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È morto il produttore Phil Spector, inventore del “Wall of Sound”

Phil Spector

Phil Spector è stato un produttore musicale il cui stile, conosciuto come “Wall of Sound”, ha rivoluzionato il modo in cui la musica rock e pop veniva registrata.

All’inizio degli anni Sessanta Spector adottò per il rock & roll quello che i critici hanno definito “un approccio wagneriano” e lo fece portando al successo artisti come Ronettes, The Crystals e i Righteous Brothers. Per loro produsse quelle che vennero chiamate “piccole sinfonie per bambini”. Le sue produzioni erano dense e orchestrali, accumulando strati su strati di chitarre, corni, tastiere, archi e percussioni, spesso con più strumenti che suonavano la stessa nota all’unisono. Con lui, per la prima volta, lo studio di registrazione è stato utilizzato come fosse uno strumento.

Nel 1966 produsse il singolo di Ike e Tina Turner “River Deep, Mountain High”, che lui considerò il suo capolavoro assoluto anche se la storia lo ricorderà per aver prodotto, nel 1970, l’album dei Beatles “Let It Be”. Bruce Springsteen e Brian Wilson, per alcuni loro lavori, hanno replicato apertamente le sue opulente tecniche di registrazione e John Lennon lo definì “il più grande produttore discografico di sempre”.

Un talento artistico il suo, secondo solo alle oscurità caratteriali che l’hanno sempre contraddistinto. Sopravvissuto a vari drammi, la morte del padre suicidatosi quando aveva 9 anni, a un terribile incidente d’auto nel 1974 dove rischiò la vita riportando varie ferite alla testa, alla morte dell’amico fraterno John Lennon, divenne sempre più vittima delle sue nevrosi e dei suoi eccessi.

Nel 2009 il tribunale di Los Angeles per lui sentenziò una condanna da 19 anni all’ergastolo, ritenendolo colpevole dell’omicidio di Lara Clarkson, un’attrice trovata morta nel 2003 nella casa del produttore, uccisa da colpi d’arma da fuoco.

Phil Spector è morto, pare per complicanze legate al COVID-19, in una struttura ospedaliera vicina al carcere dove era rinchiuso da più di 10 anni.

  • Autore articolo
    Claudio Agostoni
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Agitu, la pastora della “Capra Felice”

agitu

Agitu era una pastora etiope che allevava capre nella Valle dei Mocheni, in Trentino. 

Un allevamento, il suo, battezzato “La capra felice”. Per risolvere il problema dei lupi chiudeva le capre in un recinto su cui aveva montato delle lampadine colorate, azionate da un pannello solare, che si accendono e spengono a intermittenza, mettendo in confusione i lupi. La sua storia le aveva insegnato che, più che dei lupi, bisogna aver paura di certi uomini, come quelli che la costrinsero a lasciare la natia Etiopia per il suo impegno contro il land grabbing. Tornata in Trentino, dove aveva frequentato l’università, con grande determinazione ha recuperato un terreno di 11 ettari in abbandono e lo ha valorizzato come pascolo incontaminato per il suo gregge di capre. Grazie alla passione ed alle conoscenze apprese dalla nonna materna, Agitu allevava le capre e lavorava il latte con metodi tradizionali producendo formaggi, yogurt e creme cosmetiche: tutto a base di latte caprino. Lo scorso ottobre, con un gruppo di ascoltatori di Radio Popolare, eravamo andati a trovarla in un negozio che aveva appena aperto a Trento per la vendita diretta delle sue produzioni. Non era solo uno spazio commerciale, c’erano sedie e un paio di tavoli per incontrarsi e parlare. In quell’occasione ci aveva raccontato del suo ultimo progetto: aprire un agriturismo nella Valle dei Mocheni. E’ una valle che secoli fa era stata popolata da gente di area germanofona, la cui lingua è ancora oggi usata dai loro discendenti. “Siamo tutti emigrati” ci ha detto Agitu “Non c’è una destinazione fissa per nessuno. La libertà del movimento delle persone non può essere limitata, gli spazi sono di tutti coloro che li amano, li rispettano e ci vivono volentieri. Di chi è disponibile a portare un valore aggiunto a questo territorio che lo ospita. E chi viene da fuori può arricchirlo  portando conoscenze e culture nuove per questi territori”. Questa sera il corpo di Agitu è stato trovato privo di vita, con segni di violenza. Non sono stati dei lupi… 

(Nella puntata di Onde Road del 20 settembre Claudio Agostoni aveva intervistato Agitu. A partire dal minuto 12’30” del podcast)

Foto di Bruno Zanzottera

 

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    Claudio Agostoni
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Sospesi temporaneamente i viaggi di Radio Popolare

Siamo riusciti a fare due splendidi viaggi, nella Valle dei Mocheni e a Palermo. Era l’inizio di una nuova serie di scoperte da fare insieme, ma purtroppo ora dobbiamo nuovamente bloccarci sperando di poter riprendere quanto prima (e di non essere più costretti a fermarci).

Chi aveva prenotato i viaggi di novembre e dicembre è già stato contattato da Viaggi e Miraggi per ricevere un vaucher.

Restiamo in contatto attraverso la pagina facebook “In viaggio con Radio Popolare” e con le puntate di Onde Road  

A presto

***

Mete visitate dal 2019:

Brasile, tour di Salvador de BahiaDal 9 al 20 febbraio accompagnati da Claudio Agostoni.

Iran, tour del nord – Dal 22 marzo al 2 aprile accompagnati da Paola Piacentini.

Lanzarote, tra i passi di Manrique e Saramago – Dal 24 al 30 marzo accompagnati da Florencia Di Stefano-Abichain.

Dalmazia e Bosnia-Erzegovina con Slow Food – Dal 17 al 24 aprile e a settembre accompagnati da Ira Rubini

Napoli, viaggio tra riscatto sociale e multiculturalità – Dal 25 al 28 aprile accompagnati da Stefania Persico.

Stati Uniti, viaggio a New Orleans – Dal 10 al 20 maggio accompagnati da Claudio Agostoni.

Calabria, viaggio a Riace – Dal 30 maggio al 2 giugno accompagnati da Chiara Ronzani.

COMPLETO Serbia, navigando lungo i sapori del Danubio – 28 luglio – 4 agosto con Vittorio Bianchi (Magister Vic)

COMPLETO – Sardegna, al Dromos Festival con Radio Popolare – 1-8 agosto

COMPLETO – Albania, mare e volti della terra delle aquile – 10 – 20 agosto accompagnati da Cecilia Di Lieto e dal 20 al 30 agosto accompagnati da Paola Piacentini.

COMPLETO – Palestina, tour da Gerusalemme alle comunità rurali – 5 – 13 ottobre accompagnati da Florencia Di Stefano – Abichain e 26 ottobre – 3 novembre

COMPLETO – Iran, tour classico –  Dal 8 al 19 novembre accompagnati da Paolo Massari.

Bosnia dal 15 al 22 settembre

Bruxelles africana, ottobre

Messico, viaggio in Chiapas – 27 ottobre – 9 novembre accompagnati da Andrea Cegna

Iran dal 15 al 26 novembre accompagnati da Matteo Villaci

Sardegna, weekend a Cagliari – 6 – 8 dicembre accompagnati da Monica Paes

COMPLETO Cuba, tour occidente – 26 dicembre – 7 gennaio accompagnati da Alessandro Braga

2020

Marocco, da Marrakech ai villaggi berberi – 26 dicembre – 6 gennaio accompagnati da Marco Di Puma

Spagna – Tour tra Siviglia e Tangeri – dal 25 febbraio al 3 marzo accompagnati da Claudio Agostoni

  Lanzarote – dal 7 al 14 marzo accompagnati da Cecilia di Di Lieto. Ascolta la puntata di Onde Road

Viaggio a Napoli dal 25 al 28 settembre

Viaggio nella Valle dei Mocheni16-18 ottobre  (accompagna Claudio Agostoni)

Viaggio in Sicilia – I mille volti di Palermo. Dal 22 al 25 ottobre

Le mete e le date, per dettagli e prenotazioni viaggi@viaggiemiraggi.org – Tel +39 02 54102460

Abbiamo anche il gruppo Facebook – In viaggio con Radio Popolare – per condividere foto, racconti e impressioni di viaggio. Iscrivetevi!

