Approfondimenti

Sono 150 anni della Comune di Parigi

comune parigi

Non più la Repubblica contro la Monarchia, ma il proletariato urbano auto-organizzato contro lo Stato

“La Parigi operaia con la sua Comune sarà celebrata per sempre come il glorioso annuncio di una società nuova. I suoi Martiri saranno iscritti per sempre nel grande cuore della classe operaia”. Cosi scriveva Karl Marx nel 1871, nel suo libro La Guerra Civile in Francia, appena qualche settimana dopo la fine di quello sprazzo di utopia anarco-socialista che furono i settantadue giorni della Comune di Parigi. Stroncata nel sangue dalla repressione dell’esercito regolare (francese) di quello che si configurava per la prima volta in modo inequivocabile come “lo Stato borghese”.

Non più la Repubblica contro la Monarchia, non più i Lumi contro l’Ancien Régime, come nel 1789. Ma, appunto, il proletariato urbano auto-organizzato contro lo Stato, seppur democratico, come organizzazione istituzionale del dominio di classe. Sempre per citare Marx: “La Comune non fu una Rivoluzione per trasferire il potere da una frazione della classe dominante ad un’altra, ma una Rivoluzione per spezzare l’orribile macchina stessa della dominazione di classe”. Per Lenin, che vi consacrò un libro monografico, la Comune di Parigi fu il modello su cui costruire la Rivoluzione bolscevica : le assemblee di quartiere per i soviet e il popolo in armi nei battaglioni operai della Guardia Nazionale per l’Armata Rossa.

Un’ insurrezione troppo breve e troppo violentemente sconfitta per diventare rivoluzione. Un tentativo tanto rocambolesco quanto iperbolico diventato un mito nella tradizione comunista del ventesimo secolo per cui, in certo modo, i Comunardi furono i primi Comunisti all’opera e in armi.

E poi c’è Parigi focolaio di rivolta. Culla e sorgente delle idee rivoluzionarie per tutta l’Europa a partire dalla presa della Bastiglia il 14 luglio 1789 inizio della Rivoluzione Francese e città insurrezionale per tutto in diciannovesimo secolo. Un secolo di rivolte che hanno forgiato un identità nuova alla città antica facendone un mito e un miraggio per i ribelli di ogni tempo e di ogni luogo. É a Parigi, tra i Sans-culottes del 1789 e i Comunardi del 1871, che si disegna l’apparizione del nuovo soggetto politico della modernità : quello che si chiamerà, in senso lato, il Movimento Operaio.

Una città in cui la lotta di classe si dispiega e s’incarna anche geograficamente. Con i quartieri ricchi a Occidente e i quartieri operai all’est sottovento per non disturbare con gli odori delle fabbriche l’olfatto sensibile dei piû abbienti. Une città riottosa, in cui il conflitto é energia urbana, almeno fino alla fine del ventesimo secolo con le barricate nel ‘68 e gli scioperi oceanici nel ‘95.Oggi quell’anima sembra estinta. Forse nascosta come un fiume carsico, per i piû ottimisti. Ma l’economia politica non perdona. Ormai i quartieri popolari sono rari. Sparuti isolotti nella marea montante della gentrificazione. À Montmartre e a Belleville, nel 1871 ultimi bastioni della Comune a cadere, oggi il prezzo dell’immobiliare varia tra 10 e 12 mila euro al metro quadro. Parigi é sempre piû una città patrimoniale nel senso culturale del termine : grandi musei, grandi monumenti, grandi teatri. E in quello finanziario : grandi fortune, grandi investimenti, grandi rendite.

Non à caso le ultime due contestazioni radicali in Francia sono venute nel 2005 dalla periferia con la rivolta delle Banlieues e nel 2018 dalla provincia con i Gilet Gialli.

