toccherà Shiraz, la città dei poeti e dei fiori, e lo straordinario sito archeologico di Persepolis, antica capitale dell’impero Achemenide.

L’incredibile piazza Naqsh-e Jahan a Esfahan (“Piazza metà del mondo”) e le tre grandi cupole (di cui una una d’oro) della moschea di Fatima nella città santa di Qom. Una Casa della Forza, dove si pratica lo Zurkhanè, lo sport più ritmico del mondo e il vivace bazar di Kashan, città carovaniera ai margini del deserto Dasht–e-Kavir. E Yazd, ai margini del deserto a oltre 1.200 metri di altezza: una città che ha il colore della sabbia e del fango essiccati al sole. Il suo centro storico  è uno dei più antichi del mondo, un dedalo astratto di edifici in fango, paglia e mattoni. L’incarnazione di un quadro di De Chirico. Sui tetti svetta una foresta di torri del vento, i “badgir”, che catturano l’aria rinfrescando gli interni durante le estati del deserto. Yazd: la capitale della fede zoroastriana, con tempio che ospita un fuoco sacro che arde ininterrottamente da millecinquecento anni.

Yazd

 

Precedentemente, dal 4 al 14 marzo, andremo nell’Oriente cubano. Sono giorni particolari, perché Raul, il fratello di Fidel, chiudendo la continuità dinastica, sta per lasciare la guida del governo dell’isola e il paese si sta preparando a un profondo cambio generazionale al potere dopo 60 anni di rivoluzione. Una camminata di un paio d’ore sulla Sierra Maestra ci porterà alla Comandancia de la Plata, dove si era aperta l’epopea dei barbudos.

Visiteremo Santiago, la capitale dell’Oriente cubano. E’ la città più nera di Cuba, perché qui i discendenti degli schiavi africani sono molto più numerosi che nel resto dell’isola. E ce ne accorgeremo anche ascoltando la musica che dalle case tracima nelle strade della città. Canticchiando “Cuba si, yanquis no” raggiungeremo Guantanamo, per poi inerpicarci sui tornanti  della mitica “Farola“, una carrozzabile regalata da Fidel Castro agli abitanti di Baracoa per l’aiuto ricevuto durante la rivoluzione. La strada porta a Baracoa, uno scampolo di paradiso terrestre che era rimasto isolato dal resto di Cuba fino ai primi anni sessanta, quando appunto fu costruita “la Farola”…

Strada verso la Comandancia

Ulteriori informazioni: Iran primo viaggio e Iran secondo viaggio e Cuba

Prenotazioni viaggi@viaggiemiraggi.org – Tel +39 02 54102460

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    Claudio Agostoni
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16 – 18 febbraio: tre giorni per scoprire Zurigo

Zurigo negli ultimi anni si è rimodellata seguendo una logica che può sorprendere il visitatore. E’ il caso di Zurich West, ex sobborgo industriale della città. Fabbriche e cantieri sono stati riconvertiti in gallerie d’arte, teatri, jazz bar, atelier di giovani stilisti. E c’è persino un centro termale aperto all’interno di un vecchio birrificio.

Tutto è figlio di una pianificazione urbanistica progettata verso la fine degli anni ’80 quando la municipalità zurighese doveva risolvere il problema della riconversione di un’area che sino ad allora era stata esclusivamente industriale. Decise di non destinarla al terziario, ma di voler creare un quartiere vivo, dove eventuali uffici dovevano essere solo ai piani superiori degli edifici. A piano terra le licenze sono state concesse solo a laboratori artigiani, negozi, asili…

Un esempio illuminante è l’oasi verde Frau Gerolds Garten. E’ riconoscibile per un grande murales realizzato da una studentessa della scuola di arte applicata e per le creazioni di urban knitting che lo adornano: biciclette e sedie rivestite a maglia con sgargianti colori. Su un grande pezzo di terreno incolto in un’ottantina di orti rialzati vengono piantate verdure, erbe aromatiche, insalata e frutta. Questi prodotti sono utilizzati nella cucina del ristorante che può così vantare una vera cucina a km zero. Gli orti-aiuola sono anche un punto d’incontro per gli abitanti del quartiere, che possono affittare o chiedere in prestito i cassoni con cui coltivare le piante in base ai propri desideri.

002_Frau Gerolds Garten

A fare ombra a questa enclave bucolica ci pensa una torre realizzata impilando una serie di container. E’ lo show room utilizzato da Markus e Daniel Freitag per esporre le loro produzioni. Di professione grafici da qualche lustro hanno messo sul mercato borse e accessori ricavati da materiali usati, solitamente impiegati sulle strade: vecchi teloni di autocarri segnati dai gas di scarico, camere d’aria di biciclette, cinture di sicurezza usate e vecchi airbag. La loro avventura è iniziata nel 1993: i due fratellini Freitag volevano trovare una borsa per i propri schizzi che fosse funzionale, robusta e resistente all’acqua. Ispirati dai coloratissimi mezzi pesanti che passavano sull’asse di transito davanti al loro appartamento zurighese, progettarono una borsa postina fatta di teloni di autocarri usati. Nel soggiorno dell’alloggio nacquero le prime borse Fraitag, ognuna (allora come oggi) un esemplare unico.

foto zurigo 070

A poche decine di metri svetta la Prime Tower, un grattacielo alto 126 metri, dove dal 35esimo piano, sede del ristorante Le Nuvole, è possibile ammirare il paesaggio urbano zurighese nella sua complessità, compreso il centro storico, fatto di stradine e vicoli da percorrere rigidamente a piedi. Tra le mete imperdibili il Cabaret Voltaire, un piccolo locale della città Vecchia che da qualche anno ha riaperto i battenti grazie all’aiuto della municipalità. E’ la culla del movimento Dada, l’anima ribelle di Zurigo che cento anni fa mise al centro del suo agire il rifiuto di ogni atteggiamento razionalistico. L’articolazione delle iniziative di Tristan Tzara, Hugo Ball, Hans Harp e dei loro soci ebbero infatti come motore ‘il caso’, una scelta provocatoria che doveva generare una nuova arte, coincidente con la vita stessa e non separata da essa.

08_Cabaret Voltaire

Il razionalismo marxista ha invece imperversato a lungo nelle stanze del Coopi, sede del Ristorante Cooperativo italiano di Zurigo, un centro culturale noto nella storia dell’antifascismo, del movimento socialista e dell’emigrazione italiana in Svizzera. Qui venne fondata una libreria e un quotidiano, “L’Avvenire dei Lavoratori”, che durante il regime fascista fu l’unico foglio socialista italiano edito fuori dalla clandestinità (oggi pubblicato sotto forma di newsletter). Tra i collaboratori della storica testata Serrati, Rosselli, Colorni, Saragat, Pertini, Nenni, Silone, Fortini, Barbara Wootton e molti altri… Qui incontreremo il direttore e i lettori della storica testata e pranzeremo nel ristorante dove Lenin consumò l’ultima cena prima di partire per la Rivoluzione d’ottobre. Ceneremo in altri due “spazi istituzionali” di Zurigo. Lo Zigiel oh Lac, il ristorante della storica Rote Fabrik. Magnificamente posizionato sulle rive del lago, è uno dei più longevi centri sociali europei (e dal 1987, dopo molte contestazioni, discussioni e votazioni popolari, è stato acquisito  dalla Città di Zurigo, che da allora ne sovvenziona l’attività). Il secondo è il ristorante Haus Hiltl: vera e propria istituzione gastronomica di Zurigo, come certificato dal Guinness World of Records, è il più antico ristorante vegetariano del mondo…

Il podcast della puntata di Onde Road su Zurigo è sul blog della trasmissione

Altri dettagli sul sito di Viaggi e miraggi

Per prenotare viaggi@viaggiemiraggi.org – Tel +39 02 54102460

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    Claudio Agostoni
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Approfondimenti

I viaggi di Radio Popolare nel 2018

Tante le mete e le date, per dettagli e prenotazioni viaggi@viaggiemiraggi.org – Tel +39 02 54102460

Abbiamo anche il gruppo Facebook – In viaggio con Radio Popolare – per condividere foto, racconti e impressioni di viaggio. Iscrivetevi!

Il 12 dicembre grande cena per tutti i viaggiatori – o aspiranti tali! – alla balera dell’Ortica per presentare i viaggi del 2019!

 

NAPOLI 7-9 dicembre accompagnati da Stefania Persico (sold out!)

 

CUBA dal 26 dicembre al 6 gennaio con Claudio Agostoni (sold out!)

 

MAROCCO dal 28 dicembre – 6 gennaio con Elena Mordiglia

 

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Completo!

Grazie a tutti i viaggiatori che si sono prenotati!

IRAN Tour classico 4-15 aprile con Marco Di Puma – 13-24 aprile con Cecilia Di Lieto

SALVADOR de BAHIA   25 aprile – 6 maggio con Monica Paes

BOSNIA 29 aprile – 6 maggio con Claudio Agostoni

ascolta la puntata di Onde Road 

VOLPEDO e Il Quarto Stato 12 maggio con Tiziana Ricci

ROMANIA Delta del Danubio 25 maggio – 01 giugno con Claudio Agostoni

SERBIA Crociera lungo il Danubio serbo 29 luglio – 05 agosto con Farian Sabahi

Trekking in Val di Gesso (Piemonte) tra gli stambecchi  24 – 26 agosto con la scrittrice Irene Borgna. Altre informazioni

SARDEGNA – 2-9 agosto con Claudio Agostoni

BOSNIA– 9-16 settembre con Marco di Puma

PALESTINA 7-15 ottobre accompagnati da Alessandro Braga

e 27 ottobre – 4 novembre con Elena Mordiglia

LANZAROTE  18 al 23 ottobre accompagnati da Claudio Agostoni ascolta la puntata di Onde Road

CHIAPAS (Messico) 28 ottobre all’8 novembre accompagnati da Andrea Cegna

SARDEGNA 8-11 novembre accompagnati da Claudio Agostoni


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    Claudio Agostoni
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Approfondimenti

“L’impresa eccezionale” a Macao

“L’impresa eccezionale”

mercoledì 20 dicembre ore 21

MACAO, viale Molise 68

(ingresso gratuito, ma una sottoscrizione è gradita)

“L’impresa eccezionale” di Radio Popolare è quella di portare il numero dei propri abbonati, nel corso del 2018, da 15.000 a 20.000. Cinquemila nuovi abbonati in un anno.