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    Claudio Agostoni
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Foreste, conventi e spitualità: i tesori del Casentino

tesori del Casentino

Foreste, una selva di centinaia di migliaia di alberi, un ininterrotto manto vegetale che colora di verde uno dei tratti appenninici meglio conservati d’Italia. Un abbraccio naturale che salda la Toscana di Arezzo e Firenze alla Romagna di Forlì e Cesena. Una immensa cerniera di abeti e faggi che uniscono i rilievi morbidi del Casentino e dell’Alto Mugello, con le loro valli aperte e punteggiate di pievi e castelli medioevali, al rugoso versante romagnolo, con le case coloniche, i mulini, le chiese di campagna e le infinite cascatelle che danno origine al fiume Tramazzo, al Montone, al Rabbi e al nervoso Bidente.

E sono proprio questi alberi il patrimonio ineguagliabile del “Parco nazionale delle Foreste Casentinesi, monte Falterona e Campigna“, un’area di 36.426 ettari coperta per l’ottanta per cento da boschi. Un’area ampia in cui vivono poche miglia di abitanti perché dagli anni Sessanta, con le sirene del benessere, ha vissuto un grande spopolamento.

Alcuni lasciarono la montagna per andare a coltivare la terra nel piano, dove la fatica è minore. Qualcuno addirittura lasciò la terra per sempre, andando a fare l’operaio in fabbrica. In montagna per qualche tempo rimasero le donne e i vecchi. Poi se ne andarono anche loro. Oggi sono numerosi i borghi abbondati inseriti (o nelle immediate adiacenze) del Parco.

Essendoci un collegamento tra paesaggio-uomo e natura, quando l’uomo se ne è andato il territorio si è preso una rivincita. La montagna ha vissuto un processo di rinaturalizzazione, non essendo più tagliati dall’uomo sono aumentati gli alberi di grandi dimensioni e arbusti selvatici crescono tra i ruderi di case abbandonate. Ma all’interno del Parco c’è anche un segmento che non ha mai avuto contatti con l’uomo. È la Riserva naturale integrale di Sasso Fratino. Una foresta vetusta tra le più pregiate, intorno alla quale è nato il Parco. Nella maggior parte delle foreste il destino degli alberi è fortemente condizionato dalle azioni antropiche, quali tagli e incendi.

A Sasso Fratino, dove gli uomini non possono accedere, gli alberi nascono, crescono e invecchiano per secoli seguendo le leggi della Natura. Qui i faggi possono superare i quattro e, addirittura, i cinque secoli di età. Sono alberi coevi di Cristoforo Colombo e Leonardo da Vinci. Il rinvenimento di faggi così vetusti, al limite della longevità per le latifoglie decidue, ha fatto entrare Sasso Fratino nella top 10 delle foreste decidue più antiche dell’Emisfero Nord.

Un eremo naturalistico a cui fanno da contrappasso eremi che come Sasso Fratino sono luoghi dello spirito, ma sono abitati da uomini che danno valore all’ascolto, alla riflessione, al dialogo personale non finalizzato agli obiettivi immediati da raggiungere. Coltivano il silenzio e da sempre sono e vivono in armonia con la natura. Uomini che trascorrono molte ore della giornata nella preghiera, talvolta in rigorosa solitudine, ma conservano l’antica regola di dare ospitalità a chi cerca una pausa di pace nella loro cittadella dello spirito.

Il più famoso di questi avamposti religiosi è a Camaldoli ed è costituito da un grande monastero e da un piccolo eremo, distante tre chilometri. Gli abitanti sono monaci della Congregazione camaldolese dell’ordine di San Benedetto. Qualche giorno in eremi naturali o spirituali come questi sono una opzione da non scartare a priori.

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    Claudio Agostoni
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Ci ha lasciati Massimo Villa. Il ricordo di Radio Popolare

Massimo Villa

Chi ha imparato ad amare certa musica ascoltando la radio deve molto a Massimo
Villa
, uno dei conduttori di Per voi giovani e Pop Off, le prime trasmissioni dell’etere italiano dedicate a certi suoni. Per le emittenti satellitari Rai, come autore e regista, ha firmato oltre sessanta programmi. Ha fatto il musicista (era in una delle formazioni degli Stormy Six) e il giornalista musicale, tradotto libri di artisti che amava, redatto voci di enciclopedie, lavorato in televisione per Videomusic. Aveva fatto il presentatore al mitico concerto per Demetrio Stratos all’Arena. Appassionato della lettura ad alta voce ha lanciato su RadioAlt il format degli incipit, realizzandone poco meno di mille, componendo le musiche di accompagnamento e curandone la regia.

Da anni viveva in Portogallo, dove dopo aver sperimentato il ruolo di casaro nell’ultimo periodo gestiva un B&B a Porto. Ma non aveva mai abbandonato la sua passione: la radio. Si era costruito un efficiente studio radiofonico dove registrava le puntate di Jazz Club che andavano in onda il sabato pomeriggio su Radio Popolare (e in replica, una anomalia per i nostri palinsesti, la domenica).

La sua voce era la voce, quella che tutti quelli che fanno radio vorrebbero avere. La sua competenza enciclopedica. La sua umanità infinita. Con lui se ne va un pezzo importante della storia della radiofonia, ma anche una bella persona.

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    Claudio Agostoni
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È morto Little Richard, padre fondatore del rock and roll

little richard

E’ stato un pioniere del rock and roll, sia musicalmente che iconograficamente. I suoi successi della seconda metà degli anni ’50 sono l’abbecedario per qualsiasi musicista che si approcci al rock. Tutti Frutti, Long Tall Sally, Rip It Up, Lucille, Good Golly, Miss Molly – solo per citare qualche titolo – sono stati i primi vagiti di un genere musicale che ha rivoluzionato non solo la musica, ma l’intero universo culturale degli

Stati Uniti e di quella parte del mondo che ne ha adottato i parametri. Al secolo Richard Wayne Penniman, Little Richard era nato il 5 dicembre 1932 a Macon, in Georgia. Aveva 11 fratelli ed era stato cresciuto da degli zii predicatori. Venne cacciato di casa con l’accusa di essere gay quando aveva 13 anni e andò a vivere con una famiglia bianca di Macon senza mai dimenticare la passione per la musica. In quegli anni uno dei suoi migliori amici era un certo Otis Redding. Il conflitto tra Dio e la musica del diavolo è stato una costante della sua vita. Basti ricordare che nell’ottobre del 1957, durante un tour in Australia, Richard vide una palla di fuoco attraversare il cielo – in realtà era il satellite Sputnik 1 – e lo prese come un segno di Dio che gli indicava di cambiare strada, e nel 1958 divenne un predicatore, per poi tornare alla musica secolare già nel 1962. 

Negli anni di un’America conservatrice e puritana,  a lui si deve la nascita del binomio, poi diventato inscindibile, tra rock e trasgressione. Basti pensare che il suo più grande successo, Tutti frutti, era originariamente una canzone sul sesso anale (“Se non si adatta, non forzarlo / Puoi ingrassarlo, renderlo facile”, ha cantato Richard sino a quando si è fatto convincere dal produttore Bumps Blackwell a ‘pulire’ il testo). 

Il suo personaggio gender fluid e il suo look sgargiante sono diventati l’estetica stessa del rock’n’roll. Si pensi a Prince, e ai tanti musicisti che hanno fatto del trucco agli occhi con il mascara e degli abiti sgargianti una sorta di divisa. 

I suoi successi hanno esercitato una profonda influenza su intere generazioni di musicisti. Tra questi Paul McCartney che ad inizio carriera, con i Beatles, si esibiva proprio riproponendo i successi di Little Richard. Di lui Paul disse: “La sua voce è una cosa selvaggia, rauca, urlante. È come un’esperienza fuori dal corpo “, mentre il chitarrista degli AC/DC, Angus Young, ha dichiarato: “Il modo in cui suona e il modo in cui canta, è arte e scienza, tutto insieme”.

Quello che è certo è che una sua canzone, la già citata Tutti Frutti, lascia in eredità al rock la sua più grande espressione insensata di gioia:  “Awopbopaloobopalopbamboom!”

foto | Wikimedia

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    Claudio Agostoni
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25 aprile: i nostri cortei virtuali e Partigiani in ogni quartiere

25 aprile

Sta per arrivare un 25 aprile che si preannuncia epocale: per la prima volta non potremo scendere in piazza.  Siamo costretti a restare chiusi in casa per l’emergenza sanitaria che stiamo vivendo e quindi non ci saranno manifestazioni. Eppure di motivi ce ne sarebbero: dalla celebrazione del 75esimo anniversario della Liberazione alla necessità di contrastare i sempre più palesi pruriti di autoritarismo e neofascismo che attraversano il nostro Paese. Abbiamo però deciso di non rimanere in silenzio e di promuovere tre grandi cortei virtuali che partendo da tre località, diversamente segnate dalla storia della Resistenza, convergeranno su Milano.