La storia delle donne della Comune di Parigi

L’11 aprile 1871, meno di un mese dopo la dichiarazione di nascita ufficiale della Comune de Parigi è nata l’Unione delle donne per la difesa di Parigi e le cure ai feriti. É la materializzazione, per cosi dire istituzionale, della presenza massiccia e del ruolo attivo e belligerante delle donne nella rivolta. Nel primo volantino pubblicato e diffuso nelle strade e sui muri della città dall’ Unione delle Donne è scritto, tra l’altro: “Ogni disuguaglianza e ogni antagonismo tra i sessi costituisce una delle basi del potere delle classi dominanti – e di seguito – i nostri nemici sono i privilegiati dell’ ordine sociale attuale. Tutti quelli che hanno vissuto del nostro sudore e si sono ingrassati delle nostre miserie”. Il titolo del volantino é inequivocabile: “La lotta per la difesa della Comune é la lotta per i diritti delle donne”. E in effetti le donne sono ovunque. Nelle cooperative per le cure e l’assistenza dei più poveri, nelle infermerie e negli ospedali, ma anche nei comitati di quartiere, nelle redazioni de giornali della Comune. E soprattutto sulle barricate, armi a la mano, spesso auto organizzate in battaglioni che aderiscono all’esercito popolare della Guardia Nazionale.

Sono soprattutto operaie del tessile e della tipografia, ma anche lavandaie, cameriere e non poche prostitute. Tra le più attive le maestre di scuola e le prime, rare, giornaliste. Tanto attive, determinate e bellicose da impressionare i corrispondenti dell’epoca. L’inviato a Parigi del quotidiano inglese Times scrive nell’aprile 1871, parlando delle donne della Comune: “Se la nazione francese fosse composta solo da donne, che terribile nazione sarebbe”. E il giorno del primo vagito della Comune di Parigi: il 18 marzo 1871, data del primo scontro tra i comunardi e le truppe dell’esercito regolare francese, é, tra gli altri, una donna, quella che diventerà la più celebre ed emblematica delle comunarde, Louise Michel a guidare gli insorti sulla collina di Montmarte, per impedire all’esercito di recuperare i cannoni requisiti dal popolo in armi.

Non a caso sul manifesto ufficiale per le celebrazioni di questo centocinquantesimo anniversario é la foto di Louise Michel ha incarnare la Comune di Parigi. Maestra di scuola, poetessa, scrittrice e ancor più militante anarchica e socialista fino a combattere sulle barricate con l’uniforme della guardia nazionale. Di volta in volta soprannominata la Vergine Rossa o La Giovanna d’arco con la bandiera nera, quella degli anarchici, Louise Michel é diventata, nella tradizione della gauche, l’egemonia indiscussa della Comune di Parigi.

Per il suo coraggio e la sua determinazione tanto fisica che intellettuale capace, durante il processo che la condannerà all’esilio in Nuova Caledonia, di trasformare il banco degli imputati in tribuna politica fino a reclamare la propria fucilazione, come per i suoi compagni di lotta uomini, causando il grande imbarazzo dei giudici che temono l’effetto nefasto dell’esecuzione di una donna. Victor Hugo, di cui fu amica personale e sodale politica, le dedicherà un poema, al momento della condanna all’esilio, dal titolo, per cosi dire profetico, VIRO MAJOR tradotto “Più che un uomo”. Nel quale scrive: “Quando ti domandarono da dove vieni? Tu rispondesti: Vengo dalla notte dove si soffre”.

L’esperienza del primo governo della classe operaia nella storia

Scrive questa settimana il quotidiano, fu comunista, L’Humanité, fondato da Jean Jaurès nel 1904, nel suo editoriale sui 150 anni della Comune di Parigi : “Dal 1871 la Comune scatena le passioni e gli odi. Odi di classe perché in fondo, senza angelismo ne idealizzazioni, questa rivoluzione stroncata portava l’ambizione di una vera repubblica sociale e democratica. Una repubblica pensata dal popolo per il popolo. La scuola laica e gratuita, i diritti delle donne e l’uguaglianza salariale, la separazione della chiesa e dello stato, la moratoria sugli affitti e sui debiti, il diritto del suolo assoluto con la cittadinanza per tutti gli stranieri residenti e la proprietà dei mezzi di produzione per le cooperative di lavoratori”. E l’editoriale conclude: “In quella Parigi assediata e affamata si metteva in cantiere la libertà, l’uguaglianza e la fraternità”.