Per festeggiare l’inizio di questa impresa Radio Popolare organizza una festa a cui inviata abbonati vecchi e nuovi. Parteciperanno una band, i partecipanti a due ‘imprese eccezionali’ ed i dj di Radio Pop:

“El sentimiento Popular”, il trio di musica popolare capitanato da Camilla Barbarito

– In una sorta di talent sui generis alcuni giovani, la cui impresa eccezionale è stata quella di inventarsi un lavoro, presenteranno la loro invenzione a una giuria composta da imprenditori, sindacalisti ed esperti di talent. Il premio sarà una campagna pubblicitaria della loro invenzione su Radio Popolare

– Da sempre Radio Popolare porge il proprio microfono a chi in genere non ha la possibilità di far sentire la propria voce. Fedeli a questo principio abbiamo individuato cinque ‘categorie sociali’ che oggi

stanno vivendo una fase di difficoltà:

. merciai e cartolai, commercianti al dettaglio vittime della prepotenza dei centri commerciali

. coppie di giovani precari under 35 con prole a carico

. coppie di immamorati over 65 che si stanno accasando

. suore, colpite dal pregiudizio e dalla crisi delle vocazioni

. donne e uomini dai capelli rossi, una ‘razza’ che secondo alcuni studi scientifici è in via di estinzione

La ‘categoria sociale’ più rappresentata in sala potrà autogestire una rubrica autoreferenziale in una

trasmissione del prossimo palinsesto

La serata sarà chiusa da un ballo collettivo tra abbonati vecchi e nuovi, imprenditori e sindacalisti, suore e merciai… al ritmo della musica dei dj di Radio Popolare

Vi aspettiamo numerosi, accompagnati da amici e conoscenti su cui ‘state lavorando’ per convincerli ad entrare nella grande famiglia dei nuovi 5000 abbonati.

 

 

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    Claudio Agostoni
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Approfondimenti

Con noi in Europa per tutto il 2018

Stiamo studiando le mete per il prossimo anno e possiamo già darvi qualche indicazione in modo che possiate programmare i viaggi.

Due intensi fine settimana in Svizzera, per scoprire che spesso grandi sorprese si possono trovare dove meno ce le aspettiamo. A febbraio andremo a Zurigo per un aperitivo nel bar preferito da Vladimir Il’ič Ul’janov (più conosciuto con lo pseudonimo Lenin), ma anche per visitare la culla del movimento Dada e per scoprire un centro sociale stellato…

ZURIGO

A settembre invece  andremo nel Vallese sulle orme del Che Guevara locale, cammineremo tra vigneti spettacolari e scopriremo Leukerbad, il più grande centro termale delle Alpi.

Canton Vallese

Stiamo studiando per maggio una meta tedesca, mentre  nello stesso mese c’è in programma un viaggio, per gli amanti della birra e della street art, a Bristol.

Riconfermatissime le spedizioni sul delta del Danubio (maggio-giugno) e la crociera sul Danubio serbo (luglio-agosto).

DELTA del DANUBIO

 

A giugno torneremo a Sofia, per scoprire insieme quanto sta cambiando la capitale bulgara.

Infine una nuova meta balcanica, prevista per aprile-maggio, sarà la Bosnia: Mostar, Sarajevo e tante sorprese…

A ottobre ci regaleremo infine qualche giorno di estate tardiva a Lanzarote, un’isola dell’arcipelago delle Canarie, che grazie all’artista Cesar Manrique è riuscita a non farsi travolgere dalle speculazione edilizia…

LANZAROTE

 

 

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    Claudio Agostoni
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Apre CASA EMERGENCY

Venerdì 15 settembre aprirà a Milano CASA EMERGENCY: la nuova sede dell’associazione umanitaria fondata da Gino Strada e dalla moglie Teresa Sarti. Sita in via Santa Croce 19 (nelle adiacenze di piazza Sant’Eustorgio)  si presenterà alla città con tre giorni di eventi, in programma da venerdì a domenica 17 settembre.

 

CASA EMERGENCY si trova in una ex scuola in disuso, conosciuta per essere stata occupata e gestita dal centro sociale ZAM. Gli spazi sono stati riassegnati dal Comune con un bando pubblico e trasformati da EMERGENCY nella sua nuova sede. Rossella Miccio, Presidente di EMERGENCY, ai nostri microfoni ha ricordato che “l’associazione è nata 23 anni fa proprio a Milano ed a Milano ha sempre avuto la sua base operativa. Siamo estremamente soddisfatti dal fatto che   il Comune di Milano abbia deciso di riassegnare a fini sociali un immobile pubblico in disuso, così da farlo rivivere”.

Un rapporto, quello tra Emergency e Milano, che da tempo si estrinseca anche con servizi offerti alla cittadinanza milanese. E’ il caso del Politruck, un ambulatorio mobile che dal 2015, unitamente a medici, infermieri e mediatori culturali, offre  gratuitamente – dal lunedì al venerdì – assistenza sanitaria di base e servizi di mediazione e orientamento-sanitario  per facilitare l’accesso alle cure di secondo livello attraverso i servizi sul territorio e crea percorsi di inserimento nel sistema sanitario nazionale per chi ne è attualmente escluso. Ed è seguendo questa logica che la nuova sede di Via Santa Croce  ospiterà anche uno Sportello Socio Sanitario.

CASA EMERGENCY quindi sarà la nuova sede dell’associazione, ma non solo. Attraverso incontri pubblici, dibattiti, mostre, sarà uno spazio aperto alla città, per promuovere una cultura di pace e praticare diritti.

Radio Popolare seguirà in diretta, a partire dalle 20, l’inaugurazione di Venerdì 15 e alcuni suoi giornalisti parteciperanno ai dibattiti di sabato 16. Tutti i particolari sulle iniziative dei tre giorni di eventi su emergency.it

 

Locandina-1

 

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    Claudio Agostoni
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Il fascino ancestrale del Cilento profondo

Vallate selvagge dove lo sguardo non riesce a cogliere tracce di presenza umana. Mandrie di cavalli bradi. La carcassa di un equino sbranata da un branco di lupi. Un paio di poiane che percorrono ampi cerchi nel cielo, in attesa di fiondarsi verso una preda. E’ l’entroterra del Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diana.

 

Cavalli bradi

Il mare di Palinuro dista decine di chilometri e centinaia di curve. In compenso davanti a me c’è un oceano di orchidee selvatiche. La mia guida è un omone sulla cinquantina. Conosce le erbe medicinali meglio di uno sciamano nativo americano.  “Sono farmacista” ci racconta il professor Nicola di Novella “ma non mi è mai piaciuta l’attività dietro il banco”. Così da anni raccoglie le piante spontanee nel loro ambiente naturale. Conosce, una per una, le 184 entità tra specie, sottospecie, variabilità ed ibridi di orchidee che popolano gli assolati valloni calcarei a una manciata di chilometri da Sassano. “Se non vengono qui i botanici non vedranno mai certe varietà di ibridi” afferma con orgoglio dopo avermi mostrato una orchis simia, un’orchidea  che deve il suo nome al fatto che i suoi fiori sembrano una serie di scimmiette che si arrampicano sul fusto centrale dello spigastro. “Vedi quel carpino? Il suo sviluppo genetico è ormai arrivato al culmine. Al massimo ora può solo estinguersi. Le piante, nelle loro forme primarie come le alghe, sono sulla terra da quasi due miliardi di anni. Le orchidee invece sono spuntate dopo l’ultima glaciazione e ne hanno solo diecimila. Sono delle neonate e si stanno ancora evolvendo…”.  Oltre ad una mandria di cavalli bradi che pascolano tra i fiori, incontriamo un olandese, appassionato di orchidee. Ogni anno si prende una settimana di vacanza per andare a fotografarle. Stenta a credere a quello che ha davanti agli occhi. La mia guida gli mostra un ibrido che deve essere più raro di un Gronchi Rosa, e per il figlio della terra dei tulipani è come essere colpito da un uppercut. Per farlo riprendere lo portiamo a casa del professore, dove il dialogo continua con frasi lapidarie del tipo: “L’orchidea sta al regno vegetale, come l’uomo sta a quello animale”.

 

professor Nicola di Novella

 

E’ la cronaca del mio primo approdo, anni fa, nella Valle della Orchidee. E sarà proprio il professor Nicola di Novella ad accompagnare i viaggiatori di Radio Popolare alla scoperta della valle.

 

Orchidea selvaggia

Altra tappa del nostro viaggio in Cilento (25-28 agosto): Pertosa. La località è nota per due motivi: le Grotte dell’Angelo e i suoi carciofi bianchi. L’incontro ravvicinato con i carciofi bianchi avverrà a tavola: bruschette con crema di carciofo, zuppa di fave e carciofi, carciofi ripieni. Un intero menù basato sulla prelibatezza culinaria locale. La seconda eccellenza di Pertosa è la grotta dell’Angelo, una sorta di Postumia del Mezzogiorno con l’aggiunta che è che il tratto iniziale delle grotte è invaso dalle acque del Negro, un fiume sotterraneo che è possibile percorrere a bordo di alcuni natanti, inoltrandosi lentamente nelle viscere della terra. Una volta sbarcati sono previsti più percorsi e itinerari guidati. Un paio percorrono settori ipogei marcatamente speleologici, e per visitarli bisogna armarsi di stivali, torcia e caschetto. Così bardati, con i piedi nell’acqua, si risale il Negro sino alla sua polla sorgiva, dove il buio ed il silenzio sono da sempre dominatori incontrastati. L’alternativa più turistica a questa sorta di viaggio al centro della terra si snoda per circa ottocento metri in un percorso caratterizzato dal succedersi di ampie cavità all’interno delle quali è possibile osservare imponenti gruppi stalattito-stalagmitici e straordinarie concrezioni. Una scenografia ideale  per l’inferno dantesco, che vi viene rappresentato con successo da qualche anno. Illuminate da opportune luci le stalagmiti si sollevano dal suolo come grida disperate. Fiammelle inquiete brillano nella maestosa grandezza delle grotte in cui compaiono improvvise  le anime erranti, attori che declamano qualche verso e poi svaniscono via rapidi nel buio. Sale dal soffitto basso e chiaro, da cui pendono migliaia di mammelle pietrificate. Il Conte Ugolino ripete all’infinito la sua disperazione. Più avanti una somma di orrori del nostro tempo, rappresentati dalle fotografie di Hitler e Stalin, Saddam Hussein e Bin Laden, rimembrano l’inferno nostro contemporaneo. Un gioco un po’ lezioso, che però non è privo di fascino.