Il primo partirà da Varzi e passando per Stradella, Pavia ricorderà alcune pagine della lotta di Liberazione nell’Oltrepò pavese, ma anche del sud Milano.

Il secondo partirà da Domodossola, per poi scendere lungo il lago Maggiore: un doveroso omaggio alla repubblica dell’Ossola, la più nota delle repubbliche partigiane.

Il terzo partirà da Dongo, amena località sul lago di Como dove i partigiani fermarono la fuga di Mussolini verso la Germania, e costeggiando il lago anche questo corteo raggiungerà Milano.

Chiediamo agli ascoltatori di Radio Popolare di segnalarci storie piccole e grandi, aneddoti e racconti che hanno avuto come scenario i paesi che si incontrano lungo questi tre percorsi. Storie legate alla lotta di liberazione, ma anche cronache di nuova resistenza: dall’occupazione di una fabbrica alle lotte per la difesa dell’ambiente. Per farlo basta mandare una mail a 25aprile@radiopopolare.it indicando il proprio numero di telefono e il fatto che si vuole narrare.

La mattina di sabato 25 aprile, a partire dalle 11 e con un ordine cronologico legato al percorso dei cortei, verrete chiamati per raccontarlo in diretta formando così, telefonata dopo telefonata, tre cortei che alle 14.30 confluiranno in una piazza virtuale dove, a corollario dell’iniziativa “25 aprile 2020” #iorestolibera #iorestolibetro (https://www.25aprile2020.it/), parleranno:

Carla Federica Nespolo, presidente nazionale Anpi
Insegnante ed ex parlamentare. Nel novembre 2017, dopo esserne stata a lungo vicepresidente, è stata eletta Presidente dell’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia, primo presidente eletto a questa carica a non aver fatto il partigiano e prima donna.

Maria Lisa Cinciari Rodano, staffetta partigiana
Già parlamentare italiana ed europea. Ha partecipato alla cospirazione antifascista nei licei e all’Università di Roma. Nel settembre 1944 è stata tra le fondatrici dell’Unione donne italiane (UDI). È stata la prima donna vicepresidente della Camera dei deputati.

Sara Diena, attivista
Attiva all’interno del presidio di Libera “Filomena Morando”, è oggi impegnata per la lotta alla crisi climatica e per la giustizia sociale

Bella ciao con l’ANPI

Alle 15 dal mondo virtuale si passa a quello reale e, raccogliendo l’invito dell’ANPI, Radio Popolare chiede ai suoi ascoltatori di partecipare al canto collettivo di Bella Ciao, dal balcone o da una finestra della propria abitazione. “In un momento intenso saremo insieme, con la Liberazione nel cuore. Con la sua bella e unitaria energia”. 

Dopo le 15.30 il nostro 25 aprile continua con tre ore di dj set in Liberazione Style con musiche selezionate da Vito War e Davide Facchini.

Partigiani in ogni quartiere

Alle 18.30 inizia la diretta di Partigiani in ogni quartiere, un’iniziativa che da tredici anni, ogni 25 aprile, anima la città di Milano, dalle periferie fino all’Arco della Pace. Quest’anno la proposta è un evento in streaming: una grande piazza virtuale che riunisce musicisti, artisti ed esponenti della società civile uniti nei valori dell’antifascismo.

Fino alle 22.30 (e probabilmente anche oltre)  sul canale Youtube di Partigiani in ogni quartiere sul blog  su Autistici.org e sulle pagine Facebook  e Instagram e ovviamente sulle nostre frequenze, è in programma una maratona di musica, interventi, testimonianze e lettere resistenti, con la conduzione di Rita Pelusio e Alessandra Pasi (negli studi di Radio Popolare Davide Facchini e Luca Gattuso). La chiusura della manifestazione virtuale è affidata a una versione inedita e collettiva di Bella Ciao.

A salire virtualmente sul palco del 25 aprile 2020 di Partigiani in ogni quartiere, tra gli altri: Fiorella Mannoia, Vinicio Capossela, Africa Unite, Bandabardò, Punkreas, Frankie Hi-Nrg Mc, Africa Unite, Modena City Ramblers, Omar Pedrini, L’Aura, Vallanzaska, I Ministri, Piotta, Ensi, Lucia Vasini, Bebo Storti, Caterina Guzzanti, Paolo Rossi…

Sarà un concerto che non potrà dimenticare il dramma che stiamo vivendo (sul palco virtuale ci sarà anche un trio composto da artisti che rappresentano alcune tra  le aree più colpite dalla pandemia di Covid 19: Yalda, cantante persiana che vive in Italia, Maryam Fouladi, musicista persiana che vive in California e Fabio Marconi, chitarrista italiano), ma che ribadirà con la forza della cultura l’impegno per una perenne lotta antifascista.

P.S.: Mentre seguite Partigiani in ogni quartiere provate a guardare fuori dalla finestra: sui muri della casa di fronte alla vostra potrebbe essere proiettate scene di film, fotografie e immagine metaforiche rappresentative di questo particolare momento e della data della liberazione dal nazifascismo. E volendo potete proiettarne anche voi perché chiunque è munito di videoproiettore può aprire la finestra di casa e raccontare, attraverso le immagini, le proprie suggestioni di libertà. L’iniziativa è promossa da Cinevan, collettivo milanese che organizza proiezioni itineranti con l’utilizzo di furgoncini Volkswagen adattati a cinema mobili. Info sulla pagina Facebook del collettivo.

 

 

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    Claudio Agostoni
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Operazione Barbo Natale: ultimo atto

Sabato 18 gennaio ultimo atto dell’operazione Barbo Natale, l’iniziativa con cui una nutrita rappresentanza dei nostri ascoltatori ha raccolto un invito di Casa Jannacci, una struttura per l’accoglienza temporanea di persone adulte in difficoltà.

Una fase dell’accoglienza prevede l’opera di reinserimento dei senza casa in un appartamento. Convincerli a vivere sotto un tetto, con tutte le complicazioni fisiche e psicologiche che questo comporta. Ci sono degli appartamenti che sono destinati a questo utilizzo, ma sono vuoti. I nostri ascoltatori, partecipando a un gioco radiocomandato che si è trasformato in una sorta di ‘calendario dell’avvento’ solidale, hanno raccolto una serie di oggetti che andranno ad arredare questi appartamenti.

Non una operazione per svuotare  le cantine o per liberarsi di cianfrusaglie che ingombrano il tinello di casa. Ma diciotto squadre composte da amici, compagni di viaggio o di scuola, colleghi d’ufficio, compaesani, inquilini dello stesso stabile… ciascuna con un nome più o meno fantasioso e un inno variamente epico, che per una settimana hanno raccolto quanto veniva chiesto dalle frequenze di Radio Pop: quadri, lenzuola, zerbini, piatti, bicchieri, stoviglie… e, ovviamente, una radio.

Adesso questi oggetti verranno consegnati direttamente a chi andrà ad utilizzarli nella vita di tutti i giorni.

L’appuntamento è per sabato 18 gennaio alle 15 davanti a Casa Jannacci, viale Ortles 69.

Oltre ai partecipanti all’operazione sono invitati anche tutti gli altri ascoltatori

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    Claudio Agostoni
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Gli oggetti. Operazione Barbo Natale

Qui troverete, con aggiornamento quotidiano, l’elenco degli oggetti da inserire nel Barbopacco.

Lunedì 16 dicembre –  Zerbino

Martedì 17 dicembre – Radio, caffettiera e due tazzine

Mercoledì 18 dicembre – Due presine e coperta di lana o pile (letto singolo)

Giovedì 19 dicembre – Quadro o poster e set da 6 bicchieri

Venerdì 20 dicembre – Due libri, una lampada da comodino e un set di 6 piatti fondi

Sabato 21 dicembre – Set di lenzuola per letto singolo (composto da due lenzuola e federa) nuove o quasi mai usate, due asciugamani da viso, uno spazzolino, un dentifricio con bicchiere portaspazzolino, due stofinacci per piatti, un’insalatiera, un magnete da frigo, uno scopino da WC.

