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World Music. “Aba” il nuovo album della sudanese Sulaf dedicato alla sua famiglia e al suo Paese

07 novembre 2026|Marcello Lorrai
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Sulaf Elyas

Alla fine del 2022 Sulaf Elyas arrivò venticinquenne dal Sudan a Parigi per una residenza artistica di tre mesi, nell’ambito del programma  “Visa Pour la Création” dell’Institut Français di Khartum. Cantante e suonatrice di oud, che aveva imparato da sola a partire dai tredici anni perfezionandosi poi quando nel 2020 è stata aperta una scuola ufficiale di studio dello strumento, Sulaf insegnava musica e aveva già intrapreso una attività da musicista di professione. Aveva lasciato il suo paese e i suoi familiari senza immaginare che non ci sarebbe stato – ad oggi – ritorno: in Sudan scoppiò la guerra e il soggiorno di tre mesi si trasformò in esilio, con la concessione dell’asilo come rifugiata. Non senza pesanti sensi di colpa ad essere in Francia mentre madre e fratelli e sorelle erano in mezzo alla tempesta del conflitto in Sudan: sensi di colpa superati quando i miliziani delle Rapid Support Forces irruppero nella loro casa e i suoi familiari furono costretti ad abbandonare la loro abitazione, e Sulaf si rese improvvisamente conto che era una benedizione se lei era al sicuro in Francia, perché da lì poteva dare ai suoi un aiuto prezioso. L’inattesa, brusca separazione dal suo paese e dai suoi cari ha messo in moto in Sulaf un profondo processo di elaborazione di stati d’animo e pensieri: la lontananza, il rapporto col proprio paese, il proprio habitat e la propria cultura, il senso dell’identità, l’importanza della memoria, la nostalgia. Il suo album ABA, da poco pubblicato dalla Real World, è allo stesso tempo il frutto e un aspetto di questo lavoro di ridefinizione di sé. “L’emigrazione – ha detto Sulaf in una intervista – mi ha portato ad una domanda fondamentale: chi sono? E questa domanda ha dato forma all’album”. ABA era il bisnonno di Sulaf, il poeta sufi Abdelazim Sayed Ahmed, morto quando lei aveva nove anni: tutta la produzione poetica del bisnonno era raccolta in un unico taccuino, che Sulaf non sa se si sia salvato: Sulaf conosce le sue canzoni soprattutto per averle sentite cantare da altri membri della famiglia. La possibilità che la sintesi di tutta una vita sia andata perduta le ha fatto cogliere l’importanza fondamentale, di fronte alla guerra che le mette a repentaglio, della memoria e della trasmissione delle testimonianze di una cultura e delle singole esistenze. Dando una nuova forma ai testi del bisnonno, il suo album è come una nuova modalità di taccuino. Agli occhi di Sulaf bambina, il bisnonno rappresentava il Sudan, la saggezza e la profondità della sua cultura: raccogliendo l’eredità di ABA, attraverso di lui Sulaf vuole ricordare un intero paese. Voce calda, elegante e duttile, Sulaf canta in arabo sudanese: realizzato con il produttore francese Maxime Kosinetz, che ha lavorato con i Tinariwen, l’album fonde ritmi e melodie tradizionali del nord del Sudan e della regione nubiana con un’estetica contemporanea, sposando voce e oud con violini e sintetizzatori. Sulaf definisce l’album “molto sudanese dentro, ma con delle informazioni in più”. Apparsa come guest in “Hoggar”, l’ultimo album dei Tinariwen, Sulaf ha assicurato l’apertura di alcune recenti date europee del gruppo touareg. Il 15 dicembre, alle 20.00, Sulaf si esibirà a Milano alla chiesa di S. Antonio Abate, nell’ambito della rassegna “La Musica dei Cieli”.

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