Una volta usciti “a riveder le stelle” punterem su Sant’Angelo a Fasanella. Ci si arriva con una strada impervia che sale attraversando il bosco di Corleto. Le piante hanno una densità elevata e in più di un caso impediscono la visione del cielo. La temperatura si abbassa repentinamente e, dopo aver superato un passo a quasi 1200 metri d’altitudine, si rotola velocemente sino a un paese che vive sospeso fuori dal mondo. Non esistono edicole e si fa fatica a trovare un bar dove bersi un caffè. In compenso Sant’Angelo ha due tesori. Il primo è uno sterminato campo da calcio in erba sintetica che una mente estrosa ha piazzato dove c’era la piazza del paese.

bosco di Corleto

Il secondo è la grotta santuario di San Michele Arcangelo. In età paleolitica era abitata, è gigantesca: lunga 75 metri può ospitare 400 persone. La tradizione vuole che sia stata lavorata dagli angeli, ma fossero stati anche dei muratori bergamaschi il risultato finale è di un’eleganza che lascia sconcertati. Un altare dedicato all’Immacolata Concezione, protetto da un baldacchino ligneo. Sarcofaghi e tombe addossate alle pareti. Un vecchio organo. Tutto è pregno di storia e mistero. Un’oretta di curve e si può visitare anche l’orgoglio locale: la certosa di san Lorenzo a Padula. E’ un immenso monastero del XIV secolo, uno dei più grandi al mondo, che nel corso della sua storia travagliata è stato utilizzato anche come campo di concentramento e come orfanotrofio. La certosa si offre ai visitatori spoglia della quasi totalità dei suoi interni, finiti in musei francesi e napoletani.

certosa di san Lorenzo a Padula

 

Questo non impedisce di rimanere affascinati dagli sterminati chiostri, dai raffinati stucchi del refettorio, dalla ricca cappella del priore, dalle confortevoli celle dei frati, dal pavimento ricoperto da mattonelle in ceramica di Vietri sul Mare della biblioteca, dalle sue 41 fontane… Achille Bonito Oliva negli scorsi anni ha curato un progetto grazie al quale alcune celle dei monaci sono diventate ateliers dove hanno lavorato artisti come Michelangelo Pistoletto, Sandro Chia, Jan Fabre, Mimmo Palladino, Toni Servillo… Oggi le loro opere convivono con l’austerità delle celle monacali, creando una intrigante collezione permanente. E’ però opportuno evitare la figuraccia di scambiare per arte contemporanea anche l’enorme tegame appoggiato al muro nel prato verso l’uscita dalla certosa, perché è solo… un tegame. Serve per cucinare un’enorme frittata,  con cui ogni 10 di agosto viene rievocata quella delle mille uova che nel 1535 i cenobiti cucinarono per l’esercito di Carlo V di Spagna, ospite nella certosa di ritorno dalla vittoriosa battaglia di Tunisi contro i Barbareschi.

 

août 1999 Padula (provincia di Salerno), Certosa di San Lorenzo - stile barocco - più grande chiostro del mondo - museo archeologico provinciale della Lucania occidentale - scala ellittica costruita da Gaetano Barba nel’700

 

Come ogni viaggio targato Radio Popolare è prevista un’abbondante colonna sonora live. In questo caso il pusher sarà il Negro Festival, un appuntamento di musica e cultura etnica che da ventidue anni ha messo radici a Pertosa. L’edizione 2017 ha come sotto titolo “Anime. Profondità in musica” e un cartellone ricchissimo, a cui potremo attingere tutte le sere. Da Levante, la nuova protagonista della musica indipendente, a Enzo Avitabile, accompagnato dai Bottari di Portico. Da Lucilla Galeazzi, esponente storica della canzone popolare, agli Osanna e al Banco del Mutuo Soccorso, le due anime fondamentali di quel grande movimento musicale italiano, esploso negli anni ’70 che ha saputo portare la nostra musica più creativa e completa ai vertici del rock internazionale. Ma anche La Classica Orchestra Afro Beat, un ensemble di 14 elementi con una doppia anima: la musica classica e l’interiorità del continente “madre”, l’Africa.

 

Festival Negro

Riascolta la puntata di Onde Road sul Cilento profondo 

Info e prezzi: Viaggiemiraggi.org

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    Claudio Agostoni
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Approfondimenti

Sold out viaggio a Marsiglia

Grazie a tutti gli ascoltatori che si sono prenotati!

Replicheremo in primavera.

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Araba e francese, fenicia e contemporanea, levantina e cosmopolita, Marsiglia è da sempre una zuppa di popoli. Ogni quartiere ha un’anima diversa. E un bar dove fare tappa. Un viaggio, quello di Radio Popolare a Marsiglia, nei suoi diversi quartieri. Con tappe di ristoro (accessibili anche agli astemi) nei suoi bar.

Marsiglia_Bar-des-13-coins

L’essenza della città è richiusa nei libri di Jean-Claude Izzo, l’inventore del noir mediterraneo, ed è per omaggiarlo che iniziamo il nostro tour dal Bar de 13 Coins. Tavoli all’esterno e cucina dall’altra parte della strada. Siamo nel cuore del Panier, il vecchio quartiere dei portuali italiani e corsi. Oggi totalmente gentrificato, è costellato di atelier, boutique, locali e spazi pubblici. Va scoperto con pudore, gradino dopo gradino, perché ogni vicolo gronda storie di vita. Scendendo verso il porto vecchio si incontra Cup of Tea, il caffè letterario più bello del Panier. Una parete ostenta barattoli di caffè, tutte le altre libri, molti a tema musicale. Tavoli, sedie e palquet sono in legno. Un soppalco regala qualche coperto in più. Piegando verso destra si incomincia a vedere il bacino portuale. E’ qui che risiedono le grandi trasformazioni architettoniche che nel 2013, quando Marsiglia era capitale Europea della Cultura, le hanno rifatto il look. L’architetto franco-algerino Rudy Ricciotti ha lavorato al MuCEM, il Museo delle Civiltà d’Europa, un landmark della nuova Marsiglia. Nelle adiacenze c’è La Villa Méditerranée, griffata dall’architetto italiano Stefano Boeri. Proseguendo oltre la vicina Cattedrale appaiono i giganteschi Docks, recentemente restaurati dallo studio genovese 5+1AA. Gli ex magazzini portuali sono stati convertiti in un edificio direzionale con negozi a piano terra. Un laboratorio di rigenerazione urbana dove il tema commerciale è stato declinato con originalità evitando i risultati dei più convenzionali centri commerciali.

MARSIGLIA_murales al Panier

Raggiunto il Vecchio Porto, dopo una sosta a La Caravelle (titolare del miglior balcone sul Vieux Port e del miglior mohito della città) è obbligatoria una sosta da La Maison du Pastis, un negozietto che ha in vendita 95 etichette di Pastis, il liquore profumato d’anice che è la carta d’identita di Marsiglia. Oltre ai tradizionali Ricard e Pernod, anche le bottiglie con le eleganti etichette bianco/azzurre con l’aquila del pastis Armand, quello finemente aromatizzato prodotto in Turenne (Pastis de Terres Rouges), quelli originari della Corsica, il Pastis des Homs (prodotto nell’Aveyron)… senza dimenticare ovviamente il Pastis OM, il preferito dai tifosi della locale squadra di calcio.  Il migliore però è quello venduto sfuso, disponibile in tre diverse profumazioni e gradazioni.  Sul lato opposto del quai c’è il bar sponsorizzato da Vinicio Capossela: l’Unic. Unico davvero perché, in barba alla legge che impone ai bar la chiusura alle 2, questo bar rimane aperto fino alle 4 (e a volte anche oltre). Difficile trovarne uno con un arredamento più kitch: pareti rosso fuoco, ottima selezione di rhum e una grande foto in bianco e nero di Serge Gainsbourg. Se il barman si accorge che siete italiani cambia al volo la colonna sonora della musica diffusa, improvvisando una scaletta dove alterna Dalida con Ricky Gianco e Mannarino.  E’ gestito da Madame Dominique, che si dice sia una prostituta in pensione, e dal marito, un ex poliziotto, e qui la notte può essere foriera di mille sorprese.  A pochi passi un’installazione contribuisce a rendere questa città unica. Di solito le grandi architetture sul mare danno le spalle all’acqua, Marsiglia ha deciso che le sue il mare lo devono guardare. Ci ha pensato l’architetto britannico Norman Foster, che ne ha addirittura ribaltato l’orizzonte. L’ha fatto grazie a un enorme baldacchino: una tettoia in acciaio inox specchiante.  L’impatto della struttura sull’ambiente è minimo, ma il “quadro” a specchio di questo soffitto riesce a includere nell’immagine anche l’acqua, diventando a sua volta un porto da cui si può intraprendere un viaggio semplicemente con uno sguardo.

 

Se il mare lo si vuol vedere davvero bisogna imboccare la Corniche. Nel 1848 si decise di creare una strada lungo il mare al fine di dare lavoro ai numerosi disoccupati dell’epoca. Vennero quindi creati gli Ateliers Municipaux con la possibilità di ingaggiare 8000 operai. I lavori sono durati 15 anni. L’apertura completa della Corniche nel II Impero fu l’occasione per la ricca borghesia marsigliese di farvi costruire ville sontuose. Oggi è una passeggiata che domina il mare dall’ansa dei Catalans fino al Parc Balnéaire du Prado. Lunga 5 km consente di scoprire magnifici punti panoramici sulle isole del Frioul e sullo Château d’If. Anche la Corniche ha il suo bar cult. E’ nelle adiacenze dell’ansa di Malmousque, un angolo di pace e di azzurro, un piccolo promontorio che sporge dalla Corniche a picco sul Mediterraneo, ritrovo perfetto per nuotatori e tuffatori di città. Quasi ogni giorno alle 17 apre il Sunlight Social Club, reso riconoscibile da una saracinesca sgangherata con sopra una scritta gialla: «Fermé pour cause de regate». E’ frequentato da legionari e marinai, del resto Fabio Montale altro non era che un ex legionario. All’interno, tra chili di polvere, ci sono memorabilia di ogni genere: innumerevoli mappamondi, bandiere e stendardi, vecchie insegne di navi («Enjoy your stay in the cabin»), gabbie per uccelli, carte geografiche, rose dei venti. Il padrone è Antoine, che di giorno fa il fotografo di barche ed è lui stesso un marinaio, come s’intuisce dai modi non propriamente cordiali. Ma Antoine, da autentico marsigliese, ha tantissime storie da raccontare: da quelle dei legionari ceceni che vanno a riposarsi nella residenza estiva di Malmousque, a poche centinaia di metri dal locale, alle sue avventure per mare, fino ai suoi amori con Kate Moss.