 

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    Claudio Agostoni
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Le squadre partecipanti e la classifica finale. Operazione Barbo Natale

Squadra vincente: MISSISSIPPI

 Partecipanti  “OPERAZIONE BARBO NATALE” e punteggio finale

GRUPPO “VEZZA MILANO”. Portavoce: Carlo.  Inno “Crapa pelada” (Svampa Patruno).- Punti 0

GRUPPO  “CORO RESISTENTE”. Portavoce: Gisa.  Inno “Bella ciao”. – Punti 10

GRUPPO “MELTING POP”. Portavoce: Betty. – Punti 0

GRUPPO “PECORELLE SMARRITE ”.  Portavoce: Laura . Inno “Jingle Bee”– Punti 10

GRUPPO “MISSISSIPPI”. Portavoce: Daniela. – Inno “In The Ghetto” (Elvis Presley).-Punti 60

GRUPPO “LE STRENNE”. Portavoce: Elena. Inno “Berta filava” (Rino Gaetano). – Punti 20

GRUPPO “TETTI PER TUTTI”. Portavoce Consuelo.  Inno: “Diritto al tetto” (Ministri). – Punti 10

GRUPPO “ECCOCI IN BRIANZA”. Portavoce Fernanda.  Inno “Pugni Chiusi” (I ribelli). – Punti 20

GRUPPO “ISKRA”.  Portavoce: Melania. Inno: “Ramaya” (Simon l’Africano). – Punti 5

GRUPPO “I CERNUSCHESI”. Portavoce: Roberta. Inno: “Chocabeck” (Zucchero). – Punti 10

GRUPPO “KANDY KANDY”.  Portavoce: Marco. Inno “Candy Candy“. – Punti 10

GRUPPO “PER DI QUA, PER DI LA’”.  Portavoce: Giovanna. Inno: “Di qua e di là dal Piave”. – Punti 40

GRUPPO “ROBA MINIMA”. Portavoce: Paolo.  Inno:  “El portava i scarp del tennis”. – Punti 0

GRUPPO “VAGABONDO”. Portavoce: Sara. Inno: “Io vagabondo” (Nomadi)- Punti 0

GRUPPO “ARANCIONI PER ORTLES”. Portavoce: Antonella. Inno: “Caravan”  (Boban e Marko Markovic).- Punti 10

GRUPPO “CUCULI” (Liceo Classico Manzoni). Portavoce: Francesca. Inno: “Notte prima degli esami” (Venditti).- Punti 0

GRUPPO “MAGLIANDO”. Portavoce Simona. Inno: “We Are The World”.- Punti 30

GRUPPO “CIAPINSTESS”. Portavoce: Alessia.- Inno: “Son s’cioppaa” (Enzo Jannacci) – Punti 20

 

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    Claudio Agostoni
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Operazione Barbo Natale

Nei giorni scorsi Banksy ha pubblicato sul proprio profilo Instagram la sua ultima opera, un murale che rappresenta due renne. E Babbo Natale è un clochard di nome Ryan… Un’opera poetica per ricordarci l’esistenza dei senza casa.

Raccogliendo questo invito ci siamo chiesti: “Cosa possiamo fare con i nostri ascoltatori?”. Ovviamente senza sognarci di ‘insegnare’ nulla alle organizzazioni o ai singoli che quotidianamente lavorano su questa tematica. Abbiamo pensato di inventarci un gioco che avesse anche un minimo di utilità sociale. Una piccola cosa che si affianca (e non sostituisce) tutte le iniziative già attive.

Abbiamo interpellato Casa Jannacci , una struttura per l’accoglienza temporanea di persone adulte in difficoltà.

Ci è stato spiegato che una fase dell’accoglienza prevede l’opera di reinserimento dei senza casa in un appartamento. Convincerli a vivere sotto un tetto, con tutte le complicazioni fisiche e psicologiche che questo comporta. Ci sono degli appartamenti che sono destinati a questo utilizzo, ma sono vuoti. Perché non dare un aiuto ad arredarli?

Il gioco a cui abbiamo pensato è la realizzazione di alcuni pacchi dono da regalare a persone che si trovano in questa situazione. Non vi chiediamo di svuotare le vostre cantine o di liberarvi di oggetti che ingombrano il tinello di casa, ma di partecipare a un gioco che ha regole ben precise.

1) I partecipanti dovranno realizzare un pacco dono che verrà consegnato a Casa Jannacci.

2) Iscrizioni concluse. Ecco l’elenco delle squadre partecipanti.

3) Ogni giorno, fino a venerdì 20 dicembre, daremo l’indicazione di un oggetto da inserire nel pacco. L’oggetto verrà comunicato in onda, sul sito della radio e con un messaggio sul gruppo WhatsApp che raccoglierà le squadre in gara.

I partecipanti al gioco manderanno una fotografia dell’oggetto e il migliore verrà premiato con un punteggio.

4) Sabato 21 dicembre dalle 9.30 alle 12 verranno comunicati gli ultimi elementi da inserire nel pacco. Come nel caso degli oggetti comunicati in precedenza, non vanno comprati ma procurati tramite amici, conoscenti e parenti. Anche questi ultimi oggetti verranno valutati con un punteggio.

5) La squadra vincitrice sarà ovviamente quella che avrà ottenuto il punteggio più alto e sarà premiata domenica 22 dicembre durante la puntata in diretta di Sunday Blues che andrà in onda dalle 19 dall’auditorium Demetrio Stratos.

6) I pacchi assemblati dalle squadre partecipanti al gioco possono essere recapitati presso Radio Popolare la domenica della premiazione o nei giorni successivi. Dopo le festività natalizie verranno recapitati a Casa Jannacci in occasione di una visita alla struttura dove i frequentatori di questo spazio diventeranno le guide dei nostri ascoltatori

Casa Jannacci 02-88445239

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    Claudio Agostoni
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Fatoumata Diawara: quando il blues cresce all’ombra dei baobab

Fatoumata Diawara

In occasione del concerto milanese del 26 novembre, abbiamo sentito la musicista maliana Fatoumata Diawara. 37 anni, maliana, candidata ai recenti Grammy Awards 2019.

Qui l’audio integrale dell’intervista:

“Fenfo” significa “qualcosa da dire” in bambara. E di cose da dire, Fatoumata Diawara, ne ha davvero parecchie. Lo fa anche con il suo ultimo disco, che non a caso si chiama “Fenfo”. È un’esortazione al rispetto dell’identità africana?

Sì, sì, credo che sia ora che la nuova generazione africana prenda in mano la situazione. È ora di cercare di rappresentare l’Africa in un altro modo. Perché l’Africa che conosce l’Occidente non è la vera Africa. Certo, quando guardiamo il lato materiale delle cose, all’esterno vediamo la povertà ma il cuore dell’Africa è povero. Le persone sono molto generose nell’animo. Sono umili e hanno molto amore da dare agli altri. Sono cose che vanno valorizzate. E non dimentichiamo che il sottosuolo è ricco, eh? Non è un continente povero o miserabilista, non bisogna sempre piangere per l’Africa. Con la mia musica cerco di parlare dei problemi africani ma in un modo normalissimo, perché tutti hanno dei problemi a questo mondo e non vedo perché dovremmo piangere i problemi africani, come se fosse un continente di bambini. Lo scopo è di presentare l’Africa in un modo più dignitoso, più ragionevole.

Nel brano Kokoro dici: “Sorella, smetti di pulire la tua pelle con sostanze chimiche per sembrare bianca, sorella mia, basta coprirti la testa per assomigliare agli arabi”. Una forte sottolineatura sull’importanza dell’accettazione di sé stessi.

Esattamente, bisogna imparare ad accettarsi, bisogna andare con la schiena dritta. È ora di fare i conti con noi stessi. Perché, certo, abbiamo ragione a dire che l’Occidente ha fatto questo e quest’altro, ma se noi stessi non siamo pronti ad accettarci in primis, come possiamo iniziare a rinfacciare all’altro le cose che ha fatto? Penso che sia ora che iniziamo ad accettare la nostra pelle così com’è, che ci amiamo per come siamo e poi il mondo ci amerà. Perché il mondo è grande e ci sono molte persone che amano la verità. Io lo vedo durante i miei concerti: vedo che le persone amano che io sia sincera. Amano il fatto che io sia me stessa, che non finga. E questa verità dobbiamo difenderla, ma come possiamo difenderla se non siamo noi stessi naturali?
Per questo cerco di sensibilizzare le nuove generazioni perché si accettino davvero. Accettino di essere africani, di non vergognarsene o averne paura.