Liberté Egalité Fraternité: la divisa della rivoluzione francese del 1789 e da più di due secoli della Repubblica. É a partire da lì che si può tentare di decifrare l’esperienza che Marx, contemporaneo della Comune, definì come “il primo governo della classe operaia nella storia”. La Comune fu troppo breve, troppo spontanea, troppo belligerante e per certi versi troppo accidentale per servire da modello storico o da base teorica in economia politica. Ma si può pensarla come un’ intuizione folgorante, come un lampo di lucidità, come un’invocazione tuonante, appunto sull’articolazione possibile e necessaria tra libertà, uguaglianza e fraternità. L’intuizione che la libertà non è vera libertà se non è per tutti e tra uguali. Che certe libertà sono intangibili come quella di andare e venire, di credere o di pensare, ma che altre sono da socializzare; come la libertà di intraprendere perché non diventi libertà di sfruttare o di opprimere. O come la libertà di vendere é comprare perché non diventi la libertà di fare commercio di esseri umani, che si chiami tratta degli schiavi o prostituzione. L’intuizione dunque che la libertà conta soprattutto per quel che se ne vuole fare.

O ancora la lucidità di comprendere che l’uguaglianza solo formale dei diritti civili o solo costituzionale davanti al legge e del “un uomo un voto” non basta a fare comunità. Che il legame tra concittadini non é istituzionale, ma politico. Che la democrazia rappresentativa pone il problema della delega mentre la democrazia diretta, quella della Comune appunto, esige dal cittadino presenza, impegno, energia e implicazione. Che, insomma, perché la Repubblica sia davvero democratica deve concernere tutti i cittadini ogni giorno. E che infine perché la libertà sia condivisa e feconda e non quella del più forte e perché l’uguaglianza sia attiva ed emancipatrice e non il semplice “ognuno per sé e lo stato per tutti”. La sola soluzione possibile é appunto la fraternità degli uomini é delle donne liberi e uguali. Individui certo, ma fratelli nelle condizioni materiali, nel lavoro e nella pratica politica.

E non è un caso che le effimere organizzazioni e strutture sociali inventate dalla Comune siano tutte o quasi all’insegna della fraternità. Le cooperative, i collettivi, le società di mutuo soccorso, tutto un florilegio di associazioni dei lavoratori, unioni di cittadini, comitati di quartiere, impegnati in un qualche aspetto del bene comune. Fino alla fratellanza suprema, quella del popolo in armi sulle barricate. Allora sì! Anche se effimera e sconfitta nel sangue, la Comune fu un’intuizione e un’utopia di quello che un buon religioso chiamerebbe “il regno degli umili” e un buon repubblicano chiamerebbe “il governo del popolo per il popolo”.

I tre simboli della comune: Internazionale, Arthur Rimbaud e la basilica del Sacré coeur )

“Debout les damnés de la terre, debout les forçats de la faim …”. “In piedi i dannati della terra, in piedi i forzati della fame. La ragione tuona nel cratere, é l’eruzione finale. Del passato facciamo tavola rasa…”. Sono i primi versi dell’ Internazionale. Parole brucianti, radicali, inappellabili. I dannati e gli affamati che si sollevano, la ragione tuonante che dice che gli uomini son tutti uguali. E l’ eruzione finale rivoluzionaria che spazza via il passato e le sue gerarchie.

Parole scritte per celebrare la Comune di Parigi, durante la Comune di Parigi da un comunardo soldato della Guardia Nazionale ( l’esercito popolare) e sindaco di quartiere durante i 72 giorni della Comune. Eugène Pottier, allora cinquantenne, che compone il poema in clandestinità, mentre la repressione dell’esercito regolare francese sta stroncando la rivolta in quella che sarà poi chiamata la “Semaine sanglante” la settimana di sangue. Quando sono trucidati spesso sommariamente per famiglie intere più di ventimila comunardi.
Prima di diventare, nei decenni successivi, l’inno mondialmente condiviso di quello che si chiamava il Movimento Operaio, l’Internazionale è il canto rivoluzionario della Comune. É la sua breve e folgorante epopea.

La Comune di Parigi è stata una meteora, un lampo accecante di lucidità e modernità nel segno dell’uguaglianza assoluta e radicale. Dall’ esproprio delle ricchezze a l’uguaglianza tra i sessi passando per una laicità volentieri anticlericale. Un’ eruzione appunto. Diventata, l’abbiamo già detto, una sorta d’aurora emblematica del Comunismo a venire. Ma la Comune ha perso. E anche per questo è diventata un mito intangibile, i cui peccati sono stati tutti lavati nel bagno di sangue della repressione.