Imboccando rue Pavillon si arriva a Noailles, un quartiere che evidenzia le tante similitudini tra Marsiglia e Napoli: le uniche due realtà urbane dove i più poveri vivono in pieno centro. Prima però bisogna fare tappa alla Patisserie Journo: gestito da ebrei tunisini spaccia il miglior brick con le patate della città, da consumare con un bicchiere di thè caldo. Entrati nel Marchè des Capucins, l’enclave magrebina di Marsiglia, è tutto un susseguirsi di bancarelle che vendono frutta e verdura mediterranea, macellerie halal, pescherie, parrucchieri afro… La summa di tutto ciò è Le Paradis d’Epices: uno spazio che commercia olive, spezie, lokum, candele, the… A poche decine di metri c’è la Maison Empereur, il “negozio più bello del mondo”: un buco spazio-temporale che è l’antitesi di un centro commerciale. Una gigantesca ferramenta-chincaglieria-coltelleria-saponeria-giocattoleria dove è possibile acquistare letteralmente tutto supportati da dozzine di commessi disposti a parlare con voi. A la Maison Empereur c’è molti più di quello che voi potete pensare. Boule d’acqua calda, quelle della zia Pina, in diversi colori. Le vecchie borse di rete, anche queste in svariati colori. Borse di paglia da spiaggia, dotate però di cerniera. le più incredibili pinze per alimenti. I portachiave dei nonni, più brutti del gadget che Radio Popolare aveva fatto anni fa. Colini con i diametri più vari. Pentole per una paella da 50 commensali. Pentole che costano un capitale e destini di vimini da pochi euri. Bottiglie di vetro dalle fogge bizzarre. Feltri e feltrini. Bloccaposte da inchiodare nel pavimento. I più funambolici attrezzi per togliere la polvere negli angoli più reconditi del vostro appartamento. Giochi vintage che vi fanno accendere un mutuo per far capire a vostro figlio che non esiste solo l’universo digitale…

 

Lasciandosi alle spalle Noailles si arriva al quartiere della Plaine, riconoscibile per il placido chiacchiericcio degli habitué e per i numerosi caffè all’ombra di cours Julien. E’  il cuore della città. Seguendo le strade segnate dai graffiti e dai murales, svoltando nella rue Vian, ci si può semplicemente lasciare prendere per mano dalle figure che popolano i muri delle strade, costeggiare il teatro Athanor e curiosare nei negozi di dischi e nelle piccole librerie di quartiere. Nella Libraire du Cours Julien per esempio potete perdervi tra vecchie riviste di viaggio e novità editoriali, e Pio – il libraio figlio di immigrati italiani- vi guiderà tra i numerosi emuli di Izzo e del commissario Montale (l’autore che lui preferisce è Jean Contrucci, autore di romanzi storico/polizieschi dedicati ovviamente a Marsiglia). Almeno due i bar dove fare tappa. Il Bar des Maraichers, uno dei preferiti dal commissario Fabio Montale. Su una parete campeggia un affresco raffigurante l’ultima cena dove gli apostoli sono sostituiti dagli avventori del locale. Al posto della firma una data: MMII, 2002. In un angolo, sotto una foto che raffiugura insieme Brel, Ferrè e Brassens c’è una pedana dove talvolta si esibiscono dei musicisti. Musica c’è spesso anche al Bar de la Plaine. Alcuni in città lo chiamano il “bar di Maradona” perché sembra che El pibe de oro, quando frequentava la città in attesa del contratto con l’Olympique Marsiglia, venisse proprio qui: leggenda vuole però che l’acquisto sia stato ostacolato dalla camorra e che il calciatore sia rimasto al Napoli. Uno dei titolari è Jackie, un ex pugile. Se gli parlate vi racconterà che ha calcato il ring a Kinsasha nel match che precedeva lo storico scontro tra Muhammad Alì e George Foreman nel 1974. La notte questo bar si trasforma in luogo vivissimo e pieno di sorprese: non sono rari i concerti improvvisati degli abituali frequentatori, da Manu Chao, che nei suoi anni marsigliesi veniva spesso qui a bere e suonare, alla world music band guineana di Ba Cissoko, che qui suona spesso la kora, fino all’italiano Claudio “Cavallo” Giagnotti che ha importato a Marsiglia la pizzica salentina.

street-art-quartier-de-la-plaine

Oltrepassando la stazione ferroviaria si arriva alla Friche de Belle de May, un’antica manifattura di tabacchi che dal 1992 si è trasformata in 45mila m2 dedicati alla creazione artistica e alla sperimentazione contemporanea con il permesso e sotto la gestione della Villa de Marseille. Cinque piani, settanta atelier, tra teatri, laboratori artistici, sale d’esposizione e anche un ristorante, una biblioteca.  E’ ovviamente un bar dove può capitare d’incontrare Philippe Foulquié, fondatore del centro culturale, che non mancherà di ricordare con orgoglio che un quartiere «tra i più poveri d’Europa» oggi ospita oggi uno dei centri culturali più attivi del continente.  La storia è lunga più di 20 anni e parla di collaborazione, riqualificazione degli spazi e valorizzazione delle competenze. «Nonostante il budget ridotto (le banche concedettero solo 1/3 di finanziamento alla cifra necessaria per avviare il tutto), siamo riusciti a richiamare artisti per organizzare spettacoli da noi, che poi abbiamo portato in giro per la città». Ma la Friche non è solo questo, perché la chiave del successo di questo posto sta nel rapporto con la città. Gli spazi sono aperti, ma senza una reale apertura verso la realtà urbana resta comunque un mondo a sé. «Abbiamo scritto un progetto culturale – dichiara  Foulquié – che era in realtà un progetto urbano in grado di trasformare un quartiere. La tradizione industriale di Marsiglia è stata il laboratorio di tanti artisti, ai quali abbiamo spiegato che la collaborazione con il mondo urbano circostante sarebbe stata utile soprattutto a loro». Con il passare del tempo, la Friche è diventata un punto di riferimento per la cultura, una piattaforma che ha permesso a diversi artisti di entrare in contatto tra loro e creare nuovi progetti insieme. Ora, l’ex manifattura tabacchi ha una gestione divisa in due: da una parte una cooperativa che gestisce l’utilizzo degli spazi, dall’altra un’associazione che cura i progetti culturali, che vengono proposti dagli artisti e approvati dalla direzione della Friche.

Una realtà che conferma che la rinascita può passare attraverso la riqualificazione urbana e non radendo tutto al suolo…

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    Claudio Agostoni
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Alla scoperta della New York resistente

Un viaggio nella New York resistente in compagnia della nostra collaboratrice dalla Grande Mela Marina Catucci e con Luca Gattuso, maître à penser di Sunday Blues.

Un viaggio tra le geografie quotidianamente battute dagli oppositori di Donald Trump, ma anche in quelle che da sempre costituiscono la New York “contro”. A partire da Washington Square Park, piazza che dagli inizi del ‘900 è sempre stata battuta da eretici di vario tipo.

Washington Square_NY

E’ la porta del Greenwich Village: un’anarchia nella planimetria di Manhattan, mitico luogo di ritrovo di intellettuali bohèmien e durante gli anni ’50 e ’60 santuario della Beat Generation, movimento contraddistinto da una comunanza di istinti ribelli e una concezione anti-conformista della vita. E’ qui che si sono svolti i moti di Stonewall, il momento di nascita del movimento di liberazione gay moderno. Se oggi il 28 giugno è la “giornata mondiale dell’orgoglio LGBT” e il mondo celebra centinaia di “Gay Pride” è per via della rivolta che seguì l’irruzione della polizia, il 27 giugno 1969, in un bar gay del Village: lo Stonewall Hill. Visiteremo la chiesa anarchica del Judson Memorial dove, tra l’altro, sono state scritte pagine fondamentali della post-modern dance, un movimento artistico figlio delle istanze degli anni Sessanta, come  l’antiautoritarismo, il movimento per i diritti civili, il movimento femminista e quello per la liberazione sessuale.

Greenwich Village angolo tra 10th e 18th st

Andremo a curiosare i titoli in vendita alla libreria antimperialista (e per farci raccontare di Sacco e Vanzetti e dell’attentato degli anni 20) e visiteremo gli studi di WBAI radio, la ‘nipotina’ nella Grande Mela di Radio Popolare. Passeggeremo (senza piantare tende) a Zuccotti Park, a Downtown Manhattan, nel Distretto finanziario a due isolati dalla Borsa di Wall Street e a un isolato dall’area di Ground Zero. Il parco – diventato famoso nel 2011 per via delle azioni del movimento «Occupy Wall Street» – è posseduto da una azienda di affari immobiliari, la Brookfield Office Properties, ed è uno delle migliaia di spazi pubblici nati come contropartita delle concessioni edilizie locali (il municipio chiede che parte dell’area del costruttore sia adibita a parco, godibile da tutti: la proprietà resta al privato, che gestisce la pulizia ma può chiedere l’intervento delle forze dell’ordine per questioni d’ordine pubblico).

occupy-wall-street-zuccotti-park-new-york

Incontreremo Elisa Graci che da anni da New York produce “Italian Girl”, un programma in onda tutte le domeniche pomeriggio su Radio Popolare. Elisa ci racconterà le geografie musicali della sua città d’adozione e ci condurrà all’ombra del Chelsea Hotel per farci vedere cosa è rimasto del ‘Palazzo dei sogni’. Nei suoi 12 piani di appartamenti in affitto e camere di albergo, in poco più di un secolo, hanno risieduto per pochi giorni o molti anni le figure più rappresentative della storia artistica e culturale americana e europea, insieme a una grande e variegata comunità bohèmien. “La gente diceva che al Chelsea accadevano magie. Per circa 10 dollari alla settimana si poteva affittare una stanza accanto a Edie Sedgwick o perder tempo sul tetto con Allen Ginsberg. Con i vicini si condividevano idee, musica, denaro, vestiti, cibo cucinato sulla piastra elettrica e, a essere fortunati, forse anche un letto. Più si era fuori dal sistema, più si era dentro a questo posto” (da “Chelsea Hotel”, un libro di Sherill Tippins che andrebbe messo in valigia prima di partire per questo viaggio).

