World Music. Alla Biennale Arte la Repubblica Democratica del Congo porta la rumba, patrimonio dell’umanità dal 2021

Nel 2021 la rumba congolese, che nel Novecento ha rappresentato la più importante corrente della musica moderna africana, è stata proclamata dall’Unesco Patrimonio culturale immateriale dell’umanità. Nel quadro delle attività che affiancano la sua prima partecipazione ufficiale alla Biennale Arte di Venezia, con un padiglione nazionale alla Scuola Grande di San Marco, la Repubblica Democratica del Congo (Congo-Kinshasa) propone giovedì 24 settembre, alla Sala degli Angeli della Scuola Grande (h. 11.00), una conferenza sul contributo della RDC alla difesa del patrimonio culturale mondiale, con al centro il tema della salvaguardia, della trasmissione e della diffusione della rumba congolese. Nel secolo scorso Leopoldville, la futura Kinshasa (nel Congo belga), e Brazzaville (nel Congo francese) sono rimaste folgorate dalla musica afrocubana: non già dalla rumba cubana in senso stretto, ma da modelli moderni di canzone afrocubana, in testa le canzoni dell’epocale Trio Matamoros. Il nome “rumba” assunto dalla musica congolese moderna si spiega con la diffusione – a partire dagli anni trenta, quando negli Stati Uniti esplode la moda della musica cubana – del termine “rhumba” (sic) per indicare la musica cubana in generale, e ancora più in generale latina. In Congo i modelli afrocubani sollecitarono alla modernizzazione, e vennero ibridati con elementi provenienti dal patrimonio di musiche tradizionali locali: profonda e originale, la metabolizzazione ha prodotto esiti totalmente diversi da quelli che si sono realizzati in altri paesi, come Guinea e Senegal, pure conquistati dalla musica afrocubana. La rumba congolese comincia ad emergere prepotentemente nei primi anni cinquanta, in particolare a Kinshasa. Alla fine del decennio inizia la sua proiezione su scala panafricana: Independance Cha Cha, l’irresistibile hit di Joseph Kabasele, nel ’60 accompagna a Bruxelles i negoziati per l’indipendenza del Congo belga, e fa poi ballare gran parte dell’Africa Nera nella grande ondata delle indipendenze. Cantata per lo più in lingala, con figure straordinarie come Luambo Makiadi Franco e Tabu Ley Rochereau la rumba ha raccontato le trasformazioni indotte dalla colonizzazione e dall’inurbamento: di Franco è stato efficacemente detto che è stato il Balzac che ha messo in scena la “commedia umana” del Congo moderno. Ma dove il lingala non veniva capito, a far innamorare della rumba bastava e avanzava la verve, la souplesse, la bellezza delle voci, la sublime qualità della musica: fenomeno musicale fra i più straordinari, per livello artistico e significato storico e sociale, del secolo passato, la rumba ha egemonizzato le scene musicali dei paesi circostanti, ed è stata ascoltata e ballata con passione in buona parte dell’Africa subsahariana fino a tutti gli anni ottanta. La candidatura della rumba all’iscrizione nella lista Unesco dei patrimoni culturali immateriali dell’umanità è stata sostenuta sia dalla Repubblica Democratica del Congo, che dalla Repubblica del Congo (Congo-Brazzaville). Alla conferenza veneziana interverrà la ministra della cultura della RDC, Yolande Elebe Ma Ndembo: l’iniziativa di approfittare di una vetrina internazionale come la Biennale Arte per dare risalto alla rumba è molto significativa, e appare una conferma della riscoperta dell’importanza della cultura da parte dei governi di diversi paesi africani, e della valorizzazione della musica come una delle risorse immateriali più potenti ed efficaci con cui l’Africa può affermarsi sul piano globale.
Articoli correlati