E come scrive il poeta Arthur Rimbaud, anche lui comunardo, in un celebre poema scritto appena qualche giorno dopo la sconfitta della Comune : “Tutto è ristabilito …” e i borghesi hanno ripreso i loro turpi affari nella città insanguinata. E di quella sconfitta o piuttosto della vittoria dello stato e dei suoi soldati e dei suoi chierici, c’ è un simbolo concreto, visibile e celebre nel mondo interro per tutte le cartoline di Parigi: la chiesa del Sacro Cuore. La basilica bianca che domina Parigi proprio dalla collina di Montmartre. Costruita, in senso proprio come figurato, sui morti della Comune di Parigi di cui Montmartre fu un bastione famigerato. Voluta dal governo e dalla chiesa francese come simbolo della vittoria dell’ordine sulla rivolta. Per essere il punto più alto della capitale e dominare una volta per tutte la città ribelle.

Foto | L’Hôtel de Ville, sede del Comitato centrale della Guardia nazionale e poi del Consiglio della Comune

  • Autore articolo
    Francesco Giorgini
ARTICOLI CORRELATITutti gli articoli
POTREBBE PIACERTI ANCHETutte le trasmissioni

Adesso in diretta

  • Ascolta la diretta

Ultimo giornale Radio

  • PlayStop

    Giornale Radio martedì 13/01 12:30

    Le notizie. I protagonisti. Le opinioni. Le analisi. Tutto questo nelle tre edizioni principali del notiziario di Radio Popolare, al mattino, a metà giornata e alla sera.

    Giornale Radio - 13-01-2026

Ultimo giornale Radio in breve

  • PlayStop

    Gr in breve martedì 13/01 18:30

    Edizione breve del notiziario di Radio Popolare. Le notizie. I protagonisti. Le opinioni. Le analisi.

    Giornale Radio in breve - 13-01-2026

Ultima Rassegna stampa

  • PlayStop

    Rassegna stampa di martedì 13/01/2026

    La rassegna stampa di Popolare Network non si limita ad una carrellata sulle prime pagine dei principali quotidiani italiani: entra in profondità, scova notizie curiose, evidenzia punti di vista differenti e scopre strane analogie tra giornali che dovrebbero pensarla diversamente.

    Rassegna stampa - 13-01-2026

Ultimo Metroregione

  • PlayStop

    Metroregione di martedì 13/01/2026 delle 07:15

    Metroregione è il notiziario regionale di Radio Popolare. Racconta le notizie che arrivano dal territorio della Lombardia, con particolare attenzione ai fatti che riguardano la politica locale, le lotte sindacali e le questioni che riguardano i nuovi cittadini. Da Milano agli altri capoluoghi di provincia lombardi, senza dimenticare i comuni più piccoli, da dove possono arrivare storie esemplificative dei cambiamenti della nostra società.

    Metroregione - 13-01-2026

Ultimi Podcasts

  • PlayStop

    Privati in corsia: il caso San Raffaele

    Cosa succede in un ospedale quando la sanità privata entra in corsia? Vediamo quanto è accaduto al San Raffaele a partire dalla testimonianza di una nostra ascoltatrice e con il commento di Margherita Napolitano, Coordinatrice RSU del San Raffaele.

    37 e 2 - 13-01-2026

  • PlayStop

    Intervista al Presidente dell'Ordine dei Medici di Milano sui Cpr

    Nella prima puntata del 2026 siamo tornati a parlare di Cpr e deontologia del personale sanitario, ripercorrendo le tappe di una vicenda che vi abbiamo raccontato: un cittadino palestinese che pur avendo commesso atti di auto lesionismo gravi è stato ritenuto idoneo alla detenzione in Cpr. Di questo tema abbiamo parlato con il Dottor Roberto Carlo Rossi, Presidente dell'Ordine dei Medici Chirurghi e Odontoiatri della provincia di Milano.

    37 e 2 - 13-01-2026

  • PlayStop

    L'Orizzonte di martedì 13/01 18:34

    L'Orizzonte è l’appuntamento serale con la redazione di Radio Popolare. Dalle 18 alle 19 i fatti dall’Italia e dal mondo, mentre accadono. Una cronaca in movimento, tra studio, corrispondenze e territorio. Senza copioni e in presa diretta. Un orizzonte che cambia, come le notizie e chi le racconta. Conducono Luigi Ambrosio e Mattia Guastafierro.

