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L’altro lato del capitalismo: la febbre per il nuovo orologio Swatch che ha invaso le grandi città europee

19 maggio 2026|Francesco Giorgini
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La fila davanti al negozio della Swatch di via Cola di Rienzo a Roma per l'uscita del nuovo orologio Royal Pop

Quando una strategia di marketing diventa sintomo e indicatore del precariato giovanile, ormai condizione cronica e strutturale per i figli delle classi popolari, e anche sempre di più delle classi medie inferiori in Francia e, magari, più in generale in Europa. La strategia di marketing è quella della popolare marca d’orologi Swatch che, in collaborazione con una nota marca d’orologi di lusso, lancia una serie limitata di orologi da tasca. Stravaganza, lusso e rarità, la campagna pubblicitaria è un successo e il weekend scorso file sterminate davanti alle boutique Swatch nel mondo intero. A cominciare da Parigi, migliaia di persone in coda per ore, magari dal giorno prima, soprattutto giovani, almeno a Parigi e nelle grandi città francesi, soprattutto venuti dai quartieri popolari o dalle periferie. Non per passione degli orologi o dello shopping alla moda, ma per cogliere l’occasione di fare un buon affare con uno sforzo concentrato, radicale, ma limitato. Comprato alla boutique Swatch al prezzo ufficiale di 385 euro, venerdì o sabato scorso, un esemplare della nuova serie limitata a Royal Pop si poteva rivendere questo lunedì mattina al doppio, al triplo fino a più di 1.300 euro sulle piattaforme di vendita privata on-line, perché, appunto, qualche centinaio di euro, magari mille, guadagnati in due giorni, se pur passati a fare la fila come un pinguino sul marciapiede davanti a una boutique d’orologi, sono un’occasione da non perdere, quando, secondo i dati dell’Institut français, uno studente su tre salta regolarmente i pasti per mancanza di soldi e il 16% fa regolarmente ricorso al sostegno alimentare delle differenti associazioni caritative. Senza contare i giovani che cercano lavoro, il 21% di disoccupati nella fascia di età tra i 15 e 24 anni contro l’8% per l’insieme della popolazione. E le cifre del precariato sono altrettanto inquietanti per i giovani quando si parla di igiene e sanità. La buona notizia, si fa per dire, che come sempre ‘necessità fa virtù’ e da quando il mondo è mondo chi dice povertà e precariato dice arte o urgenza dell’arrangiarsi. E così i giovani squattrinati sono, appunto, anche i primi a cogliere con immediata lucidità gli artifici del marketing e le iperboli e i paradossi della valorizzazione, magari feticista, del capitale. Per esserne certo un agente, ma almeno non una vittima, prendendone per così dire la propria parte, o come si diceva una volta, facendoci la cresta.

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