Una tematica controversa è quella delle migrazioni sud-nord e l’hai raccontata nella tua canzone Nterini.

Sì, parlo dell’immigrazione perché, sapete, non possiamo imparare tutto a scuola. Certe conoscenze le acquisisci solo viaggiando. E le nuove generazioni vedono così tante cose sui social network che le spingono a partire. Ma non sono persone miserabili, sono persone che hanno delle famiglie, una storia, un’educazione… Molti di loro sono andati a scuola, sono stati educati. Si mettono in viaggio perché sono curiosi e quando viene loro rifiutato il visto per partire normalmente, come delle persone normali, loro si forzano un cammino. Solo che poi quando parliamo di immigrazione parliamo di queste persone come se arrivassero dal nulla. Come se non venissero da qualche parte, come se la loro storia iniziasse sul mare, sul Mediterraneo.
Ma in realtà la loro vita inizia prima del Mediterraneo. Hanno una vita in Africa, hanno una famiglia, sono andati a scuola, bevono il caffè come chiunque… In uno dei miei video mostro un migrante che beve un caffè… sono esseri umani normalissimi! Bisogna solo lasciarlo viaggiare come vuole e poi tornerà a casa sua, un giorno tornerà a casa. Ma più si cerca di impedire ai giovani di partire, più si risveglierà in loro la fierezza di voler partire, l’orgoglio di mettersi in viaggio. Io penso che se davvero vogliamo fermare i flussi migratori, dobbiamo autorizzare tutti quelli che vivono su questa terra a partire quando vogliono. E vedrete che poi le persone torneranno a casa perché nessun posto è come casa propria. E poi il mondo si è costruito con le migrazioni. Tutti migrano, e fanno bene, tanto meglio!

Essere musicista in Africa equivale ad avere ruoli ben definiti, spesso le donne cantano e gli uomini compongono e suonano. Tu hai iniziato la tua carriera suonando la chitarra, rompendo gli schemi tradizionali che lo considerano sconveniente per una ragazza.

In effetti, soprattutto nella mia tradizione, è vero che suonare uno strumento non era frequente, non si fa quasi mai. Sono sempre gli uomini che suonano e la donna che canta. E mi rendo conto che non è nemmeno solo in Mali che è così, è un po’ universale, purtroppo. Bisognerebbe che le donne suonino più spesso degli strumenti. Io vengo da una tradizione musicale molto forte e, a Parigi, ogni volta che lavoravo con dei musicisti, cercavano di portarmi verso un mondo che non amavo per nulla. Siccome ho dei dreadlocks, volevano che facessi del reggae e io dicevo: “ma no, sono africana! Voglio suonare la mia musica!”. Non riuscivo a comunicare con le persone sul piano musicale. Se fossi stata in Mali non sarei diventata musicista, perché in Mali ci sono musicisti ovunque ed è tradizione che gli uomini accompagnino. Ma siccome ero a Parigi e a Parigi non avevo la scelta che volevo, pur essendo assetata di musica e volendo fare qualcosa con della musica tradizionale e restare naturale ma anche esplorare la musica blues, rock, pop, allora mi sono detta che per trovare il mio universo, il mio stile musicale, dovevo prendere le cose in mano. E così sono andata a comprarmi la mia prima chitarra, ho studiato dei manuali per imparare a suonare e ho iniziato a suonare a Parigi. È così che sono diventata chitarrista. Poi mi sono resa conto che di chitarriste soliste ce ne sono parecchie, ma nel mio paese, in Mali, di donne soliste non ce ne sono. Quindi mi sono detta che sarei stata la prima solista. Ho iniziato a comprare degli effetti quando suonavo negli Stati Uniti, non costava tanto. E ho iniziato a suonare la musica del Mali su questi effetti elettronici, vi ho aggiunto del rock e alla fine ho capito che la musica del Mali può adattarsi a tutti gli stili. Perché è alla base della musica blues. Mi sono resa conto che avevo davvero la possibilità di spaziare, di esplorare la mia musica: poteva essere pop, rock e jazz allo stesso tempo. Perché la radice musicale del Mali è davvero forte.

Prima di essere musicista, sei stata attrice; probabilmente qualche ascoltatore ti avrà vista sul grande schermo nell’acclamato Timbuktu di Abderrahmane Sissako. È una carriera che hai abbandonato solo momentaneamente?

No, sono sempre un’attrice. In questo momento lavoro su un progetto teatrale che dovrebbe iniziare nel 2020, inshallah. Il mio ultimo film è stato Yao, con Omar Sy che è uscito lo scorso febbraio. Faccio dei film in base a quello che mi interessa, faccio delle scelte anche in base ai miei impegni. In questo momento siamo in tournée e sono stata in giro fino all’ottavo mese di gravidanza, poi mi sono fermata un mese e ora ricomincio. Quindi è una questione di calendario perché amo molto il palco e amo cantare, quindi sui film faccio delle scelte. Scelgo i film che vorrei fare.

Tu sei figlia d’arte; le tue zie sono cantanti, tuo nonno era un suonatore di kamel ‘ngoni (un’arpa tradizionale). Sono state importanti per te queste esperienze familiari?
È stato tutto molto formativo per me perché sono cresciuta avvolta dalla sonorità. La musica del Mali è come la musica hindu, ha un suono. Come la musica cinese o asiatica. È davvero tipica. Perché usiamo degli strumenti che si trovano solo in Mali e in certi paesi Moundang (popolo dell’Africa Centrale) come la kora, il ‘ngoni, il balafon. Il kamele ‘ngoni è uno strumento tipico del mio villaggio, della mia regione. Quindi quando sento quelle sonorità mi sento me stessa e sono nella miglior posizione per difendere la mia verità che è una verità musicale e scenica. È questa trasparenza che il mio pubblico ama molto, il fatto che io sia me stessa. Amo molto il kamele ‘ngoni perché è la mia identità. Anche nelle mie canzoni più pop, si sentiranno sempre in sottofondo delle note di kamele ‘ngoni o kora o balafon. Per ricordare alle persone che anche se la musica sembra così pop, parto da qualche parte e questa base è la musica blues, è la mia identità ed è molto importante per me.

Con Amadou e Mariam, Oumou Sangaré e Toumani Diabaté, hai fondato un supergruppo per cantare in favore della pace nella vostra Terra. Ci parli del progetto?
Avevo creato quel progetto, che si chiama Maliko, nel 2012, quando il Mali stava affrontando una grande crisi. C’era stato un colpo di Stato e non c’era un presidente. In quel momento ho deciso di fare una pausa dalla mia tournée, quella del mio primo album che era uscito l’anno prima. Avevo tutti gli occhi del mondo su di me grazie alla mia tournée mondiale e mi sono detta: “Sai cosa? È bello cantare ma se il tuo Mali non sta bene e la musica è in pericolo, è un po’ come se io stessa fossi in pericolo. Così ho fermato il tour e sono andata in Mali. Ho riunito tutti gli artisti del Mali, cosa che non era mai successa prima, e abbiamo preso la parola. Perché non c’era un presidente e in quel momento siamo diventati gli ambasciatori del paese e nella canzone abbiamo parlato di come si può cercare di evitare di iniziare una guerra. Perché iniziare una guerra è facile, come è facile appiccare un incendio. Ma per spegnerlo ci vuole molta energia. Quindi abbiamo detto alla gente: “è facile. Noi canteremo ma voi riflettete con le vostre teste. Non iniziate la guerra, perché se iniziate ad uccidervi a vicenda, beh… Perderete una o due generazioni in una guerra inutile”. Perché in fondo siamo tutti uguali, condividiamo le stesse sonorità, la stessa musica blues. Tinariwen, Amadou & Mariam, Tiken, Toumani, io… Siamo tutti uguali. Allora ho composto una canzone che legasse tutte queste sonorità delle diverse regioni del Mali in un solo ritmo, per cinque minuti. E la canzone ha funzionato, ha avuto un effetto molto importante nel Paese e in positivo. Ancora oggi le persone riflettono sul fatto che non si può iniziare una guerra così, stupidamente. È una bella cosa e mostra l’importanza della musica in Mali: la musica è anche politica. Una politica dolce, dell’amore e non della violenza.

Hai avuto una vita nomade sin da bambina: nata in Costa d’Avorio da genitori maliani, all’età di nove anni sei andata a vivere con una zia a Bamako, capitale del Mali. Dove hai casa ora?