    L’Orizzonte - 13-01-2026

  • PlayStop

    Poveri ma belli di martedì 13/01/2026

    Un percorso attraverso la stratificazione sociale italiana, un viaggio nell’ascensore sociale del Belpaese, spesso rotto da anni e in attesa di manutenzione, che parte dal sottoscala con l’ambizione di arrivare al roof top con l’obiettivo dichiarato di trovare scorciatoie per entrare nelle stanze del lusso più sfrenato e dell’abbienza. Ma anche uno spazio per arricchirsi culturalmente e sfondare le porte dei salotti buoni, per sdraiarci sui loro divani e mettere i piedi sul tavolo. A cura di Alessandro Diegoli e Disma Pestalozza

    Poveri ma belli - 13-01-2026

  • PlayStop

    Neil Young e l'appello ai giovani americani: "Sappiamo cosa fare. Ribellarci. Pacificamente a milioni."

    Neil Young torna a prendere apertamente posizione contro Donald Trump. L’artista utilizza i suoi social e siti per commentare le recenti tensioni politiche e riaffermare la sua storica contrarietà nei confronti del presidente degli Stati Uniti. Young lancia un appello diretto al pubblico, invitandolo a prendere coscienza della situazione attuale. Secondo il musicista, il Paese starebbe attraversando una fase di profondo declino politico e sociale, che attribuisce alla leadership e all’influenza di Trump. Il grande cantautore canadese naturalizzato statunitense afferma che Trump sta causando danni progressivi al Paese e sta accentuando fratture interne sempre più profonde. “Rendiamo l’America di nuovo grande”, ha scritto Young. “Non sarà facile finché cercherà di trasformare le nostre città in campi di battaglia per poter annullare le nostre elezioni con la legge marziale e sottrarsi a ogni responsabilità”. Nel suo intervento, il cantautore richiama anche alla responsabilità collettiva, invitando la popolazione a non restare in silenzio e a rispondere attraverso forme di mobilitazione pacifica. “Qualcosa deve cambiare”, ha continuato Young. “Sappiamo cosa fare. Ribellarci. Pacificamente a milioni. Troppe persone innocenti stanno morendo”. Infine Young prende di mira l’ICE, utilizzando un’immagine simbolica per descrivere la situazione attuale del Paese: “Fa un freddo glaciale qui in America”. “Ogni sua mossa mira a creare instabilità per poter rimanere al potere”. In conclusione, Young invita i lettori a reagire guidati dall’empatia e non dal timore, richiamando valori come “l’amore per la vita” e “l’amore reciproco”.

    Clip - 13-01-2026

  • PlayStop

    Vieni con me di martedì 13/01/2026

    Vieni con me è una grande panchina sociale. Ci si siedono coloro che amano il rammendo creativo o chi si rilassa facendo giardinaggio. Quelli che ballano lo swing, i giocatori di burraco e chi va a funghi. Poi i concerti, i talk impegnati e quelli più garruli. Uno spazio radiofonico per incontrarsi nella vita. Vuoi segnalare un evento, un’iniziativa o raccontare una storia? Scrivi a vieniconme@radiopopolare.it o chiama in diretta allo 02 33 001 001 Dal lunedi al venerdì, dalle 16.00 alle 17.00 Conduzione, Giulia Strippoli Redazione, Giulia Strippoli e Claudio Agostoni La sigla di Vieni con Me è "Caosmosi" di Addict Ameba

    Vieni con me - 13-01-2026

  • PlayStop

    Volume di martedì 13/01/2026

    La scomparsa di Matt Kwasniewski dei Black Midi e la scena britannica del Windmill e di Dan Carey, Bad Bunny che omaggia Victor Jara in Cile e Neil Young che si espone nuovamente contro Trump. La speciale pizza ideata dalla catena Berberè insieme agli Sleaford Mods e il nuovo album di beneficenza a cui sta lavorando War Child insieme a tanti artisti.