Chelsea Hotel

Incursioni ad Haledon, nel vicino New Jersey, per conoscere il sindaco Domenick Stampone, famoso per la sua giunta multiculturale. Andremo anche a Hoboken (esattamente di fronte a New York, 8 minuti di treno),  la città di Fronte del Porto e di Frank Sinatra. Ceneremo in un ristorante italo-americano e cercheremo di incontrare  la sindaca democratica Dawn Zimmer. Cinquantenne, nei precedenti mandati ha rimesso in sesto una cittadina storicamente epicentro della mafia italo americana. Inoltre nel post uragano Sandy è diventata un modello internazionale su come reagire alle calamità naturali (non a caso è stata chiamata in tutto il mondo a fare scuola su questo tema). Passeremo la notte elettorale nella sede dei democratici di Hoboken per festeggiare la sperata vittoria dell’avvocato dei diritti del lavoro Ravinder S Bhalla, il candidato sostenuto da Zimmer.

Hoboken

Drink al bar filo comunista KGB,  cene in un ristorante indiano e in uno giapponese dell’East Village, un sake in luogo underground (che per ora ha l’indirizzo secretato).

Andremo a vedere la maratona di NY con Luca Gattuso che, avendola fatta,  porterà i viaggiatori a scoprirla in diretta nei posti giusti (anche fotograficamente). E infine tutti davanti alla alla Trump Tower per farsi una foto con striscione di Radiopop anti Trump.

Per costi e dettagli: Viaggiemiraggi

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Con Radio Popolare nell’Abruzzo Resistente

Un viaggio nel cuore dell’Appennino che resiste, nelle aree interne d’Abruzzo, terre di monti e pastori, valli e borghi medievali.

Visiteremo la città dell’Aquila, il cantiere più grande d’Europa, raccontando il difficile processo di ricostruzione tra cantieri aperti che svelano tesori dimenticati e palazzi ancora abbandonati.

Dai borghi che puntellano il Gran Sasso al magnifico Castello di Calascio, tra i più belli del mondo, dalle Pagliare di Tione degli Abruzzi, testimonianza dell’antica transumanza verticale, alla Cappella Sistina d’Abruzzo, attraverseremo i parchi naturali che circondano la città per scoprire come negli ultimi anni siano nate piccole realtà imprenditoriali e associazioni per la valorizzazione del territorio che sono la vera anima di queste aree montane d’incontaminata bellezza.

E’ questa la strategia di sopravvivenza, resistenza e resilienza che gli stessi abitanti di queste zone fortemente soggette a spopolamento hanno dovuto inventare, con la ferma convinzione che l’accoglienza e la condivisione delle risorse, l’agricoltura e il turismo responsabile possano essere dei punti di forza su cui investire.

Incontreremo alcune realtà attive nella città dell’Aquila, come Radio Stella 180 e il Comitato 3e32, insieme a piccoli grandi eroi che hanno deciso di spostarsi nelle valli vicine per vivere e far vivere borghi medievali con strutture ricettive, aziende agricole e laboratori artigianali che preservano e valorizzano antiche tradizioni che il territorio stava perdendo, come la transumanza, la lavorazione della lana e la produzione del formaggio.

Non preoccupatevi, avremo modo di degustare le bontà enogastronomiche locali accompagnate dai magnifici vini eroici d’altura.

Ad accompagnare gli ascoltatori il nostro Nello Avellani.

Vi aspettiamo!

Tutte le informazioni qui

 

Abruzzo con Radio Popolare 2Equiraduno Valle Subequana

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In giro per l’Italia con RP

C’è un’Italia apparentemente minore che merita di essere conosciuta. Sono questi scampoli di territorio, poco battuti dal turismo di massa, che Radio Popolare ha deciso di individuare come nuove mete per i suoi viaggi. Una scoperta al mese, per un anno. Piccoli agriturismi, opere d’arte nascoste, impreviste wilderness, giovani che si rifiutano di emigrare e si inventano un lavoro, progetti di recupero, menù vegetariani che soddisfano anche i fondamentalisti della cotoletta, salumi veraci che mandano in fanteria anni di veganismo…

Quest’anno siamo stati a Napoli, nelle Marche, in Abruzzo, nell’entroterra cilentano e dentro una Sardegna ‘minore’ che non ha nulla da invidiare alla ‘maggiore’. A Biella siamo stati anche sulle ceneri del mobilificio Aiazzone.

Stiamo studiando alcuni fine settimana italiani anche per il prossimo anno. Il 17 e 18 marzo a Genova percorreremo le geografie urbane di Fabrizio De Andrè ed incontreremo un referente della Comunità San Benedetto al Porto, per poi spostarci nell’Ecovillaggio Torri Superiori  nell’entroterra di Ventimiglia.

Altre mete italiche saranno Trieste e Palermo.

Nella cena natalizia dei viaggiatori della radio, che si terrà intorno a metà dicembre, comunicheremo qualche data e daremo un’indicazione dei costi.

 

 

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    Claudio Agostoni
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Milano omaggia Demetrio Stratos

Milano omaggia Demetrio Stratos. A Citylife, una via con il suo nome, il tributo degli amici e un film sulla sua vita

Si chiamerà via Demetrio Stratos la via più lunga del Parco CityLife, che si snoda nel nuovo quartiere tra piazza Sei Febbraio e viale Eginardo.

La cerimonia di intitolazione avverrà martedì 13 giugno alle ore 19 a CityLife, nei pressi di piazza Elsa Morante, alla presenza dell’Assessore alla Cultura Filippo Del Corno e della famiglia del musicista italo-greco, milanese d’adozione, scomparso nel 1979 a soli 34 anni.

Dopo la cerimonia, a partire dalle ore 20, l’omaggio a Demetrio Stratos proseguirà presso lo spazio Arianteo a CityLife, dove oltre venti tra musicisti e amici lo ricorderanno, ciascuno a modo proprio.

Oltre all’Assessore alla Cultura e a Claudio Agostoni, che presenterà la serata, interverranno i compagni degli “Area” (Patrizio Fariselli, Ares Tavolazzi, Paolo Tofani), Eugenio Finardi, Ricky Gianco, Carlo Boccadoro, Ida Marinelli, Mauro Pagani, Gianni Emilio Simonetti, Luciano D’Onofrio, Silvia Lelli e Roberto Masotti, Gaetano Liguori, Antonio Oleari, Enrico Merlin, Giorgio Fico Piazza & Band, Pino Scotto, Valerio Scrignoli e Fabio Treves.

L’evento sarà trasmesso in diretta da Radio Popolare.

Alle ore 21.45, infine, si svolgerà la proiezione del film/documentario “La voce di Stratos” di Luciano D’Onofrio che, immergendosi nel clima sociale degli anni ’60 e ’70, evidenzia la figura di ricercatore e di sperimentatore musicale e vocale di Demetrio Stratos.

Demetrio Stratos 13 giugno 2017

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    Claudio Agostoni
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Continua il giro d’Italia in dodici mesi

Dopo che a maggio siamo andati a Napoli, la meta di giugno sono le Marche.
Quattro giorni – dal 22 al 25 giugno – per una degustazione verticale di piacevolezze locali: borghi d’arte, merletti e vigneti, panorami e, sullo sfondo… il mare.

Un viaggio alla scoperta della poesia nella Terra dei Duchi, il Montefeltro. Il fil rouge di queste giornate saranno i momenti d’incontro con le realtà virtuose della Rete delle Economie Etiche e Solidali delle Marche (REES). Nata nel luglio del 2004, sotto forma di associazione, con lo scopo di consentire il progressivo maturare delle condizioni di sviluppo dal basso di un nuovo sistema economico e sociale, la REES è orientato all’ecologia, al bene comune, all’equità e alla solidarietà.

La sistemazione logistica sarà presso una struttura agrituristica immersa nel verde, con una conduzione biologica.

 

Gradara

 

Le visite prevedono mete variegate e inaspettate. Dal Palazzo Ducale di Urbino, sede della Galleria Nazionale delle Marche (tra le opere ospitate lavori di Raffaello e di Piero della Francesca), alla Ca’ del Santo di San Leo, una casa rurale del XII secolo che conserva l’Arca dei Semi, 700 varietà italiane ed europee che rappresentano lo sforzo comunitario di oltre 2500 soci in circa 15 anni di attività associativa. Dal Castello Brancaleoni che sovrasta quello che è conosciuto come “il paese dei brutti” a quello, altrettanto imponente, di Gradara (che, per gli amanti del gossip, è quello della storia di Paolo e Francesca, lo scandalo medievale di corte reso immortale dalla Divina Commedia ). Dal Parco del Monte San Bartolo, a Fiorenzuola di Focara, all’Abbazia di San Vincenzo al Furlo (dove, sulla via del ritorno, attraverseremo la celebre galleria).

Info e prezzi

 

Urbino

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    Claudio Agostoni
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Radio Popolare a Radiocity 2017

Torna a Milano la kermesse “RadioCity”, l’evento che celebra la radio con oltre 200 emittenti da tutta Europa e più di 70 ore di diretta.

La manifestazione è giunta quest’anno alla sua terza edizione. L’evento, ospitato dall’UniCredit Pavilion di Piazza Gae Aulenti, si svolgerà da venerdì 21 a domenica 23 aprile con il patrocinio del Comune di Milano: tre giorni di informazione e incontri, musica e intrattenimento, libere frequenze aperti a tutti.

Anche quest’anno Radio Popolare sarà presente con alcune sue produzioni.

Sabato 22 aprile alle 18.30 edizione speciale di Pop Up. Alberto Nigro e Andrea Frateff-Gianni, per una volta privi del loro minivan-studio, ma installati sul main stage dell’Unicredit Pavillion. Interverranno con i due conduttori il dj Alessio Bertallot che racconterà l’esperienza e l’evoluzione di Casa Bertallot, la radio web costruita tra le sua mure domestiche e Alessandro Innocenti dell’agenzia di comunicazione MadHouse.

Nella prima ora si esibirà anche live la bella e brava Marianne Mirage, talento emergente della scena musicale italiana.

Seconda parte tutta dedicata alla crew del collettivo radiofonico di RadioAttiva con la compagnia comica Tracataiz, le scelte del dj Marco Rigamonti e la presentazione del nuovo libro di Marco Rossari, “il fantasma dell’elettricità” dedicato a Bob Dylan.

 

Stessa location, ma domenica 23 aprile alle 09.00, il team di De Gustibus (Davide D’Addato, Luca Restivo e Federico Vozzi, coadiuvati alla regia da Niccolò Davini) produrranno una insolita e chilometrica Rassegna Stampa Globale.

