Spagna, stop a Sánchez sulla casa. Governo a rischio

È stata una giornata decisiva al Congresso di Madrid. Le destre hanno affossato i decreti sulla casa varati dal governo di Pedro Sánchez sulla spinta della protesta del sindacato degli inquilini, che da una settimana accampa nella Plaza del Sol di Madrid. A farli cadere sono stati gli indipendentisti catalani di Junts, i conservatori del Partito Popolare e l’estrema destra di Vox. Un colpo duro per il governo. Soprattutto da parte di Junts. I catalani avevano negoziato il testo con l’esecutivo di Sánchez. Ma poi, all’ultimo momento, hanno annunciato il voto contrario. Cade così il blocco degli sfratti per le persone vulnerabili, la proroga dei contratti e il divieto per i grandi fondi d’investimento di comprare abitazioni fino al 2028. Davanti al parlamento, fin dalle prime ore del mattino, oltre cinquecento giovani hanno atteso il risultato della votazione. Hanno attraversato in corteo i 600 metri che dividono la Plaza del Sol dall’edificio del parlamento spagnolo. Hanno iniziato a gridare “vergogna” quando hanno saputo il risultato della votazione. “Bisogna proibire la speculazione, la casa è un bene di prima necessità”, dice una manifestante. “Il voto di oggi è il fallimento di una società”. Ora chiedono uno sciopero generale. L’unica via per continuare la battaglia per il diritto alla casa. Domani il sindacato degli inquilini ha organizzato un’altra manifestazione a Madrid e in altre città spagnole. Una manifestazione che ci si aspetta oceanica. Poi decideranno come continuare la protesta, ma per ora l’accampata della Plaza del Sol continua. Prima della votazione ha preso la parola anche Pedro Sánchez. Un gesto insolito, perché di solito Sánchez non parla prima delle votazioni. “La storia vi giudicherà prima di quanto pensiate – ha detto il primo ministro – E con più durezza di quanto immaginate”. Parole che lasciano intendere elezioni anticipate. La legislatura, con il passaggio definitivo degli indipendentisti catalani di Junts tra le file delle destre, è arrivata a un binario morto. Il sentore generale è che se un governo di sinistra non riesce a varare un decreto casa dopo le imponenti proteste che stanno attraversando la Spagna, bisogna andare alle urne. E il clima di mobilitazione potrebbe aiutare la sinistra che, dopo il disastro della crisi di Ceuta e le indagini giudiziarie sulla famiglia di Sánchez e dei socialisti, con il tema della casa ha ripreso protagonismo nel dibattito pubblico. Sánchez però si è preso tempo. Ieri notte ha parlato con Yolanda Díaz, numero 2 del governo e leader di Sumar, il partito di sinistra che governa in coalizione con i socialisti. La data sul tavolo è il 29 novembre. Per rispettarla, Sánchez dovrebbe annunciarlo lunedì o martedì. Ma Sánchez è un politico che ha sempre sorpreso per la capacità di prendere decisioni inaspettate.
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