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World Music. “Voir la mer”, il nuovo album di Grand Corps Malade, l’artista francese che denuncia razzismo ed estrema destra

03 ottobre 2026|Marcello Lorrai
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Nel 1951 Jacques Prévert pubblicava Étranges étrangers, una poesia che era un inno alla multietnicità di Parigi: cominciando dai berberi algerini della Chapelle e del quai de Javel – quelli che lavoravano in fabbrica alla Citroën – e passando per i tirailleurs senegalesi costretti il 14 luglio a sfilare per festeggiare la libertà del paese che li aveva resi colonia, Prévert arrivava agli indocinesi, che in quegli anni la Francia uccideva in Vietnam.

Nel 2005 lo slameur Grand Corps Malade, nome d’arte di Fabien Marsaud, partecipa a Tout Le Monde En Parle, popolare trasmissione televisiva francese condotta da Thierry Ardisson, e fa sensazione sul pubblico e gli ospiti del programma con Saint Denis, una esaltazione della banlieue di Parigi nella quale è cresciuto: un microcosmo che con la sua multiculturalità consente di fare il giro del mondo all’interno di un unico spazio urbano. Alla fine Ardisson ricorda che la prima volta che l’ha visto ha pensato ad un Prévert di oggi: una affinità – possiamo aggiungere – che non sta solo nell’uso in Saint Denis dell’elencazione, stilema tipico di Prévert utilizzato in Étranges étrangers, ma nella freschezza e nell’umanismo della poesia di Grand Corps Malade.

Nato nel ‘77, Fabien Marsaud è figlio di un funzionario di idee comuniste, che negli anni ottanta/novanta sarà segretario generale del comune di Saint Denis; nell’adolescenza scrive i suoi primi testi, ma soprattutto, forte del suo metro e 94 di statura e di un notevole talento, si dedica ad alto livello al basket: come allenatore ha un giocatore di origine maliana, Bally Bagayoko, che nel 2026, come esponente della France Insoumise, è stato eletto al primo turno sindaco di Saint Denis ed è attualmente oggetto di una feroce campagna di attacchi da parte della destra.

Nel ‘97 Fabien è vittima di un incidente: rimane paralizzato a tutti e quattro gli arti per un tuffo in una piscina non sufficientemente riempita e gli viene prospettato che non camminerà più: ma aiutato dalla fortuna e dalla sua esperienza e attitudine di sportivo Marsaud si impegna a fondo nella riabilitazione e in due anni recupera una buona parte della sua mobilità: come conseguenza dell’infortunio gli è rimasto l’uso di una stampella.

Nei primi anni duemila emerge nel mondo dello slam: nel 2006 è l’exploit del suo primo album a popolarizzare il genere in Francia. Sono passati vent’anni di successi, e Grand Corps Malade è sempre sulla cresta dell’onda, come testimonia anche la richiesta di Céline Dion di scriverle delle canzoni per l’album che la cantante pubblicherà nel 2027. Intanto nella seconda metà di settembre Grand Corps Malade ha aggiunto un titolo alla sua discografia, l’album Voir la mer, subito balzato in testa alle vendite francesi. Marsaud rimane elegantemente coerente col suo stile inconfondibile, pacato quanto pieno di pathos e di poesia: uno stile che è quanto di più lontano dai cliché sulla banlieue. Alla quale nell’album, con una scelta che in tempi come questi è di per sé fortemente politica, sente il bisogno di rinnovare la sua fedeltà: in Traces – nel cui clip appare da bambino o ragazzo con gli occhi celesti assieme a coetanei di tutte le origini – duettando con il rapper di origine congolese SDM dice “banlieusard un giorno, banlieusard per sempre”.

In Drôle de lettre si rivolge ad un vecchio amore: “Non so che cosa è successo perché tu sia così chiusa: molta gente ti trova triste e grigia, dici delle cose di una crudeltà profonda, chiudendoti agli altri ti sei chiusa a te stessa”, e un po’ per volta ascoltando la canzone si capisce che non è di una donna che Grand Corps Malade parla, ma della Francia, di cui vorrebbe tornare ad essere fiero. In Pas de fatalité, Grand Corps Malade denuncia la banalizzazione dell’estrema destra, il “razzismo senza complessi in televisione”; nelle interviste Marsaud spiega: “Dei giornalisti mi hanno detto: ‘è coraggiosa quella canzone’. Ma quindici anni fa fare una canzone contro il razzismo dicendo che l’estrema destra può essere inquietante non sarebbe stata considerata una prova di coraggio. Vuol dire che su questo tema quest’epoca non va tanto bene…”.

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