World Music. “Fenian”, il nuovo album dei Kneecap, la band irlandese che fa politica e parla ai giovani

I Kneecap proprio non le mandano a dire. Nel 2025 il premier britannico Keir Starmer aveva dichiarato che la prevista partecipazione del trio di Belfast al grande festival di Glastonbury non gli appariva “appropriata”: in quel momento uno dei membri del gruppo, Mo Chara, era sottoposto ad un procedimento penale per avere mostrato sul palco di un concerto, nell’autunno precedente, una bandiera di Hezbollah – organizzazione considerata terroristica nel Regno Unito – che gli era stata lanciata da sotto il palco. In un post sui social, i Kneecap avevano ribattuto, rivolgendosi direttamente a Starmer: “Sai che cosa non è appropriato, Keir?”, e lo avevano accusato di essere complice del genocidio fornendo armi ad Israele. I Kneecap avevano ringraziato Glanstonbury per avere resistito alle pressioni; Mo Chara era stato poi prosciolto. Ma evidentemente i Kneecap non hanno considerato chiuso lo scambio di idee col capo di un governo che da indipendentisti nordirlandesi non considerano il loro. E rincarano la dose. In Liars Tale, uno dei brani di Fenian, il loro nuovo album di studio, uscito il primo maggio, proprio Mo Chara si esprime così: “non abbiamo dimenticato quello che è successo. Fuck Keir Starmer, puttana di Netannyahu e armiere del genocidio, (Starmer) dovrebbe essere usato come letame per gli agricoltori”. Peraltro adesso, dopo il disastroso risultato del Labour alle elezioni locali in Gran Bretagna, Starmer avrà altro a cui pensare. Quello che i Kneecap dicono, e quello che fanno nei loro concerti fa notizia: ma non è su questo che i Kneecap hanno costruito il loro successo, del resto pagando un prezzo piuttosto pesante per le loro prese di posizione, in termini di conseguenze giudiziarie, problemi per l’ingresso in alcuni paesi e ostacoli ai loro concerti. E’ vero il contrario: il gruppo irlandese fa notizia perché fa presa sui giovani: Keir Starmer non si sarebbe scomodato a delegittimare un gruppo qualsiasi, a rischio appunto di fargli solo pubblicità. E i Kneecap piacciono per la loro irriverenza, per i loro atteggiamenti militanti ma innanzitutto per la loro musica, che in Gran Bretagna e a livello internazionale è capace di superare la barriera linguistica, con canzoni apprezzate anche da chi non capisce l’irlandese: Fenian è una prova di ulteriore maturità, vario, divertente, ironico, efficace nel mescolare i generi, fra hip hop, punk rock, elettronica. Da nordirlandesi che sentono la dominazione britannica come colonialismo e che usano l’irlandese come rivendicazione identitaria e forma di resistenza culturale, i Kneecap non faticano ad immedesimarsi nella causa palestinese, in una prospettiva di solidarietà internazionalista: al grande festival Coachella, negli Stati Uniti, lo scorso anno hanno fatto apparire sui maxischermi la scritta “Israele sta commettendo un genocidio nei confronti del popolo palestinese… e gli è consentito dagli Usa”. Alle polemiche i Kneebody hanno risposto ricordando che nei loro concerti hanno sempre manifestato il loro impegno per la Palestina, ben prima dell’ottobre 2023, perché – ricordano – l’occupazione è cominciata da 77 anni. In Fenian un brano si intitola Palestine: hanno pensato che fosse giusto che della Palestina parlasse un palestinese, e hanno invitato Fawzi, rapper di Ramallah, in Cisgiordania, che conoscevano personalmente perché il fratello di Móglaí Bap – l’altro cantante del gruppo – per un periodo ha vissuto nei territori occupati. I Massive Attack hanno realizzato un remix di Palestine: all’inizio della loro versione una citazione di Leve Palestina (“Viva la Palestina””), una canzone lanciata negli anni settanta a Göteborg dal gruppo musicale militante svedese-palestinese Kofia (“kefiah”), che celebrava la bellezza della Palestina e inneggiava alla lotta armata palestinese e alla prospettiva di una Palestina socialista; diventata popolare nei movimenti di lotta e nelle mobilitazioni internazionaliste dell’epoca in Svezia, Leve Palestine contribuì significativamente a cambiare la percezione della questione palestinese nel paese scandinavo, e si diffuse poi anche all’estero. Nel 2019, intonata da manifestanti durante la sfilata del primo maggio a Malmö, Leve Palestine suscitò lo scandalo della destra svedese ma anche la reazione del governo socialdemocratico, che invitò a bandirla e la polizia a reprimere chi l’avesse cantata. Poi, dopo l’ottobre 2023, Leve Palestina è tiornata in auge in tutto il mondo, rilanciata su Instagram e Tik Tok, e adottata come inno in tante manifestazioni contro il genocidio a Gaza. I Massive Attack e i Kneecap sono fra gli artisti che più si sono mobilitati per la Palestina, fra l’altro nell’iniziativa No Music for Genocide che invita musicisti ed etichette a non diffondere la loro musica sulle piattaforme israeliane. Dopo l’esibizione di Kneecap a Coachella, i Massive Attack sono stati solidali col gruppo irlandese, dichiarando che “la questione non sono i Kneecap”, “la questione è Gaza, la questione è il genocidio”.
In giugno i Kneecap sono attesi in tour in Italia: il 15 a Segrate (Milano), il 16 a Bologna, il 17 a Roma, il 18 a Bari.
Articoli correlati