    Volume - 13-01-2026

  • PlayStop

    Musica leggerissima di martedì 13/01/2026

    a cura di Davide Facchini. Per le playlist: https://www.facebook.com/groups/406723886036915

    Musica leggerissima - 13-01-2026

  • PlayStop

    La Filarmonica della Scala apre al pubblico la sua prova per la Fondazione Giulia Cecchettin

    Il prossimo 18 gennaio la Filarmonica del Teatro alla Scala terrà una Prova Aperta straordinaria il cui ricavato andrà alla Fondazione "Giulia Cecchettin" per i progetti di educazione all’affettività realizzati dalla Fondazione, in risposta all’emergenza della violenza di genere. Sul podio ci sarà il maestro Riccardo Chailly, al pianoforte Alexandre Kantorow, con un programma che comprenderà opere di Sergei Prokof'ev e di Petr Il'ic Čajkovskij. Le Prove Aperte della Filarmonica della Scala sono ormai una vera stagione musicale che ogni anno permette al pubblico di assistere alla messa a punto di grandi concerti a prezzi contenuti, contribuendo allo stesso tempo a importanti progetti nel campo del sociale. In 14 edizioni ne sono state realizzate 74, con la partecipazione di quasi 138.000 spettatori che hanno permesso di raccogliere oltre 1 milione e 700 mila euro. Dal 2010 l’iniziativa ha sostenuto 58 associazioni. Quattro appuntamenti in abbonamento, dal 22 febbraio al 25 ottobre 2026, che anticipano i rispettivi concerti della stagione dell’orchestra Filarmonica della Scala e raccolgono fondi per altrettanti progetti di associazioni non profit milanesi. Il ciclo di quest’anno è dedicato a enti del Terzo Settore che a Milano realizzano progetti finalizzati al contrasto alla povertà educativa, oltre alla già citata Prova Aperta inaugurale dedicata appunto alla Fondazione "Giulia Cecchettin". Ira Rubini ha intervistato Daria Fallido sulle attività della Fondazione Giulia Cecchettin.

    Clip - 13-01-2026

  • PlayStop

    Considera l’armadillo di martedì 13/01/2026

    Noi e altri animali È la trasmissione che da settembre del 2014 si interroga su i mille intrecci di una coabitazione sul pianeta attraverso letteratura, musica, scienza, costume, linguaggio, arte e storia. Ogni giorno con l’ospite di turno si approfondisce un argomento e si amplia il Bestiario che stiamo compilando. In onda da lunedì a venerdì dalle 12.45 alle 13.15. A cura di Cecilia Di Lieto.

    Considera l’armadillo - 13-01-2026

  • PlayStop

    Cult di martedì 13/01/2026

    Oggi a Cult, il quotidiano culturale di Radio Popolare: la Prova Aperta straordinaria della Filarmonica della Scala dedicata a Fondazione "Giulia Cecchettin", di cui parla Daria Fallido; Mirko Leo di dell'associazione loscribacchiatore presenta il fumetto in partnership con Astorina Editore intitolato "Colpo a Paestum"; Oliviero Ponte di Pino ripercorre i 25 anni di attività e ricerca per lo spettacolo dal vivo di Ateatro; la rubrica ExtraCult a cura di Chawki Senouci...

    Cult - 13-01-2026

  • PlayStop

    Pubblica di martedì 13/01/2026

    «Milano è un contesto mafioso, né più né meno di come può esserlo la Calabria». Sono le parole della procuratrice aggiunta di Milano, Alessandra Cerreti, pronunciate durante la requisitoria al processo Hydra. Ieri c'è stata la prima sentenza per una settantina di imputati che hanno scelto il rito abbreviato. Tra i condannati (Mariano Rosi, Filippo Crea, Giuseppe Fidanzati e altri), stando all’inchiesta della Procura di Milano ci sono figure di primo piano del crimine organizzato in Lombardia. L’inchiesta Hydra - che ha portato al processo - ha messo in luce “un sistema mafioso lombardo”, un’alleanza tra esponenti di ‘ndrangheta, cosa nostra e camorra. Un sistema per compiere dalle rapine alle truffe, dal riciclaggio di denaro alle intestazioni fittizie di beni, fino alle false fatturazioni, alle estorsioni. Tra i reati contestati c'è anche il traffico di droga e di armi. Pubblica ha ospitato lo storico Enzo Ciconte e il ricercatore dell’università Statale di Milano, Andrea Carnì, autore di un importante libro per la conoscenza del fenomeno mafioso in Lombardia uscito in questi ultimi mesi dal titolo «Mafia ed economia. Il rischio criminale in Lombardia» (Futura 2025).

    Pubblica - 13-01-2026

Adesso in diretta