Sono sposata con un italiano quindi ho una casa sul lago di Como e ho una casa a Bamako. Quando non sono in Mali, ad esempio adesso che ho tre giorni di pausa dal tour, rientro in Italia a riposarmi e poi a fine mese, appena ho due settimane, vado a Bamako. Vivo quindi tra Parigi, Como e Bamako.

Hai collaborato con due prìncipi della tastiera: Herbie Hancock e il pianista cubano Roberto Fonseca, cosa ci puoi dire di questa esperienza?
Con tutti questi grandi artisti io ho un rapporto: che siano i Blur, Roberto Fonseca, Herbie Hancock o anche Bobby Womack prima che se ne andasse, con loro ho avuto delle connessioni che credo siano la verità. Ho l’impressione che con tutte queste persone ci parliamo da eguali. Ho avuto la stessa connessione con Jovanotti l’ultima volta, al Jova beach party: non ci conoscevamo, ci siamo solo sentiti al telefono e mi ha cercata su Internet. Anche io l’ho cercato sui social ma non ci eravamo mai visti. Ma quando ci siamo visti c’è stata una connessione, un qualcosa che non puoi definire perché penso che sia l’Anima vera e propria. Queste persone ce l’hanno: Roberto e Herbie ce l’hanno. Ci rispettiamo, non c’è una frontiera, un colore, un’etnia… lasciamo esprimersi la nostra anima al servizio del nostro mestiere che è la musica.

Fatoumata Diawara
Fatoumata Diawara fotografata da Aida Muluneh

traduzione di Luisa Nannipieri
Foto | Aida Muluneh

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    Claudio Agostoni
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In viaggio tra i ponti della Bosnia

15 – 22 settembre

Un viaggio tra alcuni ponti della Bosnia, secondo lo scrittore Ivo Andrić tra i più belli al mondo. “Di tutto ciò che l’uomo, spinto del suo istinto vitale, costruisce ed erige, nulla è più bello e più prezioso per me dei ponti” scrive l’autore del Ponte sulla Drina “I ponti sono più importanti delle case, più sacri perché più utili dei templi. Appartengono a tutti e sono uguali per tutti…”. Il viaggio inizia a Počitelj, un antico e pittoresco borgo lungo il corso della Neretva, testimonianza viva della dominazione turca: l’antica moschea del 1563, la scuola coranica del 1664, il bagno turco, le case eleganti costruite dai notabili musulmani nel diciottesimo secolo, la Kula (torre), il tutto in un intreccio di mura a secco ed edifici realizzati con la pietra del posto. Qui ha la sua sede la colonia d’artisti fondata su stimolo di Ivo Andrić negli anni sessanta, che ci ospiterà per la notte.

 

07_Ponte sulla Drina

 

Mostar, la città del ponte diventato un simbolo della drammatica guerra degli anni ’90, dista una manciata di chilometri. Risalendo la Neretva si arriva a Sarajevo, il cui ponte più famoso è quello minuscolo dove Gavrilo Princip compì l’attentato contro il duca austriaco Francesco Ferdinando. E poi la čaršija (il cuore ottomano della città), le chiese ortodosse e cattoliche, la sinagoga sefardita e quella askenazita (dove assisteremo a un concerto organizzato per noi). Un incontro con Jovan Divjak, ex generale che difese la Sarajevo assediata ed oggi a capo di un’associazione impegnata nel diritto all’istruzione dei bambini bosniaci e una visita al tunnel utilizzato per rifornire gli abitanti di Sarajevo durante l’assedio.   Proseguendo verso sud il viaggio raggiunge Trebinje, dove c’è il Ponte Arslanagic del sedicesimo secolo, uno dei ponti ottomani più belli di tutta la Bosnia-Erzegovina. E’ anche la sede di un Convivium Slow Food che celebra il “fagiolo poljak”, un legume inserito all’interno dell’Arca del gusto di Slow Food. Lo degusteremo in tutte le salse, per poi ballare con un gruppo folkloristico locale…

Ascolta la puntata di Onde Road che racconta questo viaggio

 

08_Ponte di Trebinje

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    Claudio Agostoni
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Il Medimex di primavera sbanca a Foggia

E’ già tempo di bilanci per l’edizione primaverile del Medimex, International Festival & Music Conference organizzato da Puglia Sounds, il programma della Regione Puglia per lo sviluppo del sistema musicale regionale attuato con il Teatro Pubblico Pugliese. Dopo le esperienze baresi e tarantine la sede di questa edizione è stata Foggia, una città che non è solita ospitare grandi eventi musicali. Un ottimo cartellone e la fame di musica dei foggiani hanno partorito un grande successo di pubblico per gli eventi del main stage. (altro…)

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    Claudio Agostoni
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I Balcani di Radio Popolare

In crociera sul Danubio serbo – 28 luglio – 04 agosto

Uccelli pescatori, campagne ricche di colture, reperti archeologici, città pregne di storia, musiche a iosa e rakija che scorre a fiumi. Questi alcuni degli ingredienti della crociera lungo il Danubio serbo che anche quest’anno proponiamo a cavallo tra luglio e agosto. Meno di cento chilometri a bordo del Kovin, un battello storico datato 1922. Il nome è mutuato da una città della Vojvodina a 80 km da Belgrado, famosa perché ospita un ospedale psichiatrico, a tal punto che nel linguaggio comune, in Serbia, dire “Sei di Kovin” equivale a dire “Sei matto”. Ed è probabile che proprio per questo motivo sia stato adottato da Emir Kusturicaper le riprese di Underground. Tuttora appartiene alla marina fluviale jugoslava, una delle rare istituzioni serbe che ancora portano il nome “Jugoslavia. Ha solo il ponte di coperta, tra l’altro diviso in due dalla cabina di comando. Quindi metà viaggiatori a poppa, e l’altra metà a prua. Il più delle volte avranno le gambe sotto due grandi tavoloni dove non mancherà mai qualcosa da mangiare, e men che meno da bere. Numerosi anche gli ospiti: scrittori, pittori, giornalisti, ornitologi, musicisti, ballerine… La partenza della crociera è da Novi Sad, una città che si distende sotto la fortezza di Petrovaradin. E’ la capitale della Voivodina e un vero e proprio crogiolo di etnie. Un crogiolo vitale e operoso che nemmeno Milosevic, nemmeno la guerra, nemmeno le bombe Nato e i nostri pregiudizi sono riusciti a intaccare. L’università funziona, sforna i migliori esperti d’informatica d’Europa. Laboratori producono film, musica, editoria. Comincia qui il mondo ortodosso, con le icone e i pope nerovestiti. Una città multiculturale, con tante culture, e inevitabilmente con tante musiche. Lo testimonierà una delle nostre guide, Roni Beraha che con il quartetto d’archi Panonija ci regalerà un concerto di musica klezmer all’interno della locale sinagoga. Molta musica anche a bordo del Kovin, tra cui quella di Aleksandar Vasov, un pastor / agricoltor / musicista che vive in una fattoria a cavallo tra Serbia, Bulgaria e Macedonia. E’ membro del popolo Šopi, gente divisa tra tre nazioni ma unita da una cultura antica e da una musica altrettanto antica. Sono loro a detenere il copyright della Šopska salat, un’insalata di pomodori, cetrioli, cipolla e un formaggio simile alla Feta con cui iniziano i pranzi nella regione balcanica. A Belgrado, visitandone l’area, faremo il punto sul progetto “Belgrade on the Waterfrontper il quale sono stati stanziati 3.5 miliardi di dollari e 30 anni di lavori. Un progetto contro cui da anni lottano i cittadini belgradesi del gruppo civico “Non facciamo affondare Belgrado”, che non vogliono Abu Dhabi sulla Sava. Mirjana Ostojic, di Slow Food Serbia, invece curerà i frequenti incontri ravvicinati con l’enogastronomia locale: dai presidi alimentari in essere a quelli in arrivo, dall’invenzione di un ‘pranzo neolitico’ presso il sito archeologico di Vinča alle degustazioni di vini e rakjia…

Qui puoi riascoltare la puntata di Onde Road

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Alla scoperta dell’Albania – 21 – 31 agosto