Inoltre incontreranno l’avvocato Federico Baccomo che presenterà il suo ultimo libro “Anna sta mentendo” (ed. Giunti) e Francesco Roggero, caporedattore di Orrore a 33 giri, che discetterà sugli orrori dei tormentoni estivi.

 

Alle 12.00 Barbara Sorrentini, giornalista di Radio Popolare, e Michela Trevisan,  giornalista di Nigrizia.it e di Gr Africa per Afriradio, modereranno l’incontro “Vocazioni e realtà tra le due sponde del Mediterraneo”.

Ospiti:

Raffaele Masto, giornalista di Radio Popolare, documentarista, scrittore, africanista

Caterina Pisto, giornalista, fondatrice webradio ‘Alta Frequenza’ di Bologna

Prospere Nkenfack, originario del Cameroun, presidente dell’associazione veronese Africasfriends e promotore dell’African Summer School di Verona, sostenuta anche dai Missionari Comboniani di Verona

Suranga Katungampala, Regista di ‘Per un Figlio’, appena uscito. La storia di una seconda generazione. Il film è girato a Verona dove c’è la più grande comunità srilankese in Italia

Antonio Augugliaro, regista ‘Io Sto con la Sposa’

In collegamento telefonico da Nairobi Renato Kizito Sesana, missionario comboniano, fondatore del Koinonia Center di Nairobi e di svariate radio comunitarie

Piefrancesco Majorino, assessore ai Servizi Sociali del Comune di Milano

L’incontro sarà trasmesso in diretta su Radio Popolare, Afriradio e Alta Frequenza

Dalle 18.00 Radio Popolare, con una sua “voce”, sarà inoltre presente a una maratona di lettura:  speaker radiofonici e scrittori insieme, per la chiusura di Tempo di Libri e RadioCity, in una iniziativa a favore delle popolazioni colpite dal terremoto in Centro Italia.

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    Claudio Agostoni
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Napoli non è solo una cartolina

Napoli non è solo una cartolina

Napoli è una città-mondo. Una somma di milioni di cartoline antiche e contemporanee, di fermo immagine estratti dal cinema e dalle soap opera, dalla letteratura e dalla fotografia di cronaca e d’autore. Più di una di queste cartoline ci ricordano che è una città di scale.

Sono infatti più di 200 (135 scale vere e proprie e 69 gradonate) e percorrono la città dal mare alla collina. Figlie di un antico sistema viario surclassato dalle logiche del trasporto moderno e per anni abbandonate all’incuria, ora vengono recuperate, diventando mete per escursioni di trekking urbano.

Attraversano interi quartieri cittadini, sfiorando vecchi monasteri e spalancandosi spesso su panorami mozzafiato. Queste vie verticali, talvolta invisibili e a tratti cancellate da inaspettate colate d’asfalto, sono prive di segnaletica stradale o turistica eppure sono il modo migliore per approcciarsi alla “città obliqua”. Esemplificativo il percorso proposto dal ticket “Pedamentina di San Martino più scalone di Montesanto“, un itinerario che raccorda la collina del Vomero sin quasi alla centralissima via Toledo. La partenza è a largo San Martino, antistante all’omonima Certosa, ai piedi di Castel Sant’Elmo, il possente bastione ricavato in gran parte dal tufo giallo napoletano. 414 scalini, quelli della Pedamentina, che a tratti costeggiano gli orti e i giardini della Certosa e che spesso regalano strepitose vedute sulla Baia di Napoli.

L’arte è di casa su queste scale, basti pensare che vi soggiornò Baudelaire, mentre Marguerite Yourcenar vi ha ambientato il racconto “Anna soror”. Lo Scalone di Montesanto invece ha fatto da cornice alle ultime scene de “La tavola dei poveri”, un film di Alessandro Blasetti con Raffaele Viviani, mentre Vittorio De Sica lo utilizzò come scenografia per alcune sequenze del “Giudizio Universale”.

E la Pedemantina di San Martino e lo scalone di Montesanto (che faremo entrambe in discesa) sono una delle proposte del escursione napoletana (25 – 28 maggio) targata Radio Popolare.

pedamentina-scale-napoli

Così come la Napoli Migranda, una passeggiata interculturale condotte da cittadini di origine straniera, attraverso vicoli e strade, storie e vissuti, sapori e tradizioni delle comunità di migranti che vivono a Napoli. Il mercato senegalese di Piazza Garibaldi con i suoi prodotti tipici, le moschee del quartiere Pendino e di piazza Mercato, le pietre importate dall’India e le bigiotterie della Cina di Porta Nolana, i primi fast food magrebini arrivati in città, i phone center somali: sono solo alcune delle tappe dei percorsi proposti da Napoli Migranda.

Un tour che termina nei locali dell’Antico Forno Lauri, in via Bologna. Attivo dal 1963, da qualche anno oltre alle sfogliatelle produce qalb al-lawz, al-baqlawa, al-maqroud: dolci arabi prodotti seguendo una ricetta tradizionale algerina. E un babà halal (senza strutto e senza rum) che lo ha reso celeberrimo nella comunità musulmana partenopea.

Antico Forno Lauri_NAPOLI nov 2015

Si visiterà una falegnameria di riciclo ai Quartieri Spagnoli che è diventata un luogo che offre un’alternativa alla strada ai bambini del quartiere, attraverso la creatività, il recupero e il riciclo di materiali. Accompagnati da giovani guide formate dai maestri di strada, scopriremo la periferia orientale di Napoli seguendo una “mappa emotiva” dove le tappe del tour saranno non solo luoghi, ma anche incontri con persone.

E non ci dimenticheremo di visitare alcune delle eccellenze artisctiche di Napoli come il Cristo Velato, un’incredibile scultura marmorea di Giuseppe Sanmartino, conservata nella cappella Sansevero. E le Catacombe del Rione Sanità, titolari di numerose tracce di epoca paleocristiana.

cristo velato

I segni dei nostri tempi sono i murales e i graffiti che impreziosiscono i muri del capoluogo partenopeo. Opere di artisti ‘indigeni’, come i napoletani Cyop&Kaf, Felice Pignataro, Arp, DiegoMiedo, Gola, Zolta, Come, Pet e Crl. E internazionali come Banksy, C215, Zilda, Leo&Pipo… Tra questi il nuovo lavoro dello street artist Jorit: un murale dedicato a Maradona che fa bella mostra di se’ sulle facciate dei due palazzi di Taverna del Ferro, il “Bronx” di San Giovanni a Teduccio.

 

Prezzi e info viaggi e miraggi.org

Parecchie mete sono raccontate sul blog di Onde Road

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    Claudio Agostoni
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Irish Fest Milano

#SanPatrizio è alle porte e Radio Popolare vi ricorda che è media partner di Irish Fest Milano, l’evento dedicato all’Irlanda e alle sue tradizioni con un ricco programma di attività, tutte a tema Irish, tutte gratuite.

Appuntamento alla FdvLab – La Fabbrica del Vapore a partire da venerdì 17 fino a domenica 19 marzo.

Concerti, spettacoli di danza, prove di rugby…

E poi tutti i giorni specialità culinarie irlandesi e le celeberrime birre.

Info: http://bit.ly/IrishFestMilano2017

ORARI DI APERTURA DELLA MANIFESTAZIONE:

Venerdì 17/03: dalle ore 18.00 alle ore 3.00
Sabato 18/03: dalle ore 12.00 alle ore 3.00
Domenica 19/03: dalle ore 12.00 alle ore 2.00

CONCERTI
Venerdì 17/03:
• ore 21.15: Inis Fáil Trio
• ore 22.45: Bock and the Sailors …e a seguire djset con Andrea Rock di Virgin Radio

Sabato 18/03:
• ore 21.00: Sine Frontera
• ore 22.30: The Clan

Domenica 19/03:
• ore 21.00: The Sidh
• ore 22.30: Firkin

DANZA
Sabato 18 e domenica 19/03:
• dalle ore 17.00 alle ore 20.00: TARA SCHOOL – stage e spettacoli di danza irlandese con ballerini professionisti che hanno partecipato ai campionati mondiali di Irish Dance

SPORT
Sabato 18/03:
• CAMPIONATO SEI NAZIONI – proiezione su maxi schermo delle partite Scozia VS Italia; Francia VS Galles; Irlanda VS Inghilterra
• RUBGY PARABIAGO – attività e prove di gioco libere per grandi e piccoli
• FRECCETTE – FEDI LOMBARDIA – prove libere di gioco
Domenica 19/03:
• A.S. RUGBY MILANO – attività e prove di gioco libere per grandi e piccoli
• FRECCETTE – FEDI LOMBARDIA – prove libere di gioco

LABORATORI ARTISTICI PER BAMBINI E STORY TELLING IN INGLESE

Sabato 18 e domenica 19/03:
• dalle ore 12.00 alle ore 19.00: BIM BUM MAM – attività creative per realizzare opere d’arte a tema irlandese e momenti di story telling in inglese

MOSTRE FOTOGRAFICHE
Da venerdì 17 a domenica 19/03:
• PAESAGGI IRLANDESI – ‘Travelling into your soul’ di Lucia Berra, una selezione di circa 70 scatti fotografici per ammirare le meraviglie dei luoghi d’Irlanda

OSPITI
Sabato 18 e domenica 19/03:
SOS LEVRIERI – associazione di volontariato per la salvaguardia dei levrieri dallo sfruttamento e dal maltrattamento nell’ambito della caccia e delle corse nei cinodromi

RISTORANTE E BIRRERIA
Tutti i giorni tante specialità della trazione irlandese da gustare e le immancabili birre!

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    Claudio Agostoni
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Belgrado: tra ‘rinascita’ e il dramma dei profughi

Savamala è uno storico quartiere di Belgrado che riposa all’ombra del Brankov Most, il ‘ponte di Branko’, e si dipana lungo la riva destra del fiume Sava, protetta da vecchi palazzi. Fu proprio la Sava a dare il nome al quartiere. Il suffisso “mala” deriva dalla parola turca mahala – il quartiere residenziale delle città ottomane – abbreviato poi in mala.

Savamala è uno dei quartieri più interessanti della città, rivitalizzato negli ultimi anni da artisti e ragazzi che hanno aperto locali ed atelier in edifici vecchi e cadenti. Proprio alcuni di questi edifici sono stati espropriati con una legge speciale da parte del governo, obbligando i proprietari a sgomberare l’area per far posto a un’opera di “pubblica utilità”. Si tratta della costruzione del nuovo complesso “Belgrado sull’acqua”: un progetto che prevede la realizzazione di appartamenti di lusso per 17.000 persone, 750.000 metri quadrati di uffici e spazi commerciali, con alberghi a cinque stelle, un muro di grattacieli che sarà caratterizzato dall’edificio più alto in Europa sud-orientale, un Teatro dell’Opera, e il più grande centro commerciale del continente.

BELGRADO febbr 2017 007

L’investitore non è un attore dei giochi di potere locale, e neanche un ricco barone dell’edilizia dall’Europa occidentale o dalla Russia: si tratta di Mohamed Alabbar, l’uomo che dirige l’azienda di sviluppo di Abu Dhabi Eagle Hills, noto per aver fondato Emaar, società responsabile della costruzione del Burj Khalifa, l’edificio più alto del mondo, e il Dubai Mall, il più grande centro commerciale del mondo.

Dopo aver cacciato, anche con modi violenti, chi da anni vive a Savamala e dopo aver messo a rischio le attività di chi in questi anni sta rivalutando il quartiere, i lavori ora si si stanno concentrando in quello che fino a poco tempo fa era un grande buco nel terreno ricoperto da una piattaforma di ponteggi in un’area abbandonata e invasa da erbacce, alle spalle di un vecchio deposito ferroviario sulle rive della Sava.

I decrepiti capannoni di questo deposito sono perimetrati da decine di cartelloni pubblicitari, griffati “Belgrade Waterfront”, con i rendering del progetto targato Mohamed Alabbar. Ed è proprio in questi capannoni, privi di finestre e con il tetto cadente, che vivono centinaia (ai primi di febbraio la stima era di circa 1.200 persone) di profughi. Passata l’ondata dei siriani, che hanno lasciato la Serbia per l’Europa, ora sono cittadini pakistani e afgani.

BELGRADO febbr 2017 016

Il governo serbo si è dichiarato disponibile ad ospitarli in caserme, parzialmente ristrutturate per la bisogna. Una proposta che la maggioranza dei profughi rifiutano perché hanno paura che questo impedirebbe loro di proseguire il viaggio verso Nord. Come risposta a questo rifiuto il governo serbo sta attuando una politica che trasforma questi capannoni in una sorta di limbo. Nessun presidio da parte delle forze dell’ordine, ma anche nessun aiuto. In compenso si ostacolano i lavori delle organizzazioni umanitarie a cui viene reso difficile persino consegnare abiti e beni di prima sussistenza ai profughi. Viene garantito un solo pasto giornaliero. Tutto per spingere i profughi ad accettare l’ospitalità nelle caserme.

Profughi 02_BEOGRAD febbr 2017

La vita in queste condizioni è un inferno. Le temperature in queste settimane sono scese sino a -15 gradi. Per riscaldarsi vengono accesi fuochi dove viene bruciato di tutto, creando fumi tossici. Manca la corrente elettrica. Non c’è acqua per lavarsi e non ci sono gabinetti. Il puzzo all’interno dei capannoni regna sovrano. Qui i profughi si dividono in gruppetti, a secondo delle tribù di provenienza. Molti sono giovani, di entrambi i sessi. Abbondano i minorenni, molti dei quali non accompagnati da genitori o parenti. La speranza, da parte delle famiglie, è che riescano a raggiungere un paese dell’Europa per poter poi chiedere il ricongiungimento.

Una fotografia più a fuoco di questo ‘popolo dell’abisso’ (Jack London concorderebbe su questa definizione) la si può avere a Miksalište 2.0, uno stanzone a meno di un chilometro dai capannoni. Qui i profughi possono caricare i cellulari, l’unico cordone ombelicale che li unisce alle loro famiglie. Divisi in gruppetti, si raggruppano attorno a ciabatte in cui vengono connessi cinque o sei caricatori. I più chattano, senza fare vere e proprie telefonate. Altri si accontentano dei video giochi. Rigidamente vestiti di nero, sono rannicchiati in giacconi e maglioni oversize. Nerissimi anche i capelli, dato che prevalentemente sono giovani sui vent’anni.

Miksaliste 2.0

Le donne non stanno nel women’s corner, ma deambulano nello stanzone. I bambini fanno i bambini: corrono, gridano, vanno avanti e indietro nello spazio del Miksalište 2.0 . Le bambine invece sono delle donnine: tranquille stanno in silenzio accanto alle sorelle maggiori (che forse sono le mamme). Le loro scarpe, a differenza di quelle dei maschietti, non sono infangate. Ma è solo un dettaglio. Entrambi, bambini e bambine, li puoi trovare al vicino mercato. Qui vendono ai belgradesi quello che ricevono dalle organizzazioni umanitarie: dalle scatole di sardine agli scarponi con suola carro-armato. La speranza di attraversare il confine con l’Ungheria costa cara. Più si alzano muri, e più aumentano le tariffe dei trafficanti d’uomini…

Profughi 03_BEOGRAD febbr 2017

Dragan Petrovic segue l’evoluzione della situazione sin da quando i primi profughi sono arrivati a Belgrado. Questa la sua analisi:

intervista a Dragan

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    Claudio Agostoni
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Contro il secondary ticketing

Giovedì 26 gennaio 2017 presso la Sala Grande del Teatro Franco Parenti di Milano, si terrà una conferenza contro il secondary ticketing, ideata e prodotta da Barley Arts Promotion, che prevede la partecipazione selezionata e qualificata  di operatori nazionali e internazionali.

Da tempo Claudio Trotta, il boss della Barley, è in prima linea nella guerra al fenomeno che ha colpito duramente l’intera filiera internazionale dello spettacolo e dello sport. La manifestazione è dedicata al sistema internazionale di rivendita speculativa dei biglietti per eventi di musica e spettacolo dal vivo sul mercato secondario, già presente da diversi anni anche in Italia ma deflagrata presso il pubblico generalista lo scorso autunno con l’ormai noto “caso Coldplay”, sfociato poi in inchieste giornalistiche e azioni legali che hanno scosso il panorama del live promoting tricolore.

Tra gli obiettivi del convegno vi è la costituzione di una struttura stabile e permanente di Osservatorio No Secondary Ticketing, sullo stile della FPMFederazione contro la Pirateria Musicale e Multimediale – che si occupi di monitorare il mercato identificando i casi di secondary ticketing e segnalarli alla Magistratura, di informare il consumatore sui rischi del secondary e di dare visibilità alle operazioni anti-secondary.

Inoltre, insieme a un ristretto numero di persone e professionisti, è stata elaborata una bozza di codice etico statutario per contribuire alla rifondazione su basi nuovamente etiche della intera filiera della musica dal vivo che sarà presentata e commentata durante la conferenza.

L’incontro, che si snoderà in due sessioni (mattutina e pomeridiana), prevede la partecipazione di artisti, agenti, manager, media, produttori e promoter, SIAE, società di ticketing, rappresentanti delle istituzioni, associazioni di consumatori e del pubblico dei concerti.

Clicca sull’immagine qui sotto per vedere e riascoltare il convegno.

 

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    Claudio Agostoni
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Dal 4 al 7 febbraio a Belgrado con RP

I posti sono esauriti.

Grazie a tutti i viaggiatori!

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Un fine settimana nella vecchia capitale della Jugoslavia di Tito, crocevia di civiltà e imperi come quello Austro-Ungarico e Ottomano. Rinata dopo la guerra, la città Bianca è in pieno fermento. Le vestigia di una storia millenaria e il fascino rétro delle vecchie osterie.

Ma anche una città in perenne trasformazione dove scorre un fiume di energia low cost: ristoranti contemporanei, gallerie nelle ex fabbriche, concept store di giovani artisti, jazz non stop nei locali hipster e pedalate sulla Sava.

Attualmente Belgrado, la capitale più vivace dell’Europa dell’Est, attira le attenzioni di molti. Attenzioni non sempre gradite  dai belgradesi che, per esempio, non vogliono una Abu Dhabi sulla Sava (per trasformare lo storico quartiere di Savamala il progetto ‘Belgrade on the water’, voluto dagli Emirati arabi, ha investito 3,5 miliardi di dollari per trasformare in una Montecarlo balcanica uno dei poli culturali cittadini che  dal 2006 ha visto nascere locali notturni e centri culturali per lo più autogestiti).

Dopo aver capito perché per Igor Marojevic, uno dei più importanti scrittori serbi contemporanei, Belgrado è una New York scritta in cirillico (non per lo skyline, ma per l’energia che attraversa la città) domenica 5 febbraio, solo per gli ascoltatori di Radio Popolare, verrà organizzata una giornata dedicata al racconto della Jugoslavia attraverso il suo glorioso cinema: visiteremo gli studi di Avala Film, la cinecittà della Jugoslavia, per poi spostarci presso il Museo di Storia Jugoslava dove accanto alla visita del mausoleo di Tito verrà organizzata una proiezione del documentario Cinema Komunisto (vincitore di numerosi premi tra cui il Trieste Film Festival 2011), alla presenza della regista Mila Turajilić.

Qui dettagli e costi (inclusivi delle 100 Euro di sottoscrizione per Radio Popolare, viaggi@viaggiemiraggi.org,  telefono 02-54102460.  

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    Claudio Agostoni
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La comandancia de Fidel

I 72000 metri quadrati della Placa de la Revolucion, all’Avana. E’ qui che si è svolta la prima manifestazione popolare dopo la vittoria della Rivoluzione. Sempre qui si è tenuta la campagna per l’alfabetizzazione voluta da Fidel e da Ernesto Che Guevara.

Ed è sempre nella Placa de la Revolucion che si sono tenuti i discorsi più importanti del Lider Maximo dinanzi a centinaia di migliaia di persone (compreso quello che a tutt’oggi detiene il record mondiale di durata di un comizio: 7 ore).

I muri sbrecciati dalle pallottole della caserma Moncada (oggi trasformata in scuola e museo). Un gruppo di ribelli guidati da Fidel Castro la attaccò il 26 luglio del 1953: nonostante il fallimento dell’operazione è l’evento che segnò l’inizio della rivoluzione cubana. Non a caso quella data fu adottata da Castro come nome del movimento che prese il potere nel 1959, il Movimiento 26 Julio. La Moncada è a Santiago, nell’Oriente cubano. E’ in questa parte dell’isola che risiedono le testimonianze più significative della vita di Fidel, a partire dalla sua casa natale a Biran, nella provincia di Holguin (dal 2009 l’edificio è stato dichiarato “Monumento Nazionale”).