Se per i primi due viaggi stanno arrivando le prime prenotazioni, per questo i posti stanno andando a ruba (e un primo viaggio dal 10 al 20 agosto è già sold out). Geograficamente così vicina, ma sino a pochi anni ‘politicamente’ lontanissima l’Albania ha un territorio grande come la Sicilia in cui convivono un codice sanguinario come il Kanun (il dovere di vendicare l’offesa subita dalla famiglia) con rave party di musiche techno che ogni estate animano i campeggi selvaggi di Vuno. Una terra dove vige ancora la cultura dell’avash, avash (piano, piano): un caffè dev’essere bevuto seduto a tavola, anche in mezz’ora. Un paese che ha un sorprendente animo punk, un gusto per l’eccentrico e un carattere dissacrante. La capitale, Tirana, cresce a un ritmo di 50 persone al giorno, 20 mila l’anno (molti arrivano dalle campagne, altri sono emigrati di ritorno). In città sono aperti un centinaio di cantieri e sconta gravi problemi nelle periferie. Mancano fognature e marciapiedi, l’abusivismo edilizio è diffuso a tal punto che è difficile stabilire il numero degli abitanti della città. E’ però una città viva, che negli ultimi anni è cambiata profondamente. E’ una ragazza di vent’anni che per imitare le sorelle maggiori – le capitali europee – esagera col trucco, solo per farsi guardare. Il nostro viaggio ci porterà a scoprire una natura affascinante: dalle saline Vjosa al Parco Nazionale Llogara, dove i Monti Acrocerauni si innalzano per 2000 metri a picco sopra le acque turchesi del Mar Ionio. Ma anche monumenti che hanno fatto la storia, come il Castello di Ali Pasha che troneggia nella bellissima baia di Porto Palermo, il Parco Nazionale di Butrinto, sito archeologico patrimonio UNESCO notevole sia per il valore naturale che culturale e il castello di Argirocastro, famosa fortezza con palazzi ottomani. Senza dimenticare ovviamente tappe al mare, come quella prevista a Himara. Ci si arriverà dopo una strada tutta curve, ma si verrà premiati da acque trasparenti e una spiaggia tappezzata da tende di tela bianca…

Qui puoi riascoltare la puntata di Onde Road

Spiagge-Albania

 

 

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    Claudio Agostoni
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Memorial Marco Formigoni: RP ritorna in campo

Ho lavorato a Radio Popolare con Marco per parecchi anni. Colleghi, ma soprattutto amici.

Spesso le giornate lavorative finivano con un aperitivo al bar, e ancora più spesso il tema della chiacchiera era il calcio. Con lui andavo allo stadio a vedere l’Inter ed eravamo parte integrante del pacchetto difensivo della  MFFC (acronimo di Mother Fucker Football Club, nome di battesimo della squadra di calcio di Radio Popolare). L’inquietante nome del team era nato proprio durante uno dei nostri aperitivi. Eravamo alla vigilia di un torneo di calcio con i centri sociali. Sulla carta non eravamo tra le squadre più forti e volevamo che almeno il nome del team incutesse un minimo di apprensione agli avversari. Amanti della cultura afro-americana pensammo subito a un’espressione tipica dello slang delle periferie statunitensi. Usata  prima dai jazzisti negli anni di Malcom X e poi dalla nascente scena hip hop, l’espressione ‘mother fucker’ non è da leggersi nell’accezione letterale: è piuttosto sinonimo di “bastardo, delinquente, uomo senza regole”, termini che in un certo mondo acquistano una valenza quasi positiva. Un microfono aperto con gli ascoltatori l’ha definitivamente sdoganato, anche perché una telefonata ci aveva fatto presente che era un implicito omaggio a Ben Morea, figura di punta del gruppo sovversivo “Up against the wall, Motherfuckers”, leader del movimento underground e uno dei fondatori della storica rivista Black Musk.

Marco se ne è andato 10 anni fa e quando l’ Associazione Marco Formigoni (nata nell’ottobre 2010 per volontà di familiari, colleghi e amici di Marco con l’intento di proseguire l’impegno civile, la solidarietà sociale e l’autonomia da qualsiasi conformismo, secondo gli ideali che hanno contraddistinto Marco nella professione e nella vita) e No Walls ci hanno proposto di partecipare a un torneo di calcio per ricordarlo, la nostra risposta non poteva che essere: “La MFFC torna in campo”. Anche perché l’iniziativa, oltre a ricordare Marco nel decennale della sua scomparsa, vuole riaffermare e testimoniare i valori di pace e accoglienza che hanno caratterizzato il suo lavoro e la sua vita.

Al torneo, che si terrà a Milano il 30 marzo 2019, presso l’Oratorio di San Simpliciano in via dei Chiostri,  parteciperanno 6 squadre composte da giornalisti della Gazzetta dello Sport e di Radio Popolare, ragazzi richiedenti asilo per lo più originari dei Paesi dell’Africa sub-Sahariana, giovani studenti, e una piccola rappresentanza dell’Inter, la squadra del cuore di Marco, tra cui Beppe Bergomi e Beppe Baresi.

Le iniziative del pomeriggio, per larghi tratti trasmesse in diretta su Radio Popolare, prevedono:

– ore 14 presentazione del libro di Andrea Vitali, Bella zio (Mondadori), romanzo di formazione di Beppe Bergomi. Saranno presenti l’autore e lo stesso Bergomi, disponibili per la firma copie.  Il libro sarà in vendita e parte del ricavato verrà devoluto a sostegno dell’iniziativa.

ore 15 inizio del torneo di calcio che terminerà alle 17.30.

ore 18 proclamazione della squadra vincitrice, con premiazione.

 

Sponsor Tecnico Uisp, Unione Italiana Sport per tutti

 

Per l’occasione è stato creato un conto corrente che raccoglierà le donazioni a sostegno del torneo e delle attività future per l’integrazione e la diffusione di una cultura di accoglienza e di pace. Tutti coloro che vorranno sostenere l’iniziativa potranno usare il conto corrente:

c/c Nowalls Memorial Marco Formigoni Banca Prossima IBAN: IT94D0335901600100000164560

 

Associazione Marco Formigoni

L’obiettivo dell’associazione è quello di contribuire ad abbattere recinti, separazioni e discriminazioni attraverso la promozione e il sostegno di progetti che contribuiscano a far circolare idee di pace e di giustizia, animando il desiderio di indagare e descrivere la realtà fuori dalle apparenze.

 

NoWalls

E’ un’associazione di promozione sociale che raccoglie più di 100 volontari. La sua mission è l’accoglienza degli stranieri in un’ottica di integrazione e di incontro interculturale proficuo per loro e per la nostra società. Si occupa ogni giorno di alfabetizzazione, sostegno nel doposcuola alle medie, formazione professionale, attività ricreative, sensibilizzazione interculturale attraverso laboratori nelle scuole.

 

 

 

MarcoFormigoni25Aprile1994(735x417)                             Marco Formigoni 25 Aprile1994

 

 

 

L’inno per chi tiferà Radio Popolare

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    Claudio Agostoni
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Il Chiapas visto col passamontagna

Il Chiapas visto col passamontagna – Inter Campus, Lo Stato Sociale/Garrincha Dischi, Radio Popolare e 20ZLN organizzano una mostra fotografica e raccontano le loro visite in Messico, in terra Zapatista

11/13 gennaio 2019 – Milano – Auditorium Demetrio Stratos – Via Ollearo 5

Il 1 gennaio del 1994 in Messico entrava in vigore il Trattato di Libero Commercio del Nord America. Messico, USA e Canada sperimentavano la  prima esperienza di mercato unico. Contadine e contadini indigeni del Chiapas, in quello stesso giorno, con  il viso coperto dal passamontagna entravano in diverse città per dire no  a quell’accordo e al mondo che andava a determinare. 25 anni dopo quelle contadine e quei contadini sono ancora ai loro  posti, la loro critica al neoliberismo si è trasformata in una società  libera e autorganizzata. L’esperienza zapatista ha da prima stupito e meravigliato, e poi  attirato il mondo intero. E così è successo che storie sportive e  culturali si intrecciassero e si incontrassero proprio in quel  territorio diverso e vivo. Inter Campus, il progetto sociale di F.C. Internazionale, opera in Chiapas dal 2011. Nato da uno scambio epistolare tra il Presidente Massimo Moratti e il SubComandante Marcos, il progetto Chiapas è oggi un programma di cooperazione per lo sviluppo sostenibile del sistema educativo autonomo delle comunità indigene zapatiste e coinvolge ogni anno 300 bambini e bambine e oltre 150 “promotori dell’educazione”.

Lo Stato Sociale ha conosciuto da vicino zapatiste e zapatisti e ha coinvolto  l’intera etichetta Garrincha Dischi nel progetto Garrincha Loves Chiapas.

Radio Popolare organizza un viaggio di ascoltatrici-tori  annuale in Chiapas, e tra le varie tappe non manca la visita al Caracol di Oventik.

Queste tre realtà, assieme al collettivo 20ZLN, organizzano una mostra fotografica per raccontare la loro esperienza in terra zapatista, e in Messico, dall’11 al 13 gennaio 2019, nella 25esima ricorrenza della marcia per la  pace (il 12 gennaio 1994, 1 milione di persone manifestò a Città del Messico, per chiedere che il governo messicano iniziasse a dialogare con gli indigeni zapatisti).

La mostra si svolgerà presso l’auditorium di Radio Popolare, Via Ollearo 5 Milano, con i seguenti orari e appuntamenti:

Venerdì 11 gennaio – Apertura ore 16.00 con chiusura alle 22.00Alle 18.00 si terrà conferenza/stampa incontro pubblico per spiegare le ragioni della mostra e le diverse esperienze coinvolte. Saranno presenti le quattro realtà promotrici che prenderanno parola raccontando la propria esperienza.

Sabato 12 – Apertura ore 11.00 e chiusura ore 19.00

Domenica 13 – Apertura ore ore 11.00 e chiusura ore 19.00

Ingresso gratuito

 

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    Claudio Agostoni
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Approfondimenti

I primi tre viaggi del 2019

Per dettagli e prenotazioni viaggi@viaggiemiraggi.org – Tel +39 02 54102460

Iran, tour del Nord dal 22 marzo al 2 aprile

Accompagnati da Paola Piacentini

Il viaggio nel nord dell’Iran è un viaggio dentro mondi diversi, che si susseguono uno dietro l’altro. Mashad, la prima città santa dell’Iran e tappa obbligata del pellegrinaggio religioso. La strada che, costeggiando le montagne delle mille moschee (le Dolomiti iraniane), porta, nelle adiacenze del confine con il Turkmenistan, sino a Kalat: un villaggio che ha saputo resistere all’assedio di Tamerlano. La tomba di Ferdowsi e il fascino senza tempo della Torre astronomica di Radkan. Le barche che solcano il Mar Caspio e la magia di Masuleh, un villaggio a mille metri di altitudine con un’architettura unica.  L’ascesa alla fortezza di Alamut: situata a 1800 metri, nel cuore dei Monti Elburz, famosa per essere stata il nucleo della cosiddetta “setta degli assassini”.

Potete riascoltare la puntata di Onde Road dedicata la viaggio in Iran dello scorso anno

 

Lanzarote, sulle orme di Manrique e Saramago dal 24 al 30 marzo        Accompagnatrice: Cecilia di Lieto

Un’isola che seguendo i dettami dell’architetto e pittore Cesar Manrique (nel 2019 si celebra il centenario della sua nascita) è riuscita a salvarsi dai danni del turismo di massa salvaguardando una natura straordinaria e puntando sulla cultura e la qualità.

Casa Saramago, una casa fatta di libri” dove ci si muove fra gli oggetti, i quadri, le fotografie e i tanti libri dello scrittore. Il paradiso naturalistico della piccola isola La Graciosa, divisa da un piccolo braccio di mare da Lanzarote: un enclave senza asfalto, abitata solo da vulcani, lunghe spiagge lambite da acque turchesi, biciclette e barche di pescatori…

Per riascoltare la puntata di Onde Road dedicata la viaggio a Lanzarote dello scorso anno

 

Abbiamo anche il gruppo Facebook – In viaggio con Radio Popolare – per condividere foto, racconti e impressioni di viaggio. Iscrivetevi!

 

Appena concluso

Brasile, tour di Salvador de Bahia dal 9 al 20 febbraio.

Accompagnatore: Claudio Agostoni

Un viaggio dentro il cuore del samba e della tradizione afrobrasiliana alla scoperta del Brasile più autentico e contemporaneo, sotto la guida irresistibile di Miriam da Silva (mitica collaboratrice di Radio Popolare che nel 1995 – con Monica Paes – ha ‘inventato’ la trasmissione Avenida Brasil). La data scelta per il viaggio è immediatamente antecedente al carnevale e questo consentirà ai viaggiatori di ‘assaggiarne’ afrori e colori.

Potete riascoltare la puntata di Onde Road dedicata la viaggio a Salvador dello scorso anno

 

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    Claudio Agostoni
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Approfondimenti

“Voicello” a Radio Popolare

Si avvicina il Natale e il progetto “Voicello”, duo voce e violoncello, sbarca nell’Auditorium Demetrio Stratos di Radio Popolare – via Ollearo 5, Milano – giovedì 29 novembre alle 21.00.

Luisa Cottifogli (titolare di una delle voci più interessanti del panorama italiano, in grado di spaziare tra folk, canzonesperimentazione vocale e pop soul) ed Enrico Guerzoni (violoncello) nei loro concerti sono soliti proporre viaggi attraverso la musica. Con “Voicello” proporranno Un viaggio di Natale, un concerto che attraverserà antiche laudi e carol, spiritual, ninnenanne, melodie provenzali e sefardite nonché alcuni brani originali della Cottifogli tratti dal suo ultimo lavoro discografico “Come un Albero d’Inverno”.

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    Claudio Agostoni
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Una cena tra ascoltatori per parlare dei viaggi di RP

Le prenotazioni per la cena alla Balera dell’Ortica – via Amadeo 78, Milano – sono chiuse ma vi aspettiamo dalle 22.00 per la serata aperta a tutti dove verrà presentato il calendario con le mete dei viaggi di Radio Popolare del 2019. L’incontro sarà preceduto dalla presentazione del libro di Alfredo Somoza – fondatore di AITR. Associazione Italiana Turismo Responsabile – dedicato all’America Latina “Un continente da favola: 30 leggendarie storie”.

Ulteriori informazioni rete@viaggiemiraggi.org


 

Avete una idiosincrasia per i viaggi di gruppo. Una volta avete fatto un viaggio con ‘Avventure nel Mondo’ e dopo mezza giornata siete entrati in conflitto con quello che gestiva la cassa comune. Vi piace decidere voi a che ora alzarvi. Per questi e per altri mille motivi sino ad oggi non avete partecipato ad uno dei viaggi proposti da Radio Popolare. Vi proponiamo di partecipare, mercoledì 12 dicembre alle 20.30, ad una cena dove potrete conoscere chi invece è venuto in giro per il mondo con la radio.

Scoprirete che molti di loro la pensano come voi. Non sono viaggiatori da tour organizzato, da ‘all inclusive’ o da braccialetto sul braccio tipo villaggio vacanze. Hanno però provato a cenare in una casa privata a Teheran, mentre una band locale suona classici del patrimonio musicale persiano. A Zurigo hanno scoperto che non ci sono solo banche, ma anche circoli culturali dove gli immigrati di ieri si incontrano con i cervelli in fuga di oggi. Hanno navigato lungo il Danubio serbo in compagnia di scrittori, poeti e musicisti, bevendo e assaporando una cucina verace apparentata con il circuito di slow food. Tutte cose che, da soli, è difficile organizzare. Come voi detestano il turismo mordi e fuggi, quello che ingrassa le casse di onnivori tour operator e vede nell’indigeno del sud del mondo solo un esotico soggetto da fotografare per essere poi postato su un social. Come voi sono fautori del turismo responsabile, un turismo attuato secondo principi di giustizia sociale ed economica e nel pieno rispetto dell’ambiente e delle culture. Un turismo che riconosce la centralità della comunità locale ospitante e il suo diritto ad essere protagonista nello sviluppo turistico sostenibile e socialmente responsabile del proprio territorio. Durante questa cena, oltre a conoscere chi ha deciso di viaggiare e nel contempo finanziare Radio Popolare (ogni viaggio è gravato da una cedolare secca, variabile dai 30 ai 100 Euro a secondo della meta, che finisce nella cassa della radio), mercoledì 12 dicembre alle 20 alla Balera dell’Ortica  c’è la possibilità di conoscere il calendario e le mete dei viaggi del 2019. Storiche destinazioni vengono confermate e arricchite da un mirato restyling (Cuba e Iran in primis). Nuovi itinerari saranno inseriti in catalogo anche su suggerimento dei viaggiatori. Qui possiamo anticipare che non sono previsti viaggi in Sichuan, Ungheria, Australia, Basso Polesine, Botswana e a Concorezzo. In compenso presenteremo l’idea di uno sconto per chi deciderà di farsi accompagnare in viaggio dai figli…

  • Autore articolo
    Claudio Agostoni
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