Ma l’epicentro della geografia castrista è sulle pietre a saliscendi del Sentiero de la Plata, sulla Sierra Maestra. E’ il cuore di Cuba: monti di un verde brillante e rigoglioso, le cui vette regalano scorci del mar dei Caraibi. Al belvedere di Alto de Naranjo, nel Parque Nacional Turquino, sopra il villaggio montano di Villa Santo Domingo, i cartelli indicano due sentieri. Il primo porta al Pico Turquino, che con i suoi 1974 metri è la montagna più alta dell’isola. Il secondo conduce alla Comandancia de Fidel.

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Sono tre chilometri aspri e sconnessi che portano nel cuore della Sierra, là dove Fidel Castro e Che Guevara per due anni diressero la guerriglia contro le forze di Fulgencio Batista. Un’ascesa faticosa compensata da una natura bulimica, durante la quale con un pizzico di fortuna si può avere un incontro ravvicinato con un tocororo, l’uccello nazionale.

A poco meno di metà sentiero c’è la spartana area di sosta Medina.

area-di-sosta-medina

Il nome è mutuato da Osvaldo Medina, un campesino che negli anni della rivoluzione viveva lì in una baracca che anche oggi fa mostra di sè. Medina, assieme ai suoi figli, faceva parte del Quinteto Rebelde, un gruppo che suonava per i barbudos che vivevano nella Sierra (dopo la vittoria della rivoluzione Castro li ricompensò con un vitalizio di 350 pesos al mese e i figli di Osvaldo, oggi settantenni, continuano ancora a suonare in giro per Cuba).

la-baracca-di-osvaldo-medina

Al termine del sentiero, dopo uno spiazzo dove oggi atterrano gli elicotteri delle visite ufficiali, c’è la sede della mitica Comandancia. Si può visitare la capanna-comando di Castro, con il suo letto, le librerie in legno e il frigo a cherosene impreziosito dal buco di una pallottola su un fianco. La baracca dove il medico-comandante Ernesto Guevara de la Serna visitava i feriti e quella dove venivano accolti i visitatori (la “Casa de la Prensa” , teatro anche delle interviste con i giornalisti che si arrampicavano quassù).

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Per chi ha ancora fiato c’è la possibilità di salire sino al picco che ospitava la stazione di Radio Rebelde.

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Isaia, il campesino che ha fatto da guida ai viaggiatori di Radio Popolare che pochi giorni fa hanno visitato questo santuario laico della rivoluzione cubana, fotografa con queste parole la baracca dove visse Fidel

COMANDANCIA di FIDEL

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    Claudio Agostoni
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E’ morto Leonard Cohen

E’ morto all’età di 82 Leonard Cohen, il cantautore e artista canadese che ha segnato intere generazioni di musicisti a partire dagli anni ’60.

Nato nel 1934, poco prima di Elvis Presley, è stato il primo dei cantautori degli anni sessanta a compiere ottant’anni. Per lui – ebreo con l’anima zen- sono state create decine di etichette: “Il poeta del pessimismo”, “Il droghiere della disperazione”, “Il padrino della depressione”, “Il principe dei falliti”. Nonostante questo ha regalato piacere e perfino qualche risata a quel milione o giù di lì di persone che hanno comprato i suoi dischi. Ha usato molti stili musicali, dal folk acustico all’elettro-pop.

Ma i suoi testi hanno compiuto un solo salto stilistico, dal lirismo lussureggiante all’umorismo asciutto. I suoi gorgheggi andavano da un lamento debole ma gradevole, a un eroico brontolio da fumatore. Era inutile chiedergli da dove venissero le sue canzoni, se glielo chiedevi rispondeva: “Se lo sapessi, ci andrei più spesso”.

Il suo colpo di fortuna fu l’incontro con la cantante folk Judy Collins. Le cantò Suzanne al telefono e lei immediatamente gli promise la registrazione. Il suo eroe era Federico Garcia Lorca, a tal punto che diede il suo nome alla figlia. Lui stesso fu un grande poeta, ma era anche un maniaco depressivo. A proposito delle droghe disse: “Le ho provate tutte. Quelle ricreative, quelle ossessive, quelle farmaceutiche. Promuoverei entusiasticamente l’uso di ognuna di esse, se funzionassero”.

Nel 2001 disse: “Quando Alberta Hunter ancora cantava, molti anni fa, e lei ne aveva 82, venni a New York apposta per ascoltarla. Quando lei diceva “Dio ti benedica”, davvero ti sentivi benedetto. E’ meraviglioso sentire un ventenne che parla d’amore. Come dice il Talmud, c’è del buon vino in ogni generazione. Ma io adoro sentire un vecchio cantante far mostra d’amore”. E mi piacerebbe essere uno di questi”.

E lo è stato, un grande cantore dell’amore, sia di quello carnale, che di quello cerebrale. Una delle sue frasi preferite, usata in più di una intervista, fu “Il cuore continua a cuocersi, sfrigolando come uno shish kebab…”. Recentemente, citando Irving Layton, era solito dire: “Non è la morte a preoccuparmi, ma i preliminari”.

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    Claudio Agostoni
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Raccolta di materiale per la ricostruzione

Cazzuole per Cuba

Domenica 13 novembre parte il primo gruppo di ascoltatori di Radio Popolare diretto a Cuba.

Lo scorso inverno ben cinque viaggi hanno raggiunto l’Isla e prossimamente lanceremo le nuove date, che si aggiungeranno al viaggio natalizio da tempo sold out.

Questo primo viaggio avrà come meta l’Oriente dell’isola e toccherà anche Baracoa, una località fortemente danneggiata dallo stesso uragano che recentemente ha colpito Haiti.

Fortunatamente (e grazie all’imponente lavoro preventivo delle autorità locali) non ci sono state vittime, ma la cittadina è stata distrutta.

Il nostro referente locale ci ha chiesto se, oltre al loro bagaglio, i viaggiatori della radio potevano portare anche del materiale utile per i lavori di ricostruzione.

L’invito è stato raccolto e per arrivare in loco con un ‘pingue bottino’ chiediamo ai nostri ascoltatori di portare in radio:

.- cacciaviti

.- martelli

.- cazzuole

.- pinze e tenaglie

.- chiodi di varie dimensioni

.- viti di varie dimensioni

.- guanti di gomma, tela e cuoio

.- trapano con punte per calcestruzzo, metallo e legno

 

Il materiale va portato in radio entro venerdì 11 novembre.

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    Claudio Agostoni
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In Sardegna con Radio Popolare

Per una volta avete deciso di bigiare la fiera degli obei obei? Allora durante il ponte di Sant’Ambrogio venite in Sardegna con Radio Popolare. Da mercoledì 7 a domenica 11 dicembre: cinque giorni per scoprire i colori, i suoni e i sapori della Sardegna autunnale.  Dolci colline di basalto, le verdi radure del territorio rurale della Marmilla, i leggendari cavallini della piana di Gesturi,  i piatti della tradizione campidanese.

E inoltre il laboratorio artigianale di tappeti e arazzi realizzati su telai manuali (coordinato dalla cooperativa ‘al femminile’ Su Trobasciu), la visita ad una cantina simbolo dell’eccellenza vitivinicola locale in località Ussaramanna.

Viaggeremo a ritroso nella storia fino all’antica civiltà nuragica con i suoi testimoni, la Tomba dei giganti e alcuni tra i maggiori Nuraghi sardi. Scopriremo il mare e gli stagni di Cagliari. Le strette vie del centro storico del capoluogo sardo, dove si respirano  i profumi delle cucine di tutto il mondo e il fermento culturale di una città sempre in movimento.

Concerti ed incontri con i musicisti ospiti del Festival Creuza de MaMusica per Cinema (tra gli altri Elena Ledda, Luigi Lai ed Enzo Avitabile).

E molto altro ancora che troverete dettagliato sul sito Viaggiemiraggi.org o telefonando allo 02 54102460.

Il prezzo indicato, come sempre, include 100 euro di sostegno a Radio Popolare.

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    Claudio Agostoni
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A Bob Dylan il Nobel per la letteratura

Proprio nel giorno in cui è scomparso Dario Fo – un altro premio Nobel per la letteratura che aveva fatto discutere – arriva il Nobel a Bob Dylan. Un premio che forse chiude per sempre la diatriba se le liriche di Mr Zimmerman siano da considerarsi poesia o solo canzoni. In effetti tra i suoi autori di riferimento, oltre a musicisti come Woody Guthrie, troviamo numerosi poeti: da Rimbaud a T.S.Elliott, passando da tutta la scuola della Beat Generation.

Inevitabile quindi che le sue canzoni siano delle poesie, anche se non appartengono allo stesso genere di quelle composte da Montale. Quello che è certo è che in lui si uniscono l’arte della parola, quella della musica e della voce, oltre a quella della perfomance.

E’ un grande narratore e ha inventato storie e un modo di raccontarle in canzone. La ballata narrativa è un antichissimo genere della canzone, ma Dylan si è trovato a utilizzarla negli anni Sessanta, quando la ballata narrativa si misurava con quegli anni tribolati.

L’autore di Blowing in the wind però non ha quasi mai trattato questi argomenti in maniera strettamente lineare. Ha preferito creare delle situazioni allusive, spesso circolari, dove la storia, una volta sentita, lascia l’impressione di qualcosa di non ancora spiegato. Il desiderio immediato è di riascoltare la canzone, perché al primo ascolto non ci ha detto tutto.

Dylan è un autodidatta, con alle spalle una distratta frequentazione universitaria. E’ figlio della scuola dei folk singer, ma a differenza loro lui non ha mai scritto canzoni come articoli di giornali. Nemmeno quando ha raccontato fatti che aveva letto sul giornale del giorno prima. E questa forse è la differenza tra le canzoni di Dylan e quelle di tanti suoi altri colleghi.

 

Guarda l’annuncio del Nobel a Bob Dylan

 

 

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    Claudio Agostoni
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Venerdì 23: Marco Massa in concerto

“Sono cose delicate” è il titolo che Marco Massa ha voluto dare al suo nuovo album, il sesto della carriera. Un titolo che prende lo spunto da un aneddoto della sua infanzia legato al genio di Virgilio Savona, e indica, oltre la semplice citazione, la ricerca di una filosofia di vita preziosa, delicata, raffinatissima.  Le canzoni di “Sono cose delicate” saranno presentate nell’Auditorium Demetrio Stratos venerdì 23 settembre, alle 21.

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